From Zero to Hero, direbbero gli americani, ed è proprio quello che succede a Omar, il protagonista della nuova serie Netflix, liberamente tratta dal romanzo “Non ho mai avuto la mia età”, scritto dal giovane talento editoriale Antonio Dikele Distefano, che qui firma anche la sceneggiatura dello show creato da Menotti.
La trama di Zero
Siamo nella periferia di Milano, Omar fa il rider, è praticamente invisibile al mondo, vive con il padre e la sorella nel Barrio, quartiere con una popolazione a maggioranza nera e che, a seguito di una serie di atti vandalici che ne degradano le strade, corre il rischio di essere distrutto e ricostruito, sradicando così tutta la comunità che lì cerca un posto nel mondo. Omar è un ragazzo timido, solitario, ma quando scopre di avere un superpoteri la sua vita cambia. Insieme ad un gruppo di ragazzi del Barrio, che tentano di tutelare e salvare la loro comunità, imparerà che c’è molto per cui combattere, soprattutto quando conoscerà il valore dei legami, dell’amicizia, ma anche dell’amore verso Anna, una ragazza della Milano ricca e pre bene che sembra lontanissima da suo mondo, ma che in modo molto tenero e spontaneo ricambierà i suoi sentimenti. Omar diventa così Zero (come il numero sulla sua casacca da rider), il supereroe del Barrio, che usa i suoi poteri per proteggere il suo quartiere. Ma al sorgere di un grande eroe, corrisponde sempre l’arrivo e la nascita di un grande e misterioso villain…
Zero è nata da un’idea di Antonio Dikele Distefano e prodotta da Fabula Pictures con la partecipazione di Red Joint Film. Il cast è composto da giovani talenti italiani, energici, simpatici, con tante storie da raccontare: Giuseppe Dave Seke (Zero/Omar), Haroun Fall (Sharif), Beatrice Grannò (Anna), Richard Dylan Magon (Momo), Daniela Scattolin (Sara), Madior Fall (Inno), Virginia Diop (Awa), Alex Van Damme (Thierno), Frank Crudele (Sandokan), Giordano de Plano (Ricci), Ashai Lombardo Arop (Marieme), Roberta Mattei (La Vergine), Miguel Gobbo Diaz (Rico) e Livio Kone (Honey).
Antonio Dikele Distefano, ha scritto la serie, creata da Menotti, insieme a Stefano Voltaggio (anche Creative Executive Producer) Massimo Vavassori, Lisandro Monaco e Carolina Cavalli.
Alla regia di Zero si alternano quattro nomi: Paola Randi, Ivan Silvestrini, Margherita Ferri e Mohamed Hossameldin. In particolare Paola Randi ha diretto il primo e terzo episodio, Mohamed Hossameldin il secondo, Margherita Ferri il quarto e quinto episodio, mentre Ivan Silvestrini il sesto, settimo e ottavo episodio; tutti loro sono stati seguiti da Daniele Ciprì, che ha uniformato il look della serie, occupandosi della direzione della fotografia.
From Zero to
Hero
Zero è un racconto fantastico, calato nella normalità. Un supereroe riluttante in un contesto realistico è quello che molti anni fa ci aveva raccontato già M. Night Shyamalan con il suo bellissimo Unbreakable e che in questa nuova declinazione replica quel messaggio di accettazione di sé. Omar ha i suoi sogni ma anche le sue responsabilità e deciderà di abbracciarle per il bene della comunità, che finalmente impara a sentire sua.
Un prodotto di intrattenimento leggero, realizzato con una buona dose di aderenza alla realtà e che soprattutto nella ricerca del linguaggio dei protagonisti si colloca in un’intenzione realista che ricorda SKAM Italia, che ovviamente trattava con lo stesso grado di realismo gli adolescenti romani. Qui siamo a Milano, una dei protagonisti dello show, soprattutto perché il nostro (super)eroe fa il rider e quindi percorre e vive le strade della città, ma anche perché il luogo di provenienza di Omar, il Barrio, è esattamente un quartiere, un posto preciso da difendere.
La storia di Zero sembra avere molte potenzialità e questo ce lo suggerisce soprattutto un finale aperto che desta curiosità, voglia di sapere cosa succede dopo. Una curiosità che nasce dal fatto che la vera svolta narrativa arriva proprio nel finale, sbilanciando il ritmo della trama e relegando agli ultimi episodi, i migliori, diretti da Silvestrini, il cuore action del racconto, quello che può trasformare una storia di normalizzazione della multietnicità in un racconto universale di super eroi e supercattivi.
Zero è una buona prima volta, che per fortuna indugia poco sugli stereotipi razziali e si lascia andare al cuore dei suoi personaggi. Le emozioni sono la cosa che ci lega non il colore della pelle, secondo Dikele Distefano, e il giovane autore fa sua questa idea e la manifesta nel suo racconto della storia di Omar, un ragazzo timido che scopre di avere un superpotere e ne fa un buon uso.


















1. Emma Charlotte Duerre
Watson è nata nel 1990, da Jacqueline Luesby e Chris Watson, due
avvocati. Dall’età di sei anni, Emma sapeva di voler
diventare un’attrice e ha studiato recitazione, danza, e canto per
molto tempo alla Stagecoach Theatre Arts a Oxford. All’età di dieci
anni, aveva già preso parte a tantissime produzioni della
scuola.
La Contessa ha debuttato in
“Strange Tales #159” dell’agosto 1967 come parte della leggendaria
serie dell’iconico autore e artista di fumetti Jim Steranko su Nick
La Contessa accelerò il suo
programma di addestramento all’interno dello SHIELD e divenne
un’esperta nel combattimento corpo a corpo. Diventò anche molto
abile nell’uso di una vasta gamma di armi. Ebbe modo di sfoggiare
la sua abilità nel combattimento già la prima volta che incontrò
Nick Fury, che allora era già un agente dell’organizzazione e che
in futuro sarebbe diventato una figura molto importante nella sua
vita.
La storia d’amore tra
Valentina e Nick Fury è la relazione chiave dell’iconica serie di
Steranko, che è iniziata come parte della serie “Strange Tales”,
per passare poi alla serie solista “Nick Fury, Agent Of
S.H.I.E.L.D.” del 1966.
Il #2 della serie “Nick
Fury, Agent Of S.H.I.E.L.D.” è forse il volume più importante della
run di Steranko per diverse ragioni. È un esempio della sua arte
all’avanguardia, ma è anche una run molto, molto controversa. La
storia originale disegnata da Steranko presenta una serie di
pannelli sessualmente allusivi per l’epoca. All’epoca, il Comics
Code Authority si è opposto e ha costretto la Marvel a
cambiarli.
La relazione di Valentina e
Fury è stata molto importante nei fumetti, qualcosa che i fan
adorerebbero vedere di sicuro nell’annunciata serie dedicata a Nick
Fury e in arrivo prossimamente. Tuttavia, per quanto sia stata
importante, non è stata una relazione perfetta.
Nonostante la sua storia,
Valentina è un personaggio un po’ oscuro se relazionato a Captain
America. Un altro oscuro gruppo di personaggi a cui è stata
associata è la Femme Force. Questa élite formata da agenti dello
SHIELD ha debuttato in “Captain America #144” del 1971.
Potrebbe essere che
Valentina interpreti un ruolo di rilievo nella prossima annunciata
serie del MCU, Secret Invasion, al pari di quanto fatto nel fumetto
originale.

La breve interazione
nell’episodio cinque tra Valentina e John Walker sembra aver
suggerito che la Contessa potrebbe spingerlo a diventare il suo
alter ego dei fumetti, ossia US Agent. Inoltre, nella post-credits,
Walker sta costruendo il proprio scudo, qualcosa che fa anche nei
fumetti.



















