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Air Force One: la spiegazione del finale del film

Air Force One: la spiegazione del finale del film

Il regista Wolfgang Petersen si è distinto come autore di opere rimaste nell’immaginario collettivo, come La storia infinita, U-Boot 96, La tempesta perfetta e Troy. Un altro suo film particolarmente apprezzato è il thriller Air Force One, del 1997. Un’opera che, come suggerisce il titolo, fa dell’aereo presidenziale degli Stati Uniti il suo ambiente primario. Su tale mezzo in volo si svolge infatti tutta l’azione, per un film che fa dunque della tensione ad alta quota la sua cifra stilistica.

Il film affronta inoltre il tema del terrorismo, che di lì a pochi anni si sarebbe imposto all’attenzione del mondo intero. Lo stesso Petersen, in seguito, dichiarò che non avrebbe mai accettato di realizzare il film successivamente agli eventi dell’11 settembre. All’epoca della realizzazione di Air Force One, non c’era però ancora un reale trauma – non di quell’entità almeno – che potesse spaventare gli spettatori a tal punto da evitare il film.

Ad ogni modo, è ancora oggi questo un ottimo thriller, che vede anche due giganti del cinema come Harrison Ford e Gary Oldman confrontarsi sullo schermo. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative ad Air Force One. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Air Force One Gary Oldman Harrison Ford
Harrison Ford e Gary Oldman in Air Force One.
© 1997 – Columbia/Tri-Star

La trama e il cast di Air Force One

Il presidente degli Stati Uniti James Marshall, durante una cena diplomatica a Mosca, celebra la cattura di Alexander Radek, il dittatore del Kazakistan. Successivamente, si prepara a tornare in America sul suo aereo privato, l’Air Force One. A bordo, oltre la moglie, la figlia e il suo entourage, sono stati invitati i membri della stampa, tra i quali si nascondono però i fedeli di Radek, guidati da Ivan Korshunov. Dopo il decollo, una talpa nemica, l’agente dei servizi segreti Gibbs, arma Korshunov e i suoi complici che assaltano l’aereo, uccidendo il personale militare prima di prendere in ostaggio i civili.

Il piano dei terroristi è catturare il presidente, che però viene apparentemente esplulso dall’aereo con una capsula di salvataggio. Korshunov e il suo secondo, Andrei Kolchak prendono a quel punto il controllo dell’aereo con l’intenzione di chiedere il rilascio del dittatore in cambio della liberazione degli ostaggi. Quello che lo spietato terrorista ignora, però, è che Marshall, veterano della guerra del Vietnam, è rimasto nascosto nella stiva invece di usare la capsula. Il presidente, dopo aver contattato il Pentagono, inizia la sua personale missione per fermare i piani dei terroristi e salvare gli ostaggi.

Il ruolo principale era stato scritto per Kevin Costner, ma siccome era impegnato con L’uomo del giorno dopo (1997), ha suggerito Harrison Ford, che ha così assunto il ruolo di James Marshall. L’attore Gary Oldman, invece, interpreta Egor Korshunov. La sua interpretazione gli è valsa il soprannome di “Scary Gary”, anche se l’attore non è rimasto nel personaggio nelle pause tra le scene. Nel film recitano poi Glenn Close nel ruolo della vicepresidente Kathryn Bennett, Elya Baskin in quello di Andrei Kolchak  Xander Berkeley in quello dell’agente Gibbs.

Air Force One trama
William H. Macy in Air Force One. © 1997 – Columbia/Tri-Star

La spiegazione del finale

Nel corso del film, Marshall permette ai suoi collaboratori di lasciare l’aereo. Poi, uno dopo l’altro, comincia a uccidere i rapitori, compreso Korshunov, e per finire riesce a riprendere completamente il controllo dell’Air Force One. Viene ucciso anche il dittatore, in procinto di essere liberato. Gli unici ancora vivi sull’Air Force One, dato che la maggior parte dei passeggeri ha avuto modo di paracadutarsi dal velivolo, sono il Presidente, la sua famiglia, il maggiore Caldwell, Lloyd Shepard e una delle guardie del corpo del Presidente.

Marshall e Caldwell riportano l’aereo nello spazio aereo amico, ma sono tallonati da un secondo gruppo di lealisti di Radek a bordo di MiG-29. Gli F-15 si ricongiungono con l’Air Force One e si scontrano con gli aerei nemici, ma l’Air Force One subisce gravi danni ai serbatoi di carburante, ai motori e ai comandi di coda a causa del fuoco dei MiG-29 e dell’esplosione di un F-15 quando il suo pilota sacrifica la propria vita per intercettare un missile. Un MC-130E del Comando per le Operazioni Speciali dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, con il nominativo Liberty 24, viene chiamato in aiuto e invia dei parajumpers su cavi di collegamento per salvare i sopravvissuti.

Marshall insiste che la sua famiglia e il pastore ferito vengano trasferiti per primi. Quando c’è tempo per un solo altro trasferimento, Gibbs si rivela il traditore, uccidendo Caldwell e l’ultimo parajumper. Marshall e Gibbs lottano per il controllo della linea di trasferimento; Marshall si attacca all’ultimo momento e mentre gli aviatori dell’MC-130E portano Marshall in salvo, l’Air Force One, ormai inutilizzabile, si schianta nel Mar Caspio, uccidendo Gibbs. Con Marshall e la sua famiglia al sicuro, Liberty 24 riceve il nominativo di Air Force One e vola verso la salvezza.

Il trailer di Air Force One e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Air Force One grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV, Disney+ e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 30 agosto alle ore 21:30 sul canale Rete 4.

White Noise – The Light: la spiegazione del finale del film

White Noise – The Light: la spiegazione del finale del film

Ci sono fenomeni paranormali molto difficili da spiegare e che pongono in seria crisi le leggi della razionalità che dovrebbero invece governare il mondo. La maggior parte di questi fenomeni hanno spesso a che fare con l’aldilà, con ciò che non è più visibile nel mondo terreno. Proprio su uno di questi si basano il film del 2005 White Noise – Non ascoltate e il suo sequel del 2007 White Noise – The Light, ovvero sul fenomeno delle voci elettroniche. Questo fenomeno riguarda la manifestazione di voci di origine apparentemente non umana in registrazioni, ricezioni o amplificazioni tramite strumentazione elettronica. Secondo esperti di paranormale, tale fenomeno permetterebbe di entrare in contatto con i defunti e l’aldilà.

La cosa non ha mai trovato credito presso la comunità scientifica, ma ha naturalmente dato vita ad un ampio immaginario di racconti, come quello raccontato nei due White Noise. Dopo che il primo si affermò come un grandissimo successo di pubblico, venne dunque realizzato il sequel con sottotitolo The Light, diretto da Patrick Lussier, il quale presenta però un cast e una vicenda completamente diversi da quelli del primo film. Se nel titolo del 2005 il protagonista era Michael Keaton, in questo seguito è invece Nathan Fillion. In realtà questo sequel non riprende esattamente il fenomeno delle voci elettroniche, concentrandosi piuttosto sulla capacità di prevedere la morte da parte del protagonista.

Contrariamente al suo predecessore, questo White Noise – The Light è stato ben accolto dalla critica, ma si è rivelato un insuccesso di pubblico. Distribuito direttamente in home-video e passato dunque in sordina, è però un valido titolo horror da recuperare se si è appassionati di questo genere di storie ricche di elementi soprannaturali. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà utile approfondire alcune curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

White Noise - The Light trama

La trama e il cast di White Noise – The Light

Protagonista del film è Abe Dale, la cui vita viene sconvolta radicalmente quando assiste al brutale omicidio della moglie e del figlio, e il conseguente suicidio dell’assassino. Tempo dopo la tragedia, Abe, distrutto dal dolore, tenta di uccidersi con una massiccia dose di sonnifero, ma viene salvato in tempo. Quando ritorna alla vita normale, qualcosa però appare cambiato. Infatti Abe vede una strana aura luminosa intorno alle persone che di lì a poco moriranno. Decide allora di sfruttare questo suo “dono” per salvare più vite possibili, senza rendersi conto che in realtà sta gettando sulle persone salvate una terribile maledizione.

Ad interpretare il protagonista, Abe Dale, vi è l’attore Nathan Fillion, noto per il ruolo protagonista di Richard Castle nella serie televisiva Castle e per essere la voce di Hal Jordan/Lanterna Verde, nelle serie e film di animazione della DC Comics. Accanto a lui, nel film, vi sono Craig Fairbrass nel ruolo dell’assassino Henry Caine, Katee Sackhoff nel ruolo dell’infermiera Sherry Clarke e Kendall CrossJoshua Ballard in quelli di Rebecca e Danny Dale, moglie e figlio di Abe. Completano il cast Adrian Holmes nel ruolo di Marty Bloom, Teryl Rothery in quelli di Julia Caine e William MacDonald in quelli del dr. Karros.

La spiegazione del finale del film

Nel corso del film Abe scopre che Henry Caine, l’assassino della sua famiglia, compiendo quel gesto ha in realtà salvato l’anima di sua moglie e di suo figlio da una possessione demoniaca. Questo perché anche Henry aveva la capacità di prevedere la morte altrui. Volendo saperne di più su Henry, Abe visita la sua casa e scopre che egli è sopravvissuto al proprio suicidio ed era a quel punto venuto a conoscenza del fenomeno del “Tria Mera”, il terzo giorno quando Cristo è risorto ingannando la morte. Il terzo giorno è però anche quello in cui il diavolo si impossessa dei mortali che hanno ingannato la morte.

White Noise - The Light spiegazione finale

Queste possessioni costringono dunque coloro che sono sopravvissuti a strappare delle vite per compensare le anime che sono state sottratte alla morte. Senza che Abe lo sapesse, pochi giorni prima di commettere l’omicidio della sua famiglia Henry aveva salvato il figlio e la moglie di Abe da una tragedia stradale. Così facendo li ha però condannati ad un’imminente possessione, dalla quale decide di liberarli rimediando a quel suo salvataggio. Abe tenta a quel punto di fermare quanti aveva fino a quel momento salvato, tra cui l’infermiera Sherry.

Nel tentativo di fermare la sua possessione Abe muore, ma riesce comunque a far sì che Sherry si salvi e possa serenamente giungere in paradiso. La missione di Abe è stata completata e finalmente vede una luce bianca e brillante davanti a sé con la sua famiglia che lo aspetta in lontananza, libero di raggiungerla. Il film si chiude però con Henry, che impazzisce ulteriormente incontrando nella sua cella tutte le vittime di coloro che sono morti per mano delle persone che ha salvato e che lui non ha saputo liberare dalla possessione. Così facendo, il film si chiude con un lieto fine ma anche con una velo di tetraggine.

Il trailer di White Noise – The Light e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente presente nel palinsesto televisivo di venerdì 30 agosto alle ore 21:15 sul canale Italia 2. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Mediaset Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

One to One: John & Yoko: la recensione del documentario di Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards – Venezia 81

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Il Fuori Concorso della 81° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha offerto al suo pubblico il documentario diretto da Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards, One to One: John & Yoko, una esplorazione del mondo musicale e personale della coppia del titolo, nella New York del 1972.

Siamo appunto nel 1972 e, sullo sfondo di un’epoca turbolenta della storia americana, John e Yoko vivono a New York. I Beatles non ci sono più e la coppia, che professa solo messaggi di pace e amore, deve contrastare l’odio mondiale nei confronti della povera Yoko, considerata la responsabile della separazione del gruppo di Liverpool. Il film si concentra proprio sul 1972 anno in cui John Lennon si esibì nel suo unico concerto completo dopo l’ultimo con i Beatles nel 1966: il One to One, evento di beneficenza organizzato in favore dei bambini con bisogni speciali. Oltre a raccontare il concerto con filmati rimasterizzati, il film indaga e approfondisce il mondo musicale, personale, artistico, sociale e politico di John e Yoko, offrendo al pubblico di fan immagini di repertorio e scene inedite, telefonate personali, filmati amatoriali girati dalla coppia. Tutto sotto la supervisione di Sean Ono Lennon, su cui si concentrano gli ultimi teneri eppure fatali minuti del documentario.

One to One: John & Yoko racconta l’unico concerto di Lennon dopo i Beatles

Il suo ultimo documentario, High & Low – John Galliano, era un ritratto senza sconti e senza assoluzione dello stilista dalla vita turbolenta, che ne esaltava il genio e ne illustrava le ombre. Adesso, Kevin Macdonald, con la collaborazione di Sam Rice-Edwards, mira a sorprendere i fan. Come stupire i fan di una delle più grandi icone della cultura pop e della musica di tutti i tempi? Un uomo che è stato raccontato in mille modi e da mille punti di vista differenti? Era questo lo scopo del regista: “Volevo realizzare un film che avrebbe sorpreso e deliziato anche il più devoto fan di Lennon/Ono concentrandosi su un periodo di trasformazione delle loro vite e raccontando la storia attraverso le loro parole, immagini e musica.”

L’opportunità è stata offerta proprio dal bellissimo filmato in 16mm dell’unico concerto completo che Lennon tenne, dopo aver lasciato i Beatles (digitalizzato e rimasterizzato con una qualità tale da renderlo irriconoscibile per quelli che ricordano la versione uscita in VHS negli anni Ottanta). Un concerto a cui vengono legati, con inserti video e audio, pubblici e privatissimi, racconti, punti di vista, parole e opinioni della coppia che negli anni ’70 fece tremare il mondo della musica e che contribuì a dare forma alla società americana. La riflessione di Macdonald mette a fuoco anche gli aspetti politici radicali e sperimentali della coppia, che ha lasciato dietro di sé un segno indelebile.

Un racconto ricchissimo e lineare che riesce comunque a stupire i fan più accaniti e a interessare i neofiti.

The Woman King, la spiegazione del finale

The Woman King, la spiegazione del finale

La storia di un generale che guida i suoi soldati in guerra ha un finale di spessore personale e culturale. Ambientato nel 1823, The Woman King, guidato da Viola Davis (che interpreta Amanda Waller nel DCEU), mescola storia e finzione nella storia del generale Nanisca (Davis), leader delle Agojie, l’unità di guerriere tutte al femminile della nazione del Dahomey, nell’Africa occidentale. Con lo sfondo della tratta transatlantica degli schiavi, The Woman King include molti elementi storici reali, oltre a personaggi unici per il film.

In The Woman King, i Dahomey sono in una tesa rivalità con l’Impero Oyo, che vende prigionieri ai mercanti di schiavi in cambio di moschetti europei e altre armi. Dopo aver salvato un gruppo di prigionieri, i Dahomey ricevono un ultimatum dagli Oyo: consegnare una collezione di prigionieri da vendere come schiavi o entrare in guerra. Con l’appoggio dei suoi soldati, tra cui il suo secondo in comando Izogie (interpretato da Lashana Lynch di No Time To Die), il generale Nanisca si oppone fermamente, mettendo in conflitto i Dahomey e i mercanti di schiavi. Nel frattempo, il nuovo studente di Agojie Nawi (Thuso Mbedu) rivela un aspetto inaspettato del passato di Nanisca.

Come epopea storica ricca di azione, The Woman King è più che convincente grazie alle sue scene di combattimento e all’intensa interpretazione del cast, tra cui Viola Davis nei panni della stoica e irriducibile Nanisca. Il finale di The Woman King rivela anche nuovi lati di lei e di numerosi altri personaggi. Ecco il finale di The Woman King e il suo significato per i personaggi della storia.

Sebbene gli Agojie sconfiggano gli Oyo in una brutale battaglia dopo il rifiuto di Nanisca di soddisfare le loro richieste, subiscono una grave perdita quando numerosi soldati Agojie vengono fatti prigionieri dagli Oyo per essere venduti ai mercanti di schiavi, tra cui Nawi e Izogie. Nonostante sia stata elogiata dal re Ghezo di John Boyega per la sua leadership, a Nanisca viene ordinato di non inseguire gli Agojie prigionieri. Contro questi ordini, Nanisca lascia il villaggio quella notte per riportare a casa l’Agojie catturato, pensando di lavorare da sola, ma viene raggiunta dalla sua stretta alleata Amenza (Sheila Atim) e da numerosi altri guerrieri Agojie.

Nawi e Izogie tentano di fuggire mentre vengono venduti come schiavi; Izogie viene ucciso mentre tenta di salvare Nawi, catturato nuovamente. Quella notte, Nanisca e i suoi soldati Agojie arrivano al trading post per sferrare un attacco a sorpresa; Nanisca uccide anche il leader Oyo Oba Ade (Jimmy Odukoya) in un solo combattimento. Alla fine della battaglia, gli Agojie escono vittoriosi e i loro compagni catturati si salvano.

Il destino di Nanisca per aver disobbedito agli ordini

The Woman King

Naninsca e gli altri Agojie tornano nel Dahomey il giorno dopo, accolti trionfalmente nonostante Nanisca abbia disobbedito agli ordini di Ghezo. Nanisca si reca direttamente dal re del Dahomey dei personaggi di The Woman King, consegnando la spada e offrendo le sue dimissioni da generale Agojie per aver violato i suoi ordini. Invece, Nanisca viene nuovamente elogiata da Ghezo e riceve un onore ancora più grande.

Dopo che gli Agojie hanno sconfitto gli Oyo sotto la guida di Nanisca, Ghezo dichiara che il Dahomey non parteciperà più alla tratta transatlantica degli schiavi. A Nanisca viene conferito il raro titolo di “Re Donna” per la sua leadership e il suo coraggio in battaglia.

Il rapporto di Nanisca con Nawi

The Woman King

Nel corso di The Woman King, Nanisca ha un rapporto complesso con Nawi dopo aver salvato lei e altri prigionieri dagli Oyo. Inizialmente prende l’orfana Nawi sotto la sua ala protettrice per addestrarla come guerriera Agojie, ma Nanisca scopre una verità sconvolgente: Nawi è sua figlia, nata dallo stupro subito da Nanisca molti anni prima, e Nanisca ha rinunciato a Nawi per mantenere il segreto con gli Agojie. Insieme al tema comune del trauma e del dolore del passato, ripreso dal film The Old Guard della regista Gina Prince-Bythewood, questo rende le cose sempre più tese tra loro quando Nanisca le rivela questo segreto, e Nanisca avverte Nawi dei voti di celibato degli Agojie quando la vede avvicinarsi al giovane uomo d’affari brasiliano Malik (Jordan Bolger).
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La vittoria degli Agojie nella battaglia finale finisce per ridisegnare le prospettive sia di Nanisca che di Nawi. Quando gli Agojie tornano a Dahomey, Nawi si congeda silenziosamente da Malik, scegliendo di accettare la vita e i voti che comporta essere un guerriero Agojie. Dopo essere stata incoronata Re Donna, Nanisca si libera finalmente del dolore dello stupro subito da giovane, un’esperienza orribile che né lei né Nawi dovrebbero mai portare.

Il significato della scena dei titoli di coda

La scena dei titoli di coda di The Woman King mostra anche Amenza, la guerriera Agojie di Sheila Atim, che esegue da sola una cerimonia commemorativa rituale per Izogie. A livello di base, Amenza sta rendendo omaggio alla sua compagna guerriera in quanto Agojie che ha dato la sua vita per salvarne un’altra. Tuttavia, la scena si ricollega anche ai sogni apparentemente profetici che Nanisca fa all’inizio del film e che non riesce a capire, e che riguardano la sua relazione con Nawi.

In qualità di generale degli Agojie, la severa Nanisca trova pace dal suo passato traumatico riunendosi con la figlia a cui ha dovuto rinunciare. Il rituale di Amenza è un tributo a questa svolta cosmicamente improbabile e al sacrificio di Izogie per aiutarla a realizzarsi. Con l’aiuto dell’eroismo di Izogie, Nanisca e Nawi possono ricominciare da capo.

Cosa significa la fine di The Woman King per Nanisca e Nawi

The Woman King ha probabilmente uno dei finali più emozionanti tra quelli usciti nelle sale a settembre del 2022. Non è chiaro se Nanisca e Nawi informino i loro compagni Agojie che Nawi è la figlia di Nanisca o se scelgano di mantenere il loro segreto (anche se Amenza ne è consapevole dopo aver visto Nanisca arrivare a questa consapevolezza). L’aver dato via Nawi dopo la sua nascita è stato un atto straziante che Nanisca ha compiuto per paura di essere scomunicata, temendo probabilmente di non essere creduta nel rivelare di essere stata violentata. Tuttavia, Nanisca e Nawi scelgono di andare avanti, ciascuna di loro ha ricevuto una rinnovata fiducia in se stessa e nel significato che ha l’una per l’altra.

Nawi, dopo essere stata accolta nell’Agojie, è determinata a diventare la migliore guerriera possibile e ha più fiducia che mai nel fatto che sua madre la sta guidando. Anche Nanisca non è più oppressa dal dolore che l’affliggeva da tempo e Nawi è tornata nella sua vita contro ogni aspettativa: una storia che scalda il cuore e che il pubblico potrà vedere in autunno. Quando Nanisca e Nawi si uniscono agli Agojie nella danza celebrativa della vittoria alla fine di The Woman King, ognuno guarda all’altro con amore familiare e con un legame guerriero, una combinazione che li unisce per sempre.

Nicole Kidman spera che il suo nuovo Babygirl sia una “storia liberatoria” per le donne

Nicole Kidman ha presentato a Venezia 81 Babygirl, il nuovo film di Halina Reijn che gareggia nel Concorso della Selezione Ufficiale. Nel corso della conferenza stampa, ha detto che spera che il suo thriller erotico sia una “storia liberatoria” per le donne, poiché lei stessa ha trovato “molto liberatorio” realizzarlo.

Kidman ha parlato dei temi del film, dicendo che “ovviamente parla di sesso, di desiderio, dei tuoi pensieri interiori, di segreti, di matrimonio, di verità, potere, consenso”. Ha continuato, “Questa è la storia di una donna e spero che sia una storia molto liberatoria. È raccontata da una donna, attraverso il suo sguardo – Halina [Reijn] l’ha scritto e l’ha diretto – ed è questo che per me l’ha reso così unico perché all’improvviso sarei stata nelle mani di una donna con questo materiale. Era molto caro ai nostri istinti condivisi e molto liberatorio”.

Nicole Kidman presenta Babygirl a Venezia 81

Il chiacchierato film di A24 vede Nicole Kidman nei panni di un’amministratrice delegata di alto livello che mette a repentaglio la sua carriera e la sua famiglia quando inizia una torrida relazione con il suo stagista molto più giovane (interpretato da Harris Dickinson). Il film vede anche la partecipazione di Antonio Banderas, Sophie Wilde ed Esther McGregor.

Kidman ha affermato che lavorare con una regista donna, Reijn (“Bodies Bodies Bodies“), è stato fondamentale per sentirsi a suo agio sul set. “Sapevo che non mi avrebbe sfruttata. In qualunque modo lo si interpreti, non mi sono sentita sfruttata. Mi sono sentita molto parte di tutto questo”, ha detto. “C’è stata un’enorme cura da parte di tutti noi, siamo stati tutti molto gentili gli uni con gli altri e ci siamo aiutati a vicenda. È stato molto autentico, protetto e, allo stesso tempo, reale”. Tuttavia, questo non ha reso Nicole Kidman meno nervosa in vista della première del film al festival questa sera.

“Questo mi lascia sicuramente esposta, vulnerabile e spaventata e tutte quelle cose quando viene dato al mondo, ma farlo con queste persone qui è stato delicato e intimo”, ha detto. “In questo momento, siamo tutti un po’ nervosi. Ero tipo, spero che la mia mano non tremi”.

Halina Reijn ha spiegato in seguito che uno dei motivi principali per cui ha realizzato Babygirl era quello di affrontare quello che ha descritto come “l’enorme divario di orgasmo” tra uomini e donne, aggiungendo “prendete nota uomini… ma non tu, Harris“, riferendosi a Dickinson. L’attore ha risposto subito: “Tutti meritano un buon orgasmo“, tra le risate del pubblico, prima di scusarsi e mettersi la testa tra le mani, evidentemente imbarazzato.

Disclaimer: recensione della serie di Alfonso Cuarón con Cate Blanchett – Venezia 81

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Disponibile dall’11 ottobre su Apple TV+ ma presentato nel Fuori Concorso – Serie della 81. edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, Disclaimer è la nuova serie limitata di sette episodi interpretata superbamente da Cate Blanchett e Kevin Kline. La prima che regala ancora una volta un ruolo drammatico di grande spessore, il secondo che ricorda al mondo intero che raffinato attore è sempre stato.

Cosa racconta Disclaimer

Scritta e diretta dal cinque volte premio Oscar Alfonso Cuarón, Disclaimer è l’adattamento dell’omonimo best-seller di Renée Knight, un thriller psicologico con al centro l’acclamata giornalista Catherine Ravenscroft (Blanchett). All’apice della sua carriera, dopo aver ricevuto un prestigioso riconoscimento, la sua posizione di potere e prestigio, costruita rivelando le malefatte e le trasgressioni degli altri, rischia di crollare. Quando riceve un romanzo da un autore sconosciuto, si rende conto con orrore di essere la protagonista di una storia che mette a nudo i suoi segreti più oscuri e mai raccontati. Comincia così una corsa contro il tempo per impedire al passato di venire a galla e distruggere la sua vita perfetta, travolgendo i rapporti con suo marito Robert (Sacha Baron Cohen) e con suo figlio Nicholas (Kodi Smit-McPhee).

Kevin Kline nel ruolo di Stephen Brigstocke (2001) in “Disclaimer”, disponibile dall’11 ottobre 2024 su Apple TV+.

Alfonso Cuarón mette al servizio di una storia sensuale e disturbante il suo segno distintivo, mettendo in scena una storia che cambia pelle man mano che si scoprono i fatti raccontati e sepolti nella memoria del tempo. La struttura narrativa si alterna infatti tra passato e presente, con una continua riscrittura della storia che stiamo ascoltando, in base a chi racconta. Un ruolo fondamentale nella mutevolezza del punto di vista è da attribuire alla voce narrante, quella di Indira Varma, che di volta in volta espone i pensieri della protagonista Catherine, o di Robert suo marito, oppure ancora il misterioso signore anziano con il volto di Kevin Kline.

Il punto di vista cambia continuamente

Louis Partridge nel ruolo di Jonathan Brigstocke e Leila George nel ruolo di Catherine Ravenscroft (2001) in “Disclaimer”, disponibile dall’11 ottobre 2024 su Apple TV+.

E così come cambia il punto di vista, cambia il genere, tra thriller a dramma purissimo, con sfumature erotiche e poi psicologiche, mutazioni continue che Cuarón mette in risalto con il suo grande gusto per la narrazione. Nonostante la natura insolita del soggetto di Disclaimer per la filmografia del messicano, il regista riesce sempre a far vedere il suo stile, riconoscibile in molte sequenze, o anche soltanto per l’utilizzo narrativo della luce. In particolare, nella seconda parte della serie, fanno bella mostra di sé molte sequenze in cui i generi si intrecciano in raffinati montaggi alternati che Cuarón gestisce con estrema eleganza.

Disclaimer è anche una riflessione sul ruolo della donna e della donna di potere nella società, su quello che le è concesso o meno di fare, sul fatto che più in alto si trova, più deve in un certo senso tenere conto del suo successo e essere pronta a pagarne il prezzo, più duramente di un uomo nella stessa posizione. Ci sarebbe un’analisi approfondita su quello che il personaggio del marito di Catherine, Robert, dice e non dice a sua moglie, ma si correrebbe il rischio di fare spoiler, per cui, basta sottolineare che si tratta del peggior personaggio messo in scena dalla storia, quello che gestisce peggio di ogni altro gli effetti delle verità scomode che vengono alla luce pur essendo il meno inficiato da quelle verità.

Sacha Baron Cohen nel ruolo di Robert Ravenscroft (2024, “Present Day”) in “Disclaimer”, disponibile dall’11 ottobre 2024 su Apple TV+.

La ricerca della verità

La storia è certamente un punto di forza di Disclaimer, che porta avanti una rappresentazione della verità mutevole, come lo sono i personaggi che la vivono e la ricercano, verità che troppo spesso sono influenzate da chi racconta la storia e infatti è totalmente inaspettato e appassionante il finale in cui è finalmente la protagonista, Catherine, a trovare la sua voce e a raccontare la sua verità, in definitiva l’unica che conta. E Cate Blanchett fa di nuovo la sua magia e con generosità ci regala un altro potente ritratto di donna che ancora deve pagare alla società il prezzo per aver avuto successo.

Disclaimer farà il suo debutto l’11 ottobre con i primi due episodi, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 15 novembre.

A Complete Unknown: Timothée Chalamet è Bob Dylan nel primo poster del film

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Searchlight Pictures ha svelato il primo poster del film A Complete Unknown, biopic musical dedicato a Bob Dylan dove il celebre cantautore è interpretato da Timothée Chalamet. Di recente abbiamo potuto vedere un primo trailer, che ha offerto una prima prova di quanto il giovane attore di Chiamami col tuo nome e Dune si sia calato nel ruolo. Di seguito, ecco il poster:

A Complete Unknown, tutto quello che sappiamo sul film

Il biopic su Bob Dylan, intitolato A Complete Unknown, sarà diretto da James Mangold. Avrà come protagonista Timothée Chalamet nel ruolo della stella del folk e vedrà anche la partecipazione di Elle Fanning nel ruolo dell’artista e interesse amoroso di Dylan, Sylvie Russo. Edward Norton interpreterà invece il ruolo del musicista Pete Seeger. A Complete Unknown si concentrerà sui giorni di maggiore trasformazione della carriera di Dylan. Seguendo il giovane cantante folk e la sua chitarra per le strade e i palcoscenici di New York nel 1965, quando Dylan sostituì la sua acustica con un’elettrica e portò un nuovo sound nel settore.

Anche la storia d’amore tra Dylan e Russo sarà collegata al film, dato che i due erano apparentemente inseparabili durante questo periodo della loro vita e si servivano l’un l’altro come muse. Possiamo aspettarci che una buona parte del film si concentri sulla creazione e sull’uscita del quinto album di Dylan, Bringing It All Back Home, perché è stato allora è salito davvero alla ribalta con il brano classico “Like a Rolling Stone“. Basato sul libro del 2015 di Elijah WaldDylan Goes Electric” e originariamente intitolato “Going Electric”, A Complete Unknown prende in prestito una frase da “Like a Rolling Stone” di Dylan – l’inno folk-rock plugged-in che ha rivoluzionato la storia della musica.

Mangold ha descritto il Dylan del suo film come “un vagabondo che arriva dal Minnesota con un nome nuovo e una nuova visione della vita”. Il suo arrivo a New York scatena “uno sconvolgimento nella comunità folk e in quello che pensavano fosse il folk vero e proprio e il folk illecito”. Il vero Dylan, che ha 83 anni, ha fornito spunti per la sceneggiatura e ha partecipato a diversi incontri con Mangold. Ad oggi il film è ancora sprovvisto di una data di uscita ufficiale.

Red Hulk: la trasformazione di Harrison Ford rivelata in un nuovo filmato di Captain America

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Un nuovo filmato di Captain America: Brave New World mostra la trasformazione di Red Hulk nel MCU. Uno dei grandi progetti in arrivo dai Marvel Studios nel 2025 sarà Captain America: Brave New World, che avrà come protagonista il Sam Wilson di Anthony Mackle, nuovo Capitan America del franchise. Tuttavia, uno dei principali attori del MCU che sta ottenendo un ruolo più importante che mai è Thunderbolt Ross, questa volta interpretato da Harrison Ford, che sostituisce il compianto William Hurt.

In onore dell’85° anniversario della Marvel, i Marvel Studios hanno pubblicato un nuovo filmato, che include uno sguardo completo ad Harrison Ford che diventa Hulk Rosso. Il filmato include anche immagini in anteprima dei filmati dei film del MCU in uscita nel 2025, Daredevil: Born Again, Ironheart e Thunderbolts*.

Il filmato di Red Hulk mostra il personaggio di Ford in piedi su un podio di fronte alla Casa Bianca. Si alza in piedi e ruggisce, indicando senza dubbio che si è appena trasformato, anche se il motivo non è chiaro dal filmato.

Come Red Hulk è diverso dall’Hulk principale del MCU

Con il Red Hulk che finalmente ha trovato spazio nel MCU, ci si chiede come i Marvel Studios lo stiano affrontando rispetto a Bruce Banner, alias Hulk. Visivamente, sembra che Hulk Rosso assomigli essenzialmente a quello che Hulk aveva in passato, in termini di dimensioni, nei precedenti film del MCU. Tuttavia, il contesto in cui Hulk Rosso è diverso da Hulk dal punto di vista caratteriale è quello in cui Captain America: Brave New World potrebbe attingere a una storia molto complessa dei fumetti.

Dal momento che Ross è stato un antagonista a fasi alterne nel MCU fin dalla sua introduzione ne L’incredibile Hulk, il personaggio diventa finalmente la sua controparte fumettistica come Hulk Rosso e rappresenta un momento importante di svolta per il franchise. Con il ritorno del Leader nel cast di Captain America: Brave New World , è possibile che il personaggio di Tim Blake Nelson faccia finalmente parte dell’evoluzione di Ross in Hulk Rosso, proprio come nei fumetti. Se i due saranno dalla stessa parte per tutta la durata di Captain America: Brave New World resta da vedere.

La domanda più grande, tuttavia, è se il Presidente Ross rimarrà un rivale degli eroi del MCU come Hulk Rosso dopo gli eventi di Captain America: Brave New World. Molti ipotizzano che avrà ancora un ruolo nel film sui Thunderbolts*, visto che nei fumetti è un membro fondamentale di quella squadra. Il pubblico del MCU dovrà scoprirlo guardando Captain America: Brave New World l’anno prossimo, per vedere se ci saranno delle anticipazioni sul futuro di Red Hulk nel franchise.

Thunderbolts*: il primo filmato ufficiale rivela i nuovi look di Bucky e Yelena

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Il primo sguardo a Yelena, Bucky e ai loro compagni di squadra in Thunderbolts* è stato finalmente fornito dal primo filmato ufficiale dei Marvel Studios sul film del 2025. Mentre le rivelazioni cinematografiche e televisive del SDCC 2024 hanno offerto approfondimenti su Thunderbolts* e sugli altri film del MCU all’orizzonte, il filmato mostrato era un’esclusiva dei presenti. Di conseguenza, l’elenco dei prossimi film del MCU e le loro implicazioni sono rimasti per lo più all’oscuro per coloro che attendevano notizie e aggiornamenti da casa. Tuttavia, le prime anticipazioni sull’emozionante storia di Thunderbolts* nel MCU sono state finalmente svelate.

In un video pubblicato sul canale YouTube di Marvel Entertainment, è possibile vedere il primo filmato rilasciato pubblicamente di Thunderbolts*. Il frammento mostra la squadra titolare in piedi in un ascensore, anche se mancano alcuni membri.

Lo scatto presenta diversi nuovi look per i personaggi di ritorno del MCU che fanno parte del cast di Thunderbolts*, tra cui la nuova tuta di Red Guardian. Allo stesso modo, viene offerto il nuovo aspetto visivo di personaggi del MCU preferiti dai fan, come Bucky Barnes e Yelena Belova, aumentando l’attesa per il prossimo film del MCU in vista della data di uscita del 2 maggio 2025.

Chi fa parte della squadra dei Thunderbolts della Marvel?

Come accennato, non tutti i membri del cast dei Thunderbolts* erano visibili nel primo filmato del film. Questo porta a chiedersi come sia l’intero roster della squadra titolare. Evidentemente, cinque dei membri dei Thunderbolts sono Red Guardian e Yelena Belova di Vedova Nera, Ghost di Ant-Man and the Wasp, Bucky Barnes di Captain America e U.S. Agent, che ha debuttato in The Falcon and the Winter Soldier.

Gli altri due membri della squadra che non vengono mostrati nel filmato della Marvel sono personaggi a dir poco interessanti. Uno di essi proviene dalla Vedova Nera, il Taskmaster del MCU. Taskmaster è stato poco approfondito in Vedova Nera, il che rende la sua apparizione nei Thunderbolts* molto più intrigante. L’ultimo membro della squadra dei Thunderbolts dovrebbe essere il loro leader, Valentina Allegra De Fontaine, un personaggio che è apparso in tutte le fasi 4 e 5 del MCU.

Jurassic World Rebirth: la sinossi dettagliata conferma cosa è successo ai dinosauri dopo Il Dominio

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È stata rivelata la nuova sinossi di Jurassic World Rebirth. Il sequel in arrivo è il seguito di Jurassic World Il Dominio, uscito nel 2022. Jurassic World: Rebirth è stato confermato e la sua uscita è prevista per il 2 luglio 2025. Diretto da Gareth Edwards, il cast principale del film comprende Scarlett Johansson, Jonathan Bailey, Mahershala Ali Rupert Friend, Manuel Garcia-Rulfo, Luna Blaise, David Iacono, Audrina Miranda, Philippine Velge, Bechier Sylvain e Ed Skrein.

Ora la Universal Pictures ha rilasciato una sinossi dettagliata di Jurassic World: Rebirth. Secondo la sinossi, il prossimo film del franchise di Jurassic World vedrà una squadra intrepida che corre per assicurarsi i campioni di DNA delle tre creature più colossali attraverso la terra, il mare e l’aria”. La sinossi ha anche confermato la collocazione di Jurassic World: Rebirth si collocherà nella linea temporale del franchise, svolgendosi cinque anni dopo gli eventi di Dominion. Di seguito riportiamo la sinossi completa fornita dalla Universal:

Una nuova era è nata. La prossima estate, tre anni dopo che la trilogia di Jurassic World si è conclusa con ogni film che ha superato il miliardo di dollari al botteghino globale, l’intramontabile serie di Jurassic si evolve in una nuova e ingegnosa direzione con Jurassic World Rebirth. Con l’iconica superstar dell’azione Scarlett Johansson, il talento emergente Jonathan Bailey e il due volte vincitore dell’Oscar Mahershala Ali, questo nuovo capitolo ricco di azione vede un’intrepida squadra in corsa per assicurarsi i campioni di DNA delle tre creature più colossali attraverso terra, mare e aria. Interpretato anche dalle acclamate star internazionali Rupert Friend e Manuel Garcia-Rulfo , il film è diretto dal dinamico visualist Gareth Edwards (Rogue One: A Star Wars Story) da una sceneggiatura dello sceneggiatore originale di Jurassic Park David Koepp.

Cinque anni dopo gli eventi di Jurassic World Il Dominio, l’ecologia del pianeta si è dimostrata in gran parte inospitale per i dinosauri. Quelli rimasti vivono in ambienti equatoriali isolati con climi simili a quelli in cui prosperavano un tempo. Le tre creature più colossali di quella biosfera tropicale possiedono la chiave per un farmaco che porterà miracolosi benefici salvavita all’umanità.

La candidata all’Oscar Scarlett Johansson interpreta l’esperta di operazioni segrete Zora Bennett, incaricata di guidare una squadra di esperti in una missione top-secret per assicurarsi il materiale genetico dei tre dinosauri più imponenti del mondo. Quando l’operazione di Zora si incrocia con una famiglia civile la cui spedizione in barca è stata rovesciata da dinosauri acquatici predatori, si ritrovano tutti bloccati su un’isola dove si trovano faccia a faccia con una sinistra e scioccante scoperta che è stata nascosta al mondo per decenni. Mahershala Ali è Duncan Kincaid, il leader più fidato della squadra di Zora; il candidato all’Emmy e vincitore dell’Olivier Award Jonathan Bailey (Wicked, Bridgerton) interpreta il paleontologo Dr. Henry Loomis; il candidato all’Emmy Rupert Friend (Homeland, Obi-Wan Kenobi  è il rappresentante di Big Pharma Martin Krebs e Manuel Garcia-Rulfo ( The Lincoln Lawyer, Assassinio sull’Orient Express ) interpreta Reuben Delgado, il padre della famiglia di civili naufraghi.

Come Jurassic World Rebirth si espanderà su Dominion

Questa sinossi fornisce un’idea intrigante di come Jurassic World Rebirth riprenderà le vicende dopo il finale di Jurassic World 3: Il Dominio. Nella conclusione di Dominion, viene stabilito un nuovo ordine mondiale in cui umani e dinosauri condividono la coesistenza. Tuttavia, la sacralità di questo ordine non è stata completamente preservata da Dominion a Rebirth. La Zora di Jonansson si imbatte in “una famiglia civile la cui spedizione in barca è stata rovesciata da dinosauri acquatici predoni”, portando loro e i personaggi principali a rimanere “bloccati”. Per questo motivo, anche se c’è una certa pace tra umani e dinosauri, le cose non sono del tutto tranquille.

Ambientato cinque anni dopo, il mondo è destinato ad avere un aspetto incredibilmente diverso da quello che aveva in Dominion, ma non completamente cambiato rispetto allo stato precedente.

Jurassic World: La collocazione di Rebirth nella cronologia di Jurassic World crea interessanti opportunità per il film. Ambientato cinque anni dopo, il mondo è destinato ad apparire incredibilmente diverso da quello di Dominion, ma non completamente cambiato rispetto allo stato precedente. Questo permetterà a Rebirth di avere un ampio margine di manovra per ristabilire il proprio world-building all’interno di questo ordine mondiale ancora nascente. Come afferma la Universal nella sinossi, “un nuovo mondo è nato” in Jurassic World Rebirth.

Si spera che la rinascita di un nuovo ordine mondiale possa significare anche un necessario reset per il franchise. Sebbene Jurassic World Dominion sia stato un successo finanziario, il film è stato bocciato dalla critica, ricevendo solo un punteggio del 29% su Rotten Tomatoes. Per garantire la continuazione della serie, Jurassic World Rebirth dovrà reinventarsi in modo tale da ottenere un rispetto da parte della critica molto maggiore di quello ottenuto dal precedente capitolo.

Nicole Kidman arriva al lido per Babygirl a Venezia 81

Nicole Kidman arriva al lido per Babygirl a Venezia 81

Le foto dell’arrivo al Lido di Nicole Kidman che presenterà oggi in concorso nell’ambito dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Babygirl, il film diretto da Halina Reijn con protagonisti anche Harris Dickinson, Antonio Banderas, Sophie Wildee e Esther McGregor.

Su Baby Girl, la regista Halina Reijn ha dichiarato: “Abbiamo tutti una piccola scatola nera piena di fantasie proibite che potremmo non confessare mai a nessuno. Sono affascinata dalla dualità della natura umana e questo film è un tentativo di far luce, senza giudicare, sulle forze contrapposte che compongono le nostre personalità. Per me il femminismo è la libertà di studiare la vulnerabilità, l’amore, la vergogna, la rabbia e la bestia interiore di una donna. Invecchiare significa affrontare l’infinità del tutto. Nella mezza età non possiamo più nasconderci e siamo costrette ad affrontare i nostri demoni; più reprimiamo la nostra ombra, più pericoloso e dirompente può diventare il nostro comportamento. La relazione al centro di Babygirl consente a Romy e Samuel di mettere in scena la loro confusione riguardo a potere, genere, età, gerarchia e istinto animale. Nonostante i tabù, la gioia di quell’esplorazione è liberatoria e persino curativa.”

La trama di Baby Girl

Nel film Una potente amministratrice delegata mette a repentaglio la carriera e la famiglia quando inizia una torrida relazione con un suo stagista molto più giovane.

Tim Burton spiega perché Alec Baldwin e Geena Davis non sono in Beetlejuice Beetlejuice

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Non importa quante volte si pronuncino i loro nomi, non aspettatevi che Alec Baldwin e Geena Davis compaiano in Beetlejuice Beetlejuice (qui la recensione). Il regista Tim Burton ha recentemente spiegato perché gli attori non hanno ripreso il ruolo della coppia fantasma Adam e Barbara Maitland del film originale del 1988 per l’atteso sequel, che uscirà nelle sale il 5 settembre.

Credo che per me il problema sia stato quello di non voler semplicemente spuntare delle caselle”, ha dichiarato Burton a People. “Quindi, anche se erano una parte integrante del primo film, mi sono concentrato su qualcos’altro”. Nel primo film, una coppia appena deceduta chiede l’aiuto del ghoul titolare (interpretato da Michael Keaton) per spaventare la famiglia di yuppie che si è trasferita qui dopo la loro morte.

Ma quando Lydia Deetz (Winona Ryder), l’adolescente della famiglia ossessionata dalla morte, incontra lo spirito dispettoso, si scatena l’inferno nella casa del Connecticut. “Un sequel come questo aveva davvero a che fare con l’epoca”, ha spiegato Burton. “Questo è stato il mio aggancio, le tre generazioni di madre, figlia e nipote. E questo [sarebbe stato] il nucleo del film. Non avrei potuto realizzarlo personalmente nel 1989 o giù di lì”.

Dopo che il film originale vedeva la coppia confinata a infestare la loro vecchia casa, il sequel spiega come abbiano trovato una “scappatoia” che permette loro di andarsene. Davis, che attualmente è presente nel debutto alla regia di Zoë Kravitz, Blink Twice, ha precedentemente offerto una teoria sul motivo per cui i personaggi non fanno ritorno in Beetlejuice Beetlejuice.

Beetlejuice Beetlejuice recensione film
Foto di Courtesy of Warner Bros. Pictures/Courtesy of Warner Bros. Pictu – © 2024 Warner Bros. Entertainment Inc. A

Tutto quello che sappiamo sul film di Tim Burton Beetlejuice Beetlejuice

Il visionario filmmaker Tim Burton e l’attore candidato all’Oscar Michael Keaton tornano a fare squadra per Beetlejuice Beetlejuice. Keaton torna nel suo ruolo iconico accanto alla candidata all’Oscar Winona Ryder(Stranger Things, Piccole donne) nel ruolo di Lydia Deetz, e alla vincitrice di due Emmy Catherine O’Hara (Schitt’s Creek, La sposa cadavere) nel ruolo di Delia Deetz. Si aggiungono al cast le new entry Justin Theroux (Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, The Leftovers), Monica Bellucci (Spectre, i film di Matrix), Arthur Conti (House of the Dragon) al suo debutto in un lungometraggio, la candidata agli Emmy Jenna Ortega (Mercoledì, Scream VI) nel ruolo della figlia di Lydia, Astrid, e il candidato all’Oscar Willem Dafoe (Povere Creature!, Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità).

La sinossi del film recita: “Beetlejuice è tornato! Dopo un’inaspettata tragedia familiare, tre generazioni della famiglia Deetz tornano a casa a Winter River. Ancora perseguitata da Beetlejuice, la vita di Lydia viene sconvolta quando la figlia adolescente e ribelle, Astrid, scopre il misterioso modellino della città in soffitta e il portale per l’Aldilà viene accidentalmente aperto. Con i problemi che si stanno creando in entrambi i regni, è solo questione di tempo prima che qualcuno pronunci tre volte il nome di Beetlejuice e il demone dispettoso ritorni per scatenare il suo marchio di caos”.

Burton dirige il film da una sceneggiatura di Alfred Gough & Miles Millar(Mercoledì). La squadra creativa di Burton che ha lavorato dietro le quinte include il direttore della fotografia Haris Zambarloukos (Shark 2 – L’abisso, Assassinio sull’Orient Express) e diversi suoi collaboratori storici come lo scenografo Mark Scruton (Mercoledì), il montatore Jay Prychidny (Mercoledì), la costumista premio Oscar Colleen Atwood (Alice in Wonderland, Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street). 

Vi sono poi il supervisore creativo degli effetti delle creature e del trucco speciale vincitore del Premio Oscar Neal Scanlan(Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, Charlie e la fabbrica di cioccolato), il compositore Danny Elfman (Big Fish, The Nightmare Before Christmas, Batman), e il Premio Oscar per le acconciature e il trucco Christine Blundell (Topsy-Turvy Sotto-sopra).

Robert Downey Jr.: una nuova teoria sul Dottor Destino suggerisce un’importante svolta di Iron Man nel MCU

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Una nuova teoria sul Dottor Destino fornisce una spiegazione per il casting di Robert Downey Jr. che va oltre la semplice variante di Iron Man. Dopo la scioccante rivelazione del MCU al Comic-Con di San Diego, in cui Downy è stato annunciato per la prima volta come Dottor Destino, molti si sono chiesti in che modo il suo precedente ruolo di Iron Man entrerà in gioco (se mai entrerà in gioco). A questo proposito, c’è un’intrigante teoria che riguarda la storia di Tony Stark nei fumetti.

È stato ripetutamente detto che Robert Downey Jr. interpreterà specificamente “Victor von Doom”. Questo sembra mettere in dubbio le teorie secondo cui RDJ starebbe interpretando una variante oscura di Iron Man che diventa il Dottor Destino, e starebbe invece interpretando un Destino più legittimo. Tuttavia, molti si aggrappano giustamente all’idea di un collegamento con Iron Man. Con tutto il rispetto per la comprovata bravura di RDJ, per quale altro motivo sarebbe stato scelto dai Marvel Studios, se non per avere una sorta di legame con Iron Man? Tenendo questo in mente, una nuova teoria del MCU suggerisce una svolta alla Tony Stark in cui entrambe le idee possono essere vere contemporaneamente.

Tony Stark è stato adottato nei fumetti Marvel

Il punto cruciale di questa nuova teoria è che Tony Stark è stato adottato nei fumetti Marvel. Nella serie Iron Man del 2012, è stato rivelato che Tony Stark è stato adottato da Howard e Maria Stark a causa delle loro difficoltà ad avere un secondo figlio. Nella tipica moda dei fumetti, questo è stato collegato all’altra grande rivelazione che Tony ha un fratello segreto di nome Arno. Inoltre, la serie internazionale Iron Man del 2016 ha rivelato che la madre e il padre di Tony erano rispettivamente agenti dello SHIELD e dell’HYDRA, dando vita a una storia d’amore naturalmente destinata a fallire. Alla fine la madre di Tony lo ha consegnato allo SHIELD e in seguito è stata adottata da Howard.

Il motivo per cui Howard e Maria hanno nascosto il loro primogenito è che un alieno e Arno Stark hanno avuto una malattia mortale. In sostanza, Tony è stato adottato come figlio sano per ingannare l’alieno che Howard e Maria hanno cercato di amare come proprio. Tuttavia, ciò che conta davvero in questa nuova teoria del MCU è semplicemente che Tony Stark sia stato adottato.

È implicito che l’Iron Man del MCU sia il figlio biologico di Howard e Maria

Nel MCU è fortemente implicito che Tony Stark sia effettivamente il figlio biologico di Howard e Maria Stark. Dopo tutto, il video messaggio di Howard per il figlio in Iron Man 2 lo vede definire Tony “la sua più grande creazione”. Allo stesso modo, Tony Stark ha una conversazione con suo padre dopo aver viaggiato nel tempo fino al 1970 (anno della sua nascita). Non solo parlano della gravidanza di Maria, ma Tony può anche dare consigli al proprio padre in attesa di diventare padre.

Alcuni hanno suggerito che la conversazione tra Tony e Howard in Endgame contenga elementi che fanno pensare a un’adozione di Tony Stark anche nel MCU. Tuttavia, a questo punto sembra un po’ più inverosimile e al di fuori del campo della plausibilità. Detto questo, le possibilità del multiverso sono infinite, compresa una linea temporale nel MCU in cui Tony Stark è stato effettivamente adottato… con collegamenti al Dottor Destino.

Teoria: Tony Stark è stato adottato (ma è nato come Victor von Doom)

Prendendo in considerazione l’idea dell’adozione, forse esiste una realtà nel multiverso del MCU in cui Tony Stark è stato adottato da Howard e Maria proprio come nei fumetti, per poi scoprire che è nato come Victor von Doom. Questo permetterebbe a Robert Downey Jr. di interpretare Victor von Doom e allo stesso tempo di avere un legame con Tony Stark/Iron Man. Al contrario, l’idea funzionerebbe anche se venisse rivelato che Victor von Doom è stato adottato (la sua regola non è il sangue) e che in origine era uno Stark.

In ogni caso, si tratta certamente di un approccio alternativo tratto dai fumetti che probabilmente va oltre Infamous Iron Man, Demon In An Armor e altre spiegazioni di Iron Man/Doctor Doom che si possono trovare sulla pagina. La via dell’adozione sarebbe certamente un modo intrigante di procedere, sia che Tony Stark sia stato un Destino, sia che Destino sia stato uno Stark. In ogni caso, si tratta di una soluzione praticabile per quello che sarà senza dubbio un importante cattivo del MCU.

Agatha All Along, nuovo trailer “Revealed”

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Agatha All Along, nuovo trailer “Revealed”

Marvel Entertainment ha diffuso il nuovo trailer di Agatha All Along, l’attesa nuova serie Marvel Studios con protagonista Kathryn Hahn che ritorna nei panni di Agatha Harkness.

Quello che sappiamo su Agatha All Along

Agatha All Along vedrà il ritorno di molti volti noti di WandaVision, tra cui Emma Caulfield Ford (Sarah Proctor), Debra Jo Rupp (Sharon Davis), David Payton (John Collins), David Lengel (Harold Proctor), Asif Ali (Abilash Tandon), Amos Glick (Dennis), Brian Brightman (Sceriffo Miller) e Kate Forbes (Evanora Harkness). Kathryn Hahn guiderà l’ensemble, mentre altre aggiunte degne di nota sono Aubrey Plaza, Joe Locke, Patti LuPone, Sasheer Zamata, Ali Ahn, Miles Gutierrez-Riley, Okwui Okpokwasili e Maria Dizzia.

Pochi dettagli ufficiali sono stati rivelati sulla trama di Agatha, anche se ci si aspetta che essa ruoti in gran parte attorno ad Agatha che rintraccia Billy Maximoff (o viceversa) che, come la sua controparte nei fumetti, si è “reincarnato” in Billy Kaplan. Diversi scoop hanno affermato che la storia vedrà anche i discendenti della congrega di Evanora Harkness – ora noti come i Sette di Salem – tornare per vendicarsi della donna che ha ucciso le loro madri. Agatha All Along debutterà su Disney+ il 18 settembre.

 

Spider-Man: per Marisa Tomei il momento più bello è stato “vedere Tom Holland e Zendaya innamorarsi”

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Marissa Tomei ha fatto cinque apparizioni nel ruolo di Zia May nel Marvel Cinematic Universe, ma è emerso che la cosa che l’attrice preferisca dell’essere parte del MCU e in particolare del franchise di Spider-Man è avvenuta dietro le quinte. In occasione del Fan Expo di Toronto (via EW), la Tomei ha infatti rivelato che alcune delle cose che le sono piaciute di più della sua partecipazione a Spider-Man sono state vedere le star Tom Holland e Zendaya crescere e innamorarsi.

Penso che alcune delle cose preferite siano state guardare Tom e Zendaya crescere e vederli innamorare… e vedere il loro talento fenomenale”, ha detto la Tomei. “Essere, come dire, sbalordita fin dall’inizio… Voglio dire, sono sbalordita”. “Alcune persone sono semplicemente destinate a questo”, ha aggiunto. “E sono fatte per questo”. Ha poi elogiato il talento degli attori di Spider-Man e Michelle “MJ” Jones, anche al di fuori della recitazione.

Hanno un enorme, enorme potere da star, un enorme potere e riescono a essere persone vere allo stesso tempo e sono poliedrici”, ha detto la Tomei. “Possono fare tutto! Cantano, ballano, recitano, fanno acrobazie, disegnano moda. Insomma, cosa non fanno? Sono persone incredibili, incredibili”.

marisa tomei

Marisa Tomei potrebbe tornare nel ruolo di zia May nel MCU?

Marissa Tomei è apparsa come zia May in Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming, Avengers: Endgame, Spider-Man: Far From Home e Spider-Man: No Way Home. La zia May della Tomei è poi morta in quest’ultimo film, anche se nel 2022 aveva dichiarato di essere aperta all’idea, visto il concetto di Multiverso, pur ammettendo di non aver compreso appieno il concetto. “Oh sì, c’è un Multiverso. Questo faceva parte della segretezza originaria, ora molte persone lo sanno”, aveva detto all’epoca.

Ma il fatto è che, se qualcuno me lo chiede, io stessa non capisco il Multiverso. Il nostro meraviglioso regista, Jon, e io ci siamo detti ‘E quindi, dove sono ora? Ok, beh, puoi spiegarmelo ancora una volta?”. Ha aggiunto: “Mi piacerebbe tornare e farne parte. Anche lì c’è una storia. May Parker si mette con Ant-Man. Beh, voglio dire, lei è un personaggio a sé stante, ovviamente, ma ci sono altre strade da esplorare”.

The Acolyte: Amandla Stenberg dice che la cancellazione “non è poi stata uno shock”

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L’attrice Amandla Stenberg, che ha interpretato il doppio ruolo delle “gemelle” sensibili alla Forza Osha e Mae in The Acolyte, ha rotto il suo silenzio sulla cancellazione dell’ultima serie di Disney+ dedicata a Star Wars, e sembra che il contraccolpo negativo abbia in qualche modo contribuito alla decisione della Lucasfilm. I rapporti hanno indicato che lo studio ha deciso di non rinnovare la serie per una seconda stagione a causa del calo degli spettatori, ma la Stenberg ritiene che una “furia di bigottismo iperconservatore, pregiudizi, odio e linguaggio odioso” abbiano contribuito alla percezione negativa generale del progetto.

Non è un grande shock per me [che sia stato cancellato]. Naturalmente vivo nella mia bolla di realtà, ma per chi non lo sapesse c’è stata una furia di vetriolo che abbiamo affrontato da quando lo show è stato annunciato… quando era ancora solo un’idea e nessuno l’aveva ancora visto. È stato allora che abbiamo iniziato a sperimentare una furia di bigottismo iperconservatore e di vetriolo, di pregiudizio, di odio e di linguaggio odioso nei nostri confronti… Questo mi ha davvero colpito quando ho ottenuto il lavoro, perché non è qualcosa che, anche se avevo previsto che sarebbe successo, non si può capire appieno come ci si sente finché non succede a te”.

The Acolyte

È stato un onore e un sogno incredibile per me essere in questo universo… E voglio solo far sapere alle persone che ci hanno sostenuto in questo modo, e che ci hanno sostenuto vocalmente di fronte a tutto il vetriolo che abbiamo ricevuto, e al tipo di attacco mirato che direi abbiamo ricevuto da parte dell’estrema destra, che siete stati profondamente amati e apprezzati, e questo ha reso questo lavoro ancora più utile per me”. “E devo ringraziare Lesyle Headland… Adoro quella stronza… è una delle persone migliori al mondo… ha un talento incredibile e unico… amerò per sempre questa esperienza con lei”.

Non è difficile capire il punto di vista della Stenberg, ma se The Acolyte fosse stato un enorme successo per la Lucasfilm/Disney, le reazioni dei fan avrebbero fatto davvero tanta differenza? Detto questo, abbiamo assistito a un drastico cambiamento dei piani per la trilogia di sequel di Star Wars in seguito alla risposta a Star Wars: Gli ultimi Jedi, quindi chi può dirlo?

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Vision: la serie potrebbe introdurre gli Avengers della Costa Ovest

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Di recente abbiamo saputo che la star di Avengers: Age of Ultron, James Spader tornerà a vestire i panni del cattivo titolare della serie Disney+ Vision, e il rapporto commerciale ha lasciato intendere che anche Elizabeth Olsen potrebbe riprendere il suo ruolo di Wanda Maximoff, alias la Scarlet Witch. Lo scooper Daniel Richtman ha poi affermato che la Olsen è “un punto fermo” per un progetto Marvel che girerà nel 2025 (vale la pena notare che anche Avengers: Doomsday dovrebbe iniziare le riprese il prossimo anno), e ha accennato al fatto che lo show Vision “avrà elementi degli Avengers della Costa Ovest”.

Ora, lo scooper riporta che i membri di questo gruppo potrebbero fisicamente comparire proprio nello spin-off di WandaVision. Questo gruppo degli Eroi più potenti della Terra è stato formato da Occhio di Falco negli anni ’80 e, sebbene numerosi membri si siano avvicendati nel corso degli anni, la formazione originale comprendeva Visione, Mockingbird, Wonder Man, Tigra e Iron Man (con Rhodey nell’armatura).  Se questo dato si rivelerà esatto, potranno venire gettate le basi per la formazione della squadra in futuro, e forse anche per un film o una serie sui Vendicatori della Costa Ovest.

Vision Quest

Cosa sappiamo su Vision?

Vision, la cui produzione dovrebbe iniziare in Inghilterra nel 2025, è il primo nuovo show live-action della Marvel in quasi due anni. Brad Winderbaum, responsabile di Marvel per lo streaming, la televisione e l’animazione, ha dichiarato a Variety a maggio che l’azienda ha iniziato a passare a un “approccio più tradizionale” alla produzione televisiva dopo il lancio iniziale dei suoi contenuti in streaming, che lo studio ha realizzato secondo un modello a caratteristiche.

All’inizio di quest’anno abbiamo scoperto che la serie è stata resa ufficiale e che il produttore esecutivo di Star Trek: Picard, Terry Matalas, è stato nominato showrunner. La serie è attualmente in programma per il 2026. Paul Bettany riprenderà il suo ruolo di tragico sintetizzatore del MCU e la storia dovrebbe essere incentrata su “Visione fantasma che esplora il suo nuovo scopo nella vita”.

Il finale di WandaVision ha rivelato che il Visione con cui abbiamo passato il tempo nel corso della stagione era in realtà uno dei costrutti di Wanda, ma il vero “Visione Bianco” era stato ricostruito dallo S.W.O.R.D. e programmato per rintracciare e uccidere Scarlet Witch. Questa versione del personaggio si allontana verso parti sconosciute verso la fine dell’episodio dopo aver dichiarato di essere la “vera Visione”.

Superman: Sean Gunn paragona il MCU al DCU e anticipa un nuovo approccio a Maxwell Lord

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Sean Gunn ha interpretato Kraglin nei film di Guardiani della Galassia, trasformando l’ex Reaver da attore non protagonista a membro a pieno titolo della squadra nel corso della trilogia. Gunn ha anche interpretato Weasel in The Suicide Squad della DC e si appresta a riprendere il ruolo per la serie animata Creature Commandos, prima di fare il suo debutto nel DCU live-action come Maxwell Lord nel prossimo reboot di Superman di suo fratello James Gunn.

Parlando con The Wrap al FanExpo di Chicago, a Gunn è stato chiesto di descrivere questo salto dal MCU al DCU, e lui ritiene che – poiché ora fa parte di un universo condiviso DC molto diverso sotto la guida di suo fratello e del co-CEO dei DC Studios Peter Safran, paragonare la sua esperienza è come “mele e arance”. “Sono entrato nell’intero processo di lavoro alla Marvel quando la macchina era già in funzione e funzionava senza intoppi e stava andando bene. Alla DC ho fatto Suicide Squad, ma ora la stanno revisionando ed è nuova da quando mio fratello ha assunto la direzione dello studio”, ha spiegato.

È stato un processo nuovo per loro. Quindi sarebbe, è vero, come cercare di paragonare mele e arance”. “In fondo, lavorare con mio fratello è più simile che diverso da altre cose”, ha aggiunto. “Quindi il fatto di aver lavorato con James alla Marvel e con James alla DC rende le cose molto più simili in termini di processo”. A Gunn è poi stato chiesto anche cosa ne pensa del cattivo Maxwell Lord e, pur non entrando troppo nei dettagli, ha rivelato che questa versione di Lord “non si baserà su nessuna rappresentazione live-action che i fan hanno visto prima. È tutto basato su materiale scritto e su cose che pensiamo di avere davanti”.

Tutto quello che sappiamo su Superman

Superman, scritto e diretto da James Gunn, non sarà un’altra storia sulle origini, ma il Clark Kent che incontriamo per la prima volta qui sarà un “giovane reporter” a Metropolis. Si prevede che abbia già incontrato Lois Lane e, potenzialmente, i suoi compagni eroi (Gunn ha detto che esistono già in questo mondo e che l’Uomo di domani non è il primo metaumano del DCU). Il casting ha portato alla scelta degli attori David Corenswet e Rachel Brosnahan come Clark Kent/Superman e Lois Lane.

Nel cast anche Isabela Merced, Edi Gathegi, Anthony Carrigan, Nicholas Hoult Nathan Fillion. Sean Gunn, María Gabriela de Faría, Terence Rosemore, Wendell Pierce, Sara Sampaio, Anthony Carrigan, Pruitt Taylor Vince completano il cast.

Il film è stato anche descritto come una “storia delle origini sul posto di lavoro“, suggerendo che una buona parte del film si concentrerà sull’identità civile di Superman, Clark Kent, che è un giornalista del Daily Planet. Secondo quanto riferito, Gunn ha consegnato la prima bozza della sua sceneggiatura prima dello sciopero degli sceneggiatori, ma ciò non significa che la produzione non subirà alcun impatto in futuro.

“Superman è il vero fondamento della nostra visione creativa per l’Universo DC. Non solo Superman è una parte iconica della tradizione DC, ma è anche uno dei personaggi preferiti dai lettori di fumetti, dagli spettatori dei film precedenti e dai fan di tutto il mondo”, ha detto Gunn durante l’annuncio della lista DCU. “Non vedo l’ora di presentare la nostra versione di Superman, che il pubblico potrà seguire e conoscere attraverso film, animazione e giochi”. Il film uscirà nelle sale l’11 luglio 2025.

Baby Girl con Nicole Kidman in concorso a Venezia 81

Baby Girl con Nicole Kidman in concorso a Venezia 81

Sarà presentata oggi in concorso nell’ambito dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Baby Girl, il film diretto da Halina Reijn con protagonisti Nicole Kidman, Harris Dickinson, Antonio Banderas, Sophie Wildee e Esther McGregor.

Su Baby Girl, la regista Halina Reijn ha dichiarato: “Abbiamo tutti una piccola scatola nera piena di fantasie proibite che potremmo non confessare mai a nessuno. Sono affascinata dalla dualità della natura umana e questo film è un tentativo di far luce, senza giudicare, sulle forze contrapposte che compongono le nostre personalità. Per me il femminismo è la libertà di studiare la vulnerabilità, l’amore, la vergogna, la rabbia e la bestia interiore di una donna. Invecchiare significa affrontare l’infinità del tutto. Nella mezza età non possiamo più nasconderci e siamo costrette ad affrontare i nostri demoni; più reprimiamo la nostra ombra, più pericoloso e dirompente può diventare il nostro comportamento. La relazione al centro di Babygirl consente a Romy e Samuel di mettere in scena la loro confusione riguardo a potere, genere, età, gerarchia e istinto animale. Nonostante i tabù, la gioia di quell’esplorazione è liberatoria e persino curativa.”

La trama di Baby Girl

Nel film Una potente amministratrice delegata mette a repentaglio la carriera e la famiglia quando inizia una torrida relazione con un suo stagista molto più giovane.

Trois amies con Camille Cottin in concorso a Venezia 81

Trois amies con Camille Cottin in concorso a Venezia 81

Sarà presentata oggi in concorso nell’ambito dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Trois amies, il film francese diretto da Emmanuel Mouret con protagonisti Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Grégoire Ludig, Damien Bonnard, Vincent Macaigne e Éric Caravaca.

In merito al film il regista Emmanuel Mouretha commentato: “Mi piacciono i personaggi che sbagliano, ci riprovano e continuano a sbagliare, come Buster Keaton quando ripetutamente cade e si rialza ma che una caduta dopo l’altra continua ad andare avanti senza voltarsi indietro e senza dare la colpa a nessuno. Mi piacciono i personaggi che si perdono nei loro sogni o nelle loro ossessioni e che perdono ripetutamente la strada solo per trovare un’altra direzione, e poi un’altra, e così via. Provo tenerezza per quei personaggi che vorrebbero essere migliori di quello che sono ma non ci riescono mai davvero. Mai davvero, tranne qualche volta. Provo tenerezza per quella goffaggine crudele ma costruttiva che fa parte della nostra condizione umana, essere sommersi da storie, ideali e desideri tanto quanto dai colpi di fortuna e dai pericoli della realtà.”

La trama di Trois amies

Joan non è più innamorata di Victor, ma le fa male pensare di essere disonesta con lui. Alice, la sua migliore amica, la rassicura: lei stessa non prova passione per il suo compagno Eric, eppure la loro relazione va a gonfie vele. Non sa che lui ha una relazione con la loro comune amica Rebecca. Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui scompare, le vite delle tre amiche e le loro relazioni vengono sconvolte.

Rip diventa un vero padre nelle nuove foto della seconda parte della quinta stagione di Yellowstone

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Nel mondo di Yellowstone, la dinamica tra il proprietario del ranch John Dutton e il magnate del casinò Chief Thomas Rainwater (Gil Birmingham) è stata una delle relazioni più avvincenti e in evoluzione della serie. Per quasi cinque stagioni, i due sono stati spesso in contrasto per il vasto ranch di Yellowstone, con l’obiettivo finale di Rainwater di recuperare la terra per la riserva di Broken Rock.

Mentre Yellowstone si prepara alla seconda parte della quinta stagione, che debutterà il 10 novembre su Paramount Network, si profila l’assenza del personaggio di Kevin Costner, John Dutton. Questa partenza è destinata ad avere un impatto significativo sul capitolo finale della serie, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Rainwater e la famiglia Dutton. Con Dutton fuori dai giochi, le ambizioni di Rainwater potrebbero incontrare meno resistenza, ma si perderà anche la tensione che caratterizzava gran parte della loro interazione.

Nel finale di metà stagione, nel gennaio 2023, Dutton ha sorprendentemente appoggiato Rainwater nel bloccare un oleodotto che minacciava la riserva. Tuttavia, con l’uscita di scena di Dutton, ogni possibilità di alleanza tra queste due potenti figure sembra improbabile, lasciando Rainwater ad affrontare le sfide da sola.

Cosa vediamo nelle nuove immagini di “Yellowstone”?

Yellowstone

Nelle foto appena rilasciate dei prossimi episodi, per gentile concessione di USA Today, si vede Rainwater contemplare i piani di proprietà e lo stesso Yellowstone Ranch insieme al suo braccio destro Mo (Mo Brings Plenty), lasciando intendere la sua continua determinazione a raggiungere i suoi obiettivi.

Nel frattempo, la relazione tra Rip Wheeler (Cole Hauser) e l’adolescente problematico Carter (Finn Little) si approfondisce, mostrando l’evoluzione di questo nucleo familiare non convenzionale. Rip, che inizialmente era contrario alla decisione di Beth di accogliere Carter, sembra ora aver abbracciato il ruolo di figura paterna, come dimostrano i teneri momenti catturati nelle nuove immagini.

Jurassic World 4 prende vita con le prime immagini

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Jurassic World 4 prende vita con le prime immagini

Le immagini forniscono il primo sguardo ai nuovi personaggi del film in uscita Jurassic World 4, oltre ad alcune brevi e allettanti descrizioni dei personaggi. Nella prima immagine, vediamo il paleontologo Dr. Henry Loomis (Bailey) e l’esperta di operazioni segrete Zora Bennett (Scarlett Johansson) accovacciati nell’erba alta, presumibilmente per osservare e/o nascondersi da un dinosauro.

Nel secondo, Duncan Kincaid (Ali), che sembra vestito in abiti militari, tiene in mano un razzo stradale acceso. Quest’ultima evoca immagini di scene simili, in cui un razzo di segnalazione viene tipicamente usato per attirare un tirannosauro, da precedenti film del franchise: Alan Grant (Sam Neill) lo usa per attirare il teropode lontano da Ian Malcom (Jeff Goldblum) caduto in Jurassic Park del 1993, mentre Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) ne usa uno per attirare il T. rex in un combattimento con il Franken-dino Indominus rex in Jurassic World del 2015.

Cosa sappiamo di Jurassic World: Rebirth?

Finora le informazioni sul prossimo film di Jurassic World sono rimaste più chiuse degli embrioni di dinosauro congelati dalla InGen. Il titolo, Jurassic World: Rebirth, è stato svelato solo oggi. Il film sarà diretto da Gareth Edwards, che si è fatto le ossa (di dinosauro) con gli stravaganti mostri giganti Monsters e Godzilla del 2014. La sceneggiatura è affidata a David Koepp, che ha scritto le sceneggiature di Jurassic Park del 1993 e del suo sequel, Jurassic Park: Il mondo perduto del 1997; in quest’ultimo viene divorato da un T. rex mentre si scatena a San Diego. Si dice che il film sia una rottura con i precedenti film della serie, senza personaggi della trilogia di Jurassic Park e Jurassic World. Oltre a Johansson, Bailey e Ali, il film sarà interpretato anche da Manuel Garcia-Rulfo, Rupert Friend, Luna Blaise, David Iacono, Audrina Miranda, Béchir Sylvain, Philippine Velge e Ed Skrein – oltre, naturalmente, alle loro co-star preistoriche, le vere star del film.

Jurassic World: Rebirth sarà prodotto da Frank Marshall e Patrick Crowley attraverso Kennedy/Marshall. Steven Spielberg sarà produttore esecutivo attraverso la Amblin Entertainment; dopo aver diretto Jurassic Park e Il mondo perduto, ha prodotto tutti i successivi sequel di Jurassic Park.
Jurassic World: Rebirth uscirà il 2 luglio 2025.

La Marvel festeggia 85 anni con le prime immagini di Thunderbolts, Daredevil e Red Hulk

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Sebbene sia stato un anno relativamente tranquillo sul fronte dei contenuti per i Marvel Studios, con un solo show e un solo film finora, il 2025 sarà completamente diverso. In collaborazione con Entertainment Weekly, la Marvel ha svelato nuove immagini di diversi progetti in arrivo attraverso uno sguardo al passato per celebrare gli 85 anni della Marvel, tra cui Thunderbolts*, Daredevil: Born Again e Captain America: Brave New World. L’immagine di Thunderbolts* mostra la squadra in piedi in un ascensore, tra cui il Guardiano Rosso di David Harbour, il fantasma di Hannah John-Kamen, Bucky Barnes di Sebastian Stan, Yelena Belova di Florence Pugh e John Walker/agente americano di Wyatt Russell. Thunderbolts* è uno dei numerosi progetti del MCU che verranno presentati l’anno prossimo, la cui uscita è attualmente prevista per il 2 maggio 2025. Julia Louis-Dreyfus, Lewis Pullman, Olga Kurylenko, Rachel Weisz e Geraldine Viswanathan sono stati scelti come protagonisti del film.

Per quanto riguarda gli altri progetti, un altro film del MCU, Captain America: Brave New World si presenta con un nuovo entusiasmante look. L’immagine appena rilasciata mostra il Thunderbolt Ross di Harrison Ford completamente trasformato in Hulk Rosso, che in precedenza era stato solo accennato nel primo trailer. Ford subentrerà nel ruolo di Thaddeus Ross al compianto William Hurt, scomparso purtroppo nel 2022 dopo essere stato un attore fisso del MCU fin dalla Fase 1. Captain America 4 vedrà il ritorno di Anthony Mackie nei panni di Sam Wilson, che questa volta prenderà il posto di Captain America dallo Steve Rogers di Chris Evans. Anche Joaquin Torres, interpretato daDanny Ramirez, prenderà il posto del nuovo Falcon, mentre Giancarlo Esposito vestirà i panni di Sidewinder e Tim Blake Nelson tornerà alla Marvel per ricoprire finalmente il ruolo di The Leader.

Charlie Cox è pronto a combattere in una nuova immagine di “Daredevil: Born Again”.

L’ultima immagine rilasciata mostra Charlie Cox nella prossima serie Daredevil: Born Again, che dovrebbe arrivare su Disney+ a marzo del prossimo anno. Cox riprenderà il suo ruolo di Matt Murdock/Daredevil, mentre i regular della serie Netflix, Elden Henson e Deborah Ann Woll, torneranno a interpretare rispettivamente Foggy Nelson e Karen Page. Anche il veterano diDaredevil e Punisher Jon Bernthal tornerà in sella nel ruolo del Punitore, insieme a Vincent D’Onofrio che tornerà nel ruolo di Kingpin, mentre la Marvel tornerà con un’altra serie TV-MA che seguirà Echo nel 2025.

Captain America: Brave New World è atteso nelle sale il 14 febbraio 2025, Thunderbolts* è attualmente previsto per il 2 maggio 2025 e Daredevil: Born Again è previsto per marzo 2025. Date un’occhiata alle nuove immagini qui sopra e restate sintonizzati su CINEFILOS per i futuri aggiornamenti sulla Marvel.

Daredevil: Born Again
Charlie Cox nei panni di Matt Murdock in “Daredevil: Born Again”. © MARVEL
red hulk
Il Thaddeus Ross di Harrison Ford diventa Hulk Rosso in “Captain America: Brave New World”. © MARVEL

El Jockey: recensione del film di Luis Ortega – Venezia 81

El Jockey: recensione del film di Luis Ortega – Venezia 81

Per analizzare al meglio El Jockey, il nuovo film di Luis Ortega in Concorso all’81esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, possiamo iniziare da Luigi Pirandello e il suo concetto di maschere. Queste rappresentano le molteplici identità che ogni individuo adotta per vivere e integrarsi nella società, ma non sempre la maschera che si indossa, o in cui ci si è trasformati, ci soddisfa. Quando la crisi esistenziale bussa alla porta, l’unica via d’uscita sembra essere la liberazione da quell’identità costruita nel tempo, per evitare l’autodistruzione e ricominciare d’accapo. “Morire per rinascere”, come afferma Abril a Remo in El Jockey, è il cuore pulsante dell’intera pellicola, tema cardine che funge da apertura e chiusura di una storia destinata, però, a ripetersi all’infinito.

Scritto a sei mani dal regista insieme a Rodolfo Palacios e Fabián Casas, il film offre una potente riflessione sull’importanza di cercare il proprio io, anche a costo di trasformarsi profondamente, esplorando il bisogno di spogliarsi di quelle identità imposte dalla vita, quegli abiti che, col tempo, smettono di calzare a pennello, soffocandoci. Nel cast spiccano l’argentino Nahuel Pérez Biscayart, premiato come Migliore promessa maschile ai César 2018, e Úrsula Corberó, che dopo il successo de La Casa di Carta è riuscita a guadagnarsi nuovi ruoli di valore, impedendo così di rimanere impigliata nel solo personaggio di Tokyo.

El Jockey, la trama

Remo Manfredini è un fantino di grande successo, acclamato da tutti e considerato la carta vincente di Sirena, un gangster e imprenditore che gestisce la scuderia per cui Remo gareggia. Se sul piano delle performance Remo è imbattibile, il suo animo è tutt’altro che saldo. Ed è proprio questo che lo conduce in una spirale autodistruttiva, segnale di un crollo imminente, il quale si manifesta in tutta la sua drammaticità il giorno della gara più importante della sua carriera—quella che potrebbe liberarlo dai debiti. L’incidente che subisce durante la competizione, invece di segnare la fine, si trasforma però in un’opportunità: dall’ospedale in cui viene ricoverato, Remo fugge, determinato a cercare il suo vero io.

Cercare se stessi, cersarsi in altre vite

I novantasette minuti di El Jockey si fanno sentire intensamente. Fin dalle prime inquadrature, il film ci immerge nella vita di Remo, intrappolato in un’identità che non gli appartiene. Questo dramma surreale, ricco di metafore e simboli, dipinge il ritratto di un uomo che vede nel suo incidente un’opportunità irripetibile: abbandonare il vecchio sé per esplorare nuove versioni di sé stesso, nella speranza di trovare la libertà. Libertà, soprattutto, dal dolore profondo generato da una frattura interiore che non sa come sanare.

La fuga dall’ospedale, con indosso un cappotto e una borsa da donna, segna il punto di svolta in un’esistenza ormai al collasso, che solo una trasformazione radicale può salvare. Il peso che lo ha consumato e logorato ha un nome: Sirena, il gangster a capo della scuderia per cui lavora. È proprio quando Remo inizia a distaccarsi dalle dinamiche del mondo equestre e, soprattutto, dalla mafia che gli ruota attorno, che ritrova forza e determinazione. Si sente così leggero che persino una bilancia non registra più il suo peso, che ritorna solo quando gli scagnozzi di Sirena salgono con lui: una metafora tagliente di una società che tiene tutti in una morsa spietata.

El Jockey ci dice dunque che combattere per riconquistare sé stessi è possibile, sia sperimentando nuove sfaccettature della propria personalità, sia riscoprendo versioni passate di chi eravamo, o riprendendo il filo da dove si era spezzato. Nonostante ciò, questo processo è ciclico, perché prima o poi sentiremo di nuovo il bisogno di cambiare. È una spirale infinita, parte integrante dell’essere umani. Il film ci suggerisce così che la continua scoperta di sé non si interrompe nemmeno con la morte, perché c’è sempre una rinascita. E il gioco ricomincia. Ma non per questo bisogna smettere di farlo.

Quiet Life: recensione del film di Alexandros Avranas – Venezia 81

Nel panorama medico esistono ancora malattie poco conosciute, la cui origine rimane in gran parte un mistero. Tra queste c’è la Child Resignation Syndrome, o Sindrome della Rassegnazione Infantile, una condizione che colpisce bambini e adolescenti rifugiati insieme alle loro famiglie. Di natura psicologica, questa sindrome compromette la coscienza, inducendo un coma profondo dal quale il soggetto potrebbe non risvegliarsi. La Svezia sembra essere l’epicentro di questo fenomeno, una scoperta inquietante che ha spinto Alexandros Avranas a sentire la necessita di portare su schermo questa storia. Nasce così Quiet Life, film che Avranas scrive e dirige, presentato in Concorso nella sezione Orizzonti alla 81esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto una standing ovation in Sala Darsena. La pellicola è un dramma, sia nel tono che nel taglio, ma permeato da una speranza che non cede mai e che cresce gradualmente fino a sbocciare in un finale profondamente commovente. A interpretare la famiglia protagonista Chulpan Khamatova, Grigory Dobrygin, Naomi Lamp e Miroslava Pashutina.

Quiet Life, la trama

Svezia, 2018. Sergei e Natalia sono una coppia che cerca asilo in Svezia, con a carico due figlie, Alina e Katja. L’uomo è stato minacciato diverse volte in Russia, con danni anche fisici, dopo aver distribuito agli studenti testi sulla democrazia e la libertà di espressione nella scuola in cui era preside. Non potendo più vivere nella loro terra, cercano riparo in una nazione che però chiude loro le porte. Ed è solo quando gli viene comunicato che entro dieci giorni dovranno lasciare la Svezia che la minore, Katja, ha un collasso, entrando in un misterioso stato di coma. Nella clinica la chiameranno sindrome della rassegnazione, un attacco alla psiche sottoposta a forte stress che porta a una perdita di conoscenza rischiosamente permanente. L’obiettivo della famiglia è salvare la bambina, e quando anche l’altra subirà la stessa sorte, si impegneranno al massimo andando contro qualsiasi decisione imposta per poter tornare a essere felici.

La famiglia, l’unica medicina di cui si ha bisogno

Basta poco per distruggere i sogni di una famiglia. Se guerre, repressioni politiche e povertà “non sono sufficienti” a spezzare intere popolazioni, ci pensano le istituzioni del Paese dove si cerca asilo. Errol Morris ha raccontato questa realtà con Separated, portandoci dentro una delle pagine più cupe della politica trumpiana, in cui, al confine tra Messico e Stati Uniti, i bambini venivano separati dalle loro famiglie. Ma non è necessario guardare così lontano per accorgersi che certe dinamiche e scelte governative persistono. Nascondendosi dietro la pretesa di tutelare la nazione e, in particolare, i bambini, le istituzioni creano barriere così rigide da generare traumi familiari profondi.

Nel caso di Quiet Life, il film denuncia direttamente il sistema svedese, che, come si vede nella pellicola, è il principale responsabile della disgregazione di un equilibrio familiare. Le bambine affette dalla sindrome della rassegnazione, pur vivendo in un ambiente sano, percepiscono le ripercussioni e il pericolo derivanti dal rigetto della richiesta d’asilo, e vengono ulteriormente traumatizzate da istituzioni che alimentano disagio e sofferenza. Oltre alla paura di dover tornare in Russia, ai genitori viene attribuita la colpa dello stato vegetativo delle figlie, arrivando perfino a minacciare di sottrarle loro se non seguono una terapia basata su sorrisi forzati e pensieri positivi, sostenendo che solo la serenità—che viene negata a Katia e Alina —può salvarle. Tuttavia, ciò che l’apparato non comprende è che è proprio l’amore di un padre e una madre che può rimarginare una ferita così profonda.

Nella geometria formale e nell’estetica fredda e asettica scelta dal regista—che riflettono il distacco emotivo della Svezia—la tenacia e la determinazione di Sergei e Natalia rappresentano la luce vibrante e il colore che infondono in Quiet Life una necessaria carica di positività, elevandosi a bellissimo contrasto. Il messaggio, nelle ultime battute, appare chiaro: anche quando viene indirettamente imposto di rimanere in silenzio, accettando regole e condizioni che non si condividono, è possibile alzare la testa e ribellarsi. Per i propri diritti, per la propria famiglia e per la propria dignità.

MaXXXine: intervista al regista Ti West

MaXXXine: intervista al regista Ti West

Dopo i film di gran successo X – A Sexy Horror Story e Pearl, il regista Ti West ha concluso la sua trilogia sexy-horror con protagonista Mia Goth con MaXXXine (qui la recensione), al cinema dal 28 agosto con Lucky Red e Universal. Questo terzo e – per ora – ultimo capitolo accompagna l’eroina del titolo a Hollywood, a caccia della sua grande occasione nel cinema che conta. Questa volta, il riferimento del regista sono i thriller anni ’80, a partire dai quali conduce gli spettatori in un folle viaggio tra le strade della Mecca del Cinema. Per l’occasione dell’uscita del film, abbiamo incontrato Ti West, che ci ha raccontato qualcosa di più sulla trilogia e il suo rapporto con l’horror.

Ti aspettavi il successo avuto da questa trilogia? Secondo te, da cosa è dovuto?

 No, non lo prevedevo affatto. Specialmente per questa tipologia di film, che diventano dei cult istantanei. Credo che due motivi per questo successo – ma potrei sbagliarmi – sia l’entusiasmo che c’è oggi per il cinema nel cinema, cosa che genera un certo coinvolgimento in quegli spettatori in cerca dei film incentrati sull’arte del fare film. Ma credo che il vero motivo sia più universale, ovvero il discorso sul volere un certo tipo di vita e sulle difficoltà di raggiungerla. Questo è il cuore di questa trilogia e credo che il pubblico possa davvero connettersi con questa tematica.

Hai detto che il tuo intento era quello di non demonizzare la Hollywood di quegli anni, quindi cosa ti interessava di più raccontare di quel contesto?

L’assurdità che lo caratterizzava! Fare film è una cosa strana da fare e Hollywood è un posto interessante perché da un lato è uno dei luoghi più glamour del mondo, ma dall’altro, proprio dietro l’angolo, può diventare molto pericoloso. Questi due aspetti coesistono e credo che questo sia un aspetto davvero unico. Tutti vanno ad Hollywood per diventare qualcuno, ma non tutti ci riescono, eppure la gente continua ad andarci. Tornando alla precedente domanda, questo è uno dei motivi per cui ritengono sia così facile immedesimarsi nella vicenda narrata.

MaXXXine film 2024
Un’immagine del nuovo film di Ti West, MaXXXine

Dalle sue prime manifestazioni ai film più famosi del genere, l’horror è sempre stato un genere privilegiato per raccontare la società attraverso le metafore della mostruosità. Credi che ancora oggi abbia questo valore?

Sì, credo che ci siano ancora registi che sanno usare questo genere per mandare messaggi sociali di un certo tipo. Penso sia anche ciò che dà fascino a questo genere. Però l’horror ti permette prima di tutto di sperimentare in modi in cui con gli altri generi non è possibile e quando io personalmente realizzo un horror è questo che ho davanti agli occhi come prima cosa. Non sto lì a pensare “ok, userò questo per mandare un dato messaggio”. La possibilità di portare qualcosa di davvero provocante sullo schermo ti costringe a chiederti se davverò vuoi caricare quella cosa di ulteriori significati o meno e non sempre è necessario farlo.

Dopo tanto horror, ci sono altri generi che ti interesserebbe esplorare?

Assolutamente. Sono circa dieci anni che lavoro con il genere horror, per cui credo che ora mi prenderò una pausa. Non credo farò più qualcosa di simile alla trilogia di MaXXXine. Ho trascorso quattro meravigliosi anni a lavorare a questi tre film, ma ora sento che è giunto il momento di voltare pagina e cimentarmi con qualcosa di profondamente diverso.

Come descriveresti il tuo rapporto lavorativo con Mia Goth?

Abbiamo attraversato insieme quattro anni di lavoro davvero intenso e penso che né io né lei avessimo avuto un’esperienza simile con altri. Mia è davvero unica, sin dalla nostra prima conversazione abbiamo capito di poter essere “partner in crime”. Il lavoro svolto, per quanto uno spettatore non possa esserne realmente a conoscenza, credo che si ritrovi tutto sullo schermo grazie alla sua capacità di capire e prevedere ciò che desideravo, che spesso coincideva con ciò che desiderava anche lei. La collaborazione si è così rivelata estremamente soddisfacente, anzi senza dubbio è stato il rapporto regista-attore/attrice più soddisfacente della mia carriera sino ad oggi.

MaXXXine
Mia Goth in MaXXXine

C’è qualcosa che vorresti cambiare o fare diversamente nella trilogia dedicata a Maxine, ora che l’hai realizzata?

In realtà no. Sono certo che ci siano alcuni aspetti tecnici che avrei potuto gestire in modo migliore, o magari avrei voluto avere più tempo o risorse, ma a questo punto non ha importanza. Ora è passato un po’ da quando li ho rivisti tutti e tre ma credo che quando li rivedrò tra qualche anno sarò ancora convinto di aver fatto tutto come lo volevo, per cui mi posso ritenere soddisfatto.

Pensi che un giorno potresti tornare a raccontare un nuovo capitolo della vita di Maxine? Ad esempio raccontandola ad un età più avanzata.

Non lo so, sinceramente. Credo che se lo faremo, sarà effettivamente per una Maxine ormai anziana. L’unico modo in cui al momento vedo possibile un nuovo film a lei dedicato è cogliendola da una distanza particolarmente importante da dove l’abbiamo lasciata. Ciò permetterebbe di avere un punto di vista del tutto nuovo su di lei. Io e Mia Goth dovremmo essere significativamente più vecchi per riuscire a fare ciò. Al momento siamo molto orgogliosi del lavoro svolto, per cui rivisitarlo ora non avrebbe senso… forse tra vent’anni!

Angelina Jolie, Pablo Larraìn e il cast di Maria sul tappeto rosso di Venezia 81

Ecco le foto dal red carpet di Maria di Pablo Larraín, presentato in Concorso all’ottantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia e che vede protagonista Angelina Jolie nei panni di Maria Callas. Nel cast anche Valeria Golino, Haluk Bilginer, Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino e Kodi Smit-McPhee.

Maria: la recensione del film con Angelina Jolie di Pablo Larraín – Venezia 81

Snakes on a Plane: dal cast al finale, tutte le curiosità sul film

Un perfetto esempio di scult, ovvero quei film particolarmente bizzarri o “brutti” che diventano dei fenomeni mediatici, è certamente il titolo del 2006 Snakes on a Plane. Diretto da David R. Ellis (celebre anche per Final Destination 2 e The Final Destination 3D), questo è diventato popolare ancor prima della sua uscita grazie alla sua premessa narrativa, che lo ha portato ad essere un vero e proprio fenomeno di internet. Oltre ad essere un ennesimo caso di uomo contro il mondo animale, benché con risvolti diversi dal solito, il film vanta infatti anche una serie di momenti divenuti iconici.

Oggetto di molteplici parodie, Snakes on a Plane è andato incontro ad un tale interesse da parte del pubblico, che i produttori decisero di aggiungere cinque giorni extra di riprese, potendo così inserire nella storia una serie di azioni e battute suggerite dai fan online. Tra le più celebri aggiunte vi è ad esempio l’iconica battuta “Quando è troppo è troppo! Ne ho abbastanza di questi fottuti serpenti su questo fottuto aereo!”, pronunciata dal protagonista e indicata come una delle frasi del cinema più iconiche di sempre. Nonostante tutto questo rumore mediatico, però, il film finì con il non divenire il successo economico immaginato.

Con il tempo, tuttavia, è stato continuamente riscoperto da sempre nuove generazioni di spettatori e ancora oggi è un titolo degno di nota per la sua stravaganza. Per una visione spensierata, divertita e ugualmente ricca di suspence, Snakes on a Plane è il titolo ideale. In questo articolo approfondiamo alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Snakes on a Plane cast
Flex Alexander e Kenan Thompson in Snakes on a Plane. © 2006 New Line Cinema.

La trama di Snakes on a Plane

La vicenda del film ha inizio quando il pericoloso gangster Eddie Kim, per impedire il proprio arresto, decide di uccidere Sean Jones, che si dirige da Honolulu a Los Angeles per testimoniare a suo sfavore. Kim pianifica di attaccare Jones e i due agenti FBI che lo stanno scortando al processo, Nevill Flynn e Henry Harris con serpenti velenosi imbarcati segretamente nell’aereo. Con un comando temporizzato, Kim farà in modo che i serpenti attacchino i passeggeri che hanno inconsapevolmente accettato ghirlande di fiori impregnate di feromoni, così da rendere i rettili ancora più feroci. Circa a metà tragitto, i serpenti vengono rilasciati e attaccano senza distinzione, uccidendo anche il pilota.

Mentre sull’aereo si consuma una vera e propria strage senza precedenti, Flynn si trova a dover prendere in mano la situazione, nel tentativo di salvare Jones, i passeggeri ancora vivi e naturalmente sé stesso. Per farlo, avrà però bisogno di un esperto di serpenti e cerca dunque di mettersi in contatto con il celebre dottor Steven Price. Il tempo a disposizione è però sempre meno, poiché l’aereo è completamente in balia del caos. Per evitare ulteriori spargimenti di sangue, Flynn dovrà prendere decisioni difficili e compiere mosse azzardate, poiché solo queste possono dargli modo di salvare la situazione.

Il cast del film

Ad interpretare il film, come noto, vi è l’attore Samuel L. Jackson, che proprio grazie a questa pellicola ha trovato rinnovato successo presso un sempre più ampio pubblico. L’attore, come rivelato in alcune interviste, ha affermato di aver accettato di lavorare in Snakes on a Plane innanzitutto per il titolo, che già di suo prometteva qualcosa di folle e diverso. Alla volontà del suo agente di far cambiare il titolo Jackson si oppose fermamente, dichiarando che esso era l’unico motivo per cui aveva accettato il lavoro. Accanto a lui, nel ruolo del testimone Sean Jones vi è l’attore Nathan Phillips, mentre il collega dell’FBI Henry Harris vi è l’attore Bobby Cannavale.

Julianna Margulies, qui presente nei panni dell’assistente di volo Claire, ha partecipato al film pur essendo terrorizzata dai serpenti nella vita reale. Per lei il set è stato dunque una vera prova di coraggio. Sono poi presenti gli attori Byron Lawson nei panni del criminale Eddie Kim, Flex Alexander in quelli del rapper Clarence Dewey e Todd Louiso per il ruolo del dottor Steven Price, esperto di serpenti. Grandi protagonisti sono naturalmente i serpenti. Furono usati quattrocentocinquanta esemplari, incluso un pitone birmano lungo sei metri. La maggior parte dei serpenti è però stata ricreata digitalmente, perché quelli veri non si muovevano quanto avrebbero voluto i realizzatori del film.

Snakes on a Plane finale
Tygh Runyan in Snakes on a Plane. Foto di Zade Rosenthal – © 2006 New Line Cinema.

Il finale di Snakes on a Plane

Nel finale, nonostante la mancanza di esperienza nel mondo reale, Troy effettua un atterraggio di emergenza e l’aereo arriva al terminal. I passeggeri escono dall’aereo e l’antiveleno viene somministrato a chi ne ha bisogno. Proprio mentre Flynn e Sean stanno per sbarcare, però, un serpente residuo salta fuori e morde Sean al petto. Flynn estrae la pistola e spara al serpente, mentre i paramedici si precipitano da Sean, traumatizzato ma illeso grazie al giubbotto balistico che ha indossato per tutta la durata della prova dopo il salvataggio dagli scagnozzi di Kim. In segno di gratitudine, Sean porta Flynn a Bali e gli insegna a fare surf.

Il trailer di Snakes on a Plane e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Snakes on a plane grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 29 agosto alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

The Gallows – L’esecuzione: la spiegazione del finale del film horror

Quello del falso documentario è un sottogenere particolarmente popolare all’interno del cinema horror. Questo permette infatti di conferire alla storia raccontata l’idea che ciò che si vede si avvenuto realmente, che sia un documento veritiero intorno a determinati eventi. E quando ad essere realistico è l’orrore, questo fa naturalmente ancor più paura. Titoli come ESP² – Fenomeni paranormali, La stirpe del male o l’iconico The Blair Witch Project sono esempi perfetti di tale filone. Un altro titolo piuttosto apprezzato è The Gallows – L’esecuzione.

Diretto da e , il film è stato prodotto dalla Blumhouse Productions, distintasi negli anni con film come Paranormal Activity, La notte del giudizio e Scappa – Get Out. A detta di tutti, The Gallows – L’esecuzione del 2015 non è decisamente una delle migliori proposte della Blumhouse, ma ha ugualmente saputo affascinare gli appassionati del genere grazie all’elemento found footage e al suo antagonista dal particolare modus operandi.

Proprio su questa misteriosa figura e sul suo violento passato si sono nel tempo generate diverse teorie, ma fortunatamente il film offre tutto ciò che c’è da sapere a riguardo. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a The Gallows – L’esecuzione. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

The Gallows - L'esecuzione trama

La trama e il cast di The Gallows – L’esecuzione

Tutto ha inizio nel 1993, quando un ragazzo di nome Charlie Grimille morì impiccato a causa di uno strano incidente avvenuto durante la produzione di un’opera teatrale dal titolo “L’esecuzione”. Vent’anni più tardi, alcuni adolescenti della sua stessa scuola riprendono in mano l’opera e decidono di portarla a termine. Ma in alcuni casi il passato deve restare tale e non tutte le cose possono essere cambiate. Alla vigilia del revival della commedia, infatti, lo spirito di Charlie sembra essere tornato per vendicarsi.

Ad interpretare i ragazzi protagonisti del film – Reese Houser, Pfeifer Ross, Ryan Shoos e Cassidy Spilker – sono interpretati rispettivamente da Reese Mishler, Pfeifer Brown, Ryan Shoos e Cassidy Gifford. Travis Cluff interpreta Mr. Schwendiman, mentre Melissa Bratton interpreta Alexis Ross, fidanzata di Charlie. Quest’ultimo è interpretato dall’attore Jesse Cross. Per il film, gli attori hanno eseguito le proprie acrobazie e non è stata utilizzata la CGI.

La spiegazione del finale del film

Nel corso del film, i giovani protagonisti si scoprono intrappolati nell’auditorium della scuola, senza la possibilità di chiedere aiuto. Dopo che alcuni di loro sono stati brutalmente uccisi, Reese e Pfeifer tirano l’allarme antincendio per cercare di far intervenire le autorità. L’allarme scatta, ma avverte anche Charlie della loro presenza. Il fantasma li insegue ma loro ontinuano a correre finché non vedono che la porta d’uscita è stata riaperta, ma non ci sono autorità. Reese corre fuori, ma Pfeifer non è con lui.

The Gallows - L'esecuzione cast

Reese, pur se disperato, torna a cercarla e la vede soffocare sul palco. Mentre cerca di aiutarla, i riflettori li illuminano. Capendo cosa lo spirito vuole che facciano, recitano la loro scena finale, in cui il dialogo è parallelo ai loro pensieri e alle loro parole reali, poiché Reese sa che è lui che il Boia/Charlie vuole. Reese finalmente bacia Pfeifer e si dirige verso il patibolo ora illuminato. Si mette il cappio al collo mentre Pfeifer continua a recitare le sue battute nel personaggio. Lo spirito di Charlie stringe il cappio intorno a Reese e tira la leva, impiccando ed uccidendo Reese.

Pfeifer sale poi sul palco e si unisce allo spirito invisibile di Charlie. Insieme fanno un inchino, mentre una persona in sala inizia ad applaudire: Alexis Ross. A quel punto vediamo per l’ultima volta la polizia entrare in casa di Pfeifer. Sul muro ci sono foto di Pfeifer e Alexis insieme. Mettendo insieme i pezzi, diventa chiaro che Pfeifer è la figlia di Charlie, nata dopo la sua morte. L’agente entra nella camera da letto dove viene proiettato il filmato dell’opera originale. Guardando di lato, vede con sorpresa Alexis che spazzola i capelli di Pfeifer.

Vede la morte di Charlie in TV e chiede: “Charlie Grimille?”. Le due donne lo guardano con occhi senz’anima e Pfeifer risponde: “Non dovresti pronunciare quel nome”. L’agente guarda fuori dalla stanza e vede un cappio che tira il suo partner contro il muro. Si gira e trova Charlie, che lo attacca prontamente. Pfeifer e sua madre, dunque, hanno contribuito a organizzare la vendetta di Charlie, dando vita ad un vero e proprio culto per il suo fantasma.

The Gallows Act II, il sequel del film

Nel 2019 è stato rilasciato un sequel dal titolo The Gallows Act II, tuttavia, a differenza del suo predecessore, questo film non utilizza la tecnica del found footage. Questo sequel ruota però ancora una volta attorno alla figura dello spirito di Charlie, ma cambia naturalmente il gruppo di ragazzi che avrà la sfortuna di imbattersi in lui. In particolare, la protagonista è qui l’aspirante attrice Auna Rue, che si ritroverà al centro di una cospirazione dedicata proprio al culto di Charlie e alla sua sede di sangue.

Il trailer di The Gallows – L’esecuzione e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di The Gallows – L’esecuzione grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 29 agosto alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

La scelta di Anne – L’Événement: la storia vera dietro il film

La scelta di Anne – L’Événement: la storia vera dietro il film

Scritto e diretto da (meglio nota come attrice in film come French Connection e Il coraggio di Blanche), il film francese La scelta di Anne – L’Événement si è affermato come il Vincitore del Leone d’Oro per il miglior Film al Festival di Venezia 2021. Una vittoria che ha suscitato grande entusiasmo ma anche numerose polemiche per via dell’argomento trattato: l’aborto.

Adattamento del romanzo autobiografico di Annie Ernaux, L’evento, il film offre infatti un racconto ambientato negli anni Sessanta in Francia, periodo nel quale nel Paese l’aborto era una pratica illegale. Pur parlando di un periodo passato, La scelta di Anne – L’Événement affronta in realtà una tematica ancora molto attuale e dibattuta al giorno d’oggi. Il film cerca proprio di inserirsi in questi discorsi, nel tantivo di offrire ulteriori spunti su cui riflettere.

In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La scelta di Anne – L’Événement. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La scelta di Anne - L'Événement trama

La trama e il cast di La scelta di Anne – L’Événement

Ambientato nella Francia del 1963, La scelta di Anne – L’Événement racconta la storia di Anne, una giovane donna dedita allo studio e che sogna un brillante futuro, che le permetta di costruirsi una vita diversa da quella proletaria condotta dalla sua famiglia. Peccato che il suo sogno nel cassetto rischia di andare in mille pezzi, quando la ragazza rimane incinta. È a questo punto che Anne si ritrova di fronte a una scelta: tenere o no il bambino?

Ma il rischio di vedere il futuro da lei desiderato sparire per sempre tra pannolini e biberon, la spinge verso quella che per lei è l’unica opzione fattibile, abortire. Con gli esami finali alle porte, la giovane deve liberarsi il prima possibile del suo problema, ma nella Francia dei primi anni Sessanta l’aborto è ancora illegale e Anne si vede costretta ad agire contro la legge. La donna non rischia solo la prigione, ma anche la condanna e giudizi da parte della società.

Ad interpretare la protagonista, Anne Duchesne, vi è l’attrice rumena naturalizzata francese Anamaria Vartolomei, divenuta celebre proprio grazie a questo film e poi vista anche in L’impero e Maria. Accanto a lei, recitano Kacey Mottet Klein nel ruolo di Jean, Luàna Bajrami in quello di Hélène, Louise Orry-Diquero nel ruolo di Brigitte e Louise Chevillotte in quello di Olivia. Completano il cast Pio Marmaï nel ruolo del Professor Bornec, Sandrine Bonnaire in quello di Gabrielle e Anna Mouglalis in quello di Claire.

La scelta di Anne - L'Événement cast

Il libro di Annie Ernaux e la storia vera di cui narra

Nel 2000 Annie Ernaux, oggi Premio Nobel per la Letteratura, pubblica il libro L’evento, in cui affronta il tema dell’aborto in Francia negli anni Sessanta, quando tale pratica era ancora illegale. La scrittrice, però, basa il racconto su un fatto realmente accadutole e che l’ha portata a scontrarsi con questa tematica. Nel 1964, a ventitré anni, studentessa di Lettere prossima a laurearsi, Ernaux si ritrova incinta a seguito di una breve relazione con uno studente di Scienze Politiche, ma non ha intenzione di tenere il bambino.

Proveniente da un famiglia di condizioni modeste, Ernaux spera attraverso gli studi di discostarsi da quel contesto sociale per vedersi aprire le porte verso un futuro più promettente e libero. Un figlio, in quel preciso momento della sua vita, però, rappresenta un ostacolo a riguardo. Sapendo che nessun medico si sarebbe offerto di aiutarla, andando di fatto contro la legge, la futura scrittrice decise dunque di ricorrere a pratiche abortive illegali. 

Questa “auto-socio-biografia” è stata scritta da Annie Ernaux usando il diario che teneva all’epoca (1963-1964), ed è punteggiata dalle sue riflessioni su quanto accadeva a livello personale e sociale. La memoria di quegli eventi fissata sulle pagine del diario diventa per la scrittirce uno strumento di conoscenza del reale. Dalla cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente trasformativo sorge così una voce esattissima, irrefutabile, che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia.

Il trailer di La scelta di Anne – L’Événement e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La scelta di Anne – L’Événement grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 29 agosto alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

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