Sony Pictures ha diffuso il trailer
e il poster di Anacondadiretto da
Tom Gormican (Un piedipiatti a Beverly Hills:
Axel F, Il talento di Mr. C) con Jack Black (Un film Minecraft,
Jumanji – Benvenuti nella giungla), Paul Rudd (Ant-Man, Avengers: Endgame, Death of a
Unicorn), Steve Zahn (Diario di una
schiappa), Thandiwe Newton (Westworld –
Dove tutto è concesso, La ricerca della felicità),
Daniela Melchior (Guardiani della Galassia Vol.
3, Fast X) e Selton Mello (Io
sono ancora qui).
Anaconda, prodotto da Sony
Pictures, scritto da Tom Gormican e Kevin Etten (Un piedipiatti
a Beverly Hills: Axel F, Il talento di Mr. C), sarà
al cinema da gennaio 2026 distribuito da Eagle Pictures.
La trama di
Anaconda
Doug (Jack
Black) e Griff (Paul
Rudd) sono migliori amici fin dall’infanzia e hanno sempre
sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il
“classico” cinematografico Anaconda. Quando una crisi
di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell’impresa, partono
per le profondità dell’Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le
cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda
gigante, trasformando il loro set caotico e comico in in una
trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare?
Potrebbe letteralmente ucciderli…
Jafar
Panahi riceverà il Premio alla Carriera nel corso della
ventesima edizione della
Festa del Cinema di Roma, in programma dal 15 al 26 ottobre
2025. Ad annunciarlo il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, su
proposta della Direttrice Artistica, Paola Malanga.
La Festa celebrerà
il regista, uno dei più grandi della storia del cinema iraniano e
uno dei maggiori autori contemporanei, premiato in tutti i più
importanti festival internazionali, in occasione della proiezione
del suo nuovo film, Un semplice incidente (Un simple accident), vincitore
della Palma d’oro a Cannes, nelle sale italiane dal 6
novembre. Per la prima volta dopo quindici anni,
Panahi non mette più in scena se stesso ma offre l’ennesima
testimonianza di un’idea di cinema straordinariamente vitale,
capace di coniugare impegno civile, sperimentazione formale e una
libertà d’invenzione probabilmente senza pari.
Il Premio alla
Carriera sarà consegnato dal regista premio Oscar® Giuseppe
Tornatore.
Disney+ ha diffuso il trailer ufficiale
e la key art della serie originale Murdaugh: Morte in
famiglia, che debutterà mercoledì 15 ottobre in esclusiva su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati
Uniti, con tre episodi disponibili al lancio, seguiti da un nuovo
episodio ogni settimana.
Maggie e Alex conducono una vita
lussuosa e privilegiata in quanto membri di una delle più potenti
dinastie legali della Carolina del Sud. Ma quando il loro figlio
Paul rimane coinvolto in un incidente mortale in barca, la famiglia
si trova ad affrontare una prova senza precedenti. Man mano che i
particolari vengono alla luce ed emergono nuove sfide, i legami
della famiglia con diverse morti misteriose sollevano interrogativi
che minacciano tutto ciò che Maggie e Alex hanno di più caro.
Ispirato al popolare podcast “Murdaugh Murders”.
Jason Clarke e Patricia
Arquette protagonisti di Murdaugh: Morte in
famiglia
La serie è interpretata da Jason Clarke nel ruolo di “Alex Murdaugh”,
Patricia Arquette in quello di “Maggie Murdaugh”,
Johnny Berchtold nei panni di “Paul Murdaugh”,
Will Harrison in quelli di “Buster Murdaugh”,
Brittany Snow nel ruolo di “Mandy Matney” e
J. Smith-Cameron nel ruolo di “Marian
Proctor”.
Murdaugh: Morte in famiglia
è opera del co-creatore e showrunner Michael D. Fuller (Quarry
– Pagato per uccidere, Rectify e Locke &
Key) e della co-creatrice Erin Lee Carr (Britney contro
Spears, I Love You, Now Die e Mommy Dead and
Dearest). Nick Antosca (A Friend of the Family,
The Act e Candy – Morte in Texas) e Alex Hedlund
per Eat the Cat sono gli executive producer insieme a Mandy Matney.
Lo studio è UCP, una divisione di Universal Studio Group.
Disney+ offre contenuti per tutti, con
nuove serie TV, film di successo e titoli originali esclusivi in
arrivo nel corso di tutto l’anno dei sei brand principali: Disney,
Pixar, Marvel, Star
Wars, National Geographic e Star. Con un’infinita library di
intrattenimento, che spazia dai documentari ai film drammatici
acclamati dalla critica, dalle commedie ai classici d’animazione.
Gli abbonati potranno scegliere tra serie originali come la serie
FX originale Alien: Pianeta Terra, Only Murders in the
Building, la serie FX The
Bear così come gli ultimi blockbuster che includono il
film Disney Lilo & Stitch e il film Marvel Studios
Thunderbolts*, ma anche la nuova edizione
di Italia’s Got Talent, il talent show di successo
prodotto da Fremantle Italia disponibile ogni venerdì su Disney+.
Un efficace sistema di parental
control assicura che Disney+ rimanga un’esperienza di
visione adatta a tutti i membri della famiglia. Oltre alla
“Modalità Junior” già presente sulla piattaforma, gli abbonati
possono impostare dei limiti di accesso ai contenuti per un
pubblico più adulto e creare profili con accesso tramite PIN, per
garantire massima tranquillità ai genitori.
Universal Pictures
ha diffuso il trailer ufficiale di The History of Sound –
Sulle note di un amore (qui
la nostra recensione), il nuovo film di Oliver Hermanus, con
protagonisti Paul Mescale Josh
O’Connor. Il film è stato già presentato a
Cannes 75, prossimamente al cinema.
La trama di The History of
Sound – Sulle note di un amore
Nel 1917, Lionel—un giovane e
talentuoso studente di musica—incontra David al Conservatorio di
Boston, dove nasce un legame grazie alla loro profonda passione per
la musica folk. Anni dopo, Lionel riceve una lettera da David, che
lo porta a un viaggio improvvisato attraverso i boschi del Maine
per raccogliere canzoni tradizionali. Questo incontro inaspettato,
la conseguente storia d’amore e la musica che collezionano e
preservano plasmeranno il corso della vita di Lionel molto al di là
della sua stessa consapevolezza.
Il film racconta di Mabel,
un’adolescente che ama gli animali e la natura, che coglie al volo
l’opportunità di provare una nuova tecnologia che le permette di
comunicare con gli animali in un modo nuovo ed entusiasmante,
saltando letteralmente nella loro mente!
Daniel Chong, regista del film in
arrivo nelle sale italiane il 5 marzo 2026, ha dichiarato:
“In Jumpers – Un Salto tra gli Animali la
domanda a cui rispondiamo è: ‘Cosa succederebbe se potessimo capire
e comunicare con il mondo animale?’. La nostra
protagonista, Mabel, scopre il regno animale proprio come un
animale, il che può essere strano e spesso esilarante. Mabel,
sotto copertura nel mondo animale, dà vita a un film emozionante e
ricco di colpi di scena, con tutto il cuore che ci si aspetta da un
classico film Pixar. Sarà molto divertente guardarlo al cinema; non
vedo l’ora che arrivi nelle sale“.
In Jumpers – Un Salto tra gli Animali gli
scienziati hanno scoperto come far “saltare” la coscienza umana in
animali robotici realistici, permettendo alle persone di comunicare
con gli animali come animali! Utilizzando la nuova tecnologia,
Mabel (con la voce di Piper Curda nella versione originale)
scoprirà misteri del mondo animale che vanno oltre ogni sua
immaginazione. Prodotto da Nicole Paradis Grindle, Jumpers
– Un Salto tra gli Animali include, nella versione
originale, anche le voci di Bobby Moynihan e Jon
Hamm.
Boy Kavalier aveva un piano per
inserire la creatura con gli occhi, T. Ocellus, in un essere umano
nell’episodio 7 di Alien: Pianeta
Terra, ma non ha detto esattamente chi avesse
in mente. L’episodio
7 di Alien: Earth è stato un disastro per Boy Kavalier e la
Prodigy Corporation. Arthur Silva, Isaac e Nibs sono morti, Wendy
ha ucciso diversi soldati con il suo Xenomorfo fuggito e Joe Hermit
ha quasi portato sua sorella fuori dall’isola di Neverland.
Kavalier, tuttavia, è anche
riuscito a trarre qualche vantaggio dall’assalto dell’isola da
parte della Weyland-Yutani. Kirsh ha catturato uno Xenomorfo,
Morrow e le sue truppe, e Kavalier ha stabilito che T. Ocellus era
eccezionalmente intelligente. Ha persino elaborato un piano per
inserire T. Ocellus in un essere umano per vedere se fosse in grado
di parlare, ma non ha specificato quale personaggio di
Alien: Pianeta
Terra sarebbe stato il suo soggetto di
prova.
Il piano di Boy Kavalier per T.
Ocellus è una cattiva notizia per Joe Hermit
Sulla base di ciò che Boy
Kavalier ha detto riguardo al soggetto da testare per l’infezione
di T. Ocellus, Joe Hermit sembra il candidato più probabile.
Kavalier ha detto che voleva qualcuno “stupido” per poter vedere di
quanto T. Ocellus aumentasse la sua intelligenza, e sappiamo già
che lui considera Hermit stupido. Ha anche già usato il polmone di
Hermit come cavia per lo Xenomorfo.
Dopo l’episodio 7 di
Alien: Pianeta Terra, usare Hermit
come cavia ha ancora più senso. Hermit ha guidato un piano di fuga
fallito e ha distrutto Nibs, uno dei preziosi ibridi
multimiliardari di Kavalier. Hermit ha anche avuto un enorme
impatto su Wendy finora, e sta chiaramente allontanando lei da
Kavalier e dal resto della Prodigy. Kavalier odia Hermit, e
usarlo come cavia è il modo più semplice per sbarazzarsi di
lui.
Lasciare che T. Ocellus infettasse
Hermit risolverebbe molti dei problemi di Kavalier, almeno in
teoria. Non sarebbe più in grado di influenzare Wendy con un alieno
che controlla il suo cervello. Kavalier potrebbe anche farlo
sembrare un incidente o affermare che Hermit in realtà ha
acconsentito, come copertura per Wendy. È esattamente intelligente
come Kavalier pensa di essere, anche se ci sono alcuni problemi
evidenti nel piano.
L’infezione di Hermit da parte
di T. Ocellus funziona anche per la storia di Wendy
Se Hermit venisse infettato da T.
Ocellus, sarebbe il catalizzatore perfetto per lo sviluppo della
storia di Wendy. Alien: Pianeta Terra ha sottolineato
il fatto che Wendy si sente più affine agli Xenomorfi e alle altre
forme di vita aliene presenti su Earth che all’umanità. Lo
ha detto sia a Dame Sylvia che a Boy Kavalier dopo la cancellazione
della memoria di Nibs e la morte di Isaac.
Anche se è sempre più disillusa
dall’umanità, Hermit ha agito come un punto di riferimento per
Wendy. Le ricorda la ragazza che era un tempo ed è il miglior
esempio delle buone qualità di cui è capace l’umanità. Quel punto
di riferimento, tuttavia, ha cominciato a sgretolarsi quando Hermit
ha ucciso inavvertitamente Nibs. Se Hermit morisse poi a causa
degli esperimenti di Kavalier, Wendy non avrebbe più alcun motivo
per schierarsi dalla parte dell’umanità.
La scena iniziale della
seconda stagione di Gen V stabilisce un nuovo
standard per il franchise, sei anni dopo il suo esordio. La serie
The
Boys di Prime Video è nota per i suoi contenuti
ripugnanti, con la serie che cerca costantemente di superare se
stessa con scene sessuali, violente o semplicemente disgustose. La
prima serie spin-off, Gen
V, non è da meno.
Per chi ama i supereroi e gli shock
più inquietanti disponibili nella televisione mainstream, questo
franchise è perfetto. Fortunatamente, la seconda stagione di Gen
V è iniziata oggi su Prime Video e la scena iniziale della
stagione non mostra alcun segno di cedimento in termini di
contenuti raccapriccianti.
La seconda stagione di Gen V ha
la scena iniziale più cruenta dell’universo di The Boys
Non c’è niente come un inizio a
freddo, in stile The
Boys, e la scena iniziale della seconda stagione di Gen
V è una delle più folli mai viste. La scena iniziale mostra un
esperimento scientifico andato storto, e non stiamo parlando di un
fulmine e di sostanze chimiche misteriose. In stile The
Boys, questa scena mostra uomini che vomitano sangue, prendono
fuoco, si sciolgono e implodono nel modo più cruento possibile.
La
prima stagione di The Boys aveva un’apertura piuttosto
cupa, con A-Train che investiva la ragazza di Hughie. La prima
stagione di Gen V vedeva Marie uccidere accidentalmente i
suoi genitori. Con il resto relativamente tranquillo per questo
franchise, la seconda stagione di Gen V si aggiudica
facilmente il primo posto per la sequenza introduttiva più
disgustosa, accompagnata dalla classica canzone del 1967 “Can’t
Take My Eyes Off You”.
La sequenza di apertura della
seconda stagione di Gen V è ben lungi dall’essere la più
spregevole della serie, ma dà il tono alla stagione. Solo nei primi
tre episodi dello show ci sono molti altri esempi, e la stagione è
ancora agli inizi. Con cinque episodi ancora da vedere, c’è un
grande potenziale per altri.
L’apertura della seconda
stagione conferma che The Boys sta ancora cercando nuovi modi per
superare se stesso
Gen V Stagione 2 – Cortesia Prime Video
Con la
quinta stagione di The Boys in arrivo, i fan della serie
saranno felici di sapere che il creatore Eric Kripke non sta
rallentando con il materiale raccapricciante. La scena di apertura
di Gen V preannuncia che ne arriveranno altre simili e che
la serie cercherà costantemente di battere i propri record. Anche i
fan con lo stomaco più forte saranno messi alla prova.
Eric Kripke ha dichiarato più volte
il suo entusiasmo per alcune delle sequenze più brutali della
serie. Episodi assolutamente depravati come “Herogasm” sono solo
l’inizio, poiché il franchise di The Boys continua ad
espandersi con ulteriori spin-off. Vought Rising, The
Boys: Mexico e le future stagioni di Gen V
continueranno a trovare modi creativi per terrorizzare il
pubblico.
Alcune prime immagini offrono un
primo sguardo al film Anaconda! Il lungometraggio,
che debutterà al cinema negli Stati Uniti il giorno di Natale, è
stato diretto da Tom Gormican (che ha
co-sceneggiato il film insieme a Kevin Etten) e
avrà come protagonisti Paul Rudd e Jack Black. Proprio come il precedente film di
Gormican ed Etten, Il talento di Mr. C, interpretato da Nicolas Cage nei panni di se stesso, anche
questo avrà un approccio meta unico.
Oltre a essere un remake
dell’omonimo film del 1997, Anaconda aggiungerà
elementi comici seguendo gli amici Doug (Jack
Black) e Griff (Paul
Rudd) che tentano di realizzare un remake del film originale,
ma si imbattono in un’anaconda letale sul set. Il cast include
anche Daniela Melchior, Steve
Zahn, Thandiwe Newton e Ione
Skye. Come anticipato, People ha ora svelato una galleria
di immagini in anteprima del remake di
Anaconda.
Queste (che possono essere viste qui)
includono una foto di Griff e dei suoi amici
Claire (Newton) e Kenny (Zahn)
che hanno bisogno di essere soccorsi mentre si trovano in un campo
erboso. Un’altra immagine mostra Doug in preda al panico mentre un
cinghiale gli cavalca le spalle. L’ultima immagine mostra invece
Doug e Griff, in condizioni pietose, che guardano nervosamente dal
finestrino posteriore di un’auto.
Queste immagini offrono solo un
assaggio di alcune scene del remake in uscita, che è il sesto film
di Anaconda in totale, inclusi i tre sequel del
film originale e il crossover del 2015 Lake Placid vs.
Anaconda. Tuttavia, le immagini offrono alcune importanti
indicazioni sul tono del film. L’immagine di Jack Black con il
cinghiale mette in evidenza il tono comico del film, perché la
situazione sembra più volutamente buffa che realmente drammatica e
terrificante.
Tuttavia, è molto probabile che nel
film ci saranno comunque dei rischi realistici. Mentre Anaconda
adotta un approccio meta-comico al materiale, le altre due immagini
suggeriscono infatti che i personaggi saranno in pericolo reale e
che potrebbero esserci scene che imitano l’intensità del film
d’azione e avventura originale. Resta da vedere se questi momenti
saranno rapidamente smorzati da situazioni comiche.
Diretto dallo sceneggiatore
originale di Scream, Kevin
Williamson, il prossimo capitolo della longeva saga horror
– Scream
7– vedrà ancora una volta
protagonista Sidney Prescott, interpretata da
Neve Campbell. Non è sempre stato così, tuttavia,
poiché il film ha vissuto alcuni importanti sconvolgimenti nel
2023, quando Melissa Barrera è stata licenziata, spingendo
sia Jenna Ortega che il regista originale
Christopher Landon ad abbandonare il progetto.
Il cast di Scream
7 ora includerà, oltre a Campbell, Courteney
Cox, David Arquette, Matthew
Gooding e Jasmin Savoy Brown, tra gli
altri. Durante una recente apparizione al
Silver Scream Con, Matthew Lillard – altro
membro del cast, già antagonista nel primo Scream
– ha parlato di come è stato essere richiamato per questo film,
rivelando che era una chiamata che aspettava da molto tempo. Per
quanto riguarda il film stesso, l’attore giura che non “rovinerebbe
la serie”.
“Ho ricevuto una chiamata da
Kevin Williamson nel bel mezzo della giornata. Mi sono detto: ‘Devo
rispondere a questa telefonata’. Ho risposto e abbiamo scambiato
qualche parola. Mi ha chiesto: ‘Ti interessa
tornare?’, ha raccontato Lillard. “E ho letteralmente
pensato: ‘Ho aspettato questa chiamata per circa 20 anni’. Ero così
emozionato. Ricordo esattamente dove mi trovavo. Ricordo
esattamente l’ora del giorno. Ricordo cosa indossavo. Ho pensato:
‘Oh, mio Dio!’. Stavo facendo una passeggiata. È così strano, è
come se questi momenti ti rimanessero impressi nella
memoria.
“Sono entusiasta di essere
tornato. Il film è fantastico e non vedo l’ora che la gente lo
veda. Non rovinerà il franchise, questa è la buona notizia. Non
credo proprio che lo farà!“, conclude l’attore. Come noto, il
cast del prossimo film vedrà tornare diversi personaggi che si
credevano morti, tra cui Dewey e Roman Bridger interpretato da
Scott Foley. Stu Macher interpretato da Lillard
sembrava essere stato ucciso nel primo Scream dopo che un
televisore gli era caduto sulla testa, ma i fan hanno a lungo
ipotizzato che fosse sopravvissuto in qualche modo.
Una delle domande principali che ci
si pone riguardo a Scream 7 è dunque come
torneranno Stu e gli altri personaggi. Personaggi come Stu e Dewey
potrebbero rivelarsi vivi, per esempio, oppure potrebbero tornare
sotto forma di visioni o durante una sequenza onirica. Ciò non
sarebbe insolito, dato che Billy Loomis, interpretato da
Skeet Ulrich, è tornato come visione per Sam
Carpenter nei due episodi più recenti. Sarà dunque interessante
scoprire in che modo questi personaggi torneranno, senza rendere il
film ridicolo.
Cosa sappiamo di Scream 7?
Dopo mesi di attesa, è stato
confermato che Scream
7 è ufficialmente in fase di sviluppo. Nel 2022,
il franchise slasher preferito dai fan è stato ripreso sotto la
guida del duo di registi Tyler Gillett e
Matt Bettinelli-Olpin, che fanno parte del
collettivo di cineasti noto come Radio Silence. I due hanno diretto sia Scream
del 2022 che Scream
VI di quest’anno, che è diventato il capitolo di
maggior incasso del franchise a livello nazionale.
Christopher Landon, il regista di successi horror
come i film Auguri
per la tua morte, era stato chiamato ad occuparsi della
regia, ma ha in seguito abbandonato il ruolo, ora passato a
Kevin Williamson.
Melissa Barrera (interprete di Sam Carpenter)
è, come noto, stata licenziata da Spyglassper i suoi recenti post sui social
media riguardanti la guerra tra Israele e Hamas, mentre
Jenna Ortega
(interprete di Tara Carpenter) ha invece abbandonato il progetto a causa di
conflitti di programmazione con la seconda stagione di
Mercoledì di Netflix. Con l’assenza delle due attrici, interpreti
degli ultimi due film del franchise, si è dunque puntato sul
ritorno di alcuni membri del cast dei primi film, tra cui
Neve Campbell e Courtney
Cox. Scream 7 uscirà nelle sale
il 27 febbraio 2026, per cui a breve potrebbero arrivare maggiori
informazioni.
Quando i fan discutono sulle armi
più potenti del MCU, nomi come il Guanto
dell’Infinito, Mjolnir o persino i Dieci Anelli di solito sono in
cima alla lista. Eppure, nascosta in bella vista fin dal
primo film dell’MCU, c’è una tecnologia così devastante
che, se usata strategicamente, avrebbe potuto rendere indifesi
tutti gli eroi più potenti della Terra. La parte sorprendente? Non
era un artefatto alieno, né era stato creato da Tony
Stark in persona: era stato introdotto dal suo rivale,
Obadiah Stane, in Iron Man
(2008).
In una delle scene più agghiaccianti
del film, Stane mostra un dispositivo portatile compatto in grado
di disattivare il sistema nervoso di una persona per 15 minuti.
Emettendo una frequenza acuta, l’arma paralizza chiunque si trovi
nel raggio d’azione, lasciandola completamente cosciente ma
completamente incapace di muoversi. A meno che l’utilizzatore non
indossi tappi auricolari protettivi, le vittime sono rese
prigioniere del proprio corpo.
Questo dispositivo senza nome è
apparso solo una volta nell’MCU, quando Stane ha teso un’imboscata
a Tony Stark nella sua casa. Ma le implicazioni del suo potenziale
utilizzo sono sconcertanti. Immaginate se Stane avesse integrato la
tecnologia nella sua armatura di Iron Monger e l’avesse amplificata
con altoparlanti esterni. Eserciti, supereroi e persino esseri
cosmici come Thanos – sì, ha le orecchie – avrebbero potuto essere
immobilizzati facilmente, lasciandoli vulnerabili a un colpo di
grazia.
L’arma più potente del MCU è apparsa nel primo film
A differenza di molte delle armi più
complesse o mistiche dell’universo, questo paralizzatore
sonico non richiede condizioni speciali, energia cosmica o
materiali rari. La sua efficacia dipende esclusivamente
dalla biologia: se riesci a sentire, sei vulnerabile. In un mondo
in cui super soldati, dei, stregoni e alieni vagano liberamente, il
fatto che una semplice arma basata sulle onde sonore possa
neutralizzarli evidenzia uno squilibrio terrificante. La
forza degli Avengers risiede nella loro diversità di poteri, ma
questo singolo dispositivo li ignora tutti senza
discriminazioni.
Da allora, l’MCU ha introdotto
innumerevoli potenti artefatti, dal Darkhold alla tecnologia
multiversale di Kang, ma nessuno suscita lo stesso livello di paura
pragmatica dell’invenzione dimenticata di Stane. La sua assenza nei
film successivi ha portato alcuni fan a ipotizzare che l’arma sia
stata silenziosamente “ritirata” dalla continuity a causa della sua
eccessiva potenza. Dopotutto, se un dispositivo del genere fosse
esistito durante battaglie come la Battaglia di New York o Infinity
War, l’esito di quei conflitti avrebbe potuto essere molto
diverso.
Mentre i Marvel Studios continuano a
espandere il loro universo con minacce terrestri e cosmiche, è
affascinante pensare che una delle sue tecnologie più letali sia
stata introdotta nel primissimo capitolo. Obadiah
Stane potrebbe essere stato sconfitto, ma il potenziale
del suo dispositivo sonico rimane come un agghiacciante promemoria:
a volte, l’arma più pericolosa non è alimentata dalla magia o dalle
Gemme dell’Infinito, ma nasce dall’ingegno umano.
Con il figlio di Stane introdotto
nel MCU in Ironheart, questa “vecchia” arma verrà
rivalutata e potrebbe diventare una minaccia per gli Eroi più
potenti della Terra? Staremo a vedere.
Uno dei progetti più entusiasmanti
annunciati durante la presentazione del cast di “Gods and Monsters” di James
Gunn e Peter Safran per il DCU è stato Batman:
The Brave and The Bold. Ispirandosi all’acclamata
serie di Grant Morrison, il film avrebbe segnato
il debutto nel DCU di una nuova interpretazione del Cavaliere
Oscuro, così come di Damien Wayne, che avrebbe interpretato
Robin.
“Questa è la storia di Damian
Wayne, il vero figlio di Batman di cui lui ignorava l’esistenza per
i primi otto-dieci anni della sua vita”, disse Gunn all’epoca.
“È stato cresciuto come un piccolo assassino. È il mio Robin
preferito. Stiamo mettendo insieme tutto proprio ora.” Poco
dopo, abbiamo saputo che il regista di The
Flash, Andy Muschietti, era stato
ingaggiato per dirigere il progetto.
“Abbiamo visto The Flash ancor
prima di prendere le redini dei DC Studios, e sapevamo di essere
nelle mani non solo di un regista visionario, ma anche di un grande
fan della DC”, hanno dichiarato Gunn e Safran in una
dichiarazione congiunta. “È un film magnifico – divertente,
emozionante, avvincente – e l’affinità e la passione di Andy per
questi personaggi e questo mondo risuonano in ogni inquadratura.
Quindi, quando è arrivato il momento di trovare un regista per
The Brave and the Bold, c’era davvero
una sola scelta. Per fortuna, Andy ha detto di sì. Barbara ha
firmato per produrre con noi e siamo partiti. Sono una squadra
straordinaria e non potremmo avere partner migliori o più
stimolanti per intraprendere questa nuova ed entusiasmante
avventura nel DCU.”
Questo è accaduto prima che
The Flash arrivasse al cinema, e il deludente
successo del film (per usare un eufemismo) al botteghino ha portato
a ipotizzare che Muschietti potesse essere stato escluso da
The Brave and The Bold. Da allora, Gunn ha
ammesso di avere difficoltà a “decifrare” questo progetto, e sembra
che i piani dei DC Studios di introdurre un nuovo Batman siano
stati per il momento accantonati. Recenti commenti di
Muschietti sembravano suggerire che fosse ancora coinvolto, e il
regista è stato avvistato con il contingente DC al party post-Emmy
Awards.
Ciò nonostante, John
Rocha di The Hot Mic è rimasto irremovibile sul
fatto di essere “fuori” dal progetto durante la puntata di ieri
sera, e il co-conduttore Jeff Sneider sembrava
essere d’accordo.
C’è sempre la possibilità che Gunn e
Safran decidano semplicemente di ingaggiare un nuovo Batman per un
progetto diverso nel frattempo, ma non ci resta che aspettare e
vedere.
Tutto quello che sappiamo su
The Brave and the Bold
Parlando l’anno scorso dei piani dei
DC Studios per
The Brave and the Bold, James Gunn ha detto: “Questa è
l’introduzione del Batman del DCU. È la storia di
Damian Wayne, il vero figlio di Batman, di cui non conoscevamo
l’esistenza per i primi otto-dieci anni della sua vita. È stato
cresciuto come un piccolo assassino e assassina. È un piccolo
figlio di puttana. È il mio Robin preferito“. “È basato
sulla run di Grant Morrison, che è una delle mie run preferite di
Batman, e la stiamo mettendo insieme proprio in questi
giorni“.
Il co-CEO dei DC Studios, Peter
Safran, ha aggiunto: “Ovviamente si tratta di un lungometraggio
che vedrà la presenza di altri membri della ‘Bat-famiglia’
allargata, proprio perché riteniamo che siano stati lasciati fuori
dalle storie di Batman al cinema per troppo tempo“. Alla
sceneggiatura, oltre a Muschietti, dovrebbe esserci anche
Rodo Sayagues, noto per aver firmato le
sceneggiature di
La casa,
Man in the Dark e Alien:
Romulus.
Il grande attore Robert Redford è
scomparso all’età di 89 anni, lasciando dietro di sé un’eredità
di interpretazioni straordinarie e influenti. Acclamato attore,
regista, produttore e fondatore del Sundance Film
Festival, Redford ha attraversato con la sua carriera tutta la
storia della Hollywood moderna, contribuendo in modo significativo
all’arte cinematografica.
Sebbene il lavoro di Robert Redford come regista includa film
acclamati come Gente comune, vincitore dell’Oscar come
miglior film, è il suo lavoro come attore per cui è più conosciuto.
Con la sua personalità affabile e carismatica, Redford è stato
uno degli attori più amati del XX secolo e le sue
interpretazioni in commedie, drammi, thriller e western parlano da
sole.
Bill McKay in Il Candidato
(1972)
Robert Redford ha puntato
l’attenzione sull’assurdità delle campagne politiche americane
nella satira politica intelligente e divertente Il candidato. Con
una sceneggiatura vincitrice di un Oscar scritta dal ghostwriter
Jeremy Larner, il film ha acquisito un ulteriore livello di
autenticità, considerando che Larner ha scritto per il senatore
Eugene J. McCarthy durante la sua candidatura presidenziale
democratica del 1968.
Con il suo intenso carisma e il suo
fascino da protagonista, il bell’aspetto di Redford ricordava
quello di autentici candidati alla presidenza come JFK,
sottolineando come le campagne presidenziali si estendessero a
questioni ben oltre le convinzioni politiche dei candidati. In un
panorama politico in cui la personalità è ora più importante che
mai, il ruolo di Redford nei panni di Bill McKay è diventato ancora
più rilevante nei decenni successivi.
Paul Bratter in A piedi nudi
nel parco (1967)
Il successo di Robert Redford come
protagonista arrivò quando interpretò Paul Bratter in A piedi
nudi nel parco al fianco della sua frequente
co-protagonista Jane Fonda. In questa commedia romantica che
esplora i problemi di coppia di una coppia di neo-sposi, le cose
prendono una brutta piega quando affittano un appartamento
fatiscente a New York e si trovano faccia a faccia con i loro
eccentrici vicini.
Sebbene sia sempre un piacere
vedere Redford e Fonda condividere lo schermo, Redford ha
dimostrato di essere più di un semplice bel viso e di eccellere
davvero nelle commedie con A piedi nudi nel parco. Essendo
il film che ha aperto le porte al brillante futuro di Redford come
star di Hollywood, questa è stata una produzione essenziale nella
sua impressionante carriera.
Roy Hobbs in Il migliore
(1984)
Con il suo fascino tipicamente
americano e la sua maturità rude, Robert Redford era la scelta
perfetta per interpretare Roy Hobbs nel dramma sportivo Il
migliore. Adattamento avvincente del romanzo di Bernard Malamud del
1952, il film ripercorre la carriera di Hobbs, una stella del
baseball dal talento innato, attraverso i decenni.
Redford ha saputo catturare la
speranza, la disperazione e la redenzione della carriera di Hobbs
nel baseball e il modo quasi mitico in cui questa vecchia star
dello sport emerge dal nulla con un talento praticamente
soprannaturale. Sebbene la performance di Redford fosse il cuore
pulsante di Il migliore, essa è stata esaltata dalle
grandi interpretazioni di coprotagonisti come Robert Duvall e Glenn
Close.
Alexander Pierce in Captain
America: The Winter Soldier (2014)
Sebbene la carriera di Robert
Redford abbia subito un rallentamento negli anni 2010 prima del suo
ritiro definitivo nel 2018, l’attore è rimasto in prima linea nella
cultura popolare mainstream quando è entrato a far parte del
MCU in Captain America: The Winter
Soldier. Redford ha interpretato Alexander Pierce, capo
dello S.H.I.E.L.D. e leader della cellula Hydra che gestisce il
Triskelion.
Sebbene la personalità di Redford
si prestasse bene a ruoli eroici e idealistici, la rivelazione a
sorpresa della malvagità di Alexander verso la fine del film è
stata un piacevole cambio di ritmo. L’apparizione di Redford in
The Winter Soldier ha colmato il divario tra la Hollywood
classica e i blockbuster moderni, introducendo una nuova
generazione di spettatori al suo carisma da star.
Anonimo Marinaio in All Is Lost –
Tutto è perduto (2013)
È una testimonianza del talento
intramontabile di Robert Redford il fatto che, alla fine dei suoi
70 anni, abbia offerto una delle sue migliori interpretazioni come
unico membro del cast in un film con solo 51 parole in inglese. Si
tratta del dramma di sopravvivenza All Is Lost, in cui
Redford interpreta un uomo che lotta per sopravvivere mentre è
disperso in mare.
Si trattava di una performance
fisicamente impegnativa che sarebbe stata difficile per un attore
di qualsiasi età, eppure Redford ha offerto una performance
magistrale che ha affascinato il pubblico dall’inizio alla fine.
All Is Lost rappresenta il trionfo della carriera tardiva
di Redford, che avrebbe meritato una nomination all’Oscar.
Three Days of the Condor
ha catturato perfettamente la paranoia di una società
post-Watergate, con Robert Redford nei panni dell’analista
della CIA Joseph Turner, coinvolto in una cospirazione di omicidio.
Turner, un agente studioso che analizza la letteratura a fini di
intelligence, viene catapultato ben oltre la sua zona di comfort
quando trova i suoi colleghi morti e si rende conto che potrebbe
essere il prossimo.
Thriller teso e assolutamente
credibile considerando l’atmosfera di sfiducia che regnava in quel
periodo, I tre giorni del condor ha permesso a Redford di mostrare
la sua capacità di bilanciare vulnerabilità e intraprendenza. Con
Turner nei panni di un eroe comune costretto a sopravvivere, questo
classico di Sydney Pollack è stato davvero uno dei suoi migliori
film.
Jeremiah Johnson In Corvo rosso
non avrai il mio scalpo! (Jeremiah Johnson)
Robert Redford ha offerto una
performance eccezionale nei panni del leggendario uomo di montagna
Jeremiah Johnson in questo classico di Sydney Pollack. Questo ruolo
ha rappresentato una svolta trasformativa per Redford, che ha
abbandonato la sua solita immagine pulita e rasata per interpretare
un uomo duro e autosufficiente che si guadagna da vivere come
cacciatore nelle Montagne Rocciose, ed è stato solo uno dei tanti
esempi in cui l’attore ha messo alla prova le sue capacità
drammatiche.
Mentre gli spettatori più
giovani potrebbero riconoscere il popolare meme di Jeremiah che
annuisce con la testa, il fascino di questo film andava ben
oltre la sua rinascita online. Con Jeremiah Johnson, Redford
ha offerto una performance che ha catturato la gravitas e il
terrore del West americano come pochi film prima di esso, e che
rappresenta un punto culminante della sua carriera.
Johnny Hooker in La stangata
(1973)
La stangata fu un grande
successo sia di pubblico che di critica e vinse ben sette premi
Oscar, tra cui quello per il miglior film e quello per il miglior
regista. Con Robert Redford nei panni dell’affascinante e astuto
truffatore Johnny Hooker, questo film fu la perfetta dimostrazione
del forte carisma dell’attore e della sua capacità di bilanciare
l’arguzia con grandi interessi drammatici.
La storia di due
truffatori che cercano di mettere a segno la truffa definitiva,
l’atmosfera vintage de La stangata, abbinata alla musica
ragtime di Scott Joplin, ha conferito a questo classico del cinema
un’aura senza tempo. Tutto in La stangata ha funzionato
alla perfezione, e vedere Redford condividere nuovamente lo
schermo con il suo co-protagonista in Butch Cassidy, Paul
Newman, è stata la ciliegina sulla torta.
Bob Woodward in Tutti gli
uomini del presidente (1976)
Molti dei ruoli più importanti di
Robert Redford negli anni ’70 si sono concentrati sugli effetti
culturali dello scandalo Watergate, ma è stato Tutti gli uomini del
presidente a raccontare davvero la storia di questo scandalo che ha
cambiato il mondo. Con Redford nei panni del giornalista
investigativo Bob Woodward e Dustin Hoffman in quelli del suo collega Carl
Bernstein, questo thriller politico ha esplorato come un buon
giornalismo abbia portato alla caduta del presidente Nixon.
Tutti gli uomini del
presidente rimane un ritratto storico del giornalismo
investigativo, con Redford e Hoffman che catturano la
concentrazione e la perseveranza necessarie per scoprire la verità.
Anche se le circostanze della vita reale possono sembrare più lievi
se paragonate al clima odierno di sorveglianza e disinformazione,
la storia del film sottolinea l’importanza duratura di combattere
la corruzione e respingere le fake news.
C’era solo una risposta possibile
quando si trattava della migliore interpretazione di Robert
Redford, poiché il suo ruolo in Butch Cassidy e il Sundance
Kid ha segnato una svolta per l’intera industria
cinematografica. Come inizio del movimento New Hollywood, è
possibile tracciare una linea di demarcazione tra questa
interpretazione e il cinema moderno.
Con Robert Redford nei panni di
Sundance Kid e Paul Newman in quelli di Butch Cassidy, questo
western storico vantava tecniche innovative, tra cui fermi
immagine, montaggi e musica contemporanea. Butch Cassidy e
Sundance Kid ha contribuito a inaugurare un’era cinematografica
moderna, con la performance di Robert Redford che ha
influenzato registi come Martin Scorsese e Steven Spielberg, aprendo la strada
a stili di recitazione più naturalistici.
Paramount+ ha formalmente rinnovato il popolare
crime drama di Taylor Sheridan, Tulsa
King, con Sylvester Stallone, per una
quarta stagione. La notizia arriva la sera
dell’evento sul red carpet della terza stagione a New York e in
vista del debutto della stagione su Paramount+ domenica 21
settembre. Deadline ha appreso in esclusiva che c’è un
cambio al timone per la quarta stagione, con il
ritorno di Terence Winter come produttore
esecutivo e capo sceneggiatore e l’uscita dello showrunner della
terza stagione, Dave Erickson.
Il creatore di Boardwalk
Empire, Winter, è stato produttore esecutivo e showrunner
della prima stagione di Tulsa King. Si è dimesso
da showrunner dopo la fine della stagione, prima di tornare nella
serie come capo sceneggiatore/produttore esecutivo nella seconda
stagione. Ha lavorato principalmente nella stanza degli
sceneggiatori, con il regista Craig Zisk che si
occupava dei compiti di showrunner sul set. “Siamo stati tutti
sulla stessa lunghezza d’onda creativa”, ha detto Winter
all’epoca del suo ritorno.
La trama e il cast della stagione 3 di Tulsa
King
Come annunciato in precedenza, la
terza stagione di “Tulsa King” debutterà il 21
settembre. Come nelle stagioni precedenti, i nuovi episodi
saranno disponibili ogni settimana. La descrizione ufficiale della
terza stagione recita: “Man mano che l’impero di Dwight si
espande, aumentano anche i suoi nemici e i rischi per la sua banda.
Ora deve affrontare i suoi avversari più pericolosi a Tulsa: i
Dunmire, una potente famiglia di vecchia data che non rispetta le
regole del vecchio mondo, costringendo Dwight a lottare per tutto
ciò che ha costruito e a proteggere la sua famiglia“.
Oltre a Stallone, il cast della
terza stagione include: Martin Starr, Jay Will, Annabella
Sciorra, Neal McDonough, Robert Patrick, Beau Knapp,
Bella Heathcote, Chris Caldovino, McKenna Quigley Harrington,
Mike “Cash Flo” Walden, Kevin Pollak, Vincent Piazza,
Frank Grillo, Michael Beach, James Russo, con
Garrett Hedlund e Dana Delany.
Samuel L. Jackson sarà guest star in diversi
episodi prima di dirigere la
serie spin-off “NOLA King”. Lo show, che ha ricevuto
il via libera all’inizio di luglio, dovrebbe iniziare le riprese
all’inizio del 2026. Jackson interpreterà un amico di Dwight
conosciuto in prigione che viene mandato a Tulsa per ucciderlo, ma
che finisce per essere ispirato dall’organizzazione di Dwight al
punto da tornare a New Orleans per affermarsi nella malavita della
città.
Il finale dell’episodio 7 di
Alien: Pianeta
Terra (qui
la nostra recensione), intitolato “Emergence”, vede il legame
tra Wendy e Joe messo alla prova dopo la morte di Nibs. L’episodio
presenta anche la morte di diversi personaggi, dopo la distruzione
di Tootle o Isaac nell’episodio 6 di Alien: Pianeta Terra, Arthur torna
brevemente in vita prima che un piccolo Xenomorfo nasca dal suo
petto, nel classico stile della serie Alien.
Dopo aver imparato a comunicare con
lo Xenomorfo catturato nell’episodio
4 di Alien: Pianeta
Terra, Wendy è in grado di
ordinare all’alieno di eseguire i suoi ordini, che consistono nel
massacrare i suoi nemici. Slightly chiede l’aiuto di Smee per
portare il corpo vuoto di Arthur a Morrow, che è accompagnato dai
soldati della Weyland-Yutani.
Alla fine, Morrow viene sconfitto
da Kirsh, che ha catturato lo Xenomorfo ribelle esploso dal petto
di Arthur.
Nel frattempo, Boy Kavalier è
affascinato dall’alieno “occhio”, che potrebbe essere il più
intelligente di tutti. L’alieno comunica con Boy Kavalier recitando
diverse cifre del pi greco, poiché si tratta di un numero
universale che tutte le forme di vita avanzate riconoscono e
comprendono. Boy Kavalier ha la sinistra idea di rimuovere l’alieno
dalla pecora e inserirlo in un essere umano, dicendo di conoscere
la persona giusta per questo compito.
Il legame di Wendy con Joe è
minacciato dopo la morte di Nibs
I momenti finali del penultimo
episodio della prima stagione di Alien: Pianeta
Terra vedono Wendy, in preda alla rabbia, urlare contro
Joe per aver ucciso Nibs. All’inizio dell’episodio, Wendy ha
chiarito a Joe che non avrebbe lasciato Neverland senza gli altri
ibridi, che considera suoi fratelli e sorelle. Questo dimostra che,
sebbene la coscienza di Marcy sia stata replicata nel corpo di
Wendy, Wendy è comunque un essere a sé stante.
Probabilmente Wendy non tradirà Joe
nel finale della prima stagione di Alien: Pianeta Terra,
ma la domanda più importante senza risposta sarà determinare a chi
va la sua vera lealtà. L’alleanza più forte di Wendy è senza dubbio
quella con lo Xenomorfo, che le obbedisce come una madre. Per
questo motivo, Wendy detiene tutto il potere sull’isola, il che
avrà conseguenze quasi certe per Boy Kavalier, che non accetta
risposte da nessuno.
Perché Kirsh ha permesso a
Slightly e Smee di portare Arthur sulla spiaggia
Kirsh aveva osservato Slightly da
lontano mentre Boy Kavalier raggiungeva un accordo con Yutani
nell’episodio precedente. Kirsh ha visto Slightly rinchiudere
Arthur nel laboratorio di sicurezza per farlo diventare preda di un
facehugger. Era anche ben consapevole che Slightly aveva comunicato
con Morrow attraverso una cimice posizionata sul suo collo.
Kirsh sta combattendo la sua
battaglia, che è separata dalla protezione degli interessi di Boy
Kavalier. In quanto synth, Kirsh ha i suoi stratagemmi e le sue
strategie, oltre al risentimento verso l’umanità. Ha aiutato
Slightly e Smee a portare di nascosto Arthur e il facehugger sulla
spiaggia in modo da poter condurre Morrow e i suoi soldati della
Weyland-Yutani dritti in una trappola.
Resta da vedere quali siano le
reali intenzioni di Kirsh, dato che la sua fedeltà a Prodigy è
quantomeno instabile. Sembra preoccupato per gli ibridi e forse ha
dei piani per loro al di fuori del controllo di Boy Kavalier. Con
Morrow catturato, Kirsh apparirà come un eroe agli occhi di Boy
Kavalier, il che potrebbe creare l’occasione perfetta per lui per
colpire il suo padrone.
La spiegazione della scena del
cimitero in Alien: Pianeta Terra, episodio 7
Wendy ha perso fiducia in Dame
Sylvia e Prodigy dopo aver scoperto che hanno cancellato alcuni
ricordi di Nibs per renderla più equilibrata dal punto di vista
comportamentale. Anche se Dame stava solo seguendo gli ordini di
Atom Enis, il braccio destro di Boy Kavalier, Wendy si è assunta la
responsabilità di proteggere Nibs e gli altri ibridi.
Wendy, Nibs e Joe si imbattono in
un piccolo cimitero nella foresta fuori dalle strutture principali
dell’isola di Neverland. Ogni tomba è dedicata a uno dei bambini
umani che sono stati trasferiti nei corpi ibridi. Questo è il
motivo per cui Nibs riconosce la sua lapide e Joe piange sulla
tomba di Marcy, poiché gli sta diventando sempre più chiaro che ha
davvero perso sua sorella, anche se Wendy è proprio dietro di
lui.
Wendy insiste che le loro vecchie
identità umane esistono ancora nei loro nuovi corpi ibridi, ma Nibs
non crede più di essere completamente se stessa dopo aver visto la
propria tomba. Questa scena rappresenta un momento cruciale nella
storia che differenzia Wendy da Marcy. Le due possono essere
incredibilmente simili, ma non sono la stessa cosa.
Cosa aspettarsi dal finale
della prima stagione di Alien: Pianeta Terra
Il finale della stagione 1 di
Alien: Pianeta Terra includerà probabilmente
l’esperimento di Boy Kavalier di inserire l’“occhio alieno” in un
essere umano o sintetico. Boy Kavalier ha detto a Dame Sylvia
all’inizio della serie che ciò che desidera più di ogni altra cosa
è avere una conversazione con qualcuno più intelligente di lui.
Questo è quasi certo che accadrà nell’episodio finale della
stagione 1, e potrebbe costare la vita a Boy Kavalier.
Morrow sarà imprigionato a
Neverland insieme ai suoi soldati Weyland-Yutani, lasciando a Kirsh
o Boy Kavalier il compito di decidere il loro destino. Aspettatevi
qualche colpo di scena da parte di Kirsh che rivelerà le sue vere
motivazioni, che si tratti di tradire Prodigy, abbandonare gli
ibridi o persino allearsi con Morrow, magari in cambio di un
compenso da parte di Yutani.
Per quanto riguarda Wendy, potrebbe
non voler più lasciare Neverland con Joe se non riuscirà a superare
la morte di Nibs. Notando quanto Wendy sia sconvolta, lo Xenomorfo
sicuramente causerà ulteriori danni a chiunque si metta sulla sua
strada. La chiave del finale della prima stagione di
Alien: Pianeta Terra sarà scoprire
cosa vuole Wendy e chi le impedisce di ottenerlo.
Dal
17 settembre 2025
il pubblico italiano può finalmente scoprire La Valle dei Sorrisi, il nuovo horror
diretto da Paolo
Strippoli, già regista di A Classic Horror Story e Piove. Distribuito da Vision Distribution, il film segna un nuovo passo
nel percorso del giovane autore classe 1993, che continua a
esplorare il genere horror con un linguaggio personale e radicato
nella contemporaneità.
Ambientato a Remis, un paesino isolato tra le montagne, il film
racconta la storia di Sergio Rossetti (interpretato da Michele Riondino), un insegnante di
educazione fisica tormentato da un passato misterioso. Trasferitosi
nel borgo, Sergio scopre che gli abitanti, apparentemente felici e
sereni, nascondono un segreto inquietante: ogni settimana
partecipano a un rituale attorno a Matteo Corbin (Giulio Feltri), un
adolescente capace di assorbire il dolore altrui. Il tentativo di
Sergio di salvare il ragazzo lo porterà a confrontarsi con le ombre
più oscure della comunità e con se stesso.
Accanto a Riondino, il cast vede la partecipazione di
Romana Maggiora Vergano, nei
panni della giovane locandiera Michela, figura chiave nel percorso
del protagonista. La sceneggiatura è firmata da Milo Tissone,
Jacopo del Giudice e dallo stesso Strippoli, già premiata con il
Premio Franco Solinas per
il Miglior Soggetto nel 2019.
La
cura visiva è affidata al direttore della fotografia
Cristiano Di
Nicola, con scenografie di Marcello Di Carlo, costumi di
Susanna
Mastroianni e montaggio di Federico Palmerini. Le musiche originali
sono composte da Federico
Bisozzi e Davide
Tomat, a sottolineare l’atmosfera sospesa e perturbante
che accompagna la narrazione.
Prodotto da Fandango e Nightswim in coproduzione con Spok, e realizzato in
collaborazione con Vision
Distribution e Sky, il film ha ricevuto il sostegno del
MIC, di
Lazio
International e della FVG Film Commission. Una produzione importante che
conferma la vitalità del cinema di genere in Italia.
Con La Valle dei Sorrisi, Strippoli
firma un horror che intreccia folklore e contemporaneità, pronto a
conquistare gli appassionati del genere e a dimostrare ancora una
volta che il brivido sul grande schermo parla anche italiano.
È arrivato il primo trailer del
nuovo thriller psicologico Una di famiglia
(The Housemaid), con Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Michele
Morrone, Brandon Sklenar ed
Elizabeth Perkins, e diretto da Paul
Feig (regista di
Le amiche della sposa e Un piccolo favore), che uscirà in esclusiva
nelle sale cinematografiche statunitensi il 19 dicembre.
Nel film, Sweeney interpreterà
Millie, una giovane donna in difficoltà che si sente sollevata
dall’idea di ricominciare da capo come domestica della ricca coppia
Nina (Seyfried) e Andrew. Tuttavia, secondo la logline ufficiale,
“Millie scopre presto che i segreti della famiglia sono molto
più pericolosi dei suoi”.
Sullo sfondo di “Please, Please,
Please” di Sabrina Carpenter, il trailer di Una di
famiglia anticipa quindi la situazione folle in cui
Millie si è cacciata con questo lavoro, sottolineata da quella che
sembra essere una performance efficacemente inquietante di
Seyfried. Una serie di immagini e poster di Una di
famiglia sono stati diffusi nel corso dell’ultima
settimana, ma con il trailer ufficiale ora disponibile, ci si
aspetta un aumento dell’interesse per questa uscita di fine
anno.
Il cast è una parte importante di
questo. Sweeney è pronta per un grande finale del 2025 tra
Una di famiglia e la sua possibile
performance da Oscar in Christy. La carriera di Sklenar continua
invece a decollare dopo grandi ruoli in progetti come 1923,
It Ends With Us e Drop. Poi
c’è Seyfried, che ha avuto molte performance di rilievo nella sua
carriera ed è stata recentemente apprezzata in The Testament of Ann Lee, e che sembra
avere un altro ruolo molto interessante in questo film.
Una di famiglia, in
uscita a dicembre, è uno dei pochi film thriller/horror in
programma per chiudere l’anno. Si aggiunge a Five
Nights at Freddy’s 2, Silent Night, Deadly Night
e al remake di Anaconda con Paul
Rudd come controprogrammazione ai film natalizi/per
famiglie o ai classici film da Oscar che di solito dominano il
mese.
Nella giornata in cui
su Apple
TV+ arriva la quarta stagione di The
Morning Show, l’azienda – come riportato da Deadline – fa sapere che la
serie è stata ufficialmente rinnovata per una quinta
stagione. Intanto, la nuova stagione della serie drammatica,
interpretata da Reese Witherspoon e Jennifer Aniston, si svolgerà quasi due anni
dopo gli eventi della terza stagione. Secondo la trama si avrà a
che fare con la fusione tra UBA e NBN ormai completata, con la
redazione che deve fare i conti con nuove responsabilità,
motivazioni nascoste e la natura sfuggente della verità in
un’America polarizzata.
La quarta stagione dà inoltre il
benvenuto ai nuovi membri del cast Aaron Pierre,
William Jackson Harper, Boyd
Holbrook e ai vincitori dell’Oscar Marion Cotillard e Jeremy Irons, che interpreta il padre di
Aniston. Nel cast figurano anche Billy Crudup, Mark
Duplass, Nestor Carbonell, Karen
Pittman, Greta Lee, Nicole
Beharie e Jon
Hamm.
Aniston interpreta Alex Levy, che
era la conduttrice del programma mattutino The Morning Show della UBA e ora si occupa
delle cose da una nuova posizione, mentre Witherspoon interpreta
Bradley Jackson, che è tornata nonostante abbia lasciato il lavoro
e rischi una punizione per aver aiutato suo fratello a nascondere
il suo coinvolgimento nel 6 gennaio.
Come sempre, ci saranno scoop da
scoprire, storie d’amore da vivere e problemi familiari da
risolvere. Michael Ellenberg, tra i
produttori della serie ha affermato che questa stagione offre al
cast e alla troupe “ancora più spazio per brillare”. “Siamo
molto grati ad Apple TV+ e ai fan di tutto il mondo che ci seguono
ogni settimana, e siamo entusiasti che gli spettatori possano
vedere la prossima stagione e quelle successive”, ha
aggiunto.
La quarta stagione di The
Morning Show sarà composta da 10 episodi e farà il suo
debutto il 17 settembre con il primo episodio, seguito da un nuovo
episodio ogni settimana fino al 19 novembre.
Grazie a The Cosmic
Circus di Alex Perez, abbiamo alcune
indiscrezioni sul ruolo di Dottor Destino in Avengers:
Doomsday, e sembra che il cattivo potenzierà i suoi
poteri dopo essere entrato in contatto con un certo eroe che
brandisce un anello.
Il Dottor Destino di
Robert Downey Jr. si sta ovviamente configurando
come un nuovo, incredibilmente potente cattivo per il Marvel Cinematic Universe, e una
recente sinossi ha confermato che utilizzerà un mix di “scienza
all’avanguardia e magia potente” per “scatenare una crisi
a cascata in tutto il multiverso”.
La scorsa settimana, abbiamo avuto
quello che presumibilmente sarebbe stato il nostro
primo sguardo al character design di Destino per
Avengers:
Doomsday tramite un’immagine promozionale, e il
video dello
spettacolo di luci che lo accompagnava sembrava mostrare il
cattivo che brandisce i Dieci Anelli di Shang-Chi (Simu
Liu).
Nella sua ultima sessione di domande
e risposte, Perez ha condiviso alcuni nuovi dettagli su
come Destino intende potenziare le sue abilità, e sembra
che prenderà di mira il Maestro di Kung Fu per
acquisire gli antichi e incredibilmente potenti artefatti di
Ta Lo. Perez inizia dicendo che
Shang-Chi verrà utilizzato principalmente come
“spalla comica” in Doomsday, presumibilmente dopo che
Destino lo avrà liberato di quegli Anelli!
“Potrebbe sentirsi un po’ fuori
posto perché sarà la sua prima volta in un folto gruppo di eroi
superpotenti. Anche se devo dire, avete visto il recente design di
Destino alla Disney Merchandise Expo del 2026 in Cina?” Perez
descrive anche Destino come “un uomo disprezzato dalle
incursioni che stanno avvenendo nel multiverso, condannando
innumerevoli realtà, e che vuole porre fine a tutto questo con ogni
mezzo necessario”.
Precedenti voci sostenevano che Liu
avrebbe avuto un ruolo importante in Avengers: The Kang
Dynasty prima che la Marvel si concentrasse su
Destino, quindi questo potrebbe essere un po’ un declassamento per
Shang-Chi. Tuttavia, Destino che brandisce i Dieci Anelli insieme
al resto della tecnologia acquisita nei suoi viaggi dovrebbe
renderlo un grande cattivo per sempre.
A seguito della scomparsa
di Robert
Redford, uno dei giganti del mondo del cinema,
avvenuta nella giornata di ieri, Hollywood (ma il mondo della
settima arte in generale) commemora l’attore, regista e produttore
ricordandone non solo le qualità come uomo di cinema ma anche come
essere umano. Barbra Streisand rende così
omaggio al suo compianto collega scrivendo su Instagram: “Ogni
giorno sul set di Come eravamo era emozionante, intenso e pura
gioia… Bob era carismatico, intelligente, intenso, sempre
interessante e uno dei migliori attori di sempre”.
Leonardo DiCaprio si è poi unito alle lodi per
il compianto Robert Redford, sottolineando: “Il suo
impegno incrollabile nella protezione del nostro pianeta e
nell’ispirare il cambiamento era pari al suo immenso talento. Il
suo impatto durerà per le generazioni a venire”. In una
dichiarazione, anche Jane Fonda ha reso omaggio a Redford, con cui
aveva recitato spesso insieme (A piedi nudi nel parco,
L’inseguimento, Il cavaliere elettrico e il
recente Le nostre anime di notte). I due erano amici da una
vita.
“Mi ha colpito molto questa
mattina quando ho letto che Bob se n’era andato”, ha detto la
Fonda nella dichiarazione fornita ai media. “Non riesco a
smettere di piangere. Significava molto per me ed era una persona
meravigliosa sotto ogni aspetto. Rappresentava un’America per cui
dobbiamo continuare a lottare”. Anche Meryl Streep ha reso omaggio al suo
coprotagonista in La mia Africa, dichiarando: “Uno dei leoni se n’è
andato. Riposa in pace, mio caro amico”.
Tom Rothman,
presidente e amministratore delegato della Sony Pictures Motion
Picture Group, ha dichiarato: “Oltre ad essere un attore e
regista di grande talento, come uno dei primi membri del consiglio
di amministrazione del Sundance Institute, ho visto in prima
persona l’impegno appassionato di Sundance Kid nei confronti del
cinema indipendente e dei giovani artisti. Robert Redford ha
davvero dato molto. Senza di lui, l’intero panorama cinematografico
americano sarebbe stato molto più povero. Un’eredità straordinaria
di un uomo straordinario”.
Il Sundance Institute ha dichiarato
in un comunicato: “Siamo profondamente rattristati dalla
perdita del nostro fondatore e amico Robert Redford. La visione di
Bob di uno spazio e di una piattaforma per le voci indipendenti ha
dato vita a un movimento che, oltre quattro decenni dopo, ha
ispirato generazioni di artisti e ridefinito il cinema negli Stati
Uniti e in tutto il mondo. Oltre al suo enorme contributo alla
cultura in generale, ci mancheranno la sua generosità, la chiarezza
dei suoi obiettivi, la sua curiosità, il suo spirito ribelle e il
suo amore per il processo creativo. Siamo onorati di essere tra i
custodi della sua straordinaria eredità, che continuerà a guidare
l’Istituto in perpetuo“.
L’Academy of Motion Picture Arts and
Sciences ha invece pubblicato un video del discorso di
ringraziamento di Redford per l’Oscar onorario ricevuto nel 2002
con questa didascalia: “Robert Redford ci ha ricordato il
potere del cinema, della libertà e degli artisti che rischiano
tutto per raccontare le loro storie. Oggi ricordiamo le sue parole,
la sua vita e la sua carriera che hanno plasmato per sempre il
panorama cinematografico”.
Anche il Festival di Cannes ha espresso il proprio
omaggio: “Per sempre Robert Redford. Per sempre il cowboy, il
fuggitivo, il candidato, il prigioniero, il Grande Gatsby, il truffatore, lo
studente, il playboy, il solitario, il crittografo, il militare, il
giornalista, il campione di rodeo, l’amante, la star del baseball,
il marinaio, l’uomo che sussurrava ai cavalli… Più di 70 ruoli,
nove film diretti, la fondazione del Sundance Independent Film Festival.
E in una vita dedicata al cinema, un’eleganza senza pari nella sua
arte, nei suoi impegni e nelle sue lotte. Redford era più di un
mito: era un modello. Per sempre Robert Redford, un cavaliere
elettrico innamorato della libertà“.
“Ecco com’è un vero eroe
americano. Un uomo che ha unito le persone, ha vissuto e praticato
l’empatia e ha creato organizzazioni valide e utili che hanno
migliorato la vita delle persone e coinvolto chiunque fosse
interessato. Ricordiamolo con affetto“, sono invece le parole
espressa da Mark Ruffalo tramite Instagram. Sullo stesso
social, Ethan Hawke scrive: “Robert Redford, il
nostro campione indiscusso del cinema indipendente, instancabile
sostenitore della narrazione autentica e ambientalista
appassionato. L’eredità di Robert rimane radicata nella nostra
cultura, trasformata dalla sua arte, dal suo attivismo e dalla
fondazione del Sundance Institute e del Film Festival“.
“Sono cresciuto con i suoi film:
le sue interpretazioni tranquille e naturali e la sua grazia sempre
presente. Era LA star del cinema e ci mancherà moltissimo. Riposa
in pace, Robert“, scrive invece James Gunn su X. Infine, un altro dei grandi
di Hollywood, Morgan Freeman, ricorda così il collega e
amico: “Ci sono persone con cui sai che avrai subito
un’intesa. Dopo aver lavorato con Robert Redford in Brubaker nel
1980, siamo diventati subito amici. Lavorare di nuovo con lui in An
Unfinished Life è stato un sogno che si è avverato. Riposa in pace,
amico mio”.
Presentato al Festival di Cannes 2023,
Il coraggio di Blanche (qui
la recensione) segna un nuovo tassello importante nella
filmografia di Valérie
Donzelli, regista capace di affrontare con sensibilità e
rigore temi complessi legati all’intimità, alla famiglia e alle
dinamiche di potere. Il film, tratto dal romanzo
di Éric ReinhardtL’amore e le
foreste (2014), – ispirato da alcune vicende realmente accadute
– porta sullo schermo il racconto di una donna intrappolata in una
relazione tossica, e trova la sua forza proprio nel mostrare con
precisione e delicatezza la progressiva perdita di libertà della
protagonista.
Il
genere si colloca dunque tra il dramma psicologico e il racconto
sociale, con un’attenzione particolare alla violenza domestica e al
processo di manipolazione affettiva che spesso precede l’emersione
della violenza fisica. Temi come l’isolamento, la perdita di
identità e la ricerca di riscatto vengono affrontati con uno
sguardo intimo e realistico, senza cedere a facili stereotipi o
soluzioni narrative consolatorie. In questo senso, l’opera dialoga
idealmente con altri film recenti sul tema della violenza sulle
donne, come L’amore bugiardo – Gone Girl di
David Fincher.
Con Il coraggio di Blanche, Donzelli porta dunque
sullo schermo un racconto che non è solo privato ma universale,
capace di parlare a chiunque abbia vissuto, o conosciuto da vicino,
il peso delle relazioni tossiche. La pellicola non si limita a
denunciare, ma accompagna lo spettatore nel viaggio di
emancipazione della protagonista, mostrando quanto sia difficile e
al tempo stesso vitale affermare la propria libertà. Nel prosieguo
dell’articolo ci concentreremo sul finale del film, analizzandone
la risoluzione narrativa e il significato simbolico, per
comprendere meglio il messaggio che questa storia potente ci
lascia.
Il film racconta la storia
di Blanche Renard
(Virginie Efira), che dopo aver incontrato
Greg Lamoureux (Melvil Poupaud),
è convinta di aver trovato l’uomo della sua vita. Poco dopo, però,
Greg inizierà a mostrare il suo lato possessivo e pericoloso,
tant’è che i due si trasferiranno lontano dalla famiglia di
Blanche. È così la donna si ritrova coinvolta in una relazione
tossica e morbosa, vergognandosi di rivelare la vera natura del suo
nuovo compagno. Quando però capirà che la sua vita è messa in serio
pericolo, dovrà decidere se rimanere in silenzio per sempre od
opporsi all’uomo da cui credeva di essere amata.
La spiegazione del finale
Nel
finale de Il coraggio di Blanche, la protagonista
arriva al punto di rottura con Grégoire. Dopo anni di controllo,
manipolazioni e umiliazioni psicologiche, l’uomo mostra
definitivamente la sua natura violenta tentando di strangolarla
quando Blanche gli annuncia la volontà di divorziare. È un momento
drammatico e rivelatore, che segna la presa di coscienza definitiva
della donna: la sua vita e quella dei suoi figli sono in pericolo.
Con il sostegno della sorella Rose, Blanche trova la forza di
denunciare l’aggressione e di rivolgersi a un avvocato, entrando in
un percorso legale che diventa l’ultima speranza per liberarsi
dalla spirale di abusi.
La
chiusura del film avviene con la scena in tribunale, dove Blanche e
Grégoire si ritrovano faccia a faccia. Lui, fedele al suo
atteggiamento manipolatorio, tenta di riallacciare un contatto, ma
lei non cede e rifiuta persino di guardarlo. È un gesto di rottura
simbolico: Blanche sceglie di non essere più vittima del suo potere
psicologico. Il finale non si concentra tanto sulla condanna o
sull’esito processuale, quanto sulla ritrovata autodeterminazione
della protagonista, che per la prima volta afferma con chiarezza la
propria indipendenza e il proprio diritto a una vita libera.
La
spiegazione di questo finale passa attraverso la rappresentazione
del cammino di emancipazione di Blanche. Dopo aver subito anni di
manipolazioni sottili e di isolamento forzato, il tentativo di
strangolamento diventa il punto di non ritorno, un atto che rende
impossibile qualunque forma di ritorno al passato. Nel rifiuto
dello sguardo finale a Grégoire, il film racchiude il senso della
sua rinascita: non è più disposta a concedergli potere, nemmeno
simbolico, scegliendo finalmente di guardare solo avanti, verso se
stessa e verso i suoi figli.
Il
film lascia così lo spettatore con una riflessione sulla difficoltà
di riconoscere e spezzare i legami tossici. La vicenda di Blanche
mostra come la violenza domestica non sia sempre fatta di gesti
eclatanti, ma spesso di micro-abusi, parole, divieti e
manipolazioni quotidiane che lentamente annientano l’identità della
vittima. La conclusione, pur restando aperta sugli sviluppi legali,
trasmette il messaggio che uscire da una relazione abusante è
possibile, ma richiede consapevolezza, supporto esterno e
soprattutto coraggio.
In
definitiva, Il coraggio di Blanche consegna al
pubblico un messaggio forte e universale: la libertà personale e la
dignità non devono mai essere sacrificate. Anche nelle situazioni
più opprimenti, esiste la possibilità di ribellarsi e ricostruirsi,
purché si trovi la forza di guardare in faccia la verità e di
chiedere aiuto. È questo il lascito più potente del film, che
trasforma una vicenda intima in un monito collettivo contro
l’indifferenza e un inno alla resilienza femminile.
Nella battaglia tra Jason Statham e un gigantesco squalo
preistorico, il finale di Shark – Il primo squalo dimostra
che c’è spazio solo per un solo predatore al vertice della catena
alimentare. Il film si apre con il soccorritore subacqueo
Jonas Taylor (Statham) che perde due amici durante
l’evacuazione di un sottomarino danneggiato. Tuttavia, nessuno
crede alla sua storia secondo cui il sottomarino è stato attaccato
da una grande creatura. Cinque anni dopo, Jonas viene reclutato per
un’altra missione di soccorso che coinvolge la sua ex moglie nella
Fossa delle Marianne. Nella parte più profonda della fossa, un team
di ricercatori scopre una forma di vita marina mai vista prima e un
megalodonte molto affamato.
Jonas, l’oceanografa Suyin
Zhang (Li Bingbing) e il resto
dell’equipaggio della Mana One iniziano così a dare la caccia al
megalodonte, che uccide diversi membri dell’equipaggio, tra cui il
viscido miliardario Jack Morris (Rainn
Wilson). Il finale vede però la gigantesca bestia
dirigersi verso una spiaggia, con Jonas alle calcagna. Qui la
bestia viene infine uccisa in modo creativo e i sopravvissuti che
festeggiano insieme. Tuttavia, Shark – Il primo
squalo termina con una nota che suggerisce che un altro
squalo gigante potrebbe essere fuggito dalla fossa, aprendo così le
porte ad un sequel.
Shark – Il primo
squalo è basato sulla serie di romanzi omonima di
Steve Alten, ma l’adattamento cinematografico ha
richiesto molti anni di sviluppo. A quanto pare, tutto ciò che i
produttori dovevano fare era scritturare Statham e rendere questo
una sorta di film di combattimento. La sequenza iniziale stabilisce
che Jonas ha un conto in sospeso con lo squalo protagonista, e il
finale di Shark – Il primo squalo si concentra
proprio su questo. L’equipaggio del Mana One usa un richiamo per
balene per distrarre Meg dalla spiaggia locale, mentre Jonas e
Suyin progettano un sommergibile e pianificano di ucciderlo con dei
missili.
Naturalmente, la situazione degenera
rapidamente, con il veicolo di Jonas gravemente danneggiato dallo
squalo e Suyin costretta a interrompere l’operazione per salvare il
resto dell’equipaggio. Jonas è così costretto a improvvisare e
decide di sfruttare la natura a suo vantaggio. Taglia il Meg con
alcuni detriti del sommergibile prima di uscire e pugnalarlo
nell’occhio. Jonas completa l’opera conficcando la lancia
profondamente nell’occhio del Meg, il che sembra risolvere la
questione. Tuttavia, il sangue delle sue ferite attira uno sciame
di squali normali, che banchettano con la creatura ferita mentre
Jonas nuota verso la salvezza e si ricongiunge all’equipaggio.
Jason Statham, Cliff Curtis, Bingbing Li, Page
Kennedy e Ruby Rose in Shark – Il primo squalo. Cortesia di Warner
Bros.
Le vittime del megalodonte
Il primo romanzo di Alten è in
realtà più violento del film. Il libro non ha problemi con il
sangue e gli arti mozzati, ma poiché è stato concepito come un
blockbuster estivo per ragazzi, il film è piuttosto moderato dal
punto di vista dello spargimento di sangue. Detto questo, il
regista Jon Turteltaub ha confessato che il film
aveva morti più cruente in una versione precedente, come la testa
decapitata di Jack Morris che era tutto ciò che restava di lui
quando il megalodonte lo ha attaccato. Nonostante la mancanza di
sangue, il film ha comunque ottenuto un numero di vittime
rispettabile.
Includendo gli incidenti causati
direttamente dalla bestia protagonista, lo squale uccide 16 persone
nel corso della storia. Questa cifra include Morris, “The Wall” di
Ólafur Darri Ólafsson e Toshi
(Masi Oka). Durante il finale, due elicotteri
volano poi incautamente vicini per riprendere il megalodonte e
finiscono per scontrarsi, causando altre quattro vittime. Oltre
agli esseri umani, il gigantesco squalo mangia anche un calamaro
gigante e una balena.
La spiegazione del grande colpo di
scena del film
Sembra quasi che il film abbia preso
spunto da Lo squalo 3-D, con un grande colpo di scena a
metà che rivela che non c’è un solo megalodonte in libertà, ma ben
due. Questo viene scoperto dopo che la squadra ha preparato una
trappola, che prevede che Suyin si immerga sott’acqua in una gabbia
a prova di squalo con del veleno. Questa tattica è tutt’altro che
sicura, poiché il megalodonte morde la gabbia e cerca di mangiare
Suyin. Lei riesce però ad uscire con l’aiuto di Jonas e lo pugnala
con il veleno.
Lo squalo muore poco dopo e
l’equipaggio della Mana One recupera il suo corpo. Tuttavia, i
festeggiamenti durano poco. Mentre stanno esaminando il corpo, un
secondo megalodonte ancora più grande emerge dall’acqua, uccidendo
“The Wall” e nutrendosi del cadavere dell’altro squalo. Si conferma
anche che questo squalo è anche il responsabile della morte degli
amici di Jonas e delle altre vittime della storia fino a quel
momento.
Cortesia di Warner Bros.
Jonas e Suyin finiscono
insieme?
Oltre a dare la caccia a uno squalo
preistorico mangia-uomini, Shark – Il primo squalo
trova anche il tempo per una sottotrama romantica. Jonas e Suyin
inizialmente sono irritabili l’uno con l’altra, ma col passare
della storia imparano a rispettarsi a vicenda, e una scena
comicamente imbarazzante all’inizio del film, in cui Suyin
sorprende Jonas nudo dopo la doccia, rende chiaro che tra loro c’è
una certa chimica. Jonas diventa anche molto amico della giovane
figlia di Suyin, Meiying (Sophia
Cai), che incoraggia più che mai qualsiasi tensione
romantica.
Dopo che il megalodonte è stato
sconfitto, si intuisce che Jonas e Suyin proveranno almeno a
frequentarsi. Nel sequel Shark
2 – L’abisso ritorna Meiying, ma Suyin, interpretata
da Li Bingbing, è assente. Questo a causa di una
tragedia che ha avuto luogo tra i due film. Anche se non viene mai
spiegato come sia successo, Suyin muore prima di questo secondo
lungometraggio e Jonas ottiene la custodia della giovane Meiying.
Questo porta a una nuova dinamica padre-figlia, con Suyin che viene
ricordata solo nel sequel.
Shark – Il primo
squalo è stato un successo sorprendente, quindi un sequel
sembrava scontato. Shark
2 – L’abisso vede così il ritorno di Jonas e di alcuni
altri membri del cast originale, tra cui Cliff
Curtis e Page Kennedy. Tra i nuovi
arrivati ci sono la star di Wolf WarriorWu
Jing e Sienna Guillory, mentre
Ben Wheatley di Kill List assume il ruolo
di regista. Il film ha aggiunto alla carneficina i megalodonti che
cacciano in branco, un megalodonte alfa ancora più grande e altri
mostri preistorici che emergono dalla fossa.
Il film mostra anche come Jonas sia
cresciuto dal primo film. Mentre nel precedente capitolo non voleva
avere nulla a che fare con il salvare vite umane o fare altro che
bere, Jonas è ora quasi un agente segreto giramondo, che interrompe
operazioni minerarie oceaniche illegali e traffici illegali con il
suo affiatato gruppo di mercenari. Poiché, come accennato, Suyin è
morta prima del secondo film, Jonas deve anche essere un padre per
Meiying e proteggerla quando tornano i megalodonti. Shark
2 – L’abisso, in sostanza, rende tutto più
grande.
Dopo Jumanji – Benvenuti nella Giungla,
Jumanji: The Next Level (qui la recensione) riporta sul
grande schermo il cast stellare del film precedente, riportando i
giocatori umani nei loro avatar di Jumanji per un’altra avventura. Ma questa
volta ci sono alcuni volti nuovi tra i giocatori (come il nonno di
Spencer, Eddie) e nuovi
personaggi (come Ming il ladro). Tutto culmina in
un assalto esagerato a un castello gigante per salvare il mondo,
come dovrebbe essere in ogni trama di un videogioco. In questo
approfondimento esploriamo allora come si arriva al finale
esplosivo ed emozionante di Jumanji: The Next
Level e come questo potrebbe determinare il futuro della
serie di film.
La storia di Jumanji: The Next Level
Mentre si appresta ad affrontare la
missione finale, il gruppo è ben consapevole della situazione
precaria in cui si trova. La maggior parte del gruppo è stata
ridotta a una sola vita per vari motivi, ad eccezione dei nuovi
arrivati Bethany (nel corpo del cavallo
Cyclone) e Alex (nel corpo di
Seaplane McDonough) che ne hanno ancora tre.
Scoprendo un fiume con le stesse proprietà di scambio dei
personaggi che French e Martha avevano trovato in precedenza nel
film, il gruppo è in grado di riallineare i propri personaggi per
adattarli meglio ai propri punti di forza.
Questo porta il gruppo a tornare
agli avatar che tutti usavano nell’originale
(Spencer come Bravestone,
Martha come Ruby,
Bethany come Shelly e
Fridge come Mouse), lasciando
Eddie nel ladro, Ming Fleetfoot e
Milo all’interno di Cyclone.
Sebbene Eddie e Milo vengano prontamente catturati, il gruppo si
dirige verso il castello del malvagio Jurgen il
Brutale per cercare di salvarli, completando al contempo
l’obiettivo del gioco di rubare la Pietra della Fenice al re
barbaro. Sebbene Spencer e Martha riescano a salvare Eddie, Alex
perde due delle sue vite per liberare Milo.
Nel frattempo, i tentativi di
distrazione di Fridge e Bethany funzionano (in qualche modo)
abbastanza a lungo da permettere alla banda di riorganizzarsi e
combattere Jurgen a testa alta. La battaglia viene vinta facilmente
dai giocatori, mentre Jurgen cerca di fuggire con la pietra
all’interno di un dirigibile. Spencer riesce a stargli dietro e
persino a ucciderlo in battaglia, indebolendolo con una bacca di
Jumanji e placcandolo fuori dall’aereo mentre esplode e inizia a
schiantarsi intorno a loro. Spencer riesce poi a portare la Pietra
della Fenice a Eddie, che sta cavalcando Milo (ora rivelatosi non
solo un cavallo, ma un pegaso), ed Eddie la attiva accidentalmente,
ponendo fine al gioco con la vittoria dei giocatori.
Cosa accade nel finale del film
Dopo aver vinto, il gruppo viene
accolto da Nigel Billingsley, la guida NPC che ha
organizzato la loro missione. Mentre la maggior parte di loro è
felice di lasciare il gioco in pace, Milo decide di rimanere.
Rivela al gruppo (tramite Fridge, che grazie alle sue competenze di
zoologo è in grado di tradurre il linguaggio dei cavalli) di essere
malato terminale, il che spiega perché abbia cercato di fare pace
con Eddie. Ma, in questo mondo, non è in fin di vita. Al contrario,
può rimanere e volare davvero come un pegaso, il che per Milo è
come essere in paradiso. Il gruppo, dunque, lo saluta e Milo spicca
il volo mentre gli altri lasciano il mondo del gioco.
Il gruppo si ritrova così in una
situazione più felice di prima, con Spencer che rientra a pieno
titolo nel gruppo. Anche il suo rapporto con Martha sembra essere
in via di miglioramento. Nel frattempo, Eddie si reca al ristorante
che lui e Milo avevano aperto insieme e che alla fine aveva portato
alla loro rottura. Venendo a sapere che il ristorante attualmente
non ha un gestore e che si trova in difficoltà, Eddie si offre di
aiutarlo in modo da poter tornare al lavoro. Il film si conclude
dunque con una nota felice per quasi tutti, tranne forse per la
madre di Spencer e il tecnico del riscaldamento che finalmente
arriva a casa, che stanno per attivare accidentalmente il gioco
ancora una volta proprio mentre il film finisce.
Come il finale anticipa un sequel
La conclusione più importante di
questo finale è che Jumanji non viene distrutto o nascosto dai
personaggi principali. Con Milo che ora vive in quel mondo, è
possibile che il gruppo abbia deciso di non smantellare il gioco
come aveva fatto in precedenza. In qualsiasi momento, i giocatori
potrebbero tornare in quel mondo e potenzialmente condurre una vita
tranquilla e felice all’interno di esso. Anche se nessuno di loro
sembra entusiasta di tornare indietro, dati i tanti pericoli, ciò
significa che c’è in ogni caso la possibilità di tornare al gioco
in futuro. Ma avrebbero potuto almeno nasconderlo in qualche modo
per impedire a persone curiose come la madre di Spencer di
toccarlo.
Ciò apre ad un possibile sequel in
cui è proprio lei a venire risucchiata nel gioco o che il gioco si
liberi completamente nel mondo reale, come suggerito dallo stormo
di struzzi che corre per le strade durante la sequenza post-credits
del film, in modo simile al film originale
Jumanji. Questa potrebbe essere la direzione che
prenderà la serie in futuro, il che potrebbe portare anche i
personaggi del gioco a entrare nel mondo reale. Inoltre, Dwayne Johnson ha rivelato che il cattivo
Jurgen il Bruto è in realtà un avatar di un personaggio
sconosciuto, che sarà probabilmente esplorato nel sequel. Come
noto,
un Jumanji 4 verrà realizzato a breve,
per cui non resta che attendere di saperne di più.
Nel corso della sua carriera
l’attore Frank Grillo ha recitato in celebri film
d’azione, dimostrando così la sua predilezione per tale genere. Tra
le sue partecipazioni più recenti si annoverano quelle all’interno
del Marvel Cinematic Universe, come
anche i ruoli ricoperti per alcune note serie TV.
2. Ha preso parte a
produzioni televisive. L’attore intraprende la propria
carriera recitando nel ruolo di Hart Jessup nella soap opera
Sentieri (1996-1999). Negli anni seguenti si fa notare
grazie ad alcuni piccoli ruoli in serie come Wasteland
(1999), The Shield (2002-2003), For the People
(2002-2003) e Blind Justice (2005). Diventa poi noto per
il ruolo di Nick Savrinn in Prison Break (2005-2006), per
poi continuare a recitare per il piccolo schermo in serie come
The Kill Point (2007), The Gates (2010),
Kingdom (2014-2017) e Billions (2020), recitando
accanto agli attori Paul Giamatti,Damian Lewis e Maggie Siff.
Nel 2024 recita in Tulsa
King e dà voce a Rick Flag Sr. in Creature
Commandos. Riprende poi il ruolo in live action per la
serie Peacemaker.
3. È anche
produttore. Nel corso degli anni Grillo non si è occupato
solo di recitazione, ma ha ricoperto anche il ruolo di produttore
in diverse occasioni. Tra i film da lui prodotti si annoverano
Point Blank: Conto alla rovescia (2019), con Anthony
Mackie, Quello che non ti uccide (2020) – con
gli attori Mel
Gibson, Naomi Watts
e Michelle
Yeoh – No Man’s Land (2020), Copshop –
Scontro a fuoco (2021), Shattered – L’inganno (2022)
e Hounds of War (2024).
Frank Grillo in Prison
Break
4. Ha avuto un ruolo di
rilievo nella prima stagione. All’interno della prima
stagione di Prison Break l’attore ricopre il ruolo di Nick
Savrinn, avvocato che aiuta Veronica Donovan nel dimostrare che
Lincoln Burrows non ha ucciso Terrence Steadman. Intromessosi in
una storia più grande di lui, Savrinn cercherà fino all’ultimo di
fare la cosa giusta, finendo però ucciso brutalmente.
Frank Grillo ha interpretato
Crossbones per la Marvel
5. Ha interpretato un
celebre villain. Per la Marvel, l’attore ha ricoperto il
ruolo di Brock Rumlow nel film
Captain America: The Winter Soldier. Al termine di questo,
il personaggio getta le basi per assumere i panni di Crossbones.
Questi è uno spietato sicario, dotato di grande forza fisica ed esperienza
nel combattimento corpo a corpo. L’attore ha poi ripreso il ruolo,
seppur brevemente, per Captain America:
Civil War e Avengers:
Endgame.
Frank Grillo è Rick Flag Sr. in Superman e nel
DCU
6. Ha interpretato il ruolo
in più “formati”. Frank Grillo interpreta Rick Flag
Sr. nel DCU, comparendo in Creature
Commandos e Superman.
L’attore ha poi ripreso il ruolo anche per la serie live action
Peacemaker. Grillo
ha inoltre collaborato con James
Gunn per dare al personaggio tratti personali,
inserendo fragilità interiori dietro la forza esteriore. L’attore
ha inoltre rivelato di aver già letto gli script futuri, segno del
ruolo centrale che Flag Sr. avrà nella nuova continuity del
DCU.
Frank Grillo è su Instagram
7. Ha un account
personale. L’attore è presente sul social network
Instagram con un profilo seguito da 302 mila persone. All’interno
di questo Grillo è solito condividere con i propri fan alcuni suoi
momenti quotidiani, da quelli svago a quelli passati ad allenare il
proprio fisico. Non mancano poi anche immagini promozionali dei
suoi progetti da interprete.
Frank Grillo parla italiano?
8. Ha origini
italiane. Frank Grillo ha origini italiane da parte
di entrambi i genitori, ed è spesso orgoglioso delle sue radici,
tanto da parlarne in diverse interviste. Nato e cresciuto a New
York, in una famiglia italoamericana, ha mantenuto un legame forte
con la cultura d’origine, anche attraverso il cibo e le tradizioni
familiari. Tuttavia, non parla fluentemente italiano: conosce solo
alcune parole ed espressioni di base, apprese in famiglia.
Nonostante ciò, il suo background culturale ha influenzato il suo
carattere e spesso anche i ruoli interpretati sullo schermo.
Chi è la moglie di Frank
Grillo
9. Ha sposato una sua ex
collega. Sul set della soap opera Sentieri,
Grillo conosce l’attrice Wendy Moniz. Dopo un
periodo di frequentazione, i due decidono infine di sposarsi nel
2000. Dalla loro unione nasceranno due figli, rispettivamente nel
2004 e nel 2008. Particolarmente legato alla propria famiglia,
l’attore è solito spendere molto tempo con sua moglie e i figli,
come testimoniano le numerose foto presenti a riguardo sul suo
profilo Instagram.
L’età, l’altezza e il fisico di
Frank Grillo
10. Frank Grillo è nato a
New York, Stati Uniti, l’8 giugno 1965. L’attore è alto
complessivamente 179 centimetri. Per quanto riguarda il suo fisico,
negli anni l’attore ha ricoperto in più occasioni ruoli in film
d’azione. Per poter dunque affrontare tali performance al meglio,
Grillo è solito allenarsi diverse ore al giorno, sfoggiando un
fisico marmoreo. Sul suo profilo Instagram è solito condividere con
i propri fan alcuni momenti di tali allenamenti, mostrando anche i
suoi progressi.
Frank Grillo è un esperto di arti marziali
È esperto di arti marziali, in
particolare boxe e Brazilian jiu jitsu, di cui è cintura marrone e
ha partecipato al documentario FightWorld, dove gira il
mondo esplorando vari sport di lotta, come il Muay Thai, il Lethwei
e il Krav Maga.
The
Penguin è stato un successo immediato quando è stato
presentato in anteprima su HBO l’anno scorso. Tornata a Gotham City
dopo l’attacco dell’Enigmista in The
Batman, la serie ha seguito Oz Cobb
mentre scalava i ranghi e diventava il nuovo Re del Crimine.
Con recensioni entusiastiche e
ascolti elevati, non ci è voluto molto prima che iniziassimo a
sentire parlare di una possibile seconda stagione. La serie era
probabilmente pensata come un episodio unico per colmare il divario
tra The Batman e The Batman Part
II. Tuttavia, il successo a questo livello significa che è
inevitabile che i dirigenti spingano per un seguito/espansione.
Parlando con Variety, Casey
Bloys, presidente e CEO di HBO e Max
Content, ha espresso il suo parere sulla possibilità di
vedere una seconda stagione di The Penguin dopo
che la serie ha vinto un totale di nove Emmy alla cerimonia di domenica e i recenti
Creative Arts Emmy.
“Stanno valutando delle idee.
Ovviamente, Matt deve far partire il [prossimo film di ‘The
Batman’]. Credo che sia già in lavorazione”, ha detto Bloys.
“Quindi penso che lui e Lauren [LeFranc] stiano discutendo di
idee. Spero quindi che ci sarà un’altra storia da
raccontare.”
Il dirigente ha anche commentato la
mancata nomination di Colin Farrell come “Miglior Attore”
per The Penguin, nonostante fosse uno dei favoriti per il premio
dopo altri recenti successi per quella che si è rivelata una
performance rivoluzionaria. “Ero molto fiducioso. E ovviamente
aveva vinto molti premi prima di arrivare a questo, quindi di
solito è un buon segno”, ha detto. “Ma ripeto, non si sa
mai. Che venga riconosciuto o meno non influisce sul fatto che la
performance sia stata fantastica. Ma Stephen Graham, ‘Adolescence’
è stata una serie davvero, davvero potente. Una competizione così
dura, e non sempre ti fa vincere. Per Colin, penso che la sua
performance sia stata davvero straordinaria.”
Colin Farrell
tornerà nei panni di Oz Cobb in The Batman Part
II, ma dovrebbe apparire solo in una manciata di scene. Il
piano potrebbe essere che il Pinguino sia il grande cattivo del
terzo film, e se ci sarà una seconda stagione, allora potrebbe
colmare il divario tra il sequel e il terzo capitolo.
The Penguin è ora
disponibile in streaming su NOW, mentre The Batman Part
II uscirà nelle sale il 1° ottobre 2027.
La maggior parte dei fan concorda
sul fatto che i Marvel Studios abbiano sbagliato
con la gestione del personaggio di Brock Rumlow, interpretato da
Frank Grillo. Il cattivo è stato introdotto
come agente sotto copertura dell’HYDRA in Captain America: The
Winter Soldier del 2014 e, dopo un brutale
scontro con Falcon, il palcoscenico era pronto per l’ingresso in
scena di Crossbones. Abbiamo visto la stessa scena in
Captain America: Civil
War due anni dopo, ma dopo un breve scontro con
Steve Rogers, il cattivo ha incontrato una fine
esplosiva, per mano di Scarlet Witch.
L’attore è tornato in
Avengers:
Endgame per un cameo nei panni della sua Variant
del 2012, ma con Creature Commandos,
Superman e la seconda
stagione di Peacemaker, Frank Grillo
ha già collezionato tante apparizioni nel DCU in meno di un anno – nei panni di
Rick Flag Sr. – quante ne ha avute nell’MCU in cinque.
Grillo è uno dei pochi attori con
esperienza lavorativa nell’MCU e nel DCU, e ha condiviso alcune
riflessioni a riguardo durante una recente conversazione con
The Morning After Pod. Secondo l’attore, i
fratelli Russo sono, ai suoi
occhi, “più a loro agio nel dirigere sceneggiature non ancora
del tutto complete”, un processo che riconosce essere “non
raro” nel cinema. Al contrario, con James
Gunn, “Tutto era già pronto. Tutte le
sceneggiature sono pronte in anticipo. Non c’è davvero bisogno di
ritoccarle”.
Frank Grillo sulla differenza tra Marvel e DC
Ha aggiunto: “I fratelli Russo
hanno un sacco di persone che hanno le mani nella marmellata”,
rispetto al regista di Superman, che è co-CEO dei
DC Studios con Peter Safran. Questo porta a
“un modo completamente diverso di fare film. Non è che James
abbia un comitato a cui rispondere. Ci sono lui e Peter Safran,
mentre i fratelli Russo hanno un sacco di persone”.
Se sia un bene per Gunn non
avere nessuno a cui rispondere resta un mistero. Finora,
abbiamo visto il regista scegliere con cura la sua quota di film e
serie TV del DCU (il che è comprensibile), così come progetti – la
seconda stagione di Peacemaker – con amici e
attori con cui ha lavorato nel DCEU.
Tuttavia, Grillo è un fan
dell’approccio di Gunn. “Ha un’idea davvero chiara. La sua
teoria è che non esiste un film senza una sceneggiatura. La
sceneggiatura deve essere il più precisa possibile prima di
iniziare le riprese. Quando guarderemo indietro di 50 anni,
guarderemo a questo periodo e diremo: ‘Beh, questi ragazzi hanno
creato questo genere'”, ha detto dei Marvel Studios e di Gunn.
“Sono tutti fantastici. Lo fanno solo in modo
diverso.”
Il DCU ha avuto un ottimo inizio con
Superman, mentre Creature
Commandos e Peacemaker hanno ricevuto
recensioni positive. Il 2026 sarà un grande test per i DC Studios,
dato che hanno Lanterns, Supergirl e Clayface, tre progetti in cui Gunn non è
stato coinvolto creativamente.
Robert Redford, l’attore dall’aspetto da
ragazzo d’oro che vinse un Oscar per la regia di Gente
comune e divenne in seguito un padrino del cinema
indipendente come fondatore del Sundance Film
Institute, è morto all’età di 89 anni.
Cindi Berger,
amministratore delegato dell’agenzia pubblicitaria Rogers & Cowan
PMK, ha condiviso la notizia in un comunicato al New York Times. Ha
affermato che Redford è morto nel sonno, ma non ha
fornito una causa specifica.
L’attore diventato regista – che ha
avuto un’esperienza stellare in film come “Butch Cassidy”,
“Come eravamo”, “La stangata”, “I
tre giorni del Condor“ e “Tutti gli uomini del
presidente” – aveva lavorato meno frequentemente sia
davanti che dietro la macchina da presa negli ultimi anni.
Il suo ultimo lavoro come attore è
stato in Avengers: Endgame, in cui ha
ripreso il ruolo del Segretario Alexander Pierce e si è unito a
diversi altri veterani della Marvel come Michael
Douglas e Tilda Swinton.
Robert Redford ha avuto ruoli da protagonista
in “A Walk in the Woods“, che è diventato un
successo indipendente, mentre “The
Old Man & the Gun” del 2018 ha ricevuto recensioni
positive. È stato anche produttore esecutivo di numerosi progetti
televisivi, più recentemente per il thriller della AMC
“Dark
Winds“.
Robert Redford non ha mai avuto una gamma
particolarmente ampia di ruoli come attore, ma essendo una star del
cinema nel pieno della sua carriera, pochi potevano eguagliarlo.
“È un attore molto istintivo e impulsivo”, ha detto il
defunto Sydney Pollack a Variety nel 2002.
“Non credo che ci sia nulla di studiato o premeditato nel suo
lavoro. È l’opposto dell’attore che vuole provare e fissare le
cose.”
Robert Redford (nato nel 1936 a Santa Monica)
iniziò la carriera alla fine degli anni ’50 tra televisione e
teatro, debuttando a Broadway con Tall Story e imponendosi
con A piedi nudi nel parco (1963), portato poi al cinema
nel 1967. Il suo esordio sul grande schermo fu con War
Hunt (1962), dove conobbe Sydney Pollack, regista con cui
avrebbe collaborato più volte.
La svolta arrivò nel 1969 con
Butch Cassidy and the Sundance Kid,
accanto a Paul Newman. Negli anni ’70 diventò una star
internazionale con successi come Jeremiah
Johnson, La stangata (Oscar
per miglior film), Come eravamo con
Barbra Streisand, Ilgrande
Gatsby, I tre giorni del
Condor e Tutti gli uomini del
presidente, di cui fu anche produttore.
Negli anni ’80 e ’90 recitò in ruoli
più maturi (Il migliore, La mia Africa,
Proposta indecente) e vinse l’Oscar come regista per
Gente comune (1980). Parallelamente fondò il Sundance
Institute (1981), che divenne un punto di riferimento mondiale per
il cinema indipendente.
Come attore e regista, alternò
storie romantiche, politiche e drammatiche, spesso legate a un’idea
critica dell’America e alla ricerca di verità e giustizia (Quiz
Show, Lions for Lambs, La regola del
sospetto). Tra le sue interpretazioni più tarde spiccano
All Is Lost (2013), Captain America: The Winter
Soldier (2014) e Truth (2015).
Figura complessa e carismatica,
Redford fu attore, regista, produttore, attivista politico ed
ecologista. La sua eredità comprende sia una carriera di icona
hollywoodiana sia l’impulso dato al cinema indipendente con il
Sundance Film Festival.
È stato sposato con Sibylle Szaggars
e ha lasciato due figli e diversi nipoti.
Tron:
Ares ci riporterà sulla Griglia per la prima volta da
Tron: Legacy del 2010, ma il terzo
capitolo sembra destinato a presentare un solo volto noto del
franchise che ha esordito nel 1982.
Stiamo parlando, ovviamente, di
Jeff Bridges nei panni del ritorno di
Kevin Flynn (fortunatamente, questa volta non sarà ringiovanito).
Sembra che non ci sia spazio nel film per Sam Flynn di
Garrett Hedlund, Quorra di
Olivia Wilde o Dillinger Jr. di
Cillian Murphy, uno sviluppo
deludente per i fan che speravano che questo film fungesse da
sequel di Legacy.
Il regista Joachim Rønning
e il produttore Justin Springer hanno condiviso le
loro opinioni a riguardo durante un’intervista con GamesRadar+
(tramite SFFGazette.com), con il primo che ha spiegato: “Queste
non sono solo scelte creative; a volte gli attori non vogliono più
farne parte”. Ha aggiunto: “Ci sono diversi modi di vedere
la cosa, ma credo che la storia sia arrivata a un punto in cui
sentivamo di non aver bisogno che i vecchi personaggi fossero al
centro dell’attenzione. Volevamo dare una nuova direzione, onorando
allo stesso tempo l’universo in cui ci troviamo”.
L’opinione di Springer era che la
priorità di Tron:
Ares fosse quella di presentarci una serie di nuovi
personaggi, a partire da Jared Leto nei panni di Ares. “Stiamo
raccontando una storia ambientata 14 anni dopo, e la cosa più
importante è raccontare questa nuova storia in un modo che
funzioni.”
“Inserire solo dei cameo, una
sfilza di personaggi che amiamo di questo franchise, mi sembra un
fan service che non serve alla storia. Ma siamo decisamente
concentrati su come sorprendere il pubblico.
“Se non tocchiamo qualcosa in
questo film, penso sempre a dove altro potremmo giocare. Ho
prodotto la serie animata [Tron: Uprising] e ho lavorato alle
giostre del parco a tema”, ha continuato. “Ci sono molti
modi diversi per mantenere viva la mitologia, che si tratti di un
film, di una serie o di qualsiasi altra cosa, se siamo così
fortunati.”
Mentre molti fan rimarranno delusi
dalla mancanza di cameo (e dal fatto che non si tratti di un
seguito diretto di Tron: Legacy), sono passati
quindici anni dall’uscita dell’ultimo film, e non è che abbia avuto
un grande successo all’epoca. Resta da vedere se il film avrà
un successo maggiore.
Il
film rappresenta una svolta importante per la saga, introducendo
per la prima volta una narrazione che si estende oltre il confine
digitale, con Ares che entra nel mondo reale. Questo cambio di
prospettiva permette alla saga di esplorare nuove tematiche legate
al rapporto tra intelligenza artificiale e società, con toni che
sembrano più cupi e riflessivi rispetto ai precedenti capitoli.
Le riprese di
Tron: Ares si sono concluse nella primavera del
2024 a Vancouver, dopo numerosi ritardi legati prima allo sviluppo
e poi agli scioperi dell’industria hollywoodiana. La produzione è
stata supportata da tecnologie all’avanguardia per effetti visivi e
scenografie digitali, promettendo un’esperienza visiva innovativa.
La speranza dei fan è che questo nuovo capitolo possa rilanciare
definitivamente il franchise, rimasto dormiente dal 2010, anno di
uscita di Tron:
Legacy.
Nel passaggio dalla pagina allo
schermo, Il club dei delitti del giovedì è
riuscito a mantenere intatta l’atmosfera accogliente del giallo
sotto la regia di Chris Columbus. Tuttavia, sono
state apportate alcune modifiche fondamentali alla trama del libro
di Richard Osman che hanno alterato il corso delle
indagini. Forse il più grande di questi arriva verso la fine,
quando viene rivelato che Bogdan (Henry
Lloyd-Hughes), lo sfortunato tuttofare di cui
Elizabeth (Helen
Mirren) e suo marito Stephen
(Jonathan Pryce) si sono fatti amici, era il
responsabile dell’omicidio del co-proprietario di Coopers Chase,
Tony Curran (Geoff Bell).
Le circostanze dell’omicidio sono
diverse, ma il cambiamento più notevole avviene quando Bogdan viene
arrestato, cosa che non accade mai nel libro perché Elizabeth non
lo denuncia. Ciò è particolarmente significativo considerando il
ruolo che Bogdan svolge nei libri successivi della serie di Osman.
Parlando con Maggie Lovitt di
Collider in una conversazione sugli adattamenti cinematografici
dei libri, a Columbus è dunque stato chiesto se, mentre realizzava
la sua versione di Il club dei delitti del
giovedì, avesse preso in considerazione la possibilità di
realizzare dei sequel basati sugli altri capitoli della serie.
“Oh, Dio, assolutamente, ci
siamo resi conto che questi libri erano incredibilmente popolari
tra il pubblico, non solo nel Regno Unito, ma in tutto il
mondo”, ha risposto. Osman ha altri tre libri da cui
attingere, con un quarto in arrivo. Il processo è stato simile a
quello della serie Harry Potter del regista, dove non solo
ha letto in anticipo, ma anche l’autrice J.K. Rowling ha informato
gli attori su dove stavano andando i loro personaggi man mano che
la storia si svolgeva. “Ho letto tutti i libri disponibili.
Sapevo esattamente dove stavano andando quei personaggi”.
Pertanto, Columbus era ben
consapevole del futuro di Bogdan e ne ha tenuto conto nel
descriverlo mentre affrontava le conseguenze delle sue azioni.
Oltre a ciò, ha fatto uno sforzo in più per assicurarsi che gli
attori avessero tutte le informazioni rilevanti di cui avevano
bisogno dai libri per dare vita agli abitanti di Coopers Chase.
Anche se il film ha dovuto ridurre la storia nella sceneggiatura di
Katy Brand e Suzanne Heathcote,
almeno i piccoli dettagli dei personaggi non sono andati persi
nella traduzione.
“Sapevamo, ad esempio, che
Bogdan e Donna (Naomi Ackie) avrebbero sviluppato una relazione nel
secondo libro, anzi, nel secondo libro, e ancora di più nel terzo
libro. Quindi sapevamo dove stavano andando tutti i personaggi,
anche nei minimi dettagli, come il fatto che Joyce stesse pensando
di comprare un cane. Questo tipo di cose erano importanti per noi
in termini di realizzazione del film, così anche gli attori
sapevano dove stavano andando con i personaggi. Prima di iniziare
le riprese e durante le prove, ho praticamente riletto il primo
libro e tutto ciò che non era nel film, che non era nella
sceneggiatura, l’ho scritto in parti specifiche per ogni
attore”, ha spiegato il regista.
“In altre parole, sono stato in
grado di dare a Joyce, o meglio a Celia [Imrie] e Helen, Pierce
[Brosnan] e Sir Ben [Kingsley], pagine di dialoghi o descrizioni
dei personaggi che erano essenziali per i loro ruoli. Così hanno
potuto leggerle e interpretare al meglio i personaggi. Quindi,
anche se era una cosa inconscia, sapevano dove si trovava il loro
personaggio, da dove provenivano le origini di quei personaggi nel
libro. Quindi tutto ciò che è stato fatto nel primo film è in
realtà una preparazione per i film successivi“.
Il club dei delitti del
giovedì 2 non è ancora stato confermato, ma Columbus
voleva lasciare aperta la porta nel caso in cui il film giallo
avesse avuto successo. Tuttavia, i cambiamenti hanno suscitato
qualche preoccupazione nei lettori, che temevano che Bogdan sarebbe
stato messo da parte per i futuri sequel. Il regista ha però
assicurato che il suo arresto non avrebbe significato un’uscita
definitiva del personaggio. “Per quanto riguarda il film,
abbiamo tutti pensato che sarebbe stato leggermente più
interessante, forse più soddisfacente, se Bogdan fosse stato
arrestato”.
“Non è mai stata nostra
intenzione tenere Bogdan fuori dai sequel. Avrei dovuto concludere
il primo film come hanno concluso tutti i grandi film di James
Bond in passato, con “Bogdan tornerà in L’uomo che morì due
volte”. Quindi, ovviamente, tornerà. Sapete, c’è un motivo per cui
ha ucciso Tony Curran per legittima difesa, gente… basta usare un
po’ di immaginazione e pensare a cosa significa legittima difesa.
Significa che uscirà di prigione molto rapidamente”.
“Ovviamente riporteremo in scena
Bogdan. – ha aggiunto il regista – Ovviamente saremo il
più fedeli possibile al secondo libro. Ma, ripeto, dobbiamo pensare
al fatto che stiamo realizzando un film e che a volte ci sono dei
limiti di tempo. Nel caso di Potter, il primo film durava due ore e
40 minuti ed era già stato ridotto il più possibile rispetto al
primo libro. Lo stesso vale per il secondo e il terzo libro. Quindi
per me era una questione di… ecco perché è andata così. È un po’
deludente leggere questi commenti, che definisco di minoranza, ma
mentre li leggo penso: “Beh, non preoccupatevi. È quello che stiamo
pensando, ci pensiamo noi”.
John Rambo, come
noto, è stato uno dei personaggi più iconici di Stallone, che lo ha
interpretato per la prima volta nel film
Rambo del 1982, per poi riprenderne il ruolo in altri
quattro film, l’ultimo dei quali è stato
Rambo: Last Blood del 2019. Il personaggio, come noto,
tornerà sul grande schermo ma con l’attore Noah
Centineo nel ruolo. Il nuovo film, attualmente
intitolato John Rambo, sarà infatti un prequel del primo
film e racconterà il periodo trascorso da Rambo in Vietnam.
Tuttavia, anche Sylvester Stallone stava lavorando ad un
prequel, che si sarebbe avvalso dell’uso dell’intelligenza
artificiale, ma che è ora stato definitivamente cancellato.
In un’intervista con Liam Crowley di
ScreenRant per la terza stagione di Tulsa
King (in onda dal 21 settembre), è infatti emerso
l’argomento del prequel di Rambo e Sylvester Stallone ha detto di aver avuto
l’idea di utilizzare l’intelligenza artificiale per ricreare una
versione più giovane del personaggio. “Volevo rifarlo con l’AI.
Volevo riscrivere la storia del primo Rambo perché volevo che Rambo
fosse il ragazzo più simpatico della scuola, il miglior studente,
il re del ballo e tutto il resto”.
“E quando va in Vietnam, pensa
che sarà una cosa di tre settimane, e poi lo vedi torturato e
catturato, i suoi amici uccisi, una cosa dopo l’altra, e la [sua]
vita a Saigon. Ed è così che diventa quello che è, ma in origine
era un bon vivant, quel tipo di persona. E ho pensato: “Potremmo
farlo con l’intelligenza artificiale”, ma abbiamo procrastinato
troppo a lungo e loro se ne sono appropriati e, spero, sapete…
buona fortuna”, ha concluso Stallone.
Cosa significa questo per il franchise di Rambo
Sylvester Stallone è stato attivamente
coinvolto nel franchise di Rambo sin dal suo
inizio. Oltre a recitare nei film, ha co-sceneggiato i primi tre
film, ha diretto e co-sceneggiato John Rambo e ha co-sceneggiato
Rambo: Last Blood. Tuttavia, nonostante le sue intenzioni
appena rivelate, Stallone non è coinvolto nel prossimo prequel. Si
tratta di un cambio della guardia per la serie, che è stata
definita da Stallone per più di 40 anni. Tuttavia, per mantenere la
serie Rambo in vita indefinitamente, un nuovo attore avrebbe
comunque dovuto assumere il ruolo alla fine.
Ci sono film che vanno
raccontati con cautela, perché svelarne troppo significa privare lo
spettatore del loro incanto. The Life of Chuck, diretto da
Mike Flanagan e tratto dall’omonimo
racconto di Stephen King, appartiene a questa categoria
rara. È un’opera che non si lascia incasellare facilmente: non è un
dramma convenzionale, non è una commedia, non è un film
catastrofico né un biopic in senso classico. È, piuttosto, una
sinfonia cinematografica che si dispiega in tre “movimenti”,
proprio come una composizione musicale.
Questa scelta strutturale
riflette la natura stessa del racconto originale di King, che non
segue una linearità narrativa tradizionale. Flanagan, fedele
interprete dell’universo kinghiano (già dietro a Doctor
Sleep e alla serie The Haunting of Hill
House), traduce questa fluidità in immagini, restituendo al
pubblico un’esperienza che è tanto emotiva quanto
intellettuale.
Primo movimento:
l’Apocalisse
Il film si apre con un
mondo che sembra avviato verso la fine. Internet collassa,
l’energia elettrica si spegne, il pianeta sembra ribellarsi ai suoi
abitanti. Catastrofi naturali e tecnologiche si susseguono come
presagi di un epilogo ineluttabile. In questo contesto incontriamo
Marty (Chiwetel
Ejiofor) e Felicia (Karen
Gillan), che un tempo erano sposati e che ora si
ritrovano in mezzo al caos.
Flanagan costruisce qui
un’atmosfera sospesa: mentre le notizie apocalittiche si
moltiplicano, immagini enigmatiche di un uomo, Chuck Krantz,
compaiono ovunque. Manifesti, schermi, cartelloni: tutti invitano a
ringraziarlo per “39 meravigliosi anni”. Ma chi è Chuck? Perché il
mondo deve ringraziarlo? L’interrogativo resta sospeso, e la forza
di questa prima parte sta proprio nel non dare risposte immediate,
ma nel seminare un mistero che vibra di inquietudine e fascino.
Secondo movimento: il
cuore di The Life of Chuck
Il secondo movimento
rappresenta il centro pulsante del film. Qui incontriamo finalmente
Chuck adulto, interpretato con sorprendente delicatezza da
Tom Hiddleston. La scena chiave è una sequenza quasi
surreale: Chuck si ferma davanti a un percussionista di strada e
improvvisa un numero di danza sulle sue battute. È un momento
leggero, gioioso, apparentemente insignificante. Ma come spesso
accade nei lavori di Flanagan, dietro la semplicità si nasconde una
profondità abissale.
Chuck invita una
sconosciuta, Janice (Annalise Basso), a unirsi a lui. I due
ballano, si lasciano andare, creano un legame improvviso e fugace
che rimarrà impresso nello spettatore. È un momento che parla della
vita in senso universale: l’importanza dell’attimo, della
spontaneità, della scelta di esserci davvero. È forse la scena più
memorabile del film, quella che rimane negli occhi e nel cuore
anche molto dopo i titoli di coda. Qui Hiddleston regala una
performance misurata e magnetica: non un eroe larger-than-life, ma
un uomo comune che riesce a trasformare la banalità in poesia.
Il finale ci porta
indietro nel tempo, all’infanzia e all’adolescenza di Chuck. È un
capitolo che amplia il respiro narrativo, mostrando come ogni vita
sia un mosaico di istanti, decisioni e ricordi. In questo segmento
spiccano i nonni di Chuck, interpretati da Mark Hamill e
Mia Sara.
Hamill dona al nonno una
gravitas quasi biblica, un uomo guidato da valori forti ma
non sempre dai migliori consigli. Sara, invece, incarna con
dolcezza e vitalità la nonna, amante della danza e custode di una
saggezza fatta di leggerezza. Questa sezione del film ha il sapore
malinconico dei ricordi che scorrono rapidi: ciò che da bambini
sembra eterno, da adulti si riduce a pochi fotogrammi
brucianti.
Flanagan riesce così a
chiudere il cerchio, collegando i frammenti precedenti e dando al
mosaico di Chuck un senso di completezza. Non una risposta
definitiva, ma una risonanza emotiva che invita lo
spettatore a riflettere sulla propria vita.
The Life of Chuck
è stato spesso presentato come un film di fantascienza. In realtà,
le etichette qui stanno strette. Certo, ci sono elementi
apocalittici e atmosfere che rimandano al Vonnegut di
Mattatoio n° 5, ma l’opera di Flanagan è più
vicina a un racconto esistenziale. Non ci troviamo davanti a un
enigma da risolvere, ma a un prisma narrativo: ogni spettatore può
riflettervi dentro il proprio significato, le proprie emozioni, i
propri ricordi.
Le influenze
cinematografiche sono molteplici: da La vita è meravigliosa
a Amélie. Ma Flanagan non si limita a citare: costruisce
un’opera personale, calda, intima, in cui l’elemento soprannaturale
o misterioso non serve a spaventare, bensì a illuminare. L’autore
conferma la sua abilità nel maneggiare il materiale di King senza
ridurlo a un esercizio di genere. Qui non c’è horror, non ci sono
mostri né fantasmi. C’è piuttosto il mistero più grande di tutti:
la vita stessa, con i suoi momenti fugaci e irripetibili.
Emozionante, enigmatico e
sorprendentemente luminoso, The Life of Chuck è un’opera che
invita a ballare, anche solo per un istante, nel mezzo del
caos.