Predator:
Badlands è l’ultimo capitolo della famosissima saga
fantascientifica, e forse la domanda più importante che circonda il
progetto riguarda proprio quando si colloca questa sequel
nella timeline diPredator. La risposta avrà importanti
ripercussioni sia per la saga di Predator che per quella di
Alien, dato che Badlands è stato confermato come parte del loro universo
condiviso.
Le linee temporali possono essere
difficili da seguire a causa di tutti gli spin-off di Alien
e Predator realizzati nel corso degli anni, ma Badlands prende una decisione
importante per semplificare questo problema.
Predator: Badlands è ambientato
in un futuro lontano
Predator: Badlands andrà più
lontano nel futuro di quanto entrambi i franchise abbiano mai fatto
prima. Non c’è stata alcuna conferma di un anno ufficiale, ma
questo conferma essenzialmente che Badlands sarà ambientato
almeno trecento anni da oggi. Alien: Resurrection
detiene attualmente il record di essere il film più lontano nel
futuro, e quel film è ambientato nel 2381.
I film Predator sono
in genere piuttosto contemporanei, ambientati ai giorni
nostri o con salti nel passato come in Prey e
Killer of Killers. Ciò significa che sarà un
enorme salto per la serie, e il pubblico può aspettarsi di
vedere alcuni cambiamenti importanti nel modo in cui la società
Yautja è cambiata e si è evoluta nel corso degli anni.
La storia di Predator:
Badlands visiterà diverse nuove location, tra cui il cosiddetto
“Genna World”, dove Dek e Thia incontrano il pericoloso Kalisk. Ciò
dimostra ulteriormente che il film sarà un’impresa enorme che
svilupperà il franchise di Predator più di qualsiasi sequel
esistente.
Cosa significa l’ambientazione
futuristica di Badlands per i franchise di Alien e
Predator
Questa ambientazione futuristica è
entusiasmante per due motivi principali. In primo luogo, sarà il
primo film di Predator ambientato in un futuro
lontano. Abbiamo visto come gli Yautja si comportano nei
confronti degli umani del passato e persino di quelli dei giorni
nostri, ma non abbiamo mai saputo come se la cavano contro creature
altamente evolute provenienti da centinaia di anni nel futuro.
Questo aumenta enormemente la posta in gioco.
Ma è interessante notare che è
il franchise di Alien a trarre il massimo
vantaggio da questo enorme salto temporale. C’è un senso di
interconnessione molto più ricco nel franchise di Alien; i
sequel di Predator tendono ad essere più autonomi, con meno
personaggi ricorrenti e sottotrame continue tra i film.
Alien è l’opposto, quindi la
posta in gioco è molto più alta per questo salto temporale. I
progetti più recenti, come Alien: Earth e Alien: Romulus, hanno
fatto un ottimo lavoro nel rendere la Weyland-Yutani
Corporation un personaggio vivo e pulsante, quindi sarà
affascinante vedere cosa farà l’azienda tra trecento anni.
Thia è uno dei tanti synth
inclusi in Predator: Badlands, con zero esseri umani
biologici presenti nell’equipaggio della sua nave. Questo è un
cambiamento importante per la Weyland-Yutani, che in genere inviava
esseri umani in ogni missione che abbiamo visto nel franchise di Alien.
Il produttore del sequel, Ben
Rosenblatt, ha anche confermato che i synth di Predator:
Badlands saranno in grado di “sentire” più delle versioni
precedenti, sottolineando che sono molto più sensibili di David,
Ash o Bishop dei film precedenti. Questo evidenzia quanto la
Weyland-Yutani abbia sviluppato le proprie tecnologie nel corso
degli anni, dimostrando così quanto Badlands sarà cruciale
nella timeline di Alien.
Sfortunatamente, questa
ambientazione futuristica presenta anche alcuni svantaggi. La
decisione di Predator: Badlands di fare un salto così
lontano nel futuro significa che probabilmente questo sequel non
avrà molti collegamenti tangibili con i film precedenti o con i
personaggi che ritornano. I fan hanno ipotizzato il ritorno di
Arnold Schwarzenegger in
Badlands o la possibilità di un sequel di Alien Vs
Predator, ma ora sembra improbabile.
Come Predator: Badlands può
influenzare il futuro di Alien & Predator
Dan Trachtenberg ha chiaramente una
visione distinta per il franchise di Predator da quando ha
assunto il controllo creativo nel 2022, ma non è immediatamente
chiaro come Badlands si inserisca in quella linea temporale.
Il film è ambientato molto più tardi rispetto a Prey e Killer of Killers, escludendo
essenzialmente qualsiasi collegamento tra loro.
Per inciso, Rosenblatt ha
confermato che la storia di Prey 2 non è stata abbandonata,
ma che invece volevano fare qualcosa di nuovo e inaspettato con il
prossimo film di Trachtenberg. Ciò significa che il pubblico non
dovrebbe necessariamente aspettarsi che l’epilogo
Killer of Killers trovi una conclusione in
Badlands, dato che Prey 2 è ancora ufficialmente in lavorazione.
Se ci sarà un collegamento più
ampio con il franchise in Predator: Badlands, è più
probabile che sia con Alien. Sebbene diverse fonti
abbiano confermato che il prossimo sequel di Trachtenberg non sarà
un film Alien vs Predator, la presenza del synth
Weyland-Yutani di Elle Fanning significa che c’è qualcosa di molto
più grande in ballo.
Rosenblatt ha anche confermato un
importante colpo di scena per Thia alla fine di Predator:
Badlands, che sembra un modo sicuro per preparare il
terreno per il prossimo film di Alien, o addirittura gettare
le basi per un film di AVP nel prossimo futuro. Fede
Alvarez, regista di Alien: Romulus, ha spesso parlato del
suo desiderio di realizzare un altro film di AVP, quindi le
basi ci sono.
Le saghe di Alien e Predator si uniscono come mai prima d’ora
in Predator: Badlands. Sebbene le due classiche
serie di fantascienza fossero già collegate sin da Predator
2 e si fossero ufficialmente incrociate con due film
Alien
vs. Predator, questo nuovo capitolo è un vero e proprio mash-up
delle proprietà intellettuali.
Con Dek, il primo protagonista
Yautja, al centro, Predator:
Badlands pone Alien al centro dell’attenzione con la
presenza di Weyland-Yutani su Gemma. La storica organizzazione
della serie Alien e i suoi synth sono i punti focali qui,
andando ben oltre i semplici Easter eggs di Predator: Badland.
Il loro uso prominente significa
che il franchise di Alien appare molto diverso dopo questo
film. Per quanto il
finale di Predator: Badlands prepari il terreno per
ciò che verrà dopo nella visione di Dan Trachtenberg, tutto ciò che
si svolge ha anche un effetto a catena sulla 20th Century e sulle
altre iconiche proprietà fantascientifiche della Disney. Questo
cambia alcune cose importanti per il futuro di Alien.
Predator: Badlands porta il
futuro di Alien al punto più estremo
Tutti i cambiamenti che avvengono
per Alien possono essere ricondotti a una singola decisione
presa con questo film. Guardando Predator: Badlands è chiaro che tutto
è più avanzato e futuristico rispetto ai precedenti film di
Predator e Alien. Le armi degli Yautja sono più
avanzate, così come quelle della Weyland-Yutani.
Ciò è dovuto alla
collocazione temporale di Predator: Badland.
Trachtenberg ha confermato che il film è ambientato in un futuro
più lontano rispetto a quello di entrambe le proprietà. Ciò è stato
facile da fare per Predator, che in precedenza non era
andato oltre il 2018 circa. Alien è sempre stato ambientato
in un futuro più lontano, con Alien: Resurrection che arriva
fino al 2381.
Non è specificato quanto tempo dopo
Resurrection si svolga Badlands. Questo punto è
persino controverso, dato che Resurrection ha rivelato che
la Weyland-Yutani non esisteva più e che in precedenza
l’azienda aveva creato dei sintetici così realistici, noti come
Auton, che questi si erano ribellati contro di loro. A parte questa
potenziale incongruenza nella trama, l’intenzione del regista è
quella di andare oltre qualsiasi cosa il pubblico abbia visto prima
in entrambi i franchise.
Questo è molto importante per
Alien, poiché Badlands diventa una finestra sul
futuro della serie. C’è un nuovo status quo per la Weyland-Yutani e
una diversa composizione dell’universo da esplorare. Non è
chiaro quando questo entrerà davvero in gioco per un nuovo
Alien film, poiché tutti i progetti futuri confermati
sono ambientati prima o durante il periodo dei due film
originali.
Thia e Tessa sono i synth
Weyland-Yutani più avanzati di sempre
Foto di 20th Century Studios/20th Century Studios
I film Alien hanno
introdotto nel corso del tempo alcuni synth incredibilmente
avanzati. Dopo aver visto David, Walter, Andy, Ash, Rook, Bishop,
Walter e Annalee Call, Badlands mostra come Weyland-Yutani
abbia portato i propri androidi a un altro livello con Thia e
Tessa.
Si dice che le “sorelle” sintetiche
di Elle Fanning siano i modelli più avanzati che
l’azienda abbia mai prodotto. Non solo entrambe si dimostrano
altamente efficienti in combattimento, ma hanno anche una
sensibilità superiore rispetto agli altri modelli.
Il motivo di quest’ultima
caratteristica è che possono entrare in contatto emotivo con gli
esseri che incontrano e manipolarli. Questo conferisce loro
maggiori capacità per raggiungere i loro obiettivi primari. Sono
sintetici speciali prodotti dall’azienda, non il nuovo
standard.
Se continuiamo a considerare
Resurrection come canonico, cosa che non abbiamo motivo di
non fare, allora Thia e Tessa sembrano rappresentare le lezioni che
la Weyland-Yutani ha imparato dagli Auton. Questi synth hanno molta
personalità, determinazione ed emozione. Dopo aver esagerato nella
creazione degli Auton, l’azienda potrebbe aver trovato un
equilibrio migliore nella costruzione di Thia e Tessa.
Questo è degno di nota per il
futuro di Alien, basato su ciò che accade a Thia e Tessa.
Quest’ultima viene distrutta nella battaglia finale, mentre la
prima si ribella completamente contro MU/TH/UR e si allea con Dek.
La Weyland-Yutani ora è priva di entrambi i suoi sintetici
avanzati.
Resta da vedere se ne creeranno
altri simili (permettendo a Fanning di ottenere un altro ruolo) o
se ne inventeranno uno completamente nuovo e più avanzato.
Weyland-Yutani vuole il DNA
rigenerativo per aiutare l’umanità
Un’altra grande rivelazione per la
serie Alien, e per tutta l’umanità, arriva con il desiderio
di Weyland-Yutani in Predator: Badlands. L’azienda ha avuto
synth su Genna per due anni cercando di catturare il Kalisk, la
bestia “immortale” nativa del pianeta.
Non è immediatamente chiaro perché
Weyland-Yutani desideri così tanto il gigantesco alieno, finché non
vengono rivelati i poteri della creatura. Il Kalisk possiede
capacità rigenerative che gli consentono di guarire da qualsiasi
ferita o morte, tranne che dall’essere congelato ed esplodere
dall’interno.
Questo è il motivo per cui
l’azienda lo desidera così tanto. I cattivi di
Alien vogliono raccogliere il DNA del Kalisk per cercare
di replicare queste capacità negli esseri umani.
L’interesse della Weyland-Yutani
per gli alieni non è una novità, dato che da tempo cercano lo
xenomorfo per sviluppare armi biologiche e semplicemente
arricchirsi. Quest’ultimo è sicuramente un altro punto di interesse
nella capacità di guarigione del Kalisk, dato che l’azienda
potrebbe mettere un prezzo praticamente irraggiungibile
sull’immortalità e avere comunque persone disposte a pagarlo.
Per quanto ne sappiamo in
Badlands, l’azienda non riesce ad acquisire il DNA completo
dei Kalisk, quindi questa possibilità non è ancora realizzabile per
gli esseri umani. Ma la ricerca non finirà qui. Esiste almeno un
altro Kalisk insieme a Bud, quindi l’alieno che alla fine non è poi
così piccolo potrebbe finire per essere più importante per il
futuro di Alien.
Weyland-Yutani ha già avuto
precedenti incontri con gli Yautja
Foto di 20th Century Studios/20th Century Studios
Per quanto i sintetici di
Weyland-Yutani attirino l’attenzione in Predator: Badlands,
i veri protagonisti del film sono gli Yautja. Il film è immerso
nella cultura e nelle tradizioni del clan di Dek, e possiamo anche
intravedere quanto sia famosa questa razza aliena in tutto
l’universo.
Si suggerisce che questa non sia la
prima volta che Weyland-Yutani incontra uno Yautja. Il traduttore
universale di Thia è in grado di comprendere la lingua degli
Yautja, cosa che sarebbe possibile solo se ci fosse stata qualche
esperienza con essa.
Weyland-Yutani non mostra alcun
interesse reale per gli Yautja una volta che MU/TH/UR scopre che
uno di loro si trova su Genna. L’attenzione rimane sui Kalisk, ma
se gli Yautja fossero una specie completamente misteriosa per il
supercomputer dell’azienda, sarebbe strano che la missione non si
espandesse per saperne di più su di loro.
Questo potrebbe sembrare sensato,
data la storia di crossover del franchise. La Weyland-Yutani ha
imparato tutto sugli Yautja in Alien vs. Predator, ma quel
film non è considerato canonico. Neanche i film di Alien
hanno mai fatto riferimento diretto agli Yautja.
Di conseguenza, deve esserci stata
qualche altra interazione tra Weyland-Yutani e gli Yautja che è
avvenuta fuori dallo schermo nel canone del franchise. Thia accenna
a questi eventi quando dice che altri Yautja sono venuti su
Genna per uccidere i Kalisk e hanno fallito, ma potrebbero
esserci stati altri crossover tra i due avvenuti molto prima.
Gli Xenomorfi non sono più la
specie aliena più temuta
Potrebbe non esserci alcun
Xenomorfo in Predator: Badlands, ma la loro esistenza e la
loro posizione nell’universo hanno comunque subito un notevole
aggiornamento. I film della serie Alien hanno dedicato molto
tempo a costruire queste creature terrificanti come i mostri più
spaventosi dell’universo, grazie al loro design, al sangue acido e
alle nascite che fanno esplodere il torace.
Mentre gli Yautja combattono contro
gli Xenomorfi per stabilire chi sia più letale, questi ultimi
rimangono comunque i re (o le regine). Ora, dopo Badlands,
grazie all’introduzione dei Kalisk, le cose sono un po’ diverse.
Questi alieni giganti e immortali salgono immediatamente in cima
alla classifica ipotetica delle specie aliene più pericolose
dell’universo.
Badlands cerca di mostrare
il lato più morbido di queste creature attraverso Bud, ma vediamo
anche l’enorme potenza della madre. Le loro dimensioni, la loro
forza e la loro capacità rigenerativa le pongono al di sopra degli
Xenomorfi e degli Yautja senza bisogno di discutere.
Potrebbe essere solo una questione di tempo prima che il franchise
faccia scontrare un Kalisk, uno Yautja e uno Xenomorfo per
determinare la gerarchia di potere sullo schermo. Ma fino a quando
ciò non accadrà, Predator: Badlands mostra abbastanza
per rendere il Kalisk la creatura più temuta in circolazione.
Predator:
Badlands è finalmente uscito nelle sale cinematografiche,
con una vasta collezione di easter egg epici e riferimenti alla più
ampia saga di Predator. Tuttavia, ci sono altrettanti legami con la
saga di Alien
(ambientata nello stesso universo).
L’ultimo capitolo di
Predator del regista Dan Trachtenberg, Badlands, è un film davvero unico in
cui un guerriero Yautja è per la prima volta il protagonista.
Questo guerriero, chiamato Dek (Dimitrius Schuster-Koloamatangi), è
affiancato da Thia (Elle Fanning), una sintetica della
Weyland-Yutani Corporation. Imparando a lavorare insieme, i due
diventano
una coppia improbabile nel finale di Predator:
Badlands.
Di fronte a un mondo pieno di
pericoli letali, Predator: Badlands è anche ricco di
diversi easter egg, riferimenti e collegamenti sia al franchise
di Predator che a quello di Alien (e oltre). Ecco i 20 più importanti che
abbiamo trovato.
Predator: Badlands si
apre con una citazione dal Codice Yautja, un rigido codice d’onore
seguito da ogni clan della razza guerriera.
Mentre questa nuova voce conferma
che “gli Yautja non sono amici né prede di nessuno”,
l’antologia animata Killer of Killers è stato il primo
progetto Predator ad aprire con una voce del Codice: “Vai
tra le stelle e cerca solo la preda più forte. Sarà il tuo trofeo.
Diventa l’assassino degli assassini.”
Yautja
Prime
Sebbene non sia la prima volta che
vediamo il pianeta, è sempre emozionante vedere qualcosa in più di
Yautja Prime, il pianeta natale dei Predator e dei suoi vari clan
di guerrieri nella tradizione consolidata del franchise.
Moto
volanti
Sia Dek che suo padre sono
raffigurati mentre guidano moto volanti, che sembrano avere lo
stesso design di quelle apparse per la prima volta nell’animazione
Predator: Killer of Killers, uscita all’inizio del
2025.
Teschi nella sala dei
trofei
A bordo della nave del fratello
di Dek, è presente una parete con trofei di teschi. La maggior
parte sembrano essere di generiche creature aliene, anche se
spiccano un teschio e una colonna vertebrale umani, oltre a un
teschio di T. Rex. Allo stesso modo, uno dei teschi alieni centrali
sembra appartenere a un Harvester di Independence Day.
Il caratteristico
plasmacaster del Predator
Mostrato per la prima volta
utilizzato dal padre di Dek con i classici sistemi di puntamento a
triplo laser, il plasmacaster/cannone a spalla è senza dubbio
l’arma più caratteristica del Predator nell’intera serie.
Tuttavia, Predator: Badlands conferisce all’arma un
aggiornamento organico unico alla fine del film, con Dek che
utilizza una creatura lucertola vivente che sputa acido come
plasmacaster improvvisato.
Lingua
Yautja
Mentre Thia utilizza un traduttore
universale per comunicare con Dek in inglese, la lingua parlata
da Dek è una lingua Yautja completamente sviluppata, poiché il
regista Dan Trachtenberg ha assunto il linguista Paul Frommer, che
ha anche sviluppato la lingua Na’vi per la serie Avatar di James Cameron.
Thia conferma il suo status di
synth impiegata dalla Weyland-Yutani Corporation, la società
predominante introdotta per la prima volta nella serie Alien come
antagonista principale (oltre agli stessi letali Xenomorfi
alieni).
Gli occhi di
Thia
Quando è disattivata, la parte
posteriore degli occhi di Thia mostra il classico logo
Weyland-Yuyani impresso su di essi. Lo stesso logo era presente
sugli occhi di Andy, un synth predominante apparso per la prima
volta nel 2024 in Alien: Romulus.
“Non abbiamo ancora
superato la velocità subluce”
Interrogando Dek sulla sua nave e
sulla sua capacità di viaggiare a velocità subluce, Thia conferma
che l’umanità non ha ancora superato questa barriera tecnologica,
collegandosi al franchise Alien, che fa spesso uso della
criostasi per i suoi equipaggi nello spazio profondo e dei synth
per gestire le operazioni della nave durante le lunghe
spedizioni.
Predator: Chewbacca e Threepio di
Badlands come fonte di ispirazione
Dek crea un mezzo per trasportare
Thia, priva di gambe, sulla schiena, e il parallelo con Chewbacca
che trasporta un C-3PO smontato in L’Impero colpisce ancora non è una coincidenza, essendo
stato un’ispirazione chiave per il film, come confermato dallo
stesso Trachtenberg.
Allo stesso modo, la parte
inferiore e superiore del corpo di Thia che funzionano in modo
indipendente l’una dall’altra potrebbero anche essere considerate
un altro divertente riferimento al classico droide di Star
Wars, come quando la testa e il corpo di Threepio sono
stati separati in L’attacco dei cloni.
XX0552
XX0552 è la designazione della
specie data alla pericolosa bestia conosciuta come Kalisk dalla
Weyland-Yutani Corporation. Come tale, non è dissimile dalla
designazione del classico Xenomorfo, che è XX121.
MU/TH/UR
Dando istruzioni alla “gemella”
sintetica più oscura di Thia, Tessa, MUTHUR 6000 è il classico
supercomputer che impartisce ordini a vari equipaggi e dipendenti
della Weyland nella serie Alien.
Tuttavia, in Badlands
vediamo anche il numero 062578 accanto al nome MUTHUR, il che
potrebbe indicare che si tratta di un modello aggiornato di MUTHUR,
considerando che il film è ambientato nel periodo più lontano nelle
rispettive linee temporali dei franchise collegati.
Divisione Armi
Biologiche
È stato anche confermato che Thia e
Tessa fanno parte della Divisione Armi Biologiche della Weyland, la
stessa divisione che ha fatto della cattura e della sperimentazione
degli Xenomorfi la sua priorità assoluta. Tuttavia, sembra che
sfruttare le proprietà rigenerative del Kalisk sia un altro
obiettivo della divisione.
Teschi e
spine
In una classica mossa di
vittoria che celebra la fine di una caccia, Dek viene mostrato
mentre strappa teschi e spine dai corpi, in particolare dal Bone
Bison che ha diviso in due con la sua spada mentre caricava lui e
Thia.
Tuttavia, alla fine del film anche
il giovane Kalisk di nome Bud fa la stessa mossa con i resti di
Tessa, dopo aver replicato in modo divertente molte delle azioni e
dei manierismi di Dek durante il film.
Classica attrezzatura
Weyland-Yutani
Diversi pezzi di attrezzatura sono
piuttosto familiari alla serie Alien, come i fucili a
impulsi Weyland-Yutani e il classico suono dei loro spari (anche se
le armi stesse sembrano modelli nuovi). Tuttavia, molti dei veicoli
sembrano molto simili a quelli che abbiamo visto in progetti
precedenti (incluso uno in particolare).
“Building Better
Worlds”
Il classico slogan della
Weyland-Yutani è presente anche in Predator: Badlands, dopo
essere apparso per la prima volta nel film Aliens del 1986
del regista James Cameron.
Un classico montaggio
preparatorio (con un cenno a Dutch)
Prima della battaglia finale, Dek
viene mostrato mentre prepara varie armature e armi, rispecchiando
lo stesso montaggio preparatorio incluso nel film Prey del 2022 con Naru di Amber Midthunder, entrambi
perfetti
richiami al Dutch di Arnold Schwarzenegger nel film originale
Predator, che preparava varie armi e trappole per
affrontare il Predator che lo cacciava nella giungla.
Weyland non impara
(ricordando Alien: Pianeta Terra)
Alla fine di Predator:
Badlands, viene rivelato che il team Weyland aveva intenzione
di prendere il Kalisk, Dek e anche un campione della creatura
vivente simile a un ramo d’albero che aveva attaccato Dek poco dopo
l’atterraggio di fortuna su Genna.
Questo ricorda il disastroso
fallimento dell’equipaggio della Weyland-Yutani a bordo della USCSS
Maginot nella recente
conclusione della stagione 1 di Alien: Earth del 2025 di
Noah
Hawley, che in modo simile aveva a bordo diversi esemplari letali
prima che si scatenasse l’inferno. Nel caso di Badlands, il team di
Tessa è persino riuscito a lasciare il pianeta.
Il grande caricatore
giallo di Tessa contro il Kalisk (un epico omaggio ad
Aliens)
Il finale di Aliens del 1986 ha visto Ripley, interpretata da
Sigourney Weaver, affrontare la Regina
Xenomorfa in un grande mech giallo, in una delle battaglie
fantascientifiche più memorabili di tutti i tempi.
Sorprendentemente, Predator:
Badlands porta quella battaglia a un livello superiore, invertendo
anche i nostri tifosi, con Tessa che guida un caricatore giallo
molto più grande per combattere Dek e il potente Kalisk (che è
anche molto più grande di una Regina Xenomorfa).
La nave madre di
Dek
Alla fine di Predator:
Badlands, dopo che Dek ha ucciso suo padre, il guerriero Yautja
conferma che sua madre è a bordo della nave che si profila
all’orizzonte. Inoltre, la nave stessa sembra avere lo stesso
design delle navi viste alla fine della serie animata Killer of
Killers di Trachtenberg.
Predator: Badlands è ora
nelle sale della 20th Century Fox.
Le indiscrezioni sul progetto Dc
Studios dal titolo DC Crime
sono state finalmente confermate. La serie sarà presentata come
una docuserie di genere true crime, con Jimmy Olsen (Skyler
Gisondo) come presentatore.
Il piano prevede che la prima
stagione ruoti attorno a Gorilla Grodd, apparso
brevemente in Creature Commandos, e confermato
come uno dei personaggi preferiti del co-CEO di DC Studios,
James
Gunn. Tony Yacenda e Dan Perrault (American Vandal)
saranno sceneggiatori, produttori esecutivi e showrunner della
serie.
Si potrebbe dire molto sul fatto
che DC Studios stia procedendo con un’altra serie non annunciata
come parte del programma “Capitolo 1: Dei e Mostri” all’inizio del 2023,
soprattutto considerando che Waller,
Paradise Lost e The Brave and the Bold non
sono attesi in tempi rapidi.
In ogni caso, se questa
docuserie parodia vuole raccontare la storia di
Gorilla Grodd, allora dovrà sicuramente includere
il suo più grande nemico, Flash. Il Velocista
Scarlatto è stato il primo eroe con cui Grodd si è mai confrontato,
e da allora i due sono indissolubilmente legati. Grodd è al 100% un
cattivo di Flash, e rivelare le sue precedenti imprese senza
l’ingresso dell’Uomo Più Veloce del Mondo è come raccontare la
storia di Venom senza Spider-Man (e sappiamo tutti com’è
andata).
Quindi, Gunn sceglierà
Flash per DC Crime? Come minimo, ci aspettiamo che Barry
Allen sia tra gli intervistati per la serie, visto che è un medico
legale del Dipartimento di Polizia di Central City! Al momento,
però, nulla è stato confermato.
Lo scorso dicembre, Gunn ha
dichiarato che “stiamo tenendo il passo con lo sviluppo”
per quanto riguarda il debutto di Flash nel DCU. Ad agosto, gli è stato chiesto dei
riferimenti all’eroe (e a Wonder Woman) nella prima stagione di
Peacemaker, e ha risposto: “Sì, sono canonici?
Non lo so. Dovremo aspettare e vedere. Voglio dire, prima o poi
esisteranno. Se esistano già, non lo so.”
Il ritorno di Ezra Miller è
sicuramente fuori discussione per ovvi motivi, ma Grant Gustin,
star della serie TV The
Flash, potrebbe riprendere il suo ruolo più famoso a teatro?
Beh, ha parlato con Gunn, che ha confermato di essere un fan
dell’attore in più occasioni.
“Grant è un ragazzo
incredibilmente talentuoso, credo che ora si esibisca a Broadway, e
non sprecherà assolutamente nulla solo perché al momento non è
impegnato in un progetto DC. Ma, ovviamente, mi piacerebbe molto
lavorare con lui prima o poi”, aveva promesso in
precedenza.
Per certi versi, ha senso che il
DCU passi a Wally West. In ogni caso, non includere Flash in DC
Crime sarebbe un errore madornale da parte dei DC Studios, e un
aspetto che fa ben sperare per l’introduzione dell’eroe potrebbe
essere quanto Gunn abbia apprezzato il film del 2023 dedicato al
personaggio.
“È uno dei migliori film di
supereroi che abbia mai visto. [Il regista] Andy Muschietti ha
fatto un lavoro straordinario”, disse all’epoca. “Posso
dire un’altra cosa? Flash è fottutamente fantastico.”
Il fenomeno culturale
cinematografico globale dello scorso anno, diventato l’adattamento
cinematografico di Broadway di maggior successo di tutti i tempi,
giunge ora alla sua epica, elettrizzante ed emozionante conclusione
in Wicked – Parte
Due.
Diretto ancora una volta dal
pluripremiato regista Jon M. Chu e con il ritorno
dello spettacolare cast guidato dalle superstar candidate
all’Oscar® Cynthia Erivo e Ariana Grande, il capitolo finale
della storia mai raccontata delle streghe di Oz inizia con Elphaba
e Glinda che si allontanano vivendo le conseguenze delle loro
scelte.
Elphaba (Cynthia
Erivo), ormai demonizzata come la Strega Malvagia
dell’Ovest, vive in esilio nella foresta di Oz, continuando la sua
lotta per la libertà degli animali di Oz e cercando disperatamente
di rivelare la verità sul Mago (Jeff
Goldblum).
Glinda, nel frattempo, è diventata
l’emblema della bontà per tutta Oz, vive nel palazzo della Città di
Smeraldo e gode dei vantaggi della fama e della popolarità. Sotto
le direttive di Madame Morrible (il premio Oscar® Michelle Yeoh), Glinda viene scelta come
brillante punto di riferimento per il popolo di Oz, rassicurando le
masse che tutto va bene sotto il governo del Mago.
Mentre la celebrità di Glinda
cresce e si prepara a sposare il Principe Fiyero (il vincitore del
premio Olivier e candidato agli Emmy e ai SAG Jonathan Bailey) in uno spettacolare
matrimonio oziano, è tormentata dalla separazione da Elphaba. Tenta
una riconciliazione tra Elphaba e il Mago, ma i suoi sforzi
falliranno, allontanando ulteriormente Elphaba e Glinda. Le
conseguenze trasformeranno Boq (il candidato al Premio Tony
Ethan Slater) e Fiyero per sempre, e metteranno in
pericolo la sicurezza della sorella di Elphaba, Nessarose
(Marissa Bode), quando una ragazza del Kansas si
intrometterà nelle loro vite.
Mentre una folla inferocita si
solleva contro la Strega Malvagia, Glinda ed Elphaba dovranno
riunirsi un’ultima volta. Con la loro singolare amicizia al centro
del loro futuro, dovranno confrontarsi con sincerità ed empatia, se
vorranno cambiare se stesse, e tutta Oz, per sempre.
Il cast di Wicked – Parte Due
comprende anche i candidati all’Emmy Bowen Yang e Bronwyn James nei
panni degli assistenti di Glinda, Pfannee e ShenShen, e la
candidata ai BAFTA e ai Grammy Sharon D. Clarke (Caroline, or
Change) come voce della tata di Elphaba, Dulcibear.
Il film è prodotto da Marc Platt,
già vincitore di Tony ed Emmy, e da David Stone, più volte
vincitore di Tony. I produttori esecutivi sono Stephen Schwartz,
David Nicksay, Jared LeBoff, Winnie Holzman e Dana Fox. Il primo
film, Wicked, uscito nel novembre 2024, ha ottenuto 10 nomination
agli Oscar®, tra cui quella per il miglior film, vincendo gli
Oscar® per Migliori Costumi e per la Migliore Scenografia. Ad oggi,
il film ha incassato 750 milioni di dollari in tutto il mondo.
Wicked – Parte Due è basato sul
musical che ha segnato una generazione, con le musiche e i testi
del leggendario compositore e paroliere Stephen Schwartz, vincitore
di Grammy e Oscar®, e sul libro di Winnie Holzman, tratto dal
romanzo bestseller di Gregory Maguire. La sceneggiatura è di Winnie
Holzman e Winnie Holzman & Dana Fox. La colonna sonora del film è
di John Powell & Stephen Schwartz, con musiche e testi di Stephen
Schwartz.
Amanda Seyfried è
una delle attrici che farà ancora molta strada nella storia del
cinema. Ha sempre dimostrato di avere un talento innato per la
recitazione e per il canto e, nonostante il suo successo, non si è
mai montata la testa. Sempre umile, con quel viso da bambina, con i
suoi occhi azzurri e la sua chioma bionda ha fatto innamorare il
pubblico di mezzo mondo. Da Mamma Mia! a First Reformed, il successo continua ad avanzare, così
come la sua bravura.
Ecco, allora, dieci cose
che non sapevate di Amanda Seyfried.
1. Amanda Seyfried: i film
e la carriera. Il debutto cinematografico della Seyfried
risale al 2004, quando partecipa alla commedia Mean Girls.
Successivamente reciterà in Alpha Dog (2006),
Solstice (2008) e all’adattamento cinematografico di
Mamma Mia!, in cui
interpreta Sophie, la figlia di Donna, interpretata da Meryl Streep.
In seguito, ha lavorato in film come Jennifer’s Body
(2008), Chloe – Tra seduzione e inganno (2009), Letters to Juliet
(2010), Dear John (2010), Cappuccetto rosso
sangue (2011) e In Time (2011). Ritorna
al musical con Les Misérables nel
2012, e interpreta poi la pornodiva Linda Lovelace in Lovelace (2013), per
poi lavorare in Un milione di modi per morire
nel West (2014), Giovani si diventa
(2015), Pan – Viaggio sull’isola che non c’è (2015) e Padri e Figlie (2015). Tra i suoi film più recenti si
annoverano First Reformed (2017), Mamma Mia! Ci risiamo (2018), Anon (2018),
Ve ne dovevate andare (2020), Mank (2020) e L’apparenza delle cose
(2021).
Nel
2025 Amanda
Seyfried conferma il suo status di attrice completa e in
continua evoluzione. Dopo aver conquistato pubblico e critica con
Mank e la serie
The Dropout, che le è
valsa un Emmy Award come
miglior attrice protagonista,
Seyfried è tornata alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare
The Testament of Ann
Lee, diretto da Michael Almereyda. Il film, atteso nelle
sale italiane nel 2026, segna per l’attrice un nuovo passo nella
sua esplorazione di ruoli intensi e psicologicamente complessi.
Sempre più selettiva nelle sue scelte, Amanda Seyfried sembra oggi
orientata verso film che uniscono autorialità e forza emotiva,
continuando a costruire una carriera solida e credibile, capace di
evolversi senza mai rinunciare alla propria autenticità
artistica.
AMANDA SEYFRIED as Valerie in Warner Bros. Pictures’ fantasy
thriller “RED RIDING HOOD,” a Warner Bros. Pictures
release.
2. Ha recitato anche per la
televisione. La carriera dell’attrice è però iniziata in
televisione, dove dal 2000 al 2001 ha recitato nella soap
opera Così gira il mondo. Successivamente è apparsa
anche in serie come La valle dei
pini (2002-2003), Veronica
Mars (2004-2006), Dr. House (2005),
Wildfire (2006) e Big Love (2006-2011). Nel 2015,
Amanda Seyfriend si è aggiudicata una parte molto importante nella
terza stagione di Twin Peaks, quella di Rebecca
Burnett.
Sul fronte televisivo, Amanda Seyfried è invece protagonista della
serie drammatica
Long Bright
River, tratta dal romanzo di Liz Moore, in cui
interpreta una poliziotta alle prese con un’indagine che intreccia
crimine e legami familiari. Accanto a questo, è tornata anche nel
cast della miniserie The
Crowded Room (Apple
TV+), dove affianca Tom
Holland nel ruolo della psicologa Rya Goodwin. Questi progetti
confermano la sua capacità di spaziare tra cinema indipendente e
produzioni di ampio respiro, mantenendo una presenza costante e
riconoscibile nel panorama contemporaneo.
Film con Amanda Seyfried su
Netflix
Negli ultimi anni Amanda
Seyfried ha collaborato spesso con Netflix, che ha distribuito alcuni dei suoi
titoli di maggior successo, come L’apparenza delle cose e
Mank. La piattaforma continua a essere uno dei principali
partner della sua carriera, con cui l’attrice mantiene un forte
legame anche per i progetti futuri.
Amanda Seyfried e gli Oscar
3. È stata candidata al
prestigioso premio. Il 2020 è stato un anno
particolarmente importante per la Seyfried. Oltre ad essere
diventata mamma per la seconda volta, ha infatti recitato nel film
Mank, interprentando l’attrice Marion Davies. Grazie a
questo ruolo la Seyfried ha ottenuto alcune delle migliori
recensioni della sua carriera, vincendo anche diversi premi. Ha poi
guadagnato anche la sua prima candidatura al premio Oscar come
miglior attrice non protagonista. Pur non vincendo il premio, si è
rilanciata come una delle grandi interpreti della sua
generazione.
Amanda Seyfried è hot
4. Amanda Seyfried non ha
problemi ha girare scene di nudo. L’attrice americana ha
ammesso che, per lei, le scene di sesso sono liberatorie. Nel
girare il film Lovelace, in cui interpreta la pornodiva
Linda Lovelace, la Seyfried ha ammesso di sentirsi libera e di
essersi divertita mentre girava le scene hot, senza avere nessun
problema di vergogna o di pudore: “Crescendo mi hanno fatto
sentire il nudo come qualcosa di sbagliato perché veniva sempre
censurato nei film, ma perché continuiamo a coprire noi
stessi?”.
5. Per il film si è
esercitata nella corsa con i tacchi. Nel film
fantascientifico In Time, l’attrice interpreta la figlia
dei due ricchi Weis, Sylvia. Pur essendo la co-protagonista, la
Seyfried compare in scena soltanto a mezz’ora dall’inizio del film.
L’attrice ha ricordato con entusiasmo il set di questo film,
raccontando però di aver avuto molta difficoltà nel recitare in
questo, poiché erano per lei previste diverse scene di corsa sui
tacchi. Per poter riuscire in queste, ha dunque dovuto esercitarsi
a lungo per evitare di farsi male.
Amanda Seyfried in Mamma Mia!
6. Amanda Seyfried si è
fatta conoscere anche grazie alla sua voce. Amanda ha
sempre coltivato la passione per il canto, seguendo delle lezioni
già quando era bambina. Passione che poi è diventata parte
integrante ed importante del suo lavoro. Infatti, è stato grazie
all’enorme successo di Mamma Mia! che l’attrice è
diventata famosa in tutto il mondo, mostrando tutte le sue qualità
di attrice e cantante. È proprio lei a cantare i tanti brani degli
ABBA previsti per il suo personaggio, senza essere dunque ricorsa
ad alcuna sostituta.
Amanda Seyfried è su
Instagram
7. Amanda Seyfried è
utilizzatrice di social. L’attrice americana ha un profilo
Instagram seguito da più di 5,1 milioni di persone: una cifra mica
da ridere. L’attrice non è ossessionata dall’utilizzo del social,
ma è comunque molto attiva. Le foto la ritraggono sempre
protagonista di momenti lavorativi ma anche, e soprattutto, dei
momenti quotidiani che desidera condividere con i suoi fan.
Seguendola si può dunque rimanere aggiornati su di lei e sulle sue
attività.
Amanda Seyfried: il marito e i
figli
8. Amanda Seyfried ha avuto
dei fidanzati da invidia. L’attrice americana è sposata
dal 2017 con il collega Thomas Sadoski, conosciuto
nel 2015 sul set di The Way We Get By e pare che tra i due
sia stato colpo di fulmine. Ma Amanda ha dei precedenti da invidia:
in passato, infatti, Amanda è stata fidanzata con Justin
Long e, ancora prima, con Ryan Philippe e
Dominic Cooper, quest’ultimo conosciuto sul set di
Mamma Mia!.
9. Amanda Seyfried è una
mamma a tempo pieno. Nel marzo del 2017, la Seyfried ha
dato alla luce la sua prima figlia, avuta dall’oggi marito Thomas
Sadoski. Da quel momento l’attrice ha parzialmente diradato le sue
partecipazioni cinematografiche per stare accanto alla piccola di
casa. Nel settembre del 2020, invece, è nato Thomas, secondo figlio
della coppia.
Amanda Seyfried: età e altezza dell’attrice
10. Amanda Seyfried è
piccoletta. L’attrice, nata il 3 dicembre del 1985, non è
di certo una donnona, ma si sa che il vino buono sta nella botte
piccola. Alta 1 metro e 59 centimetri, la sua grazia innata non è
passata comunque inosservata ed è riuscita a tenere testa a tutti i
suoi colleghi. Se poi si aggiunge che ha gli occhi come il color
del cielo e i capelli biondi come il grano, ci si rende conto che
la sua bellezza è totale.
In un’intervista con Tatiana Hullender
di ScreenRant, Zoey Deutch ha parlato delle
sue speranze di lavorare con Jesse Eisenberg, in particolare in
uno dei prossimi film del franchise Now You See
Me, in cui reciterà al fianco di Isla
Fisher, Dave Franco e Morgan Freeman. Nell’intervista, la
Deutch ha parlato del suo affetto per il suo ex co-protagonista e
ha dichiarato:
“Posso essere nel prossimo Now
You See Me? Farei qualsiasi cosa per lavorare di nuovo con Jesse. È
così divertente. Non ne ho idea e nessuna informazione su nulla, ma
girare quel film è stato sicuramente uno dei momenti più belli
della mia vita. Mi sono divertita tantissimo. Ehi, se la gente lo
vuole, spero che la gente lo capisca. Spero di poterlo essere! Sono
stata semplicemente fortunata ad essere lì, davvero.”
Deutch ed Eisenberg hanno recitato
insieme in Zombieland: Doppio
Colpo (2019), che ha seguito il primo film
Zombieland del 2009. Il primo Zombieland ha
incassato oltre 100 milioni di dollari al botteghino in tutto il
mondo, mentre Double Tap ne ha guadagnati oltre 125 milioni.
Zombieland: Doppio Colpo ha un punteggio di Rotten
Tomatoes del 68%, mentre Zombieland ha un punteggio dell’89%.
Il sequel vede Woody Harrelson, Abigail Breslin e
Emma
Stone riprendere i loro ruoli, mentre Deutch entra nel
franchise nei panni di un nuovo personaggio di nome Madison. La
banda deve sopravvivere a un’apocalisse zombie mentre gli zombie si
evolvono, quindi fanno del loro meglio per proteggere
l’umanità.
Eisenberg ha recentemente recitato
nel suo franchise d’azione rilanciato intitolato Now You
See Me: Now You Don’t, il terzo film della serie. La serie
è iniziata nel 2013 con Now You See Me, e i primi
due film hanno incassato rispettivamente oltre 350 e 335 milioni di
dollari in tutto il mondo.
Now You See Me: Now You
Don’t uscirà nelle sale il 13 novembre, con un quarto
capitolo confermato in fase di sviluppo. Non è noto se Deutch sarà
o potrebbe essere scelta per il quarto film, ma l’attrice è
determinata a lavorare di nuovo con Eisenberg.
Zoey Deutch è nota
per i suoi ruoli in Not Okay, Anniversary, Set It Up e Why Him? Ha
alcuni nuovi ruoli attualmente in produzione, tra cui Hound, Most
Dangerous Game, Voicemails for Isabelle e un film attualmente
sconosciuto con il nome provvisorio Untitled Celebrity Pass Movie,
con Jon
Hamm e John Slattery.
Osgood Perkins è
uno dei registi horror emergenti più interessanti degli ultimi
anni, con i successi consecutivi di Longlegs e
The Monkey. Nel frattempo, sta già sviluppando il
suo prossimo progetto, intitolato The Young
People, per il quale lo studio ha appena annunciato una
grande star: Nicole Kidman.
Il prossimo film di Perkins, che
segna la sua quarta collaborazione con Neon, aveva già confermato
la presenza di Lola Tung di The Summer I
Turned Pretty e Nico Parker di
Dragon Trainer. Oltre a Nicole Kidman, il cast include Brendan
Hines, Cush Jumbo, Heather Graham, Johnny Knoxville, Lexi Minetree,
Lily Collins e la collaboratrice
abituale di Perkins, Tatiana Maslany.
La trama di The Young
People, le cui riprese sono attualmente in corso a
Vancouver, non è ancora stata rivelata ufficialmente. Possiamo
aspettarci di vedere il film tra la fine del prossimo anno e
l’inizio del 2027, il che lo metterebbe in competizione con uno dei
principali progetti futuri di Nicole Kidman. Kidman, infatti, è confermato
per il ritorno al fianco di Sandra Bullock in “Practical
Magic 2“, la cui produzione è stata completata a
settembre 2025.
L’amato dramma fantasy del 1998 con
le due future star di Hollywood racconta la storia di due sorelle
streghe condannate a non trovare mai un amore duraturo. La data di
uscita del sequel è confermata per il 18 settembre 2026. Sia
The Young People che Practical Magic
2 potrebbero beneficiare di un’uscita stagionale, e
Neon potrebbe anche puntare a una data per l’autunno 2026.
Nicole Kidman è reduce dal suo controverso
successo Babygirl, oltre a diversi ruoli
televisivi importanti. La star di Big Little Lies
ha interpretato ruoli diversi e stimolanti negli ultimi anni,
spesso con risultati provocatori. Con l’horror in ascesa
quest’anno, con titoli come Weapons e
I
Peccatori, Kidman protagonista di un film horror in
senso stretto sarà un’ottima cosa per lei e per il genere.
Nel frattempo, il lavoro di Perkins
non è ancora entrato nel mirino dei grandi premi, e il pubblico è
in attesa di vedere se Keeper continuerà la sua
serie di film horror acclamati dalla critica. Ma lavorare con una
star come Kidman è un segno che le star di Hollywood gli stanno
prestando attenzione, rafforzando al contempo il cast di
The Young People con il suo status di premio
Oscar.
The Young People è
prodotto da Osgood Perkins e dal suo socio
Chris Ferguson tramite la loro casa di produzione
Phobos, oltre che da Brian Kavanaugh-Jones per Range. I più grandi
fan dei film di Perkins saranno entusiasti di questa notizia su
Nicole Kidman, che dimostra come i film del
regista possano attrarre sia i talenti veterani che le più grandi
stelle nascenti.
Millie Bobby Brown
è una giovane attrice che ha contribuito a cambiare il mondo delle
serie tv negli ultimi anni, soprattutto grazie alle sue performance
in Stranger Things. L’attrice, che ha
cominciato a recitare sin da bambina, è diventata protagonista
indiscussa di una serie che è amata ed apprezzata in tutto il
mondo, spianando una larga e lunga strada per quello che sarà
sicuramente un futuro più che roseo nel mondo della
recitazione.
Ecco, allora, dieci cose da
sapere su Mille Bobby Brown.
1. Ha recitato in popolari
film. Sebbene la carriera di attrice sia attiva da qualche
anno, la Brown non aveva mai lavorato ad un film. Il lungometraggio
di debutto è stato, quindi, Godzilla II – King of the
Monsters, arrivato nei nostri cinema alla fine di maggio
2019. In seguito ha recitato anche in Enola Holmes (2020) e
Godzilla vs. Kong (2021).
2. Ha lavorato in numerose
serie tv. La giovane attrice ha iniziato la sua attività
sul piccolo schermo, apparendo per la prima volta, nel 2013, con la
serie C’era una volta nel Paese delle Meraviglie. In
seguito, è apparsa in Intruders (2014), NCIS – Unità
anticrimine (2014), Modern Family (2015), Grey’s
Anatomy (2015) e Stranger Things
(2016-2019), che l’ha resa una star. Inoltre, è apparsa in alcuni
videoclip come Fin Me dei Sigma (2016),
I Dare You dei The xx (2017) e Girls
Like You dei Maroon 5 (feat Cardi
B) (2018).
Millie Bobby oggi: film, progetti 2025 e matrimonio con Jake
Bongiovi
Nel
2025 Millie Bobby
Brown è ormai una delle giovani attrici più influenti al
mondo. Dopo aver conquistato la fama con il ruolo di
Undici (Eleven) in
Stranger Things, la serie
Netflix che ha ridefinito la cultura pop contemporanea, l’attrice
britannica ha costruito una carriera solida e versatile, alternando
blockbuster, drammi e progetti d’autore.
Nel 2024 è stata protagonista di Damsel, fantasy d’azione targato Netflix, dove interpreta una giovane
donna destinata al sacrificio che decide di ribellarsi al suo
destino, mostrando un lato più maturo e potente della sua
recitazione. Nel 2025 la vedremo invece accanto a Chris Pratt in The Electric State, kolossal
fantascientifico diretto dai fratelli Russo (già autori di
Avengers: Endgame), in cui veste i
panni di una ragazza in viaggio con un robot in un futuro
distopico.
È
inoltre in
post-produzione Enola Holmes
3, terzo capitolo della fortunata saga Netflix che la
vede nuovamente nei panni della brillante sorella minore di
Sherlock Holmes. Il film, di cui la Brown è anche produttrice
esecutiva, promette di ampliare ulteriormente l’universo narrativo
inaugurato nel 2020 e di rafforzare la collaborazione dell’attrice
con la piattaforma di streaming.
Parallelamente, la Brown si prepara a tornare per l’ultima volta
nei panni di 11
nella quinta e conclusiva stagione di Stranger Things, attesa per il
2026, che
chiuderà definitivamente una delle saghe più amate della storia
della TV.
Millie Bobby Brown ha un marito
3. È sposata. Sul
piano personale, l’attrice ha sposato nel maggio
2024Jake Bongiovi,
figlio del musicista Jon
Bon Jovi, in una cerimonia privata celebrata in Georgia,
negli Stati Uniti. La coppia mantiene un profilo riservato ma
continua a essere seguita con grande affetto dai fan di
entrambi.
Millie Bobby Brown in Stranger
Things
4. Si è davvero rasata la
testa. Per interpretare Undici, la giovane attrice si
sarebbe dovuta rasare la testa e all’inizio non era molto convinta
della faccenda. Quando, poi, le è stato fatto notare come stesse
bene Charlize Theron
in Mad Max: Fury Road, la
ragazza si è decisa. Su Internet esiste anche un video ripreso
dalla madre, mentre le viene rasata l’intera testa. Per sua
fortuna, nelle stagioni seguenti ha potuto farsi ricrescere e
sfoggiare i suoi veri capelli.
5. È stata candidata a
importanti premi. Per la sua interpretazione nella serie,
la Brown è stata candidata in molteplici occasioni a premi di
grande prestigio. In particolare è stata candidata nel 2017 e nel
2018 ai SAG Awards come miglior attrice in una serie drammatica e
come parte del miglior cast di una serie drammatica. Ancor più
importanti sono però state le nomination come miglior attrice non
protagonista in una serie drammatica ricevute agli Emmy Awards (gli
Oscar della televisione). Pur non riportando vittorie, la Brown ha
ottenuto maggiore popolarità.
Millie Bobby Brown in
Godzilla
6. Il ruolo è stato scritto
appositamente pensando a lei.Godzilla II – King of the
Monster è stato il film di debutto per la Brown, dove
interpreta Madison Russell. In fase di lavorazione il team di ha
basato il volto del personaggio proprio su quello dell’attrice, ben
prima che questa fosse poi effettivamente scelta. Secondo il
regista Michael Dougherty, “Ci siamo così
abituati a vedere la sua faccia che abbiamo semplicemente detto:
‘Beh… perché non le facciamo l’offerta?‘”. Una volta ricevuta
questa, la Brown è stata lieta di accettare il ruolo.
Florence by Mills: il brand
di Millie Bobby Brown cresce nel 2025
7. Ha ideato una linea di
cosmetici. Oltre alla carriera di attrice,
Millie Bobby Brown
ha saputo costruire un vero e proprio impero imprenditoriale con il
suo brand di cosmetici Florence by Mills, lanciato nel 2019 e oggi tra i
marchi più amati della Generazione Z. Il brand, ispirato ai valori
di autenticità e autoaccettazione, prende il nome dalla bisnonna
dell’attrice e promuove una bellezza naturale, inclusiva e
accessibile.
Nel 2025, Florence
by Mills continua la sua espansione internazionale, con nuove linee
dedicate alla cura della
pelle e dei capelli, packaging sostenibili e
collaborazioni con influencer e ambasciatori globali. Il marchio è
distribuito in oltre 30 paesi e disponibile sia online che in store
selezionati, tra cui Sephora e Ulta Beauty.
Millie Bobby Brown segue da vicino ogni fase creativa e
comunicativa del brand, partecipando attivamente al design dei
prodotti e alle campagne promozionali. Il successo di Florence by
Mills conferma la sua immagine di giovane imprenditrice consapevole, capace
di coniugare popolarità, etica e responsabilità sociale in un
progetto coerente con i valori della sua generazione.
L’attrice britannica Millie Bobby Brown. Foto di Image Press Agency
via DepositPhotos.com
Millie Bobby Brown è su
Instagram
8. Ha un account
seguitissimo. Come la maggior parte dei suoi colleghi,
anche la giovane attrice ha aperto da qualche anno il proprio
profilo Instagram, seguito da qualcosa come 47,9 milioni di
persone. Il suo profilo è un tripudio di foto che la ritraggono
protagonista tra momenti lavorativi e di svago. Seguendola, si
potrà dunque rimanere aggiornati su tutte le sue attività, dalla
recitazione alla pubblicità, fino ai luoghi da lei visitati e molto
altro.
8. Ha diversi
haters. Con l’avvento dei social, gli hater si sono
scatenati in rete. I classici leoni da tastiera non hanno
risparmiato nemmeno la Brown, che si è trovata a dover rispondere a
chi la criticava per il fatto, secondo loro, di fare la grande
quando, invece, dovrebbe vestirsi e comportarsi come una ragazza
della sua età.
Millie Bobby Brown: età e altezza
nel 2021
10. Millie Bobby Brown è
nata il 19 febbraio del 2004a Malaga, in
Andalucia. L’attrice ha dunque da poco compiuto 21 anni.
La sua altezza complessiva corrisponde a 163 centimetri.
Christy
è l’ennesimo film con
Sydney Sweeney a floppare al botteghino, sebbene
l’attrice sia ferma sostenitrice della sua interpretazione di
questa storia vera. Il film biografico su Christy
Martin vede Sweeney nei panni del personaggio principale,
una pugile rivoluzionaria che raggiunse la fama negli anni ’90
mentre la sua relazione con il suo allenatore, diventato marito,
diventava sempre più pericolosa.
Diretto da David
Michôd e interpretato anche da Ben Foster, Merritt
Wever e Katy O’Brian, Christy
ha incassato la sbalorditiva cifra di 1,3 milioni di dollari al
botteghino mondiale nel suo primo weekend, con un budget stimato
tra i 30 e i 40 milioni di dollari. Sweeney ha avuto successo al
botteghino in passato con Tutti tranne te che ha
incassato 220 milioni di dollari e Immaculate 35,1 milioni di
dollari (entrambi ottimi incassi per i loro budget).
Tuttavia, il 2025 si sta rivelando
un anno negativo per la star di Euphoria. È apparsa per la prima volta nel
thriller Eden, al fianco di Ana
de Armas e Vanessa Kirby, che ha incassato 2,7
milioni di dollari a livello globale con un budget di 35 milioni di
dollari. Tuttavia, Eden è diventato un successo
digitale dopo la sua uscita in VOD. Nel frattempo,
Americana non ha superato il milione di dollari,
ma ora è anch’esso disponibile in digitale.
In ogni caso, dopo il weekend di
apertura di Christy,
Sydney Sweeney è andata su Instagram (lunedì 10
novembre) per affermare che “non sempre creiamo arte per i
numeri, la creiamo per l’impatto”. Nel suo post, Sweeney
sottolinea la rappresentazione della violenza domestica da parte di
Christy, definendola “il progetto più significativo della [sua]
vita”.
“Sono profondamente orgogliosa
di questo film. […] Questa esperienza è stata uno dei più grandi
onori della mia vita. Questo film rappresenta la sopravvivenza, il
coraggio e la speranza. Attraverso le nostre campagne, abbiamo
contribuito a sensibilizzare così tante persone colpite dalla
violenza domestica. Abbiamo tutti firmato per questo film con la
convinzione che la storia di Christy potesse salvare delle
vite”, afferma Sweeney.
Sydney Sweeney at the world premiere of
Madame Web – Photo by imagepressagency via
Depositphoto.com
Sebbene le recensioni della critica
siano medio-buone, il punteggio del pubblico di Christy su Rotten
Tomatoes è quasi perfetto, il che suggerisce che il film sta
commuovendo il pubblico proprio come spera
Sydney Sweeney. Christy
potrebbe essere controverso, ma racconta una storia importante.
Sebbene lo studio sia probabilmente ancora preoccupato per i
numeri, Sweeney si dice soddisfatta del fatto che il film sia
uscito.
Il suo team, tuttavia, spera che
possa avere una ripresa al botteghino prima della fine del 2025 con
The Housemaid, con Amanda Seyfried. Sweeney potrebbe
essere contenta di Christy, ma i suoi due film precedenti non danno
la stessa sensazione di essere stati realizzati a prescindere dal
profitto. Tuttavia, anche il fatto che parli del film in questo
modo potrebbe rendere le persone più interessate a vederlo.
Divenuta una star mondiale grazie
alla serie Stranger Things, l’attrice Sadie
Sink è oggi un’attrice estremamente richiesta, sia per
progetti televisivi che cinematografici. Nonostante la giovane età,
ha infatti dimostrato di possedere un talento con pochi eguali tra
i suoi coetanei e oltre ad essere diventata la vera stella della
serie Netflix vanta tra le mani numerosi progetti di
rilievo da qui al futuro. Ci si possono dunque aspettare grandi
cose da lei, che sempre più sarà una delle nuove protagoniste di
Hollywood.
Ecco 10 cose che non sai di Sadie Sink.
Sadie Sink oggi: carriera, film recenti e i progetti
del 2025
1. È diventata famosa
grazie ad alcune serie TV. Dopo il successo mondiale di
Stranger Things, Sadie Sink è oggi una delle giovani attrici
più richieste di Hollywood. La sua capacità di interpretare
personaggi intensi e vulnerabili, unita a un carisma naturale, le
ha permesso di passare dal piccolo al grande schermo con grande
maturità artistica.
2. Ha preso parte a noti
film. Parallelamente alla serie Netflix, l’attrice ha modo
di recitare ache in film come The Bleeder – La storia del vero
Rocky Balboa (2016) con Liev Schreiber,
Il castello di vetro
(2017), con Brie Larson,
l’horror Eli (2019) e i film Fear Street Parte 2:
1978 (2021) e Fear Street Parte 3: 1666 (2021). Negli
ultimi anni ha consolidato la propria carriera con ruoli di rilievo
in Dear Zoe (2022) e
soprattutto in The Whale di
Darren Aronofsky,
dove interpreta Ellie, la figlia del protagonista interpretato da
Brendan Fraser.
La performance le è valsa ampi consensi da parte della critica e
una candidatura ai Critics
Choice Awards come miglior giovane attrice.
Nel 2025, Sadie
Sink è protagonista di diversi progetti di grande interesse. Tra
questi Berlin Nobody,
thriller psicologico diretto da Jordan Scott, accanto a Eric
Bana, e O’Dessa, musical drammatico prodotto da
La La
Land Productions in cui l’attrice interpreta una
giovane donna in viaggio attraverso un’America post-apocalittica.
Sarà inoltre nel film A
Sacrifice, sempre con Eric Bana, ispirato al romanzo
Tokyo Nobody, che la
confermerà come una delle interpreti più versatili della sua
generazione.
Parallelamente, Sadie Sink tornerà sul set dell’ultima
stagione di Stranger
Things, prevista per il 2026, continuando a interpretare
Max Mayfield,
uno dei personaggi più amati della serie Netflix. Con una
filmografia in continua crescita e un forte impegno artistico,
l’attrice texana è ormai considerata una delle voci più promettenti
del cinema contemporaneo.
Sadie Sink in Spider-Man: Brand New
Day
Nel
2026 Sadie Sink
farà ufficialmente il suo ingresso nel mondo dei supereroi con
Spider-Man: Brand New Day, il nuovo
capitolo dell’universo Marvel diretto da
Jon Watts. La
notizia, confermata dai principali media americani, ha subito
acceso l’entusiasmo dei fan di Stranger Things e del franchise di Spider-Man, curiosi di scoprire il ruolo che
l’attrice interpreterà.
Al
momento i dettagli sul personaggio di Sadie Sink sono ancora
top secret, ma le
prime indiscrezioni la
indicano come una figura centrale nella nuova trilogia,
destinata a rinnovare la storia di Peter Parker dopo gli eventi di
No Way Home. La sua
presenza nel cast rappresenta un passo importante nella carriera
dell’attrice, che unisce così il suo nome a uno dei franchise
cinematografici più iconici di sempre.
L’annuncio ha consolidato il 2025-2026 come un biennio cruciale per
Sadie Sink, che passa con disinvoltura da progetti autoriali come
Berlin Nobody e
A Sacrifice ai
blockbuster hollywoodiani, confermando la sua versatilità e la sua
capacità di alternare ruoli complessi e produzioni mainstream.
3. Ha recitato anche in un
celebre cortometraggio. il 12 novembre 2021 è stato
pubblicato All Too Well: The Short Film, un cortometraggio
di 15 minuti scritto e diretto dalla cantante Taylor
Swift. Esso prende il nome dal suo brano omonimo e ne
mette in scena i contenuti, fungendo da video musicale per la
versione estesa di dieci minuti. Sadie Sink e l’attore
Dylan O’Brien sono stati scelti per
interpretare la coppia presente nel cortometraggio, mentre la
cantante stessa prende parte al filmato interpretando la versione
più adulta del personaggio di Sadie Sink.
Sadie Sink recita da quando era molto piccola
4. Ha iniziato a recitare
sin da giovanissima. Al contrario della sua famiglia, che
era orientata allo sport, Sink si interessò sin da piccola alle
arti dello spettacolo. Ha iniziato a recitare in un teatro di
comunità vicino a Houston, con una produzione di The Best
Christmas Pageant Ever all’età di sette anni. Ha in seguito
fatto un provino e ottenuto la parte del ruolo principale in una
produzione teatrale locale di Il giardino segreto. Dopo
questa esperienza, la giovane ha deciso di intraprendere
ulteriormente la carriera di attrice, fino a farla diventare la sua
professione.
Sadie Sink in Stranger Things
5. Ha raccontato una bugia
durante uno dei provini per la serie. Quello di Max è un
personaggio che, da quando ha fatto il suo ingresso nella seconda
stagione, è divenuto sempre più importante nella serie. La giovane
è inoltre spesso accompagna dal suo skateboard o dai rollerblade,
con cui si sposta. Nel corso di uno dei provini sostenuti,
l’attrice ha mentito sul fatto di saper andare su di essi. Così,
pur di ottenere il ruolo, si è impagnata per imparare a non cadere
e a spostarsi con naturalezza, cosa che poi è riuscita ad
ottenere.
6. Andava molto d’accordo
con un suo collega. Nella serie Max è la sorella di Billy,
il violento ragazzo interpretato da DacreMontgomery. Nella serie i due, pur volendosi
bene, hanno un rapporto estremamente conflittuale, che li porta
facilmente a sfociare nella violenza. Nella realtà, l’attrice ha
raccontato di essere andata da subito molto d’accordo con il
collega, tanto da considerarlo un vero e proprio amico. I due hanno
dovuto dunque trovare dei modi per far nascere una sincera tensione
tra di loro e permettere così di rendere più credibile il difficile
rapporto dei loro personaggi.
Sadie Sink presente The Whale a Venezia
7. Ha incantato il
Lido. Nel corso dell’ultima edizione della Mostra
internazionale d’arte cinematografica di Venezia, l’attrice ha
avuto modo di sfilare sul red carpet per prendere parte
all’anteprima mondiale del film The Whale, dove si
racconta di un uomo estremamente obeso e in fin di vita che cerca
di riallacciare i rapporti con la sua unica figlia, interpretata
appunto dalla Sink. La bellezza dell’attrice, unita all’abito
sfoggiato, hanno incantato il lido, e una volta di più la Sink si è
confermata capace di catalizzre su di sé tutte le attenzioni.
Sadie Sink ha un fidanzato?
8. È molto
riservata. Proprio perché costantemente sotto i riflettori
della celebrità, l’attrice ci tiene a mantenere alcuni aspetti
della propria vita privati. Tra questi vi è la sfera sentimentale,
di cui ad oggi si sa poco o nulla. La Sink non ha infatti mai
rivelato ufficialmente il proprio status, mantenendo il riserbo a
riguardo. Nel corso del 2022 si è però fatta insistente la voce
secondo cui si starebbe frequentando con Patrick
Alwyn. Questi è il fratello di Joe Alwyn,
il fidanzato di Taylor Swift, con cui l’attrice ha collaborato per
il cortometraggio All Too Well. Naturalmente, anche su
tale voce non ci sono conferme ufficiali.
Sadie Sink è su Instagram
9.È
presente sul social network. L’attrice è presente sul
social network Instagram, con un proprio profilo verificato seguito
da ben 25,6 milioni di persone e dove attualmente si possono
ritrovare circa 100 post. Questi sono principalmente immagini
relative a suoi lavori da attrice e da modella, inerenti il dietro
le quinte di tali progetti o promozionali nei loro confronti. Ma
non mancano anche curiosità, momenti di svago, eventi a cui ha
preso parte e altre situazioni ancora. Seguendola, si può dunque
rimanere aggiornati su tutte le sue novità.
Sadie Sink: età e altezza dell’attrice
10. Sadie Sink è nata il 16 aprile del 2002 a Brenham,
Texas, Stati Uniti. L’attrice è alta complessivamente 1,59
metri.
Con Avengers:
Doomsday a un anno dall’uscita nelle sale, uno dei più
grandi cattivi del Marvel Cinematic Universe sembra
fare il suo ritorno. La Saga del Multiverso si prepara
ad affrontare Victor von Doom, alias Dottor Destino, con
Robert Downey Jr. che darà vita all’iconico
cattivo nel franchise guidato dagli Avengers.
Tuttavia, un tuffo nel passato
potrebbe arrivare nella Fase 6. In un’intervista con
Entertainment Tonight, Josh
Brolin ha lasciato intendere che potrebbe tornare
nell’MCU nei panni di Thanos, commentando: “Se Joe Russo venisse da me,
cosa che potrebbe aver fatto, non lo so, e avesse un’idea, allora
potrei acconsentire. Probabilmente molto rapidamente.” Thanos
è il grande cattivo della Saga dell’Infinito e è stato sconfitto
definitivamente in Avengers:
Endgame del 2019.
L’idea che Brolin riprenda il ruolo
di Thanos non è impossibile, dato che esiste il concetto di
multiverso che potrebbe permettergli di interpretare versioni
varianti del suo famoso nemico degli Avengers. La timeline dell’MCU
ha persino esplorato questa premessa in progetti precedenti, dato
che l’attore presta la voce a una versione diversa del personaggio
in What If…?
Dato che il marketing precedente di
Avengers: Doomsday aveva
suggerito che il Dottor Destino avesse sconfitto Thanos in un’altra
realtà, questo potrebbe essere un modo in cui l’attore tornerà nel
2026. È anche fondamentale ricordare che Kevin Feige ha dichiarato al CinemaCon
2025 di non aver ancora rivelato tutti i membri del cast del
prossimo film corale.
Con il trailer di Avengers:
Doomsday
confermato in uscita a dicembre, è possibile che il ritorno di
Thanos sia una delle tante sorprese che i Marvel Studios hanno in
serbo per il pubblico più affezionato. Tuttavia, vale anche la pena
considerare che le riprese di Avengers:
Secret Wars, un altro progetto in arrivo per i
fratelli Russo, devono ancora
iniziare.
Se non fa parte del cast di
Avengers: Doomsday, i commenti di Brolin
potrebbero suggerire qualcosa che lo prepari a un ruolo in Avengers:
Secret Wars, che sarà l’ultimo capitolo della Saga del
Multiverso. Mentre i Marvel Studios stanno preparando un reset per
l’MCU nella Fase 7 e oltre, sarebbe appropriato riavere Thanos in
qualche modo di nuovo un’ultima volta.
Da quando la Disney ha annunciato
l’inizio delle riprese del film Star
Wars: Starfighter di Shawn Levy
all’inizio di quest’anno, sono circolate diverse voci, con alcuni
che sostengono che il film sarà
direttamente collegato alla trilogia sequel, gettando le basi
per i futuri piani della Lucasfilm riguardanti Rey e il “Nuovo
Ordine Jedi”. Sebbene Starfighter possa includere alcuni collegamenti
con l’universo più ampio di Star
Wars, Levy ha ora chiarito che il suo film sarà una
storia a sé stante.
“Beh, per prima cosa, è diverso
in quanto è un’avventura completamente nuova, né sequel né prequel.
Ci sono nuovi personaggi, una nuova linea temporale. Il film
eredita i temi tradizionali, ma cerca davvero di offrire ai fan di
Star Wars, e al pubblico in generale, qualcosa di fresco, di nuovo.
E con uno spirito giocoso e un’avventura generosa, con momenti di
vera leggerezza che, francamente, Una nuova speranza aveva in modo
rivoluzionario“, ha detto il regista di Deadpool & Wolverine a
Collider.
“Stiamo davvero cercando di
prendere quel tono come una stella polare ogni giorno. La mia
troupe, il mio direttore della fotografia, Claudio Miranda, Gosling
è il mio collaboratore principale nel ruolo principale. È stato
sicuramente un sogno che si è avverato. Il me stesso di 10 anni è
sul set con me ogni giorno. Infatti, stasera prenderà un volo per
tornare sul set e continuare le riprese lunedì. Ma è un’opportunità
enorme e stimolante perché la Lucasfilm mi ha incoraggiato molto a
fare qualcosa di nuovo. Non c’è alcuna pressione ad essere
derivativo o limitato da un obbligo verso ciò che è venuto prima.
C’è solo l’amore per ciò che è venuto prima“.
Sebbene Star
Wars: Starfighter non sia il sequel diretto di nessun
film precedente di Star Wars, sappiamo che il film sarà ambientato
diversi anni dopo gli eventi di L’ascesa di Skywalker.
“È surreale e fantastico ogni giorno entrare in questo set,
aver creato una storia nuova e originale di Star Wars che non è né
un sequel né un prequel di nulla”, dice Levy in un’altra
intervista con EW. “Ho un profondo rispetto e amore per questa
eredità storica, ma ho anche la possibilità di fare qualcosa di
nuovo e originale e di farlo con Jonathan Tropper, lo sceneggiatore
di The Adam Project, e con Gosling. Ogni giorno è durissimo, ma è
anche un sogno che si avvera”.
Cosa sappiamo di Star Wars:
Starfighter
Il prossimo film
di Star Wars è descritto come un capitolo
autonomo dell’iconica saga fantascientifica che si svolgerà cinque
anni dopo gli eventi di L’ascesa di Skywalker del 2019. Oltre a Ryan Goslingnel cast
ritroviamo Amy Adams, Aaron Pierre,
Flynn Gray, Simon Bird,
Jamael Westman e Daniel Ings. Gli
attori Matt Smith e Mia Goth interpreteranno invece due
antagonisti nel film.
Finora, la trama del prossimo film
di Star Wars è rimasta segreta. Tuttavia, l’immagine condivisa nel
post dell’annuncio sembra suggerire che il personaggio di Ryan Gosling sarà in qualche modo una figura
protettrice o mentore del personaggio interpretato da Flynn Gray.
Questo evocherebbe una relazione adulto-bambino che è comune in
tutta la saga di Star Wars ed è stata al centro di episodi
come The
Mandalorian, Obi-Wan
Kenobi, Skeleton
Crew e La minaccia fantasma.
Il giovane Paul
Mescal ha all’attivo solamente una manciata di titoli tra
cinema e televisione, ma sono bastati questi a mettere in luce il
suo grande talento nonché la generosità con cui si approccia ad
ogni personaggio. Sempre più Mescal è sulla bocca di tutti, facendo
immaginare per lui un futuro particolarmente roseo. Ora che è sul
punto di consacrarsi e divenire ancor più popolare, meglio sapere
quanto più possibile su di lui.
Ecco 10 cose che non sai di
Paul Mescal.
Paul Mescal oggi: film, serie TV e
i progetti del 2025
1.È stato
protagonista di una nota serie TV. Negli ultimi anni
Paul Mescal si è
imposto come uno degli attori più promettenti della sua
generazione. Dopo gli esordi in televisione con Bump (2019) e The Deceived (2020), il successo internazionale
arriva grazie alla serie Normal People (2020),
tratta dal romanzo di Sally Rooney, dove interpreta Connell Waldron
accanto a Daisy Edgar-Jones. La sua interpretazione
intensa e vulnerabile gli vale riconoscimenti internazionali e lo
consacra come una delle nuove star del panorama europeo.
2. Ha recitato in celebri
film. Al cinema debutta con La figlia oscura (2021)
di Maggie
Gyllenhaal, accanto a Olivia Colman e
DakotaJohnson, per poi imporsi con Aftersun (2022) di
Charlotte
Wells, film che gli vale la candidatura all’Oscar come Miglior Attore
Protagonista. Negli anni successivi recita in
God’s Creatures (2022),
Carmen (2022) e
Foe (2023), consolidando
una carriera segnata da scelte autoriali e ruoli complessi.
Nel 2025 Paul
Mescal è protagonista dell’attesissimo Il Gladiatore 2 di Ridley Scott, dove interpreta
Lucio, il figlio
ormai adulto di Lucilla (Connie Nielsen). Il film segna la sua
definitiva consacrazione hollywoodiana e lo riunisce con un cast
internazionale che include Denzel Washington,
Pedro Pascal e Barry Keoghan. Nello stesso anno
l’attore è stato protagonista nel dramma fantastico Estranei (All of Us Strangers),
accanto a Claire
Foy e Andrew Scott, e nel film musicale
The History of Sound.
Sempre nel 2025 arriverà anche Hamnet, adattamento cinematografico del
romanzo di Maggie
O’Farrell, dove Mescal interpreta William Shakespeare accanto a
Jessie Buckley. Il film è già
indicato tra i possibili candidati ai prossimi Premi Oscar.
3. Ha diversi progetti in
arrivo. Tra i progetti futuri, Mescal ha confermato
anche la partecipazione al film Merrily We Roll
Along di Richard Linklater, un progetto unico che sarà
girato nell’arco di vent’anni e si concluderà intorno al 2040. Una
scelta che conferma il suo desiderio di esplorare il tempo, la
memoria e l’evoluzione personale attraverso il cinema.
Paul Mescal e gli Oscar
4. È stato candidato al
prestioso premio. Dopo aver guadagnato diverse nomination
importanti per il suo ruolo in Aftersun, tra cui quella
come miglior attore ai premi Bafta,
Mescal è stato candidato anche come miglior attore ai premi Oscar.
La sua candidatura, da molti auspicata, è stata una delle grandi
sorprese emerse durante l’annuncio delle nomination, in
quanto l’attore non era stato candidato né ai Golden Globe né ai
SAG Awards, importanti premi che anticipano le candidature
all’Oscar. Anche se la sua vittoria sembra improbabile, per
l’attore si tratta di una consacrazione, che lo porterà ad una
nuova fase della sua carriera.
Paul Mescal in Normal
People
5. Non avrebbe recitato
nella serie se non ci fossero state scene di nudo.
Parlando del suo ruolo nella serie Normal People, l’attore
ha raccontato che non avrebbe accettato di recitarvi se non fossero
state previste scene di nudo, poiché queste sono molto importanti
per il suo personaggio e la storia in sé. “Il libro da cui la
serie è tratta è così viscerale e crudo, e quando ll’ho letto i
personaggi erano chiaramente nudi per la maggior parte del tempo
nella mia immaginazione“. Chi ha visto la serie saprà dunque
che le richieste di Mescal sono state accontentate, poiché nella
serie sono diverse le scene di nudo presenti.
Paul Mescal in
Aftersun
6. Ha lavorato molto sul
rapporto con la co-protagonista. Nel film
Aftersun, Mescal interpreta Calum, padre di Sophie, il
quale trascorre con la figlia una vacanza estiva particolarmente
importante per il loro rapporto. Stando a quanto raccontato
dall’attore in alcune interviste, lui e Frankie
Corio, interprete di Sophie, i due hanno trascorso due
settimane insieme prima delle riprese in un hotel resort in vacanza
per formare il legame necessario per ritrarre la relazione
padre-figlia una volta iniziate le riprese. Hanno così raggiunto
quel grado di sintonia e complicità necessario alla riuscita del
film.
Paul Mescal sarà in Il gladiatore 2
7. Reciterà nell’atteso
sequel. Dopo anni di speculazioni, Ridley Scott
sembra pronto a realizzare Il gladiatore 2, sequel del
film campione d’incassi del 2000. Non ci sarà più, per ovvie
ragioni, Russell Crowe nei panni
di Massimo Decimo Meridio, poiché il regista avrebbe trovato il suo
nuovo protagonista proprio in Paul Mescal, il quale sarebbe in
trattative per ricoprire il ruolo di Lucio, il giovane figlio di
Lucilla, che ora è un uomo adulto dato che la storia si svolge anni
dopo il primo film. Sono tuttavia attesa maggiori conferme a
riguardo.
Paul Mescal: fisico e trasformazione per Il Gladiatore 2
Il Gladiatore II – Paul Mescal
Per
vestire i panni di Lucio nel film Il Gladiatore 2, Paul Mescal ha affrontato una
trasformazione fisica
imponente. L’attore, noto per il suo approccio realistico
e disciplinato ai ruoli, ha raccontato di essersi allenato
intensamente per mesi sotto la supervisione di un team di
preparatori atletici scelti da Ridley Scott, con l’obiettivo di costruire un corpo
credibile per un guerriero dell’antica Roma.
Mescal ha seguito una dieta
ad alto contenuto proteico e un programma quotidiano di
allenamenti con pesi, corsa e combattimento scenico. L’attore ha
spiegato che non si trattava soltanto di ottenere muscoli, ma di
acquisire resistenza,
potenza e presenza scenica, per rendere il personaggio
fisicamente e psicologicamente credibile.
In diverse interviste ha dichiarato di non voler emulare il modello
estetico di Russell Crowe, ma di trovare un
equilibrio tra forza e vulnerabilità: «Lucio non è un gladiatore
per nascita — ha detto —, ma lo diventa per necessità. La sua
fisicità doveva raccontare quel percorso».
Il risultato è una delle trasformazioni più commentate della sua
carriera, che conferma l’impegno di Mescal nel cercare
l’autenticità anche negli aspetti più estremi della preparazione
attoriale.
Paul Mescal e Phoebe Bridgers
8. Ha avuto una relazione
con la nota cantante. Nel maggio del 2020 sono iniziati a
circolare dei rumor circa una possibile relazione tra Mescal e la
cantante Phoebe Bridgers, specialmente in seguito
ad alcuni loro scambi di messaggi sui social. Nel dicembre dello
stesso anno, Mescal ha poi recitato nel videoclip del brano della
Bridgers Savior Complex, per la regia di Phoebe
Waller-Bridge. Solamente nel novembre del 2021, però,
i due hanno fatto il loro debutto insieme su un red carpet e da
quel momento la loro relazione divenne certezza. A distanza di un
anno, tuttavia, sul finire dunque del 2022 i due sembrano essersi
separati, senza però fornire maggiori dettagli a riguardo.
Paul Mescal non è su
Instagram
9. Ha cancellato il proprio
account. Mescal, a differenza della maggior parte dei suoi
coetanei e dei suoi colleghi, non è presente su Instagram dopo aver
deciso di cancellare il suo account l’anno scorso. “Penso solo
che non sia particolarmente utile per le persone vedere, come sei,
letteralmente“, ha detto Mescal spiegando le motivazioni
dietro la scelta di abbandonare il social. Ad oggi, dunque, non vi
è un account ufficiale dell’attore su Instagram, ma si possono
ritrovare diverse fan page a lui dedicate dove poter ritrovare sue
foto e notizie a lui legate.
Paul Mescal: età e altezza
dell’attore
10. Paul Mescal è nato il 2
febbraio del 1996 a Maynooth, in Irlanda. L’attore è alto
complessivamente 1,80 metri.
Ora che è stato ampiamente
confermato che il primo trailer di Avengers:
Doomsdaysarà
proiettato prima di Avatar: Fuoco e Cenere il
19 dicembre, l’entusiasmo dei fan per vedere il film in anteprima
sta crescendo rapidamente. Non sappiamo ancora se questa anteprima
sarà un’esclusiva per il cinema, ma la Marvel Studios deve offrire
qualcosa di speciale e potrebbe fare di tutto per garantire che sia
così.
Secondo John Campea, il personaggio
di YouTube che ha condiviso le foto trapelate da Spider-Man:
No Way Home di Tobey Maguire e Andrew Garfield, gli è stato detto
che “questo trailer è così importante che ne hanno realizzate
più di 20 versioni diverse”. Dopo aver contattato un referente
della Marvel, Campea avrebbe scoperto che in realtà ce ne sono
“30 o più” e che sono state coinvolte “diverse società
di produzione di trailer”.
Il piano è chiaramente quello di
trovare il trailer perfetto in grado di ripristinare la fiducia in
un marchio che ha subito un calo di popolarità piuttosto
significativo dall’uscita di Avengers: Endgame nel 2019. Captain America: Brave New
World, Thunderbolts* e I Fantastici Quattro:
Gli Inizi hanno tutti faticato al botteghino quest’anno,
anche se gli ultimi due hanno ricevuto recensioni entusiastiche da
parte della critica e del pubblico.
È quindi fondamentale che questo
trailer convinca il pubblico che Avengers: Doomsday è un evento da
non perdere. Sebbene recenti notizie suggeriscano che sarà
incentrato su Doom, sarebbe meglio prendere qualsiasi “descrizione”
con le pinze, sulla base di questo ultimo aggiornamento. A questo
punto, non resta che attendere ancora poco più di un mese per poter
vedere un primo trailer, che potrebbe non rivelare poi molto ma
senza dubbio offrirà qualche primo entusiasmante dettagli sul
film.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel.
È ora disponibile
il trailer de “L’amore
è cieco: Italia”, l’adattamento italiano della serie
di successo Love Is Blind, prodotto
da Banijay Italia, che sarà disponibile solo su Netflix a partire dall’1 dicembre.
Nel trailer vengono
svelate le prime immagini dei protagonisti che prenderanno parte
all’esperimento, anticipando emozioni, incontri e le prime
scintille che animeranno il dating show. Alla guida de “L’amore è
cieco: Italia” gli host Benedetta Parodi e Fabio Caressa,
pronti a dare il via all’emozionante viaggio alla scoperta
dell’amore vero, accompagnando i partecipanti nel percorso che li
porterà a scegliere qualcuno da sposare senza averlo mai incontrato
di persona.
La serie sarà
divisa in più parti per un totale di 10 episodi:
Da lunedì 1 dicembre
saranno disponibili i primi quattro episodi, in cui i partecipanti
inizieranno a conoscersi all’interno delle capsule, fino ad
arrivare alle proposte di matrimonio.
Da lunedì 8 dicembre
saranno disponibili gli episodi 5-8, in cui le coppie
sperimenteranno la reciproca quotidianità fino
all’altare.
L’episodio 9 con i
matrimoni uscirà lunedì 15 dicembre e venerdì 19 dicembre sarà la
volta della reunion, in cui verrà svelato il destino delle coppie a
distanza di mesi.
“L’amore è cieco:
Italia” rappresenta un vero e proprio esperimento
sociale, un approccio meno convenzionale al dating moderno, in
occasione del quale un gruppo di single che vogliono essere amati
per quello che sono avrà l’opportunità di cercare l’anima gemella
senza le distrazioni del mondo esterno e scegliere qualcuno da
sposare senza averlo mai incontrato di persona. Dopo essersi visti
ed essere promessi in matrimonio, i protagonisti avranno la
possibilità di approfondire la loro conoscenza nella normale
routine quotidiana di coppia fatta di lavoro, amici e parenti. La
realtà e i fattori esterni li allontaneranno o, quando arriverà il
giorno delle nozze, sposeranno la persona di cui si sono innamorati
ciecamente?
L’adattamento italiano,
con la regia di Angelo Poli, è scritto da Magda Geronimo,
Valentina Massouda e Antonio Vicaretti.
Love is Blind ha
debuttato negli Stati Uniti il 14 febbraio 2020 e da allora è
diventato un fenomeno globale. La serie originale ha avuto un tale
successo da esser stata adattata in molti paesi, come Giappone,
Brasile, Svezia, Regno Unito, Messico, Arabia Saudita, Germania,
Argentina, Francia e Italia.
Uno degli attori più amati e
riconosciuti a livello internazionale, Antonio
Banderas sarà presente al 43° Torino Film
Festival, in programma dal 21 al 29 novembre
2025. Il pluripremiato interprete, regista e produttore
cinematografico riceverà la Stella della
Moledurante la serata inaugurale al Teatro
Regio di Torino, in riconoscimento di una lunga carriera
che si è distinta per la capacità di unire intensità drammatica,
passione e dedizione, portandolo a diventare un simbolo del cinema
latino nel mondo.
Dopo gli esordi nelle pellicole di
Pedro Almodóvar, con cui collabora in titoli iconici come
Labirinto di passioni (1982), Matador (1986),
La legge del desiderio (1987) e Donne sull’orlo di una
crisi di nervi(1988), Antonio Banderas si
afferma anche in produzioni hollywoodiane con interpretazioni di
forte carisma e versatilità: da Philadelphia (1993) a
Intervista col vampiro (1994) ed Evita (1996),
fino ai più recenti Official Competition e
Babygirl. Lo vedremo prossimamente nel film biografico su
Anthony Bourdain della A24, Tony, al fianco di Dominic
Sessa, e in Rose’s Baby di Trudie Styler.
Proprio per celebrare la sua
longeva collaborazione con il maestro Almodóvar, il Festival
presenterà una proiezione speciale del film Dolor y
Gloria (2019), opera intensa e autobiografica che ha
valso a Banderas il premio come Miglior Attore al Festival di Cannes e, tra le altre, una
nomination agli Oscar e ai Golden Globe.
Giulio Base,
Direttore del Torino Film Festival, ha dichiarato: “Antonio
Banderas, forgiato nella fucina creativa almodovariana e che è
stato capace di conquistare Hollywood, incarna l’immagine
dell’attore totale: interprete di vertiginosa profondità e al tempo
stesso sex symbol planetario della sua generazione. Attraversa il
mondo senza mai tradire le sue radici, portando sempre con sé in
ogni ruolo la luce mediterranea. A Torino accogliamo non solo un
artista immenso, ma un mito vivente del nostro immaginario”.
La Stella della
Mole è il riconoscimento cinematografico assegnato a
figure di spicco del cinema internazionale, che hanno dato
contributi significativi al mondo della settima arte. Una
celebrazione del cinema d’autore e della creatività artistica che
onora chi ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama
cinematografico mondiale.
Il Torino Film
Festival è realizzato dal Museo Nazionale del
Cinema di Torino e si svolge con il contributo del
Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo,
Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione
CRT.
Jeremy Strong è
uno degli attori più talentuosi attualmente in circolazione, che
però non sempre ottiene le attenzioni che meriterebbe. Estremamente
maniacale nel costruire i propri personaggi, al fine di dar vita ad
interpretazioni particolarmente intense e veritiere, Strong si è
costruito una solida carriera tra cinema e televisione,
distinguendosi anche con i ruoli di minor rilievo. Egli è senza
dubbio una delle personalità della recitazione da non
sottovalutare. Per evitare confusione, va ricordato che
Jeremy Strong non è
imparentato con l’attore britannico
Mark Strong, noto per film come Kingsman e Sherlock Holmes: i due condividono solo il cognome ma
hanno origini e carriere completamente diverse.
Ecco 10 cose che forse non
sai sull’attore Jeremy Strong.
Nel 2024 è
protagonista di due film di successo: The Apprentice – Alle origini di
Trump, in cui veste i panni di un consigliere politico
nell’America degli anni Ottanta, e Springsteen: Liberami dal
Nulla, dramma musicale ispirato alle origini e ai testi
del celebre cantautore, dove interpreta Jon Landau, storico produttore e amico di
Bruce Springsteen, in un racconto che esplora la nascita del mito
del “Boss”.
Jeremy Strong sarà Mark
Zuckerberg in The Social Reckoning
Guardando al futuro, nel 2026 Jeremy Strong tornerà sul grande schermo con
The Social Reckoning, un thriller politico
che riprende idealmente il tema dell’etica del potere già
affrontato nel film The Social Network (2010), dove appariva
in un piccolo ma significativo ruolo.
Parallelamente, l’attore tornerà in televisione come protagonista
della miniserie The
Boys from Brazil, una nuova produzione che mescola
intrigo e tensione morale, confermando la sua predilezione per
ruoli psicologicamente complessi e sfaccettati.
2. Ha recitato anche in
note serie TV. La prima apparizione televisiva per Strong
è quella nella serie The Good Wife, in cui ha recitato tra
il 2011 e il 2013. In seguito ha preso parte ad alcuni episodi
della serie Mob City (2013) e Masters of Sex
(2016). Dal 2018 è invece impegnato in una serie tv dove
recita accanto a Brian Cox, con
la quale raggiunge la fama mondiale interpretando
Kendall Roy, il
tormentato erede del colosso mediatico nella serie HBO Succession (2018–2023).
La sua interpretazione gli vale un Emmy Award e un Golden Globe, rendendolo uno dei volti più
riconoscibili del panorama drammatico contemporaneo. Dopo la
conclusione della quarta e ultima stagione nel 2023, l’attore ha
continuato a lavorare su progetti di grande ambizione
artistica.
3. Ha svolto anche altri
lavori oltre quello di attore. Prima di intraprendere la
carriera di attore a tempo pieno, Strong ha ricoperto diversi altri
ruoli all’interno del mondo del cinema. È ad esempio stato stagista
nel reparto di scenografia per il film La seduzione del
male (1996), e assistente di produzione per i film Harry a
Pezzi (1997), Amistad (1997) e C’è posta per
te (1998). Un lavoro per lui particolarmente importante è però
stato per lui quello avuto per il film La storia di Jack &
Rose (2005), dove è stato l’assistente personale di Daniel Day-Lewis. Proprio guardando il grande
attore prepararsi al suo ruolo e interpretarlo ha spinto Strong a
voler intraprendere una carriera da attore.
Jeremy Strong in
Succession
4. Si è preparato al ruolo
in modo molto particolare. Nella serie Succession l’attore interpreta
Kendall Roy, uno dei quattro figli di Logan Roy,
impegnato nel processo di successione della compagnia gestita dal
padre. Per prepararsi al provino per tale ruolo, Strong ha
raccontato di aver letto la biografia dedicata a Rupert
Murdoch e la sua famiglia, così da comprendere meglio le
dinamiche esistenti all’interno di un nucleo famigliare simile a
quello raccontato dalla serie. Nel libro, inoltre, è riportato che
il figlio di Murdoch, James, è noto per l’allacciarsi le scarpe.
Strong ha quindi fatto lo stesso per l’audizione, sostenendo che
esprimesse la tensione interiore del personaggio.
5. Ha corso numerosi rischi
sul set. La devozione di Strong per il suo mestiere lo ha
occasionalmente portato a lesioni personali. Nella prima stagione
di Succession, ad esempio, poiché Kendall doveva correre
per un lungo tratto, Strong, per risultare veramente sudato e senza
fiato in ogni ripresa, ha corso più veloce e lontano che poteva con
le scarpe eleganti, fratturandosi un piede. Due stagioni dopo, ha
deciso di saltare da una piattaforma alta 1,5 m, indossando anche
in questo caso scarpe eleganti, riportando contusioni alla tibia e
al femore, dovendo poi portare un tutore per le gambe.
Jeremy Strong in Il processo
ai Chicago 7
6. Ha fatto una richiesta
estrema al regista. Nel film candidato agli Oscar Il
processo ai Chicago 7, incentrato sul reale processo ad un
gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam, Strong interpreta
Jerry Rubin, uno dei sette manifestanti. Come
sempre impegnato a ricercare il massimo grado di immedesimazione
con il proprio personaggio, l’attore chiese al regista
Aaron Sorkin di fargli spruzzare contro del vero
gas lacrimogeno per una scena. Sorkin, pur se dispiaciuto di dover
dire no all’attore, non poté accettare la sua richiesta in quanto
la scena coinvolgeva centinaia di altri attori e comparse, la cui
salute non poteva essere messa a rischio.
Jeremy Strong in The Good
Wife
7. Ha recitato in alcuni
episodi della serie. Tra il 2011 e il 2013 l’attore ha
recitato in cinque episodi tra la seconda e la quarta stagione
della celebre serie The Good Wife, di genere drammatico e
giudiziario. Qui ha interpretato Matt Becker, un
sondaggista impegnato nella campagna elettorale del governatore. Il
personaggio non è di particolare rilievo all’interno della serie,
ma è stato uno dei primi ruoli a conferire una maggiore popolarità
all’attore.
Jeremy Strong, Michelle Williams e
Matilda Ledger
8. È molto amico della nota
attrice. Particolarmente nota è l’amicizia che intercorre
tra Strong e l’attrice Michelle
Williams. I due si sono conosciuti nel 2004, mentre
partecipavano ad un festival teatrale e da quel momento sono sempre
rimasti molto legati. In particolare, Strong è stato molto vicino
all’attrice nel periodo successivo alla morte di Heath Ledger, con il quale la Williams
ha avuto la figlia Matilda. Strong si è
preoccupato di aiutarla a superare quel terribile lutto e ha
ricoperto un vero e proprio ruolo paterno nei confronti della
bambina. Ancora oggi i due sono molto legati e si supportano
reciprocamente.
Jeremy Strong: chi è sua
moglie?
9. È sposato. Nel
2016, Strong ha sposato Emma Wall, una psichiatra
danese. I due si erano conosciuti quattro anni prima a una festa a
New York durante l’uragano Sandy. Oggi vivono a New York, insieme
alle loro tre figlie, nate nell’aprile 2018, nel novembre 2019 e
nel settembre 2021. Strong cerca di tenere particolarmente privata
la sua vita famigliare, tenendosi alla larga da ogni possibile
invasione dei media, così da preservare un senso di tranquillità e
di distacco dal suo lavoro, specialmente considerando quanto egli
vi si dedichi in maniera maniacale.
Jeremy Strong: età e altezza
dell’attore
10. Jeremy Strong è nato a
Boston, nel Massachusetts, Stati Uniti, il 25 dicembre del
1978. L’attore è alto complessivamente 1,79 metri.
Sono bastati una manciata di ruoli
all’attrice Emma D’Arcy per affermarsi come una
delle interpreti più talentuose della sua generazione. Attiva tra
cinema e televisione, D’Arcy ha già dato prova in più occasioni di
sapersi destreggiare tra generi diversi, dando vita a personaggi
iconici. Ora che è più popolare che mai, sono molti i progetti in
cui la si può ritrovare protagonista.
Ecco 10 cose che non sai di Emma D’Arcy.
Emma D’Arcy: i suoi film e le serie TV
1. Ha recitato in diverse
serie TV. L’attrice debutta sul piccolo schermo nel 2018
con la serie drammatica Wanderlust, dove recita nei panni
di Naomi Richards accanto a Toni Collette. In seguito compare in
alcuni episodi delle serie Wild Bill (2019) e
Hanna (2020). Maggiore popolarità la ottiene grazie alla
serie Truth Seekers, che mescola
commedia e fantascienza, e dove recita nei panni di Astrid accanto
agli attori Nick Frost e Simon Pegg. In
seguito ha recitato in Baptiste (2021) e
Foresight (2021). Dal 2022 è una delle protagoniste della
serie House of the Dragon insieme
agli attori Olivia Cooke,
Matt Smith e
Rhys Ifans.
Il
successo dello show, prodotto da HBO, ha consacrato la D’Arcy come
una delle figure più influenti della televisione contemporanea.
Dopo il trionfo della seconda
stagione, uscita nel 2024, è già in produzione la
terza stagione di House of the Dragon, che
debutterà nel 2026 e vedrà ancora una volta l’attrice tra i
protagonisti principali.
Nel frattempo, nel 2025, Emma D’Arcy continua a collaborare con
progetti teatrali a Londra e con nuove produzioni cinematografiche
indipendenti, portando avanti un percorso artistico coerente con la
propria sensibilità e identità non binaria. Sempre più riconosciuta
come un’icona di talento e autenticità, l’attore si conferma una
delle voci più interessanti del panorama contemporaneo.
2. Ha recitato in alcuni
film. Oltre che per la televisione, la D’Arcy ha iniziato
a recitare anche per il cinema. Il primo lungometraggio in cui è
comparsa è Il
concorso (2020), dove interpreta Hazel accanto alle
attrici Keira Knightley e Gugu
Mbatha-Raw. Nel 2021 è invece tra le protagoniste del film
drammatico sentimentale Secret
Love (titolo italiano di Mothering Sunday). Qui,
nei panni di Emma Hobday, ha recitato accanto a Olivia Colman e Odessa
Young.
Emma D’Arcy è Rhaenyra Targaryen
in House of the Dragon, il prequel di Il Trono di
Spade
3. Ha sostenuto numerosi
provini. Nella serie prequel di Il Trono di
Spade, House of
the Dragon, D’Arcy interpreta la principessa Rhaenyra.
D’Arcy ha raccontato che il processo di casting per il ruolo è
durato diversi mesi, durante i quali ha per lo più dovuto
registrare dei self-tape da casa, per i quali si è applicata delle
extensions. Successivamente si è sottoposta a lunghe sessioni di
prove dal vivo, davanti agli autori della serie, e solo dopo aver
completato questo lungo processo ha potuto avere la certezza di
essere stata scelta per la parte.
4. Le è stato proibito di
incontrare una sua collega. Inizialmente, il ruolo di
Rhaenyra è interpretato da due attrici: Milly Alcock (la giovane Rhaenyra) e Emma
D’Arcy (la Rhaenyra adulta). Alle due è stato detto di non parlarsi
e di non essere sul set quando l’altra stava girando una scena. Gli
autori volevano infatti che entrambe recitassero in modo
indipendente e che non si ispirassero l’una all’altra, così da
essere certi che pur essendo lo stesso personaggio ci fosse un
evidente scarto tra la versione giovane e adulta di Rhaenyra.
Emma D’Arcy e la sua principessa gender-fluid
5. È la prima principessa
non binaria. Come noto, l’attrice si identifica come non
binaria e utilizza i pronomi they/them per riferirsi a sé
stessa. Parlando di Rhaenyra, l’attrice ha raccontato di essere
rimasta particolarmente colpita da come sia una donna in profondo
conflitto con la società che la circonda, desiderosa di poter
sfoggiare anche la propria mascolinità. D’Arcy è stata dunque di
poter spingere Rhaenyra ai limiti della femminilità nel corso della
serie, divenendo un personaggio tanto ambiguo quanto ricco di
affascinanti sfumature.
Emma D’Arcy non è Hunter Schafer di Euphoria
6. È stata confusa con
un’altra attrice. Dopo averla vista nei primi episodi di
House of
the Dragon, l’attrice è stata da molti confusa con
Hunter Schafer, una delle protagoniste di
Euphoria, le serie HBO con Zendaya. Saranno stati i capelli biondi
sfoggiati dalla D’Arcy nella serie o alcuni lineamenti del volto
che ricordano quelli della Schafer, ma ad ogni modo è bene
precisare che le due non sono la stessa persona e che la Schafer
non ha un ruolo in House of
the Dragon, per quanto da sempre i suoi fan l’hanno
indicata come una perfetta Targaryen. L’attrice era stata anche effettivamente
presa in considerazione, ma alla fine il ruolo è andato a
D’Arcy.
Emma D’Arcy è su Instagram
7. È presente sul social
network. L’attrice è presente sul social network
Instagram, con un proprio profilo verificato seguito da 966 mila
persone e dove attualmente si possono ritrovare 175 post. Questi
sono principalmente immagini relative a suoi lavori da attrice, ma
non mancano anche curiosità, momenti di svago, eventi a cui ha
preso parte e altre situazioni ancora. Tante, in particolare, sono
le immagini di elementi particolari in cui l’attrice si imbatte
nella vita di tutti i giorni.
Emma D’Arcy in una scena della seconda stagione di House of the
Dragon
Emma D’Arcy: vita privata, partner e curiosità sulla
sua relazione
8. È molto
riservata. Emma D’Arcy è sempre stata molto riservata
riguardo alla propria vita
privata. Nonostante la crescente popolarità dovuta al
successo di House of the
Dragon, l’artista ha scelto di mantenere un profilo basso al
di fuori del set, evitando di condividere dettagli personali o
sentimentali sui social.
Identificandosi come persona non binaria, la D’Arcy utilizza i pronomi
they/them e ha più volte
sottolineato quanto sia importante per loro preservare la propria
intimità e separare la sfera pubblica da quella privata. Questa
scelta li ha resi una figura di riferimento per molti fan, che
vedono in loro un esempio di autenticità e libertà espressiva.
Sebbene non ci siano conferme ufficiali, negli ultimi anni si è
parlato di un possibile legame con il regista Thomas May Bailey, noto per il film
Persuasion (2022).
Nessuna delle due parti ha commentato pubblicamente la notizia, e
l’interprete preferisce che l’attenzione resti focalizzata sul
proprio lavoro e sui progetti artistici futuri.
Emma D’Arcy, Olivia Cooke e… il Negroni sbagliato
9. È diventata virale per
il suo drink preferito. Durante una conversazione con la
sua collega di House of
the Dragon, Olivia Cooke,
l’attrice ha rivelato che il suo drink preferito è il “Negroni
sbagliato”, corretto con del prosecco. La pronuncia che l’attrice
fa della parola “sbagliato”, detta in italiano, ha mandato in
visibilio i fan, che hanno permesso al video di raggiungere circa
10 milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti. Lo si può vedere qui.
Emma D’Arcy: età e altezza
10. Emma D’Arcy è nata il
27 giugno del 1992 a Londra, in
Inghilterra. L’attrice è alta complessivamente 1.71
metri.
Oscar Isaac sta riconsiderando i suoi piani di
tornare nell’universo di Star
Wars, ma ha una condizione per lavorare di nuovo con
la Disney. In una nuova intervista, l’attore ora nel film Frankenstein ha rivelato che sarebbe disposto
a riprendere il ruolo del pilota di caccia X-wing Poe Dameron, un
personaggio che ha interpretato per la prima volta nel film
Star Wars: Il risveglio della Forza del 2015.
Durante l’intervista con GQ, a Isaac è stato chiesto se
sarebbe tornato nell’universo di Star Wars dopo aver dichiarato che
lo avrebbe fatto solo se avesse “avuto bisogno di un’altra
casa”. “Sì. È stata una citazione davvero simpatica. Gesù
Cristo”, ha detto. “Sai, la gente ti fa delle domande, tu
rispondi, senza pensarci troppo. Ho detto una cosa un po’
stupida”.
Dopo anni passati a dire che non lo
avrebbe fatto, Isaac ora dice di essere “aperto a questa
possibilità”, aggiungendo: “Anche se al momento non sono
così aperto a lavorare con la Disney”. “Ma se riuscissero
a capirlo e, sai, a non soccombere al fascismo, sarebbe
fantastico”, ha detto.
La pubblicazione ha sottolineato di
aver intervistato Isaac dopo che la ABC e la Disney hanno
sospeso Jimmy Kimmel dal suo programma
televisivo in seconda serata a seguito dei commenti fatti dal
conduttore su Charlie Kirk dopo la sua morte. Kimmel è poi tornato
a condurre il programma quattro giorni dopo l’intervista.
Dopo la sua prima apparizione in
Il risveglio della Forza, Isaac è tornato nell’universo di
Star Wars in Gli
ultimi Jedi nel 2017. Nel 2019, Isaac ha ripreso il suo
ruolo in L’ascesa di Skywalker e ha anche doppiato il suo
personaggio nella serie animata Star Wars Resistance.
L’attore fa anche parte del Marvel Cinematic Universe della
Disney, avendo recitato nella serie Disney+Moon
Knight, dove ha anche ricoperto il ruolo di produttore
esecutivo.
Proprio per quest’ultimo titolo,
sono molti i fan che si aspettano di rivedere il personaggio di
Moon Knight altrove nel Marvel Cinematic Universe. Al momento,
tuttavia, non ci sono progetti confermati in
cui Oscar Isaacriprenderà il suo ruolo
e data l’affermazione dell’attore per cui non è molto ben disposto
a lavorare con la Disney, viene da pensare che potrebbe non tornare
tanto presto né nel MCU né nell’universo di Star Wars.
Frankenstein di Guillermo del
Toro è finalmente nelle mani di tutti. Il
film, scritto e diretto dal regista messicano e ispirato al
celebre romanzo Frankenstein, o il moderno Prometeo di
Mary Shelley, è stato distribuito su Netflix il 7
novembre ed è stato in concorso alla 82ª edizione della
Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel cast figurano
Oscar Isaac,
Jacob Elordi,
Mia Goth e
Christoph Waltz. E dopo averlo visto, la domanda sorge
spontanea: è lui il film “summa” di Del Toro?
Dal libro… a Guillermo del
Toro
Dopo il successo del suo Pinocchio, premiato agli Oscar, Del Toro torna a
confrontarsi con la letteratura classica e con una delle figure più
emblematiche della narrativa gotica. Un progetto che sognava da
oltre un decennio – fin dal 2010 – e che ora sembra pronto a
diventare il manifesto definitivo della sua poetica
cinematografica. Lo pensavamo prima che uscisse, ora è certo: Del
Toro ha seguito, bene o male, la storia originale (sia a livello di
veicolazione del messaggio che di impostazione),
arricchendola però con la sua visione autoriale.E
l’idea che la creatura di Frankenstein possa rappresentare
il “mostro” per eccellenza del suo cinema non appare
affatto azzardata. Per capirlo, però, bisogna partire dal
principio.
Guillermo del Toro ama i
mostri. Sono loro il cuore pulsante del suo cinema:
creature orrorifiche ma dolenti, protagoniste di fiabe dark che
mettono in discussione l’umanità. Per lui, il monstrum non è
un’entità negativa. Al contrario, incarna un Bene nascosto,
frainteso, che la società condanna solo perché diverso. È su questo
sguardo che si fonda l’intera visione autoriale del regista. Del
Toro racconta l’Altro – il diverso, l’emarginato – perché è da lì
che viene.
Le sue creature sono figure
tragiche, spesso più umane degli uomini stessi, immerse in contesti
storici segnati da violenza, guerra e oppressione. Ed è
proprio l’uomo, il “normale”, a risultare spesso il vero
mostro. E in Frankenstein, lo stesso
uomo, alla fine, lo ammette.
Frankenstein: la sua creatura è
davvero il suo mostro per eccellenza?
Due tra i suoi film più acclamati,
Il labirinto del fauno e
La forma dell’acqua, incarnano perfettamente questo
principio. In entrambi i casi, Del Toro inserisce figure
inquietanti – il Fauno e l’Uomo Anfibio – che inizialmente
suscitano diffidenza ma si rivelano strumenti di salvezza per le
protagoniste, a differenza dei loro antagonisti umani: il capitano
Vidal e il colonnello Strickland.
Il Fauno guida Ofelia verso una
verità nascosta – forse verso la morte, forse verso un ritorno al
suo regno sotterraneo – ma è il crudele Vidal, simbolo del potere
fascista, a toglierle la vita. L’Uomo Anfibio, invece, viene
studiato come cavia militare e brutalizzato. Eppure salva Elisa,
restituendole una nuova esistenza. In entrambi i film, perciò,
i mostri sono salvifici. Mettono in luce la
degenerazione dell’essere umano, la sua incapacità di accettare ciò
che non comprende.
Con Pinocchio, il discorso
si evolve. Il burattino, questa volta, è una creazione recente. Non
nasce già “altro”, ma viene plasmato da un uomo – da un padre – e
cresce in un contesto che prova a cambiarlo. Pinocchio è ribelle,
curioso, pieno di slancio infantile verso la conoscenza e la
bellezza. La sua scelta finale – schierarsi contro il Male,
incarnato da Benito Mussolini – è un atto di libertà morale. Ed è
proprio da qui che Del Toro approda naturalmente a Frankenstein. Se
il Fauno e l’Uomo Anfibio sono creature già compiute, e Pinocchio
un’anima in formazione che sceglie il Bene, la
creatura di Frankenstein si pone in mezzo: è un essere che nasce
neutro, ma viene corrotto. E non trova un vero e proprio
lieto fine.
Nel romanzo originale di Mary
Shelley (così come nel
film), la creatura è inizialmente pura. È come un neonato
gettato nel mondo: non conosce odio, dolore, nemmeno linguaggio. Un
po’ come Pinocchio, a ben pensarci. Victor Frankenstein, però, la
rifiuta. Non riesce ad accettare ciò che ha generato. La creatura
impara a vivere da sola, spia una famiglia per apprendere emozioni,
sogna il Bene. Ma viene respinta, odiata, tradita. Ed è lì che
qualcosa si spezza.
Da spettatore silenzioso e
sensibile, diventa assassino. Uccide, si vendica, agisce per
rabbia. Non perché malvagio, ma perché ferito. La sua evoluzione –
da innocente a mostro – è causata interamente dal comportamento
umano. Del Toro, che ha sempre mostrato come i suoi mostri
incarnino una purezza alternativa rispetto al mondo, trova
proprio in questa figura il punto più profondo della sua
poetica. Frankenstein non è una creatura che nasce mostro:
lo diventa per colpa dell’uomo. È l’incarnazione materiale delle
sue colpe, delle sue paure, della sua violenza. Questo lo vediamo
sin dall’inizio anche nel film: Victor, che dovrebbe essere suo
padre, lo tratta con disprezzo. Lo ferisce – anche fisicamente –
con costanza, finché non tenta di bruciarlo vivo.
Tutto perché la Creatura pronuncia
solo il suo nome – che, come dirà Elizabeth, “significa tutto
per lui” – ma per lo scienziato è solo un errore di creazione.
Da questo momento in poi non c’è più un confine netto tra
Bene e Male. Nella Creatura convivono entrambi. Ma a
prevalere è il Male che ha assorbito dal mondo e dal suo stesso
padre. Ed è come se, attraverso di lei, Del Toro volesse
mostrarci quanto facilmente la crudeltà umana possa deformare
persino ciò che nasce incline al Bene – specie se
trasmessa dalle persone che amiamo o che abbiamo accanto.
Il mostro perfetto per il suo
cinema
La Creatura di Guillermo del Toro
ne è consapevole più di tutti gli altri mostri raccontati nelle sue
pellicole. Anzi, è come se fosse la rappresentazione di
tutti loro. Capisce che l’uomo è egoista, che può essere
malvagio, e sa che non accetta nulla che esca dai suoi canoni
distorti. Lo dice lui stesso in una frase commovente: “Forse
era così che andava il mondo. Vieni cacciato e ucciso solo perché
sei quello che sei.” È da lì che parte tutto: la ricerca, la
rabbia accecante. E quando alla fine arriva il perdono della stessa
Creatura, assume un significato ancora più potente. In quel momento
c’è la summa di tutto: c’è l’uomo che capisce di essere mostro – lo
stesso Victor lo ammette: “Il mostro sono io”– e c’è il
mostro che sa di poter essere più uomo dell’uomo stesso.
Il libro di Shelley lo diceva bene:
viviamo in un mondo che ci rende cattivi, che è cattivo, e che,
senza rendersene conto, condanna l’altro a credere di essere peggio
di lui. L’altro che nasce puro, incontaminato, e una volta messo al
mondo affronta una prova difficilissima: dover combattere contro
tutti gli orrori che vede per non soccombere a essi. E quando ce la
fa – quelle poche volte – l’altro, il Mostro, il diverso, diventa
anche la prova che si può sempre tornare indietro. Anche quando si
hanno tutte le ragioni per lasciarsi travolgere dall’odio.
Ci insegna che si può essere
migliori. Anzi, che chi è migliore è proprio colui che si
etichetta come il male. Per tutte queste ragioni,
Frankenstein rappresenta il punto di sintesi più potente del
cinema di Guillermo del Toro: un film che, anche attraverso una
rilettura personale della storia, diventa il suo manifesto
definitivo. Perché la vera paura – e Del Toro ce lo ricorda da
sempre – non risiede nelle creature diverse da noi, ma negli occhi
che le guardano. E questa è un’opera che parla del nostro tempo più
di quanto vorremmo ammettere.
Hugh Jackman è uno
di quegli attori che se non ci fosse, dovrebbero inventarlo.
Carismatico, brillante, intelligente e bellissimo, è quasi ovvio
dire che l’attore australiano abbia conquistato una gran fetta di
pubblico di tutto il mondo. La sua è stata una lunga gavetta e,
nonostante il successo, è sempre stato capace di stare con i piedi
per terra, di essere umile e di essere sempre un gentiluomo di
classe.
Ecco dieci cose da sapere
su Hugh Jackman.
Hugh Jackman oggi: la carriera e i
progetti più recenti
1. Hugh Jackman: i film e
la carriera. L’attore ha costruito una delle carriere
più solide e versatili di Hollywood, passando con naturalezza dai
musical ai film d’azione, dai drammi intimisti alle grandi
produzioni Marvel. Il successo internazionale
arriva nel 2000 con X-Men, dove interpreta
per la prima volta il mutante Logan/Wolverine, ruolo che lo
consacrerà tra le star più amate del cinema contemporaneo. Negli
anni successivi alterna progetti molto diversi tra loro come
Kate & Leopold (2001),
Codice: Swordfish (2001),
Van Helsing (2004),
The
Prestige (2006) di Christopher Nolan e The Fountain – L’albero della vita (2006) di
Darren Aronofsky.
Negli ultimi anni l’attore ha continuato a rinnovarsi. Nel 2022 è
stato protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia con The Son
di Florian Zeller, mentre nel 2023 Baz Luhrmann ha riportato sullo
schermo
Australia in una nuova versione seriale intitolata
Faraway Downs, con
Jackman di nuovo protagonista.
Nel 2024 è tornato al personaggio che lo ha reso leggendario,
affiancando Ryan Reynolds in Deadpool &
Wolverine, uno dei più grandi successi Marvel recenti. Nel
2025 Hugh Jackman sarà invece protagonista del musical Song Sung Blue,
confermando ancora una volta la sua passione per il canto e la
danza. Il 2026 lo vedrà impegnato in due progetti molto diversi:
The Death of Robin Hood, una cupa
rivisitazione della leggenda in cui interpreta un eroe stanco del
mondo, tormentato dal proprio passato violento, e Three Bags Full: A Sheep Detective
Movie, un originale film d’animazione che mescola mistero e
comicità.
Oggi Jackman è considerato uno degli attori più completi e amati
della sua generazione, capace di alternare con naturalezza
blockbuster, ruoli drammatici e musical, mantenendo sempre un
legame autentico con il suo pubblico.
2. Hugh Jackman è anche
doppiatore e produttore. Nel corso della sua carriera,
Hugh Jackman ha avuto esperienze anche come doppiatore: infatti, ha
partecipato al doppiaggio del cortometraggio Van Helsing – La
missione londinese (2004), ai videogiochi X-Men: il gioco ufficiale (2006) e X-Men
Origins: Wolverine (2009) e ai film d’animazione Giù per
il tubo (2006), Le 5 leggende (2012) e
Mister Link (2019). Inoltre, Jackman è anche un
produttore: infatti, è stato produttore esecutivo per le serie
An Aussie Goes Barmy (2006), Viva Laughlin
(2007), An Aussie Goes Bolly (2008) e An Aussie Goes
Calypso (2009), per il documentario Louder Together
(2017) ed è stato produttore per Sex List – Omicidio a tre
e X-Men: le origini – Wolverine.
Hugh Jackman: la nuova compagna i
figli Oscar Maximilian e Ava Eliot
3. Per oltre
vent’anni Hugh Jackman ha condiviso la sua vita con l’attrice e
produttrice australiana Deborra-Lee Furness. I due si conobbero nel 1995 sul
set della serie Corelli e
si sposarono l’anno successivo, nel 1996. Dopo alcune difficoltà ad
avere figli, la coppia decise di intraprendere la strada
dell’adozione: nel 2000 nacque così la loro famiglia con
Oscar Maximilian
Jackman, seguito nel 2005 da Ava Eliot Jackman.
Per anni Hugh e Deborra-Lee
sono stati considerati una delle coppie più solide di Hollywood,
uniti da un profondo legame nonostante la differenza d’età di
tredici anni. Jackman ha spesso raccontato pubblicamente quanto il
sostegno della moglie sia stato fondamentale nella sua carriera,
definendola la persona che più di tutte gli ha insegnato il valore
dell’amore, della famiglia e della fiducia in se stessi.
4. Hugh Jackman si è
separato da sua moglie. Nel 2023 la coppia ha annunciato la
separazione, ponendo fine a un matrimonio durato 27 anni.
Da allora l’attore ha mantenuto un profilo discreto sulla propria
vita privata, fino a quando – tra il 2024 e il 2025 – la stampa
internazionale ha confermato la sua relazione con
Sutton Foster,
attrice e cantante di Broadway con cui aveva già condiviso il palco
in passato. I due si sarebbero riavvicinati durante un progetto
teatrale, dando inizio a una storia che ha suscitato grande
curiosità tra i fan.
Oggi Jackman vive tra New York
e l’Australia, dove trascorre il tempo libero con
Oscar e
Ava, continuando
a sostenere apertamente il loro percorso di crescita lontano dai
riflettori e mantenendo un rapporto affettuoso con la ex
moglie.
Hugh Jackman e la malattia: la battaglia contro il
tumore della pelle
5. Grazie a sua moglie,
Hugh Jackman ha scoperto di avere un tumore della
pelle. La forza e la positività che
contraddistinguono Hugh Jackman si riflettono anche nel modo in cui
ha affrontato la sua battaglia contro il tumore della pelle. Tutto è
iniziato grazie alla sua ex moglie Deborra-Lee Furness, che lo convinse a
farsi controllare un piccolo neo che per anni aveva ignorato.
Quello che sembrava un segno innocuo si rivelò invece un
carcinoma
basocellulare, la forma più comune di cancro della
pelle.
Dal 2013 l’attore
si è sottoposto a diversi interventi per la rimozione dei
carcinomi, condividendo apertamente la sua esperienza con i fan e
invitando il pubblico a non sottovalutare i controlli
dermatologici. Jackman ha più volte ricordato come la diagnosi
precoce gli abbia salvato la vita, sottolineando l’importanza della
protezione solare e della
prevenzione.
Nel 2024, dopo
un nuovo controllo precauzionale, Jackman ha rassicurato i suoi
follower dichiarando che gli ultimi test sono risultati negativi e
che continua a monitorare la propria salute con regolarità. Oggi
l’attore è considerato un esempio di consapevolezza e coraggio, e
continua a sostenere campagne di sensibilizzazione sulla cura della
pelle e sui rischi dell’esposizione solare prolungata.
Hugh Jackman: altezza
6. Hugh Jackman è un
gigante. Hugh Jackman è tutto il contrario di quello che
si potrebbe definire un ometto: l’attore, infatti, è altro ben 188
centimetri e svetta rispetto alla media degli altri suoi colleghi.
Nonostante l’altezza vertiginosa, Jackman non ha mai avuto
problemi, riuscendo ad interpretare ogni ruolo senza alcun timore o
problematica che derivasse dalla sua statura.
Hugh Jackman è Wolverine
7. Hugh Jackman ha
rimpiazzato Russell Crowe. Per la realizzazione
del primo capitolo degli X-Men, la prima scelta di del
regista Bryan Singer era Russell
Crowe. Poco prima di iniziare le riprese, tuttavia, Crowe
abbandonò il progetto per divergenze creative, proponendo a sua
volta l’emergente Jackman. Dopo un contatto con Dougray
Scott, che declinò l’offerta per realizzare Mission:
Impossible II, alla fine venne scelto proprio Jackman per il
ruolo di Wolverine. Il resto, poi, è solo storia.
8. Hugh Jackman ha
interpretato Wolverine per ben 10 film. Dopo un’iniziale
titubanza da parte dell’attore per il fatto di interpretare un
supereroe come Wolverine, alla fine
egli si è legato al personaggio a doppio filo, riuscendo ad
interpretarlo per ben nove film. Jackman ha amato molto il suo
personaggio, soprattutto mentre lo ha interpretato nel film
Logan – The Wolverine:
l’attore, infatti, ha dichiarato di aver apprezzato
l’approfondimento circa il lato umano e realistico del personaggio.
Il decimo film sarà Deadpool &
Wolverine.
Hugh Jackman: il fisico
9. Per vestire i panni di
Wolverine ha dovuto fare una dieta adeguata. Per poter
interpretare Wolverine, Hugh Jackman si è dovuto sottoporre ad una
dieta fatta di petto di pollo e verdure, introducendo quasi 6mila
calorie ogni giorno. Questa, unita ad un allenamento fisico
intensivo, gli ha permesso di raggiungere l’incredibile forma
fisica mostrata per il personaggio, con muscoli scolpiti e una
grande atleticità.
10. Hugh Jackman si è
rivolto a Dwayne “The Rock” Johnson. Nel periodo in cui
Jackman avrebbe dovuto interpretare sia Wolverine che Jean Valjean
in Les Misérables, l’attore si è rivolto ad un suo amico e
collega: Dwayne Johnson. Jackman sapeva che
avrebbe dovuto lavorare tanto sul suo fisico e Johnson – che ha
rimandato anche alcuni impegni lavorativi per aiutarlo – gli ha
dato ottimi consigli in materia. Grazie a lui Jackman è potuto
passare dalla denutrizione di Valjean al fisico scultoreo di
Wolverine.
The Greatest Showman 2: il
sogno di un ritorno
Tra i film più amati della carriera di Hugh Jackman c’è senza
dubbio The Greatest Showman
(2017), musical di successo che ha consolidato il suo talento nel
canto e nella danza. Negli ultimi anni si è spesso parlato di un
possibile The Greatest Showman
2, ma al momento non esistono conferme ufficiali. Jackman ha
dichiarato più volte che tornare a interpretare P.T. Barnum sarebbe “una gioia
immensa”, lasciando aperta la porta a un futuro sequel che i fan
continuano ad attendere con entusiasmo.
Il finale del terzo episodio di di
It:
Welcome To Derry (qui
la recensione) presenta la rivelazione di un clown
minaccioso nel cimitero, e gli showrunner Brad Caleb
Kane e Jason Fuchs hanno ora chiarito se
quell’entità sia effettivamente il Pennywise
interpretato da Bill Skarsgård. Sebbene la serie
abbia già mostrato diverse forme di IT nei primi episodi, tra cui
il padre di Lilly in un barattolo di sottaceti e il bambino
demoniaco dell’episodio 1, questa sarebbe la prima apparizione
ufficiale di Pennywise.
Dopo che nell’episodio i giovani
personaggi Will, Lilly, Ronnie e Rich attirano IT nel cimitero per
scattare una foto che provi la sua esistenza soprannaturale, i
ragazzi riescono a scappare con la macchina fotografica e
finalmente sviluppano la pellicola nella scena finale. La maggior
parte delle fotografie rivelano i “fantasmi” dei loro amici che li
inseguono, ma una foto scattata da Will rivela minacciosamente un
misterioso clown. Tuttavia, non è chiaro se quel clown sia
effettivamente Pennywise.
Parlando con Deadline, gli showrunner Kane e
Fuchs continuano a mostrarsi evasivi riguardo al clown nel finale
dell’episodio 3 e alla sua vera identità di Pennywise. “È
Pennywise? Non lo so”, afferma Kane. “Pensiamo di
sì…”, aggiunge invece Fucks. “Come si può capire dalla
fine del primo episodio, abbiamo cercato di spiazzare il pubblico.
Quindi, fin da subito, si ha la sensazione che, indipendentemente
da chi si tifi, nessuno è al sicuro in questa serie, nulla è come
sembra e tutto può succedere… Penso proprio che sia Pennywise. È
sicuramente Pennywise”.
“Questo è ciò che dirò ai
vostri spettatori, che dovrebbero guardarlo con questa convinzione.
Dovremo vedere cosa succederà nella seconda metà della
stagione“, replica Kane. Considerando che It: Welcome to Derry sta
approfondendo le origini di Pennywise e il motivo per cui sceglie
così spesso di tornare alla forma del clown danzante, la mancanza
di chiarimenti da parte degli showrunner sull’identità del clown
dell’episodio 3 sembra indicare che quell’entità non sia in realtà
il Pennywise che il pubblico si aspetta.
Forse la figura che i ragazzi
incontrano nel cimitero è una forma precedente del clown o un altro
spirito separato dall’entità mutaforma Pennywise. Come osservano
Kane e Fuchs, il pubblico dovrà aspettare fino alla seconda metà
della serie per avere finalmente risposte chiare sul fatto che il
clown fotografato da Will sia effettivamente Pennywise. È già stato
confermato che l’introduzione del personaggio in It:
Welcome to Derry è stata posticipata alla seconda metà
della stagione di otto episodi, quindi probabilmente non apparirà
prima dell’episodio 5.
I produttori esecutivi
Andy e Barbara Muschietti hanno
spiegato in precedenza che il debutto ritardato di Pennywise è un
modo per impedire al pubblico di abituarsi a lui, poiché è
importante “trattarlo come un personaggio molto
imprevedibile”. Paragonandolo allo squalo di Lo
squalo, Barbara Muschietti ha spiegato: “Bisogna farlo
emergere con tutta la sua complessità nei momenti giusti,
altrimenti It perde il suo potere. Sono assolutamente convinta che
sia ancora così terrificante proprio grazie a questa
dosatura“.
V per Vendetta sta
tornando alla ribalta grazie alla DC Studios. Mentre James Gunn sta preparando il nuovo universo
dei supereroi con DC
UniverseCapitolo 1: “Dei e Mostri” per la TV e il cinema,
altri progetti continuano a essere svelati, e il prossimo riporterà
sullo schermo un personaggio che non si vede dal 2005. Variety riporta infatti che la
DC Studios sta sviluppando una serie TV di V for
Vendetta per HBO, con Gunn e Peter Safran
come produttori esecutivi. Pete Jackson è stato
incaricato di scrivere l’adattamento televisivo.
Ben Stephenson di
Poison Pen è stato incaricato della produzione esecutiva del nuovo
progetto V per Vendetta insieme a Leanne
Klein di Wall to Wall Media, che fa parte della Warner
Bros. Television Studios UK. La proprietà è basata sul famoso
fumetto di Alan Moore e David
Lloyd del 1982.
Ambientata in un “futuro non
troppo lontano” in cui una Gran Bretagna distopica è sotto il
controllo del “partito fascista Norsefire”, la storia esplora il
misterioso anarchico V, mentre cerca di rovesciare il governo. Evey
Hammond si unisce a lui dopo che lui la salva dalla polizia segreta
britannica.
Il film V per Vendetta ha incassato 134,7
milioni di dollari in tutto il mondo con un budget dichiarato di
50-54 milioni di dollari, con Hugo Weaving e Natalie Portman nei panni di V ed Evey.
James McTeigue ha diretto l’adattamento
live-action, da una sceneggiatura dei Wachowski. Il film della DC è
inoltre stato ben accolto dalla critica in un periodo in cui i film
tratti dai fumetti erano più limitati.
Tuttavia, questo non è il primo
tentativo di realizzare una serie TV basata su V per
Vendetta. Nell’ottobre 2017, Bleeding Cool ha riportato la
notizia che Channel 4 stava cercando di realizzare una serie basata
sul fumetto, ma il progetto non ha mai visto la luce. Data la
natura della storia, questa serie sarebbe molto probabilmente una
proprietà Elseworlds per i DC Studios piuttosto che essere inserita
nella timeline DCU di Gunn. Si collocherebbe dunque similmente
all’universo di The
Batman di Matt Reeves, che ha poi
portato alla serie The
Penguin su HBO.
L’universo DC si sta espandendo con
nuovi progetti della DC Studios, mentre una grande serie spin-off
dedicata a Superman
sta compiendo un importante passo avanti. Dopo il ritorno dell’Uomo
d’Acciaio sul grande schermo quest’estate, il mondo di Metropolis
sta per tornare sotto i riflettori, ma questa volta attraverso la
televisione. Deadline rivela infatti che lo
spin-off su Jimmy Olsen con Skyler
Gisondo – intitolato DC Crime – ha
trovato i suoi showrunner: Dan Perrault e
Tony Yacenda di American Vandal
scriveranno e produrranno la serie HBO
Max.
Il progetto, se verrà ordinato,
vedrà ufficialmente la partecipazione del cattivo di The
Flash, Gorilla Grodd. La trama seguirà
Jimmy e “altri giornalisti del Daily Planet (esclusi Lois Lane
e Clark Kent), che affrontano casi che coinvolgono cattivi dotati
di superpoteri”. Secondo il trade, Gorilla Grodd “sarà
sotto i riflettori per tutta la stagione”, il che suggerisce
che potrebbe essere il nemico principale, o almeno una minaccia
centrale.
I dettagli sui diversi spin-off di
Superman sono stati rivelati
per la prima volta il 10 luglio dal Wall Street Journal, che ha
rivelato che la DC Studios stava valutando la possibilità di
realizzare una serie su Jimmy Olsen e Mister
Terrific. Al momento della pubblicazione di questa
notizia, lo spin-off su Edi Gathegi non è ancora
stato confermato.
Sebbene non siano ancora stati
confermati altri membri del cast, Wendell Pierce,
Mikaela Hoover e Beck Bennett,
già presenti nel cast di Superman, molto
probabilmente torneranno nel potenziale spin-off, riprendendo i
ruoli di Perry White, Cat Grant e Steve Lombard, rispettivamente.
Se lo show andrà avanti, molto probabilmente sarà un originale HBO
Max.
Con lo spin-off in lavorazione, è
ancora necessario ottenere un ordine per il pilot o l’approvazione
della serie. La notizia della scelta del team creativo di Jimmy
Olsen arriva poco dopo quella dello sviluppo da parte della DC
Studios di una serie su V for Vendetta per HBO. Per il
grande schermo, la DC Studios sta invece lavorando al film
Man of Tomorrow come seguito di
Superman del 2025.
James
Gunn dirigerà il film, in arrivo nel 2027 con l’eroe
titolare di David Corenswet e il Lex Luthor di
Nicholas Hoult che dovranno allearsi.
Le riprese principali inizieranno nel 2026. Il 2025 si è rivelato
un anno forte per il marchio DC, con Superman che è diventato un
successo per la DC Studios, dando il tono al futuro della DCU. Il 2026 vedrà anche l’uscita del film
Supergirl con Milly Alcock
il 26 giugno, dopo che la cugina kryptoniana di Clark Kent ha fatto
il suo debutto quest’estate.
Il finale sorprendentemente emotivo
di Sonic
3 (la
nostra recensione) mette in luce l’arco dei
cattivi del film in modo convincente. Sebbene il film rimanga
incentrato sul personaggio blu e i suoi amici, l’ultimo film della
serie cinematografica di Sonic si concentra in
modo particolare sugli archi emotivi di personaggi come Shadow the
Hedgehog e il Dr. Ivo Robotnik. Sebbene il film non cerchi mai di
nascondere il fatto che i due commettano atti malvagi per motivi
egoistici, il cast di personaggi di Sonic 3 (Sonic
the Hedgehog 3) riceve più profondità ed evoluzione
di quanto ci si aspetterebbe.
Questo vale anche per l’altro
cattivo principale del film, Gerald Robotnik. Nonostante abbia un
piano di base da cattivo di superficie, le motivazioni emotive di
Gerald si inseriscono nei temi generali del film, come il dolore,
l’amore e la crescita. È un modo molto efficace di giocare con gli
archi emotivi del film e contribuisce a dare alla storia un senso
di naturale conclusione, anche se il finale lascia aperta la porta
a ulteriori sequel di Sonic the
Hedgehog e all’espansione del franchise.
Shadow e Robotnik muoiono nel
finale di Sonic 3?
Il finale di Sonic 3 è
ingannevolmente significativo, con Shadow e il Dr. Ivo
Robotnik che apparentemente sacrificano le loro vite per salvare il
mondo. Per gran parte del film, Shadow e Robotnik seguono
gli obiettivi di Gerald Robotnik per vendicarsi di GUN per le loro
precedenti azioni di cinquant’anni fa. Questo porta al lancio
dell’Eclipse Cannon, una stazione spaziale in grado di scatenare
un’esplosione laser che potrebbe spazzare via ogni forma di vita
sulla Terra. Sia Shadow che Robotnik decidono infine di proteggere
il mondo, anche se ciò significa che non possono fuggire dalla
stazione spaziale prima che esploda.
Sebbene la scena post-credits lasci
presagire la sopravvivenza di Shadow, non c’è alcuna indicazione
che Robotnik possa essere sfuggito all’esplosione che ha consumato
la stazione. Infatti, la scena finale di Robotnik lo vede
trasmettere un messaggio alla Terra in cui si scusa con l’agente
Stone e lo chiama amico. Ciò conferisce alla scena un
senso di definitività e sottolinea i temi del
film sui legami che si formano tra le persone, dando
al contempo al cattivo imbranato un momento eroico
sorprendentemente accattivante per uscire di scena. Anche se Shadow
probabilmente tornerà in futuro nel franchise, questo sembra un
punto di arrivo naturale per Robotnik.
Spiegato il piano e la morte di
Gerald Robotnik in Sonic 3
Gerald Robotnik è il nonno di Ivo e
lo scienziato capo che stava facendo ricerche su Shadow quando è
arrivato sulla Terra mezzo secolo prima degli eventi del film.
Anche se la portata delle intenzioni di Geralds all’epoca non è
stata chiarita, la sua rabbia per la morte della nipote Maria lo ha
spinto a passare cinquant’anni a pianificare la sua vendetta. Dopo
aver fornito al GUN i progetti del Cannone a Eclissi, Gerald è
riuscito a fuggire dalla loro prigione. La sua
missione è quella di spazzare via l’umanità per vendicare la morte
di Maria, con il Cannone a Eclissi pronto a spazzare via
la Terra e lui stesso.
La rabbia di Gerald nei
confronti del mondo riflette il tema centrale del film, ovvero il
dolore. Mentre Sonic riesce a superare il dolore e Shadow
finisce per seguirlo, Gerald è troppo consumato dalla rabbia e
dalla perdita per la morte di Maria. Questo lo porta a commettere
atti atroci, persino a cercare attivamente di uccidere l’altro
nipote. Questo rende la sua morte improvvisa, dopo essere stato
gettato nell’Energia del Caos generata da Shadow, molto meno
tragica di quanto avrebbe potuto essere altrimenti. Il piano di
Gerald è malvagio e distruttivo, ma nasce da una vera e propria
svolta emotiva, che conferisce maggiore profondità al
personaggio.
Perché il Dr. Robotnik si
rivolta contro Gerald nel finale di Sonic 3
Il Dr. Ivo Robotnik è stato il
cattivo principale dei film di Sonic the Hedgehog, e
questo si riflette in parte anche in Sonic 3.
Nonostante la breve collaborazione con Sonic, Ivo si schiera subito
dalla parte di Gerald quando si rende conto del loro legame
familiare. Il film punta molto su Ivo come personaggio isolato e
tragico. Nonostante il suo aspetto buffo e i suoi impulsi
malvagi, Ivo si mostra come un uomo solo, cresciuto
senza amici né famiglia. A un certo punto persino Sonic
ammette di provare pietà per lui, chiedendosi come sarebbe stato
Ivo se avesse avuto delle conoscenze.
La decisione di Ivo di rivolgersi a
Gerald nel finale di Sonic 3 deriva da un mix di
questi due aspetti del personaggio. Se da un lato si accontenta di
conquistare il mondo con il laser spaziale, dall’altro si oppone
all’idea di spazzare via l’umanità. Gerald insulta suo nipote,
dicendo che la sua unica vera famiglia è morta con Maria. Ivo
tradisce Gerald per rabbia nei confronti del trattamento
riservatogli dal nonno, ma questo momento mette in
luce anche un inaspettato elemento di nobiltà del
personaggio che ribalta le sorti del climax.
Cosa è successo veramente a
Maria e come è morta
La morte di Maria prima
degli eventi diSonic
3è la causa della rabbia di Gerald e
Shadow e getta le basi per il conflitto centrale del
film. Maria viene introdotta nel film e consolidata attraverso i
numerosi flashback di Shadow, rivelando il legame che la coppia ha
formato mentre lui era sotto osservazione e sperimentazione da
parte della GUN. Tuttavia, dopo che Gerald ha avvertito i due che
la GUN intendeva portare via Shadow, i loro tentativi di fuga sono
stati ostacolati dai soldati della GUN. Un colpo errato fece
esplodere un contenitore di Energia del Caos e Maria rimase uccisa
nell’esplosione che ne derivò.
La morte di Maria è il
momento drammatico più importante di Sonic
3 ed è il motivo per cui sia Gerald che Shadow
vogliono vendicarsi del mondo intero. È anche in gran parte simile
al suo destino nei giochi originali, come descritto
in Sonic Adventure 2. In entrambe le versioni della
storia, un soldato della GUN le spara mentre lei cerca di aiutare
Shadow a fuggire dalla prigionia. Tuttavia, Sonic
3 aggiunge l’esplosione dell’Energia del Caos, mentre nel
videogioco è stata lei stessa colpita da un soldato GUN.
Come il finale e i post-credits
di Sonic 3 preparano un sequel
Il finale di Sonic
3 e le due scene post-credits lasciano intendere la
direzione del futuro della serie. Il film si conclude con il
successo di Sonic, Tails e Knuckles nel loro tentativo di salvare
il mondo. Tuttavia, nella prima scena post-credits, si scopre che
qualcuno ha costruito un’orda di Metal Sonic, che potrebbe
rappresentare un serio pericolo per il mondo. Metal
Sonic è uno dei nemici più costanti e pericolosi dell’ universo
diSonic, il che pone le
premesse perché l’amato cattivo abbia un ruolo importante in un
eventuale seguito cinematografico.
Un eventuale sequel
conterrà probabilmente altri ricci. Mentre la seconda
scena dei titoli di coda rivela che Shadow è sopravvissuto alla
conclusione del film e potrebbe avere un suo spin-off, l’attacco di
Metal Sonic serve anche a introdurre Amy Rose nel film. Introdotta
in Sonic CD, Amy Rose è uno dei personaggi di
supporto più importanti del franchise. Nei giochi, è una giovane
riccio benintenzionata con una cotta per Sonic. Nella sua
incarnazione cinematografica, Amy sembra aver acquisito più potere
e capacità di combattimento e potrebbe essere la chiave per
stabilire il resto dei ricci in questo universo.
Il vero significato di Sonic
3
Sonic
3 si concentra sul superamento del
lutto e sull’amore nella propria vita. Si scopre che Sonic
piange ancora la madre adottiva Longclaw, ma ha trovato conforto
nel suo ricordo. Questo aspetto risuona con Shadow, che è costretto
a riflettere sull’impatto che Maria ha avuto su di lui anziché
sulla sua rabbia per averla persa. Gerald rappresenta lo scenario
peggiore per quanto riguarda il lutto, una persona talmente
consumata dalla perdita di un nipote da non essere in grado di
amare sinceramente l’altro. Anche Robotnik rispecchia questo arco
narrativo, soffrendo apertamente per la sua mancanza di legami con
gli altri.
Il grande momento eroico di Ivo
arriva quando Gerald lo rimprovera di non avere nessuno a cui
tenere sulla Terra, e Robotnik si rende conto in silenzio di dare
valore a Stone. Questa consapevolezza spinge Robotnik
a salvare il mondo e a diventare finalmente un eroe. Sonic
quasi cede al dolore quando Tom viene ferito da Shadow, ma ricorda
l’amore che Tom condivideva con lui e cede, salvando il mondo nel
frattempo. Sonic 3 è una storia
sorprendentemente emozionante sul superamento del lutto, che dà
maggiore profondità al film del videogioco.
Oceania
(Moana) della Disney presenta un finale
ricco e profondo, ma Moana è morta in quel finale? Presentato in
anteprima nel 2016, Oceania
(Moana)segue la protagonista
mentre lascia la sua isola polinesiana di Motunui per restituire il
cuore magico alla dea Te Fiti e riportare l’equilibrio nella
natura. Come la maggior parte dei lungometraggi d’animazione
Disney, Moana racconta una storia impeccabile,
scritta in modo brillante per rivolgersi a un pubblico di tutte le
età. Oltre alle immagini e alla narrazione, il film presenta anche
una colonna sonora memorabile con canzoni immediatamente
riconoscibili.
Moana è stato
elogiato al momento della sua uscita e ha ottenuto un grande
successo al botteghino, dove ha incassato quasi 700 milioni di
dollari (via Box
Office Mojo). Oltre a tutti gli aspetti che hanno
reso Oceania
(Moana)una quintessenza dell’epopea
Disney, il film ha avuto successo perché ha sovvertito le
aspettative e ha presentato una protagonista femminile
che aveva ambizioni al di fuori della ricerca di un uomo.
Diventando uno dei film d’animazione Disney che ha incassato di
più, Moana ha creato un precedente per ciò che una
storia Disney può essere, e parte di questo ha a che fare con il
complesso finale del film.
Te Ka era Te Fiti fin
dall’inizio
La figura fiammeggiante del
minaccioso Te Ka sembrava essere l’incarnazione vivente dell’ira
della Terra che infliggeva distruzione ai vivi. Tuttavia, il finale
pseudo-twist del film è servito non solo a cambiare la narrazione,
ma anche a parlare dei temi del resto della storia. Quando ogni
speranza sembrava perduta, messa alle strette da Te Ka, Moana si
rese conto che in realtà aveva a che fare con Te Fiti da
sempre. La giovane eroina restituì quindi il cuore a
Te Ka, il che fece piacere alla dea e le permise di
tornare al suo stato originario.
In passato, Maui (Dwayne
‘The Rock’ Johnson) aveva rubato il cuore a Te Fiti,
disturbando il delicato equilibrio della natura che manteneva le
cose rigogliose e verdi. Di conseguenza, la dea Te Fiti diventa
amara e stanca, trasformandosi nell’apparentemente malvagia Te Ka.
Nonostante avesse a che fare con forze molto più importanti di lei,
Moana vide l’umanità negli dei e capì che la rabbia di Te Fiti non
era ciò che la definiva, e Moana si rifiutò di giudicarla a causa
delle sue cattive decisioni. Questa risposta matura ha permesso a
Moana di perdonare il padre per il suo atteggiamento eccessivamente
protettivo.
Moana è morta?Le
teorie dei fan
Alcuni credono che alla fine
Moana sia stata resuscitata da Te Fiti
Quando un film Disney
come Moana non è semplice come i soliti film per
bambini, è naturale che i fan escogitino teorie elaborate su ciò
che sta realmente accadendo nel film.
Una teoria particolarmente oscura
sostiene che Moana sia morta durante la tempesta
all’inizio e che abbia incontrato il semidio Maui
quando si è arenata sull’isola in cui era rimasto intrappolato per
millenni. La teoria dei fan del film Disney ha qualche fondamento,
poiché Moana non incontra un altro personaggio umano fino alla
fine, dopo essere stata presumibilmente riportata in vita da Te
Fiti.
La scena di Moana dopo i titoli
di coda spiegata
Moana potrebbe far parte
dell’universo della Sirenetta
La Disney offre spesso al pubblico
un motivo per rimanere nei paraggi per i titoli di coda,
e Moana non è stato diverso. I titoli di coda
diMoana presentano un’interpretazione della canzone
“How Far I’ll Go” da parte di Alessia Cara, che esegue la musica
inizialmente cantata dalla star del film Auliʻi Cravalho. Dopo i
titoli di coda, una brevissima scena ha ripreso il cattivo Tamatoa,
ancora intrappolato sulla schiena dopo lo scontro con Maui e Moana.
Lamentando la sua situazione, Tamatoa fa riferimento a
Sebastian deLa
sirenetta, suggerendo che i
due film esistono nello stesso universo.
Perché l’oceano non ha
restituito il cuore?
È più dell’incapacità di Te
Fiti di toccare l’acqua
L’epica ricerca di Moana per
restituire il cuore a Te Fiti è stata l’intero impulso del film e,
sebbene ci fosse un significato simbolico più profondo dietro il
suo viaggio, alcune cose non quadravano esattamente. L’oceano viene
mostrato come un personaggio a sé stante e si comporta come un
essere senziente quando serve il cuore a Moana e la salva in
diverse occasioni. Sebbene questo rifletta il luogo in cui si
svolge Oceania
(Moana)e l’importanza del mare nella
cultura polinesiana, è curioso che l’oceano non abbia restituito il
cuore a Te Fiti.
Oceania
(Moana) nota che Te Ka non può toccare l’acqua,
il che spiega perché l’oceano non può consegnare il
cuore.
Sembra facile dire che si tratta di
un clamoroso buco nella trama, e che questo fatto viene ignorato
per il bene della narrazione del film, ma potrebbe anche essere
spiegato dallo stato di fuoco di Te Fiti come Te Ka. Durante
l’epico confronto con la forma infuriata di Te Fiti, Moana nota che
Te Ka non può toccare l’acqua, il che spiega perché l’oceano non
può consegnare il cuore senza causare ulteriori danni a Te
Ka. È chiaro, tuttavia, che un umano deve restituire
il cuore perché Maui, l’incarnazione degli istinti
più bassi dell’umanità, lo ha rubato in primo luogo.
Maui cercava
l’accettazione
Maui aveva il suo percorso di
redenzione
Interpretato da Dwayne Johnson, il semidio Maui non era solo
il sollievo comico di Moana, ma anche il responsabile
di tutti i problemi degli umani. Mostrato come un essere spavaldo,
arrogante ed egocentrico dal potere non indifferente, Maui era
comunque imperfetto e rappresentava in realtà molti dei tratti
negativi dell’umanità. Rubò il cuore di Te Fiti, ma non considerò
le conseguenze delle sue azioni. Proprio come Moana era alla
ricerca di una scoperta interiore, così lo era anche
Maui, che in definitiva voleva essere accettato più di
ogni altra cosa.
Tutto ciò che Maui ha fatto
dall’inizio alla fine di Moana è stato per
costruire il suo personaggio più grande della vita e per ottenere
il plauso dell’umanità. Maui era un tempo un umano, ma dopo essere
stato abbandonato nell’oceano dai suoi genitori, gli è stata data
una nuova possibilità di vita come potente semidio. Nonostante
l’apparente miglioramento, Maui non ha mai superato il rifiuto e ha
trascorso millenni a cercare di ottenere l’approvazione di chi lo
circondava. Così come ha visto il bene in Te Ka, Moana alla fine ha
capito che Maui non deve essere definito dalle sue precedenti
decisioni sbagliate.
La vera storia di
Moana
Essendo uno dei lungometraggi
Disney più studiati, le
ispirazioni reali di Moana sono numerose e
tratte principalmente dagli annali del folklore polinesiano.
Tuttavia, la base principale del film è un periodo reale della
storia polinesiana che ha lasciato perplessi storici e antropologi.
Denominato “La lunga pausa”, Moana descrive un
periodo di quasi 1.000 anni nell’antica linea del tempo
polinesiana, in cui questo popolo storicamente marittimo ha
trascorso un millennio a colonizzare isole invece di espandersi
attraverso il mare.
Sebbene i ricercatori non ne
conoscano il motivo, il film ha sfruttato la zona grigia di un
antico mistero storico per ideare la sua epica trama su Maui, Te
Fiti e il cuore.
Il finale originale di Oceania
(Moana) spiegato
Maui ha dovuto salvare la
situazione per Oceania (Moana)
Sebbene Moana abbia sfidato la tradizione delle
principesse Disney, raccogliendo molte lodi per il film e i
personaggi, il finale originale di Moana ha
quasi completamente rinnegato tutto il terreno guadagnato.
Secondo Cinema
Blend, nel finale originale non è stata Moana a
salvare la situazione, ma il suo amico e alleato semidio Maui.
Sebbene l’idea di Maui che rimette le cose a posto faccia chiudere
il cerchio al personaggio, in definitiva lo sminuisce e lo fa
sembrare molto meno importante.
Sotto assedio – White House Down è un film thriller
d’azione che segue John Cale, un agente della polizia del
Campidoglio degli Stati Uniti, che rimane intrappolato all’interno
della Casa Bianca con sua figlia quando una forza paramilitare
assedia la residenza presidenziale. John Cale (Channing
Tatum) si trova alla Casa Bianca con sua figlia per
una visita guidata quando improvvisamente l’edificio viene
attaccato e conquistato da un gruppo di uomini ben armati e ben
organizzati. I loro obiettivi sono sconosciuti, ma il loro
bersaglio è chiaro: il presidente degli Stati Uniti James Sawyer
(Jamie
Foxx).
Il film del 2013 vede
Channing Tatum e Jamie Foxx nei ruoli principali, insieme a
Joey King,
Jason Clarke,
Maggie Gyllenhaal, Richard Jenkins e James
Woods. Sebbene la premessa del film sembri esagerata, non
si può fare a meno di chiedersi se ci siano stati dei veri
tentativi di conquistare la Casa Bianca che potrebbero aver
ispirato la trama di Sotto assedio – White House Down. Se siete curiosi di
saperlo, ecco tutto quello che c’è da sapere!
Sotto assedio – White House Down è
un film drammatico di fantasia, non basato sulla realtà
No, Sotto assedio – White House
Down non è basato su una storia vera. Diretto da Roland
Emmerich, il film d’azione è stato scritto da James Vanderbilt.
Sebbene i dettagli del film, come le caratteristiche e i protocolli
di sicurezza della Casa Bianca, aggiungano realismo a Sotto assedio – White House Down, la storia mette
davvero a dura prova la sospensione dell’incredulità dello
spettatore. In passato, molte persone hanno violato il perimetro
della Casa Bianca e, in alcuni casi, sono entrate nell’edificio
stesso: l’episodio più recente ha coinvolto l’attrice Maria
Bakalova.
L’attrice bulgara si è intrufolata
nella Casa Bianca durante una conferenza stampa tenuta dall’ex
presidente Donald Trump mentre seguiva un altro giornalista. A
quanto pare, lo ha fatto per catturare alcune immagini per il suo
film “Borat”. Tuttavia, nessuno di questi tentativi è mai stato
pericoloso per nessuno, tranne che per gli stessi intrusi. Né erano
così stravaganti o violenti come quelli descritti in Sotto
assedio – White House Down.
Alcuni altri aspetti di Sotto
assedio – White House Down avrebbero potuto beneficiare di una
ricerca più approfondita, che avrebbe aggiunto realismo alla
situazione, se non addirittura credibilità. La discutibile risposta
militare e i dialoghi durante l’assedio, così come le procedure
coinvolte nel lancio di una testata nucleare, ne sono chiari esempi
nel film. Ciò non toglie nulla al valore di intrattenimento di
Sotto assedio – White House Down.
Sia Jamie Foxx che
Channing Tatum si calano completamente nei loro
ruoli e la chimica tra loro aggiunge un senso di umanità al film
ricco di azione e fa avanzare la trama. “Lui [Channing] aveva un
senso di direzione nel film. È il produttore del film, quindi è
stato davvero una boccata d’aria fresca vedere un ragazzo giovane
che in qualche modo comanda il proprio destino e cose del genere”,
ha detto Jamie Foxx in un’intervista con
Rosa Gamazo sulla sua prima impressione di Channing
Tatum e sul lavorare con lui sul set di Sotto assedio
– White House Down.
Il film è anche pieno di omaggi al
film “Die
Hard” con
Bruce Willis, che aveva una trama simile e da cui potrebbe aver
tratto ispirazione. C’è anche un piccolo riferimento al film di
successo fantascientifico d’azione e avventura “Independence Day” del regista Ronald
Emmerich. Sebbene sia difficile credere che le sequenze descritte
in “Sotto assedio – White House Down possano mai
verificarsi nella vita reale, il film riesce bene a presentare al
pubblico una possibilità avvolta in due ore divertenti e
frenetiche. C’è un senso di urgenza nel film, che viene presentato
in modo magistrale attraverso le interpretazioni e i dialoghi degli
attori.
Diretto da Lee Jeong-rim, As You Stood By (o “Dangsini Jugyeotda”) di
Netflix
racconta la storia di Eun-su, una venditrice di articoli di moda di
lusso la cui vita viene sconvolta quando riallaccia i rapporti con
la sua amica d’infanzia, Hui-su. Sebbene Hui-su mostri un volto
coraggioso al mondo esterno, in realtà è vittima di violenze
domestiche incessanti da parte del marito, Noh Jin-Pyo. Spinte al
limite, Hui-su ed Eun-su capiscono che l’unico modo per uscire da
questa tragedia è sradicarla alla fonte, e un piano per l’omicidio
perfetto comincia a prendere forma.
Nei momenti finali della serie, sia
Eun-su che Hui-su confessano di aver ucciso Noh Jin-pyo, mentre sua
sorella, Jin-young, viene accusata dell’omicidio di Jang Kang. Dato
che questa serie thriller psicologica coreana è un adattamento
completo del romanzo di Hideo Okuda, “Naomi and Kanako”, è
improbabile che ci sia una seconda stagione. Nel migliore dei casi,
tuttavia, i fan possono aspettarsi un sequel che arriverà sugli
schermi intorno al 2027.
La seconda stagione di As You
Stood By seguirà probabilmente le avventure di Eun-su e Hui-su in
Vietnam
Mentre “As You Stood By” conclude
il suo conflitto principale alla fine della stagione inaugurale, la
sequenza finale apre un nuovo capitolo nella vita di Eun-su e
Hui-su. Dopo aver scontato la pena detentiva, lasciano la Corea e
si stabiliscono in Vietnam, dove entrambi trovano una nuova
passione in cui riversare il proprio cuore. Pertanto, un possibile
seguito della storia potrebbe sviluppare ulteriormente la loro
amicizia, oltre che esplorare il loro stile di vita in un nuovo
contesto. Anche il cambiamento nell’identità visiva della serie al
momento del finale di stagione lo suggerisce, poiché la tavolozza
di colori più vivaci e il tono più leggero potrebbero indicare un
cambiamento di genere. Tuttavia, mentre Eun-su e Hui-su godono
della loro ritrovata libertà, Jin-young e sua madre sono
probabilmente ancora in prigione per l’omicidio di Jang Kang. Una
volta rilasciate, le cose potrebbero facilmente volgere al peggio
per la coppia di protagonisti, con Jin-young che cerca vendetta.
Pertanto, la presenza di Noh Jin-pyo nella narrazione è
probabilmente lungi dall’essere finita.
Nel corso della prima stagione,
Chen Shaobo riesce sempre a rubare la scena ogni volta che appare
sullo schermo. Tuttavia, dietro quel carisma e quella gravitas si
nasconde un trauma profondo, di cui qui abbiamo solo un assaggio.
Pertanto, un potenziale sequel potrebbe tornare indietro nel tempo
per mostrare l’ascesa di Chen da mafioso apparentemente ordinario a
titano del mondo del gioco d’azzardo coreano. Al contrario, la
serie potrebbe anche approfondire il suo lato emotivo, e in
particolare la sua dinamica con Eun-su e Hui-su. Sebbene sia
presente nelle sequenze ambientate in Vietnam insieme a loro due,
non viene mai specificato se sia solo di passaggio o se si sia
stabilito con loro. Dato il suo ruolo nella narrazione come
ascoltatore compassionevole e figura mentore, è probabile che il
prossimo passo nella sua evoluzione sarà quello di sviluppare
ulteriormente il suo personaggio e i suoi processi mentali.
La seconda stagione di As You
Stood By potrebbe vedere un importante cambiamento nel cast
Dato che As You Stood By è
una narrazione cruda con molti colpi di scena, una potenziale
seconda stagione è destinata ad avere un importante cambiamento nel
cast. Tuttavia, i due protagonisti, Eun-su e Hui-su, sono i più
probabili a tornare sullo schermo in tal caso, con gli attori Jeon
So-nee e Lee Yoo-mi che riprenderanno i loro ruoli. Un’altra forte
possibilità è che Chen Shaobo diventi un personaggio principale nel
sequel, con un possibile sguardo al suo passato, consentendo
all’attore Lee Moo-saeng di mostrare ulteriormente la sua abilità
recitativa. Dato che Jin-young e sua madre sono ancora in prigione,
le loro storie sono lungi dall’essere finite, e ci si può aspettare
che gli attori Lee Ho-jung e Kim Mi-kyung tornino a vestire i
rispettivi ruoli.
Il cambiamento più significativo
nella potenziale seconda stagione sarà probabilmente quello
dell’attore Jang Seung-jo, che interpreta il doppio ruolo di Noh
Jin-pyo e Jang Kang. Data l’estrema differenza tra i due
personaggi, rendere giustizia a entrambi è un compito monumentale,
e il talento di Seung-jo è una delle ragioni principali del
successo della serie. Tuttavia, con Jin-pyo e Jang Kang morti
nell’episodio finale, le possibilità che Seung-jo torni in un ruolo
attivo sono scarse. Ciononostante, ci si può sempre aspettare che
l’attore torni sotto forma di sequenza onirica o flashback, se la
seconda stagione dovesse essere approvata, poiché rimane una parte
integrante del puzzle più ampio. Inoltre, la serie potrebbe anche
introdurre alcuni volti nuovi, dato il cambiamento di ambientazione
e tono.
La seconda stagione di As You
Stood By potrebbe approfondire il processo di guarigione di Eun-su
e Hui-so
Eun-su e Hui-su subiscono insieme
la trasformazione più drastica nel corso della prima stagione, e il
loro percorso non è necessariamente lineare. Mentre entrambe
scendono quasi nelle profondità dell’oscurità, la decisione di
Hui-su di confessare alla fine è ciò che dà a lei e alla sua amica
la possibilità di superare i loro traumi. Se la seconda stagione
verrà approvata, la serie potrebbe ampliare ulteriormente la sua
identità tematica esplorando consapevolmente la psicologia
post-traumatica attraverso le due protagoniste. Mentre conducono
una vita da sogno in Vietnam, le cose potrebbero non rimanere così
a lungo. Abbiamo visto segni di allucinazioni sia da parte di
Eun-su che di Hui-su risalenti al fatidico giorno in cui hanno
ucciso Jin-pyo, e questo aspetto potrebbe continuare in un
potenziale sequel della storia. Attraverso i loro archi narrativi
individuali, la serie potrebbe esplorare la sottile linea di
demarcazione tra il superare un evento traumatico e il semplice
affrontarlo.
A differenza di Eun-su e Hui-su,
Chen è un personaggio in gran parte statico, la cui sola presenza è
in grado di ribaltare la situazione in qualsiasi momento. Tuttavia,
date le crepe nella sua psiche, un possibile seguito della storia
potrebbe approfondire questo aspetto e consentirgli di trasformarsi
in base ai vari elementi narrativi. C’è anche la possibilità che
trovi un nuovo obiettivo nella vita da perseguire, dato che finora
ha consapevolmente ostacolato la sua vita sociale come modo per
elaborare il lutto per la tragica morte di suo figlio. A tal fine,
la seconda stagione potrebbe includere un elemento romantico nella
dinamica tra Chen ed Eun-su. Sebbene sia improbabile che Jin-young
riesca a superare il crollo della sua carriera, è possibile che la
detenzione la porti a diventare una persona più empatica, il che
potrebbe facilmente cambiare la traiettoria futura della
narrazione. Tuttavia, al di là di tutto questo, è improbabile che
la serie abbandoni la sua funzione di commento sociale. Potrebbe
esplorare come la violenza domestica influenzi aspetti della vita
di una persona che non sono facilmente percepibili.
Diretto da Lee Jeong-rim, As
You Stood By di Netflix,
originariamente intitolato “Dangsini Jugyeotda”, segue Eun-su, una
venditrice apparentemente normale che è oppressa da un passato
profondamente traumatico. Quando scopre che la sua migliore amica,
Hui-su, è vittima di abusi domestici, decide di prendere in mano la
situazione, ricorrendo alla forza se necessario. Sebbene il piano
che escogita per uccidere suo marito, Noh Jin-pyo, sia quasi
perfetto, una variabile a sorpresa si rivela una minaccia più
grande di quanto pensasse. Una dopo l’altra, le carte cominciano a
cadere e Eun-su, insieme a tutte le persone coinvolte in questo
crimine, viene travolta da un vortice di inganni e violenza. Nel
finale di questa serie thriller psicologica coreana, le cose
tornano al punto di partenza per Eun-su e Hui-su, che decidono se
vivere il resto della loro vita nella paura o con coraggio. SPOILER
IN ARRIVO.
Cosa succede in As You Stood
By
La storia inizia con Eun-su,
commessa in un negozio di moda di lusso, che mostra gli orologi più
costosi della collezione a un cliente misteriosamente affascinante.
Tuttavia, quando lo stesso orologio scompare, decide di cercare
l’uomo da sola, ricordando i dettagli della loro conversazione per
individuarne l’identità. L’uomo, di nome Chen Shaobo, si rivela
essere un ricco uomo d’affari che gestisce un centro di gioco
d’azzardo, il quale promette di restituire l’orologio dopo essere
stato superato in astuzia. Col tempo, Eun-su e Chen diventano amici
e, attraverso le loro conversazioni, otteniamo una visione più
approfondita della sua vita. Eun-su ha avuto un passato traumatico
a causa delle violenze fisiche inflitte dal padre alla madre, e le
cose hanno raggiunto un punto di svolta quando ha trovato la madre
che tentava il suicidio. Anche se sono passati anni da allora,
Eun-su si ritrova circondata da casi di violenza domestica. Quando
la sua migliore amica Hui-su inizia a evitarla, Eun-su si
insospettisce, solo per scoprire che anche Hui-su subisce abusi da
parte del marito.
Un flashback rivela che Hui-su ha
sopportato la violenza per molto tempo e ha provato numerose misure
per lasciarsi alle spalle quella vita tossica. Anche se a un certo
punto è quasi riuscita a scappare, suo marito, Noh Jin-pyo, ha
tenuto in ostaggio sua madre fino al suo ritorno. Senza alcuna via
d’uscita, Hui-su cerca di togliersi la vita, ma viene fermata
all’ultimo minuto da Eun-su, che decide invece di uccidere Jin-pyo.
Il pezzo chiave del puzzle si rivela essere Jang Kang, un immigrato
clandestino che lavora per Chen, che è anche un sosia di Jin-pyo.
Eun-su escogita un piano elaborato per uccidere furtivamente
Jin-pyo e poi lasciare che Jang Kang lo impersoni durante il suo
viaggio di ritorno in Cina. Sebbene Jin-pyo scopra il piano, Eun-su
e Hui-su riescono alla fine a sconfiggerlo e a seppellire il suo
cadavere nella montagna. Come previsto, Jang Kang torna a casa in
Cina e Hui-su viene scagionata dai sospetti, avendo così la
possibilità di tornare a una vita normale e più sicura.
Tuttavia, le cose sfuggono di mano
quando Jang Kang torna improvvisamente in Corea, chiedendo più
soldi come complice dell’omicidio. Hui-su accetta, ma le cose
peggiorano quando una guardia nota Jang e lo scambia per Jin-pyo.
Jang uccide la guardia in segreto, creando un altro pasticcio. Nel
frattempo, la sorella di Jin-pyo, Jin-young, inizia a sospettare
della fuga del fratello in Cina e inizia a seguire Hui-su ed
Eun-su. Durante una di queste uscite, incontra Jang Kang e tutto il
mistero viene svelato. Invece di andare alla polizia, però, cerca
di insabbiare l’intero caso facendo pressione su Hui-su affinché
tenti il suicidio. Alla fine, Hui-su sopravvive, ma Jang Kang non è
così fortunato, poiché viene ucciso dalla madre di Jin-young, che
lo crede un intruso che si finge suo figlio. Mentre Jin-young cerca
di sbarazzarsi del corpo, viene aggredita da Eun-su, desiderosa di
vendicarsi per ciò che Jin-young ha fatto alla sua migliore
amica.
Come finisce “As You Stood By”:
Eun-su e Hui-su finiscono in prigione?
“As You Stood By” termina con
Hui-su ed Eun-su che confessano di aver ucciso Jin-pyo, dopodiché
vengono condannati al carcere. Tuttavia, le sfumature di questa
conclusione derivano dal modo in cui utilizzano il procedimento
giudiziario come piattaforma per rivelare la verità al mondo
intero. Mentre Eun-su mette Jin-young alle strette mentre sta per
sbarazzarsi del corpo di Jang Kang, Hui-su, d’altra parte, si rende
conto che hanno collettivamente raggiunto il punto di non ritorno.
Pertanto, decide che l’unico modo per salvare veramente la sua vita
e quella della sua migliore amica è confessare all’unico poliziotto
di cui si fida: Choi. La scena rappresenta un passo avanti rispetto
al suo precedente tentativo di suicidio, in cui aveva anche
lasciato una lettera in cui ammetteva l’omicidio. Mentre quella
lettera era stata per lei l’ultima parola nella sua vita, questa
volta Hui-su considera la confessione come un’occasione per andare
finalmente avanti e ricominciare da zero. Eun-su capisce questo
ragionamento e, quando arriva il momento, segue il suo esempio.
Mentre Eun-su e Hui-su vengono
arrestate, Chen lavora dietro le quinte per garantire loro la
migliore difesa legale possibile. Tuttavia, ciò non sembra essere
necessario, poiché l’esperienza vissuta dalle due donne è
sufficientemente significativa da suscitare l’empatia del giudice e
della giuria. Durante la sua dichiarazione finale, Hui-su ammette
di aver ucciso suo marito per legittima difesa e, sebbene il
processo stesso sia stato pianificato ed eseguito con cura, le
motivazioni alla base erano radicate in una profonda paura per la
propria vita. Ricorda la violenza che ha dovuto sopportare durante
la sua vita coniugale, spiegando come ogni metodo di resistenza
portasse allo stesso risultato, con Jin-pyo che la maltrattava
fisicamente e psicologicamente. Pertanto, l’atto di ucciderlo viene
ricontestualizzato come un ultimo disperato tentativo di porre fine
alle sofferenze una volta per tutte. Anche se il tribunale la
dichiara colpevole, è implicito che riceverà una pena più lieve a
causa della natura complessa del suo crimine.
Per Eun-su, che confessa di essere
complice dell’omicidio di Jin-pyo, la storia inizia da una
prospettiva completamente diversa. Da bambina, Eun-su non era in
grado di alzare la voce contro gli abusi domestici che sua madre
doveva sopportare. Anche se a un certo punto è intervenuta la
polizia, Eun-su, sia per paura che per l’innocente desiderio di
riunire la famiglia, ha finito per mentire. Molti anni dopo, le
continue sofferenze portano sua madre quasi al punto di togliersi
la vita, e questo tormenta Eun-su ancora oggi. Pertanto, la sua
decisione di aiutare la sua migliore amica può essere riformulata
come un tentativo di rimediare al passato. Sebbene sia Chen a
suggerire inizialmente che un marito violento dovrebbe essere
ucciso per le sue azioni, è Eun-su a pianificare l’omicidio e le
sue conseguenze, e in tribunale si assume la piena responsabilità.
Sebbene il suo crimine sia innegabile, le circostanze che lo hanno
determinato dipingono un quadro convincente, che porta a una
sentenza altrettanto lieve per la protagonista.
Cosa succede a Jin-young?
Sebbene Eun-su e Hui-su siano
incarcerate, ciò porta ironicamente con sé un nuovo senso di
liberazione, poiché non solo possono dire addio a una vita di
segreti e violenza, ma anche accogliere un futuro senza confini. Lo
stesso, tuttavia, non si può dire di Jin-young, poiché alla fine
viene dichiarata complice insieme a sua madre nell’omicidio di Jang
Kang. Inoltre, viene anche giudicata colpevole di aver tentato di
uccidere Hui-su costringendola al suicidio e, con entrambe le
accuse, Jin-young viene condannata al carcere. Anche se non vediamo
mai i dettagli esatti del processo, la sua sconfitta è fortemente
implicita. Anche il contesto del suo arresto è significativo,
poiché è Choi, che un tempo era il suo protetto, a consegnarla alla
giustizia. Nella stessa scena, vediamo anche la madre di Jin-Young
comparire in tribunale, ed è probabile che anche lei subisca lo
stesso destino di finire in prigione.
L’arco narrativo del personaggio di
Jin-young nel corso della serie è definito dalla sua disperata
ricerca di una posizione di rilievo nella polizia, lavorando
direttamente sotto il presidente. In questo percorso, prende una
serie di decisioni corrotte, chiudendo volentieri un occhio sulle
sofferenze di Hui-su. Quando finalmente si rende conto della morte
di suo fratello, invece di rendere pubblici i dettagli, sceglie di
nascondere attivamente la verità, assicurandosi che nessun dramma
familiare influenzi la sua carriera. Pur conoscendo la verità sulla
natura violenta di suo fratello, continua a coprirlo, attribuendo
invece la responsabilità a Hui-su accusandola di autolesionismo.
Questa totale assenza di empatia è ciò che alla fine porta alla sua
rovina, poiché i suoi tentativi di coprire l’omicidio di Jang Kang
sono ciò che alla fine la porta a essere scoperta. Anche nel caos
che ne segue, la preoccupazione principale di Jin-young rimane la
sua fedina penale immacolata, e alla fine quella prospettiva
svanisce per sempre.
Perché Eun-su, Hui-su e Chen vanno
in Vietnam?
Dopo un salto temporale, scopriamo
che i robot Eun-su e Hui-su hanno trovato il loro equilibrio nella
vita e non hanno rimpianti per la loro decisione di dire la verità.
La loro coraggiosa azione sembra aver avuto ripercussioni sulla
narrazione, poiché la madre di Eun-su rivela di aver lasciato il
suo matrimonio tossico. Più tardi, scopriamo che la madre di Hui-su
è morta, probabilmente per cause naturali. Questo momento porta a
Hui-su più serenità che dolore, poiché capisce che sua madre non
dovrà più soffrire. Eun-su è la prima a essere rilasciata dalla
prigione e, più tardi, si unisce a Chen in un viaggio per
incontrare Hui-su il giorno del suo rilascio. Da lì, passiamo a un
secondo salto temporale e questa volta l’intero scenario cambia.
Attraversando mercati affollati e spiagge luminose, scopriamo che
Eun-su e Hui-su si sono stabilite in Vietnam. Anche se sono
accompagnate da Chen, è probabile che lui sia lì solo in visita
come loro amico e mentore, e che siano le due migliori amiche a
ricominciare la loro vita da capo.
All’inizio della storia, Chen
prepara Eun-su e Hui-su a fuggire dal paese e ad assumere nuove
identità, poiché è l’unico modo sicuro per sfuggire all’attenzione
della polizia. Mentre quella linea di condotta è dettata dalla
paura e dalla paranoia, il finale dà una nuova svolta al viaggio
all’estero delle migliori amiche. Invece di una fuga, la loro vita
in Vietnam indica una nuova opportunità, per rimediare agli errori
e vivere una vita senza rimpianti. Ciò è in linea con il precedente
desiderio di Hui-su di lasciarsi alle spalle la lussuosa casa di
Jin-pyo e riconnettersi con le sue origini urbane. Questa
trasformazione è simboleggiata al meglio dai loro cambiamenti
nell’acconciatura, in particolare con Eun-su che si tinge i capelli
di biondo. La vita in Vietnam riporta quel sapore nella sua vita
mondana, e scopriamo che Hui-su ha sfruttato al meglio questa
opportunità riprendendo a dipingere. Nel frattempo, Eun-su diventa
una surfista di talento, immergendosi nell’ambiente che la circonda
e nella libertà che esso le offre.
Perché Eun-su restituisce la
cintura blu?
Mentre il viaggio di Eun-su in
Vietnam la libera da un passato traumatico, ci sono vari altri
elementi simbolici che arricchiscono la scena. Nella sequenza
finale dello spettacolo, l’allenatore di jiu-jitsu di Eun-su riceve
un pacco contenente una cintura blu, la stessa cintura che aveva
dato a Eun-su pochi giorni prima. Di solito, uno studente di
jiu-jitsu inizia con una cintura bianca, prima di passare alla blu,
poi alla viola, alla marrone, alla nera e oltre. Date le
eccezionali abilità di Eun-su nelle arti marziali, è insolito che
lei rimanga bloccata ai livelli iniziali, ma la decisione
dell’allenatore si rivela avere una componente psicologica. Mentre
promuove Eun-su, rivela che fin dal primo giorno sapeva che lei
utilizzava le arti marziali come un modo per elaborare e incanalare
la sua energia negativa. La mancanza di chiarezza interiore, in
quanto tale, era la ragione principale per cui non le era mai stata
assegnata la cintura blu. Tuttavia, nell’episodio finale, Eun-su
non solo salva la persona a cui tiene di più, ma risolve anche i
suoi demoni interiori, rendendola idonea per la cintura.
La promozione di Eun-su può anche
essere interpretata come l’addio dell’allenatore alla sua allieva,
poiché l’intero episodio finale gioca sul senso di definitività
delle sue azioni. A tal fine, la restituzione della cintura
significa che Eun-su non solo è sopravvissuta alle sue prove, ma le
ha anche superate. Il suo interesse per le arti marziali è
probabilmente nato dal desiderio di diventare più forte e
combattere la violenza domestica, e in più di un’occasione nella
narrazione, le abilità che ha accumulato nel tempo giocano un ruolo
chiave nella sua vittoria. Tuttavia, con una nuova vita davanti a
sé, Eun-su non ha più bisogno delle arti marziali per incanalare le
sue frustrazioni. Pertanto, l’atto di restituire la cintura non
implica necessariamente che lei abbia smesso di praticare il
Jiu-Jitsu, ma piuttosto che abbia sconfitto le sue più grandi
paure.