Erano almeno due anni che
la stagione dei premi non offriva red carpet così sfarzosi e si
vede che le star di Hollywood hanno sentito la mancanza di questi
grandi eventi, perché la stravaganza vista sul red carpet degli
Oscar
2022 è stata davvero rara e forse persino più
interessante di quanto non lo siano stati i premi in
sé.
A partire dai look
maschili che quest’anno si sono veramente superati. In genere
l’animale maschio sul red carpet tende a sparire dietro completi
scuri più o meno tutti uguali, ma gli Oscar 2022 hanno
definitivamente smentito questa tendenza, dopo diversi esempi negli
anni passati che avevano scalfito la convinzione che l’uomo fosse
destinato al nero o a scale di blu e grigi molto scuri.
Kodi Smit-McPhee e Simu Liu
guidano la carica in azzurrino e rosso sgargiante, seguito dal
vinaccia di Andrew Garfield, arrivando a
Timothee Chalamet, di nero vestito ma con
abbondanza di paillettes, merletti e rigorosamente a petto nudo,
sotto una giacca corta da torero.
Un’altro
trend del red carpet è stata sicuramente l’esuberanza, le
scollature, i tagli sghembi, le gambe in vista, le schiene nude, un
trionfo di sano esibizionismo che non mancherà di far parlare di sé
e di accentrare l’attenzione, come la nominata Kristen Stewart, che opta per un
completo Chanel con calzoncini corti, giacca e camicia aperta,
sotto niente. Come lei nessuna, anche se la nuova Ariel, a parte
forse Halle Bailey che indossava un costume di
scena più che un abito. Anche Lily
James, ormai testimonial Versace, era molto procace e
bellissima, nell’abito scosciato e scollato di pizzo rosa antico, a
differenza della sempre sexy Zoe
Kravitz che ha optato per lo stesso colore ma per un
look alla Audrey Hepburn: divina, tra le nostre
preferite. Splendida dea argentata, Zendaya ha colpito come al solito per la
ricchezza dell’abito, la particolarità e lo stile con cui questa
giovane interprete riesce a calcare il tappeto rosso, per lei un
Valentino Haute Couture. Altra sirena argentata, ma in Louis
Vuitton, Alana Haim, elegantissima, a differenza
di Renate Reinsve, che con lo stesso marchio ha
avuto le idee un po’ confuse.
Hanno puntato al classico
Penelope Cruz e Vanessa
Hudgens, con abiti neri, ricchissimi ma composti e adatti
alla loro età. Particolarmente felici anche le scelte di
abbigliamento delle sorelle Williams che, Venus in
Eli Saab e Serena in Gucci, hanno conquistato il
tappeto rosso. Discorso a parte meritano invece le nominate
Nicole Kidman e Jessica Chastain: entrambe hanno
fatto tanto, forse troppo, ma mentre Kidman è risultata molto poco
a suo agio nell’abito carta da zucchero rigido firmato da Giorgio
Armani Privè, Chastain tra Rouches, paillettes, sfumature di
arancio e lilla, tulle e abbondanza di strati è riuscita comunque a
mantenere un’armonia tale da meritarsi il nostro pollice
all’insù.
Ma la tendenza più
ricorrente di quest’anno, sul red carpet, è stata questa ridondanza
di rosso. In tutte le sue forme e sfumature, il rosso (e sfumature)
è stato il colore che maggiormente è stato fotografato sul red
carpet: Ariana DeBose in Valentino, Tracee
Ellis Ross in Carolina Herrera, Kirsten
Dunst in Christian Lacroix vintage,
AmelieZilber in Dior,
Liya Kebede in Alaïa, Jennifer Garner in Brandon Maxwell,
Amy Forsyth in Marchesa, Rosie
Perez in Christian Siriano, Molly Sims in
Elie Saab, Luisa Ranieri in Atelier Versace,
Marlee Matlin in Monique Lhuillier, Simu
Liu in Atelier Versace, Sophie Turner in Louis Vuitton.
Proprio tra questi
troviamo chi si porta a casa il nostro personale trofeo della
meglio vestita agli Oscar 2022. Si tratta di Luisa Ranieri, che facciata nel suo Atelier
Versace, era di una bellezza fuori scala. Sarà perché l’immagine di
zia Patrizia, che interpreta in E’ stata la mano di Dio, è ancora
vivida in noi, sarà per la naturale classe e bellezza dell’attrice
italiana, sarà perché la ricercatezza dell’abito coniugata alla
semplicità del look premia sempre, ma Ranieri è stata davvero la
nostra personale regina del tappeto rosso degli Oscar 2022.
Lo Slap-gate degli Oscar
2022 è sicuramente l’unica cosa che ricorderemo di questa
noiosa e scontata 94° edizione dell’Academy
Awards. Chris Rock che fa una battuta su
Jada Pinkett Smith, Will
Smith che la prende male, si alza, tira un ceffone a
Rock, visibilmente disorientato, e torna al suo posto, urlando al
comico che togliersi dalla bocca il nome di sua moglie, con tanto
di “F-word” in diretta intercontinentale.
Brutta figura per Rock, che si è
confermato un comico dal gusto discutibile. Brutta figura per
l’Academy, che in quella situazione avrebbe dovuto allontanare
Smith, senza mezzi termini, e assegnargli il premio in contumacia.
Brutta figura per Will stesso, che ha poi ritirato il suo premio
consegnandoci un discorso confuso e imbarazzato, che ha preferito
l’uso della violenza per difendere la propria donna, cercando in
questa dinamica una giustificazione.
Tuttavia, anche di fronte a questo
genere di situazioni, l’internet può essere un posto
divertentissimo in cui navigare, e così, da internet e dai fumetti
arriva la “risposta” a Will Smith, per il suo prossimo ruolo! In
Amazing Spider-Man #69, Kingpin picchia violentemente un
malcapitato intimandogli di non nominare mai più sua moglie.
Ebbene, potrebbe essere questo il nuovo ruolo di Smith? Dopotutto
avevamo già avuto in Kingpin di colore, e il multiverso Marvel è aperto a qualsiasi tipo di
possibilità!
La
94a edizione degli Oscar ha regalato al pubblico una
serie di momenti memorabili. Non sono mancati gli attimi
commoventi, come la premiazione dell’attore sordo Troy
Kotsur, le scene imbarazzanti (sì, stiamo pensando anche
noi allo
schiaffo di Will Smith) e le parti noiose
(un’edizione con più canzoni di un film Disney).
Cosa ricorderemo della notte degli Oscar?
Ecco una lista degli aspetti migliori e peggiori della serata.
Male: le otto premiazioni
amputate
Quest’anno
l’Academy ha optato per una cerimonia più snella:
otto categorie di Premi Oscar non sono state
annunciate in diretta durante la serata. Tra queste, rientrano le
categorie riguardanti i cortometraggi – Miglior cortometraggio
documentario, Miglior cortometraggio d’animazione, Miglior
cortometraggio – e quelle ”più tecniche” – Miglior montaggio,
Miglior trucco e acconciatura, Miglior colonna sonora, Miglior
scenografia, Miglior suono. La scelta, criticatissima, ha
privato una buona parte dell’industria cinematografica l’atteso (e
meritato) momento dell’annuncio in diretta: ”And the Oscar goes
to…”. I vincitori delle otto categorie sono comunque saliti
sul palco e hanno potuto fare il loro discorso.
La scaletta del 2022, amputata e
discriminatoria, quasi a ribadire l’esistenza di una serie A e una
serie B all’interno della premiazione, non ha dato la giusta enfasi
ai vincitori. Tra l’altro, ricordiamo che quattro di questi premi
sono stati assegnati ad un filmetto da niente come Dune.
Bene: le conduttrici degli Oscar
Amy Schumer, Wanda Sykes e Regina Hall
Dopo un’apertura un po’ troppo
eclettica e affollata – con Beyoncé, Tony
Hawk e il giovane ed eccentrico cast di Euphoria – le tre co-conduttrici
Amy Schumer, Wanda Sykes e
Regina Hall hanno raddrizzato il tiro e
guidato la notte degli Oscar nella giusta
direzione.
Ricorderemo la serata anche per le
battute divertenti ma affilate di Sykes, che su
Il potere del cane di Jane Campion
dice “Ho guardato quel film tre volte, e sono solo a metà strada”,
ma anche per il monologo di Schumer che si è
tuffato con disinvoltura su tutto, dal femminismo fuori luogo di
King Richard alla predilezione degli elettori per
Netflix, spesso deriso dalla critica.
Male: la scelta dei temi
musicali
Come sempre, ogni ingresso sul palco
del Dolby Theatre è stato accompagnato da una
canzone presumibilmente inerente al personaggio. Quest’anno, alcune
scelte sono risultate abbastanza discutibili. Se volevano far
sorridere, non ci sono riuscite.
L’ingresso dei due premi
Oscar, H.E.R. e Daniel
Kaluuya ha avuto come accompagnamento
musicale “Africa” di Toto, mentre
quello di Stephanie Beatriz, doppiatrice di
Encanto, è avvenuto sulle note de ‘‘La Isla
Bonita” (per enfatizzare le origini latine dell’attrice). Si
aggiunge anche ”Beggin” dei Maneskin,
scelta per l’arrivo sul palco di Rachel Zegler, star di West Side Story.
Benissimo: la premiazione dei
non-protagonisti
Certamente erano tra i preferiti e
tra i vincitori più papabili, ma i premi Miglior
attore e la Miglior attrice non protagonista ci hanno regalato due
momenti estremamente emozionanti.
Ariana DeBose e Troy
Kotsur, entrambi attori poco conosciuti nei circoli
dell’Academy prima dei loro rispettivi ruoli in
West Side Story e CODA – I segni del
cuore, sono arrivati sul palco e hanno conquistato tutti con
due discorsi divertenti ma allo stesso tempo sinceramente
commoventi. Hanno portato luce sulle rispettive comunità – nera,
queer, sorda – realtà che ancora faticano a trovare spazio tra le
statuette d’oro.
Il caos totale per ”the Twitter
Oscar”
Quest’anno
l’Academy ha permesso ai fan di dire la loro su
Twitter: con l’iniziativa Fan Favorite,
gli utenti hanno potuto esprimere le proprie preferenze sui
migliori film dell’anno. Una bella iniziativa, ma fatta
probabilmente solo per aumentare la visibilità e il clickbait
attorno alla notte degli Oscar.
L’anarchica utenza del web ha
comunque espresso le sue preferenze, portando a risultati
abbastanza casuali. I film più votati sono
infatti Minimata, travagliato lungometraggio del 2020
con protagonista Johnny Depp, Cenerentola
della Sony con Camilla
Cabello e Army of the Dead di Zack Snyder.
Male: i live delle canzoni
Nonostante i vari tagli alla
scaletta della serata, non è mancato lo spazio per le performance
live delle canzoni candidate agli Oscar. Forse
l’Academy ha dimenticato che i Grammy
Awards sono il prossimo week-end.
Si sono esibite star come
Billie Eilish (vincitrice del premio Miglior
canzone con Finneas O’Connell per No Time To Die) e Beyoncé. Si aggiunge
anche un grande show per la canzone di
Encanto ”Dos Oruguitas”, e la
gorgogliante performance di Reba
McIntire con “Somehow You Do“, canzone
tratta dal dramma sulla droga Quattro buone giornate.
Ottimo: l’effetto nostalgia della
notte degli Oscar
Memorabili i momenti nostalgici che
hanno celebrato i film del passato, da Juno a Chi non
salta bianco è. “Penso che momenti come questo dovrebbero
essere sinceri e brevi“, ha detto Francis Ford
Coppola, in piedi sul palco con i suoi consiglieri
Robert De Niro e Al Pacino
mentre si celebrava il 50 º anniversario de Il padrino.
Anche Kevin Costner ha scavato nel passato,
ricordando un grande film come La conquista del West prima
di consegnare il premio Miglior regista a Jane
Campion. Pause come queste, fatte per il puro amore del
cinema, hanno dato spessore alla serata.
Pessimo: il duello Chris Rock vs.
Will Smith
Attimi di panico e fiato sospeso
quelli dopo la pessima battuta di Chris Rock sulla
moglie di Will Smith e la conseguente reazione violenta
dell’attore nella notte del suo primo premio
Oscar.
Will
Smith ha ricevuto il premio come Miglior attore
per la sua parte nel film King Richard ma, la sua azione e
il suo discorso vagamente riparatorio hanno spostato l’attenzione
del pubblico da tutt’altra parte. Lo scontro con Chris
Rock è stato visto trasmesso interamente in diversi paesi, tra
cui l’Italia, mentre è stato mutato e oscurato
dall’ABC. In ogni caso, uno scivolone non da poco
per l’attore.
Bene: la reazione di Amy
Schumer
Dopo lo scontro
Smith-Rock, la conduttrice Amy Schumer ha cercato di rompere il ghiaccio
e portare avanti la serata. Ha chiesto ”Mi sono persa qualcosa?
C’è un’atmosfera diversa qua dentro”. Della serie: the show
must go on.
Ottimi i momenti di sincera
riflessione
Considerando il momento storico che
stiamo vivendo, a cavallo tra un’ondata pandemica e l’altra e
minacciati da una guerra in Europa, sarebbe stata una pessima
decisione non sfiorare in alcun modo il contesto che circondava la
notte degli Oscar.
Non sono mancati gli inviti alla
pace, all’uguaglianza, alla carità e l’attenzione agli emarginati.
Ci sono state vette emotive forse un po’ esasperate, come il
monologo di Schumer sui diritti riproduttivi o il
discorso commosso di Jessica Chastain (Gli
Occhi di TammyFaye). Infine, ance la vittoria come Miglior film
diCODA
– I segni del cuore, un prodotto per famiglie, emozionante
ma il più convenzionale tra i 10 candidati, rientra nel medesimo
discorso.
Come sempre accade alle
cerimonie degli Academy Awards, anche gli Oscar
2022 hanno riservato delle sorprese (poche) e qualche
illustre snobbato trai nominati per la serata. Mettendo da parte
per un attimo quello di cui tutti parlano, ovvero dell’alterco tra
Will
Smith e Chris Rock, la cerimonia
degli Oscar 2022, presentata da Regina Hall, Amy
Schumer e Wanda Sykes, è stata annunciata
come un’opportunità per riflettere e onorare adeguatamente il
cinema nel mezzo della pandemia di coronavirus, dopo un anno che ha
continuato a essere impegnativo per l’industria ma ha visto il
cinema ritrovare una sua nuova normalità.
Agli Oscar 2022, è
stato Dune a ottenere il maggior numero di premi (sei
in totale) mentre CODA ha vinto il primo premio
come miglior film. Altri invece sono andati a casa a mani vuote,
nonostante le molte nomination. Ecco di seguito le sorprese e gli
snobbati, con alcune menzioni speciali e davvero inaspettate:
Sorpresa: CODA vince il miglior
film
È vero che CODA – I Segni
del Cuore ha guadagnato molto terreno nei giorni precedenti agli
Oscar 2022, e ha sbaragliato la concorrenza di titoli più ovvi,
come Il potere del cane e Belfast, che nel corso della stagione
avevano fatto parlare maggiormente di sé. Inoltre il film non ha
destato grande entusiasmo alla sua uscita, nel giugno 2021, su
Apple
tv. Tuttavia, il film è cresciuto costantemente con la stagione
dei premi. I SAG Awards hanno chiarito che c’era molto amore per il
cast di CODA e le vittorie ai WGA e ai PGA Awards hanno
ulteriormente consolidato le sue possibilità, ma comunque non era
il favorito per i bookmaker. Si è trattato davvero di essere nel
posto giusto al momento giusto.
Snobbato: Il potere del cane con 1 vittoria su 12
nomination
Il rovescio della
medaglia della vittoria di CODA per il miglior film è Il potere del
cane, che ha guidato i pronostici con 12 nomination, ma ha lottato
per conservare qualche possibilità in alcune categorie. Jane
Campion ha fatto notizia per molti dei suoi commenti nel circuito
dei premi, a cominciare da una forte risposta alle critiche a Il
potere del cane di Sam Elliott e fino alla polemica con Serena e
Venus Williams, ma è comunque riuscita a rivendicare il premio per
la migliore regia.
Oltre a ciò, tuttavia, Il potere del
cane ha perso in tutte le altre categorie in cui è stato nominato,
poiché Dune ha spazzolato via i premi tecnici, i premi per la
recitazione hanno seguito il trend consolidato della stagione e la
vittoria di CODA per la migliore sceneggiatura adattata è stato un
indicatore che ha suggerito la vittoria del film anche nella
categoria principale.
Sorpresa: Belfast vince la migliore
sceneggiatura originale
Il premio per la migliore
sceneggiatura originale è uno dei più difficili da prevedere in
vista degli Oscar 2022, con votazioni suddivise in base alla
stagione dei premi. Il premio WGA è andato a Don’t Look Up, aumentando le
possibilità dello sceneggiatore/regista Adam McKay
di ottenere un secondo Oscar per la sceneggiatura. Tuttavia, i
BAFTA erano andati a Licorice Pizza, mentre
Belfast (che non era idonea per la WGA) si era
portata a casa il premio dei Critics Choice.
Sebbene ci fossero stati molti
pronostici a favore di Licorice Pizza in questa
categoria, è stato Kenneth Branagh a portare a casa
l’Oscar con una vittoria a sorpresa. Branagh aveva cinque
nomination in varie categorie prima degli Oscar
2022 (che gliene hanno date altre tre), quindi è
probabilmente una vittoria in ritardo e mostra il sostegno più
ampio che Belfast ha avuto in tutta l’Academy alla
fine.
Snobbato: Licorice Pizza vince zero Oscar
Se il premio a Branagh
era in ritardo, allora quello, ancora non consegnato a,
Paul Thomas Anderson potrebbe esserlo ancora di
più. Il suo film era già stato trascurato nelle nomination per la
recitazione – con Alana Haim e Bradley
Cooper esclusi a sorpresa – e la notte scorsa ha chiuso
questo cerchio di snobismo, con zero Oscar assegnati al film. La
sua migliore possibilità è stata nella sceneggiatura originale, che
è andata a Branagh, e la sua sconfitta lì insieme ad altri premi
che sono andati altrove ha significato che è tornato a casa a mani
vuote. Anderson è stato nominato per 11 Oscar come sceneggiatore,
produttore e regista, con zero vittorie.
Snobbato: Flee non vince niente (ma ha comunque fatto la
storia)
Il film d’animazione
Flee ha fatto la storia degli Oscar con nomination
in tre diverse categorie: Miglior film d’animazione, Miglior film
documentario e Miglior film internazionale, il primo film ad essere
nominato in tutti e tre queste categorie. Sfortunatamente Flee non
è stato in grado di battere alcuni dei suoi mastodontici
concorrenti – quei premi sono andati rispettivamente a
Encanto, Summer of Soul e
Drive My Car – ma è stato comunque un enorme
risultato esserci.
Sorpresa: Justice League e Army of
the Dead di Zack Snyder vincono i premi del pubblico
Forse questo non sembra
troppo sorprendente, dal momento che – in particolare sui social
media – il fandom di Zack Snyder ha da tempo dimostrato la sua
capacità di mostrare la sua voce, fare tendenza e così via, e c’era
un chiaro movimento che mostrava quanto i film di Snyder fossero i
favoriti a vincere i premi dei fan. Tuttavia, nonostante questo, si
è trattato di una piccola sorpresa vedere Justice League di Zack Snyder, un film uscito
direttamente in streaming e che altrimenti non sarebbe stato idoneo
per gli Oscar veri e propri, vincere l’#OscarsCheerAward per Flash
che entra nella Speed Force e Army of the Dead
vincere il film #OscarsFanFavorite superando il colosso
Spider-Man: No Way Home del
2021.
Ray Meinerding,
concept artist che ha lavorato anche a Spider-Man:
No Way Home, ha condiviso i concept realizzati per il
film con Doctor Octopus e Spider-man. Nei concept
in questione, l’artista ha scelto di omaggiare il lavoro di
Todd McFarlane con le cover dei fumetti:
Proprio il regista ha dichiarato che
questo Guardiani della Galassia Christmas Special
era la cosa migliore a cui avesse mai lavorato, ma i fan non
perdonano le iperbole che, si sa, si dicono sempre quando si
promuove un lavoro, e hanno ripreso il regista ricordandogli che
aveva detto le stesse cose per The Peacemaker, e ancora prima per gli altri
film di Guardiani della Galassia.
James
Gunn è così intervenuto nel piccolo dibattito, sedando
gli animi e spiegando che, sì, lui tende a usare delle iperbole e
che spesso il progetto a cui lavora gli sembra, mentre lo fa, la
cosa migliore che abbia mai fatto. Tuttavia il suo amore e il suo
entusiasmo per quello che fa sono autentici e spera che lo speciale
che sta realizzando piaccia molto ai fan.
Leslie Grace
conferma su Instagram che la produzione di Batgirl
si appresta ad entrare nell’ultima settimana di riprese. Ecco di
seguito il posti in cui l’attrice, interprete di Barbara Gordon, dà
la notizia:
Batgirl doveva
essere diretto da Joss Whedon, regista
di The
Avengers e Avengers:
Age of Ultron, nonché della versione cinematografica
di Justice
League. Tuttavia, nel 2018, il regista ha deciso di
abbandonare il progetto, ammettendo di non essere riuscito a
“decifrare la storia”. Il film è diretto da Adil El
Arbi e Bilall Fallah.
Disney ha condiviso un nuovo trailer
di Lightyear,
il film d’animazione che racconta la storia storia “vera” dietro al
giocattolo di Buzz Lightyear, così come lo
abbiamo conosciuto in Toy Story. Il film
racconterà la vicenda di un’astronauta che è stato celebrato con il
giocattolo che ben conosciamo. A doppiare il personaggio è stato
chiamato Chris Evans.
Lightyear
– La vera storia di Buzz, il lungometraggio
originale Disney e Pixar che segue il leggendario Space Ranger in
un’avventura intergalattica, arriverà il 15 giugno nelle sale
italiane. La nuova avventura d’azione racconta le origini di Buzz
Lightyear, l’eroe che ha ispirato il giocattolo di Toy
Story.
Lightyear
– La vera storia di Buzz è diretto da Angus
MacLane, regista vincitore dell’Annie Award e animatore veterano di
Pixar che ha co-diretto Alla
Ricerca di Dory del 2016, ed è prodotto da Galyn Susman
(il corto Toy Story: Tutto un altro mondo).
Il premiato compositore Michael
Giacchino, che ha firmato le musiche di The Batman e Spider-Man: No Way Home, comporrà la colonna sonora di
Lightyear – La vera storia di Buzz. Giacchino ha un
rapporto di lunga data con Pixar: ha vinto un Oscar, un Golden
Globe e un GRAMMY per la colonna sonora originale di Up.
Inoltre, la sua filmografia Pixar include, tra gli altri, Gli
Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi,
Ratatouille, Cars 2, Inside Out,
Coco e Gli Incredibili 2.
Arriva
da Collider un interessante aggiornamento in
merito a Blackhawk, l’annunciato film basato
sull’omonimo fumetto DC Comics, che è attualmente in sviluppo alla
Warner Bros per mano dello sceneggiatore di successo David
Koepp. Ebbene, oggi è lo stesso scrittore ad aggiornare i
fan sullo stato di cose sul film:
“Abbiamo una
sceneggiatura molto buona e pensiamo tutti che sia molto
buona”, ha detto David Koepp
a Collider . “Ci sono
stati molti cambi di gestione alla Warner Bros, quindi penso che
dobbiamo semplicemente aspettare che si stabilisca una linea sul
film e sul loro universo DC”. Koepp ha anche
accennato qualcosa in più rispetto al potenziale coinvolgimento di
Steven Spielberg alla regia della pellicola,
notizia
ufficializzata nel 2018, all’epica dell’annuncio ufficiale ma
mai confermata successivamente.
“Ovviamente,
spero che [Spielberg] lo faccia o se non lo dirige, spero che lo
produca [e] chiami qualcuno di grande
dirigerlo”, ha detto Koepp.“Perché sarebbe molto divertente. Sono molto
affezionato alla sceneggiatura e spero che si
unisca. Ma ancora una volta,
questo è uno di quei film che avranno bisogno di 200 milioni di
dollari, quindi cercare di portare sul grande schermo questo film è
un lungo e grande processo”.
Il film su Blackhawk
Per chi non lo sapesse, i
Blackhawks erano un gruppo di piloti, definiti dei veri e propri
assi dell’aeronautica durante la seconda guerra mondiale che
combattono la tirannia e l’oppressione e che debuttarono in un
numero di Military Comics nell’agosto 1941. Poiché il gruppo opera
in un’area specifica, Koepp confermò l’impossibilità di
ambientare un film diBlackhawk nello
stesso universo di altri progetti DC come Wonder
Woman o Aquaman.
La storia di un film
dei Blackhawks risale
a molto tempo fa, con Spielberg che ha espresso interesse a
dirigere un film basato sul gruppo sin dai primi anni
’80. Tuttavia, il progetto è stato infine cancellato e
Spielberg ha invece direttoI
predatori dell’arca perduta. Nel
2018, il
progetto Blackhawkè stato ripreso e Spielberg è stato nominato regista e
produttore. Mentre la produzione avrebbe dovuto iniziare dopo il
completamento di West Side Story di Spielberg, ora non
è chiaro se il leggendario regista sarà coinvolto in veste di
regista!
Come ogni anno, come
sempre ormai da tempo, anche gli Oscar 2022 si
sono svolti senza troppi scossoni né sorprese, i premi sono stati
assegnati con la confortante pigrizia che regna sovrana
nell’Academy e anche quest’anno proveremo a farci sorprendere il
prossimo anno. Non che la tendenza a premi scontati sia sempre un
male, ad esempio lo scorso anno, seppure Nomadland
e Chloe Zhao erano da tempo dati per vincitori,
quel riconoscimento sembrava un augurio, un messaggio d’amore e di
conforto per un mondo stretto nella morsa dell’incertezza, oltre
che un premio all’eccellenza artistica del film e della regista in
sé.
Oscar 2022 specchio del
mood del Paese
Tuttavia quest’anno
l’Academy ha deciso di assegnare dei premi che sembrano lo specchio
del mood del Paese: si invocano tanto l’amore e la pace,
eppure l’unica cosa che davvero fa parlare il pubblico e gli
addetti ai lavori è il gesto violento di Will
Smith nei confronti di Chris Rock. Il
siparietto, tutt’altro che previsto o programmato, è stato
senz’altro il momento di maggiore sorpresa di una serata scontata,
ma i premi sono invece la migliore cartina di
tornasole dello stato dell’Academy e del senso che questi
riconoscimenti hanno all’interno dell’industria, senza contare poi
il loro valore artistico nella cornice più ampia della settima arte
in quanto linguaggio e specchio della contemporaneità.
La tendenza che viene
confermata quest’anno è che gli Oscar tecnici vengono assegnati in
massa a un solo film che però non arriva mai alle categorie
artistiche, per così dire (dal momento che ogni categoria, secondo
chi scrive, richiede doti tecniche e artistiche notevoli), ed è
quindi come se i film non potessero essere più contemporaneamente
rappresentazioni di grandi capacità tecniche e portatori di arte,
contenuto e cultura. Certamente a registi d’altri tempi, come
James Cameron o Peter
Jackson, questo elemento non piace per niente. E così
Dune è
effettivamente il trionfatore della serata, con sei Oscar su dieci
nomination, tutti premi tecnici, molti dei quali assegnati fuori
onda, nel pre-cerimonia, mentre i vip erano ancora sul red carpet a
sfilare. E questo per risparmiare tempo, per accorciare la
cerimonia, per dare maggiore ritmo alla serata. E così, in una
manifestazione che si fregia di premiare l’eccellenza del cinema,
premi come Migliore montaggio e Migliore colonna sonora vengono
assegnati fuori onda. Il Montaggio considerato come un premio da
relegare ai margini. Il Montaggio.
Lo Slap-gate di fronte a un’Academy
inerme
Poi non ci sorprendiamo
se il miglior film è CODA – I segni de cuore, ma ci arriveremo. E,
attenzione, non si sta dicendo che esistono altri premi che possano
essere lasciati fuori, perché in generale togliere ai premi, a
tutti i premi, lo spazio del palco, degli applausi, togliere loro
la ribalta non è il modo giusto per accorciare i tempi. E quindi se
Dune porta
a casa sei premi, c’è chi come Licorice Pizza (o
anche La fiera delle Illusioni, ma in questo caso
dispiace meno) che torna a casa a mani vuote, e chi, come King Richard – Una famiglia vincente o
Gli occhi di Tammy Faye, vince invece almeno
un Oscar alla performance. Will Smith doveva essere allontanato
dalla sala, dopo l’eccesso d’ira, e questo è indiscusso, il fatto
che abbia passato tutto il suo emozionato discorso di
ringraziamento a giustificare il suo gesto, mescolando vita e arte,
sovrascrivendo la sua persona al personaggio che ha interpretato, è
stato un momento davvero basso per la cerimonia e per tutta la
storia degli Oscar. E se un solo gesto non può cancellare una
carriera costruita con impegno, suscitando sempre simpatia e
rispetto, non si può “lasciar correre” di fronte ad una tale
reazione, in nessuna circostanza.
Di grandi attori in brutti film e
brutte interpretazioni
Dall’altro alto abbiamo
invece Jessica Chastain, attrice straordinaria, tra
le migliori della sua generazione, che vince un Oscar alla
carriera, e non certo per un film pessimo in cui è in overacting in
ogni scena, facendoci rimpiangere persino The 355
o Il cacciatore e la Regina
di Ghiaccio. Eppure stiamo parlando della
Salomè di Al Pacino, della Madre
di Terrence Malick, della Maya di Zero
Dark Thirty!
Niente da eccepire invece
sui premi ai migliori attori non protagonisti (Ariana
DeBosee Troy
Kotsur), entrambi scontati e meritatissimi, ed entrambi
portatori di ricchezza, rappresentazione, gioia, amore, ma
soprattutto talento cristallino sul palco del Dolby Theatre di Los
Angeles. Lo stesso vale per il meritato Oscar a Jane
Campion, prima donna a ricevere due nomination in
categoria e qui alla sua seconda statuetta, dopo quella per la
sceneggiatura a Lezioni di Piano.
Come si scrive una sceneggiatura
cinematografica?
Ma parliamo proprio della
sceneggiatura, il premio che in genere si assegna a quei film più
ricercati, che non incontrano il grande pubblico per una questione
di comunicazione, ma che spesso impressionano l’Academy. Era
successo per Spike Jonze, è successo per
Quentin Tarantino, e quest’anno
poteva succedere per Licorice Pizza, a La
persona peggiore del mondo, a La figlia
Oscura, e invece si è scelta la via conciliante, quella
che cerca di accontentare tutti ma che non premia l’eccellenza, e
in fin dei conti non accontenta nessuno: Siân
Heder con CODA – I Segni del Cuore batte Gyllenhaal,
Hamaguchi e Oe, Campion, Villeneuve. E non ci sono davvero parole
per questo evento. Ce ne sono invece per Belfast e
per Kenneth Branagh che porta a casa il
suo primo
premio Oscar per un film che per lui vale molto, in termini di
peso emotivo, ma che forse poteva essere premiato per altro, e non
proprio per la sceneggiatura, soprattutto nell’anno di
Licorice Pizza e de La persona peggiore
del mondo.
Oscar 2022, fieri dei
“nostri” perdenti
L’Italia torna a mani
vuote dalla sua serata al Dolby: MassimoCantini Parrini battuto dalla corazzata
Jenny Beaver (migliori costumi a Crudelia invece
che a Cyrano), Enrico Casarosa e
il suo Luca messi all’angolo da Encanto
(I Mitchell contro le macchine troveranno la loro
giustizia, in questa vita o nell’altra), Paolo
Sorrentino che si arrende a Ryûsuke
Hamaguchi e al bellissimo Drive My Car, ma da parte del regista resta
l’emozione e la consapevolezza (speriamo) di aver regalato al mondo
la sua opera migliore, la sua testimonianza che l’arte, la tecnica,
il cuore, la vita, il peso dei ricordi e dell’esperienza, lo
spirito altissimo e quello più basso insieme, possono creare
meraviglia.
I segni degli Oscar 2022
Il miglior film dell’anno
è dunque CODA – I Segni del Cuore. Nell’anno in cui
Steven Spielberg compie il miracolo
per porta il nome di West Side
Story, l’Academy sceglie di premiare Siân
Heder e il suo piccolo film, la sua piccola storia che,
sebbene sia socialmente importante per via della sacrosanta
rappresentazione che promuove, non è assolutamente, in nessun modo,
da qualunque lato la si guardi, l’eccellenza della settima arte.
Quella degli Oscar 2022 sarà ricordata forse come
una delle peggiori edizioni del premio, o forse verrà completamente
dimenticata, come accadrà a molti dei film premiati la notte
scorsa.
Coda – I segni del
cuore si presenta come remake del film francese del 2014
“La Famille Bélier” di Éric
Lartigau, di cui riprede, in parte, il soggetto. Tuttavia,
ciò che è nuovo nella versione di Heder – e fa assolutamente la
differenza – è il cast: mentre la famiglia nell’originale era
infatti interpretata da attori udenti (salvo l’eccezione del
fratello, interpretato dall’attore sordo Luca
Gelberg), qui a dare vita alla famiglia Rossi è invece un
cast eccezionale, interamente di attori sordi, composto dal
vincitore Oscar Marlee Matlin, Troy
Kotsur and Daniel Durant.
Coda – I segni del cuore: la sordità
prorompente di un coming-of-age atipico
Emilia Jones
interpreta la diciassettenne Ruby, una studentessa
volenterosa che vive a Gloucester, nel Massachusetts e che, ogni
mattina, all’alba, si alza per aiutare la sua famiglia nella loro
attività di pesca. Heder riesce a fare entrare lo spettatore
velocemente, e in maniera piuttosto efficace, nella routine della
ragazza, che è abituata ad essere l’interprete della famiglia, in
quanto Coda – I segni del cuore: letteralmente,
Child Of Dead Adults, unica udente in una famiglia
di adulti sordi (anche metaforicamente). Il canto è la passione più
grande di Ruby, che si svilupperà nel corso del film assieme alla
sua crescita personale, plasmata dai contrasti e dalle ambizioni
tipiche di ogni adolescenza, sanciti da un affetto famigliare
espressivo, sensoriale e indissolubile.
Coda – I segni del
cuore scardina ogni convinzione con cui lo spettatore
potrebbe approcciarsi alla pellicola, nonostante l’impianto del
tipico e piacevole coming of age, che segue il percorso di una
ragazzina di provincia talentuosa, che sogna di poter studiare in
città. C’è un’insegnante burbero ma idealista, le prove del coro
della scuola e un’audizione importante alle porte. E, naturalmente,
una famiglia riluttante nei confronti delle ambizioni della figlia.
Sia Heder sfrutta a proprio vantaggio un assetto narrativo
convenzionale e confortevole per poterlo impreziosire tramite una
cornice innovativa, dipinta a tutto tondo da un occhio registico
preciso e puntuale. Coda – I segni del
cuore è una piccola storia che scalda il cuore, che
fa credere in un miracoloso umano, nella forza e importanza di un
insegnamento vicendevole, suggerito da più punti di vista.
L’eccezionale Emilia Jones riesce a tratteggiare
perfettamente un carattere in via di formazione, plasmato da
interazioni volte all’estensione e accumulo gestuale e corporeo, un
linguaggio fisico che non è mai stato così comprensibile, caloroso
e affascinante.
Consapevole di un cambiamento nel
suo mondo interiore, portato avanti da una passione sovrastante,
Ruby inizierà ad avvertire dubbi riguardo la sua canonica routine e
il rapporto con i famigliari. Si è sempre messa in prima linea per
loro, quando il mondo “parlante” diventava troppo crudele o
denigratorio, senza però effettivamente costruirsi una propria
autonomia. Ed è proprio quando iniziano a palesarsi stimoli
dall’esterno (un insegnante di canto che nota il suo talento, la
prima cotta…) che Ruby faticherà a trovare una propria dimensione.
Centrale nella riappropriazione di un nuovo sé, aggiornato e
veritiero, è per Ruby il confronto con forme di dialogo aliene al
comune parlato, che trovano nella gestualità, negli sguardi e nella
contemplazione di un silenzio fisico, malleabile, le proprie radici
fondanti. La sordità, apparente o ricercata, è acquisibile o
eludibile a seconda del punto di vista adottato, per reperire un
canale di comunicazione rinnovato e autentico, raggiungibile solo
attraverso un affetto sincero e dimostrabile tramite le passioni
più pure.
La contemplazione di
silenzi assoluti
La sordità intesa come mancanza di
ascolto, soprattutto nei confronti di noi stessi e di chi ci sta
attorno è fulcro narrativo della pellicola; antidoto a questa
condizione disagevole diventa allora l’impiego di un nuovo codice,
atto a rinsavire anime costrette all’interno di convinzioni
falsate. Il confutare la propria posizione all’interno di una
comunità diventa spunto di riflessione non solo per la giovane
Ruby, ma anche per gli adulti attorno a lei, che capiranno come non
sempre ci sia una corrispondenza biunivoca tra i propri precetti e
pregiudizi e il mondo esterno. L’acronimo Coda – I segni
del cuore si configura come un titolo parlante,
condotto da chi vuole manifestare il concetto di sordità in senso
lato, consacrato dalla contemplazione di silenzi interiori
assoluti, come nella notevole pellicola
Sound of Metal.
L’isolazionismo di una famiglia
chiusa per propria volontà all’interno di un sistema a loro
congeniale, con un’unica apertura verso l’esterno (Ruby, per
l’appunto) si trasforma in corso d’opera drasticamente, una volta
che i Rossi capiscono che il desiderio di Ruby non è altro che
comunicare. Ma non comunicare esternamente e in maniera
proibitiva nei confronti di chi non può cogliere le sonorità, bensì
architettare una nuova modalità di scambio di messaggi e di
emozioni, rendendo la disabilità un veicolo di fondamentale
importanza per poter carpire ciò che di più profondo si nasconde in
un cuore animato dalla passione.
Coda – I segni del
cuore sancisce la vittoria di un nuovo metodo
comunicativo, basato sul decodificare le sonorità di un cuore mosso
dalla passione e dall’affetto più sincero. Una direzione sincera,
una sceneggiatura schietta e spigliata, assieme a interpretazioni
attoriali assolutamente encomiabili, sottolineano come Coda
– I segni del cuore azzecchi tutte le note giuste,
componendo una sinfonia dalle sonorità impercettibili, eppure
fortificanti.
Dopo gli innumerevoli premi e
riconoscimenti cinematografici internazionali, Coda – I segni del cuore conquista anche
tre Premi Oscar: al Miglior Film, alla Miglior Sceneggiatura
non originale, a Troy Kotsur Miglior Attore non Protagonista.
Coda – I segni del
cuore diretto da Sian Heder, arriverà al cinema da
giovedì 31 marzo distribuito da Eagle Pictures.
Remake del pluripremiato film
francese La Famiglia Belier, questo rifacimento
emozionante è interpretato da Emilia Jones, e vede nel cast attori
sordi e udenti, tra cui il premio Oscar Marlee Matlin (Figli di
un dio minore) ed il neo premiato Troy Kotsur che ha dedicato
il premio alla Comunità C.O.D.A (Children of Deaf Adults), alla
Comunità Sorda e a tutte le persone con disabilità: “Questo è il
nostro momento” ha detto concludendo un discorso particolarmente
toccante.
Coda – I segni del
cuore, la trama
In Coda – I segni del
cuore, acronimo di Child of Deaf Adults (bambino
in una famiglia di non udenti), la giovane protagonista Ruby è
l’unica persona udente nella sua famiglia. La diciasettenne, prima
di entrare a scuola, nelle prime ore del mattino, lavora sulla
barca di famiglia per aiutare suo fratello e i suoi genitori
nell’attività di pesca sulla costa del Massachusetts. Da quando la
giovane ragazza è entrata a far parte del coro della scuola, scopre
di avere una smodata passione per il canto. Il suo
maestro Bernardo crede ci sia qualcosa di speciale nella
giovane adolescente e la spinge a considerare una prestigiosa
scuola di musica per il suo futuro. Ruby si troverà davanti
a un bivio: abbandonare i suoi adorati genitori per seguire il
suo più grande sogno o continuare ad aiutare la sua
famiglia.
Jodie Foster è una
di quelle attrici che ha fatto la storia del cinema mondiale grazie
alle sue incredibili, quanto incisive interpretazioni. L’attrice,
che ha iniziato a recitare sin dalla più tenera età, è entrata sin
da subito nel cuore degli spettatori e ha dimostrato di essere
molto in gamba anche in altri campi, come la regia e la
produzione.
Ecco dieci cose da sapere su
Jodie Foster.
Jodie Foster: i suoi film
1. Ha recitato in celebri
film. L’attrice ha iniziato a recitare per il grande
schermo nel 1972, anno di debutto con il film Due ragazzi e un
leone. In seguito, ha preso parte a film come Tom
Sawyer (1973), Alice non abita più qui (1974) e
Taxi Driver (1976), con
cui si consacra. Da quel momento ha recitato in film come Tutto
accadde un venerdì (1976), Casotto (1977), Carny
– un corpo per due uomini (1980), Presunta
assassina (1986), Il sentiero dei ricordi
(1988), Sotto accusa (1988), Ore contate
(1989) e Il silenzio degli innocenti (1991). La sua
carriera, prosegue con i film Maverick (1994),
Contact (1997), Panic Room (2002), Inside
Man (2006), Il buio nell’anima (2007) e Alla
ricerca dell’isola di Nim (2008). Tra le sue ultime
apparizioni cinematografiche, si citano Mr. Beaver (2011),
Carnage (2011),
Elysium (2013),
Hotel Artemis (2018) e
The Mauritanian
(2021).
2. È anche produttrice e
regista. Nel corso della sua carriera, l’attrice si è
distinta anche come produttrice e regista. In quanto produttrice,
ha partecipato alla lavorazione dei film Presunta assassina,
Nell (1994), Una decisione sofferta (1998),
Walking the Dead (2000), The Dangerous Lives of Altar
Boys (2002), Il buio nell’anima (2007) e Be
Natural: The Untold Story of Alice Guy-Blaché (2018). In
qualità di regista, invece, ha lavorato alla regia dei film Il
mio piccolo genio (1991), A casa per le
vacanze (1995), Mr. Beaver (2011) e Money Monster – L’altra faccia
del denaro (2016) e di alcuni episodi delle serie Un
salto nel buio (1988), House of Cards – Gli intrighi del
potere (2014), Orange Is the New Black
(2013-2014) e Black Mirror
(2017).
Jodie Foster in Taxi
Driver
3. Si preparata al ruolo
alternando immaginazione a ricerche sul campo. Per
interpretare la giovane Iris, prostituta dodicenne di Taxi
Driver, l’attrice ha avuto modo di conoscere una vera
prostituta e imparare da lei ciò che c’era da sapere su quel
mestiere, senza scendere nei dettagli. La Foster ha poi dichiarato
che pur essendo molto giovane sapeva bene cosa facesse una
prostituta, lasciandosi dunque guidare anche dall’immaginazione per
interpretare il suo personaggio. Una performance che le ha poi
permesso di ottenere una nomination al premio Oscar.
4. Ha avuto l’aiuto di sua
sorella per alcune scene. L’attrice, al momento di girare
il film, aveva solo dodici anni e non poteva girare le scene più
esplicite. Così, Connie Foster, sua sorella
maggiore che a quel tempo aveva 19 anni, venne scelta per girare
quel tipo di scene al posto di Jodie. La sostituzione, tuttavia,
non è facilmente notabile all’interno del film poiché le due Foster
venno accuratamente acconciate e vestite in modo identico, così da
non far risaltare la differenza tra di loro.
Jodie Foster, Alexandra Hedison e i
figli
5. È sposata da qualche
anno. L’attrice si è sposata per la prima volta a
cinquantadue anni, nel 2014, con l’attrice e fotografa
Alexandra Hedison, conosciuta nel 2013, lo stesso
anno in cui la Foster ha fatto coming out una volta per tutte
durante i Golden Globe. In passato, ha avuto relazioni con
Tina Landau, con cui si è frequentata per un breve
periodo durante il college, e con la produttrice cinematografica
Cydney Bernard: le due anno avuta una lunga
relazione, durata dal 1993 al 2007.
6. È madre di due
figli. L’attrice è diventata madre di due maschi:
Charles, nato nel luglio del 1998, e
Kit, nato nel settembre del 2001. Non è mai stato
rivelato il nome del padre dei due figli, ma sono state molte le
speculazioni che affermavano che il padre fosse Mel Gibson. Le
voci si sono fatti insistenti dato che loro due sono molto amici da
tantissimi anni che l’attore si stato spesso al fianco dei figli di
lei.
Jodie Foster in Il silenzio
degli innocenti
7. È rimasta colpita
dall’improvvisazione di Hopkins. Nel film Il silenzio
degli innocenti la Foster interpreta la detective Clarice
Starling. L’attrice ha affermato che durante il primo incontro tra
Lecter e Starling, la presa in giro del suo accento meridionale da
parte di Anthony Hopkins
è stata improvvisata mentre giravano. La reazione orripilata
dell’attrice era genuina, perché si era sentita personalmente
attaccata. In seguito, ha ringraziato il collega per generato in
lei una reazione così vera.
8. Ha fatto ricerche per
costruire il suo personaggio. L’attrice, oltre a
consultare diversi libri, ha trascorso molto tempo con l’agente
dell’FBI Mary Ann Krause prima delle riprese.
Grazie a lei, infatti, Foster ha potuto osservare i pro e i contro
del loro lavoro, nonché le varie sfumature comprese e le emozioni
suscitate. La sua interpretazione così accurata e intensa, l’ha poi
portata a vincere il suo secondo Oscar come miglior attrice
protagonista.
Jodie Foster: oggi
9. Ha un nuovo progetto in
lavorazione. Negli ultimi anni la Foster si è dedicata in
particolare alla regia, ricoprendo tale ruolo per l’episodio
Arkangel della serie Black Mirror
e l’episodio Home della serie Scenes From the
Loop. Nel 2021, però, è anche tornata sul grande schermo con
il ruolo di Nancy Hollander nel film The Mauritanian.
Attualmente, invece, è impegnata nelle riprese del film
Nyad, film biografico sulla nuotatrice Diana Nyad, che
nuotò da Cuba alla Florida all’età di 64 anni. Nel film la Foster
interpreta Bonnie Stoll.
Jodie Foster: età e altezza
10. Jodie Foster è nata il
19 novembre del 1962a Los Angeles, in
California. La sua altezza complessiva corrisponde a 160
centimetri.
Su Sky Cinema
arriva una programmazione dedicata ai film che hanno trionfato agli
Oscar 2022: dal 29 al 31 marzo saranno
proposte tre grandi prime serate su Sky Cinema
Oscar (canale 303) – un intero canale dedicato ai film
premiati con l’ambita statuetta – con Coda – I Segni del
cuore,Dune e
Drive my car, tutti sempre disponibili anche
in streaming su NOW e on demand su
Sky. Su Sky Primafila sono disponibili on
demand Encanto, miglior film d’animazione,
Una Famiglia Vincente– King
Richard, Oscar per il miglior attore protagonista a
Will
Smith, e Summer of Soul, miglior
documentario.
Inoltre, lunedì 28 marzo
dalle14.00 sullo stesso canale sarà
trasmessa la riproposizione integrale della Notte degli
Oscar 2022 e, dalle 21.15 su Sky Cinema Oscar e
Sky Uno “Il meglio della Notte degli Oscar 2022”,
disponibile anche on demand su Sky e NOW, e in
chiaro su TV8 sempre il 28 marzo alle 23.45.
Martedì 29 marzo alle
21.15 la prima serata sarà dedicata al film che ha
dominato alla 94ª edizione degli Academy
Awards, Coda – I Segni del
cuore, che ha confermato tutte e tre
le nomination ottenute vincendo il premio per il miglior film,
quello per il miglior attore non protagonista con Troy Kotsur e
quello per la migliore sceneggiatura non originale. L’emozionante
pellicola di Sian Heder, remake del pluripremiato film francese La
Famiglia Belier, narra con delicatezza il tema della disabilità
attraverso la storia dell’adolescente Ruby Rossi, unica persona
udente della sua famiglia, per la quale svolge da sempre il svolge
il ruolo di traduttrice e di interprete. La sua grande passione per
il canto la mette davanti a un bivio: abbandonare i suoi adorati
genitori per seguire il suo più grande sogno o continuare ad
aiutare la sua famiglia.
Mercoledì 30 alle 21.15 sarà la volta di
Dune. Il film campione d’incassi del regista
Denis Villeneuve, forte di dieci nomination, si è aggiudicato il
riconoscimento per la migliore fotografia, la miglior colonna
sonora originale, il miglior suono, il miglior montaggio, i
migliori effetti speciali e la migliore scenografia. Basato
sull’omonimo romanzo di Frank Herber, il film fantascientifico
narra la storia di Paul Atreides, un giovane brillante e
talentuoso, nato con un grande destino che va ben oltre la sua
comprensione, che su Dune,
il pianeta più pericoloso dell’universo, dovrà lottare per
assicurare un futuro alla sua famiglia e alla sua gente.
Giovedì 31 marzo alle
21.15 infine sarà proposto Drive my car, toccante road movie di Ryûsuke
Hamaguchi, vincitore del premio comemiglior film internazionale.
Ispirato alla raccolta di racconti Uomini senza donne di Murakami
Haruki, il film narra la storia di Yûsuke, attore e regista che,
dopo aver perso la moglie, si trasferisce a Hiroshima. Attraverso
il rapporto con la ragazza che gli fa da autista, Yûsuke riuscirà
finalmente a rielaborare il lutto e i traumi del suo passato.
Ecco tutti i vincitori della 94°
edizione degli Oscar 2022. Dune ha
trionfato nelle categorie tecniche, alcune delle quali assegnate
fuori onda, nel pre-cerimonia, mentre a sorpresa, Belfast vince
il premio alla migliore sceneggiatura originale. Jane
Campion porta a casa il premio alla regia, per
Il Potere
del Cane, il suo secondo Oscar in carriera, dopo
quello alla sceneggiatura per Lezioni di
Piano.
Nessuna sorpresa nelle categorie
riservate agli attori: Ariana DeBose, Troy Kotsur,
Will Smith e Jessica Chastain hanno portato a casa i premi;
mentre il premio principale è andato a CODA – I Segni del
Cuore, che in effetti totalizza un successo pieno con il
100% delle nomination andate a segno.
Ecco di seguito tutti i vincitori degli Oscar 2022
Chris Rock e
Will Smith hanno avuto un alterco durante la
trasmissione televisiva degli Oscar 2022. Rock è
apparso sul palco per presentare l’Oscar per il documentario e ha
scherzato sul fatto che Jada Pinkett Smith fosse
in “G.I. Jane” per via della sua testa rasata. Smith è salito sul
palco per prendere a pugni Rock. Anche se all’inizio sembrava uno
scherzo, Smith torna al suo posto e grida a Rock: “Tieni il
nome di mia moglie fuori dalla tua fottuta bocca!”
La pubblicista di
Will Smith, Meredith O. Sullivan, è andata da lui
durante la pausa pubblicitaria della cerimonia per avere parlare
con lui. Sempre durante la pausa, Denzel Washington si è alzato per parlare
con Smith in privato. Pinkett Smith ha annunciato l’anno scorso di
essersi rasata la testa dopo aver lottato con l’alopecia.
Dopo due anni di eventi sottotono,
gli Oscar 2022 tornano con il grande glamour, il
tappeto rosso, gli abiti e i protagonisti che sfilano. Di seguito,
le immagini dal red carpet:
I premi Oscar sono
stati concepiti come riconoscimenti ai migliori film di ogni anno
ma, sebbene alcune grandiose pellicole si siano portate a casa la
loro giusta quota di premi, ce ne sono alcuni veramente memorabili
che hanno lasciato la cerimonia a mani vuote, come Le ali della libertà, che non è stato premiato
in nessuna categoria, nonostante le sette nomination.
Per quanto questo sia scioccante,
per un film che è considerato uno dei migliori di tutti i tempi,
perlomeno il film in questione ha ricevuto diverse nomination.
Infatti, ci sono stati casi di alcuni film veramente iconici che
sorprendentemente non sono mai stati nominati
nemmeno in una singola categoria dell’Academy Award e, nonostante
questo, sono ancora amati dal pubblico di tutto il mondo.
Le Iene (1992)
Gli amanti del cinema di tutto il
mondo hanno trascorso molto tempo a lodare gli sforzi di
Quentin Tarantino come scrittore e
regista da quando il suo debutto nel lungometraggio, Le Iene, ha illustrato molti dei tropi
cinematografici per i quali sarebbe diventato famoso negli anni
successivi.
Raccontando la storia delle
conseguenze di una rapina andata male, il film è caratterizzato da
una scrittura tagliente, in termini di trama e scambi di battute.
Questo, già da se, sarebbe bastato per aggiudicarsi un Oscar alla
migliore sceneggiatura originale, ma non era
destino: Tarantino avrebbe guadagnato quel riconoscimento solo due
anni dopo, per Pulp Fiction.
Shining (1980)
L’immagine del volto da psicopatico
di Jack Nicholson che scruta minacciosamente
attraverso una porta è una delle inquadrature più note e iconiche
della storia del cinema. Questo però non è l’unico momento
memorabile di Shining, poiché l’intero film è costellato di
elementi divenuti capisaldi della cultura pop.
Anche se Stanley Kubrick con questo film si
giocava assolutamente la possibilità di essere nominato per la
miglior regia, il vero shock è stata la non
candidatura di Jack Nicholson come miglior attore agli Oscar.
La sua interpretazione della discesa di un uomo nevrotico verso la
follia, mentre lavora in un hotel del Colorado isolato da tutto e
tutti, è diventata una delle più iconiche della storia del cinema e
avrebbe indubbiamente potuto dare del filo da torcere a Robert De Niro quell’anno (candidato per
Toro Scatenato).
Léon: The Professional (1994)
Il film Léon: The
Professional non è esattamente ciò che si potrebbe
definire “esca per l’Oscar”; è un film d’azione che vuole far
arrabbiare il pubblico e coinvolgerlo con sequenze avvincenti ed
emozionanti, ma ci sono due precisi motivi per cui avrebbe potuto
guadagnarsi una nomination.
Il primo è Gary Oldman, il cui ritratto di Norman
Stansfield nel film è straordinario, e lo ha reso un
antagonista leggendario nella storia del cinema. L’altra è la
giovane Natalie Portman, che si è fatta notare da
ragazzina proprio grazie a questa performance, rubando la scena nel
ruolo della protetta del personaggio principale. Entrambi avrebbero
potuto essere dunque nominati nelle categorie miglior
attore/attrice non protagonista.
Zodiac (2007)
Da parte sua, Zodiac sembrava potesse certamente incuriosire
il comitato degli Oscar: basato su eventi realmente accaduti, e con
una storyline centrale da thriller di mistero, il film presenta un
cast all-star, ed è diretto da David
Fincher, uno dei registi più acclamati in
circolazione.
Fincher avrebbe
dovuto essere certamente nominato tra i miglior
registi, mentre le performance di Robert Downey Jr. e del resto del cast
senz’altro dovevano essere considerate nelle categorie
dedicate alla recitazione. Zodiac è uscito a un anno di
distanza da Iron Man, e forse, se questo film
fosse uscito nel 2009, Robert Downy Jr. sarebbe
stato nominato per questa performance e non per quella in Tropic Thunder, film grazie a cui ha ricevuto
effettivamente una candidatura.
Before Sunrise (1995)
Sono tanti i cinefili che
considerano la trilogia Before di Richard Linklater una
delle migliori mai realizzate: ogni film che la compone è stato
accolto da recensioni entusiastiche nei confronti di come viene
raccontata una storia d’amore che si snoda nel corso di diversi
decenni.
Il primo capitolo, Before
Sunrise, è stato una meraviglia all’epoca e ha mostrato
quanto Richard Linklater valesse come regista. È
scioccante scoprire che il film non è stato nominato per
nessun premio di scrittura, soprattutto pensando
all’arguzia e al realismo della sua sceneggiatura. Per fortuna,
entrambi i sequel (Before Sunset e Before
Midnight) hanno ricevuto una nomination per la
miglior sceneggiatura originale.
Heat (1995)
L’Academy adora le storie epiche che
si concedono circa tre ore per raccontarsi: date loro un’epopea
criminale con due degli attori più famosi dell’epoca,
Robert De Niro e Al Pacino, e Heat sembrava una ricetta perfetta per il
successo.
Mentre il pubblico e la critica sono
stati catturati dal gioco del gatto e del topo tra un detective e
un rapinatore di banche, l’Academy lo ha invece totalmente
ignorato, non considerando nessuno dei due attori
che avrebbero potuto essere premiati, così come Val
Kilmer. Perlomeno, Michael
Mann venne nominato nella categoria della
miglior regia e Dante Spinotti
per la migliore fotografia.
Thor: Ragnarok (2017)
I film di supereroi sono stati
spesso penalizzati agli Oscar, ma ciò è cambiato negli ultimi anni,
specialmente con le vittorie di Black Panther e la nomination per la
miglior sceneggiatura adattata di Logan.
Sebbene Thor: Ragnarok non avrebbe in ogni caso
ottenuto una nomination come miglior film, il fatto che sia stato
totalmente escluso dalle nomination è apparso piuttosto
insolito.
Si tratta infatti di un’entrata
leggendaria nel MCU, che alcuni
considerano in assoluto il miglior film solista del
franchise. Una qualche nomination per Jeff
Goldblum nelle categorie attoriali
sarebbe stata gradita, ma la sorpresa più grande è che questo film
non è stato nemmeno considerato per i migliori effetti
visivi, nonostante sia un film di grande impatto.
Il buono, il brutto e il cattivo
(1966)
I western e Clint Eastwood sono un’accoppiata che va
d’accordo meravigliosamente: è difficile scegliere il miglior film
western di Eastwood, ma quasi tutti conoscono
Il buono, il brutto e il cattivo, che completa
la trilogia del dollaro di Sergio Leone.
I critici erano in realtà piuttosto
tiepidi sul film all’uscita, lamentandosi del livello di violenza
che alcune sequenze raggiungevano. Sfortunatamente per loro, sembra
che l’impatto del film sia solo migliorato con l’avanzare del tempo
e, guardandoci indietro, sarebbe stata una scelta ideale sia per la
candidatura alla miglior regia (Sergio
Leone) che per il miglior film.
American Psycho (2000)
Anni prima di affermarsi come
Batman, Christian Bale era un beniamino dell’indie,
divenuto celebre con il film American Psycho. La sua interpretazione dello
squilibrato Patrick Bateman è probabilmente ad
oggi ancora il miglior lavoro della carriera di Bale, il che è
tutto dire per un uomo che ha vinto un Oscar ed è
stato candidato ad altri tre.
Anche se è comprensibile che
American Psycho non sia stato candidato come
miglior film, Balenon è
stato nominato come miglior attore, il che è praticamente
un crimine! Stiamo parlando di una performance che ha resistito
benissimo alla prova del tempo, e che si ricorda più di qualsiasi
altra degli anni 2000.
Terminator (1984)
È difficile pensare a qualsiasi
personaggio cinematografico che possa superare questo: Terminator è senza dubbio il miglior film di
James Cameron, già tremendamente
innovativo al momento della sua uscita, prima ancora di diventare
un vero e proprio cult negli anni successivi. Le opinioni sui
sequel sono state differenti e controverse, ma non c’é dubbio che i
due film originali siano stellari.
Terminator 2: Judgment Day del 1991 ha
stabilito un nuovo standard per gli effetti
visivi, categoria per cui si è giustamente portato a casa
l’Oscar. Anche se il film originale non era ancora all’altezza di
quel livello tecnico, meritava comunque di essere considerato nella
stessa categoria nel 1984, ma venne giustamente
escluso.
Mercoledì 30 marzo uscirà su Dinsey+
una nuova serie MCU: Moon Knight. Lo
show ha come protagonista l’omonimo eroe della Marvel. Steven
Grant, impiegato in un negozio di souvenir, soffre di vuoti di
memoria e scopre di avere un disturbo dissociativo dell’identità:
condivide il suo corpo con il mercenario Marc
Spector. Oltre alla trama generale, si sa ancora
molto poco della serie.
Sappiamo però che alcuni personaggi
della Marvel Comics faranno il loro ingresso
nell’MCU grazie allo show. I
nuovi personaggi originali sembrano essere altrettanto
interessanti. Finalmente, abbiamo qualche nome certo. Vista
l’identità mutevole di Moon Knight e la
relazione dell’eroe con l’antico dio egiziano
Khonshu, per ora resta difficile capire chi
saranno i buoni da chi saranno i cattivi nella serie. Ma vediamo
nel dettaglio i vari personaggi.
Moon Knight
L’eroe principale della serie è
Moon Knight, interpretato da Oscar Isaac. Il personaggio viene dai fumetti:
appare per la prima volta nel 1975 in WerewolfBy
Night Vol 1 #32, episodio in cui, dotato di armi argentee,
deve fermare il presunto criminale Jack Russell.
Nei fumetti, Moon
Knight si distingue da altri eroi per le sue tinte horror.
Il vigilante sembra essere un personaggio complicato anche nella
serie Disney+: come mostrato dai
trailer, Marc Spector ha un disturbo dissociativo
dell’identità, quindi a volte la sua personalità e i suoi ricordi
sono confusi e ingarbugliati.
Mr. Knight
Oscar Isaac dovrà interpretare due versioni
diverse di Moon Knight. Dal trailer e dalle
locandine si capisce che ci sarà anche Mr.Knight nella
serie. Il personaggio, comparso per la prima volta nel fumetti nel
2014, è un’iterazione ammodernata dell’eroe principale e si
distingue da esso perché indossa una maschera e un completo
bianchi.
Mr. Knight è un’ulteriore
personalità che vive in Marc Spector, è la versione ”della
strada” di Moon Knight e combatte
criminali e rapinatori più comuni rispetto ai nemici su larga
scala.
Khonshu
Khonshu è sia un eroe
che un cattivo nella Marvel Comics: nei
fumetticoncede a Marc Spector l’immortalità
e alcuni potenti amuleti mistici, come il Pugno di
Khonshu. Essendo un’antica divinità egizia associata alla
luna, Khonshu è la ragione scatenante dei superpoteri
del vigilanti ed è uno degli esseri magici più forti
dell’Universo Marvel.
In Moon Knight, il
personaggio sarà interpretato dal grande attore Murray
Abraham. Chissà quale sarà il ruolo del dio
nell’MCU e se ci saranno modifiche sull’origine
del personaggio.
Jean-Paul DuChamp
Pare che in Moon
Knight ci sarà spazio anche per Jean-Paul
Duchamp. DuChamp, o come è talvolta chiamato nei
fumetti “Frenchie“, è un pilota e un amico intimo di
Marc Spector che lo aiuta a combattere il crimine in
ogni modo.
Il ruolo principale di
Duchamp è quello di pilota di Moon
Knight: ha pilotato il Moon Copter in alcuni dei
migliori numeri dei fumetti anni ’90. Non sappiamo ancora il nome
dell’attore che interpreterà il ruolo, ma possiamo immaginare che
Duchamp avrà nella serie MCU una funzione simile a quella che svolge
nei fumetti: potrebbe creare un collegamento tra il passato di
Moon Knight e le varie vite.
Midnight Man
Uno dei cattivi essenziali nei
fumetti di Moon Knight è Midnight
Man e il villan non può mancare nella serie
MCU. La parte sarà interpretata dall’attore
francese Gaspard Ulliel, purtroppo scomparso in un
incidente dopo aver lavorato alla serie.
Nei fumetti, Midnight Man è
un abile ladro di gioielli e un esperto di arti marziali altamente
qualificato. Il suo ruolo ha senso nella serie
MCU: Steven Grant è un dipendente
del Museo di Storia Naturale di Londra. Probabilmente, il cattivo
tenterà di rubare manufatti dal museo, portando ad un confronto
faccia a faccia con Steven che potrebbe addirittura
spingere Grant a trasformarsi in Moon
Knight.
Layla El-Faouly
Layla El-Faouly è un
personaggio nuovo che verrà introdotto della serie. Non è chiaro se
sarà un eroe o un cattivo. Sarà interpretata dall’attrice
May Calamawy, conosciuta per aver ricoperto il
ruolo principale nello show
di Hulu Ramy.
Layla El-Faouly non
proviene dai fumetti ed è difficile capire quale sarà il suo ruolo.
Il nome del personaggio fa pensare ad un collegamento con l’Egitto
e forse con le origini di Moon Knight. Potrebbe
essere un partner amoroso per Steven Grant o forse ancora
una collega del mercenario Marc Spector.
Taweret
Tra i nuovi personaggi c’è
anche Taweret, interpretato dall’attrice
Antonia Salib. Taweret non sembra avere
una connessione con la Marvel Comics, ma sappiamo che è una dea
del parto e della fertilità nell’antica mitologia egizia. Detto
ciò, il personaggio potrebbe essere tanto un dio rivale di
Khonshu quanto un suo alleato.
La serie MCU sta in
realtà adattando e modificando tanti dettagli dei fumetti di
Moon Knight per lo schermo: ciò non esclude che
Taweret sia una nuova versione di un potente cattivo
dei comics, magari Ma’at o il Re Sole.
Arthur Harrow
In Moon Knight #2 del 1985
c’è un oscuro e potente cattivo: Arthur Arrow. Il personaggio, uno scienziato pazzo
che conduceva orribili esperimenti sulle persone, viene ripreso
nella serie: sarà interpretato dall’attore Ethan Hawke.
L’Arthur Harrow
dell’MCU sembra possedere poteri mistici simili a
Moon Knight. Dati i riferimenti al coccodrillo
visti nei trailer, il personaggio potrebbe essere legato a dei come
Ma’at o Ammut.
Nonostante quello dei
“cinecomics” sia ormai il genere
cinematografico più fruttuoso per Hollywood, soprattutto in termini
di successo al botteghino, questa tipologia di film viene
generalmente trascurata dall’Academy, che raramente ne riconosce la
grandezza di alcune performance, premiandole con l’Oscar.
Ecco allora che alcuni fan su
Reddit hanno
evidenziato alcune interpretazioni che ritengono “da
Oscar“, scontrandosi con chi classifica le pellicole
Marvel
e DC come
semplici film-popcorn.
Patrick Stewart – Logan (2017)
Anche se sembra che Patrick Stewart tornerà al suo ruolo iconico
di Charles Xavier in Doctor Strange nel Multiverso della Follia,
Logan è stata la vetrina migliore per il
personaggio, un film sugli X-Men molto più oscuro e profondo del solito,
che ha valorizzato al meglio le abilità performative di
Stewart, grazie ad alcune incredibili ed
emozionanti sequenze.
La carriera di
Stewart è costellata da ottime interpretazioni ed
ecco perché alcuni fan, tra cui il redditor
ahmadadam9, ritengono che “la mancata nomination di Stewart
agli Oscar è stata un vero insulto nei confronti del suo
lavoro”.
Michael B. Jordan – Black Panther
(2018)
Anche se si è trattato di un caso
più unico che raro, Black Panther ha dimostrato che un film di
supereroi può concorrere all’Oscar per il miglior film. Ma, al di
là del film in sé, alcuni fan ritengono che anche le
interpretazioni, in particolare quella di Michael B. Jordan, meritavano una certa
attenzione.
Jordan ha rappresentato egregiamente
uno dei migliori cattivi del MCU,
Killmonger e, anche se l’attore non è ancora stato
nominato per un Oscar nella sua giovane e impressionante carriera,
il redditor
BaronJaster ha affermato che “si sarebbe davvero meritato una
nomination per la sua performance in Black Panther“.
Michael Rooker – Guardiani della
Galassia Vol. 2 (2017)
Anche se nel primo film è stato
visto per lo più tra i comprimari, come attore non protagonista, a
Yondu è stato conferito un ruolo molto più
rilevante in Guardiani della Galassia Vol. 2. Poiché il
sequel esplora la relazione di Yondu con
Peter Quill, Michael Rooker ha dunque avuto la possibilità
di indirizzare il personaggio verso nuovi orizzonti.
Oltre ad essere uno dei membri più
divertenti e tosti dell’ensemble, Rooker è
protagonista di alcuni dei momenti più emozionanti del film,
compreso quella del suo sacrificio: sono molti i
redditor che hanno ritenuto che Rooker ”
meritasse” una nomination agli Oscar come riconoscimento del suo
lavoro.
Paul Dano – The Batman (2022)
Anche se l’uscita del film è
recentissima, molti fan stanno già guardando a The Batman come la prossima grande speranza
per i film di supereroi agli Oscar: in particolare, la performance
di Paul Dano nel ruolo
dell’Enigmista è stata definita da molti la
migliore del film.
Anche se è un personaggio che opera
per lo più nell’ombra, una volta che Dano entra
sotto i riflettori, è estremamente convincente nel ruolo del
villain; la redditor
MrsAshleyStark pensa già che Dano dovrebbe
vincere l’Oscar come “miglior attore non protagonista” proprio per
questa performance.
Willem Dafoe – Spider-Man: No Way
Home (2021)
È stata un’emozione vedere così
tanti personaggi che hanno fatto la storia dei film di
Spider-Man tornare sul grande schermo in Spider-Man: No Way Home. E, tra gli attori di
ritorno che hanno davvero rubato la scena, c’era Willem Dafoe, che ha ripreso il suo ruolo da
cattivo di Green Goblin.
Anche se Dafoe è
sempre stato impeccabile nei film di Raimi, qui ha
avuto la possibilità di sviluppare ulteriormente la componente
ironica e al contempo terrificante del suo personaggio, al debutto
nel MCU.
Il Redditor
withdavidbowie ha ritenuto che si trattasse di una performance
che “merita totalmente” un po’ di considerazione da parte degli
Oscar.
Brie Larson – Captain Marvel
(2019)
Brie Larson è una delle poche attrici che
aveva già vinto un Oscar quando è diventata una supereroina per il
MCU;
nei panni di Captain Marvel, la Larson ha
trasferito il suo considerevole talento attoriale in un personaggio
che, secondo molti, diventerà una figura centrale dell’universo in
futuro.
L’interpretazione della
Larson dell’eroina potente e sicura di sé è stata
un successo per molti fan, tra cui il redditor
SuperCoenBros, che ne è rimasto particolarmente colpito,
affermando che la performance della Larson li ha
lasciati “in soggezione” e che avrebbero voluto vederla
riconosciuta dall’Academy.
Chris Evans – Captain America: The
Winter Soldier (2014)
Quando il personaggio di
Capitan America è stato” trasferito” nel 21°
secolo, all’interno del MCU,
non era chiaro quanto questa scelta creativa avrebbe funzionato.
Tuttavia, Captain America: The Winter Soldier ha
dimostrato che potevano esserci modi interessanti per affrontare lo
sviluppo del personaggio in un contesto moderno e la performance di
Chris Evans ha davvero aiutato a
cementare il tutto.
Oltre ad imporsi come l’implacabile
figura del bene, Evans è stato in grado di
trasmettere la lotta intestina di Steve Rogers
come uomo fuori dal tempo e circondato da persone di cui non si
fida. Il redditor
Deviator77 è stato tra coloro che hanno lodato
Evans per la sua performance e avrebbe voluto
vederlo “riconosciuto per i suoi sforzi”.
Marisa Tomei – Spider-Man: No Way
Home (2021)
Anche se zia May
non ha mai avuto un ruolo di rilievo, Spider-Man: No Way Home l’ha resa un
personaggio più centrale nel viaggio di Peter
Parker come eroe, rispetto a tutte le avventure
precedenti. Marisa Tomei ha continuato a portare
umorismo e cuore al personaggio, ma ci ha anche consegnato alcuni
momenti veramente potenti dal punto di vista emotivo.
Il Redditor
NWestxSWest è stato uno dei numerosi fan rimasti sorpresi
dall’incredibile performance della Tomei nel
ruolo, di gran lunga superiore allo spazio offertole nei film
precedenti.
Robert Downey Jr. – Avengers:
Endgame (2019)
In qualità dell’eroe che ha lanciato
il franchise, Iron Man è stato il volto del
MCU
fin dall’inizio ed è giusto dire che l’intero universo
cinematografico Marvel non avrebbe potuto
decollare se non fosse stato per la performance vincente di
Robert Downey Jr.
Avengers: Endgame ha segnato la fine di
Iron Man e della permanenza di Downey
Jr. nel MCU,
dando al personaggio un adeguato addio. Il redditor
statictdn era tra i fan che pensavano che fosse possibile che
Downy Jr. potesse ricevere “qualcosa che
riconoscesse la sua performance e il suo significato nel MCU
nel suo complesso”.
Hugh Jackman – Logan (2017)
Anche se era ancora un talento
relativamente sconosciuto quando è stato scelto come
Wolverine, Hugh Jackman è diventato un’icona del genere
supereroistico grazie alla sua performance nel corso di nove film
degli X-Men. Tuttavia, Logan è stato il film che ha davvero permesso
a Jackman di esplorare il personaggio
ulteriormente e in maniera davvero approfondita.
Grazie alla libertà dettata dal
fatto che il film fosse vietato ai minori, e alla volontà di
spingere il personaggio all’estremo, Jackman è
stato in grado di mettere davvero in mostra il suo talento e la
complessità del personaggio, al di là della caratterizzazione
standard da “duro”. Il redditor
Cotanak__ ha dichiarato che se un attore in “un film di
supereroi dovesse ricevere un Oscar questo dovrebbe essere
Jackman!”.
Katie Holmes è una
di quelle attrici che ha fatto la storia del cinema e delle serie
tv grazie alla sua classe, al suo talento e alla sua bellezza
eterea. L’attrice, ce ha cominciato questa professione quando era
una ragazza. è entrata nel cuore di milioni di spettatori in tutto,
rimanendoci per tutti questi anni.
Ecco dieci cose da sapere su
Katie Holmes.
Katie Holmes: i suoi film e le
serie TV
1. Ha recitato in celebri
film. La carriera dell’attrice è iniziata nel 1997, quando
appare per la prima volta sul grande schermo in Tempesta di
ghiaccio, per poi continuare con Generazione perfetta
(1998), Go – Una notte da dimenticare (1999), I
Muppets venuti dallo spazio (1999), Wonder Boys
(2000) e The Gift (2000). In seguito, recita in In
linea con l’assassino (2002), The Singing Detective
(2003), Una teenager alla Casa Bianca (2004), Batman Begins (2005),
Than You for Smoking (2005), 3 donne al verde
(2008), Un perfetto gentiluomo (2010) e Non avere paura del
buio (2011). Tra i suoi ultimi lavori vi sono Miss
Meadows (2014), The Giver – Il mondo di
Jonas (2014), Woman in Gold (2015),
Touched with Fire (2015), La truffa dei Logan
(2017), Caro dittatore (2018), Ocean’s 8 (2018),
The Boy – La maledeizione di Brahms (2020) e The
Secret – La forza di sognare (2020).
2. Ha lavorato in diverse
serie tv. Nel corso della sua carriera, l’attrice non ha
lavorato solo per il grande schermo, ma si è prestata spesso anche
per lavori seriali. Infatti, è conosciuta ai più per aver preso
parte nella serie Dawson’s Creek (1998-2003), oltre che
per aver lavorato in Eli Stone (2008), I Kennedy
(2011), in un episodio di How I Met Your Mother
(2011-2013), Ray Donovan (2015) e The Kennedys After
Camelor (2017), dove ha interpretato proprio Jackie
Kennedy.
3. È anche doppiatrice,
produttrice e regista. L’attrice ha esplorato molto i
diversi ambiti del cinema e del mondo seriale in questi anni di
carriera, tanto da vestire spesso diversi panni. Ad esempio, ha
partecipato al doppiaggio del videogioco Batman Begins
(2005), del film Goool! (2013) e delle serie Robot
Chicken (2018). In quanto produttrice, ha lavorato alla
realizzazione dei film The Romantics (2010) e Touched
with Fire (2015), oltre che della serie The Kennedys After
Camelot. Inoltre, ha partecipato anche alla produzione del suo
primo film da regista, All We Had (2016), e ha diretto
anche il corto documentario Eternal Princess (2015) e un
episodio di The Kennedys After Camelot (2017).
Katie Holmes e Tom Cruise
4. È stata sposata con
Tom
Cruise. L’attrice ha sempre avuto un debole per
Tom Cruise sin
da ragazzina e mai si sarebbe sognata di arrivare a sposarlo. I due
si sono conosciuti nel 2005 e, dopo una frequentazione di appena
due mesi, si sono fidanzati ufficialmente il 17 giugno dello stesso
anno. In seguito, la coppia si è sposata il 18 novembre del 2006
sul lago di Bracciano, di fronte a famiglia e amici. Tuttavia, dopo
cinque anni di matrimonio, la coppia ha divorziato nel giugno del
2012.
5. È madre di una
figlia. Dalla loro unione, nell’aprile del 2006 è nata la
figlia Suri che, però, non vedrebbe il padre da
diversi anni. La causa del divorzio e dell’allontanamento
dall’attore sarebbe sempre dovuta all’influenza di Scientology, la
Chiesa per cui Cruise è uno degli adepti più importanti. Anche se
l’attrice continua a scappare da questa setta, pare che sia
inevitabilmente controllata dalla stessa e che un passo falso
potrebbe compromettere l’affidamento di sua figlia.
Katie Holmes: chi è il suo nuovo
fidanzato
6. È stata fidanzata con
Jamie Foxx. La notizia
della loro frequentazione è uscita allo scoperto solo nel 2017,
anche se i due attori si sono frequentati a partire dal 2013. La
coppia, infatti, ha sempre badato a tenere un profilo basso circa
la loro relazione: pare, inoltre, che firmando le carte del
divorzio, alla ex signora Cruise sarebbero stati imposti ben cinque
anni di riservatezza sulla sua vita privata, ovvero di farsi vedere
sempre single per tutto questo tempo.
7. Ha avuto diversi
fidanzati famosi. Nel corso della sua vita l’attrice ha
frequentato diversi uomini famosi: tra essi vi è l’attore
Chris Klein, con il quale ha avuto una storia
durata dal 2003 al 2005. Pare, inoltre, che abbia avuto dei flirt
con Josh Hartnett,
il cantante, compositore e pianista Peter Cincotti
e il collega Alexander Skarsgård. Nel 2020
inizia una relazione con lo chef italo-peruviano Emilio
Vitolo proprietario del ristorante di famiglia Emilio’s
Ballato situato a Soho, New York. La relazione è però terminata
dopo circa otto mesi.
Katie Holmes è Instagram
8. Ha un profilo molto
seguito. L’attrice possiede un proprio account Instagram
che è seguito da 2,4 milioni di persone. Sulla sua bacheca, con
quasi duemila post, sono molte le foto che la ritraggono
protagonista tra momenti lavorativi, di svago o nostalgia, e sono
diverse anche le foto dedicate alla sua famiglia e alla piccola
Suri. Seguendola si può dunque rimanere aggiornati su tutte le sue
attività.
Katie Holmes e Joshua Jackson in
Dawson’s Creek
9. Ha avuto una relazione
con il collega. Sul set della popolare serie Dawson’s
Creek, nella quale interpretava Joey Potter, la Holmes ha
conosciuto JoshuaJackson, suo collega che aveva lì il ruolo di
Pacey. I due hanno in seguito intrapreso una breve relazione,
rimanendo poi in buoni rapporti una volta aver deciso di
interrompere il loro legame. Di Dawson’s Creek, inoltre,
la Holmes è l’unica di tutto il cast a comparire in ogni
episodio.
Katie Holmes: età e altezza
10. Katie Holmes è nata il
18 dicembre del 1978a Toledo, in Ohio.
La sua altezza complessiva corrisponde a 175 centimetri.
Una settimana dopo che
l’acquisizione di MGM da parte di Amazon è stata ufficialmente
finalizzata, Amazon Studios ha iniziato a lavorare su potenziali
progetti incentrati sull’ampia libreria di film e programmi TV di
MGM. Ed oggi arriva daVariety
la notizia che uno dei primi progetti attualmente in fase di
sviluppo (007 Road to a Million) è una serie di
gare competitive, incentrata sul franchise diJames
Bond.
Prime Video ha ufficialmente dato un ordine per
la serie 007 Road to a
Million, in cui i concorrenti si sfideranno
per il premio in denaro di $ 1,3 milioni. Questa è la prima
volta che il franchise di spionaggio di lunga data si avventura in
televisione.
Road to a Million di 007, di cosa parlerà la serie
tv?
Road to a Million di
007arriva dai proprietari del franchise
Barbara Broccoli e Michael G. Wilson, che saranno i produttori
esecutivi della serie di otto episodi attraverso il loro marchio
EON Productions. La serie è una produzione 72 Films britannica e
della MGM Television.
007 Road to a
Million che sarà incentrata su competizioni a tema James
Bond sarà girato in diversi luoghi storici che erano presenti nei
precedenti film di Bond. Il team di due membri dovranno superare un
“test di intelligenza e resistenza”, che include “il superamento di
ostacoli fisici e la risposta corretta a domande nascoste in
diverse località del mondo prima di poter passare alla prossima
sfida”.
007 Road to a Million senza sceneggiatura
sarà prodotta da David Glover per 72 Films insieme a Barry Poznick
e Mark Burnett per MGM. Dom Bird supervisionerà il progetto per
conto dello studio.La produzione dovrebbe iniziare
entro la fine dell’anno, con il casting ancora in corso.
La notte più attesa dell’anno da
tutti i cinefili si sta avvicinando: l’appuntamento è per domenica
27 marzo dalle 00.15 su Sky
CinemaOscar (canale 303 di Sky) per la
magica Notte degli Oscar 2022 con il Red
Carpet e tutte le premiazioni dal Dolby Theatre di
Los Angeles. La diretta della cerimonia sarà trasmessa anche su
Sky Uno, in streaming su NOW ein chiaro su
TV8, sempre dalle 00.15. Questi sono giorni di
scommesse, supposizioni e attesa nei riguardi di ogni principale
categoria, prime fra tutti quelle attoriali, che analizziamo
attentamente in questo articolo, valutando i papabili vincitori e
chi, invece, dovrebbe vincere.
Migliore attrice protagonista
Nicole Kidman, Being The
Ricardos
Per la sua interpretazione di
Lucille Ball in Being The Ricardos, Nicole Kidman ha vinto il Golden
Globe per la migliore attrice in un film drammatico. Ma
l’attenzione acutamente analitica che la Kidman
apporta al ruolo di una delle icone della comicità statunitensi è
probabilmente il motivo per cui non trionferà agli Academy
Awards. Infatti, questo personaggio è stato concepito
da Aaron Sorkin (sceneggiatore e regista del film)
innanzitutto tenendo conto del suo genio creativo, soffermandosi su
come l’affascinante e spigliata attrice, dotata di verve comica e
di mimica non comuni sia riuscita ad innovare la serialità
statunitense, ma la scelta di un’attrice tendenzialmente nota e
rinomata per i suoi ruoli drammatici si è dimostrata controversa,
con una performance da parte della Kidman che non
riesce a spodestare quelle delle altre attrici nominate.
Kristen Stewart, Spencer
L’inquietante performance di
Kristen Stewart
nei panni della principessa Diana lascia da parte
l’impersonificazione per favorire l’incarnazione di una vera e
propria donna cinematografica, che porta la firma del geniale
Pablo Larraìn. Per gran parte dello scorso anno,
la vittoria di Kristen Stewart per la sua
interpretazione della Principessa Diana sembrava
scontata, ma al di là della vittoria come Migliore
Attrice agli HCA Film Awards 2022, sembra
che la performance di Stewart rimarrà relegata al
castello di Sandringham. L’attrice ha regalato al pubblico prove
attoriali davvero notevoli negli ultimi anni (Sils
Maria, Personal Shopper, Still Alice), quindi questa non sarà
sicuramente l’ultima volta che la vedremo agli Oscar, ma è comunque
deludente vedere una performance così stupefacente cadere
inesorabilmente nel dimenticatoio.
Penelope Cruz, Madres
Paralelas
La performance di Penelope Cruz nel film di Pedro
AlmodóvarMadres Paralelas è straordinaria, ma più
per la sua presenza attoriale e la sua esecuzione di un ruolo
magnificamente scritto, che per qualsiasi cosa il personaggio
faccia, o abbia bisogno di fare, in esso. Ricordiamo che l’attrice
è stata premiata con la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema
di Venezia per questo ruolo ma, nell’ottica dell’Academy,
sembra poco probabile che riesca a replicare lo stesso successo di
Vicky Cristina Barcelona, per cui
Penelope Cruz vinse l’Oscar
alla migliore attrice non protagonista.
Olivia Colman, The Lost
Daughter
La performance della Colman in The Lost Daughter, esordio alla regia
dell’attrice Maggie Gyllenhaal e adattamento
del romanzo di Elena Ferrante è davvero fedele
allo spirito del personaggio sulla carta, che si svela man mano che
si prosegue con la lettura, e quindi anche con la visione del film.
Questa assenza di ambiguità, in funzione della regia di
Maggie Gyllenhaal, potrebbe essere la qualità che
l’Academy ricerca in una performance attoriale, non fosse che
l’attrice ha già vinto l’Oscar alla migliore
attrice nel 2019 per la sua interpretazione della
regina Anna in La Favorita, ed è stata nuovamente nominata
sempre nella stessa categoria lo scorso anno, per il film The Father.
Jessica Chastain, The Eyes of Tammy
Faye
La favorita di quest’anno è però
Jessica Chastain, che potrebbe accaparrarsi
l’Oscar alla migliore attrice protagonista grazie al film The Eyes of Tammy Faye, che narra le vicende
dei telepredicatori Tammy Faye Bakker e
Jim Bakker, dalla loro ascesa e fama fino agli
scandali sessuali e finanziari e la definitiva rovina. Anche se il
film in sé non è stato particolarmente acclamato, è probabile che
si porti a casa l’Oscar al miglior trucco e, dopo
la vittoria di Chastain agli Screen Actors
Guild Awards 2022, anche quello per la migliore attrice
protagonista, che l’attrice aveva sfiorato nel 2013 con il film
Zero Dark Thirty.
Migliore Attore Protagonista
Javier Bardem, Being The
Ricardos
In questa categoria si scontrano ben
3 attori che hanno interpretato i protagonisti di biopics; partiamo
con Javier Bardem che, a fianco di
Nicole Kidman nel ruolo di
Desi Arnaz in Being the Ricardos, ha fascino ed energia da
vendere, purtroppo depotenziati da una complessità caratteriale
vacillante, che non ha fatto brillare l’attore come di consueto.
Nonostante le nomination ai Golden Globe e agli
Screen Actors Guilds Awards di quest’anno,
Javier Bardem non si è portato a casa
nessun premio, dunque sembra improbabile che trionferà tra gli
altri candidati agli Oscar.
Andrew Garfield, Tick Tick
Boom
Nei panni del compositore e
drammaturgo Jonathan Larson, autore di un musical
sensazionale come Rent, Andrew Garfield canta e danza con un carisma
impressionante nel film NetflixTick Tick Boom, diretto da Lin-Manuel Miranda. L’attore, che si è fatto
ampiamente largo ad Hollywoood con performance straordinarie fin
dalla giovane età (Silence,
La battaglia di Hawcksaw Ridge) si è
aggiudicato il Golden Globe come miglior attore
protagonistain un film commedia o
musicale, e sarebbe giusto che l’Academy riconoscesse
finalmente il suo enorme talento, che lo contraddistingue come uno
degli attori più poliedrici del panorama contemporaneo.
Denzel Washington, The Tragedy of
Macbeth
La performance di
Washington in The tragedy of Macbeth è in gran parte una
conseguenza del vigore e dell’autorità drammatica della sua
presenza nel film, poiché la rielaborazione registica di
Joel Coen della recitazione shakespeariana non è
stata particolarmente lodata né apprezzata dal pubblico. Allo stato
attuale delle cose, è improbabile che Denzel Washington riesca a battere Will Smith al fanta-Oscar, soprattutto
considerando che il primo è stato nominato ben 9 volte agli Oscar,
vincendone due, per i film Glory (Miglior
attore non protagonista) e Training Day
(Miglior Attore), mentre Smith è
stato candidato due volte prima di King Richard, per i film Alì
e La ricerca della felicità, ma senza mai
vincere.
Benedict Cumberbatch, The Power of
The Dog
Benedict
Cumberbatch offre una performance concettualmente
interessante nel film Il potere del Cane, grazie alla quale è
riuscito a farsi conoscere ancora di più come performer poliedrico,
capace di abbracciare più stili e generi cinematografici. Il film
ha ricevuto ben 12 nomination agli Oscar 2022, e
la regista Jane Campion in particolare è stata
lodata per la regia, vincendo il Leone D’Argento
alla Mostra del Cinema di Venezia e un
Golden Globe alla Miglior Regia. Se King Richard non fosse uscito quest’anno, la
vittoria di Cumberbatch agli Oscar sarebbe stata
probabile, ma si pensa che Il Potere del Cane dovrà “accontentarsi”
purtroppo soltanto degli Oscar tecnici.
Will Smith, King Richard
Il favorito agli
Oscar è lui, Will Smith, la cui probabile vittoria come
Miglior Attore Protagonista era già stata
ipotizzata da tempo. Nei panni di Richard
Williams, padre e allenatore delle sorelle
Venus e Serena Williams, Will Smith ha conquistato il pubblico
americano, investendo il ruolo di padre di famiglia con forti
principi, passione autorevole e, soprattutto, un grande cuore. Dopo
essersi guadagnato il Golden Globe al Miglior
Attorein un film drammatico, si pensa
che sia giunta l’ora per Will
Smith di portarsi a casa il tanto ambito
riconoscimento.
Migliore Attrice Non
Protagonista
Fonte:
https://www.taipeitimes.com/
Tutte le interpretazioni delle
attrici nominate nella categoria Miglior attrice non
protagonista sono degne di nota e hanno contribuito ad
aggiungere senso e significato alle opere in cui queste hanno
recitato. La performance di Aunjanue Ellis in
King Richard le ha fatto guadagnare una
candidatura al Golden Globe, al Critics
Choice Award, allo Screen Actors Guild
Award e ai premi BAFTA , mentre Ariana DeBose, Anita nel West
Side Story di Steven Spielberg ha vinto il
Golden Globe, lo Screen Actors Guild
Award, il Critics’ Choice Award e il
BAFTA alla migliore attrice non
protagonista.
Jessie Buckley è stata invece
candidata ai BAFTA per The Lost
Daughter ma, per quanto abbia già dimostrato di essere
un’attrice estremamente talentuosa in film quali Sto pensando di finirla qui e
Romeo+Juliet (2021), sembra non sia ancora questo
il suo momento per accaparrarsi l’ambito premio. Ha poi sorpreso la
nomination di DameJudi Dench tra le
attrici, soprattutto vista l’accoglienza tiepida riservata a
Belfast di Kenneth Branagh, per cui è davvero
poco probabile vederla trionfare. Per quanto riguarda Kirsten Dunst, la sua performance ne Il potere del Cane è davvero degna di nota ma,
come già riportato, è difficile che gli attori protagonisti di
questo film si portino a casa qualche premio. La favorita in
assoluto sembra essere Ariana DeBose, che ha conquistato pubblico e
critica con la sua performance energica ed entusiasmante,
dimostrando le sue eccelse qualità in tre ambiti distinti:
recitazione, canto e danza.
Miglior Attore Non
Protagonista
Fonte:
https://harshlightnews.com/
Per quanto riguarda la categoria del
Miglior Attore Non Protagonista, sembrano esserci
ben pochi dubbi: il favorito è Troy Kotsur, uno
dei protagonisti del film
CODA, film vincitore del Sundance
2021 e che ha continuato a fare incetta di premi in questi
ultimi mesi. Nel ruolo di un padre pescatore non udente, la
performance di Kotsur è magnifica, delicata ma
estremamente toccante ed ha fatto guadagnare all’attore due
Screen Actors Guild Awards, un Critics
Choice Award, un Independent Spirit Award
e altrettante nomination ai festival più prestigiosi.
Poca speranza è riservata alle altre
interpretazioni, tutto sommato incisive, ma di impatto non
paragonabile a quella di Kotsur: J.K. Simmons ci offre una consueta ottima
performance nei panni di William Frawley in
Being The Ricardos, che si attiene alla
tipologia di personaggio cinematografico sviluppata dall’attore nel
corso della sua carriera. Kody Smit-McPhee
interpreta un personaggio teso e riflessivo e, nei momenti di
grande dramma, sublimemente controllato ne Il Potere del Cane, regalandoci forse la
performance davvero più notevole del film. Ciarán
Hinds ha ricevuto una nomination ai Golden
Globe e una ai British Academy Film
Awards per la sua interpretazione nella pellicola
semi-autobiografica Belfast, ma non sembra comunque essere
considerato tra i favoriti. Per quanto riguarda Jesse
Plemons (nominato assieme alla moglie Kirsten Dunst agli Oscar 2022), qualora Il potere del
Cane dovesse essere premiato nelle categorie attoriali, è
molto più facile che l’Oscar venga dato a Kody
Smit-McPhee.
Categorie attoriali: tutti i candidati all’Oscar 2022
Per questa attesissima
edizione 2022 in programma il prossimo 13/14/15 maggio alla Città
dell’Altra Economia di Roma, ARF! ri-immagina quel modello
di Festival che lo ha reso un evento unico nel suo genere in
Italia.
Cambiano gli spazi, in
questo 2022 post-pandemico, ma il Fumetto resta il centro di
tutto. Tornano gli eventi dal vivo e l’ARF! torna a Testaccio – una
casa che non ha mai lasciato – e porta con sé tante novità nella
proposta al pubblico.
Novità che saranno,
ancora una volta, rivoluzioni.
«A maggio Roma è
bellissima» e quest’anno nell’aria c’è una tale carica, un’energia
esplosiva che è quasi impossibile da raccontare. Quasi.
Perché l’autore scelto
per rappresentare tutto questo – e chi lo ha visto disegnare lo sa
– ha i superpoteri. Come gli eroi che disegna, dalla sua Teramo,
per gli States.
_DECONSTRUCT
/ˌdiːk(ə)nˈstrʌkt/
_DECOSTRUIRE
Reduce (something) to its constituent
parts in order to reinterpret it.
Ricondurre (qualcosa) ai suoi elementi
originari, con l’obiettivo di reinterpretarla.
Il Festival è un organismo in costante
mutamento. Privarlo delle caratteristiche o degli atteggiamenti
abituali e ormai stereotipati, significa farlo crescere e renderlo
più vivo che mai.
_REBUILD
/riːˈbɪld/
_RICOSTRUIRE
To build (something) again after it has
been damaged.
Costruire nuovamente (qualcosa) dopo che è
stata danneggiata.
Due anni di pandemia hanno inflitto un duro
colpo agli eventi dal vivo.
Ripensare strategicamente quanto era già
solido nell’ottica di renderlo nuovamente stabile conduce verso
quel miglioramento che ricerchiamo ogni giorno.
_REBORN
/riːˈbɔːn/
_RINASCERE
Brought back to life or
activity.
Riportare in vita o in
attività.
Nascere di nuovo, germogliare, rifiorire.
Tornare alla vita.
VI DIAMO IL BENVENUTO NEL NOSTRO NUOVO
MONDO.
ALL NEW, ALL DIFFERENT, ARF!
FESTIVAL.
Una nuova realtà intorno. Il fumetto, ancora,
al centro di tutto.
Non è il Festival che conoscevi. È il
Festival che scoprirai.
ARF! Festival 2022 – il poster
«Ho immaginato una
creatura tecno-mitologica» – racconta Carmine – «scomposta in
sezioni rettangolari come vignette, che osserva il Lettore
attraverso un occhio. È l’occhio con cui il creativo cattura
tutte le informazioni dal mondo reale, uno sguardo che gli permette
di cogliere sfumature che nel quotidiano sfuggono.»
«E poi c’è il Tempo. La
frammentazione della scena, dei personaggi, una dattilografia
temporale che scompone e ricompone un momento. Infine le vignette
sullo sfondo, che girano come un orologio, contengono
il Suono. Ecco, per me il Fumetto è questo. Un insieme di
strumenti, ognuno con una funzione precisa, che lavorano in
sincrono. Realizzare il manifesto di ARF! 2022 è stata una gioia
immensa, perché si tratta di un evento unico in Italia, dove il
Fumetto è l’assoluto protagonista.»
Carmine Di
Giandomenico
Carmine Di Giandomenico
(Teramo, 13 Aprile 1973), è considerato un gigante del panorama
fumettistico mondiale. Oltre ad avere collaborato come storyboard
artist per la televisione e per il cinema (con i registi
Martin Scorsese, Tsui Hark e
Sergio Rubini), è l’autore italiano più
richiesto dalle due grandi major del fumetto americano: Marvel e DC Comics, per le quali
realizza storie di Batman, Daredevil (Battlin’ Jack
Murdock), Captain America, Wolverine, X-Men
(Magneto Testament), Spider-man, Iron
man, Fantastic 4, Superman,
Batgirl, Catwoman e Flash, imprimendo indelebilmente
il suo stile e il suo segno su ognuno di questi iconici personaggi
e diventando, ben presto, tra gli autori più amati al mondo.
Per il mercato italiano
viene chiamato da Sergio Bonelli Editore a realizzare il remake di
una delle storie simbolo della lunga saga di Dylan Dog Il Lungo
Addio, e – sempre per il mondo dell’Indagatore dell’incubo – è
il copertinista della serie I colori della Paura, pubblicata
da Gazzetta dello Sport.
Insieme allo
sceneggiatore Alessandro Bilotta inventa il personaggio
di Giulio Maraviglia e la serie distopica vincitrice di
tutti i principali premi di settore La Dottrina.
Realizza il graphic
novel Leone, presentato al Festival del Cinema di
Venezia e firma disegni e regia del videoclip ufficiale del brano
Uomo di varie età di Claudio Baglioni, singolo
promozionale del suo album: In Questa Storia che è la
Mia.
Collabora con ARF!
Festival al progetto collettivo COme VIte Distanti e,
sempre insieme ai fondatori del festival romano rivoluziona il
mondo del calcio italiano, reinventando gli Avatar delle 20 squadre del Campionato di calcio
italiano Serie A TIM e le animazioni di tutte le 760 sigle
di apertura e chiusura di ogni partita.
Warner Bros.
Pictures presenta una produzione Warner Bros. Entertainment Italia,
Colorado Film Production e Me Contro Te, Me Contro Te Il Film – Persi nel Tempo,
diretto da Gianluca Leuzzi. Disponibile per l’acquisto e il
noleggio su Apple
Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play,
TIMVISION, Chili, Rakuten TV, Microsoft Film & TV e a noleggio su
Sky Primafila e Mediaset Infinity
Da un soggetto
di Luigi Calagna e Sofia Scalia, Me Contro Te Il Film – Persi nel Tempo è
scritto da Emanuela Canonico, Andrea Boin, Luigi Calagna e Sofia
Scalia e diretto da Gianluca Leuzzi. La fotografia del film è di
Vito Trecarichi, il montaggio di Davide Cerfeda, la scenografia di
Mario Torre e i costumi di Tecla Turiaco. Le musiche originali del
film sono di Stefano Della Casa.
Ecco i primi 10 minuti del film
La trama di Me Contro Te Il Film – Persi nel Tempo
É un giorno
speciale per Luì, che finalmente sta per ricevere il diploma da
scienziato, e come sempre Sofì è lì al suo fianco a sostenerlo e a
dargli coraggio. All’evento non può poi di certo mancare Pongo, il
loro amico di sempre. Ancora una volta però, il Signor S e la
fedele Perfidia, cercheranno di insidiare i Me Contro Te ma Sofì,
con i suoi poteri di fata, e Luì, con la migliore tecnologia degna
di un vero scienziato, daranno del filo da torcere ai loro nemici.
Qualcosa va storto però e la magia catapulterà tutti in luoghi ed
epoche lontane… persi nel tempo! In questo magico viaggio i Me
Contro Te scopriranno di avere dei nuovi amici e conosceranno una
nuova, agguerritissima nemica. Una fantastica ed emozionante
avventura al cinema per Luì e Sofì, piena di sorprese e con tanto
divertimento per i loro piccoli fan e tutte le famiglie.
Me contro Te
Il Film – Persi nel Tempo è una produzione Warner Bros.
Entertainment Italia, Colorado Film Production e Me Contro Te. Il
film è stato distribuito nelle sale da Warner Bros. Picture
Nella generale ripartenza
dell’industria cinematografica, quest’anno la cerimonia degli
Oscar 2022 sembra essere particolarmente sentita:
le voci e i pronostici sui preferiti e sui possibili vincitori non
si sono fatte attendere. Nell’attesa di scoprire chi saranno i
vincitori della 94a edizione – la cerimonia
si svolgerà domenica 27 marzo – abbiamo
passato al setaccio le varie candidature e tirato le somme. Come
sempre, la concorrenza è alta e ci sono film che sembrano aver già
la vittoria in pugno. Ma chi si merita davvero la statuetta
d’oro?
Tutti candidati agli Oscar 2022:
dal musical, al western, al fantascientifico
Non si riesce ad individuare una
tendenza che guida i dieci titoli candidati agli
Oscar per la categoria Miglior
film: si passa dal remake di un musical della Hollywood
classica (West
Side Story), al racconto biografico e storico (Belfast),
dal western drammatico (Il
potere del cane), al fantascientifico (Dune). In
realtà, molti dei film candidati sono generi ibridi: Don’t Look Up è un film in parte
apocalittico, in parte comico-satirico, Licorice
Pizza è un coming of age dalle tinte dolce-amare, La fiera
delle illusioni è un thriller (ma non troppo) e un dramma
a tratti ironico, senza dimenticare l’outsider CODA – I Segni del
Cuore.
In questo calderone generale, come
si fa a scegliere? Va detto che sicuramente alcuni titoli risultano
tra i favoriti per il peso del nome del regista e del cast stellare
che li caratterizza. Ma è sufficiente la fama delle star di
Hollywood per accaparrarsi il primo posto agli
Oscar? La tendenza degli ultimi anni, con la
vittoria di Parasite nel 2020 e di Nomadland nel
2021, ha dimostrato un’inversione di rotta rispetto ai grandi nomi
americani. Nella speranza che quest’anno si prosegua sulla stessa
linea, c’è chi vede come già scritta la vittoria del film
giapponese
Drive My Car. Ma è davvero così scontato il premio per
Ryūsuke Hamaguchi?
Proviamo ora a concentrarci
sull’essenza dei film candidati, lasciando da parte tutte quelle
voci che vedono la già premiata Jane Campion e
l’acclamatissimo Il
potere del cane come papabili vincitori.
Chi sono i nostri favoriti. E
perché proprio Belfast?
Tutti i film in gara, per un motivo
o per l’altro, sono ottime produzioni, ma quelli che ci hanno
davvero conquistato sono tre: Belfast,
Don’t
Look Up e Licorice
Pizza. Questi titoli riescono a creare qualcosa di potente
tra lo spettatore e il mondo rappresentato.
Belfast è forse la prima scelta: con 7 nomination agli
Oscar 2022, ha tutte le carte in regola per essere
in grande capolavoro. La mano di un regista come Kenneth Branagh non può passare
inosservata. Le scelte stilistiche sono forti e ben definite: un
bianco e nero quasi integrale, se non per i momenti di diegesi
dentro la diegesi, un racconto che unisce immagini, parole, musiche
e corpi. Belfast potrebbe vincere il premio
Oscar come miglior film perché è completo sotto
ogni aspetto: a livello di trama, di recitazione, di costruzione
scenica.
Ci troviamo di fronte ad un
nuovo-Nuovo Cinema Paradiso. Belfast è la storia di
un bambino diventato grande, delle sue origini e del cinema visto
come rifugio, porto sicuro.
Kenneth Branagh è un forse un papabile
vincitore dell’Oscar alla
Miglior Regia, se riesce a scansare Spielberg
con il costruissimo West Side Story e la già premio OscarJane Campion. Non che i West Side Story e Il potere del
cane siano poca cosa. Il primo è un’impresa titanica, un
musical fatto di ampie troupe di ballerini, costumi sfarzosi e
tanta, tantissima post-produzione. Il potere del cane è un
western all’australiana in cui la mano di Jane
Campion si fa sentire. Entrambi i film sono
mega-produzioni ma sono anche l’emporio dell’ostentazione: in essi
domina la visione del regista, che sovrasta ogni altro aspetto del
film.
Don’t Look Up per guardare
avanti e Licorice Pizza per un tuffo nel passato
Don’t Look Up è il film
dell’attualità, del presente: merita di vincere perché racconta la
storia del nostro tempo, l’aspetto surreale che si cela nella
nostra realtà. Dare un Oscar al film di
Adam McKay significa premiare un modo di
raccontare innovativo, uno specchio della nostra società
interconnessa. L’originalità del film Netflix va riconosciuta anche da coloro che
non amano il genere fantascientifico o apocalittico. La satira, i
personaggi, ma anche la grafica di Don’t Look Up provengono direttamente dal web e
s’inseriscono in un lungometraggio sulla fine del mondo, ampliando
i confini del fare cinema.
Un Leonardo DiCaprio mai visto prima,
nerd e impacciato, affiancato da star come Meryl Streep e Jennifer Lawrence contribuiscono
alla resa di Don’t Look Up, film sostanzioso anche in
termini di trama. L’originalità del lungometraggio non può e non
deve passare inosservata.
Licorice
Pizza non è una rivelazione, ma è un bel film.
Quanto è difficile trovarne uno oggi? Paul Thomas Anderson non prova a straziare, ad
emozionare, ad avvincere con il suo lungometraggio, non è questa la
sua intenzione. Con Licorice Pizza veniamo catapultati
però negli anni Sessanta visti dalla prospettiva di oggi:
tutto funziona e ricrea quell’atmosfera vintage un po’
naive che associamo a quel periodo. La storia d’amore
strampalata dei due protagonisti, interpretati da Alana
Haim e Cooper Hoffman, non può realmente
esistere, ma nemmeno la storia generale del film. Eppure, ci
conquista. A chi importa del realismo, quando la finzione funziona
così bene?
1 di 10
Rooney Mara e Bradley Cooper in La fiera delle
illusioni - Nightmare Alley
Cosa va premiato alla cerimonia
degli Oscar?
Cosa vorremmo che venisse premiato
quest’anno dall’Academy? La novità. Ecco perché
abbiamo pensato a questi tre titoli. Se a livello di bellezza delle
immagini, di bravura attoriale e registica tutti i film candidati
agli Oscar 2022 sono su un piano altissimo, ce ne
sono alcuni che hanno davvero una marcia in più. Oltre a tutte le
valutazioni tecniche del caso, alla fine dei conti ciò che rende un
film memorabile è l’energia che è in grado di sprigionare per
catalizzare lo spettatore. Al di là dei grandi registi, al di là
delle tecniche all’avanguardia, al di là delle star, ci sono
pellicole che ”arrivano” e altre che non ce la fanno.
Dune dove lo
mettiamo?
Forse il secondo capitolo sarà
quello vincente. Per ora, tanta attesa e poca sostanza per il film
di Denis Villeneuve. Dune
ha dell’incredibile ma non è molto più di un bel film che
s’inserisce in una serie di opere simili attorno allo stesso tema:
c’è già l’opera matrice, il romanzo di Frank
Herbert, il predecessore film di Lynch
del 1984 e un sequel già annunciato. Il nome del grande regista, il
successo già scritto della saga, il cast fatto di grandi nomi –
Oscar Isaac, Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Zendaya, hanno costruito un’aspettativa
altissima che però non è stata soddisfatta. Come anche il regista
Villeneuve ha annunciato, questa prima parte serve
come premessa per il
secondo capitolo. È bene dunque aspettare ancora un po’ prima
di premiare agli Oscar il film (e il regista).
Da non sottovalutare il potenziale
di CODA
Coda, o in
italiano I segni del cuore, è considerato da molti il
film rivelazione di quest’edizione degli
Oscar 2022: concorre per la categoria Miglior
film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore non
protagonista (Troy Kotsur).
La commedia drammatica di
Sian Heder riprende il film francese del
2014 La famiglia Bélier, ed è ugualmente delicata e
profonda. La scelta di un cast composto da attori non udenti per
interpretare i personaggi sordomuti, rende la pellicola
particolarmente realistica ed emozionante. La giovane
Emilia Jones (One Day, Youth
– La giovinezza), con la sua recitazione ha già
conquistato le giurie dei Critcs Choice Awards e del premio BAFTA. Ma, come nel caso di Dune, ancora una volta stiamo parlando di un remake
che, per quanto validissimo, non è sinonimo di novità e
originalità.
Categoria Miglior film: tutti i
candidati all’Oscar 2022
Liz Tigelaar è
stata scelta per adattare il romanzo bestseller I sette
mariti di Evelyn Hugo per Netflix, come riporta
Deadline. Il progetto sarà adattato in un lungometraggio per la
piattaforma e sarà basato sull’omonimo romanzo di Taylor
Jenkins Reid, il primo dei bestseller dell’autrice.
Il romanzo racconta la storia della
solitaria leggenda di Hollywood Evelyn Hugo, che sceglie una
giornalista altrimenti sconosciuta, Monique Grant, per scrivere un
profilo sulla sua vita. Durante la loro intervista, Evelyn discute
della sua ascesa alla fama e di molti dettagli riguardanti i suoi
sette matrimoni, inclusi molti segreti che in precedenza non erano
stati rivelati. Mentre Evelyn racconta la sua storia a Monique,
tuttavia, emerge una domanda: come mai Evelyn ha assunto proprio
Monique?
Tigelaar ha esperienza di lavoro con
il materiale originale di Reid in altri contesti. Attualmente sta
adattando Malibu Rising, un altro romanzo di Jenkins Reid, per
Hulu, incentrato su una famiglia di surfisti legati dal trauma del
loro passato e dalle gesta del loro famoso padre dissoluto, Mick
Riva. In precedenza, Tigelaar ha adattato il romanzo di Celeste Ng
LittleFires Everywhere in una
serie limitata per Hulu, con Reese Witherspoon e
Kerry Washington come produttori
per la serie limitata. Little Fires Everywhere ha
ricevuto una risposta critica positiva e ha contribuito a
rafforzare le vendite del romanzo di Ng una volta andato in
onda.
Spider-Man:
No Way Home nasconde un Easter Egg che quasi nessuno
ha colto e che rimanda a un personaggio visto in
Homecoming. Un Redditor ha effettivamente
scoperto il cameo. Nella scena in cui l’agente Cleary di
Arian Moayed arresta Peter Parker per l’attacco a
Londra e l’apparente omicidio di Mysterio, Gary
Weeks riprende il ruolo dell’agente Foster.
Per chi avesse di un promemoria,
l’agente Foster è apparso per la prima volta nella scena di
apertura di Spider-Man: Homecoming quando l’Adrian
Toomes pre-Avvoltoio viene fermato dalla Damage Control che si
assume il compito di ripulire New York dopo la battaglia del
2012.
Anche se l’agente Foster non ha
molto da fare in Spider-Man:
No Way Home, si tratta comunque di un divertente
Easter Egg nascosto che dà ancora maggiore coesione all’universo
condiviso della Marvel. Di seguito, la foto dai due
film:
É un gioco di specchi
ipnotico la miniserie in sei puntate che vede protagonista Gary Oldman. E non soltanto perché si tratta
di una spy-story, dove ovviamente quasi nulla è quello che sembra.
Slow
Horses piuttosto propone esattamente quello che uno
specchio fa, ovvero fornire a colui che vi guarda attraverso che
riproduce una sembianza di realtà, quando invece si tratta della
sua prospettiva ribaltata.
Il ribaltamento
principale dello show è merito dal romanzo originale scritto da
Mick Herron, a cui lo show si attiene con quasi totale fedeltà per
almeno cinque puntate. Dal momento che il materiale di partenza è
molto ben organizzato e preciso nel tono che intende
sviluppare,
davvero non era necessario apportare vere e proprie modifiche.
Protagonista della storia è il veterano Jackson Lamb (Gary
Oldman), agente segreto dell’MI5 caduto in disgrazia e
“parcheggiato” a capo di un dislocamento separato dell’agenzia dove
finiscono tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno fatto
fiasco. Ultimo arrivato in mezzo al gregge di “sconfitti” è River
Cartwright (Jack Lowden), il quale però decide di
rimettersi in gioco nel momento in cui un gruppo di estremisti
rapisce un giovane minacciando un’esecuzione atroce…
Le pagine del romanzo di
Herron ci presentano gli agenti segreti protagonisti come mai li
avevamo incontrati in precedenza, ovvero lontani anni luce dal
glamour e dal coraggio di James
Bond. Le persone che lavorano nella cosiddetta “Slough House”
(“Casa del Pantano”) sono pavide, spesso inette oppure
eccessivamente rancorose e piene di sé. Insomma, materiale perfetto
per costruire una piccola grande commedia degli orrori, uno studio
di caratteri che lo show mette in scena con il giusto senso dello
sberleffo.
Slow Horses
immerge i personaggi in una non-storia in cui tutti sembrano
tirarsi indietro all’idea di diventare protagonisti, e questo crea
puntata dopo puntata un cortocircuito di senso corrosivo. A parte
Cartwright ogni altra figura sembra disinteressarsi o ancor peggio
trascinarsi il più possibile al riparto dagli eventi che accadono.
Ovviamente per alcuni di loro si tratta come anticipato di un
ammirevole gioco di specchi, dove il riflesso può nascondere la
verità di un passato da insabbiare, di un rimorso non sopito, di un
dolore che appare impossibile da rimuovere completamente.
Non ci sono eroi in
questa miniserie, ma dietro la patina di polvere che ricopre molti
degli ambienti principali si possono comunque intravedere figure
reali, le quali stentano nella vita di tutti i giorni ma forse
posseggono ancora quella scintilla di dignità in grado di
redimerli. Ed ecco allora che la sceneggiatura di Will Smith (omonimo dell’attore) e la regia di
James Hawes costruiscono scena dopo scena un
mosaico umano che parte come comico per poi acquistare uno spessore
drammatico sommesso ma preciso, nelle ultime due puntate
addirittura vibrante.
L’altro affascinante
gioco di specchi che Slow Horses propone riguarda
in maniera più precisa Gary Oldman, istrione chiaramente divertitosi
un mondo a sviluppare Jackson Lamb, il quale fin dalla rumorosa
presentazione nel pilot diventa antitesi radicale di George Smiley,
personaggio che ha rappresentato (fino a oggi) la migliore
interpretazione della sua carriera, all’epoca de La talpa (2011).
Dove la leggendaria
figura creata dalla penna di John Le Carré aveva
consentito a Oldman una performance magnificamente trattenuta,
misurata alla perfezione per comporre la psicologia raffinata di un
uomo abituato a rifugiarsi nella normalità al fine di portare a
termine il proprio dovere, Jackson Lamb si muove esattamente nella
direzione opposta: volgare, ostentato, persino brutale nella sua
sincerità, l’agente dissimula le proprie abilità dietro una cortina
di atteggiamenti scurrili e provocatori. Oldman torna a lavorare
sopra le righe, a liberare il suo istinto istrionico con
un’efficacia degna di ammirazione. È lui il cuore pulsante di
Slow Horses, spy-story gioiosamente iconoclasta
che merita una visione non preconcetta. E alla fine del sesto
episodio si può già assaporare il trailer della seconda
stagione!
Barry Keoghan ha
condiviso la scena eliminata di The
Batman in cui compare nei panni del nuovo
Joker, scrivendo un breve post in cui rende
omaggio a tutti gli incredibili attori che hanno interpretato il
personaggio prima di lui.
Prima di Keoghan gli attori
a interpretare Joker erano stati, tra gli altri, Cesar
Romero nella serie con Adam West,
Jack Nicholson nel 1989 per
TimBurton in
Batman, Heath Ledger ne Il Cavaliere
Oscuro, Jared
Leto in Suicide Squad, e Joaquin Phoenix in
Joker, oltre a Mark
Hamill che ha prestato la sua voce al personaggio.
The Batman, il film
The
Batman diretto da Matt Reeves
uscirà nelle sale il 4 marzo distribuito da Warner Bros Italia.
Protagonisti del film insieme a Robert
Pattinson nei panni di Bruce Wayne, ci saranno
anche Colin
Farrell (Oswald Chesterfield/Pinguino), Zoe
Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (Jim Gordon), Paul
Dano (Enigmista) e Andy
Serkis (Alfred). Infine, John
Turturro sarà il boss Carmine Falcone. Nel cast
anche Peter
Sarsgaard che sarà Gil Colson, il Procuratore
Distrettuale di Gotham.
Due anni trascorsi a pattugliare le
strade nei panni di Batman (Robert
Pattinson), incutendo timore nel cuore dei criminali,
hanno trascinato Bruce Wayne nel profondo delle tenebre di Gotham
City. Potendo contare su pochi fidati alleati – Alfred Pennyworth
(Andy
Serkis) e il tenente James Gordon (Jeffrey
Wright) – tra la rete corrotta di funzionari e figure
di alto profilo della città, il vigilante solitario si è affermato
come unica incarnazione della vendetta tra i suoi concittadini.
Quando un killer prende di mira l’élite di Gotham con una serie di
malvagi stratagemmi, una scia di indizi criptici spinge il più
grande detective del mondo a indagare nei bassifondi, incontrando
personaggi come Selina Kyle / alias Catwoman (Zoe
Kravitz), Oswald Cobblepot / alias il Pinguino
(Colin
Farrell), Carmine Falcone (John
Turturro) e Edward Nashton / alias l’Enigmista
(Paul
Dano). Mentre le prove iniziano a condurlo più vicino
alla soluzione e la portata dei piani del malfattore diventa
chiara, Batman deve stringere nuove alleanze, smascherare il
colpevole e rendere giustizia all’abuso di potere e alla corruzione
che da tempo affliggono Gotham City.