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Spider-Man: No Way Home, il destino di tutti i personaggi principali – SPOILER

ATTENZIONE: L’articolo contiene spoiler del film Spider-Man: No Way Home!

Spide-Man: No Way Home

L’hype attorno all’uscita di Spider-Man: No Way Home continua. Uscito nelle sale italiane il 15 dicembre scorso, nel weekend ha incassato 13 milioni di euro: è il film con gli introiti maggiori del 2021! Sarà la tripletta degli interpreti di Spider-Man o il ritorno sullo schermo di altri personaggi cari al pubblico, come MJ, Happy Hogan e May Parker, sarà la coppia Tom Holland e Zendaya o il periodo natalizio, ma l’ultimo film Marvel è carico di emozioni.

Ogni personaggio ha la sua storia nel film: alcune finiscono bene altre non hanno propriamente un lieto fine… Vediamo come si sviluppano (e avviluppano) le linee dei protagonisti di Spider-Man: No Way Home.

Doctor Octopus

In Spider-Man: No Way Home torna Alfred Molina a interpretare Otto Octavius come in Spider-Man 2 (2004). Il film Marvel riprende la storia del personaggio dagli attimi successivi alla sua morte nel precedente film. Il Dottor Octopus è inizialmente restio alle cure del nuovo Peter (Tom Holland) nei suoi confronti, ma si lascia aggiustare e affianca Holland nelle sue imprese.

Inoltre, ha un ricongiungimento con il Peter Parker del suo mondo in cui realizza che il giovane ragazzo che conosceva è ormai cresciuto. Dopo aver perso una delle sue armi meccaniche in battaglia, Otto torna finalmente al suo mondo, una dimensione completamente rinnovata e non più controllata da impulsi oscuri.

Goblin. In Spider-Man: No Way Home è in prima linea

Quello di Willem Dafoe non è l’unico personaggio ad avere una doppia personalità, ma il gioco tra Norman Osborn e Goblin è al centro di Spider-Man: No Way Home.

Dopo aver inflitto un colpo fatale al Peter Parker di Holland, con l’uccisione della zia, Goblin affronta l’Uomo Ragno alla Statua della Libertà per una resa dei conti finale. Tom è a un passo dall’ucciderlo prima che Spider-Man del mondo di Norman intervenga. Peter inietta la cura a Goblin e lo rende nuovamente Norman, che subito si mostra pentito. Inorridito dalle sue azioni, l’uomo fa ritorno nel proprio universo con il suo Spider-Man.

Lizard. Il nemico impazzito in Spider-Man: No Way Home

Nel film, incontriamo per la prima volta Lizard nel momento in cui ha completamente perso la testa: ha deciso di trasformare l’intera popolazione umana in lucertole. Pe mettere in pratica il suo piano complicato, si unisce a Norman, ma viene infine battuto dagli Spider-Men.

Anche in No Way Home, Parker mette in azione la cura che ha creato in The Amazing Spider-Man per ridare a Lizard la sua forma umana e far uscire Curt Connors dalla cella del Sanctorum. 

L’Uomo Sabbia

Figura alquanto marginale nel film, Flint Marko (Thomas Haden Church) ha solo un obiettivo: tornare a casa dalla figlia. Grazie all’unione dell’intelligenza dei tre Spider-Men, è possibile creare una cura che permette all’Uomo Sabbia di far ritorno in modo permanente allo stadio umano.

Con No Way Home si chiude la storia di Marko, iniziata in Spider-Man 3: l’uomo riesce a ripiombare nel suo mondo e, presumibilmente, anche a ricongiungersi con la bambina. Un happy ending per l’Uomo Sabbia.

Electro

Arrivando alla MCU, Max Dillon viene investito di un nuovo tipo di potere che gli permette di generare un corpo superiore a quello precedente: ora, per Electro la sete di elettricità è altissima e si scontra con l’idea di cura di Peter. Inoltre, grazie a Norman, che crea un reattore ad arco, il cattivo è ancora più forte.

Alla fine viene comunque sconfitto dall’Uomo Ragno del suo mondo. Max è devastato per che non si sente più “speciale” ma il suo Peter, in una scena commovente, gli spiega che lo è sempre stato, al di là del controllo sull’elettricità.

MJ, Ned e Flash Thompson

Dopo l’incantesimo di Strange, i percorsi di Michelle Jones-Watson (Zendaya), Ned Leeds e Flash Thompson sembrano allontanarsi da quello di Peter. Flash rimane all’M.I.T. e anche MJ e Ned riescono a entrare nella scuola a cui ambivano, ma, contro la loro volontà, sono costretti a non avere più nessun ricordo di Parker. Almeno per il momento…

May

In Spider-Man: No Way Home, la scena in cui zia May viene uccisa è di uno strazio incredibile. Dopo essere stata colpita dall’aliante di Goblin, continua a ripetere al nipote che sta bene, fino a non farcela più. May è più ferita di quanto crede.

Muore tra le braccia di Peter, ma non prima di avergli ricordato che con un grande potere viene sempre un’enorme responsabilità. May, fino all’ultimo, ricopre il ruolo di zio Ben nella MCU, è lei che mette Peter sulla giusta strada che lo porta a essere un vero supereroe.

Harold ”Happy” Hogan

Hogan arriva sulla scena e vede che May è stata uccisa. Provando dei sentimenti per lei, è affranto ma trova la forza di supportare Peter: lo invita a fuggire prima che le autorità possano arrestarlo.

Il braccio destro di Tony Stark, ricompare nel finale con Peter sulla tomba di zia May. Anche Happy, a causa dell’incantesimo, non ricorda chi sia Parker. Gli chiede ignaro se conosceva May per via di Spider-Man: il loro legame viene spezzato da Strange in modo permanente. 

Gli altri Spider-Man di No Way Home

Il ritorno di Tobey Maguire e Andrew Garfield e delle loro rispettive versioni di Spider-Man accanto a quella di Tom Holland, è un evento davvero incredibile. Sono essenziali entrambi: guidano l’eroe protagonista nella giusta direzione e usano la loro conoscenza dei cattivi provenienti dai due mondi per creare le cure adatte ad ognuno. La loro collaborazione è magica e incanta qualsiasi fan di Spider-Man. In un momento altissimo, le tre versioni dell’eroe si scambiano un abbraccio, prima che ognuno torni alla propria realtà.

Non ci sono molti cambiamenti per l’Uomo Ragno di Maguire. Dal canto suo, Garfield ha una nuova motivazione: la possibilità di salvare MJ potrebbe essere utile a farlo uscire dall’oscurità in cui è caduto da quando non è ha potuto salvare Gwen Stacy.

Tom Holland / Spider-Man

Alla fine di tutto, il mondo si ricorda di Spider-Man, ma nessuno sa che Peter Parker esiste. Il volto sotto la maschera è sconosciuto a tutti: gli amici, gli altri eroi, persino  a Jameson.

Spider-Man non è dispiaciuto per ciò, anzi! MJ e Ned saranno più felici e al sicuro senza di lui. Peter affitta un appartamento a New York e mette lì i pochi ricordi della sua vecchia vita e, con indosso un nuovo simpatico costume fatto in casa, si muove nella notte per combattere il crimine.

Quale sarà la prossima avventura dell’Uomo Ragno, resta in sospeso. Per ora, deliziamoci, guardando e riguardando l’incredibile storia raccontata in Spider-Man: No Way Home.

Elio Germano: 10 cose che non sai sull’attore

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Elio Germano: 10 cose che non sai sull’attore

Elio Germano è uno di quegli attori per nulla convenzionali e senza peli sulla lingua. Ha dimostrato molte volte al suo pubblico di essere un attore fuori dagli schemi e di essere capace di interpretare ogni ruolo con naturalezza, venendo apprezzato molto per questo. Il suo scopo è poter fare un lavoro che lo apppaga e non per poter essere famoso, riuscendo a dare vita, con talento ed impegno, a ruoli che ormai sono rimasti nell’immaginario collettivo.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Elio Germano.

Elio Germano: i suoi film

1. Ha recitato in celebri film. La carriera di Elio Germano inizia nel 1993, quando era un ragazzino, debuttando come protagonista nel film Ci hai rotto papà. Torna al cinema nel 1999 con Il cielo in una stanza, perseguendo la sua carriera di attore e recitando in Concorrenza sleale (2001), Ultimo stadio (2002), Ora o mai più (2003), Che ne sarà di noi (2004) e Romanzo criminale (2005). La sua carriera continua, lavorando in Melissa P. (2005), N (Io e Napoleone) (2006), Mio fratello è figlio unico (2007) con Riccardo Scamarcio, Tutta la vita davanti (2008), La nostra vita (2010) e Magnifica presenza (2012). Tra i suoi ultimi film, vi sono L’ultima ruota del carro (2013), Il giovane favoloso (2014), Suburra (2015), Alaska (2015), La tenerezza (2017), Io sono Tempesta (2018), Troppa grazia (2018), L’uomo senza gravità (2019), Favolacce (2020), Volevo nascondermi (2020), L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (2020), con Matilda De Angelis, e America Latina (2022).

2. Ha recitato anche in televisione ed è anche sceneggiatore, regista e produttore. Nel corso della sua carriera, Elio Germano ha recitato diverse volte per il piccolo schermo: è apparso nei film tv Cornetti al miele (1999), Il sequestro Soffiantini (2002), Ti piace Hitchcock? (2005) e in alcune miniserie come Padre Pio (2000), Per amore (2002), Ferrari (2003), Paolo Borsellino (2004) e Faccia d’angelo (2012). Inoltre, Germano ha sceneggiato il film tv In arte Nino (2016), di cui è protagonista, e il corto No Borders (2016, di cui è anche produttore) ed è stato regista del cortometraggio Io sono Mabin (2015).

elio germano

Elio Germano: la sua vita privata, la fidanzata e i figli

3. Ha una vita privata top secret. Tra interviste, red carpet ed eventi non c’è mai stato modo di scoprire qualcosa sulla vita privata di Elio Germano. L’attore si è sempre definito single e non ha mai fatto nomi o rivelato dettagli circa le sue precedenti frequentazioni. Parecchie volte, Germano ha definito di volere al proprio fianco una donna santa, in grado di poterle stare vicino e che voglia crescere dei figli con lui, dato il fatto che la sua vita è da nomade e che le sue sono assenze continue.

4. Elio Germano è diventato padre. Una notizia del genere è sconvolgente quando si parla di un attore che tiene la sua vita sentimentale sotto chiave. Quello che si sa, ad oggi, è che Germano si stia frequentando da qualche anno con una certa Valeria, che di professione farebbe la maestra elementare di sostegno. Di fatto, Germano sta vivendo una storia come si era prefissato, cioè non con un’attrice o con una persone del suo stesso ambiente “Non mi metterei mai con una donna che fa il mio stesso mestiere. Invidio quelli che riescono a farle durare a lungo, ma io non ce la farei. Quando torno a casa devo staccare completamente e con un’attrice rimarrei immerso nel lavoro fino al collo. Mi darebbe ansia, invece nella coppia cerco stabilità”. Con la sua compagna, Germano ha avuto un figlio, nato circa un anno e mezzo fa.

Elio Germano in Alaska

5. Per Elio Germano, Alaska è un film di formazione. Alaska racconta la storia di Nadine e di Fausto, lei aspirante modella e lui cameriere: i due si incontrano sul terrazzo di un albergo a Parigi e tra loro nasce una storia d’amore turbolenta. Per Germano, protagonista del film, Alaska non è altro che un film di formazione, basato su dei protagonisti che non fanno altro che percorrere una corsa ad ostacoli per poter raggiungere la felicità, convinti come tutti noi che si possa trovarla nell’ambizione o nel diventare qualcuno agli occhi degli altri.

6. Tiene tantissimo ad Alaska. Il fatto che Elio Germano tenga davvero molto ad Alaska non è una novità, tanto da averlo ammesso in diverse interviste. Uno dei motivi principali che lo rende molto protettivo, è il fatto che Alaska è un film completamente originale, che non proviene dal successo di un precedente libro, che si basa su un concept del tutto nuovo e pensato come un tipo di cinema europeo, senza strizzare l’occhio a modelli e senza avere limitazioni di alcun tipo.

Elio Germano a teatro in La mia battaglia

7. Elio Germano è anche uno stimato attore di teatro. Non solo cinema e televisione: Elio Germano, infatti, è un apprezzatissimo attore di teatro e non solo. Da poco più di un anno, l’attore romano sta toccando tutte le principali città d’Italia con lo spettacolo La mia battaglia, di cui è interprete, regista e co-autore. In questo spettacolo, l’attore manipola gli spettatori, come un comico o un ipnotizzatore non dichiarato, trascinando lo spettatore in un mondo distopico e sulfureo.

elio germano

Elio Germano in Suburra

8. Elio Germano è stato uno dei protagonisti di Suburra. Quando uscì al cinema, Suburra si rivelò essere un film enorme, tanto da diventare un vero e proprio cult. In questo film, Elio Germano è stato uno dei protagonisti, interpretando Sebastiano che Germano stesso ha definito appartenente alla categoria di non sa fare niente e campa sulle spalle degli altri, dando vita all’aspetto sociale che si sopravvive grazie agli altri, quando invece si dovrebbe vivere di rapporti veri con persone fidate.

Elio Germano a Cannes

9. Elio Germano ha vinto il premio come Miglior Attore a Cannes. Nel corso della sua carriera, Elio Germano non si è fatto mancare mai niente, neanche i tanti riconoscimenti che lo hanno eletto ad uno dei migliori attori del nostro paese. Nel 2010, l’attore romano ha vinto l’ambito premio al Migliore Attore al Festival di Cannes per il film La nostra vita, ad ex aequo con Javier Bardem per Biutiful.

Elio Germano in Un medico in famiglia

10. Ha recitato nella celebre fiction. Nella seconda stagione della celebre fiction televisiva Un medico in famiglia, con Lino Banfi tra i protagonisti, è comparso anche Germano nei panni di Er Pasticca, un amico tutt’altro che affidabile di Alberto. L’attore, all’epoca ancora poco conosciuto ebbe qui modo di mettersi ulteriormente alla prova, ottenendo a partire da quel momento grande notorietà.

Fonti: IMDb

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 6 e 7

La Ruota del Tempo: la recensione degli episodi 6 e 7

Ormai quasi a conclusione della sua prima stagione, che copre grossomodo l’intero primo romanzo del ciclo letterario di Robert Jordan, La Ruota del Tempo trova con gli episodi La Fiamma di Tar Valon e Tenebre lungo le Vie la sua quiete prima della tempesta. Rispettivamente sesto e settimo episodio, di otto totali, questi si presentano infatti come i più statici della stagione. Poco sembra avvenire, ma molti sono in realtà i dettagli che preparano all’avventura vera e propria, quella che una volta intrapresa non permette di tornare indietro. Come già riportato nelle recensioni dei precedenti episodi (La Ruota del Tempo, ep. 1, 2 3; La Ruota del Tempo, ep. 4 e 5), la serie basata sui romanzi di Jordan e curata dallo showrunner Rafe Judkins dà l’impressione di essere una grande premessa per maggiori sviluppi futuri.

Nel corso dei precedenti episodi si era fatta la conoscenza dei giovani Rand, Perrin, Mat, Egwene e Nynaeve, cinque ragazzi dotati di straordinari poteri, i quali vengono chiamati all’avventura da Moiraine Damordred (Rosamund Pike), strega appartenente alla potente organizzazione delle Aes Sedai, la quale è alla ricerca del Drago Rinato. Questi è un antico guerriero che ciclicamente si batte per riportare l’ordine nell’universo, sconfiggendo le forze del male. Solo uno dei cinque è il prescelto, ma ognuno di loro verrà inevitabilmente coinvolto in questo scontro senza fine, vedendo la propria vita cambiare per sempre. Dopo essere giunti alla città-stato di Tar Valon, dove si erge la Torre Bianca delle Aes Sedai, il gruppo è ora pronto a ripartire.

I preparativi prima del viaggio…

Dall’arrivo di tutti i protagonisti a Tar Valon inizia il sesto episodio di La Ruota del Tempo, con il quale gli spettatori possono entrare maggiormente a contatto con l’ordine delle Aes Sedai. Fino ad ora presentato esclusivamente attraverso alcune delle sue principali esponenti, si ha invece ora modo di conoscere la Madre al comando di tutto. L’episodio è dunque scandito dalle informazioni che si ottengono dai concili e dal privato delle Aes Sedai. Dalla loro importanza nella storia al cambiamento del loro ordine nel corso del tempo. La Fiamma di Tar Valon, di conseguenza, appare essere l’episodio più statico della stagione, dove tutto sembra fermarsi in vista di una ripresa dell’avventura.

Ciò non è da vedere come un difetto, poiché appunto numerosi sono i preziosi elementi messi in gioco e che certamente si ripresenteranno più avanti nel racconto, come ad esempio lo stesso Logain Ablar, il Falso Drago interpretato da Alvaro Morte. Nonostante ciò, l’episodio potrebbe ugualmente apparire come quello più difficile degli altri da digerire. Più che alla, poca, azione, occorre dunque affidarsi alla bellezza di alcune immagini e delle scenografie. L’austerità degli ambienti all’interno della Torre Bianca è certamente utile per comprendere meglio la natura delle Aes Sedai, le quali in più occasioni possono risultare ancora particolarmente criptiche.

La Ruota del Tempo Recensione

… verso il gran finale di stagione

Di particolare importanza appare poi essere il settimo episodio, ovvero il penultimo della stagione. Questo, dal titolo Tenebre lungo le Vie segna a tutti gli effetti l’inizio del viaggio per il gruppo di protagonisti. Lasciata Tar Valon, ci si sposta ora in ambienti nuovi, oscuri, dove è facile incontrare tanto alleati quanto pericolosi nemici. Si tratta di un momento del racconto che non può non ricordare, per una serie di scelte di messa in scena, il momento della partenza della Compagnia dell’Anello verso Mordor nel primo film de Il Signore degli Anelli. Il paragone con quella trilogia cinematografica è sempre dietro l’angolo, ma, come già evidenziato per i precedenti episodi, per la La Ruota del Tempo sembra si sia puntato adeguatamente su quelli che sono i tratti distintivi di questo racconto.

Questo settimo è tuttavia un episodio speciale anche per la rivelazione circa l’identità del Drago Rinato. Un momento, ad essere sinceri, che data la sua importanza avrebbe meritato una messa in scena più ambiziosa, che facesse percepire il peso di questa scoperta. La cosa appare invece quasi gettata via e poco tempo c’è per pensarci su, perché a quel punto è più che necessario che mai rimettersi in viaggio. La speranza è che, con l’ultimo episodio rimasto, La Ruota del Tempo non affronti in modo sbrigativo altri momenti di particolare rilievo come questo, vanificando la lunga preparazione costruita fino ad ora. Specialmente ora che, acquisita familiarità con i protagonisti e il contesto, si avverte un certo trasporto nei loro confronti.

Il capo perfetto, la recensione del candidato spagnolo agli Oscar

Non ha vinto la Concha de Oro del 69º Festival Internacional de Cine de San Sebastián, ma potremmo ritrovarcelo agli Oscar a competere per il Miglior Film in Lingua Straniera. Coerentemente con il record delle venti candidature ai Premi Goya ricevute, la Spagna ha preferito proporre all’Academy Il capo perfetto di Fernando León de Aranoa (I lunedì al sole, Escobar), piuttosto che il Madres paralelas di Pedro Almodóvar – film di apertura di Venezia 78 – o il Mediterráneo di Marcel Barrena, premiato dal pubblico alla Festa del Cinema di Roma.

E con ragione, senza nulla togliere ai contendenti. Quello che dal 23 dicembre BiM distribuisce nelle sale italiane italiane è a tutti gli effetti un film solido, compiuto, equilibrato e con un protagonista incredibile a dirigere un’orchestra di personaggi e un intreccio a metà tra certe pietre miliari nazionali e il film di genere statunitense. Una rappresentazione solo apparentemente grottesca, anzi molto realistica e nuda di una realtà popolare, in tutti i sensi.

Di che parla Il capo perfetto

Siamo nella provincia madrilena, nella fabbrica della storica azienda di bilancie industriali di Julio Blanco, padre padrone della piccola comunità che gira intorno alla compagnia, attento e disponibile nei confronti di ogni suo dipendente, con i quali cerca di mantenere un rapporto umano e quasi familiare. Ma nella settimana in cui dovrebbe ricevere la visita di una ispezione della commissione che dovrà assegnare un premio di eccellenza locale tutto sembra concorrere al peggio. Disposto a qualunque cosa pur risolvere i problemi dei suoi dipendenti, affinché non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l’ambito riconoscimento, Blanco inanella una serie di interventi dei quali rischia di non essere in grado di valutare o gestire le conseguenze.

Una Roulette spagnola

Presentato – e venduto – come commedia, il film non merita di esser contenuto in una definizione tanto rigida. La grande interpretazione dell’attore spagnolo ce lo mostra in continua trasformazione (anche fisica) e capace di cambiare registro alla costruzione del regista con ogni sua singola espressione. Facendo sì che dramma, farsa o denuncia si alternino in una roulette che per tutto il film attendiamo si fermi. Un crescendo nel quale vediamo aggiungersi maschere alla tragedia, a complicarsi le soluzioni previste ai problemi, dai più semplici ai più complessi. E la cui sperata quadratura del cerchio sembra sempre più difficile dal concretizzarsi.

Il capo perfetto film 2021Dall’ex dipendente, all’amico di infanzia impazzito di gelosia, sua moglie, il supposto amante, una segretaria che nasconde segreti e la giovane stagista, il teatrino scorre davanti ai nostri occhi come ineluttabile. E anche la sicurezza ostentata dall’esperto Blanco – pronto a pontificare di bilance ed equilibrio quanto a oscillare tra assolutismi e relativismo – si conferma come apparente. Soprattutto quando messa alla prova dalla vita reale, nei brevi siparietti con la moglie, completamente esterna al suo microcosmo (o campo giochi, che dir si voglia).

Una umanità che conosciamo molto bene

Viene da pensare al nostro Ettore Scola più che al realismo magico di certa tradizione di lingua ispanica, soprattutto per le piccolezze dell’essere umano che colorano la rappresentazione. E che riescono a farci ridere amaro di fronte alla ferocia di situazioni che conosciamo o riusciamo a figurarci fin troppo bene. L’assurdo è quello della realtà, in fondo, e nasce dalla mania del controllo, dal senso di disperazione e di superiorità che sempre più ci circonda.

Ed è un peccato che nella traduzione del titolo si perda la varietà linguistica del riferimento originale. Non solo, e non tanto all’aspetto padronale e gerarchico reso dal più generico “capo” forse per pudore nell’utilizzare termini poco consoni alla moderna sensibilità sindacale. Quanto alla presentazione del nostro protagonista come “difensore” e “modello” per i suoi sottoposti, quasi “un santo” (patrono, appunto) cui rivolgersi con le proprie preghiere o desiderata. Tutti significati che aumentano lo spaesamento nel seguire questo soggetto gattopardesco, tanto magnetico e ipnotico quanto ridicolo e inquietante nel suo attraversare relazioni, sentimenti e principi sui quali lui stesso sembra credere sinceramente di aver basato la propria esistenza e successo.

Spider-Man: No Way Home, la spiegazione del finale – SPOILER

Spider-Man: No Way Home, la spiegazione del finale – SPOILER

ATTENZIONE – L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Spider-Man: No Way Home costituisce a tutti gli effetti il capitolo conclusivo della prima trilogia dell’MCU incentrata sull’arrampica-muri e, per il grandioso Tom Holland, questa potrebbe trattarsi in ultima istanza del suo definitivo saluto al personaggio di Peter Parker… in qualsiasi universo.

La produttrice del franchise Amy Pascal ha suggerito che un’altra trilogia sul nostro Spidey è in lavorazione (facendo poi rapidamente marcia indietro), mentre il CEO della Sony Pictures ha confermato che c’è un accordo in atto per i Marvel Studios per concedere all’amato Spider-Man almeno un’altra prossima apparizione. All’apparenza, ci sono quindi state dichiarazioni fuorvianti su ciò che accadrà prossimamente, ma in che modo Spider-Man: No Way Home potrebbe impostare il futuro dell’iconico personaggio sul grande schermo?

Qui di seguito, abbiamo analizzato tutto ciò che accade alla fine del film, soffermandoci nel dettaglio sugli step necessari per il nostro Peter per poter superare ogni ostacolo gli si palesi dinanzi e procedere con la rinascita dell’ineguagliabile Uomo Ragno.

Come prima cosa, ecco un po’ di background…

spider-man: no way home finaleCon un piccolo aiuto da parte dei suoi amici, Spider-Man riesce a sconfiggere i cattivi approdati nel MCU da altre realtà. Tuttavia, il Multiverso comincia a sfaldarsi e chiunque sappia che sotto la maschera dell’arrampica-muri c’è Peter Parker, irrompe in scena… in un epico scontro finale.

Attraverso le crepe nella multiverso, scorgiamo le sagome di personaggi come Kraven il Cacciatore, Rhino e Scorpion (tra gli altri), e diverrebbe impossibile contrastarli se se non si riuscisse a far qualcosa per fermare lo squarcio temporale. L’unico modo per risolvere questo marasma è portare a compimento l’incantesimo di prima, ma c’è un tragico colpo di scena che subentra nella narrazione…

Addio Peter Parker

finale no way homeCompletare l’incantesimo può sì riparare il Multiverso, ma significa che il mondo dimenticherà l’esistenza di Peter Parker. Tutti coloro che hanno conosciuto e amato l’adolescente non avranno alcun ricordo di lui, anche se il mondo ricorderà ancora la figura Spider-Man. Dopo un addio strappalacrime ai compagni MJ e Ned (che vede la prima dichiarare il suo amore per il nostro eroe), Peter giura ai suoi amici che si ricongiungeranno più tardi e gli racconterà tutto.

Doctor Strange termina l’incantesimo, e riporta immediatamente i cattivi nelle loro rispettive realtà. Le crepe nel Multiverso si estinguono, e l’equilibrio sembra inizialmente ristabilito. Più tardi troviamo Peter che visita la tomba di sua zia May: Happy Hogan quindi appare e chiede a Peter come abbia conosciuto May Parker; chiaramente non ha alcun ricordo del ragazzo per il quale è diventato una specie di figura paterna, anche se l’arrampica-muri conserva i suoi ricordi della vita prima dell’incantesimo.

L’Ultimo Sacrificio

spider-man zendaya In una New York innevata, Peter rintraccia MJ nella tavola calda in cui lavora e prova a leggerle una lettera che ha scritto e che spiega tutto ciò che è successo. Entra nel negozio e parla con una MJ che chiaramente non ricorda nulla del ragazzo che si presenta come Peter Parker: egli inizia a raccontare la sua storia quando arriva Ned, che si rivolge subito a MJ: sono eccitati all’idea di andare insieme al MIT, e sembra che Peter cominci ad avere delle riserve sul farsi avanti con quello che ha promesso. Proprio mentre sta per iniziare a leggere la sua lettera a MJ, Peter nota il cerotto sulla sua testa, a causa delle ferite che ha subito alla Statua della Libertà.

Dicendo che la vedrà in giro, Peter fa la sua uscita di scena, anche se MJ sembra in un qualche modo rimembrare qualcosa… Chiaramente, l’eroe si rende conto che i suoi amici vivranno in condizioni più sicure e serene senza di lui, non potranno mai essere minacciati.

Un fantastico nuovo inizio

spider-man un nuovo inizioA New York, Peter entra nel suo nuovo appartamento. È piccolo e un po’ spartano, ma l’eroe sembra soddisfatto; con alcuni ricordi della sua vita passata (tra cui una minifigure LEGO dell’Imperatore Palpatine dal set della Morte Nera), vediamo che Parker ha sfruttato una macchina da cucire per farsi un costume. Identico a quello che indossa la sua controparte dei fumetti – è relativamente simile nel colore alla tuta dell’era “Parker Industries” senza il logo incandescente/finitura metallica: questo è un costume senza Il meccanismo Stark e più simile a quello che abbiamo visto indossare agli Spider-Man di Andrew Garfield e Tobey Maguire.

Ascoltando una stazione radio della polizia, Spidey entra in azione e si fa largo in una Grande Mela innevata per combattere il crimine. Con ciò, Spider-Man si trova in una posizione per cui dove potrebbe essenzialmente essere riscritto al di fuori del MCU e apparire nei film Marvel della Sony come un normale Spidey senza l’ausilio della Stark Tech. Tuttavia, c’è chiaramente ancora un posto per l’eroe in questo mondo condiviso…anche se come uno Spider-Man più accurato e vicino ai fumetti!

Spider-Man: No Way Home, le migliori rivelazioni del film

Spider-Man: No Way Home, le migliori rivelazioni del film

ATTENZIONE – L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU SPIDER-MAN: NO WAY HOMESpider-Man: No Way Home è arrivato finalmente nei cinema di tutto il mondo, dopo una lunghissima attesa! Se avete visto il film o semplicemente non vedete l’ora di scoprire cosa succede, ecco un riassunto delle maggiori rivelazioni del film e i momenti migliori di questo progetto mirabolante.

Nonostante le fughe di notizie precedenti al debutto in sala del film, le sorprese in sala sono state numerosissime e hanno scatenato l’entusiasmo di tutti i fan! Spider-Man: No Way Home è un film dalla portata completamente differente rispetto a qualsiasi pellicola Marvel, per questo vale la pena analizzare nel dettaglio i frangenti più significativi! Preparatevi per imbattervi in un articolo… nel multiverso degli spoiler!

Non più Stregone Supremo…

no way home wongDoctor Strange è stato una delle vittime del blip di Thanos in Avengers: Infinity War, ma non ci siamo mai soffermati abbastanza su Wong…sopravvissuto al feroce attaccato del Titano Pazzo sulla Terra: a questo proposito, Spider-Man: No Way Home rivela proprio che, durante quei cinque anni, egli è stato nominato nuovo Stregone Supremo del MCU!

Proprio così, è Wong a comandare in questi giorni, suggellando una dinamica con cui Strange sembra essere in difficoltà. Questo potrebbe spiegare in qualche modo il suo ruolo in Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, e perché è stato lui a gestire le conseguenze di quel film insieme a Bruce Banner e Captain Marvel.

Alcuni cognomi familiari

All’inizio del film, il Controllo Danni arriva per interrogare Peter, Ned, MJ e May sul loro ruolo nel presunto attacco di Spider-Man a Londra. È a questo punto del film che finalmente scopriamo i reali cognomi di Ned e MJ, che chiariscono entrambi chi dovrebbero essere in realtà.

Ned è confermato come Ned Leeds (il che non è affatto una rivelazione scioccante), mentre apprendiamo che il nome completo di MJ è Michelle Jones-Watson; quindi, la ragazza ha semplicemente sempre scelto di omettere il secondo cognome, “Watson”.

No Oscorp nell’MCU

spider-man: no way home finaleQuando Norman Osborn arriva nel MCU, inizialmente riesce a superare i suoi impulsi più oscuri, respingendo il Goblin nei meandri più remoti della sua mente. Lui e Peter legano rapidamente, ma quando si incontrano per la prima volta, Norman descrive l’esperienza traumatizzante di approdare in una realtà così diversa dalla sua.

È durante questa conversazione che rivela che non c’è nessuna Oscorp nel MCU e nessun Norman o Harry. Il nome “Norman Osborn” chiaramente non significa nulla per Peter quando Doctor Octopus lo menziona per la prima volta, quindi ogni possibilità di una variante MCU del cattivo che compra la Stark Tower e minaccia Spidey è svanita. Se i Marvel Studios possedessero i diritti di Spider-Man, l’MCU accoglierebbe certamente una famiglia Osborn. Allo stato attuale, la porta è chiusa su quel fronte, quindi è meglio sperare in Hobgoblin.

“Da grandi poteri…”

The Amazing Spider-Man era stranamente simile a Spider-Man in molti modi, specialmente per quanto concerneva la storia delle origini di Peter. Tuttavia, il modo in cui il reboot ruotava intorno alla frase dello zio Ben “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” è stato percepito come uno schema ripetitivo, quindi i Marvel Studios hanno deciso di allontanarsi da questa dimensione narrativa, il che è stato abbastanza comprensibile; quello che non ci aspettavamo era che si dimenticassero di Ben Parker.

Non è mai stato menzionato direttamente nel MCU (la cosa più vicina a lui è una realtà alternativa in What If…?), e sono gli altri due Peter Parker che parlano direttamente di lui qui. Tuttavia, quando zia May muore tragicamente dopo essere stata attaccata dal Green Goblin, è lei che impartisce questo pezzo di saggezza a suo nipote. Funziona nel contesto del film, essenzialmente sostituendo May con Ben in questo mondo; stiamo effettivamente cominciando a pensare che lo zio di Peter sia appena morto nel MCU senza aver prima ispirato suo nipote ad essere un eroe.

Un cenno a Miles Morales

Per quanto sarebbe stato divertente vedere un Miles Morales in un live-action di Spider-Man: No Way Home, nessuno può biasimare la Sony Pictures (o i Marvel Studios, se è per questo) per averlo voluto introdurre correttamente.

Vi è, comunque, un divertente cenno all’esistenza del personaggio: quando Electro viene sconfitto, si rivolge al suo Peter Parker, dichiarandogli come si è sentito nell’apprendere chi si celasse sotto la maschera e ammettendo che aveva sospettato/sperato che l’eroe potesse essere una persona di colore. Max Dillon poi sottolinea che è sicuro dell’esistenza di uno Spider-Man di colore da qualche parte nel Multiverso, il che è un buon indizio che potrebbe riportare in live-action…. un Miles in carne ed ossa – e realmente esistente.

Peter e Otto Riuniti

Il Peter del MCU decide di provare a salvare i cattivi che affronta prima di rispedirli nei loro rispettivi mondi perché, dopo essere stato ispirato dalle parole di May, si rende conto che questo potrebbe evitare la loro morte. Il chip inibitore di Doc Ock viene riparato, e Otto Octavius viene riportato al suo vero io come risultato.

Durante la battaglia finale, l’ex cattivo si presenta per dare una mano ai tre Spider-Man, e si riunisce con il suo Peter. L’originale spara-ragnatele del grande schermo si smaschera, e i due condividono un tenero momento in cui Otto riconosce che il suo ex allievo è ormai cresciuto. È una scena sorprendentemente convincente, e in qualche modo compensa la mancanza di tempo sullo schermo che Spider-Man condivide con il Green Goblin (anche se Norman si vendica di Peter durante la battaglia finale).

Rimediare agli errori del passato

Lo Spider-Man di Andrew Garfield non ha mai avuto una risoluzione adeguata alla sua storia, ma Spider-Man: No Way Home tenta di rimediare in parte a ciò; ancora devastato dopo la morte di Gwen Stacy, Peter rivela che è diventato restio a servire il prossimo e non ha lasciato spazio per una vita lontano dal costume rosso e blu.

Tuttavia, quando lo Spider-Man del MCU viene fermato dal Green Goblin per salvare MJ, è l’Amazing Spider-man che entra in azione e le salva la vita. In lacrime, dice a MJ che ora si sente finalmente bene, e non possiamo fare a meno di immaginarlo volgere lo sguardo a quella che è effettivamente la sua realtà, cercando di salvare così Mary Jane Watson del suo mondo. Peter fa anche ammenda con Electro, dicendo a Max che, anche senza i suoi poteri, lui è ancora speciale e lo è sempre stato: questa è un’altra grande scena, che aiuta Garfield a prendere possesso della scena cinematografica.

 Aspettate, già lo conosciamo…

Abbiamo menzionato gli Spider-Man di Maguire e Garfield alcune volte, ma permetteteci di dirvi che nessuno dei due è riuscito minimamente a deluderci. I loro rispettivi ritorni sono stati gestiti perfettamente all’interno della narrazione, e vedere i tre interpreti di Peter Parker condividere lo schermo non è altro che un sogno che si avvera per la moltitudine di fan dell’arrampica-muri.

Che si tratti del trio che discute del potere organico di Peter o di un ritorno alle ferite di Maguire in Spider-Man 2, ci sono numerosi riferimenti ai loro rispettivi film nel corso della pellicola. Chi avrebbe mai immaginato che avremmo visto lo spara-ragnatele del MCU dire al suo predecessore che ha combattuto un alieno nello spazio? Scoprire un po’ di più su ciò che è diventato il Peter di Tobey sarebbe stato bello, anche se sembra che abbia ottenuto il suo lieto fine con la Mary Jane di Kirsten Dunst (che, purtroppo, non appare).

Un Buon Avvocato

Il capo dei Marvel Studios Kevin Feige ha confermato che Charlie Cox sarà il Daredevil del MCU, e l’Uomo Senza Paura fa il suo debutto in Spider-Man: No Way Home. Il Matt Murdock di Cox è effettivamente l’avvocato di Peter, anche se non c’è nessuna battaglia in tribunale; invece, offre consigli all’adolescente nell’appartamento suo e di May.

Spiegando che Peter ora deve affrontare il tribunale dell’opinione pubblica, Matt avverte anche Happy Hogan che potrebbe avere problemi legali (il loro scambio è un modo divertente di riconoscere il periodo di Jon Favreau come Foggy Nelson in Daredevil del 2003). Poi, l’avvocato prende un mattone lanciato attraverso la finestra, spiegando che è stato in grado di farlo – nonostante sia cieco – perché è un “ottimo avvocato“. È un modo superbo per reintrodurre Matt e speriamo che questa sia solo la prima di molte altre apparizioni a venire.

Un Nuovo Costume

Non entreremo in troppi dettagli qui, ma il nuovo costume di Peter è, senza dubbio, spettacolare.

Realizzato dal diplomato (presumiamo che si sia laureato dopo che il mondo ha dimenticato la sua identità) con una macchina da cucire, questo classico costume rosso e blu sembra essere il perfetto mix tra le tute di Spider-Man e The Amazing Spider-Man, con l’aggiunta del tocco moderno MCU. Soprattutto, Peter è ora libero dalla tecnologia Stark, e molto più in linea con la sua controparte dei fumetti.

Alla ricerca di Dory: trama, personaggi e curiosità sul film Pixar

Considerato uno dei più grandi successi della Pixar Animation Studios, il film d’animazione Alla ricerca di Nemo è ancora oggi un esempio perfetto di grande intrattenimento per piccoli e adulti. La storia di un padre alla ricerca del proprio figlio è quanto mai universale, e se come qui è ambientata nei coloratissimi oceani del pianeta Terra, l’avventura diventa ancor più vivace, sorprendente ed emozionante. Tanto fu il successo che per anni si parlò di realizzare un sequel, senza però che questo si concretizzasse mai, almeno fino al 2016. A 13 annni dal precedente, è infatti arrivato in sala Alla ricerca di Dory (qui la recensione).

Diretto nuovamente dal premio Oscar Andrew Stanton, questo ripropone personaggi e dinamiche simili al suo predecessore, con la differenza che, come suggerisce il titolo, si va stavolta alla ricerca della pesciolina blu Dory. Il film diventa dunque un modo per approfondire il personaggio di Alla ricerca di Nemo che più di tutti ha conquistato la simpatia del pubblico. Si approfondiscono così le sue origini, portando nuovamente gli spettatori nel meraviglioso oceano, riccco di colori e nuovi personaggi tutti da scoprire. Apprezzato da critica e pubblico, anche Alla ricerca di Dory si è dunque affermato come un ottimo successo.

Con un incasso di oltre un miliardo di dollari, a fronte di un budget di 200, è questo un film stupefacente tanto a livello emotivo quanto visivo, con un’animazione più curata e ricca di dettagli che mai. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, ai personaggi e al cast di doppiatori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Alla ricerca di Dory: la trama del film

Come anticipato, il film racconta di Dory, la simpatica pesce chirurgo blu. Quando era piccola, questa si è accidentalmente separata dai suoi genitori, perdendoli. A causa di un problema di perdita di memoria a breve termine, gradualmente Dory finisce per dimenticarsi di loro, smettendo dunque di cercarli. Un anno dopo aver incontrato il pesce pagliaccio Marlin e aver contribuito al ritrovamento del figlio Nemo, Dory vive ancora con loro sulla barriera corallina. A un certo punto, improvvisamente, si accende in lei il ricordo dei genitori e del luogo in cui viveva con loro: Morro Bay in California.

Decide così di partire all’avventura per andare a cercarli, pur con i suoi problemi di memoria. Davanti a lei vi è però un’intero oceano, fatto di pericoli e meraviglie. Per evitare che possa cacciarsi nei guai, Marlin e Nemo decidono di accompagnarla. Lungo il tragitto, però, Dory metterà come sempre a dura prova i nervi di Marlin, finendo con il causare una separazione tra di loro. Consapevole di non poter lasciare da sola Dory, il pesce pagliaccio si trova nuovamente a dover mettere da parte il proprio orgoglio, partendo alla ricerca dell’amica, la quale intanto si avvicina sempre di più alla sua meta e a nuovi pericoli.

Alla ricerca di Dory: i personaggi del film

Protagonista assoluta del film è dunque la pesciolina blu Dory, la quale è stata eletta come uno dei personaggi più amati di sempre del mondo Pixar e Disney. Su Facebook, infatti, la pagina a lei dedicata vanta ben 22 milioni di like. Si tratta inoltre del primo personaggio della Pixar a presentare una disabilità, quella della perdita di memoria. Tale tema è in realtà ricorrente all’interno del film, in quanto anche altri personaggi presentano delle proprie disabilità. Vi è ad esempio il polpo Hank, nuovo personaggio qui introdotto, il quale presenta solo sette tentacoli invece che otto. Ciò è dovuto in realtà all’impossibilità degli animatori di dotarlo dell’ottavo, costruendo dunque un retroscena in cui questo gli è stato staccato durante uno scontro.

Vi è poi Destiny, lo squalo balena amica di infanza di Dory, la quale presenta una forte miopia, mentre la strolaga Becky, che aiuterà Marlin e Nemo a raggiungere Dory, presenta un lieve ritardo mentale. Tutti questi personaggi, dunque, introducono e portano avanti il tema della disabilità, la quale viene mostrata non come un ostacolo ma semplicemente come un modo diverso di rapportarsi con il mondo e con le proprie innegabili capacità. Tra i nuovi personaggi si ritrovano poi anche Charlie e Jenny, i genitori di Dory, mentre Marlin Nemo sono i già noti pesci pagliaccio protagonisti del primo film. Un altro volto già noto che ricompare qui è la tartarua marina Scorza, che trasporta i tre protagonisti fino in California.

Alla ricerca di Dory doppiatori

Alla ricerca di Dory: il cast dei doppiatori americani e italiani

A dare voce al personaggio di Dory, la sbadata pesciolina ora protagonista, vi è la conduttrice televisiva Ellen DeGeneres, la quale venne scelta per il film del 2003 dopo che il regista la vide improvvisare in televisione. È stata proprio la DeGeneres a richiedere un sequel del film, annunciandolo poi ufficialmente durante il suo programma televisivo. In italiano Dory è invece doppiataa da Carla Signorinis. Per il doppiaggio dell’iperprotettivo pesce Marlin, vi è di nuovo l’attore Albert Brooks. Questi rimase da subito entusiasta del personaggio, apprezzando il suo essere un pesce pagliaccio che non fa ridere. L’attore si dedicò così a puntare in particolare su tale aspetto. In italiano il personaggio ha invece la voce dell’attore Luca Zingaretti.

Il giovanissimo Alexander Gould, che aveva dato voce a Nemo nel predecente film, era ora troppo grande per la parte, che è stata dunque affidata a Hayden Rolence. In italiano, a dar voce al personaggio, è Gabriele Meoni. Gli attori Ed O’Neill, Kaitliny Olson e Ty Burrell danno invece voce rispettivamente a Hank, Destiny e Bailey. Personaggi che in italiano sono doppiati da Ugo Maria Morosi, Francesca Manicone e Ambrogio Colombo. Per i genitori di Dory, Jenny e Charlie, si ritrovano nella versione inglese gli attori Diane Keaton, nota premio Oscar, e Eugene Levy. In italiano i due personaggi hanno la voce di Melina Martello e Carlo Valli.

Alla ricerca di Dory: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Alla ricerca di Dory grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Disney+, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 30 dicembre alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Fonte: IMDb

The house: il trailer e prime immagini del film d’animazione in stop-motion Netflix

Volti di panno paffuti e spaesati, topi e gatti arruffati che sembrano fuggiti dalla bottega di un tassidermista folle, creature dalle strambe proporzioni, insetti danzanti, una casa sinistra che riporta la mente a The Others o Hill House. Tutto questo nel trailer che annuncia l’uscita della mini serie The House, su Netflix dal 14 gennaio 2022, prodotta da Nexus Studios in UK.

The house – le prime immagini

The house promette di allontanare notevolmente gli orizzonti finora raggiunti dall’animazione e in particolare di quella tecnica, per tanto tempo bistrattate e tenuta nell’ombra, che è la stop-motion. Dopo serie come Love, Death and robots, o Arcane, Netflix affranca definitivamente un nuovo territorio di sperimentazione espressiva, libero da schemi, contenuti e durate e non più relegato a contenuti per bambini e ragazzi. Soprattutto conferma quanto la stop-motion possa essere considerata l’anima nera dell’animazione, ancora una volta al servizio di storie sinistre e perturbanti.

La serie, che vede protagonisti i meravigliosi burattini realizzati da McKinnon & Saunders, si compone di tre storie, tutte ambientate nella stessa casa, ma in tempi diversi e con abitatori differenti.

Il primo episodio, diretto da Emma de Swaef e Marc Roels, autori di capolavori in lana cardata animata a passo uno, come Oh Willy…, racconta le peripezie di una povera famiglia del XIX secolo alle prese con il recupero dello status benestante dei propri antenati, fidandosi di un misterioso benefattore.

Il secondo invece descrive i problemi di un agente immobiliare dei nostri tempi alle prese con ospiti sgraditi che incombono sulla vendita della casa ed è diretto da Niki Lindroth von Bahr, autrice del musical distopico animato The Burden, vincitore di numerosi premi internazionali e di un premio Oscar.

Il terzo, della vincitrice del premio BAFTA Paloma Baeza con Poles Apart, si svolge nel futuro e la protagonista Rosa fa di tutto per non abbandonare la casa, ormai fatiscente. Tra le voci spiccano i nomi di Helena Boham Carter, Mia Goth e Miranda Richarson.

Non rimane che aspettare in trepidante attesa la data di uscita di The house, ingannando il tempo guardando ancora una volta quei film che hanno fatto uscire l’animazione stop-motion dal buio delle cantine dell’est Europa e dalla schiavitù degli effetti speciali, a partire da Tim Burton’s Nightmare Before Christmas fino ad Anomalisa e L’isola dei cani, o La mia vita da Zucchina.

The house – il poster

Spider-Man: No Way Home: chi erano le figure nella spaccatura tra gli Universi?

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ATTENZIONE – L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER DA SPIDER-MAN: NO WAY HOME

spider-man zendaya

Il finale di Spider-Man: No Way Home ci mette davanti al pericolo della rottura del MCU, con il multiverso che sta per collassare su se stesso e con le spaccature trai diversi mondi che si aprono e che rischiano di far confluire nell’universo di Doctor Strange e di Peter Parker/Tom Holland, molti personaggi indesiderati, con conseguenze catastrofiche.

Il cielo si spalanca e da queste spaccature spuntano delle sagome non meglio identificate, fino a questo momento…. Le forme delle persone sono difficili da distinguere, ma c’è un momento in cui la telecamera si sofferma sulla sagoma di un uomo con una lancia, che potrebbe benissimo essere Kraven il Cacciatore. Aaron Taylor-Johnson interpreterà il cacciatore di trofei in un prossimo progetto SONY, si tratta di uno dei più grandi nemici di Spider-Man nei fumetti, quindi questo potrebbe essere il modo di Sony di gettare le basi per il suo arrivo. L’apparizione delle spaccature nel cielo fornisce effettivamente sia a Sony che ai Marvel Studios una scusa generale per introdurre quasi tutti i personaggi nel MCU: “Oh, sono passati attraverso la spaccatura del multiverso e non sono stati rimandati indietro con tutti gli altri”. Potrebbe essere una scusa plausibile che potremmo sentire presto.

L’altra apparizione nella spaccatura che riceve un’attenzione speciale è una forma ampia e massiccia che potrebbe essere la Cosa, dato il prossimo reboot dei Fantastici Quattro in produzione perso i Marvel Studios, ma non solo. Una sagoma altrettanto grossa ci mostra un omone con un corno sulla fronte che altri non è se non il Rhino di Paul Giamatti da The Amazing Spider-Man 2.

Spider-Man: No Way Home, leggi la recensione

Spider-Man: No Way Home è uscito in sala il 15 dicembre. Nel film tornano Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei. Inoltre, nel film ci sono anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che veste i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, Willem Dafoe nei panni di Norman Osborne/Green Goblin e infine Alfred Molina, di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production.

C’mon C’mon: teaser trailer del film con Joaquin Phoenix

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C’mon C’mon: teaser trailer del film con Joaquin Phoenix

Notorious Pictures ha diffuso il trailer di C’mon C’mon, il nuovo film con protagonista il premio Oscar Joaquin Phoenix. Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale italiane C’mon C’mon, scritto e diretto da Mike Mills che, dopo un film ispirato a suo padre (Beginners) e uno alla madre (Le donne della mia vita), si cimenta in un’opera ancora più personale e per certi versi più vicina alla sua esperienza vissuta: una storia che scava nel rapporto tra adulti e bambini. Protagonista della pellicola è Joaquin Phoenix, nei panni di un uomo di mezza età che impara a prendersi cura di un bambino per la prima volta, attraverso un viaggio che si trasformerà in una meditazione sull’amore, la genitorialità e sull’andare avanti anche se non si ha idea di cosa accadrà nel futuro. Nel cast anche Gaby Hoffmann(Perdona e dimentica, Wild), Scoot McNairy (Monsters, L’amore bugiardo) e il giovanissimo Woody Norman. C’mon C’mon arriverà a marzo nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

La trama

Joaquin Phoenix è Johnny, un giornalista radiofonico molto preso da un progetto di lavoro che lo porta in giro per l’America a intervistare i bambini sul futuro incerto del nostro mondo. Sua sorella Viv (Gaby Hoffmann) gli chiede di badare a suo figlio di 8 anni Jesse (Woody Norman), mentre lei si occupa del padre del bambino, che ha problemi mentali. Johnny si trova a legare con il nipote in una maniera che mai avrebbe previsto, portandolo con sé in un viaggio da Los Angeles a New York e New Orleans.

Euphoria seconda stagione: il trailer della serie HBO con Zendaya

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Ecco il trailer della seconda stagione di Euphoria, con Zendaya e Hunter Schafer, che arriverà su HBO a partire dal 9 gennaio 2022. Creata, scritta e diretta da Sam Levinson, torna con l’attesissima seconda stagione Euphoria, la premiata serie di culto con la vincitrice dell’Emmy Award Zendaya di cui viene rilasciato oggi il teaser. La seconda stagione Euphoria uscirà in otto episodi su Sky e in streaming su NOW a partire dal 10 gennaio, in contemporanea con la messa in onda di HBO.

Tra le giovani vite che si intrecciano nella città di East Highland, California, la diciassettenne Rue (Zendaya) lotta per trovare la speranza mentre prova a resistere alle pressioni derivate dall’amore, dalla perdita e dalla dipendenza. Nel cast dei nuovi episodi di Euphoria ritroviamo Zendaya , Hunter Schafer, Nika King, Eric Dane, Angus Cloud, Jacob Elordi, Algee Smith, Sydney Sweeney, Alexa Demie, Barbie Ferreira, Maude Apatow, Javon Walton, Dominic Fike, Storm Reid e Austin Abrams.

Creatore e sceneggiatore, Sam Levinson è anche produttore esecutivo; produttori esecutivi sono Ravi Nandan, Kevin Turen, Will Greenfield, Drake, Adel “Future” Nur, Zendaya, Hadas Mozes Lichtenstein, Ron Leshem, Daphna Levin; fra i produttori Kenneth Yu; coproduttori sono Ashley Levinson, Harrison Kreiss e Julio Perez. Prodotta in partnership con A24 e basata sull’omonima serie israeliana create da Ron Leshem e Daphna Levin.

Harry Potter 20° Anniversario, il trailer della reunion HBO Max

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Harry Potter 20° Anniversario, il trailer della reunion HBO Max

HBO Max ha diffuso il primo trailer della speciale reunion di Harry Potter a vent’anni dal primo film. Insieme a Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, parteciperanno alla reunion anche Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes, Jason Isaacs, Gary Oldman, Tom Felton, James Phelps, Oliver Phelps, Mark Williams, Bonnie Wright, Alfred Enoch, Ian Hart, Toby Jones, Matthew Lewis, Evanna Lynch, il produttore David Heyman e i registi Chris Columbus, Alfonso Cuarón, Mike Newell e David Yates.

Inedita: il documentario su Rai5 il 27 dicembre

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Inedita: il documentario su Rai5 il 27 dicembre

Dopo il debutto alla Festa del Cinema di Romail documentario Inedita’, diretto dalla regista trentina Katia Bernardi e realizzato in collaborazione con Trentino Film Commission, andrà in onda su Rai 5 lunedì 27 dicembre in prima serata.

Incentrato sulla scrittrice Susanna Tamaro, il film vede la partecipazione di Roberta Mazzoni, Lorenzo Tamaro, Vicki Satlow e Marko Sosič, è prodotto dalla GA&A Productions ed è stato realizzato in collaborazione con RAI Cultura e con Trentino Film Commission, con il sostegno di Fondazione Luca e Katia Tomassini e Montura.

Una delle scrittrici italiane più lette di tutti i tempi, autrice di ‘Va’ dove ti porta il cuore‘, caso editoriale da 18 milioni di copie vendute nel mondo. Una donna di successo ma lontana dai riflettori, 30 anni di carriera segnati da una sindrome invisibile che non le era stata diagnosticata fino a pochi anni fa: Asperger. Un viaggio nei luoghi e nel mondo creativo di Susanna Tamaro: un ritratto intimo e scanzonato di una donna straordinariamente INEDITA che per la prima volta si racconta senza filtri.

Trentino Film Commission: Aperta nel 2011, la Trentino Film Commission promuove e sostiene le produzioni cinematografiche, televisive e documentaristiche, sia italiane sia estere, in grado di valorizzare e diffondere il patrimonio culturale, ambientale e storico del territorio trentino.  La TFC offre alle produzioni supporto logistico attraverso la ricerca di location, facilitazioni alberghiere, il coinvolgimento di professionisti attivi sul territorio e il reperimento di contatti sia con le pubbliche amministrazioni sia con le forze dell’ordine.
Al contempo, la TFC è impegnata a favorire lo sviluppo dell’industria audiovisiva locale e a proporre momenti formativi che rendano i professionisti del settore presenti sul territorio sempre più qualificati.

Il Doctor Strange di No Way Home è cattivo? Ecco le “prove”

Il Doctor Strange di No Way Home è cattivo? Ecco le “prove”

ATTENZIONE – L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Spider-Man: No Way Home

Ci sono alcune prove in Spider-Man: No Way Home che sembrano supportare la teoria che Doctor Strange sia stato malvagio per tutto il tempo. Benedict Cumberbatch interpreta ancora una volta Doctor Strange nel film MCU, ma questa volta non sembrava essere proprio se stesso. Sin dal debutto dei primi trailer di Spider-Man: No Way Home, le azioni di Doctor Strange sono sembrate sbagliate, in particolare il suo desiderio di aiutare Peter Parker con un incantesimo che ha conseguenze così disastrose.

Oltre a ciò, la sua mancanza di empatia per i cattivi raccolti dal multiverso sembra particolarmente insolita per qualcuno che dovrebbe essere un Vendicatore. Inoltre, Strange è distante per tutto il film, senza che ci venga mai fornito il suo punto di vista.

Un’ulteriore conferma sulle prove che Strange non fosse se stesso in Spider-Man: No Way Home è l’intera sequenza di esecuzione dell’incantesimo stesso, che attraversa le parti conosciute e sconosciute del multiverso. Wong mette in guardia Strange sull’usare l’incantesimo, ma Strange lo esegue comunque, come se fosse una cosa semplice. La mancanza di spiegazioni a Peter prima di lanciare l’incantesimo, in particolare con Peter che lo interrompe, e la mancanza di controllo di Strange su ciò che sta facendo, suggerisce che qualcosa non va nel buon dottore.

Doctor Strange è sempre stato arrogante e competitivo

doctor strange tonyIl dottor Strange è sempre stato un personaggio un po’ burbero, pieno di un’arroganza sfacciata che deriva dai suoi giorni come chirurgo di successo. In molti modi, questo è legato al fatto che il suo personaggio è ambizioso, il che può avere risultati devastanti per qualsiasi personaggio. Dopo il suo incidente d’auto in Doctor Strange, cerca modi per guarire se stesso e quando viene esposto alle possibilità di ciò che potrebbe imparare dallo Stregone Supremo, diventa ossessionato dall’apprendimento e dalla padronanza di quelle abilità. Alla fine usa i suoi nuovi doni a fin di bene, ma anche la minima deviazione da ciò avrebbe potuto portarlo in una direzione diversa.

Lo si vede di nuovo in Thor: Ragnarok dove aiuta Thor e Loki a trovare il loro padre, Odino, anche se tortura un po’ Loki con i suoi portali (un altro indizio sulla propensione di Strange per la mancanza di simpatia verso i cattivi). Le sue ultime due apparizioni in Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame lo mostrano combattivo con Tony Stark, nell’alterco sull’affermarsi sull’altro (che ribatte a tono), anche se alla fine si setta sul quello che è un ruolo più eroico, dando a Stark la risposta di cui ha bisogno per battere finalmente Thanos. Alla fine ha sempre fatto la cosa giusta, ma la tendenza all’arroganza potrebbe facilmente trasformarlo in un Doctor Strange che imbocca la strada sbagliata, e c’è già un precedente per questo nel MCU.

L’MCU ha già anticipato quanto sarebbe facile avere un malvagio Doctor Strange

Il dottor Strange che diventa malvagio è già stato esplorato nel MCU nella serie Disney+ What If…? dopo che la conseguenza del suo incidente d’auto non sono le mani maciullate ma la morte di Christine Palmer (Rachel McAdams). La storia alternativa di quella storia vede Strange ancora alla ricerca delle arti mistiche, ma diventa ossessionato dall’idea di tornare indietro nel tempo per salvare Palmer. Fa molti tentativi di salvarla, ma la storia finisce sempre con la sua morte, un risultato che non può accettare.

Inizia ad assorbire altri esseri magici per diventare uno stregone onnipotente, deciso nella sua missione di salvare Christine senza riguardo per le conseguenze. Alla fine, diventa “Strange Supreme” e combatte il suo io buono, che assorbe per ottenere abbastanza potere per salvare Christine. Tuttavia, lei lo respinge nella sua forma malvagia; mostrando così che ha distrutto l’universo per niente e lasciandolo a soffrire da solo con il suo dolore e con ciò che è rimasto. Sebbene questa sia solo una realtà, è una perfetta intuizione di quanto lontano potrebbe spingersi Strange se si trovasse di fronte a un tale dilemma nell’attuale MCU, un percorso verso il male totale e completo.

Il comportamento di Doctor Strange No Way Home sembra strano

Per qualcuno che è diventato il nuovo erede al titolo di Stregone Supremo alla fine del suo primo film da solista, Doctor Strange sembra aver perso il suo tocco in Spider-Man: No Way Home. Wong è il nuovo Stregone Supremo, poiché ha assunto il ruolo quando Strange è stato fuori gioco per cinque anni, dopo i fatti di Avengers: Infinity War. Strange ha aiutato nella battaglia finale di Avengers: Endgame, ma la sua abilità magica in No Way Home non ha la sua solita precisione e concentrazione. L’atteggiamento di Strange sembra quasi ribelle, in particolare verso Wong quando avverte Strange dei pericoli di lanciare quel particolare incantesimo.

Le sue azioni non tornano, e la sua mancanza di umiltà nel rifiutarsi di ammettere di aver permesso che l’incantesimo fosse manomesso dall’inizio suggerisce che non è se stesso.

È anche strano che metta l’adolescente Peter Parker a capo di una spedizione per radunare i cattivi del multiverso. Potrebbe arruolare più stregoni per contribuire a portare a termine il compito, o altri Vendicatori, ma non lo fa, e la sua decisione di non farlo fa sembrare che stia cercando di mantenere segreto l’incidente. Arriviamo a porci la domanda: Doctor Strange aveva ulteriori motivi per cancellare la conoscenza di Spider-Man? Per non parlare dell’apertura di un multiverso per consentire ai cattivi di filtrare attraverso le fessure dello stesso.

L’attitudine di Strange verso la morte è molto sospetta

spider-man no way homeQuando i cattivi del multiverso iniziano ad apparire, Strange non solo costringe Spider-Man ad andare a radunarli, ma è pronto a mandarli immediatamente a morire. Mentre Spider-Man, che incontra per la prima volta questi nuovi cattivi in ​​No Way Home, scopre che possono essere riscattati o salvati, salvando potenzialmente molte vite in altri universi, Strange è categoricamente contrario. Questo alterco genera uno scontro trai due che sembra più una battaglia tra il bene e il male che un semplice malinteso morale.

Avendo appena salvato metà dell’universo, si potrebbe pensare che Strange sia disposto a salvare più vite, ma in questo caso vuole semplicemente che i villain spariscano premendo un pulsante. La sua posizione sulla volontà di mandare queste persone alla morte non è mai razionalizzata come “un bene più grande”, ma più come un problema che semplicemente non vuole affrontare.

Strange è estremamente incline a lasciar morire la gente, e anche alla fine, quando poi realizza il suo incantesimo, lo esegue con la fretta di sistemare un pasticcio che ha combinato, con l’ansia di farsi scoprire.

Il trailer di Doctor Strange 2 anticipa un malvagio Doctor Strange

Il più grande indizio di un Dottor Strange malvagio arriva sotto forma di scena dei titoli di coda, un teaser per Doctor Strange in the Multiverse of Madness. Strange ha chiesto per la prima volta l’aiuto di Wanda Maximoff, alias Scarlet Witch, che si è dilettata nelle arti oscure e ha causato gravi danni durante gli eventi di WandaVision. Ma l’inquadratura finale mostra Strange che affronta una versione malvagia di se stesso che assomiglia in modo sorprendente a Strange Supreme di What If…?.

Questa versione malvagia di Doctor Strange dice: “Le cose sono appena sfuggite di mano”, il che potrebbe certamente essere parte della sua spiegazione rivolta allo Strange buono, in merito a ciò che ha causato la sua discesa nella cattiveria. Questa scena anticipata del sequel contiene forse le chiavi del comportamento di Strange in Spider-Man: No Way Home, forse alludendo al fatto che è stato sotto l’influenza di forze oscure per tutto il tempo, e sulla quali potrebbe non aver avuto alcun controllo. Tutto sarà (probabilmente) rivelato quando Doctor Strange in the Multiverse of Madness uscirà il 6 maggio 2022.

The Northman: il trailer del nuovo film di Robert Eggers

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The Northman: il trailer del nuovo film di Robert Eggers

Ecco il trailer di The Northman, il nuovo film di Robert Eggers.

Robert Eggers, il regista del film horror acclamato dalla critica, The Witch, ha potenzialmente messo insieme un cast stellare per il suo nuovo progetto, The Northman, prodotto dalla New Regency.

La vincitrice dell’Oscar Nicole Kidman, Alexander Skarsgård, Anya Taylor-Joy di The Witch, Bill Skarsgård, Björk e il candidato all’Oscar Willem Dafoe fanno parte del cast, prodotto da Lars Knudsen (Hereditary, Midsommar).

The Northman è descritto come una saga di vendetta vichinga ambientata in Islanda all’inizio del X secolo. Eggers ha scritto la sceneggiatura con il poeta e romanziere islandese Sjón.

Presentato al Festival di Cannes, The Lighthouse, con Dafoe e Robert Pattinson, è invece il secondo film di Eggers, che aspetta di essere ancora distribuito nel nostro paese. Il film in bianco e nero è stato nominato miglior film alla Settimana della critica e alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes dalla Federazione internazionale dei critici cinematografici.

Spider-Man: No Way Home, i più grandi SPOILER del film spiegati

Spider-Man: No Way Home, i più grandi SPOILER del film spiegati

ATTENZIONE – L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Spider-Man: No Way Home

Nonostante una campagna di marketing concentrata e spesso intensa che ha rivelato alcuni enormi segreti, Spider-Man: No Way Home è comunque riuscito a proteggere i suoi 4 più grandi cameo.

Le premesse a Spider-Man: No Way Home

No Way HomeDopo Avengers: Endgame e senza un progetto Avengers 5 annunciato con certezza, la Fase 4 ha avuto molto lavoro da fare per competere con il coronamento della Infinity Saga. Finora, i film di questa fase sono radicati nella timeline del MCU, ma Spider-Man: No Way Home cambia le carte in tavola. Potrebbe non essere impeccabile, ma c’è un fascino nei suoi errori che è più che compensato da quanto sia puramente divertente e gioioso. Il fan service intelligente e giustificato del film è sorprendente, in particolare nell’uso di volti noti.

Inevitabilmente, le apparizioni di tre varianti di Spider-Man contemporaneamente saranno la più grande novità di Spider-Man: No Way Home e la fonte del maggior numero di meme, a breve, ma ci sono altri cameo segreti da esplorare. E tenere il passo con la logica multiversale e le complessità canoniche presentate da queste apparizioni è sufficiente per richiedere una guida su come accade tutto ciò che abbiamo visto nel film. Ecco una guida ai cameo del film.

In che modo Tobey Maguire e Andrew Garfield tornano in Spider-Man: No Way Home

Il marketing di Spider-Man: No Way Home ha abilmente nascosto la verità sul perché i cattivi del multiverso di Spider-Man sono stati teletrasportati nel MCU. I trailer suggerivano, dalle parole di Doctor Strange, che i cattivi erano uniti nel loro destino di morire combattendo contro Spider-Man, ma la realtà è leggermente diversa.

No Way Home rivela che i cattivi sono attratti nel MCU dall’incantesimo fallito di Strange perché sanno, ognuno nel loro universo, che Peter Parker è Spider-Man. L’incantesimo è contenuto prima che ne arrivino altri, inclusi, presumibilmente, milioni di zia May, MJ e Miles Morales, ma gli Spider-Men di Tobey Maguire e Andrew Garfield vengono entrambi portati nel MCU. Proprio come Spider-Man: Un Nuovo Universo, ogni Spider-Man è stato trascinato contro la propria volontà ed è stato poi attratto dalla ricerca dello Spidey dell’universo in cui si trova.

Cosa è successo al Peter Parker di Tobey Maguire dopo i film di Sam Raimi?

Mentre i cattivi multiversali di Spider-Man: No Way Home sono tutti coinvolti nell’MCU al momento della loro morte, a parte Lizard di Rhys Ifans, che non è mai morto e Sandman di Thomas Haden Church, che è sopravvissuto, sia lo Spider-Man di Maguire che quello di Garfield sono tratti da un momento successivo delle loro linee temporali, rispetto ai cattivi morti.

Peter Parker di Tobey Maguire rivela che nel periodo successivo a Spider-Man 3 di Sam Raimi, ha lavorato duramente sulla sua relazione con MJ Watson (Kirsten Dunst) e la coppia è ancora insieme. È anche ancora un eroe nel momento in cui viene portato nel MCU. Data l’età che sembra avere, viene dallo stesso anno di No Way Home, nel suo universo.

Cosa è successo al Peter Parker di Andrew Garfield dopo The Amazing Spider-Man Movies

Lo Spider-Man di Andrew Garfield è più un racconto morale per il Peter Parker del MCU, avendo trasformato il suo dolore per la morte di Gwen Stacy in The Amazing Spider-Man 2 in rabbia e quindi in un’oscurità dentro di lui. Garfield rivela allo Spider-Man di Tom Holland che la morte della sua amata ha portato a un cambiamento nel modo in cui ha operato come un eroe, cosa che fa ancora.

Il suggerimento non specificato è che sembra che lo Spider-Man di Garfield uccida, cosa che i suoi compagni eroi non hanno mai fatto di proposito. Quando è in grado di salvare la MJ di Zendaya dalla caduta dall’impalcatura della nuova Statua della Libertà nel MCU, sembra finalmente riscattarsi e la sua oscurità scivola via.

Gli Spider-Men di Maguire e Garfield potrebbero tornare di nuovo?

Il finale di No Way Home non sembra impostare un ritorno nel MCU per Tobey Maguire o Andrew Garfield, ma ci sarà sicuramente molta buona volontà dietro qualsiasi spinta a vedere di più, anche nei loro universi. La storia di Spider-Man di Tom Holland è probabilmente passata oltre il loro potenziale ritorno, ma il ritorno perfetto di Maguire come Spider-Man potrebbe essere usato per portare Miles Morales nello Spider-Verse di Sony, mentre Andrew Garfield ha in sospeso una certa dose di affari incompiuti, quando si arriva a Spider-Man.

Mai una performance così eccezionale, quella di Garfield nel film di Spider-Man, è stata così tragicamente intrappolata in film così mal eseguiti, e questo diventa anche motivo di scherzo in No Way Home.

Daredevil di Charlie Cox ritorna in No Way Home

No Way Home propone subito una grande sorpresa, dal momento che nei primi minuti ci mostra il ritorno dei Matt Murdock di Charlie Cox nel MCU, dopo la cancellazione di Netflix. La rivelazione arriva almeno in Italia lo stesso giorno dell ritorno di Vincent D’Onofrio come Kingpin nell’episodio 5 di Hawkeye. Finora, non è chiaro se Daredevil rimanga canonico, ma è bello vedere due delle parti migliori del periodo Netflix del MCU tornare nella timeline principale.

Cox appare come consulente legale di Peter Parker dopo il suo arresto per l'”omicidio” di Mysterio di Jake Gyllenhaal in Far From Home, spiegando (in modo alquanto sconcertante) che nessuna delle accuse dovrebbe reggere. E come emozionante cenno al fatto che Murdock potrebbe già operare come Daredevil nel MCU, anche se il suo canone viene abbandonato, prende al volo un mattone lanciato attraverso la finestra, attribuendo il gesto alla sua abilità di essere “un grande avvocato”. È un momento così bello che puoi quasi perdonare il fatto che il senso di ragno di Spider-Man non abbia percepito il pericolo…

Il cameo di Tom Hardy/Venom in No Way Home

venomMentre la seconda scena post-crediti di Spider-Man: No Way Home ha evitato le solite convenzioni del MCU rivelando il primo trailer di Doctor Strange In The Multiverse of Madness di Sam Raimi, la scena a metà dei titoli di coda è stata una risposta alla scena post-crediti di Venom 2.

Ciò significava che l’Eddie Brock di Tom Hardy è apparso nel Messico del MCU, dove è stato mostrato interrogare un barman locale su quanti supereroi sono attivi nel MCU, mentre discuteva ubriaco con la voce di Venom nella sua testa. È una piccola scena divertente che non conta molto fino a quando Brock non viene riportato nel suo universo, lasciando una piccola goccia di melma nera aliena sul bancone del bar e preparando il possibile futuro di Venom nel MCU dopo No Way Home.

Spider-Man: No Way Home, Morgan Stark doveva apparire nel film!

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Spider-Man: No Way Home, Morgan Stark doveva apparire nel film!

L’account Instagram ufficiale di Lexi Rabe, interprete di Morgan Stark in Avengers: Endgame, ha rivelato che la giovane attrice aveva un cameo in Spider-Man: No Way Home che però è stato tagliato.

Nella condivisione di alcune immagini dalla premiere del film con il cast del film, Rabe ha detto che lo studio aveva precedentemente chiesto di usare la sua immagine per il film, scelta che poi non ha raggiunto il cut finale.

Spider-Man: No Way Home, leggi la recensione

Spider-Man: No Way Home è uscito in sala il 15 dicembre. Nel film tornano Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei. Inoltre, nel film ci sono anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che veste i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, Willem Dafoe nei panni di Norman Osborne/Green Goblin e infine Alfred Molina, di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production.

The Batman: nuove affascinanti immagini dei protagonisti

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The Batman: nuove affascinanti immagini dei protagonisti

Empire Magazine ha diffuso due nuove immagini molto affascinanti di The Batman in cui compaiono i due protagonisti, Robert Pattinson/Batman/Bruce Wayne e Zoe Kravitz/Catwoman/Selina Kyle.

Il cast di The Batman è formato da molti volti noti: insieme a Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne, ci saranno anche Colin Farrell (Oswald Chesterfield/Pinguino), Zoe Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (Jim Gordon), Paul Dano (Enigmista) e Andy Serkis (Alfred). Infine, John Turturro sarà il boss Carmine Falcone. Nel cast anche Peter Sarsgaard che sarà Gil Colson, il Procuratore Distrettuale di Gotham.

The Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più villain, poiché sono tutti sospettati“.

Taylor Kitsch: 10 cose che non sai sull’attore

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Taylor Kitsch: 10 cose che non sai sull’attore

Taylor Kitsch ha iniziato la sua carriera d’attore nel 2006 e in poco più di 12 anni può vantare collaborazioni di un certo tipo. Certo, la sua è stata una gavetta intensa, ma è riuscito a catturare la sua grande fetta di pubblico. Nonostante il grande successo, Kitsch è rimasto sempre con i piedi ben piantati a terra e a sempre cercato di dare il massimo con le sue diverse intepretazioni.

Ecco, allora, tutto quello che non sapevate su Taylor Kitsch.

Taylor Kitsch: i suoi film e i programmi televisivi

1. Ha recitato in celebri film. Kitsch debutta al cinema con Snakes on a Plane (2006), con Samuel L. Jackson. Recita poi in Il mio ragazzo è un bastardo (2006) e The Covenant (2006). Nel 2009, Kitsch diventa famoso con la sua interpretazione di Gambit in X-Men: le origini – Wolverine e, negli anni seguenti, lavora in produzioni come John Carter (2012), Battleship (2012), Le belve (2012), Lone Survivor (2013) e The Grand Seduction (2013). Tra i suoi ultimi film vi sono American Assassin (2017), Fire Squad- Incubo di fuoco (2017) e City of Crime (2019), con Chadwick Boseman.

2. Ha lavorato in serie tv di successo. Nel corso della sua carriera, l’attore ha cercato di prendere parte a diversi film, ma non ha lavorato solo sul grande schermo. L’attore, infatti, ha continuato a lavorare per il piccolo schermo che lo ha accolto nei primi momenti della sua carriera, prendendo parte a Friday Night Lights (2006-2011), alla seconda stagione di True Detective (2015) e alla miniserie Waco (2018). Nel 2014 ha invece recitato nel film televisivi The Normal Heart, accanto agli attori Mark Ruffalo, Matt Bomer e Jim Parsons. Nel 2020 ha recitato nella serie The Defeated, mentre prossimamente comparirà in The Terminal List e Painkiller.

3. È anche produttore, sceneggiatore e regista. Nel corso della sua carriera, Taylor Kitsch si è preso un momento per sé, cercando di esplorare i territori della regia, della sceneggiatura e della produzione. Nel 2014, l’attore ha realizzato il suo primo cortometraggio intitolato Pieces, di cui è stato sceneggiature, regista e produttore. Da questo corto, Kitsch sta mettendo in piedi un lungometraggio, del quale curerà la regia oltre che esserne anche attore, anche se per ora non vi è un uscita prevista. Oltre a ciò, l’attore canadese è stato produttore esecutivo della serie Waco.

Taylor Kitsch fidanzata

Taylor Kitsch e Brody Kitsch

4. Ha due fratelli maggiori. Kitsch è nato a Kelowna, nella Columbia Britannica. Sua madre, Susan Green, lavorava per il BC Liquor Board, mentre suo padre, Drew Kitsch, lavorava nell’edilizia. I suoi genitori si separarono quando aveva un anno e lui e i suoi due fratelli maggiori, Brody e Daman, furono cresciuti dalla madre in un parco di case mobili. Brody, in particolare, è sempre stato di grande supporto nei confronti di Taylor, aiutandolo ad intraprendere la sua carriera. L’attore ha anche due sorellastre più giovani da parte di madre.

Taylor Kitsch in True Detective

5. Taylor Kitsch si è precipitato per apparire in True Detective 2. Dopo la visione della prima serie di True Detective, chiunque ne era rimasto positivamente impressionato e, quando si è presentata l’occasione di poter partecipare alla seconda stagione, Taylor Kitsch non ci ha pensato due volte. Pare, infatti, che l’attore abbia preso il primo volo, precipitandosi da Nic Pizzolatto, sapendo che stava cercando due ragazzi da inserire nella seconda stagione.

6. Si trasformato fisicamente per True Detective 2. La volontà di poter partecipare alla seconda stagione di True Detective è stata molto forte da parte di Taylor Kitsch, tanto che è rimasto fermo un anno per poterne prendere parte a pieno. Per poter interpretare il personaggio di Paul Woodrugh, Kitsch ha infatti dovuto perdere una decina di chili e ha realizzato le riprese in modo particolarmente intenso, tanto da terminarle nel giro di un paio di settimane.

Taylor Kitsch è su Instagram

7. Ha un profilo Instagram. Come per la maggior parte dei suoi colleghi, anche Taylor Kitsch ha un aperto un proprio profilo Instagram, inaugurandolo nel gennaio del 2018. Seguito da più di 324 mila persone, il suo account pullula di foto di ogni tipo: sono molti i post dedicati alla natura e alle bellezze che l’attore ammira nei suoi viaggi, senza contare le numerose foto che lo vedono protagonista dei propri progetti lavorativi e di momenti di ordinaria quotidianità, concedendosi anche dei post nostalgia.

taylor kitsch

Taylor Kitsch: chi è la sua fidanzata

8. È stato fidanzato con Rachel McAdams. Taylor Kitsch e Rachel McAdams pare che si conoscessero già da qualche anno prima di trovarsi a lavorare insieme sul set della seconda stagione di True Detective. Nessuno, però, si era immaginato che tra i due potesse nascere qualcosa: insomma, il set è stato anche questa volta fonte di complicità, tanto da frequentarsi per circa un anno. I diretti interessati non hanno rivelato mai nulla sulla vicenda, mantenendo il più stretto riserbo. In ogni caso, la loro frequentazione è durata poco, tanto che nella metà del 2016 la McAdams già si frequentava con l’attuale compagno Jamie Linden.

Taylor Kitsch è Gambit

9. Ha cercato di rendere giustizia al personaggio di Gambit. Nel 2009, Taylor Kitsch ha dato vita al personaggio di Gambit in X-Men: le origini – Wolverine, cercando di dare il massimo. L’attore ha rivelato di aver voluto entrare nel film e collaborare con Hugh Jackman nel migliore dei modi, sentendo di aver dato tutto quello che gli fosse possibile per impersonare Gambit.

10. Ucciderebbe pur di interpretare nuovamente Gambit. Ormai sono anni che si rincorrono voci su voci circa la realizzazione di un film su Gambit, un po’ nello stile di Logan e di Deadpool. Anche se Channing Tatum ha confermato da un pezzo di esserne il protagonista, Kitsch ha espresso la forte volontà di interpretarlo nuovamente, tanto che “ucciderebbe” per poterlo fare. Ad oggi non sebrano esserci ulteriori sviluppi o notizie riguardanti il progetto, che sembra essere andato incontro ad una cancellazione più o meno definitiva.

Fonti: IMDb, thefamouspeople

Sylvester Stallone: 10 cose che non sai sull’attore

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Sylvester Stallone: 10 cose che non sai sull’attore

Sylvester Stallone è uno di quegli attori che, se non esistesse, sarebbe da inventare. Con le sue interpretazioni, l’attore ha dato vita a dei personaggi davvero indimenticabili, creando delle vere e proprie leggende che hanno fatto la storia del cinema. Il suo passato non è stato semplice e Stallone ha sempre lavorato molto sodo per poter dare vita ad una carriera concreta e consolidata, riuscendo a farsi amare da tante diverse generazioni di tutto il mondo.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Sylvester Stallone.

Sylvester Stallone: i suoi film

1. Ha recitato in celebri film. La carriera di Sylvester Stallone è iniziata nel 1969, quando ha debuttato nel film The Square Root, per poi continuare negli anni successivi  Fuga senza scampo (1973), Happy Days – La banda dei fiori di pesco (1974) e Marlower, il poliziotto privato (1975). Diventa famoso grazie al film Rocky (1976). In seguito recita in Rocky II (1979), Fuga per la vittoria (1981), Rocky III (1982), Rambo (1982), Rambo 2 – La vendetta (1985), Rocky IV (1986), Over the Top (1987), Rambo III (1988), Tango & Cash (1989) e Rocky V (1990). Recita poi in Fermati, o mamma spara (1992), Cliffhanger – L’ultima sfida (1992), Lo specialista (1994), Dredd – La legge sono io (1995), Daylight – Trappola nel tunnel (1996), Driven (2001), Rocky Balboa (2006), John Rambo (2008), I mercenari – The Expendables (2010), I mercenari 2 (2012), Escape  Plan (2013) Il grande match (2013), Il grande match (2013), I mercenari 3 (2014), Creed – Nato per combattere (2015), Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017), Escape Plan 2 (2018), Creed II (2018), Escape Plan 3 (2019) e Rambo: Last Blood (2019).

2. È anche doppiatore, sceneggiatore, regista e produttore. Nel corso della sua carriera, Sylvester Stallone ha sperimentato diversi ambiti del cinema, vestendo i panni del doppiatore, sceneggiatore, regista e produttore. Come doppiatore, ha prestato la propria voce per film come Z la formica (1998), Il signore dello zoo (2011), Animal Crackers (2017) e il videogioco Rambo: The Video Game (2014). Nel 2021 ha dato voce a King Shark in The Suicide Squad.  In quanto sceneggiatore, Stallone ha dato il suo contributo per le saghe di Rocky e Rambo e per i film come Staying Alive, Nick lo scatenato, Cobra, e I mercenari, mentre, come produttore, ha prodotto Driven, la serie tv The Contender (2006-2009), Homefront (2015), la serie S.T.R.O.N.G. (2016), Creed – Nato per combattere e Creed II.  Infine, in quanto regista, ha diretto Taverna Paradiso, Rocky II, Rocky III, Staying Alive, Rocky IV, Rocky Balboa, John Rambo e I mercenari – The Expendables.

sylvester stallone

Sylvester Stallone: i suoi figli

3. Sylvester Stallone è padre di cinque figli. Sylvester Stallone ha dimostrato diverse volte di essere un padre premuroso e di essere molto orgoglioso dei propri figli, tanto da presentarsi spesso ad eventi mondani in loro presenza. Dall’unione con la prima moglie, Sasha Czack, sono nati Sage (nel 1976) e Seargeoh “Seth” (nel 1979). Dalla terza moglie, Jennifer Flavin, sono nate le figlie Sophie Rose (nel 1996), Sistine Rose (nel 1998) e Scarlet Rose (nel 2002).

4. Ha perso un figlio. Non dovrebbe mai accadere ad un padre di veder morire il proprio figlio, eppure, a Sylvester Stallone è successo. Il 13 luglio del 2012 è stato trovato morto il figlio Sage nella sua casa di Los Angeles, a soli 36 anni. All’inizio non c’era nulla di chiaro circa la morte del ragazzo, ipotizzando si trattasse di un’overdose di farmaci. Tuttavia, dopo alcuni, i responsi dell’autopsia hanno parlato chiaro: Sage è morto per cause naturali e la causa è stata un arresto cardiaco.

Sylvester Stallone: oggi

5. Ha diversi progetti in lavorazione. Pochi attori sono instancabili come Stallone. L’attore ha infatti attualmente diversi film in lavorazione, come Samaritan e I mercenari 4, le cui riprese si sono già completate. Attualmente è impegnato sul set di Guardiani della Galassia vol. 3, dove interpreterà nuovamente il personaggio noto com Stakar Ogord. In seguito, Stallone reciterà in Little America, un film ambientato in un futuro distopico dove Stallone sarà un ex militare impegnato in un’operazione di salvataggio. Infine, tra i prossimi progetti di Stallone vi è anche una serie televisiva, dal titolo Kansas City.

Sylvester Stallone è Rocky

 

6. Ha rischiato di morire sul set del quarto film. Insieme al guerriero John Rambo, Rocky Balboa è certamente il personaggio più noto della carriera di Stallone. Uscito nel 1976, il primo film è un classico senza tempo entrato nella storia del cinema. A questo sono poi seguiti diversi sequel e gli spin-off Creed e Creed II. Il tutto, però, poteva bruscamente interrompersi con Rocky IV, dove Stallone ha rischiato di morire durante le riprese. L’attore ha infatti ricordato così l’accaduto: “Nel primo round, quando sono andato al tappeto, è stato tutto vero. Più tardi quella notte il cuore ha iniziato a gonfiarsi, il pericardio era stato danneggiato e la mia pressione sanguigna era schizzata a 260”. Fortunatamente i medici sono riusciti tempestivamente a salvargli la vita.

Sylvester Stallone Instagram

7. Sylvester Stallone ha un account Instagram ufficiale. Come la maggior parte dei suoi colleghi, anche Sylvester Stallone non ha saputo resistere al fascino di Instagram, tanto da aprire un proprio profilo ufficiale. Il suo account, seguito da qualcosa come 14.4 milioni di persone, pullula di foto di ogni genere, da immagini che vedono protagonista sul set dei suoi film oppure durante gli allenamenti in palestra. Ma sono molte le foto dedicate alla sua famiglia e ai suoi figli.

Sylvester Stallone Rocky

Sylvester Stallone: chi è il suo coniuge

8. Sylvester Stallone è stato sposato tre volte. La vita privata e sentimentale di Sylvester Stallone è sempre stata piuttosto turbolenta: l’attore, infatti, si è sposato per ben tre volte. Il primo matrimonio è avvenuto il 28 dicembre del 1974, quando ha sposato l’attrice Sasha Czack, e da cui sono nati i primi due figli, e che è durato fino al divorzio del 14 febbraio 1985. Nel giugno dello stanno anno, Stallone conosce la modella e attrice Brigitte Nielsen e i due si sposano pochi mesi dopo, nel dicembre 1985, per poi divorziare nel luglio del 1987. Infine, il 17 maggio del 1997, Stallone ha sposato Jennifer Flavin: dalla loro unione sono nate le loro tre figlie e il matrimonio continua a gonfie vele.

9. Sylvester Stallone ha avuto diversi flirt. Al di là dei matrimoni, Sylvester Stallone non si è fatto mancare diversi flirt e relazioni di breve durata. Dopo la relazione instaurata nel 1980, durante il suo primo matrimonio, con l’attrice Susan Anton, tra il secondo ed il terzo matrimonio, Sylvester Stallone sembra aver avuto diversi flirt con Naomi Campbell, Tamara Beckwith, Mary Hart, Janice Dickinson, Angie Everhart e Jami Gertz.

Sylvester Stallone: età e altezza dell’attore

10. Non è propriamente un gigante. Al cinema si è sempre abituati a vedere Sylvester Stallone in ruoli di un certo spessore. Tuttavia, l’attore non è proprio un gigante come può apparire, essendo alto solo (si fa per dire) 177 centimetri. Di certo non è un piccoletto, ma nemmeno un gigante: la sua è una statura media che però Stallone, unendola al suo fisico possente, ha saputo trasformare in virtù, dando vita a personaggi memorabili.

Fonti: IMDb, biography, reuters

Matrix Resurrections: San Francisco si dipinge di verde in onore del film

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Per accogliere al meglio la premiere di Matrix Resurrections, San Francisco si è dipinta di verde. Ad annunciarlo ufficialmente è stata London Breed, la Sindaca della città, su Twitter:

Matrix Resurrections è interpretato da Keanu Reeves e Carrie Anne Moss, ma anche da Yahya Abdul-Mateen II (il franchise di Aquaman), Jessica Henwick (per la TV Iron Fist, Star Wars: Il Risveglio della Forza), Jonathan Groff (Hamilton, per la TV Mindhunter), Neil Patrick Harris (Gone Girl – L’amore bugiardo), Priyanka Chopra Jonas (TV Quantico), Christina Ricci (TV Escaping the Madhouse: The Nellie Bly Story, The Lizzie Borden Chronicles), Telma Hopkins (TV Amiche per la morteDead to Me), Eréndira Ibarra (serie Sense8, Ingobernable), Toby Onwumere (serie Empire), Max Riemelt (serie Sense8), Brian J. Smith (serie Sense8, Treadstone), e Jada Pinkett Smith (Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen, Gotham per la TV).

Il team creativo scelto da Wachowski dietro le quinte comprende i collaboratori di Sense8: i direttori della fotografia Daniele Massaccesi e John Toll, gli scenografi Hugh Bateup e Peter Walpole, il montatore Joseph Jett Sally, la costumista Lindsay Pugh, il supervisore agli effetti visivi Dan Glass e i compositori Johnny Klimek e Tom Tykwer. La Warner Bros. Pictures presenta, in associazione con Village Roadshow Pictures, in associazione con Venus Castina Productions, Matrix Resurrections. Il film sarà distribuito in tutto il mondo dalla Warner Bros. Pictures e sarà nelle sale italiane a partire dal 1 gennaio 2022.

Spider-Man: No Way Home, la folle reazione del pubblico in sala – video

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Ecco di seguito una registrazione del pubblico in una sala in cui stavano proiettando Spider-Man: No Way Home. Tra persone in piedi, urla e applausi, la reazione a ciò che compare sullo schermo è più da stadio che da cinema. Emozioni così forti si possono condividere soltanto nella sala cinematografica!

Spider-Man: No Way Home, leggi la recensione

Spider-Man: No Way Home è uscito in sala il 15 dicembre. Nel film tornano Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei. Inoltre, nel film ci sono anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che veste i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, Willem Dafoe nei panni di Norman Osborne/Green Goblin e infine Alfred Molina, di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production.

Tom Holland celebra gli incassi di No Way Home con un video

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Tom Holland celebra gli incassi di No Way Home con un video

Tom Holland ha grandi motivi per festeggiare il successo di Spider-Man: No Way Home, ma anche per essere grato ai fan che hanno sostenuto il film in maniera così massiccia. Ecco di seguito un video dal backstage della premiere del film che l’attore ha condiviso su Instagram e con cui esterna tutta la sua gratitudine.

https://www.instagram.com/tv/CXov0O1DgzR/?utm_source=ig_embed

Spider-Man: No Way Home, leggi la recensione

Spider-Man: No Way Home è uscito in sala il 15 dicembre. Nel film tornano Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei. Inoltre, nel film ci sono anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che veste i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, Willem Dafoe nei panni di Norman Osborne/Green Goblin e infine Alfred Molina, di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production.

Spider-Man: No Way Home, è record di incassi dell’anno

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Spider-Man: No Way Home, è record di incassi dell’anno

Il weekend appena trascorso è stato memorabile per gli incassi al box office in tutto il mondo: Spider-Man: No Way Home ha superato tutte le previsioni e ha raccolto 253 milioni di dollari negli Stati Uniti e 587 in tutto il mondo.

Per mettere le cifre in prospettiva, questo è il terzo migliore incasso di sempre negli Stati Uniti, il migliore di sempre per Sony e per il mese di dicembre. Il film si “ferma” dietro a Avengers: Endgame (1.2 miliardi) e Avengers: Infinity War (640 milioni) ma senza la Cina, che potrebbe distribuire il film a gennaio.

Spider-Man: No Way Home, leggi la recensione

In più il film ha dato una vera e propria scossa ai box office di tutto il mondo che languivano da marzo 2020, quando la pandemia ha costretto le strutture a chiudere. Le riaperture degli ultimi mesi non avevano ancora fatto registrare una ripresa totale e un solo film che fa questi incassi non basterà certo a far rientrare l’emergenza, ma sicuramente rappresenta una grande boccata d’aria.

Yellowjackets 1×07: promo e trama dall’episodio

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Yellowjackets 1×07: promo e trama dall’episodio

Il canale americano Showtime ha diffuso il promo e la trama  di Yellowjackets 1×07, il settimo episodio di Yellowjackets, l’annunciata nuova serie tv generazionale creata e prodotta da Ashley Lyle e Bart Nickerson per Showtime.

In Yellowjackets 1×07 mentre la fame incombe, Taissa conduce uno sforzo disperato e/o una missione suicida. Gli Yellowjackets sono costretti a fare chiacchiere. In Yellowjackets 1×07 protagoniste Melanie Lynskey, Tawny Cypress, con Christina Ricci e Juliette Lewis.

https://www.youtube.com/watch?v=C1KzePclF5w

Yellowjackets 1×07

Yellowjackets racconta la storia di una squadra di calciatrici di talento liceale che diventano le sopravvissute a un incidente aereo nel deserto dell’Ontario. La serie racconta la loro discesa da una squadra complicata ma fiorente a clan in guerra e cannibali, mentre tiene traccia delle vite che hanno tentato di ricostruire quasi 25 anni dopo.

Nel cast di Yellowjackets protagonisti sono Sophie Nélisse nei panni di un’adolescente Shauna Sheridan – Melanie Lynskey interpreta una Shauna adulta. Jasmin Savoy Brown da adolescente Taissa – Tawny Cypress interpreta una Taissa adulta Sophie Thatcher come Natalie adolescente – Juliette Lewis interpreta una Natalie adulta. Sammi Hanratty come Misty adolescente  Christina Ricci interpreta una Misty adulta. Ella Purnell come Jackie, Steven Krueger come Ben Scott,  Amy Okuda come Cat Wheeler e Warren Kole da adulto Jeff Sadecki.

Yellowstone 4×07: anticipazioni dall’episodio

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Yellowstone 4×07: anticipazioni dall’episodio

Paramount+ dopo il sesto episodio ha diffuso le anticipazioni di Yellowstone 4×07, il settimo episodio della quarta stagione di Yellowstone, l’acclamata serie tv con protagonista Kevin Costner.

In Yellowstone 4×07 che si intitolerà “Keep the Wolves Close” John viene messo in una posizione scomoda dal governatore Perry; Carter lavora per riconquistare la fiducia di Beth; Jamie ha una grande sorpresa.

Yellowstone 4×07

Yellowstone 4 è la quarta stagione della serie tv Yellowstone creata da Taylor Sheridan e John Linson per il Paramount Network con Kevin Kostner.

In Yellowstone 4 protagonisti sono Kevin Costner nel ruolo di John Dutton, è un patriarca miliardario della sesta generazione della famiglia Dutton, che controlla il Yellowstone Dutton Ranch, il più grande ranch contiguo degli Stati Uniti. Luke Grimes nei panni di Kayce Dutton, un ex SEAL della Marina degli Stati Uniti e uno dei figli di John ed Evelyn. Kelly Reilly nei panni di Beth Dutton, una finanziera e figlia di John ed Evelyn. Wes Bentley nei panni di Jamie Dutton, avvocato, aspirante politico e uno dei figli di John ed Evelyn. Cole Hauser nel ruolo di Rip Wheeler, caposquadra del ranch di Yellowstone e del braccio destro di John. Kelsey Asbille nel ruolo di Monica Long Dutton, moglie dei nativi americani di Kayce. Brecken Merrill nel ruolo di Tate Dutton, figlio di Kayce e Monica e unico nipote di John. Jefferson White nel ruolo di Jimmy Hurdstrom, un ranch di Yellowstone. Danny Huston nel ruolo di Dan Jenkins, un miliardario sviluppatore di terreni dalla California con l’aspirazione di costruire su parti di Yellowstone.

È stata la mano di Dio: recensione del film di Paolo Sorrentino

È stata la mano di Dio: recensione del film di Paolo Sorrentino

È un pallone che centra con precisione millimetrica la porta, segnando un punto decisivo nello stato emotivo del proprio spettatore, È stata la mano di Dio. Partendo da un autobiografismo che non scade nel pietismo, o nell’autocommiserazione, il nuovo film di Paolo Sorrentino, vincitore del Gran Premio alla Giuria alla 78.esima Mostra del cinema di Venezia, parte dal personale per elevarsi all’universale.

In quella ripresa aerea che si traveste di sguardo divino, si ritrova nell’acqua di un mare che “non bagna Napoli” un sipario pronto ad aprirsi sullo spettacolo della vita. Un rincorrersi di luci e ombre, risate e dolori, tragedie e miracoli che ti cambiano il modo di guardare il mondo che scorre ignaro intorno a te.

Basta così volgere il proprio sguardo verso un corpo a testa in giù nel bel mezzo di un set cinematografico, che scoppia una rivoluzione epifanica pronta a rivelare la natura del proprio destino di regista. Oppure basta una partita, una mania per un calciatore elevato allo stato di divinità come Maradona da una terra di superstizione e tradizione, sacro e profano come Napoli, che lo scorrere degli eventi prende una nuova direzione e tutto cambia, muta, come la natura stessa di un’opera mai identica a se stessa, perché pronta a cambiare nelle proprie sembianze. Svestitosi di orpelli e inutili sovrastrutture, rimane adesso in Sorrentino solo un cuore che batte, e una bocca che sussurra con estrema e commovente semplicità al proprio pubblico ricordi, sogni, traumi prima rimossi, e ora pronti a tornare a galla, viaggiando a 200 chilometri all’ora come motoscafi che fanno “tuf… tuf… tuf”.

È stata la mano di Dio: il racconto di un passato bagnato da nessuna lacrima

Paolo non è Paolo. Adesso è Fabietto, uno dei tre figli di Saverio (Toni Servillo) e Maria (Teresa Saponangelo), coppia della buona borghesia napoletana, circondata da vicini, parenti e amici eccentrici e fuori dagli schemi che condividono allegria e problemi famigliari. Tipico adolescente ancora incerto sulle proprie sorti future, intorno a Fabietto ruota un caleidoscopico universo domestico fatto di scherzi materni e stoccate paterne, di un fratello che sogna il cinema e una sorella che vive chiusa in bagno. Ma questo universo ovattato da scherzi e simpatiche figure, è destinato a scomparire all’improvviso, creando un vuoto pronto a essere colmato da una chiamata artistica, dove la libertà si fa pagina bianca di un’esistenza pronta a creare, raccontare, volare via, per poi tornare verso una città che lo richiamerà per sempre a sé. 

Tutto il mondo è cinema

Il cinema ti distrae dalla realtà. La realtà è scadente. Il cinema no”. Se per William Shakespeare “tutto il mondo è teatro”, l’universo filtrato dallo sguardo di Paolo Sorrentino è un’inquadratura cinematografica in cui tutto vive di straordinarietà, perché anche tra gli intervalli cardiaci di esistenze scadenti e ordinarie, c’è sempre qualcosa di unico da raccontare. E il cinema prende, assorbe, digerisce e risputa. Un sistema digestivo che avvolge di materia nuova e preziosa qualcosa che germoglia da terreni ordinari.

Seguendo la storia di Fabietto, si segue allora anche la vita di Paolo Sorrentino, ma proprio perché trattasi di esistenza elevata alla seconda, moltiplicata – cioè – per l’essenza cinematografica, i confini tra immaginato e reale si fanno labili. Ci viene da chiederci cosa è reale, cosa inventato in È stata la mano di Dio, per poi accettare tutto come realistico, come parte di un’evoluzione di un ragazzo destinato a diventare ben presto uomo, e nel quale vedere riflessi frammenti di altre esistenze. Perché tutti siamo figli, nipoti, sognatori, parte di un mondo da studiare e far proprio… ma soprattutto tutti siamo liberi.

E stata la mano di Dio film recensione
Photo by Gianni Fiorito © Netflix

L’esistenza di Fabietto si fa dunque spettacolo della vita, una rappresentazione in tre atti in cui la commedia lascia spazio prima al dramma e infine a uno sguardo esistenzialista e profondo, ma mai ostico, sul concetto di libertà e creatività. Il linguaggio di Sorrentino si fa qui semplice, universalmente comprensibile perché generato dalle vie popolari di un mondo a cui appartiene e a cui ama ritornare. Un mondo che si inginocchia dinnanzi alla statua di San Gennaro, per poi pregare al cospetto di Maradona. Una commistione di santi e peccatori, sensualità e religione, figlia di quell’Amarcord di matrice felliniana generata dalla medesima sostanza fatta di ricordi e correnti di un passato che ti attira e ti risputa come le onde del mare.

Non me li hanno fatti vedere

Non me li hanno vedere”: c’è una potenza sottovalutata che si insinua negli inframezzi di ogni nostro battito di ciglia. Affrontare la perdita attraverso lo sguardo significa esorcizzare quel dolore lancinante che ti squarcia in due. La sua assenza rimane lì, come un boccone non ingoiato che risale in gola, un reflusso acido che ti blocca, ti piega, avvolgendoti in un limbo fatto di colpe auto-inflitte per un qualcosa di non toccato, non affrontato, non visto.

Non hanno fatto vedere i propri genitori a Fabietto, e Sorrentino non li fa a vedere a noi spettatori. Una sottrazione visiva che ci lascia appesi, soggetti guardanti in piena balia della propria angosciosa immaginazione di ciò che potrebbe essere e che non sappiamo come sia. Abbiamo bisogno di guardare la morte per affrontare il dolore, sostenere il suo sguardo per scavalcarlo. È però da questa mancanza che nasce qualcosa da raccontare, una lacuna da colmare con la forza della propria creatività. Si sostituisce ciò che non si è visto, con un suo surrogato cinematografico, mezzo visivo filtrato dagli occhi di un Fabietto nell’estenuante attesa di sentire rigare il proprio viso di lacrime liberatorie. 

E' stata la mano di Dio film Paolo Sorrentino

Corpi di celluloide

“Non ti disunire” suggerisce il regista Antonio Capuano a Fabietto. E Paolo Sorrentino non si è disunito, ma reduplicato, riverberando nel corpo esile di uno straordinario e sensibile Filippo Scotti, parti di sé e del suo passato. Se Fabietto è dunque l’alter-ego di un Paolo Sorrentino che si sveste della sua anima più metaforica, sibillina, lirica, per mostrarsi nelle vesti di uomo in carne ed emozioni, È stata la mano di Dio si fa rappresentazione simbolica sia del suo protagonista, che del guscio cittadino che lo ingloba: Napoli. Le riprese sono ampie, così da accogliere al proprio interno sia il proprio protagonista, che gli ambienti che lo circondano e lo modellano. Le stanze di casa, le strade, le piazze, le barche su cui navigare, sono ponti diretti con la propria interiorità.

Fabietto è Napoli, e Napoli è Fabietto. In lui vivono e germogliano radici mnemoniche di ogni figura idiosincratica, sensuale, istrionica, incrociata; ogni strada attraversata; ogni onda affrontata. La fotografia empatica di una Daria D’Antonio capace di tradurre in luce le sfumature di una storia intima e personale come quella qui narrata; le scenografie di Carmine Guarino; i costumi di Mariano Tufano di una Napoli anni Ottanta febbricitante di sogni e abbigliata di simboli borghesi ricolmi di parodia; ma soprattutto, un cast corale di attori che si rafforzano l’un l’altro, caricando ma mai ridicolizzando i ruoli a loro affidati, sono tutti elementi studiati con maestria, tessere di un puzzle personale che una volta finito ridà indietro l’immagine di una storia tanto personale quanto universale. Ogni parte di questo discorso cinematografico si fa organo perfettamente funzionante di un corpo pronto a vivere, rinascere, generato e partorito dalla luce della Settima Arte, e per questo divenuto straordinario. Un corpo che si muove, che ride -e tanto – nella prima parte, complici situazioni e scene di vita famigliare prese in prestito dal miglior De Filippo, ma che non piange.

Ci prova, lotta a scendere a patti con il proprio dolore, ma vive nell’ombra, come dimostra il ripetersi di continue scene in notturna. Sarà solo quando il destino inizierà a farsi chiaro, quando si comprenderà che quel dolore non è altro che la culla di una storia da narrare, che le lacrime scenderanno mescolandosi al mare che lambisce la costiera napoletana. Finalmente Fabietto, e con lui Paolo, grazie a quelle lacrime che (non) scendono, ha finalmente qualcosa da raccontare. Uno schiaffo in pieno volto, lanciato con forza da una mano volante. È stata la mano di Dio per Maradona, ed È stata la mano di Dio anche per Sorrentino.

Lovelace: trama, cast e la vera storia dietro al film

Lovelace: trama, cast e la vera storia dietro al film

Nel 1972 debuttò al cinema Gola profonda, primo film pornografico pensato per il grande schermo. L’attrice protagonista, Linda Lovelace, divenne una star e un fenomeno sociologico che rapidamente fu associata al simbolo della libertà sessuale. Ma dietro la nuova icona si nascondeva una donna vittima di suo marito Chuck, ed una figlia rinnegata dai propri genitori. La sua storia è poi stata raccontata nel film biografico del 2013 dal titolo Lovelace (qui la recensione), diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman, i quali nella loro carriera hanno in più occasioni ripercorso biografie di personalità famose, ad esempio con il documentario The Times of Harvey Milk.

Dopo aver debuttato nel mondo della fiction narrativa con Urlo, dove si racconta la vita del poeta Allen Ginsberg, i due hanno trovato in Linda Lovelace un soggetto di loro interesse. Con lo sceneggiatore Andy Berlin si sono basati in particolare sull’autobiografia Ordeal, scritta dalla Lovelace nel 1980. A partire da qui si sono in particolare concentrati sul raccontare la vita dell’attrice dai 20 ai 32 anni, comprendendo dunque tanto la lavorazione del film Gola profonda quando il conseguente successo, ma anche le inevitabili sfortune, che questo portò all’attrice. Tra i problemi con il marito e una celebrità controversa, si snoda dunque una personalità spesso mal compresa.

Presentato al Sundance Film Festival, il film venne accolto da critiche contrastanti e non ottenne un buon successo di pubblico. Finì per tanto col passare in sordina, mentre andrebbe riscoperto anche solo per approfondire un argomento e una vicenda troppo spesso dimenticati. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro al film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Lovelace: la trama e il cast del film

Come anticipato, il film si concentra sul raccontare la storia di Linda Lovelace, la quale giovanissima viene scelta per recitare nel film porno Gola profonda. È il 1972, ed è il marito di lei, Chuck Traynor a presentarla al regista Gerard Damiano. In fuga da una famiglia severa e particolarmente religiosa, Linda acconsentì a recitare nel film, divenendo in breve una celebrità assoluta, rimanendo però sempre una ragazza con i piedi per terra. Dietro a quel successo, però, si nasconde una realtà ben meno idilliaca, fatta di abusi e costrizioni, dalla quale la donna cercherà in più modi di liberarsi per svelare al mondo chi è davvero e cosa le è stato fatto.

Ad interpretare Linda Lovelace vi è l’attrice Amanda Seyfried, la quale si è dichiarata entusiasta di poter interpretare una donna tanto complessa e poco conosciuta. Riguardo alle diverse scene di nudo e di sesso, l’attrice ha affermato di non aver avuto alcun problema, non provando alcun disagio nel girare questo tipo di cose in quanto la sessualità è parte integrante della vita quotidiana di tutti. Per il ruolo, originariamente, era state considerate anche le attrici Olivia Wilde e Kate Hudson. Accanto alla Seyfried, nel ruolo del marito Chuck Traynor, vi è l’attore Peter Sarsgaard, mentre Hank Azaria è il regista Gerard Damiano. Adam Brody interpreta il pornoattore Harry Reems, mentre James Franco è Hugh Hefner, fondatore di Playboy.

Lovelace storia vera

Lovelace: la vera storia dietro il film

Con l’uscita di Gola profonda, uno dei titoli cinematografici di maggior successo del suo anno, Linda Lovelace divenne una vera e propria star. Nel 1980, tuttavia, l’attrice pubblico la propria autobiografia dal titolo Ordeal, su cui il film del 2013 si basa. In questa la Lovelace ha raccontato i lati oscuri e segreti dietro la sua apparente felicità da celebrità. Nel libro, infatti, viene raccontato di come la sua cosiddetta liberazione sessuale non era altro che una maschera per nascondere una vita di stupri e abusi subiti per mano di Chuck Traynor, l’uomo che, secondo lei, l’ha usata per il proprio successo finanziario costringendola alla pornografia e alla prostituzione.

Le sue accuse sono state supportate da note femministe come Gloria Steinem ma respinte da un pubblico sospettoso. Nei suoi film, hanno detto i critici, sembrava troppo felice e troppo interessata per essere forse una vittima. Per tutto il resta della sua vita, dunque la Lovelace si trovò a doversi difendere da accuse simili, rinnegando pubblicamente il genere porno e schierandosi contro la sua industria. Purtroppo, la donna morì il 22 aprile del 2002, all’età di 53 anni in un incidente d’auto. Tre mesi dopo, morì anche Traynor per via di una malattia. Lo stesso film Lovelace ricevette critiche per il suo trattare in modo apparentemente superficiale alcuni degli abusi subiti dall’attrice, edulcorando il rapporto tra la Lovelace e Traynor.

Lovelace: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Lovelace grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 18 dicembre alle ore 23:15 sul canale Cielo.

Fonte: IMDb, TheWeek

Dark Shadows: tutte le curiosità sul film con Johnny Depp ed Eva Green

Consacratosi grazie a film come Batman, Edward mani di forbice e Big Fish – Le storie di una vita incredibile, Tim Burton ha nel 2012 dato vita ad una adattamento di una celebre soap opera di stampo gotico andata in onda nella seconda metà degli anni Sessanta. Intitolato Dark Shadows (qui la recensione), proprio come la serie originale, questo è considerato uno degli ultimi titoli di Burton maggiormente aderenti al suo inconfondibile stile. Tra vampiri, streghe e altre creature, si costruisce qui una vicenda particolarmente intricata, ricca di colpi di scena e intrecci famigliari che portano alla scoperta dei demoni insiti in ogni famiglia.

Scritto da Seth Grahame-Smith, il film riunisce Burton con alcuni dei suoi attori più ricorrenti, a partire dall’immancabile Johnny Depp e dalla moglie Helena Bonham Carter. Il tutto si anima poi grazie a colorate scenografie, che arricchiscono il film di un’atmosfera particolarmente suggestiva che fa da sfondo ad una vicenda che si tinge di commedia, dramma e horror. Tutti elementi ben accolti dalla critica e dal pubblico e che hanno portato il film ad affermarsi come un buon successo economico, con alcune critiche rivolte però allo sviluppo della storia e di alcuni dei personaggi protagonisti.

Per gli ammiratori di Burton, Dark Shadows è un titolo da non perdere, che ripropone le sue caratteristiche classiche e anticipa elementi poi divenuti maggiormente presenti nei suoi film successivi, da Big Eyes a Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori ed al possibile sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Dark Shadows: la trama del film

La storia ha inizio nel 1760, quando una famiglia aristocratica inglese, i coniugi Collins e il loro unigenito Barnabas partono per le Tredici colonie. Raggiunto il Maine edificano una magione che chiamano Collinwood e fondano un’azienda ittica che si espande dando origine ad una cittadina, Collinsport. Barnabas cresce e, seppur educato secondo sani principi, diviene un ragazzo spavaldo e un vero playboy. Quando però seduce ed abbandona Angelique Bouchard, una domestica in servizio presso la sua magione, quest’ultima inizia per vendetta a distruggergli la vita attraverso l’uso della magia nera. Dopo avergli ucciso tutti i suoi cari, la donna lo trasforma in un vampiro, seppellendolo in una bara per l’eternità.

Nel 1972, tuttavia, Barnabas si risveglia lì dove era stato confinato e dopo essersi liberato dalla sua prigionia decide di tornare a casa. Dinanzi ai suoi occhi si palesa però la rovina della famiglia Collins, con i problematici eredi che si ritrovano a dover gestire la crisi dell’azienda ittica. Tra la depressa matriarca Elizabeth, la ribelle Carolyn e altri membri ancora, Barnabas si ritrova dunque a doversi relazionare con loro nel tentativo di risollevare le sorti della famiglia. In particolare, rimarrà particolarmente attratto dalla domestica Victoria Winters,  la quale gli ricorda un amore passato. Ben presto, tuttavia, dovrà difendere tutto ciò dalla perfida Angelique, la quale ha giurato odio eterno ai Collins.

Dark Shadows film

Dark Shadows: il cast del film

Come anticipato, ad interpretare il vampiro Barnabas Collins vi è il fidato Johnny Depp, qui alla sua ottava collaborazione con Burton. L’attore si è sempre dichiarato un grande fan della serie degli anni Sessanta ed è stato proprio lui a convincere Burton a realizzare insieme questo progetto. Per prepararsi al ruolo, poi, Depp si è sottoposto ad una rigida dieta, al fine di risultare il più emaciato possibile. Egli ha inoltre studiato la rigidità e l’eleganza di Jonathan Frid, l’interprete di Barnabas nella serie, ma ha anche tratto ispirazione dalla performance di Max Schreck in Nosferatu. Per il ruolo della perfida Angelique vi è invece Eva Green, qui alla sua prima di tre collaborazioni con Burton.

Nel ruolo della matriarca Elizabeth, invece, vi è l’attrice Michelle Pfeiffer, che torna a lavorare con Burton dopo essere stata per lui Catwoman in Batman – Il ritorno. Fu la Pfeiffer stessa, attratta dal progetto, a richiedere un ruolo nel film, cosa che non è solita fare normalmente. Nel ruolo della dottoressa Julia Hoffman vi è invece Helena Bonham Carter, ex moglie di Burton, qui alla loro ultima collaborazione dopo il divorzio nel 2014. Ad interpretare la bella Victoria vi è invece Bella Heathcote. Completano il cast gli attori Jonny Lee Miller nei panni di Roger Collins, Gulliver McGrath in quelli di David Collins, Jackie Earl Haley nei panni del custode Willie e Chloe Grace Moretz nel ruolo della problematica adolescente Carolyn.

Dark Shadows 2: il sequel del film

Prima ancora che il film arrivasse in sala, l’attrice Michelle Pfeiffer si era dichiarata speranzosa riguardo la realizzazione di un sequel. Da quel momento iniziarono a girare voci circa la volontà di dar vita ad un vero e proprio franchise intorno a Dark Shadows, con ulteriori film da produrre. Fu però lo stesso Barton a frenare tali speculazioni, affermando che nella sua idea non vi erano sequel da realizzare. Il finale aperto del film, infatti, non è da intendersi come una volontà di riprendere il racconto in ulteriori lungometraggi, quanto come un omaggio alla struttura delle soap opera, a cui Dark Shadows appartiene. Ad oggi, dunque, non sembrano esservi ulteriori piani per riportare Barnabas e la sua famiglia sul grande schermo.

Dark Shadows: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Dark Shadows grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Netflix, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 18 dicembre alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

Logan Lerman: 10 cose che non sai sull’attore

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Logan Lerman: 10 cose che non sai sull’attore

Logan Lerman è uno di quegli attori che ha saputo costruirsi una carriera solida, andando oltre la convenzione del ragazzino prodigio. Si è dato molto da fare per arrivare dove è oggi, riuscendo a conquistare mezzo mondo con il suo talento ed i suoi modi gentili. Lerman ha saputo imporsi in film sia indipendenti, sia di quelli con alto budget, interpretando ruoli in film per famiglie e per un pubblico teen, ma non solo.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Logan Lerman.

Logan Lerman: i suoi film e le serie TV

 

1. Ha recitato in noti film. La carriera di Logan Lerman ha inizio nel 2000, quando ad appena otto anni lavora con Mel Gibson per il film Il patriota. In seguito ha recitato in What Women Want – Quello che le donne vogliono (2000), I ragazzi della mia vita (2001), The Butterfly Effect (2004), Hoot (2006), Number 23 (2007), con Jim Carrey, Quel treno per Yuma (2007), con Russell Crowe, My One and Only (2009) e Gamer (2009). All’inizio del 2010, Lerman diventa famoso internazionalmente per il suo ruolo da protagonista in Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini (2010), per poi continuare con I tre moschettieri (2011), Noi siamo infinito (2012), con Emma Watson, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il mare dei mostri (2013), Noah (2014) e Fury (2014). Negli ultimi anni ha recitato in Indignazione (2016), La scomparsa di Sidney Hall (2017), Sgt. Stubby: An American Hero (2018), End of Sentence (2019) e Shirley (2020).

2. Ha lavorato per il piccolo schermo ed è anche produttore. Nel corso della sua carriera, Logan Lerman ha avuto modo di sperimentare diversi ambiti del mondo della recitazione e del cinema. Egli ha anche lavorato per il piccolo schermo, apparendo nei film tv The Flannerys (2003) e A Painted House (2003), oltre che nelle serie 10-8: Officers on Duty (2003) e Jack & Bobby (2004-2005). Nel 2020 ha invece ricoperto il ruolo del protagonista nella serie Hunter, recitando accanto a Al Pacino e Josh Radnor. Inoltre, Lerman ha vestito anche i panni del produttore, diventandolo per i film Indignazione e The Vanishing of Sidney Hall.

Logan Lerman è su Instagram

3. Ha un profilo ufficiale su Instagram. Come molti altri attori suoi colleghi, anche Logan si è lasciato conquistare dal fascino di Instagram, tanto da aprirne un proprio profilo ufficiale nel 2016, seguito da circa 1,8 milioni di persone. La differenza, rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi, è la frequenza: l’attore, infatti, non è molto attivo sul social, tanto da postare qualche foto o video giusto ogni tanto. Al di là di ciò, la sua bacheca contiene post che lo vedono spesso protagonista di molti momenti della giornata, soprattutto quella quotidiana e in famiglia.

Logan Lerman Fury

Logan Lerman in Fury

 

4. Si è addestrato per Fury. Era il 2014 ed usciva nei cinema americani Fury, scritto, diretto e prodotto da David Ayer. Per interpretare la giovane recluta Norman Ellison, appena arruolato come dattilografo, Lerman, insieme al resto dei protagonisti del film, ha dovuto sottostare ad un duro addestramento gestito dalla Navy SEALs, sia per aumentare la propria resistenza e massa muscolare, sia per poter sottostare agli sforzi che si sarebbero presentati durante le riprese, senza contare il fatto di potersi calare maggiormente nel personaggio.

5. Era l’ultimo arrivato. Fino a poco prima di Fury, Logan Lerman era sempre stato protagonista di film per ragazzi o per famiglie e questa era la sua prima produzione ad alto budget in cui avrebbe dovuto prepararsi per mesi, lavorando con grandi del cinema come Brad Pitt. Insomma, per questo film Lerman era l’ultimo arrivato ed è stato quello che forse ha sentito di più la pressione ed il nervosismo dettato dai cinque mesi di addestramento precedente al film e dalle riprese stesse. Lerman, infatti, ha ammesso di aver cercato di non crollare davanti ai suoi colleghi, ma di essere stato vicino ad un esaurimento nervoso.

Logan Lerman in Percy Jackson

6. È il ruolo che lo ha reso celebre. Nel 2010 Lerman ha ottenuto il ruolo di Percy Jackson nell’omonimo film per ragazzi. Questo era basato sul primo romanzo della saga scritta da Rick Riordan. Fu il ruolo che consacrò Lerman nel panorama cinematografico hollywoodiano e che gli aprì le porte per numerosi nuovi progetti. L’attore, inoltre, ha raccontato di essersi da subito sentito attratto dal personaggio, il quale gli permetteva di sperimentare cose nuove sia sul set che come sfumature attoriali.

7. Avrebbe voluto completare la saga. Come noto, il secondo film, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il mare dei mostri, non è riuscito ad affermarsi come il successo economico sperato. Pur avendo inizialmente firmato anche per un terzo film, Lerman ha confermato che non c’erano più i presupposti per continuare la saga, anche considerando che lui e i suoi colleghi stavano diventando troppo vecchi per i loro personaggi. Il desiderio dell’attore era quello di poter portare al cinema tutti e cinque i romanzi della saga, ma purtroppo ciò non è stato possibile.

Logan Lerman Percy Jackson

Logan Lerman e la fidanzata Alexandra Daddario

8. Logan Lerman è stato fidanzato con Alexandra Daddario. Della vita privata di Logan Lerman non si sa molto, tanto che non ha mai detto nulla a riguardo, nemmeno durante le interviste. Però, la chimica che si nota nei film di Percy Jackson è tale da far comprendere che tra Logan Lerman e Alexandra Daddario ci sia stata più di una semplice amicizia. I due, infatti, si sono conosciuti sul set del primo film della saga, iniziando a frequentarsi fuori dal set solo qualche anno dopo. Pare Logan Lerman e Alexandra Daddario abbiano iniziato a frequentarsi tra il 2013 e il 2014 e la storia era molto seria. Secondo i ben informati, pare che i due si siano fidanzati ufficialmente nel 2016 e si sarebbero dovuti sposare da lì a breve. Alla fine, dopo poco, la loro storia è terminata, anche se non sono chiari i motivi della rottura.

Logan Lerman: il suo 2020 e il 2021

9. Ha lavorato a nuovi progetti. Nel corso del 2020 l’attore ha avuto modo di recitare nel film thriller Shirley, con Elisabeth Moss, ricoprendo il ruolo di Fred Nemser. Ha poi recitato nella serie Hunters, di cui ora si attende la seconda stagione per il 2022. Da poco, invece, ha ultimato le riprese di un nuovo lungometraggio dal titolo Bullet Train, con Sandra Bullock, Brad Pitt e Zazie Beetz, incentrato su un gruppo di assassini con una missione in comune.

Logan Lerman altezza

10. Logan Lerman ha un’altezza che rientra nella media. L’altezza può essere un valore fondamentale per un attore, ma non è tutto. Logan Lerman è alto 175 centimetri, un’altezza che rientra nella media e che non lo ha mai ostacolato dall’interpretare tutti i personaggi a cui ha dato vita.

Fonti: IMDb, thefamouspeople, screencrush, latimes