Il cavaliere oscuro – Il ritorno ha introdotto
un poliziotto eroico, John Blake (interpretato da Joseph Gordon-Levitt), che è diventato un
alleato sia di Batman che di Jim Gordon. Dopo essere stato nominato
detective, il nome completo di John fu rivelato come “Robin John
Blake”, un cenno alla spalla di Batman nei fumetti. A rendere il
tutto ancora più degno di nota fu il fatto che Bruce Wayne lasciò a
Robin le indicazioni che lo avrebbero condotto alla Batcaverna.
L’implicazione era che sarebbe
diventato il nuovo vigilante di Gotham City, riprendendo da dove si
era interrotto il Crociato incappucciato, che si credeva morto. Nel
corso degli anni si è parlato molto di un possibile Batman
4 che avrebbe dunque continuato la storia di Robin e anche
lo sceneggiatore Jonathan Nolan si è
recentemente espresso a riguardo. Naturalmente non se ne fece
nulla e Bruce fu reintrodotto quattro anni dopo – con Ben Affleck che interpretava una nuova
versione del personaggio in Batman v Superman: Dawn of Justice del 2016.
Parlando con
Inverse, è stato chiesto a Joseph Gordon-Levitt se fosse mai stato messo
al corrente di eventuali progetti di spin-off o sequel. “Nolan
stava facendo una trilogia“, ha spiegato. “Non ha mai
voluto fare altri film. Questa era la fine della sua trilogia. È
buffo, ci ripensiamo adesso con il contesto del Marvel Cinematic Universe: tutto è
un sequel di un sequel di un sequel“. “Ma ai tempi, fare
una trilogia era molto, e questo era il modo in cui si
pensava“. A quanto pare, dunque, non ci sono mai stati piani
ulteriori e quell’accenno nel finale era previsto rimanesse
tale.
Ambientato otto anni dopo gli eventi
de Il cavaliere oscuro, Bruce Wayne si è ritirato
dal suo ruolo di vigilante e vive in isolamento. Gotham City gode
di un periodo di relativa pace fino all’arrivo di Bane, un
formidabile e spietato mercenario. Il piano di Bane di distruggere
Gotham costringe Bruce a indossare nuovamente il mantello di
Batman. Per salvare la città si allea con Selina Kyle, un’abile
scassinatrice dalle motivazioni ambigue.
Nel panorama cinematografico
italiano, Matteo Garrone
si è affermato come uno dei registi più importanti, capace di
spaziare tra i generi per raccontare le derive dell’essere umano.
Titoli come L’imbalsamatore e Gomorra rimangono tra i suoi lavori più apprezzati, da
cui emerge tutta la brutalità e la bruttezza di determinate
situazioni. Negli ultimi anni, a questi titoli si è affiancato
Dogman (qui
la recensione), presentato in concorso al
Festival di Cannes nel 2018. Il film, basato su una
vicenda realmente accaduta, è nuovamente un racconto di
periferia, che attraverso quanto avvenuto riflette sul senso di
determinate azioni.
Garrone aspirava da tempo a
realizzare un film sulla vicenda del canaro, ma agli inizi del 2000
non trovò né il cast né i finanziamenti adeguati. Dopo aver
guadagnato sempre più popolarità, egli è infine riuscito a
realizzare Dogman. Dopo aver ricevuto una
grande accoglienza a Cannes, il film ha poi fatto incetta di premi,
arrivando anche a vincere numerosi David di Donatello, tra cui
quello per il miglior film, la miglior regia e la miglior
sceneggiatura.
Uscito tra le parentesi fantasy di
Il
racconto di racconti e Pinocchio,
questo rimarrà senza ombra di dubbio uno dei suoi lavori più
importanti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
vera storia dietro il film. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di
Dogman
Protagonista del film è
Marcello, proprietario di un salone di
toelettatura per cani. La sua esistenza scorre sempre uguale e
indifferente tra le pieghe di una periferia sospesa tra la grande
metropoli e la natura incontaminata. Persona silenziosa e
tranquilla, durante le sue giornate si divide tra il lavoro,
l’adorata figlia Alida, e gli amici del quartiere.
Egli, però, ha anche un ambiguo rapporto di sudditanza con
Simoncino, un ex pugile da poco uscito di prigione
e temuto da tutto il quartiere per i suoi atteggiamenti al limite
della follia. Quando quest’ultimo coinvolge Marcello in una
pericolosa rapina, il mite canaro dovrà trovare il coraggio di
farsi valere e affermarsi sul temibile delinquente.
Il cast del film
Originariamente Garrone intendeva
realizzare questo film nel 2006. A quell’epoca propose il ruolo del
protagonista a Roberto
Benigni, ma il progetto non si concretizzò. Quando
finalmente nel 2017 il film prese vita, il regista decise di
affidare la parte del canaro a Marcello Fonte,
attore fino a quel momento pressocché sconosciuto. Grazie alla sua
intensa performance, egli arrivò poi a vincere il premio come
miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes. Fonte ha in seguito
dichiarato che prima di determinate scene il regista lo ha
incoraggiato a bere del whisky al fine di entrare nel mood giusto.
Accanto a lui, nel ruolo di sua figlia Alida vi è l’esordiente
Alida Baldari Calabria.
Laura Pizzirani è
invece la madre di Alida. Tra gli amici di quartiere di Marcello vi
sono invece Adamo Dionisi nel ruolo di Franco,
Francesco Acquaroli nel ruolo di Francesco e
Gianluca Gobbi nei panni di un altro dei
commercianti. L’attore ed ex criminale Aniello
Arena è l’ispettore di polizia, mentre Mirko
Frezza interpreta uno spacciatore di quartiere. L’attrice
Nunzia Schiano, interpreta invece la madre di
Simoncino. Quest’ultimo è interpretato da Edoardo
Pesce. Per assumere il ruolo, l’attore ha acquisito
numerosi chili di muscoli e si è rasato i capelli. Per la sua
interpretazione ha poi vinto il David di Donatello come miglior
attore non protagonista.
Dogman: la vera
storia del “Canaro” dietro al film
Come noto, la storia del film è
ispirata alla vicenda di Pietro De Negri, meglio
conosciuto come Er Canaro. Quello che lo vede protagonista è uno
dei fatti di cronaca più brutali dell’Italia del dopoguerra. Nel
1988 egli divenne noto a livello nazionale per l’omicidio dell’ex
pugile dilettante Giancarlo Ricci. Come nel film,
i due avrebbero commesso una rapina insieme, ma ad aver scontato un
periodo in carcare è stato solo De Negri. Stanco delle minacce e
delle percosse che riceveva da Ricci, il 18 febbraio 1988 lo attirò
nel proprio negozio per cani e qui iniziò a torturarlo fino alla
morte.
Stando a quanto riportato, lo
sottopose ad amputazioni, ustioni e percosse. Dopo ore, De Negri si
sbarazzò del corpo. Dopo averlo legato e avvolto in un sacco di
plastica, lo trasportò in auto sino alla discarica di via Belluzzo
nel Portuense, dove lo cosparse di benzina e lo incendiò,
preoccupandosi di lasciare intatti i polpastrelli per
l’identificazione. Il giorno seguente il cadavere fu ritrovato e la
testimonianza d’un amico di Ricci, Fabio Beltrano,
portò all’arresto del “Canaro” il 21 febbraio. L’uomo confessò
senza mostrare alcun pentimento.
Inizialmente, in quanto venne
ritenuto affetto da disturbo paranoide, con incapacità d’intendere
e di volere per l’intossicazione acuta da cocaina, se ne escluse la
pericolosità sociale e uscì di prigione dopo poco più di un anno.
Tuttavia, De Negri riportò poi una condanna definitiva a
ventiquattro anni di reclusione. Dopo 16 anni di galera, nel
2005 De Negri è tornato in libertà, restando in affidamento ai
servizi sociali e ottenendo un impiego da fattorino presso uno
studio commerciale. Rifiutando ogni intervista, De Negri ha da quel
momento chiesto di essere dimenticato.
Il trailer di
Dogman e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete.
Dogman in streaming è disponibile sulle seguenti
piattaforme:
Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.
L’ultimo film di Richard
Linklater, Hit
Man (qui
la recensione), è uno dei titoli più attesi del calendario
cinematografico 2024. Ora al cinema, il film è destinato a
diventare una pietra miliare per una delle megastar emergenti di
Hollywood,
Glen Powell, che non è solo la star di Hit
Man, ma anche il co-sceneggiatore di Linklater. Powell
e Linklater hanno già collaborato all’adattamento di Fast Food
Nation, alla commedia Tutti vogliono qualcosa!!! e allo sguardo animato e
nostalgico sulla corsa allo spazio Apollo 10 1⁄2: A Space Age Childhood.
Senza nemmeno considerare il
talento che si concentra in questo progetto, il concetto di un
poliziotto sotto copertura che si finge un killer a pagamento per
arrestare chi lo vuole assumere è una premessa di per sé già
particolarmente allettante, che trova nelle capacità di Linklater
di bilanciare dramma e commedia il suo punto di forza. Tuttavia,
Hit
Man è tutt’altro che una semplice storia stravagante,
poiché si basa sulla storia vera di un finto assassino.
La trama di Hit Man
Il film Hit
Man, che ha ricevuto
recensioni entusiastiche dalla sua anteprima alla
Mostra Internazionale d’Arte Cinematograficadi
Venezia nel 2023, segue Gary Johnson (Glen
Powell), un professore di college diventato
specialista di tecnologia che conduce una seconda vita come agente
di polizia sotto copertura. Egli si finge infatti un killer su
commissione per arrestare coloro che cercano di assumerlo. Questo
finché non incontra una donna, Maddy Masters (Adria
Arjona), maltrattata dal marito. Johnson, che si sente
attratto da Maddy, si impegnerà dunque a liberarla da questa
relazione tossica.
Adria Arjona e Glen
Powell in una scena di Hit Man. Foto di Courtesy of Netflix
Richard Linklater e Glen Powell
adattano una storia vera
Hit
Man è tratto da una storia vera documentata dal
Texas Monthly nel 2001. L’articolo omonimo è stato scritto da
Skip Hollandsworth, il cui lavoro è servito come
base per un’altra commedia nera/docu-dramma di Linklater,
Bernie. Quel film, interpretato da Jack Black nel ruolo di un becchino condannato
per omicidio, adatta una storia assurda e la infonde con
l’umanesimo naturale di Linklater e con un commento acuto sulla
cultura texana.
Originario di Lone Star, Linklater
è per il Texas quello che Martin Scorsese e Spike Lee sono per New York.
Linklater ammira la sua educazione, ma i suoi film
esaminano attivamente i codici e le aspettative della società, che
sono stati portati avanti dalla sua gente. Hollandsworth,
giornalista ed editore texano, è perfettamente complementare al
regista, poiché entrambi si interessano alle stranezze della vita
quotidiana.
Adria Arjona e Glen Powell in una scena di Hit Man. Foto di
Courtesy of Netflix
Hit Man è basato sulla storia di
un killer a pagamento sotto copertura in Texas
Hit
Man racconta dunque la procedura di arresto di persone
che si rivolgono a killer a pagamento. Quando la polizia riceve una
soffiata su una persona che sta cercando di uccidere qualcuno,
invia Gary Johnson per incontrare questo “cliente”. Se riesce a
ottenere dal cliente la confessione di voler uccidere una persona
specifica, la polizia ha le basi per un arresto. L’ampia storia di
Hollandsworth è stata studiata e approfondita e attraverso
l’articolo il lettore comprende l’impenetrabile psicologia di Gary
Johnson, un vero e proprio “jack of all-trades“.
Può sembrare inverosimile che una
persona possa aver organizzato oltre 60 arresti di persone che
sollecitavano un assassino professionista senza che la sua
copertura fosse mai compromessa, ma Hollandsworth sottolinea il
carisma con cui Johnson si comportava durante ogni incontro con un
“cliente”. Johnson attendeva che le persone confermassero la loro
voglia di far colpire un determinato bersaglio, di solito un amante
infedele o un rivale invidioso. Una volta che il sospettato
ordinava il colpo, la polizia poteva procedere con l’arresto.
Johnson è dunque un uomo
imperscrutabile. La sua aura misteriosa lo rende il finto killer
ideale, un vero camaleonte umano in grado di adattarsi all’ambiente
circostante. Hollandsworth lo caratterizza come un individuo medio,
mite, che nessuno guarda in faccia, scrivendo che lo si potrebbe
scambiare per un semplice “impiegato di basso livello”
dell’ufficio del Procuratore Distrettuale. Vive uno stile di vita
preciso e rigoroso che lo porta a pranzare ogni giorno nello stesso
locale.
Glen Powell in Hit Man
Lo stile di vita sobrio e la
dicotomia tra gusto di alta classe e lavoro di bassa classe è
invocata dai più importanti killer professionisti fittizi, tra cui
il killer solitario di Le Samouraï di Jean-Pierre
Melville, il nichilista amante del jazz di Tom Cruise in Collateral e il cacciatore senza emozioni di Michael Fassbender in The Killer. Contrariamente a questi personaggi dotati
anche di quel carattere duro che ci si aspetta da un assassino,
Johnson ascolta musica classica e audiolibri in auto ed è in tutto
e per tutto ben distante dallo stereotipo del sicario.
Sotto la sua facciata di professore
universitario senza pretese, Johnson ha inoltre profonde
meditazioni sullo stato della vita moderna all’inizio del secolo.
Nell’economia consumistica iperattiva dell’America, Johnson non è
affatto sorpreso che le persone cerchino rimedi rapidi ai loro
problemi. “Oggi le persone possono pagare per far riparare i
loro televisori e raccogliere la loro spazzatura, quindi perché non
possono pagare me, un sicario, per riparare le loro vite?“.
Rifletteva il vero Johnson. Il finto killer ha osservato che lo
stato precario dell’economia ha spinto a prendere misure drastiche.
“Quando le cose cominciano ad andare male… tutti diventano un
po’ più pazzi e cominciano a pensare di far fuori qualcun
altro“, ha detto.
L’assurdità riproposta
dall’articolo del Texas Monthly è un sottoprodotto dell’angoscia
della classe media prevalente all’inizio del secolo, ampiamente
espressa nei film del 1999, tra cui Fight Club e
Office Space. Nel film, persone con problemi relativamente
innocui ricorrono all’estremo assumendo un killer a pagamento.
Secondo Johnson, però, la maggior parte dei suoi clienti non erano
ex detenuti. Erano cittadini onesti che non avevano mai ricevuto
una multa per eccesso di velocità. La facilità con cui individui
appartenenti a un mondo civilizzato si spingono a misure così
drastiche racconta dunque del degrado dell’America idealista.
Come dice Hollandsworth, gli
incontri di Johnson con i clienti che ordinavano i colpi erano
“studi da manuale sulla banalità del male“. Le motivazioni
che spingevano i clienti a richiedere i servizi del sicario sotto
copertura non erano certo moralmente giustificabili, dato che la
maggior parte dei casi riguardava sospetti di adulterio,
frustrazioni con i datori di lavoro o dispute per la custodia. La
cosa più sconcertante è che, anche quando Johnson iniziò ad
attirare l’attenzione dei media a partire dallo Houston Chronicle,
con storie che stampavano il suo nome e citazioni di Johnson, i
clienti non diminuirono. La richiesta di assassini continuò ad
essere alta.
Glen Powell e Adria Arjona in Hit Man
Gary Johnson di Hit Man nella vita
reale era una star carismatica
Il tratto distintivo di Gary
Johnson, l’abilità che gli ha permesso di eccellere in questo ruolo
è stata la persuasione. Nonostante il suo atteggiamento mite, il
carisma di Johnson non conosceva limiti: la sua personalità
contagiosa portava i clienti a chiedere effettivamente l’assassinio
del rispettivo bersaglio senza mai far sospettare che fosse in atto
un inganno. L’astuta persuasione di Johnson flirtava a volte con la
palese manipolazione.
Un avvocato o un giudice avrebbero
potuto ragionevolmente criticare alcune delle sue astute tattiche
per ottenere una confessione. In definitiva, l’unica accusa che un
pubblico ministero potrebbe rivolgere a Johnson è quella di essere
l’attore più convincente del mondo. Nel mondo delle indagini sotto
copertura, Johnson è Laurence Olivier, come dice Hollandsworth. Un
supervisore di Johnson ha dichiarato: “Gary è davvero un grande
interprete che può trasformarsi in qualsiasi cosa abbia bisogno di
essere in qualsiasi situazione si trovi“. Si adatta alle
circostanze del cliente modificando il suo guardaroba o la sua
personalità.
L’attesa per Hit
Man va dunque oltre i principali talenti coinvolti nel
film. Non solo il film è basato su una surreale storia vera, ma la
vita di Gary Johnson è l’analogo perfetto del cinema. Ha vissuto
grazie all’inganno, che è il cuore del processo cinematografico.
L’articolo di Skip Hollandsworth sul Texas Monthly parla di un uomo
che usa il fascino per raggiungere i suoi obiettivi. Tra le star
del cinema in attività, quante sono più affascinanti di Glen Powell? L’attore è pronto a fare il salto
verso la superstar e questo film di Richard Linklater lo eleva
sicuramente ad un gradino più alto.
David Harbour, che ha fatto il suo ingresso
nel MCU con Black
Widow, ha confermato su Instagram di aver terminato le riprese
di Thunderbolts*
dei Marvel Studios. L’attore ha anche condiviso sul proprio profilo
social quello che sembra essere un poster di propaganda d’epoca con
Red Guardian all’apice della Guerra Fredda. La scritta in russo
dovrebbe tradursi in “Siamo indomabili come il Guardiano
Rosso“.
Dato che le riprese del film si
stanno ormai avviando alla conclusione, quando il mese prossimo i
Marvel Studios si recheranno al Comic-Con ci aspettiamo che un
nuovo sguardo sui Thunderbolts*
venga rilasciato durante quello che sarà sicuramente un memorabile
panel nella Hall H. C’è una buona probabilità che venga rilasciato
anche online e, se siamo davvero fortunati, potremmo anche vedere
Sentry.
“È così interessante pensare a
dove Red Guardian finisce alla fine di ‘Black Widow’, dopo che la
sua storia è conclusa e cosa gli succederà dopo essere uscito di
prigione“, ha detto Harbour in una recente intervista.
“Dove va? Anche riallacciare i rapporti con Florence [Pugh]
sarà fantastico“. “Mi piacerebbe vedere – perché è un
idiota ed è un egocentrico – tutte queste cose, ma ha questo fuoco
dentro di sé, e penso che potrebbe essere all’altezza di certe
occasioni se gliene venisse data la possibilità“.
Durante il panel dei Marvel Studios al
D23 2022, il presidente dei Marvel
StudiosKevin
Feige ha svelato il cast del prossimo film
Thunderbolts*,
che sarà una squadra composta principalmente da supercriminali e
antieroi. Comprende la Contessa Valentina Allegra de
Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), Red
Guardian (David
Harbour), Ghost (Hannah Jon-Kamen), US Agent
(Wyatt
Russell), Taskmaster (Olga
Kurylenko), Yelena Belova/Black Widow
(Florence
Pugh) e Il Soldato d’Inverno (Sebastian
Stan). Secondo quanto appreso la contessa Valentina
Allegra de Fontaine metterà insieme la squadra e potrebbe anche
essere parzialmente responsabile della creazione di
Sentry.
Harrison Ford – ammesso che sia ancora
presente – sostituirà
il defuntoWilliam Hurt nei panni di Thaddeus
“Thunderbolt” Ross. Thunderbolts*
è attualmente previsto nelle sale il 2 maggio
2025. Il film sarà diretto da Jake
Schreier, la cui storia come regista non è estremamente
ampia, avendo lavorato solo a Robot & Frank del 2012,
Paper Towns del 2015 e alla versione filmata del 2021 di
Chance the Rapper’s Magnificent Coloring World Tour.
Le cineprese continuano a girare sul
set del film Superman,
a Cleveland e, sebbene le foto di oggi non siano così rivelatrici
come quelle condivise online all’inizio della settimana, abbiamo un
nuovo video molto interessante che potrebbe confermare
l’apparizione di un certo personaggio nel reboot del DCU. Protagonista di questo nuovo filmato è il
Mr. Terrific di Edi Gathegi, intento a muoversi
lungo la strada e comportarsi in modo… piuttosto strano! L’eroe
sembra interagire con qualcuno/qualcosa che non si vede, il che ha
portato a speculazioni sul fatto che Superman
avrà un personaggio completamente in CGI.
La teoria subito diffusasi – in
particolare guardando i movimenti e i gesti di Terrific verso la
fine del video – riguarda Krypto, il fedele
cagnolino di Superman. Ulteriori foto poi
diffuse sembrano confermare ulteriormente tale teoria, in quanto in
esse viene mostrato Mr. Terrific con in mano una scatola di
crocchette per cani Milk Bone. È dunque sempre più probabile che
tale personaggio, di cui si vociferava da tempo, farà il suo
debutto sul grande schermo proprio con il film scritto e diretto da
James Gunn.
Superman,
scritto e diretto da James
Gunn, non sarà un’altra storia sulle origini, ma il
Clark Kent che incontriamo per la prima volta qui sarà un “giovane
reporter” a Metropolis. Si prevede che abbia già incontrato Lois
Lane e, potenzialmente, i suoi compagni eroi (Gunn ha
detto che esistono già in questo mondo e che l’Uomo di domani non è
il primo metaumano del DCU). Il casting ha portato
alla scelta degli attori David Corenswet e Rachel Brosnahan come Clark Kent/Superman e
Lois Lane.
Il film è stato anche descritto come
una “storia
delle origini sul posto di lavoro“, suggerendo che una
buona parte del film si concentrerà sull’identità civile di
Superman, Clark Kent, che è un giornalista del Daily Planet.
Secondo quanto riferito, Gunn ha consegnato la prima bozza della
sua sceneggiatura prima dello sciopero degli sceneggiatori, ma ciò
non significa che la produzione non subirà alcun impatto in
futuro.
“Superman è il vero fondamento
della nostra visione creativa per l’Universo DC. Non solo Superman
è una parte iconica della tradizione DC, ma è anche uno dei
personaggi preferiti dai lettori di fumetti, dagli spettatori dei
film precedenti e dai fan di tutto il mondo”, ha detto Gunn
durante l’annuncio della lista DCU. “Non vedo l’ora di
presentare la nostra versione di Superman, che il pubblico potrà
seguire e conoscere attraverso film, animazione e giochi”.
Si terrà sabato 29 giugno, alla
presenza dei membri fondatori,
la serata di presentazione ufficiale di Collettivo
Chiaroscuro – CCS –The Art of Italian Cinematography and
Beyond, associazione di direttori della
fotografia italiana che si uniscono per fare squadra e raccontare
il loro mestiere. “Consapevoli
che il cinema è un’arte collettiva, siamo nati con lo scopo di
aprire nuovi canali di comunicazione con i nostri colleghi di tutte
le altre discipline. Nel percorso che vogliamo intraprendere
avvertiamo la necessità di rafforzare il dialogo e le sinergie sia
sul piano del linguaggio, sia sui piani della creatività visiva e
delle possibilità del racconto.” Si legge così nel manifesto
dell’associazione, e noi di Cinefilos.it abbiamo raggiunto al
telefono Luca Ciuti, direttore della fotografia e
Vicepresidente di Collettivo Chiaroscuro – CCS per
farci raccontare la genesi e il futuro di questa
avventura.
Luca Ciuti, direttore della fotografia e
Vicepresidente di Collettivo Chiaroscuro – CCS
Attivo da vent’anni nel
mondo del cinema, della tv, dello spettacolo dal vivo tra Italia e
Regno Unito, Ciuti ha illustrato la nascita del collettivo, ma
anche quelle che sono le motivazioni, le necessità e le intenzioni
di una categoria imprescindibile per la settima arte.
“Il collettivo nasce dalla
necessità di tanti direttore
della fotografia, che negli anni ci siamo avvicinati e
conosciuti. Alcuni di noi durante il lockdown del 2020 abbiamo
sfruttato la possibilità del riposo forzato per riunire la maggior
parte dei rappresentati di questa categoria in Italia. Eravamo 130
direttori della fotografia nella stessa chiamata zoom! Molti
di quelli sono confluiti nel collettivo, grazie a quella prima
esperienza di scambio, siamo riusciti a unirci e a trovare un
accordo con una serie di agenzie di rappresentazione di categoria
che hanno deciso di rappresentarci. La cosa è inedita in Italia ed
è stata possibile perché alcuni di noi, compreso me, abbiamo
vissuto all’estero e rientrando qui abbiamo trovato difficoltà a
confrontarci con un mercato in cui bisognava fare sempre un gioco a
ribasso. È un problema quando il tuo lavoro è anche la tua
passione, ti senti messo alle strette. Ma questa esperienza ci ha
dato forza e ci ha fatto capire che avevamo bisogno di fare
squadra.”
Un’idea nata nell’inattività del primo lockdown
Dal primo incontro in
lockdown sono stati fatti poi passi da gigante: un nucleo
di circa trenta membri ha cominciato a costruire l’idea di
un’associazione che avesse nel nome la parola “collettivo”.
“Volevamo dare un’idea molto precisa – spiega Luca
Ciuti – Non volevamo appoggiarci esclusivamente sulla
forza dei membri più conosciuti e famosi, ma anche aprirci a tante
altre realtà. Ci sono tantissimi colleghi bravissimi di ogni genere
e età che lavorano nel tessuto industriale italiano, che realizzano
tanti bei prodotti e progetti, dal più commerciale al più
artistico, che meritano visibilità.”
Luca Ciuti – Foto di Arianna Genghini
Uno scambio di esperienze
Un primo scopo del
Collettivo Chiaroscuro – CCS è quindi lo scambio, a
qualsiasi livello, di esperienze tra colleghi. Ma anche la
formazione avrà un ruolo importante nel futuro dell’associazione.
“Vogliamocrescere insieme, fare formazione per
i soci e per chi non appartiene al gruppo. Organizzare masterclass,
poter permettere a tutti i soci di condividere il sapere, ma anche
una necessità di cominciare a parlarsi in maniera continuativa. Per
una questione legata alla natura del lavoro, le strade dei
direttori della fotografia non si incrociano quasi mai, noi
vogliamo creare una comunicazione” ha dichiarato Luca
Ciuti.
L’associazionismo di categoria
all’estero, in Europa, è molto forte, e l’intenzione e di replicare
quel modello anche per l’Italia, dove fino a qualche tempo fa si
immaginava un mondo chiuso su se stesso: “La mentalità si sta
evolvendo e si sta avendo un ricambio generazionale. Abbiamo
cominciato a cambiare rotta. Viviamo in una società in cui ci si
basa spesso sulla gerarchia, sicuramente è una realtà, ma, ad
esempio, il nostro Presidente, Paolo Carnera, un gigante dalla
carriera lunghissima, ha atteggiamento diverso, è una grandissimo
professionista con un talento incredibile che professionalmente ha
sempre saputo rinnovarsi e stare al passo con i tempi.
Paolo ci tiene ad avere un
rapporto con i giovani, mentre i racconti del centro sperimentale
che ho frequentato dicevano una cosa diversa: i grandi maestri
erano distanti dai giovani perché avevano paura di essere
scavalcati, ma è un falso mito! Se condivido il mio sapere con gli
altri posso solo fare del bene, non esiste che gli altri mi rubino
il lavoro per questo. Il lavoro di direttore della fotografia per
natura possiede una componente discrezionale e artistica che non si
può “rubare”, il resto è tecnica, e si impara. Se non hai una verve
artistica personale diventi un bravo artigiano, ma difficilmente
sei un artista con una personalità.”
Luca Ciuti – Foto di Stefano Sacchi
Creare una narrazione legata ai direttori della fotografia
Un altro scopo del Collettivo Chiaroscuro – CCS è creare una narrazione
introno a questa professione: “All’interno del
collettivo ci siamo divisi i compiti e io ho l’onere di gestire il
gruppo della comunicazione anche attraverso la gestione del sito.
Sentivo la necessità di creare un portale che diventasse un
riferimento della direzione della fotografia in Italia, ho sempre
sentito la mancanza di una letteratura e di una narrativa che
raccontasse il nostro mestiere. Se sei anglosassone, francese, hai
la possibilità di accedere al sapere attraverso pubblicazioni e
siti che da noi non esistono. Ci sono alcuni articoli qua e là e
sono sempre legati a brand o compagnie di prodotti. Noi stiamo
cercando di fare questo adesso, creare una narrazione”
chiarisce Luca Ciuti, per poi addentrarsi nel
dettaglio.
“Ad esempio: Paolo (Carnera) fa
dei film bellissimi ma è difficile trovare articoli in cui gli
viene chiesto come lavora. Magari ci sono dei brand che offrono al
direttore della fotografia delle attrezzature e quindi vogliono
parlare di quei prodotto, lenti, luci o camere. Ma in questo tipo
di articoli manca la componente artistica del lavoro. Secondo noi,
è giusto che si sappia come ci si approccia a questo mestiere, è
giusto che gli studenti sappiano com’è l’interno dell’industria del
Paese in cui vivono. Abbiamo deciso di investire tanto nella
comunicazione e nella narrazione del nostro lavoro.”
In Italia manca una letteratura relativa alla direzione della
fotografia
La missione principale è dunque
creare una letteratura intorno al lavoro di direttore della
fotografia: “‘Vogliamo darci e aprirci agli altri. Non vogliamo
nasconderci, stare all’interno di un luogo chiuso, vogliamo poterci
interfacciare con gli altri, con i collaboratori degli altri
reparti, vogliamo fare rete. C’è una grande voglia di condivisione:
quando abbiamo fondato l’associazione eravamo 27, dopo un mese
eravamo già saliti a 60, ora siamo 74 direttori della fotografia,
tutti attivi, e abbiamo altri nomi che vogliono associarsi. A
dicembre scorso ci siamo incontrati per un aperitivo, eravamo circa
50 persone e io non ho mai visto così tanti DOP tutti insieme:
avevo davanti a me la storia del cinema italiano e accanto a loro,
giovanissimi che sono alle prime armi, e tutti si trattavano da
pari. Tutti erano accessibili e desiderosi di condividere, ognuno
di noi ha portato le proprie esperienze.”
L’ultima edizione dei David di Donatello, in cui i direttori della
fotografia, ma anche costumisti, scenografi e tutti gli altri
mestieri del cinema sono stati premiati lontani dalla platea e dal
calore dei loro colleghi, ci ha dato forse il polso della
situazione: è possibile che proprio la mancanza di racconto e
letteratura rispetto alla direzione della fotografia e alle altre
eccellenze che contribuiscono in maniera fondamentale e creare un
film (o una qualsiasi altra opera audiovisiva), abbia contribuito a
pensare che fosse una buona idea premiare i mestieri del
cinema lontani dal palcoscenico principale, insieme a
registi e attori?
Luca Ciuti – Foto di Arianna Genghini
Luca Ciuti: “L’assenza di narrazione produce un
vuoto”
“È esattamente questo il punto
– secondo Luca Ciuti– ho sempre
sostenuto che in Italia ci sia stata una sorta di distrazione nei
confronti delle professioni dovuta alla carenza di letteratura. Io
sono un allievo di Giuseppe Rotunno, un mito, un maestro
assoluto, mi ha insegnato tutto quello che so, è giustissimo
parlare di lui, così come, ad esempio, di Vittorio
Storaro. Sono i massimi esponenti della fotografia
italiana, dei geni, ma negli anni sono cresciute tante altre
generazioni di DOP, sono stati fatti tantissimi altri bei film,
magari non tutti sono arrivati all’Oscar, ma il valore c’è sempre
stato in maniera continuativa – prosegue Ciuti – Agli
occhi del pubblico è come se avessimo perso importanza, perché
nessuno ci racconta. L’assenza di narrazione produce un vuoto, e il
vuoto produce indifferenza. Noi vogliamo colmare questo vuoto con
una narrazione su di noi nella contemporaneità.”
C’è tanto da raccontare…
C’è tanto da raccontare, perché ogni
tipo di situazione che i DOP illuminano (spot, film, concerto,
serie tv, spettacolo dal vivo) è una storia diversa. Lo scopo del
collettivo è evidentemente legato pure a questo aspetto di
narrazione. Così, il sito del Collettivo Chiaroscuro – CCS servirà anche a questo,
sarà una rappresentazione personalizzata dei membri, in cui ognuno
avrà uno spazio, una scheda personale, con lavori svolti e contatti
disponibili, per essere visibile, riconosciuto e
raccontato.
“The Art of Italian Cinematography and
Beyondnon è solo uno slogan, ma un impegno
a superare i confini tradizionali della nostra arte, esplorare
nuove frontiere e abbracciare il futuro del
cinema.”
Come riportato da Variety, Austin
Butlerha rivelato in una video-intervista a
BuzzFeed di aver sostenuto senza successo il provino per
interpretare Peeta nel franchise di “Hunger
Games“. Il ruolo è andato infine a Josh Hutcherson, che ha recitato in quattro
film del franchise tra il 2012 e il 2015 accanto a Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss e
Liam Hemsworth in quello di Gale. Il
franchise, come noto, ha poi trasformato i tre attori in star
mondiali.
“Ho fatto l’audizione per
‘Hunger Games’ e non mi hanno preso per niente“, ha detto
Butler. “Non credo nemmeno di essere stato richiamato, qual è
il personaggio, Peeta? È toccato a Josh Hutcherson, che è bravissimo“.
All’epoca della produzione del primo film di “Hunger Games“, Butler
era noto soprattutto per le sue partecipazioni a vari progetti di
Disney Channel e Nickelodeon, come “Zoey 101“,
“iCarly” e “Sharpay’s Fabulous Adventure“.
Josh Hutcherson nel ruolo di Peeta in Hunger Games
Austin Butler da The Carrie Diaries a The
Bikeriders
Non avrà partecipato a “Hunger
Games“, ma è stato scritturato nello stesso periodo nella
serie prequel di “Sex and the City” della The CW, “The
Carrie Diaries” e grazie poi a film come Elvis, Dune – Parte
Due e The
Bikeriders la sua carriera è ora in un vero e proprio
periodo d’oro, che dunque Austin
Butlerè comunque riuscito a raggiungere, anche
senza Hunger Games. Sono poi molti altri i progetti che
avranno nei prossimi anni Butler come protagonista, a partire
dall’annunciato
nuovo film di Darren Aronofsky.
Hunger Games, nel 2026 il prossimo
film della saga
Un nuovo film prequel di Hunger Games uscirà nelle sale nel 2026. Già
dopo che lo scorso novembre il prequel di La ballata dell’usignolo e del serpente ha
conquistato 337 milioni di dollari al botteghino, la Lionsgate ha
annunciato che gli spettatori potrebbero non aver visto Panem, la
distopia in cui è ambientata la storia, per l’ultima volta.
Il nuovo film inizierà la mattina
della mietitura dei 50esimi Hunger Games, noti anche come Second
Quarter Quell, in cui gareggiò Haymitch Abernathy,
interpretato da Woody Harrelson nella serie originale.
Haymitch Abernathy, come noto, sarà poi il mentore di Katniss e
Peeta nei 74esimi Hunger Games.
Per troppo a lungo la principessa è
stata raffigurata come una donna bisognosa di essere salvata da un
cavaliere o un principe azzurro. Fortunatamente, negli ultimi
decenni, sono stati realizzati una serie di film che hanno
decostruito questo stereotipo fornendo principesse del tutto capaci
di badare a sé stesse. Da Mulan a
Brave – Ribelle, da
Oceania a Biancaneve
e il cacciatore, fino al recente Damsel,
sono solo alcuni di titoli che propongono ciò, a cui si può
aggiungere il film del 2022 dal titolo The
Princess (qui
la recensione).
Diretto da Le-VanKiet (regista anche di
Furie e Sharks: Incubo dagli abissi), questo film
si propone infatti di resistiture allo spettatore una principessa
estremamente abile tanto nel gestire gli intrighi a corte quanto i
combattimenti. La somiglianza con il citato Damsel –
disponibile su Netflix – che vede protagonista la nota attrice
Millie Bobby Brown è quasi sospetta, ma per
quanto i due film siano simili, The
Princess offre una più approfondita riflessione sul
ruolo della donna, sugli archetipi e gli stereotipi che ne possono
derivare.
Un film d’avventura che si prefige
dunque di raccontare qualcosa che va al di là di ciò che si vede e
che per ogni appassionato del genere è senza dubbio un titolo da
non perdere. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle
principali curiosità relative a The
Princess. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e al
signifcato del finale. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama e il cast di The Princess
Protagonista del film è una bella e
determinata principessa nelle cui mani risiede il destino del
regno. Quando la giovane reale viene promessa in sposa al crudele e
sociopatico Julius, lei si rifiuta
categoricamente. La principessa viene così rapita e rinchiusa in
una remota torre, da cui dovrà evadere a tutti i costi se vuole
impedire al suo pretendente di usurpare il trono di suo padre, il
Re, e salvare il regno da un destino nefasto. Per lei sarà dunque
l’occasione per mettersi alla prova e dimostrare tutto il suo
valore.
Ad interpretare la principessa
protagonista vi è l’attrice Joey King, nota per
aver recitato nella trilogia The Kissing Booth e per le
serie The Act e We Were the Lucky Ones.
Per The
Princess l’attrice ha fatto circa “l’85-90% di
quello che le si vede fare nel film“, quindi si è allenata a
brandire una spada e nel combattimento. Nel ruolo di Julius vi è
invece l’attore Dominic Cooper, mentre Olga Kurylenko è Moira, la sua spietata
amante. Veronica Ngo, invece, è Linh,
addestratrice della principessa.
Nel ruolo del re si ritrova
Ed Stoppard, mentre Alex Reid è
la regina. Completano il cast Katelyn Rose Downey
nel ruolo di Violet, la sorella della principessa,
Kristofer Kamiyasu in quelli di Khai, lo zio di
Linh, e Fergus O’Donnell quelli di Kurr, uno dei
soldati di Julius. Antoni Davidov e Todor
Kirilov sono rispettivamente il Merc Leader e l’Heavy
Merc. Ad interpretare la principessa da giovane, invece, vi è
Allegra du Toit.
Cosa accade nel finale e perché il
nome della principessa non viene rivelato?
Nel terzo atto di The
Princess, la Principessa riesce a tornare di nascosto
al castello, dove si riunisce con Linh e Violet. Le tre si dotano
di armi in un magazzino segreto e la Principessa e Linh combattono
i mercenari, mentre Violet libera Khai. La Principessa si scontra
poi anche Moira, uccidendola. A quel punto affronta Julius in un
combattimento singolo e con l’astuzia riesce a decapitarlo, ponendo
fine alla sua minaccia. Finalmente convinto della forza della
figlia, il re la nomina erede al trono e decreta che le donne del
regno possano scegliere la propria strada nella vita.
The
Princess è ovviamente da intendere come una storia
ampiamente simbolica. Vengono forniti pochissimi dettagli sul regno
o sul mondo circostante e i personaggi sono tutti molto semplici.
C’è un motivo per cui la principessa non viene nominata: è intesa
più come un archetipo che come una persona reale, e tutti gli altri
personaggi della storia la vedono solo come il suo ruolo e non come
un individuo a sé stante. La storia è quindi intesa come una
sovversione del comune tropo della “principessa in un
castello”, in cui l’archetipo della principessa esiste solo
per essere salvato da qualcun altro.
Alla fine de The
Princess la protagonista viene nominata successore del
re, il che solleva la questione del perché il re non avrebbe potuto
farlo fin dall’inizio. Il film suggerisce che la principessa doveva
dimostrare la sua forza e il suo coraggio sia ai suoi genitori che
al pubblico in generale – rappresentato dagli spettatori della
battaglia finale – prima di essere accettata. Il finale del film
consolida così la storia come una narrazione del superamento
violento della tradizione patriarcale, rivelando che la principessa
è molto più di una semplice principessa.
Il trailer di The
Princess e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire
di The
Princess grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 27
giugno alle ore 21:20 sul canale
Rai 4.
La Francia è terra di sapori
(Chocolat),
di fioricoltura (La
signora delle rose) e di fragranze. Su questi ultimi si è
concentrato il film del 2019 dal titolo I profumi di Madame
Walberg, diretto da GrégoryMagne, qui al suo secondo
lungometraggio dopo L’air de rien, commedia del 2012.
Anche questo suo secondo film è una commedia, nel pieno della
tradizione francese, ma presenta anche elementi più “drammatici”
che conferiscono al racconto un’emotività ancor più forte.
L’idea per questo film, come ha
raccontato il regista, è nata quando in mezzo ad una folla un
profumo familiare ha catturato la sua attenzione. Da lì è nata la
curiosità di esplorare la vita di una persona con il senso
dell’olfatto più sviluppato rispetto a quello di una persona
normale e come questa abilità possa influenzare le sue relazioni
sociali, le sue emozioni o il suo carattere. Il regista ha poi
deciso di concentrarsi su chi sulle capacità del proprio olfatto ha
costruito una carriera professionale.
Con la sfida di proporre ciò sullo
schermo, come anche la volontà di resistituire l’idea degli odori,
I profumi di Madame Walberg si configura dunque
come una visione piacevole e appassionante. In questo articolo,
approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a
I profumi di Madame Walberg. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e al suo finale. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Protagonista di questa storia è
Anne Walberg, una donna un pò altezzosa e poco
cordiale, con una grande fama nel campo dei profumi. Anne produce
incredibili fragranze che rivende a diverse aziende di alto
livello. Abituata a comportarsi come una diva, visto il suo talento
e successo, Anna, ama stare da sola e si preoccupa solo di se
stessa, è una donna puntigliosa dalle grandi pretese.
Guillaume Favre, invece, è il suo nuovo autista,
un uomo solare, dal carattere aperto e allegro.
Guillaume ha però appena divorziato
da sua moglie, si sta trasferendo in una nuova casa e sta cercando
di ottenere l’affido di sua figlia. In un momento così complicato,
per Guillaume il lavoro rappresenta l’unico punto fermo. I due,
nonostante siano dotati di caratteri opposti e spesso finiscano con
il litigare, scopriranno a poco a poco un’intensa amicizia che li
trasformerà e li spingerà a riappropriarsi della propria vita.
Proprio come le essenze di Anne, anche la “contaminazione” tra loro
darà vita a qualcosa di incredibile.
Il cast del film
Ad interpretare Anne Walberg vi è
l’attrice Emmanuelle Devos, celebre per i film
Sulle mie labbra (2001) e I re e la regina
(2004), ma recentemente vista in Tromperie –
Inganno (2021), Masquerade –
Ladri d’amore (2023) e A
silence (2024). Per prepararsi a questo ruolo, l’attrice
ha deciso di saperne di più del mestiere di Anne e ha perciò
trascorso molto tempo insieme a Christine Nagel,
uno dei “nasi” più celebri di Francia, creatrice di profumi per
grandi marchi tra cui Lancôme
e Guerlain.
Il personaggio principale del film,
in realtà, si ispira al famoso “naso” che ha ideato
J’adore, iconica fragranza di Dior. Nel ruolo di
Guillame, invece, si ritrova l’attore GrégoryMontel, noto in Francia per il personaggio
dell’agente della Bohème borghese Gabriel Sarda nella serie
Call My Agent!. Accanto a loro si ritrova poi il noto
attore spagnolo Sergi López nel ruolo del dottor
Patrick Ballester, specializzato in problemi olfattivi. Completano
il cast Gustave Kervern nel ruolo di Arsène e
Zéli Rixhon in quello di Léa Favre, figlia di
Guillaume.
Nel corso del film, Anne rivela a
Guillame di soffrire di perdita dell’olfatto, specialmente quando
si trova sottopressione. Quando un giorno, demoralizzata dalla
cosa, Anne prende dei sonniferi di troppo, lui decide di portarla
immediatamente in ospedale, al cospetto del dottor Patrick
Ballester, specializzato in problemi olfattivi. Nel far ciò, però,
Guillame si vede tolti dei punti dalla patente per guida
spericolata e perde dunque il suo lavoro di autista. Ma Anne si è
ormai affezionata a lui e tenta di rintracciarlo.
Quando finalmente lo trova,
impegnato ora con un lavoro da tagliaerba, Anne gli proprone di
diventare il suo agente, mentre lei continuerà a lavorare con un
olfatto che sta piano piano tornando, con l’intento di reintrodursi
nell’industria dei profumi che l’ha respinta. Guillaume accetta con
entusiasmo e con quel suo nuovo lavoro si presenta al tribunale,
dove ottiene l’affidamento congiunto della figlia. Il film si
conclude poi con i due protagonisti che entrano nella sede di Dior
per presentare i loro nuovi profumi.
Il trailer di I profumi di
Madame Walberg e dove vedere il film in streaming e in
TV
Sfortunatamente il film non è
presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive
in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di
giovedì 27 giugno alle ore 21:20
sul canale Rai 3. Di conseguenza, per un limitato
periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma
Rai
Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il
momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma,
completamente gratuita, per trovare il film e far partire la
visione.
È però bene notare che, nonostante
sia indicato come protagonista del film, Willis abbia in realtà un
ruolo molto ridotto. L’attore, infatti, ha negli ultimi anni
ridotto drasticamente i suoi impegni cinematografici, limitandosi a
brevi apparizioni che comportano dunque il minimo impegno
possibile. Questa formula, da molti criticata, si è dimostrata
particolarmente vantaggiosa per lui, che ha così avuto modo di
districarsi tra diversi lungometraggi girati tutti in brevi
periodi.
Ora che l’attore ha annunciato il suo ritiro,
recuperare anche questi suoi ultimi film può essere un dovuto
omaggio alla sua carriera. Prima di intraprendere una visione di
I predoni, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla spiegazione del finale.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Dave Bautista e Christopher Meloni in I predoni. Foto di Brian
Douglas
La trama di I predoni
La storia si apre su una banda di
criminali armati fino ai denti mette che a segno il colpo perfetto
sottraendo a un noto istituto di credito una cifra pari a circa 3
miliardi di dollari, lasciandosi alle spalle una sconvolgente scia
di morti e sangue. Per investigare sulla brutale rapina, verrà
chiamato l’agente dell’FBI Jonathan Montgomery,
affiancato dal suo collega Stockwell e dall’ultimo
arrivato Wells. I sospetti dei tre ricadono
immediatamente sul ricco magnate e proprietario della banca
Jeffery Hubert, che sembra aver agito per conto di
alcuni suoi potenti clienti.
Mentre le indagini conducono sempre
più verso una fitta rete di intrighi e corruzione, un’altra rapina,
sempre in una banca appartenente a Hubert, non farà altro che
confermare le ipotesi di partenza: è in atto una potente
cospirazione segreta, dovuta forse a un vecchio debito da
riscattare, che il ricco magnate vuole nascondere a ogni costo. Gli
agenti dell’FBI, che per risolvere il caso si spingeranno al
confine tra bene e male, scopriranno però che dietro le terribili
rapine potrebbe celarsi qualcosa che non ha niente a che fare con
il denaro.
Il cast del film
Ad interpretare l’agente speciale
Jonathan Montgomery vi è l’attore Christopher
Meloni, noto per aver interpretato il detective Elliot
Stabler nel legal drama della NBC Law & Order: Unità vittime
speciali. Nel ruolo dell’agente Stockwell vi è invece Dave Bautista,
oggi noto principalmente per il ruolo di Drax nel Marvel Cinematic Universe ma anche
per film come Bussano alla porta e
Glass Onion. L’agente
Wells, invece, è interpretato da AdrianGrenier, noto soprattutto per la sua
interpretazione di Vincent Chase nella serie televisiva
Entourage.
Vi sono poi Texas
Battle nel ruolo del Ranger TJ Jackson e
Johnathon Schaech in quello del Detective
Brian Mims. Bruce Willis
ricopre il ruolo di Jeffrey Hubert, il proprietario della banca che
subisce un furto, sul quale però ricadono diversi sospetti. Willis
accettò di partecipare a I predoni a patto di
girare tutte le proprie scene nel minor numero possibile di giorni.
Completano poi il cast gli attori Lydia
Hull nei panni dell’agente speciale Lydia Chase,
Tyler Jon Olson in quelli del Detective Zach
Derohan e Danny A. Abeckaser in quelli del
Detective Antonio Leon.
Una scena di I predoni. Foto di Brian Douglas
La spiegazione del finale di I predoni
Nel finale del film si scopre che
Hubert aveva cospirato con il senatore Cook per impedire a suo
fratello Alexander di rilevare l’azienda. I due hanno informato
l’unità Ranger con informazioni false su una minaccia terroristica
in Costa Rica. I Ranger inviati vennero quindi giudicati come
agenti disonesti e caddero in un’imboscata di una squadra di Forze
Speciali che non sapeva della loro innocenza. TJ fu l’unico
sopravvissuto e fu salvato da Wells, allora cecchino delle Forze
Speciali.
Con i suoi beni congelati, Hubert
effettua dunque frettolosamente grossi prelievi di denaro non
autorizzati per fuggire dal Paese. TJ viene invece rintracciato
dall’FBI in un locale per concerti e preso in custodia. L’agente
speciale Wells dell’FBI si rivela a questo punto essere il capo
della banda di ladri e tre membri delle forze speciali che hanno
attaccato la squadra di TJ sono suoi complici. Wells ha infatti
pianificato le rapine come vendetta per il massacro dei Ranger a
cui ha preso parte.
Ricordando un dettaglio chiave nella
posizione di una mappa, il detective Mims prevede che Wells sia il
ladro e arriva mentre egli si prepara a lasciare il nascondiglio
con il denaro. Tormentato dalla coscienza sporca e dalla prognosi
terminale di cancro della moglie, Mims supplica Wells di
permettergli di restituire il denaro rubato e di fare ammenda.
Wells cerca di ragionare con Mims, ma lo uccide quando Mims alza la
pistola. Qualche tempo dopo, Montgomery rintraccia Hubert a
Tijuana, in Messico.
Trova Wells che si sta preparando a
uccidere Hubert in un ristorante e gli dice che il denaro rubato
non avrebbe riportato indietro nessuno, ma che ci sono molte
persone che invece soffrono per le sue azioni. Montgomery si siede
allora al tavolo di Hubert, sorseggia del vino con lui solo per poi
pugnalarlo con una lama nascosta. Wells, dopo aver sparato alla
guardia del corpo di Hubert, scambia uno sguardo con Montgomery e
se ne va. Il film, dunque, si conclude portando alla luce temi come
la corruzione nelle sfere del potere e il labile confine tra bene e
male.
Il trailer di I predoni e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di I
predoni grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
giovedì 27 giugno alle ore 21:20
sul canale Rai 4.
Empire Magazine ha condiviso nuove immagini e cover
dedicate a Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del
Potere. Nelle immagini, oltre ai protagonisti
Galadriel e Sauron, possiamo dare anche un primo sguardo agli
Spettri dei Tumuli che faranno il loro debutto nella seconda
stagione della serie Prime Video.
Il Signore degli
Anelli: Gli anelli del potere tornerà il 29 agosto.
Fino ad allora, i fan possono solo speculare sulle prossime
avventure. Se non avete ancora visto la prima stagione, è
disponibile in streaming su Prime
Video. Preparatevi a un’altra epica saga nella Terra
di Mezzo.
La prima stagione de
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del
Potere ha ottenuto un successo senza
precedenti, è stata vista da più di 100 milioni di persone in tutto
il mondo, con più di 24 miliardi di minuti di streaming.
L’attesissima serie ha conquistato più di 25 milioni di spettatori
nel mondo nel suo primo giorno di uscita, divenendo il più grande
debutto nella storia di Prime
Video, e ha anche debuttato al n. 1 nelle classifiche
di streaming generali di Nielsen nel suo weekend di uscita.
Lo show ha inoltre battuto tutti i
precedenti record di spettatori di Prime Video, e ha
portato nuove iscrizioni a Prime più di qualsiasi altro contenuto
precedentemente lanciato. Inoltre, Gli Anelli del Potere è
la prima serie Original in ogni area del mondo – Nord America,
Europa, area Asia-Pacifico, America Latina e nel resto del mondo.
Il finale di stagione è stato un evento culturale globale con
numerosi hashtag dedicati alla serie tra cui #TheRingsofPower e
altri in trend su Twitter in 27 Paesi per un totale di oltre 426
ore nel weekend.
La seconda stagione di
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere è
prodotta dagli showrunner ed executive producers J.D. Payne &
Patrick McKay. A loro si uniscono gli executive producer Lindsey
Weber, Callum Greene, Justin Doble, Jason Cahill e Gennifer
Hutchison, insieme alla co-executive producer Charlotte Brandstrom,
i produttori Kate Hazell e Helen Shang e i co-produttori Andrew
Lee, Matthew Penry-Davey e Clare Buxton.
La nuova stagione debutterà a
livello globale giovedì 29 agosto 2024 su Prime Video, in più
lingue e in oltre 240 Paesi e territori. Per rimanere aggiornati su
tutte le novità relative alla serie Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del
Potere, visitate la pagina dedicata sul sito di
Amazon MGM Studios.
Sony e Legendary
hanno annunciato che il loro film live-action Street
Fighter, basato sui classici videogiochi di Capcom, uscirà
nelle sale il 20 marzo 2026.
La notizia della data di uscita
arriva poco dopo la notizia che Danny e Michael
Philippou, i gemelli registi australiani meglio conosciuti
per il loro film horror A24 Talk to
Me,
hanno lasciato la direzione del progetto. I dettagli sulla
trama dell’adattamento cinematografico sono ancora nascosti, ma
dato quello che è stato annunciato oggi, ci si può aspettare che
presto sentiremo parlare di un nuovo regista per questo importante
progetto basato sulla IP. Sony distribuirà il film, co-sviluppato e
prodotto con Capcom.
Dal lancio del franchise
nel 1987, sono state vendute più di 49 milioni di unità in tutto il
mondo, rendendo Street Fighter uno dei franchise
più conosciuti e con i maggiori incassi di tutti i tempi. Il
capitolo più recente, Street Fighter 6, è stato
rilasciato su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X | S e PC
tramite Steam lo scorso giugno.
Anche se per il momento il fine
settimana del 20 marzo 2026 non ha ancora rivali diretti, altri
titoli che usciranno in quel periodo includono The Cat in the
Hat della Warner Bros. il 6 marzo, la nuova interpretazione di
Mike Flanagan de L’Esorcista il
13 marzo e il sequel di Universal di The Super Mario Bros.
Movie il 3 aprile.
Street Fighter è già arrivato sul
grande schermo?
Street Fighter ha
debuttato sul grande schermo nel 1994, durante un’ondata di
adattamenti di videogiochi che comprendeva anche Super
Mario Bros. e Mortal
Kombat. Il film era interpretato da Jean-Claude Van Damme nei panni del colonnello
Guile, leader di una forza di pace che si oppone al dominio del
tirannico dittatore M. Bison (Raul Julia, nel suo ultimo ruolo
prima della morte per cancro allo stomaco).
Il film si avvaleva di un cast
eclettico, tra cui Ming-Na Wen, Kylie Minogue e Wes
Studi; nonostante il solido pedigree da film d’azione
dello sceneggiatore e regista Steven E. de Souza, autore di 48 ore,
Commando e Die Hard, il film fu un flop per la
critica, anche se guadagnò 99 milioni di dollari con un budget di
35 milioni. Capcom ci ha riprovato con Street Fighter: The
Legend of Chun-Li del 2009, con
Kristin Kreuk di Smallville nel ruolo di protagonista
e Neal McDonough, Chris Klein e Michael Clarke
Duncan. Questa volta, non solo la critica non è stata
altrettanto gentile, ma anche il pubblico non è stato interessato;
il film ha incassato 12,8 milioni di dollari a fronte di un budget
di 50 milioni, ponendo fine alle ambizioni cinematografiche di
Capcom fino ad oggi.
Il primo gioco Street
Fighter è uscito nel 1987, ma il suo seguito del 1991,
Street Fighter II, è considerato un enorme miglioramento
rispetto al suo predecessore e rimane uno dei videogiochi più
venduti di tutti i tempi. L’ultimo capitolo della serie,
Street Fighter 6, è uscito l’anno scorso. Il nuovo
film di Capcom e Legendary su Street Fighter sta
cercando un regista; non è ancora stata annunciata una data di
uscita.
Cosa sappiamo di questa versione di
Street Fighter
Diretto dal regista Kitao
Sakurai, Street
Fighter porterà la battaglia dalle sale giochi al
grande schermo con hadouk, calci rotanti e tutti i vostri
personaggi preferiti.
Street Fighter vede
protagonisti Noah Centineo nel ruolo di Ken Masters,
Andrew Koji nel ruolo di Ryu, Callina
Liang nel ruolo di Chun-Li, Joe “Roman Reigns”
Anoa’i nel ruolo di Akuma,
David Dastmalchian nel ruolo di M. Bison, Cody Rhodes
nel ruolo di Guile, Andrew Schulz nel ruolo di Dan
Hibiki, Eric André nel ruolo di Don Sauvage,
Vidyut Jammwal nel ruolo di Dhalsim, con
Curtis “50 Cent” Jackson nel ruolo di Balrog e
Jason Momoa nel ruolo di Blanka.
L’uscita nelle sale di
Street Fighter è prevista per il 16 ottobre
2026.
RS Productions è
lieta di annunciare l’uscita nei cinema italiani dal 18
luglio di PADRE PIO di Abel Ferrara(Go Go
Tales, Mary, Siberia, Pasolini, Zero and ones), che ne firma
anche la sceneggiatura insieme a Maurizio Braucci.
Girato
in Puglia, PADRE PIO è ambientato nel 1920
all’indomani della Prima Guerra Mondiale, quando la storia del
religioso, interpretato da Shia LaBeouf, ha inizio. Arrivato in uno
sperduto convento di Cappuccini a San Giovanni Rotondo,sulle montagne del Gargano, Padre Pio darà inizio
al suo ministero e al suo cammino religioso personale – in cui la
misteriosa apparizione delle stimmate coinciderà con un tragico
evento che cambierà il corso della storia mondiale.
Il film è una
libera interpretazione e un ritratto il più possibile fedele
dei primi anni del cammino spirituale del noto Frate Cappuccino e
del suo ministero a San Giovanni Rotondo e delle vicissitudini che
lo legarono agli abitanti del luogo. Tra povertà, malattie e disordini politici, l’arrivo del frate
sarà fondamentale per riavvicinare alla religione quel luogo di
devastazione all’apparenza dimenticato da Dio e i suoi abitanti.
Nell’assistenza ai poveri e agli ultimi, con amore ed
empatia, dopo la devastazione della prima guerra
industriale, Padre Pio troverà la sua vocazione, ma dovrà anche
affrontare inquietanti visioni, tormenti personali e le sue
debolezze di uomo terreno.
Il film su Padre Pio dal 18 luglio
al cinema
A vestire i panni del
Santo di Pietralcina, in un’intensa interpretazione, la star
internazionale Shia LaBeouf(tra le sue ultime
pellicole da interprete Pieces of a Woman, Sangue Chiama Sangue,
Honey Boy, Borg McEnroe), accompagnato dagli interpreti
italiani Marco Leonardi (Il mio posto è qui), Asia
Argento, Vincenzo Crea (Gloria!).
PADRE PIO è una co-produzione
Italia-Germania, prodotto da Maze
Pictures, Interlinea Film e Rimsky
Productions, in associazione con Carte Blanche, con il
contributo di Apulia Film Fund di Apulia
Film Commission e Regione Puglia a valere
su risorse del POR Puglia FESR-FSE 2014/2020, con il
patrocinio e contributo della Direzione Generale Cinema e
Audiovisivo, e con il sostegno della Regione Lazio –
Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo.
PADRE PIO del
regista Abel Ferrarasarà nei cinema italiani dal 18
luglio distribuito da RS Productions.
Padre Pio, la trama
È la fine della Prima
Guerra Mondiale e i giovani soldati italiani tornano a San Giovanni
Rotondo, una terra di povertà, violenza storica e dominio ferreo
della Chiesa e dei suoi ricchi proprietari terrieri. Le famiglie
sono disperate, gli uomini sono distrutti, ma vittoriosi. Arriva
anche Padre Pio in uno sperduto convento di Cappuccini, per
iniziare il suo ministero evocando un’aura di carisma
irresistibile, santità e visioni di Gesù, Maria e del Diavolo
stesso. La vigilia delle prime elezioni libere in Italia fa da
sfondo a un massacro storico, un evento tragico che cambierà il
corso del mondo
Gli aggiornamenti ufficiali sui
piani della Lucasfilm e della regista Sharmeen
Obaid-Chinoy per il film di Star Wars incentrato su Rey sono stati pochi
da quando il progetto è stato annunciato per la prima volta durante
l’evento Celebration dello scorso anno, ma le voci continuano a
rincorrersi e ora ci sono maggiori notizie su dovrebbero iniziare
le riprese, insieme anche ad alcuni altri dettagli. Secondo
l’insider Daniel
Richtman, le riprese dovrebbero iniziare a settembre.
Precedenti indiscrezioni avevano inoltre riportato che la Lucasfilm
sta effettuando il casting per gli attori che interpreteranno i due
apprendisti Jedi di Rey e il cattivo.
Richtman afferma però che il film
sarà caratterizzato da “un sacco di nuovi giovani
protagonisti“. Questi potrebbero essere gli studenti
dell’accademia Jedi di Rey, ma alcune indiscrezioni hanno riportato
che nel film ci saranno anche degli apprendisti Sith, quindi forse
come Rey sta addestrando una nuova generazione di Jedi, qualuno
potrebbe stare facendo la medesima cosa per conto delle forze del
male. Per il momento si tratta di indiscrezioni non confermate, ma
se davvero le riprese dovessero iniziare in autunno, possiamo
aspettarci di sapere qualcosa di più di certo nelle prossime
settimane.
Cosa sappiamo su Star Wars: Episodio X?
I dettagli sulla trama non sono
ancora stati resi noti, ma sappiamo che il film sarà ambientato
quindici anni dopo gli eventi de Star Wars: L’ascesa degli Skywalker e che Rey sarà una
“potente maestra Jedi” che gestisce la propria accademia di
addestramento quando la ritroveremo. La regia è affidata a
Sharmeen Obaid-Chinoy, mentre il titolo per ora
sembra essere Star
Wars: Episode X – A New Beginning. Daisy Ridley, come noto, riprenderà il ruolo
di Rey.
“Stavo morendo di paura prima di
salire sul palco, perché nessuno sapeva che l’avrei fatto”, ha
detto Daisy Ridley della sua apparizione a sorpresa
al panel di Celebration. “Nessuno sapeva che sarei andata a
Celebration, a parte Kathy [Kennedy] e un paio di persone. Ero così
nervosa. Oh, mio Dio. È stata un’accoglienza meravigliosa. Sono
molto emozionata. La storia è davvero bella. Sto aspettando di
leggere il copione perché, ovviamente, non ho altri aggiornamenti.
Non è quello che mi aspettavo, ma sono molto eccitato“.
Daisy Ridley ha mantenuto il riserbo sulla
storia, ma ha confermato che il film sarà il prossimo progetto di
Star
Wars ad entrare in produzione. “Conosco la trama
di un film. Non voglio dire che sia solo quella, ma è quello che mi
è stato detto. E immagino che sarà il prossimo film, credo. Voglio
dire, ancora una volta, non so, dopo gli scioperi e tutto il resto,
quanto velocemente tutto ricomincerà. Ma sì, per ora conosco la
storia di un film e credo che la gente sarà molto
eccitata“.
Dal venerdì 28 giugno,
“Fancy Dance“, il film Apple Original diretto da
Erica Tremblay con protagonista la candidata all’Oscar® Lily Gladstone sarà disponibile su Apple TV+.
Da quando la sorella è scomparsa,
Jax (Lily
Gladstone) si prende cura della nipote Roki (Isabel
Deroy-Olson), arrangiandosi nella riserva Seneca-Cayuga in
Oklahoma. Ogni minuto libero è dedicato alla ricerca della sorella
scomparsa, mentre aiuta Roki a prepararsi per un imminente powwow.
Rischiando di perdere la custodia della ragazza in favore del padre
di Jax, le due si mettono in viaggio e setacciano il territorio per
rintracciare la madre di Roki in tempo per il powwow. Quella che
inizia come una ricerca si trasforma gradualmente in un’indagine
molto più profonda sulle complessità e le contraddizioni delle
donne indigene che si muovono in un mondo colonizzato e alla mercé
di un sistema giudiziario fallimentare. Gladstone recita insieme a
Isabel Deroy-Olson, Ryan Begay, Crystle Lightning, Audrey
Wasilewski e Shea Whighami.
Isabel Deroy-Olson and Lily Gladstone star in “Fancy Dance,” in
select theaters June 21 and streaming on Apple
TV+ June 28.
“Fancy Dance”, una produzione
Confluential Films e Significant Productions/AUM Group, è prodotto
da Deidre Backs, Erica Tremblay, Heather Rae, Nina Yang Bongiovi e
Tommy Oliver. Bird Runningwater, Lily Gladstone, Forest Whitaker e
Charlotte Koh sono produttori esecutivi.
Distribuzione:
Apple TV+
Regia: Erica
Tremblay
Cast: Lily
Gladstone, Isabel Deroy-Olson, Ryan Begay, Crystle Lightning con
Audrey Wasilewski e Shea Whigham
Scritto da: Erica
Tremblay e Miciana Alise
Produttori: Deidre
Backs, Erica Tremblay, Heather Rae, Nina Yang Bongiovi e Tommy
Olive
Produttori
esecutivi: Bird Runningwater, Lily Gladstone, Forest
Whitaker e Charlotte Koh
Isabel Deroy-Olson and Lily Gladstone star in “Fancy Dance,” in
select theaters June 21 and streaming on Apple TV+ June
28.
Fancy Dance, cosa c’è da
sapere
La Fancy Dance è una delle forme più
amate e popolari di danza dei nativi americani. Eseguita in
occasione di grandi raduni chiamati powwows, serve a celebrare la
cultura e la comunità. I partecipanti, vestiti con costumi
folcloristici, si riuniscono in cerchio intorno a un tamburo,
intrecciando i loro movimenti in armonia e seguendone il ritmo.
Storicamente, i nativi americani hanno subito diverse restrizioni
legali alla pratica delle loro cerimonie religiose; oggi, la Fancy
Dance ha recuperato il suo posto all’interno delle comunità
indigene come potente simbolo di resilienza e orgoglio
culturale.
La serie TV live-action
One
Piece di Netflix ha
scelto i primi nuovi attori per la sua prossima seconda stagione,
aggiungendo quattro volti nuovi che interpreteranno altrettanti
cattivi del fumetto. Di seguito le new entry pronte a salpare per
l’avventura:
Julia Rehwald (Star
Wars Young Jedi Adventures) è Tashigi
Rob Colletti (I molti santi del
New Jersey) è Wapol
Ty Keough (Le ultime 24 ore) è
Dalton
ONE PIECE – la serie
ONE PIECE è un’avventura piratesca
live action, creata in collaborazione con Shueisha e prodotta da
Tomorrow Studios (an ITV Studios partner) e Netflix.
Co-Showrunners / Sceneggiatori /
Produttori Esecutivi: Matt Owens & Joe Tracz
Produttori Esecutivi:
Eiichiro Oda, Marty Adelstein e Becky Clements con Tomorrow
Studios, Tetsu Fujimura, Chris Symes e Steven Maeda
Cast: Iñaki Godoy (Monkey D.
Luffy), Mackenyu (Roronoa Zoro), Emily Rudd (Nami), Jacob Romero (Usop) e Taz
Skylar (Sanji).
Basata
sulla serie manga più venduta della storia del Giappone e scritta
da Eiichiro Oda, One
Piece è un’impareggiabile avventura leggendaria
ambientata in alto mare. Monkey D. Luffy è un giovane avventuriero
da sempre alla ricerca di una vita libera. Luffy parte dal suo
piccolo villaggio per intraprendere un viaggio pericoloso alla
ricerca del leggendario tesoro One
Piece e per diventare il Re dei Pirati! Tuttavia, per
trovare l’inestimabile premio Luffy dovrà mettere insieme la ciurma
dei suoi sogni, trovare una nave, scandagliare in lungo e in largo
il vasto mare azzurro, seminare i Marine e farla in barba a
temibili rivali.
One Piece, i
nuovi membri del cast della seconda stagione
Nella prima stagione Iñaki
Godoy era l’aspirante re dei pirati Monkey D.
Luffy, insieme a lui la ciurma di Cappello di Paglia era
formata da Mackenyu nei panni di Roronoa
Zoro, Emily Rudd nei panni di Nami, Jacob
Romero nei panni di Usopp e Taz Skylar
nei panni di Sanji, e tutti riprenderanno i loro ruoli per la
seconda stagione. La prima stagione di One
Piece è stata lanciata il 31 agosto 2023 su
Netflix
ottenendo un solido numero di spettatori in streaming e elogi da
parte della critica.
Creata in collaborazione con
Shueisha, editore di manga di One
Piece e prodotta da Tomorrow Studios (un partner di
ITV Studios) e Netflix, la
serie TV live-action è prodotta esecutivamente dal creatore di
manga e anime Eiichiro Oda, così come da
co-showrunner Matt Owens e Joe Tracz.
Lionsgate ha rilasciato il trailer
di “Flight Risk“, thriller d’azione diretto da
Mel Gibson con protagonista Mark Wahlberg, che sfoggia un “look”
decisamente inedito. Secondo la trama ufficiale, il film segue
“un pilota (Wahlberg) incaricato di trasportare un Air
Marshall (Michelle
Dockery) che scorta fuggitivo (Topher
Grace) al processo. Mentre attraversano la natura
selvaggia dell’Alaska, la tensione sale e la fiducia viene messa
alla prova, poiché non tutti a bordo sono quelli che
sembrano“.
“Flight Risk” segna
la terza collaborazione tra Gibson e Wahlberg. La prima è stata
nella commedia del 2017 “Daddy’s Home
2“, seguita da “Father
Stu” nel 2022. Per Wahlberg, però, sarà la prima volta che
recita sotto la guida di Gibson come regista. Per quanto riguarda
il suo ruolo, Variety ha descritto il
personaggio di Wahlberg come un uomo “calvo e psicotico”
con un “accento del sud e lampi di un luccichio sociopatico
negli occhi“.
Gibson dirige il film con una
sceneggiatura di Jared Rosenberg. John
Davis, John Fox, Bruce
Davey e Gibson sono i produttori. Tra i produttori
esecutivi figurano Alex Lebovici, Jenny
Hinkey, Ryan D. Smith, Natasha
Stassen, Allen Cheney,
Christopher Woodrow, K. Blaine
Johnston, Christian Mercuri, Petr
Jákl, Vicki Christianson, Nick
Guerra, Russell Hollander, Jon
Huddle, Patrick Josten, Walter
Josten e Jordan Wagner.
Mel Gibson torna così alla regia dopo La battaglia di Hacksaw
Ridge nel 2016, film candidato all’Oscar che raccontava la
storia di Desmond Doss, vincitore della medaglia d’onore della
seconda guerra mondiale. Flight Risk sarà per lui il sesto
film da regista, avendo debuttato in tale ruolo nel 1993 con
L’uomo senza volto per poi realizzare Breaveheart – Cuore
impavido (1995), La passione di Cristo
(2004), Apocalypto (2006) e il film bellico poc’anzi
citato. Il nuovo lungometraggio, inoltre, porterà avanti il
rapporto di Gibson con la Lionsgate, in quanto produttrice anche
del precedente film dell’attore e regista.
Mark Wahlberg interpreta un cattivo in Flight Risk
Parlando con Collider, Wahlberg elogia
il tempo trascorso lavorando al film, dicendo che ama “lavorare
con persone che hanno un grande talento” come Gibson. In
termini di personaggio, Wahlberg ha descritto il ruolo come “lo
stronzo più pazzo che tu abbia mai visto”.“È stato
fenomenale. Davvero, essendo io una spugna e amando lavorare con
persone che hanno un grande talento e poter semplicemente guardarlo
ed essere uno studente per circa 20 giorni è stato straordinario.
Interpreto lo stronzo più pazzo che tu abbia mai visto. Non
interpreto un cattivo dai tempi di Fear. È fuori scala.”
Stravince
Matteo Garrone con ben 7 premi ai Nastri d’Argento 2024, con
IoCapitano miglior film. Il voto dei
Giornalisti Cinematografici gli ha assegnato anche i Nastri per la
migliore regia, la produzione (Archimede con Rai
Cinema e molti partner internazionali), la fotografia di
Paolo Carnera (che vince anche per Adagio
di Stefano Sollima), il montaggio di Marco
Spoletini, il sonoro in presa diretta di Maricetta
Lombardo e il miglior casting director Francesco
Vedovati (che vince anche per Enea di Pietro
Castellitto).
Così l’annuncio dei
Giornalisti Cinematografici che hanno premiato con una pioggia di
Nastri d’Argento, eccezionalmente in tutte le categorie, il
‘Film dell’anno’, C’è
ancora domani di Paola Cortellesi e, con ben 5
Nastri, ai quali si aggiunge un riconoscimento per i produttori,
il miglior esordio: Palazzina
Laf di Michele Riondino che ha vinto anche
per la sceneggiatura (di Riondino con
Maurizio Braucci), il miglior attore protagonista
sempre Riondino, il non protagonista
Elio Germano e per la migliore
canzone originale, La mia terra, musica, testo e
interpretazione di Diodato.
Nastri d’Argento 2024 – I
premi assegnati dal voto dei giornalisti
La migliore
commedia va a Un
mondo a parte di Riccardo Milani
e anche alla produzione del film (Wildside,
società del gruppo Fremantle in associazione con Medusa
Film). Le migliori attrici votate in due cinquine davvero
speciali sono Micaela Ramazzotti protagonista del
suo stesso film d’esordio, Felicità, e Isabella
Rossellini per la splendida prova da non protagonista nel
film di Alice Rohrwacher La
Chimera. Per la commedia ex aequo tra
Virginia Raffaele protagonista di Un mondo a
parte e Pilar Fogliati che vince (per il
secondo anno consecutivo) con Maurizio Lombardi
per Romeo è
Giulietta.
A Francesco
Vedovati il Premio per il casting di Io Capitano
e di Enea di Pietro Castellitto, un Nastro d’Argento che
festeggia il decennale con un Premio ritirato dalla Presidente
dell’associazione casting Laura Muccino, premiata
quest’anno con Sara Casani anche per C’è ancora domani. A
Finalmente l’alba di Saverio Costanzo –
con un cast tecnico soprattutto internazionale (quindi poco
candidabile nelle ‘cinquine per il regolamento dei Nastri) sono
andati i Nastri d’Argento per la migliore scenografia di
Laura Pozzaglio e per i costumi di
Antonella Cannarozzi. Infine la musica: il Nastro
d’Argento per Gloria! va a Margherita
Vicario anche regista del film e al coautore della colonna
sonora Dade. Infine il miglior soggetto originale,
con un Premio a sorpresa in ex aequo per due film molto
diversi tra loro è andato agli autori di Another end – con
il regista e sceneggiatore Piero Messina sono
Valentina Gaddi, Sebastiano Melloni e
Giacomo Bendotti – e al team di scrittura del film di Marco
Risi, anche sceneggiatore, Il punto di rugiadaRiccardo De Torrebruna, Francesco
Frangipane e Enrico Galiano. A tutti gli
sceneggiatori premiati anche quest’anno con Nastri e targhe
dedicate, andranno anche le penne d’argento special
edition in collaborazione con Campo
Marzio.
C’è ancora
domani, “Film dell’anno” ai Nastri d’Argento 2024
Un film con il
quale Paola Cortellesi – premiata anche come sceneggiatrice, per il
suo esordio da regista e attrice protagonista – ha acceso un
riflettore sui diritti violati e sulla violenza contro le donne con
un successo sorprendente sotto ogni punto di vista, ma anche uno
sguardo sul femminile in una dichiarazione d’amore per il grande
cinema di ieri. Al suo film stupefacente i Premi dei Giornalisti
Cinematografici vanno eccezionalmente a tutte le categorie
artistiche e tecniche: agli sceneggiatori, con lei Furio
Andreotti e Giulia Calenda, e al cast
straordinario di protagonisti: Valerio Mastandrea,
Romana Maggiora Vergano,
Emanuela Fanelli, Giorgio
Colangeli e Vinicio Marchioni, che riceve
anche il Premio Persol ‘Personaggio dell’anno’. Per uno speciale
apprezzamento ‘collettivo’ Nastri anche alla squadra artistica e
tecnica di altissima qualità di un film che ha conquistato il
pubblico siglando una svolta clamorosa anche nel ritorno in sala
degli spettatori.
Nastri quindi alla
produzione Wildside, società del gruppo Fremantle,
e Vision Distribution, società del gruppo Sky, in
collaborazione con SKY e con Netflix. I Nastri d’Argento vanno inoltre
all’intera squadra di talento che ha lavorato per un grande
risultato collettivo: Davide Leone per la
fotografia, Valentina Mariani al montaggio,
Lele Marchitelli autore delle musiche originali,
Paola Comencini per la scenografia,
Alberto Moretti per i costumi, Filippo
Porcari e Federica Ripani per il suono in
presa diretta e alle casting director Laura
Muccino e Sara Casani. Premi al cast
anche per Francesco Centorame (tra i ‘Biraghi’
dell’anno), Lele Vannoli, Paola Tiziana
Cruciani, Yonv Joseph e Alessia
Barela. E tre riconoscimenti speciali, pur non essendo
categorie previste nel regolamento dei Nastri d’Argento anche
all’arredatrice Fiorella Cicolini, al trucco di
Ermanno Spera, all’hairstylist
Teresa Di Serio.
Una
stagione di Premi giovani
Come già
anticipato, sono soprattutto i giovani al centro dei Premi speciali
assegnati come ogni anno dal Direttivo Nazionale insieme ai partner
dei Nastri d’Argento; anche ai due straordinari protagonisti di
Io capitanoSeydou Sarr e
Moustapha Fall un riconoscimento speciale per la
grande emozione che ci hanno regalato nel film di Matteo
Garrone arrivato fino agli Oscar®. Premiati i registi
Brando De Sica, Margherita
Vicario e Catrinel Marlon, il talento di
Ludovica Martino, Romana Maggiora
Vergano, Francesco Centorame,
Rebecca Antonaci, Alessandro
Fella, Yile Yara Vianello,
Domenico Cuomo, Gianmarco
Franchini, fino ad Alain Parroni con
Giulio Pennacchi e Beatrice
Puccilli (Una sterminata domenica) per la
sceneggiatura.
Più dettagliatamente
i Premi GuglielmoBiraghi
dedicati tradizionalmente ai giovani sono andati a:
Francesco Centorame, in coppia con Romana Maggiora
Vergano (Nastro d’Argento con i protagonisti) nel film di Paola
Cortellesi C’è ancora domani in cui interpreta il suo
fidanzato, Rebecca Antonaci giovanissima
protagonista del film di Saverio Costanzo Finalmente
l’alba, Alessandro Fella, che dopo un esordio
nella fiction, è stato scelto da Marco Risi per Il punto di
rugiada e, tra La Chimera e La bella estate,
Yile Yara Vianello.
Nastro
SIAE per la sceneggiatura
Ancora il
Nastro SIAE per la sceneggiatura va agli autori di Una
sterminata domenica: Alain Parroni,
classe ’92, regista del film Premio speciale della Giuria Orizzonti
di Venezia di cui è sceneggiatore con Giulio
Pennacchi e Beatrice Puccilli. Al film
sorpresa dell’anno, Gloria! di
Margherita Vicario, che vince anche il Nastro per
la musica, va il Premio Speciale BNL BNP
Paribasnovità di questa edizione ai Nastri d’Argento,
consegnato alla regista personalmente dalla Presidente della Banca
Claudia Cattani. Un film in cui come dice in sintesi la motivazione
“La liturgia di uno spartito classico diventa un inno capace di
liberare l’energia di una vera e propria rivoluzione al
femminile”.
Una sorpresa legata
al cinema di genere e soprattutto ad un successo anche
internazionale, dal Festival Catalano di Sitges a Los
Angeles, è Brando De Sica, con il suo film
d’esordio Mimì – Il principe delle tenebre che riceve il
Premio Nastri d’Argento Hamilton Behind the
camera consegnato da Andreas Albeck, brand manager
Hamilton Italia, nella special edition del decennale
Behind the camera ai Nastri d’Argento. Nella motivazione
l’apprezzamento per “Un tuffo nel miglior fantasy, presentato
fuori concorso a Locarno e vincitore di una menzione speciale al
Festival di Sitges per una commedia in cui una Napoli
soprannaturale diventa teatro di leggende noir in un’atmosfera
ricca di emozioni che svela il tocco di un esordio già
maturo”.
Con De Sica anche
il riconoscimento speciale a Domenico Cuomo,
l’inquietante Mimì protagonista del film che arriva ai Nastri sulla
scia di una napoletanissima popolarità anche televisiva, tra
Mare
Fuori e Un Professore.
Ancora, il Premio
Graziella Bonacchi, amatissima agente e straordinaria
talent scout scomparsa troppo presto, va a Gianmarco
Franchini esordiente tra quattro talenti straordinari come
Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Adriano Giannini e
Valerio Mastandrea sul set di Adagio: lo ha lanciato, con
loro, il regista Stefano Sollima e sul palcoscenico dei Nastri
d’Argento lo premia la Presidente di UNITA, l’associazione degli
attori, Mia Benedetta proprio quest’anno
neoregista festeggiata ai Corti d’Argento.
E punta su una
coppia in cui spicca una prova d’attrice davvero speciale il
Nuovo Imaie con il suo Premio, consegnato dal
Presidente Andrea Miccichè, a Ludovica Martino,
segnalata in coppia con un attore dalla professionalità più matura
come Marco Leonardi, vince per la coraggiosa prova
d’attrice nel film di Daniela Porto e Cristiano Bortone Il mio
posto è qui.
Sigla infine un
esordio non facile e il suo passaggio dalla moda e dai
riflettori del set alla regia, il Premio Fondazione Nobis, presieduta dall’attrice
Elena Croce Nobis, per Catrinel Marlon e alla sua
opera prima Girasoli, un debutto “coraggioso per un
film difficile e intenso già diretto con sicurezza per raccontare
la malattia mentale in un tempo di reclusione, ma anche la
possibilità di una vita finalmente libera”. All’attrice, ora
regista, anche il Premio Wella Professionalsper l’immagine consegnato da Salvatore
Clemensi.
Il Nastro
d’Argento speciale 2024
Niente Premi alla
carriera ma un Nastro speciale quest’anno per Giulio
Base autore, regista e protagonista con Anne Parillaud di
À la recherche che cita Proust e Visconti ma ne usa solo
la suggestione in una personalissima ricerca tra memoria e passioni
non solo legate al cinema.
À la
recherche è una vera e propria pièce cinematografica, una
provocazione d’autore in cui è evidente la voglia di andare oltre
il ruolo di attore – ora anche Direttore del Festival di Torino –
ormai sempre di più dietro la macchina da presa.
La
selezione 2024
Quaranta i titoli
nel palmarès di quest’edizione dedicata ai film
#soloalcinema che ricevono stasera a Roma Nastri e Premi speciali
nell’arena del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e
nella selezione finale votata da 100 giornalisti specializzati. Le
candidature, anche sulla base di segnalazioni dei colleghi che
quotidianamente seguono le attività giornalistiche sul cinema e
l’intera selezione sono del Direttivo Nazionale dei Giornalisti
Cinematografici SNGCI che ha coordinato la selezione dei Nastri
d’Argento composto da Laura Delli Colli (Presidente), Fulvia
Caprara (Vice presidente), Oscar Cosulich, Maurizio di Rienzo,
Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga e Stefania Ulivi, con Romano
Milani Segretario Generale e Franco Mariotti Sindaco. Come ogni
anno lo scrutinio del voto è stato affidato al Notaio Alessandra
Temperini.
I Nastri d’Argento con
Cinema Revolution – La rivoluzione continua
In questa 78.ma
edizione, realizzata con il sostegno del MiC
Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e
audiovisivo, stili e generazioni diverse e soprattutto
tanti premi giovani, che segnano sia nelle candidature e nel voto
dei Giornalisti che nelle joint venture con i partner dei
Nastri d’Argento, una svolta di cambiamento che ora attende
la prova più difficile del ritorno in sala. “Per
questo – sottolinea la Presidente Laura Delli Colli a nome del
Direttivo Nazionale – i Nastri d’Argento hanno deciso di
tornare, come da tradizione, a limitare la selezione dei
film #soloalcinema: un atto di solidarietà e di impegno dei Nastri
d’Argento per la campagna ‘Cinema Revolution – La rivoluzione
continua’ appena lanciata dal MiC con la seconda edizione
per un’estate all’insegna del cinema italiano”. Fino al 19
settembre oltre tre mesi di iniziative e promozioni accompagnate e
sostenute da una imponente campagna di comunicazione. Dal 14 giugno
al 14 settembre film italiani ed europei a soli 3 euro e 50 grazie
a un contributo di 3 euro coperto su ogni biglietto dal MiC. E ai
Nastri d’Argento si avvia alla seconda fase della comunicazione con
il lancio degli spot in programma nei cinema e sui media
dall’inizio di luglio.
Sarah Michelle Gellar,
l’iconica protagonista della serie Buffy l’ammazzavampiri
ha firmato per entrare a far parte del cast della prossima serie
prequel di “Dexter“, “Dexter: Original Sin“,
la
tanto attesa storia delle origini per Paramount+
e Showtime. Come riportato da Variety, Gellar
interpreterà il ruolo di Tanya Martin, capo della CSI presso il
Dipartimento di Polizia di Miami e nuovo capo di Dexter. Il suo,
però, sembra sarà un ruolo da guest star e non è dunque detto che
sarà presente in tutti gli episodi.
L’attrice si unisce così ai membri
del cast già annunciati che recitano nella serie prequel di
“Dexter”: Christian Slater nel ruolo di Harry
Morgan, Patrick Gibson nel ruolo di Dexter Morgan,
Patrick Dempsey nel ruolo di Aaron Spencer,
Molly Brown nel ruolo di Debra Morgan,
James Martinez nel ruolo di Angel Batista,
Christina Milian nel ruolo di Maria LaGuerta,
Alex Shimizu nel ruolo di Vince Masuka e
Reno Wilson nel ruolo di Bobby Watt.
La serie, come precedentemente
riportato, è ambientata nella Miami del 1991, “Dexter:
Original Sin” segue Dexter nel suo passaggio da studente a
serial killer vendicativo. Quando i suoi impulsi sanguinari non
possono più essere ignorati, Dexter deve imparare a canalizzare la
sua oscurità interiore. Con la guida del padre Harry, adotta un
codice che lo aiuta a trovare e uccidere le persone che meritano di
essere eliminate dalla società senza finire nel mirino delle forze
dell’ordine. Nel mentre, inizia anche uno stage di medicina legale
presso il Dipartimento di Polizia di Miami.
Sarah Michelle Gellar in Scream 2
La carriera di Sarah Michelle Gellar
Conosciuta soprattutto per il suo
ruolo iconico di Buffy Summers in “Buffy
l’ammazzavampiri“, la Gellar ha partecipato ad altre serie
televisive come “Wolf
Pack” della Paramount+, “The Crazy Ones” della CBS
con Robin Williams e “Ringer” della CW.
“Sarah Michelle Gellar è un’icona della cultura pop che
completa perfettamente il nostro cast di prim’ordine che comprende,
tra gli altri, Christian Slater e Patrick Dempsey“, ha dichiarato Nina
Diaz, presidente dei contenuti e chief creative officer di
Showtime/MTV Entertainment Studios & Paramount Media Networks.
“Siamo entusiasti del suo ritorno nella famiglia Showtime/MTV
Entertainment Studios e della sua partecipazione alla storia delle
origini del franchise di ‘Dexter’“.
Torna Creuza
de Mà – Musica per Cinema, la manifestazione ideata e
diretta dal regista Gianfranco Cabiddu e
organizzata dall’associazione culturale Backstage, la
cui diciottesima edizione si
svolgerà dal 23 al 28 luglio a Carloforte,
splendido borgo dal fascino senza pari situato nel sud della
Sardegna sull’isola di San Pietro.
Mai come quest’anno l’appuntamento
con Creuza de Mà, che nel 2024 spegne le sue prime diciotto
candeline, riesce a consolidare la commistione tra due arti come
musica e cinema in un gioco di continui rimandi che creano un
connubio perfetto. Musiciste approdate al cinema, attori e attrici
passati dietro la macchina da presa, ma anche attori che diventano
musicisti, oltre ovviamente ad autori di colonne sonore e tanti
altri professionisti che lavorano con la musica e le immagini, ma
anche studenti e appassionati: sono questi gli ingredienti che
costruiranno il racconto del festival.
Come sempre oltre al cartellone di
proiezioni, concerti e incontri con gli ospiti, Creuza de Mà
rappresenta anche un momento di riflessione più profonda rivolta a
quelli che saranno i cineasti e i compositori di domani. Saranno
infatti a Carloforte per vivere l’esperienza del Campus 30 allievi
del Centro Sperimentale di Cinematografia insieme ad altri 12
allievi musicisti provenienti da diverse realtà formative. Nato nel
2017, “CAMPUS musica e suono per il cinema e per
l’audiovisivo” è infatti una parte quotidiana del
programma di Creuza de Mà dedicata, oltre alle masterclass e agli
incontri con i maestri ospiti del festival, a mostrare i
cortometraggi CSC prodotti negli anni all’interno di questo
percorso.
Creuza de Mà, edizione 2024
Tra gli ospiti della diciottesima
edizione, sarà a Carloforte Margherita Vicario,
musicista, attrice e recentemente anche regista, che presenterà al
pubblico il suo splendido Gloria!,
prodotto da tempesta con Rai Cinema in coproduzione con tellfilm e
uscito nelle sale italiane grazie a 01 Distribution. Il film, che
dopo l’esordio al festival di Berlino sta riscuotendo un
enorme successo di pubblico e critica ottenendo riconoscimenti in
diversi festival di tutto il mondo, rende omaggio al lavoro delle
compositrici e delle musiciste con una storia ambientata in un
collegio femminile nella Venezia di fine Settecento. Margherita
Vicario presenterà il film in sala, e incontrerà il pubblico per
raccontare la sua carriera e la sua prima volta dietro la macchina
da presa.
Speciale anche la presenza di
Michele Riondino, che torna a
Carloforte con uno degli esordi alla regia più acclamati della
recente stagione cinematografica, Palazzina
LAF. Trionfatore agli ultimi David di Donatello
(miglior attore protagonista per Michele Riondino, miglior attore
non protagonista per Elio Germano, miglior canzone originale
per “La mia Terra” di Diodato), Michele Riondino
oltre a presentare il suo film, regalerà al festival uno
speciale concerto che infiammerà il
sabato di Creuza con i suoi The Revolving
Bridge, band tarantina nata nel 2013 a Unomaggio Taranto
che ha macinato chilometri in giro per l’Italia portando ovunque lo
spirito del rock’n’roll.
Ad arricchire il calendario delle
proiezioni anche due progetti documentaristici che hanno con il
sonoro un rapporto molto differente. MUR,
coraggioso esordio dietro la macchina da presa per Kasia Smutniak girato al confine tra Polonia e
Bielorussia, che sarà introdotto in sala dall’autore della colonna
sonora Lorenzo Tomio, e Enzo
Jannacci – Vengo anch’io, appassionato ritratto
diretto da Giorgio Verdelli dedicato a un
genio della nostra canzone, che è stato un attore e autore di
colonne sonore per il cinema.
Tra gli altri ospiti che si daranno
appuntamento sull’isola: i compositori e musicisti
Pivio, Riccardo Giagni, Michele Braga, Max
Viale, la produttrice Francesca
Cima, la montatrice Annalisa
Forgione e la sound editor Daniela
Bassani.
Nella continua ricerca di
connessioni tra i linguaggi, per la prima volta Creuza de Mà
ospiterà anche un incontro dedicato ai podcast realizzato in
collaborazione con Chora Media alla presenza
di Luca Micheli (Head of Music & Sound
Chora Media) e Marco Villa(Editorial Content
Lead Chora Media), per raccontare questa nuova frontiera del
racconto sonoro e parlare di come nasce un podcast dal punto di
vista dei contenuti, della musica e del sound design.
Fiore all’occhiello della
manifestazione sono ovviamente anche i live, come l’immancabile
concerto al tramonto nella splendida cornice
delle Ciassette, diventato una vera e propria
tradizione del festival. A musicare il tramonto in
questo scenario mozzafiato con le sue rocce a picco sul mare
sarà per questa edizione il quartetto d’archi
degli Gnu Quartet, formazione ligure che
vanta collaborazioni in tante colonne sonore e centinaia di palchi
e che quest’anno, come il festival, festeggia 18 anni di
attività.
Imperdibili anche gli appuntamenti
serali al Giardino di Note tra cui il concerto di
Arrogalla, artista sonoro nato in Sardegna che con
il suo progetto fonde sonorità popolari sarde, tropicali e
mediterranee con i paesaggi sonori catturati in
diretta nella natura che incontrano l’hip hop astratto e la musica
contemporanea, il tutto elaborato attraverso il linguaggio del dub
delle origini, e la grande chiusura del festival domenica 28 con il
Concerto Musiche da Film nel cuore pulsante di Carloforte in piazza
Repubblica, con inedite partiture arrangiate per banda
da Pivio e Pasquale
Catalano eseguite dalla Banda Musicale.
Nell’ambito del progetto Campus,
nella giornata di sabato 27 luglio saranno proprio proiettati i
cortometraggi degli allievi diplomati Centro Sperimentale di
Cinematografia, musicati nell’ambito del progetto CAMPUS 2022/23.
Nel corso della serata sarà assegnato il Premio Giovani
Compositori musica per cinema ad honorem ad Alessandro
Speranza, giovane compositore prematuramente scomparso,
a In Spirito, cortometraggio diretto
da Nicolò Folin e musicato
da Lorenzo Barcella, presentato alla Cinef di
Cannes lo scorso maggio.
Oltre ai corti del progetto Campus,
sarà inoltre proiettato il cortometraggio made in Sardinia
Galanzieri di Alberto Diana, che rievoca il
percorso delle tradizionali imbarcazioni a vela latina che, un
secolo fa, trasportavano la galena dai principali giacimenti fino
all’isola di S. Pietro.
Gli appuntamenti di Creuza de Mà si
terranno, come di consueto, nei due cine-teatri Mutua e Cavallera
per le proiezioni e gli incontri, ma saranno scenario del festival
anche il centro cittadino con la Piazza e il suggestivo Giardino di
Note, oltre che lo straordinario scenario delle “Ciassette” che
come da tradizione ospiterà il concerto al tramonto. Il programma
completo di Creuza de Mà sarà annunciato nelle
prossime settimane.
Apple TV+
ha presentato oggi le prime immagini della quarta stagione
dell’acclamata serie di spionaggio, vincitrice del premio BAFTA,
Slow
Horses, con protagonista il premio Oscar Gary Oldman. Adattata da “Spook
Street“, il quarto romanzo della serie di spionaggio
“Slough House” di Mick Herron, vincitrice del CWA Gold
Dagger Award.
Slow Horses – stagione 4:
data di uscita
la quarta stagione di Slow
Horses farà il suo debutto su Apple TV+
il 4 settembre con i primi due episodi seguiti da un nuovo episodio
settimanale, fino al 2 ottobre.
Slow Horses – stagione 4:
la trama il cast di
Slow Horses è un
dramma di spionaggio dallo humor cupo e segue una squadra di agenti
dell’intelligence britannica che prestano servizio in un
dipartimento della discarica dell’MI5, noto in modo non affettuoso
come Slough House. La quarta stagione si apre con un attentato che
fa esplodere i segreti personali, scuotendo le già instabili
fondamenta di Slough House.
Gary Oldman interpreta Jackson Lamb, il
brillante e irascibile leader delle spie che finiscono a Slough
House a causa di errori che hanno messo fine alla loro carriera,
poiché spesso si ritrovano a vagare tra il fumo e gli specchi del
mondo dello spionaggio. Accanto a lui, un cast pluripremiato che
include la candidata all’Oscar Kristin Scott Thomas, il vincitore del BAFTA
Scotland Award Jack Lowden, Saskia Reeves, Rosalind
Eleazar, Christopher Chung, Aimee-Ffion Edwards, Kadiff
Kirwan e il candidato all’Oscar Jonathan
Pryce. Il vincitore del SAG Hugo Weaving,
la vincitrice del BAFTA Joanna Scanlan, la
vincitrice dell’IFTA Ruth Bradley, Tom Brooke e James
Callis si uniscono a Slow Horses nella
quarta stagione.
Slow Horses è prodotto per Apple TV+ da See-Saw Films
e adattato per la televisione da Will
Smith (“Veep – Vicepresidente incompetente”). Jamie Laurenson,
Hakan Kousetta, Iain Canning, Emile Sherman, Jane Robertson, Julian
Stevens, Douglas Urbanski, Gail Mutrux, Graham Yost e Will Smith
sono i produttori esecutivi della serie. La quarta stagione è
diretta da Adam Randall.
Le prime tre stagioni di Slow Horses, che hanno
tutte il punteggio Certified Fresh su Rotten Tomatoes, sono
disponibili in streaming globale su Apple TV+. Oltre
all’imminente quarta stagione, Apple
TV+ ha recentemente annunciato anche una quinta stagione che
sarà adattata dal quinto romanzo, “London Rules”.
Dalla sua prima stagione nel 2022,
Slow Horses ha vinto due BAFTA Television Awards e
ha ottenuto altre nove nomination. Le vittorie del 2024 sono state
per il Miglior montaggio: Fiction (Sam Williams) e Miglior sonoro:
Fiction (Sound Team), mentre le nomination del 2023 e del 2024
comprendono quelle per la Miglior Serie Drammatica, la prima di
Oldman come Miglior Attore Protagonista, quella di Lowden come
Miglior Attore Non Protagonista, il Miglior Montaggio: Fiction
(Zsófia Tálas); Miglior Montaggio: Fiction (Katie Weiland); Miglior
musica originale: Fiction (Daniel Pemberton e Mick Jagger); Miglior
sonoro: Fiction (Martin Jensen, Joe Beal, Duncan Price, Craig
Butters, Sarah Elias e Andrew Sissons); e Miglior trucco e
acconciatura (Lucy Sibbick). La serie è stata anche premiata come
miglior serie drammatica in lingua inglese ai C21 International
Drama Awards 2022.
Come l’invasione da parte degli
alieni con il super udito di A
Quiet Place – Un posto tranquillo ebbe inizio ci era
stato già brevemente mostrato con un flashback in A
Quiet Place II, ma con il nuovo capitolo di questo
franchise di fantascienza-horror si entra finalmente ancor più nel
vivo di quel drammatico giorno. Il racconto si amplia infatti
grazie al prequel A Quiet Place – Giorno 1,
diretto non da John Krasinski (che si è occupato della regia
dei primi due film), bensì da Michael Sarnoski, già
distintosi per il film Pig, con Nicolas Cage.
Un nuovo capitolo questo che, in
attesa del terzo film della serie principale, offre dunque una
nuova prospettiva sulla vicenda, pur se limitata a pochi personaggi
e sostanzialmente ad un raggio d’azione piuttosto ristretto. Si può
però prendere quella di A Quiet Place – Giorno 1
come emblema di ciò che può essere accaduto anche in altre parti
degli Stati Uniti e del mondo. Di fondo, ciò che risulta
interessante è il primo approccio con gli alieni, la scoperta delle
loro capacità e delle loro debolezze, come anche le prime reazioni
da parte dell’umanità e in questo il film non delude.
La trama di A Quiet Place –
Giorno 1
Tutto ha inizio, come sempre
avviene, senza alcun avvertimento. D’improvviso il cielo si
illumina di stelle cadenti, che si rivelano però ben presto essere
non stelle ma ciò che una misteriosa specie aliena – priva di vista
ma dotata di pelle dura come una corazza e di un udito estremamente
sensibile – ha usato per giungere sulla Terra. Ha così inizio la
loro invasione, che getta ben presto il mondo nel più completo
silenzio. In questo contesto di morte e paura,
Samira (Lupita
Nyong’o) ed Eric (Joseph
Quinn) dovranno cercare di raggiungere le navi di
salvataggio, naturalmente senza fare il minimo rumore.
A Quiet Place – Giorno 1, tra tensione ed
emozione
Con A Quiet Place – Giorno
1 Sarnoski sembra far sua la lezione di Krasinksi e dei
suoi co-sceneggiatori Scott Beck e
Bryan Woods. Puntando su una premessa semplice –
il dover giungere in un dato punto della città per sfuggire alla
minaccia aliena – egli ha sia l’occasione di attraversare New York
per mostrarci la devastazione che l’ha lacerata, sia proporre una
dietro l’altra sequenze dove si alternano tensione ed emozione.
Ecco allora che sequenze come il primo attacco – che si svolge in
una strada dove la polvere sollevata non permette di vedere cosa
stia accadendo e che non può non far pensare all’orrore dell’11
settembre 2001 – o quella nella metropolitana, risultano di grande
impatto.
Come i primi due film, però, anche
A Quiet Place – Giorno 1 si svela essere a suo
modo incentrato non solo sulla paura dell’invasore, ma anche sul
rapporto tra padri e figli, seppur in modo diverso. Rapporti che
nel loro venire esplorati all’interno di questo contesto di
distruzione permettono ai personaggi di caricarsi di viva umanità e
farsi così portatori di emozioni sincere. C’è infatti tutta una
struggente storia che riguarda il passato di Samira che permette di
affezionarsi a lei e sviluppare nei suoi confronti quel
coinvolgimento emotivo che permette al film di non essere un banale
invasion movie fracassone. Naturalmente, a farla da
padrone in tutto ciò è ancora una volta il sonoro.
It’s Sound!
“È il suono!”, suggeriva la
prima pagina di un giornale che si intravede brevemente in
A Quiet Place – Un posto
tranquillo, rivelando come fosse dunque il rumore ad
attrarre gli spaventosi alieni. Tutto il franchise è dunque stato
costruito proprio su una particolare attenzione nei confronti dei
suoni e dei silenzi, riuscendo a far stare lo spettatore con il
fiato sospeso e portandolo a temere ogni minima variazione a
riguardo. A Quiet Place – Giorno 1 si svolge
parzialmente in un mondo ancora rumoroso, che deve ancora capire
l’importanza del silenzio. Ma più questo subentra nel racconto più
il lavoro svolto qui sul sonoro acquista valore e contribuisce al
fine del film.
Lupita Nyong’o in A Quiet Place – Giorno 1
Un nuovo sguardo sull’invasione
aliena
Va poi detto che non era scontato
che si scegliesse di affidarsi a personaggi inediti per questo
prequel. Krasinski avrebbe tranquillamente potuto decidere di
riproporsi insieme a sua moglie Emily Blunt e agli interpreti dei loro figli
per raccontare di più sulla famiglia Abbott prima e durante
l’invasione. Come anticipato, si è invece scelto – saggiamente – di
offrire un nuovo punto di vista sulla vicenda, affidandosi a nuovi
personaggi che potessero offrire nuove sfumature della paura e
dell’istinto di sopravvivenza dell’umanità. Da un lato ritroviamo
dunque Lupita Nyong’o, sinceramente struggente con
quel suo sguardo espressivo che le aveva fruttato l’Oscar per
12
anni schiavo.
Dall’altro vi è Joseph Quinn, che dopo l’exploit ottenuto con
il ruolo di Eddie Munson nella
quarta stagione di Stranger Things si mette qui alla
prova con personaggio completamente diverso. Sono loro due a
portare avanti il racconto, forse più esile rispetto ai precedenti
due film (e con qualche sequenza poco giustificata), ma che proprio
in questa semplicità trova le occasioni per stupire e generare
pathos. Certo, questo nuovo sguardo sull’invasione aliena non
aggiunge poi molto, ma senza dubbio permette di evitare un senso di
già visto e offre una nuova esperienza da brivido. E se una volta
in sala, durante la visione, si avrà timore di compiere il minimo
rumore, vorrà dire che il film avrà raggiunto il suo scopo.
A volte accade che nella Top
10 di Netflix compaiano
titoli che fanno sorgere domande su come e perché abbiano raggiunto
l’ambita e gloriosa vetta. Questa settimana è il turno della serie
spagnola Gangs of Galicia (titolo
originale Clanes), uno scialbo crime sulla
mafia galiziana, che si affianca maldestramente ai grandi
titoli di Netflix del momento, come
l’amata serie Bridgerton o
la commovente Ni una más.
Prodotta da Jorge Guerricaechevarría e diretta dal
regista Roger Gual (Maradona: sogno
benedetto, 7 años), la serie è composta da 7
episodi di circa 50 minuti ciascuno e vede protagonisti
gli affascinanti attori Tamar Novas (Alto
mare, Il caos dopo di te) e
Clara Lago (L’uomo sul treno, Ocho
apellidos catalanes, In Family I Trust).
Gangs of Galicia Trama
Tratta da una storia vera di
narcotraffico nella penisola iberica, Gangs of
Galicia segue la determinata e coraggiosa avvocata Ana (Clara
Lago) che, incapace di accettare la misteriosa uccisione
del padre, Silva (Monti Castiñeiras), decide di indagare
sul suo passato. Dopo la lettura del testamento in cui il padre
cede parte del denaro a due donne sconosciute, Ana si trasferisce
nella vecchia cittadina del padre, Cambados, per indagare
sul suo passato e scoprire chi e perché lo ha ucciso.
Mentre è in cerca di risposte, si ritrova però presto coinvolta
negli affari loschi di Daniel (Tamar Novas), il figlio di un noto e
influente trafficante di droga a capo del clan Padín.
Sullo sfondo di omicidi, ricatti,
soprusi e corruzione, il thriller spagnolo assume i tratti
di un appassionato dramma romantico quando pone
l’attenzione sul complicato rapporto tra Ana e
Daniel: due persone dalle attitudini e professioni
completamente opposte che si ritrovano a collaborare e ad
avvicinarsi sempre più, come legate da un delicato filo
rosso che, tempo prima, aveva sconvolto le vite dei loro
padri. Infatti, non ci vorrà molto prima che Ana scopra che
dietro l’assassinio del padre si nasconde la sete di
vendetta di José Padín (Miguel de Lira), da tempo in
carcere a causa della collaborazione di Silva come informatore
della polizia. Però, mentre cerca a sua volta di vendicarsi, Ana e
il figlio di Padín finiscono per provare forti sentimenti l’uno per
l’altra, scatenando il sospetto e l’irrequietezza sia del
clan che della polizia.
In parallelo alla storia romantica
principale, si sviluppa anche quella dei due adolescenti
Marco e Maria: lui, nipote di Togno e Nilo, i fratelli di
Padín che cercano di portare avanti gli affari di famiglia con
l’aiuto di Daniel; lei, figlia di Laura, la misteriosa primogenita
di Silva e sorellastra inconsapevole di Ana. Proprio come Romeo e
Giulietta, ostacolati da famiglie di “fazione”
opposta, Marco e Maria cercano in tutti i modi di sfuggire
all’odio e all’oppressione delle loro famiglie per vivere
liberamente il loro amore. Un amore molto più appassionante,
travolgente e romanzato di quello dei protagonisti Ana e Daniel,
tanto da concludersi tragicamente, proprio come l’indimenticabile
storia dei due amanti shakespeariani.
Jorge Guerricaechevarría e Roger
Gual raccolgono tutti i cliché del gangster movie
e li mescolano compulsivamente con quelli tipici della
telenovela, sperando di dare vita a un prodotto
adrenalinico, appassionante e originale. In realtà,
Gangs of Galicia stenta a stare in piedi.
Prevedibilità, ritmo troppo lento e noioso (persino durante le
scene di azione con tanto di esplosioni e omicidi a sangue freddo)
e un cast poco convinto sono solo alcuni dei difetti che emergono
fin dal primo episodio. La serie fatica così tanto a catturare
l’attenzione dello spettatore che, nonostante la trama sia
disseminata di “plot twist” (anche questi poco coinvolgenti e a
tratti paradossali), perseverare nella visione diventa più
un atto di coraggio che di fede. Forse proprio per la sfida che
rappresenta, la serie ha raggiunto la Top 10, una sorta di sfida
per lo spettatore!
Con una scrittura priva di
profondità emotiva e originalità, e una regia poco attenta
e dinamica, Gangs of Galicia è un
tentativo grossolano di combinare generi diversi e portare
sul piccolo schermo una “epica storia” di mafia, senza mai
raggiungere però l’equilibrio necessario per affascinare e
coinvolgere davvero il pubblico dell’iconico Tudum.
Proiezioni ed
eventi esclusivi immersi nella natura, per stimolare la creatività
e proporre nuove iniziative e visioni nella cinematografia. Al via
la diciassettesima edizione del Faito Doc Festival, in
programma dal 17 al 24 luglio, sull’omonimo monte a 1.200
metri sul mare di Vico Equense. Il Festival, ideato e diretto da
Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, affronta in
questa edizione il tema delle “Radici”.
Faito Doc Festival, 50 documentari
selezionati
Saranno 50
i documentari protagonisti di quest’anno, provenienti da
più di 20 Paesi nel mondo: 27 di questi gareggeranno nelle
tre competizioni previste dal Festival: una dedita
ai lungometraggi e due ai cortometraggi, tra cui quella dedicata
alle scuole di cinema. Non solo documentari di creazione ma tanti
eventi speciali in corrispondenza col tema riempiranno le giornate.
Tra questi la masterclass di Maricetta Lombardo,
una delle più importanti professioniste del suono in Italia,
vincitrice di premi come i David di Donatello, e
momenti musicali, come il concerto di tammorra pimontese
che si terrà il 24 luglio.
I film
verranno valutati dalla giuria internazionale “I
Magnifici” composta da Sergio Guataquira Sarmiento
(regista), vincitore edizione 2023 con ‘Adieu Sauvage’,
Colombia – Belgio; Rudi Maerten (montatore),
Belgio; Perrine Robert (Responsabile dei
programmi, Lyon Capitale TV), Francia; Diletta
Ciociano (caporedattore di Taxi Drivers), Italia;
Marcello Bivona (regista), Italia.
La “Giuria dei professionisti” verrà
affiancata dalla “Giuria Internazionale dei Giovani”, dalla “Giuria
il Camino” e dalla “Giuria del Faito Doc Camp”. I vincitori del
festival riceveranno in premio le creazioni dell’inventore belga
Cricou,amante del riciclaggio ma anche opere
originali dei Residenti della comunità il Camino e
creazioni della Bottega Baobab del Commercio Equo
e Solidale della CPS.
«Per spiegare il
tema di quest’anno mutuiamo le parole di Hannah Arendt: “Il
peggior male non è radicale, è il male senza radici. Proprio perché
non ha radici, questo male non conosce limiti e può raggiungere
vertici impensabili, macchiando il mondo intero”. Cosa
significa avere o non avere radici e come ritrovarle?», raccontano
i direttori artistici.
Faito Doc Festival, il focus sulla
Palestina
È previsto
un focus sulla Palestina nella giornata di sabato
20 giugno, con la proiezione del film “Ma’loul fête sa
destruction” di Michel Khleifi a cui seguirà
al tramonto lo spettacolo con Omar Suleiman,
“La terra delle arancetristi”, con adattamento e
regia di Patrizia di Martino, tratto dal racconto
di Ghassan Khanafani. Lo stesso Omar offrirà poi
al pubblico una degustazione di cucina tipica palestinese, seguirà
“Going Home” dell’anglo-palestinese Omar Al
Qattan, che giunge al Festival da Amman.
Diversi film sui
migranti in questa edizione, come dimostrano le
proiezioni di “Un Paese di Resistenza” di Shu
Aiello e Catherine Catella che segue la lotta e il
percorso di vita di Mimmo Lucano, registe già
premiate al Faito Doc Fest nel 2016 con “Un Paese di
Calabria”. Successivamente la proiezione di “Apnea”,
di Stefano Poggioni, Claudia Cataldi ed Elena
Poggioni, di “Go friend go” di Gabriele
Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini e di
“Sconosciuti puri” di Valentina Cicogna e Mattia
Palombo, offriranno punti di vista approfonditi sulla
questione.
Quest’anno ci sarà il Pitching Faito Doc
Numerose le
attività di quest’anno come il Pitching Faito Doc “delle
Ali per gli Autori”, laboratorio di scrittura documentaria
creato da tre anni per incoraggiare gli autori e le autrici. Ad
accogliere i giovani autori e i loro progetti saranno i Mentori
Marilyn Watelet (SABAM – Belgio), Massimo
Iannetta (SCAM – Belgio/Italia), Amel
Bouzid (Script Doctoring – Tunisia) e Giuseppe
Bisceglia (Scuola Holden – Italia).
Torna il
DOC NOW! guidato dal giornalista di
Taxidrivers Antonio Maiorino, con lo
scopo di cogliere, attraverso una serie di interviste con esperti,
i fenomeni più rilevanti del cinema documentario
contemporaneo. Ospiti per l’edizione 2024 Michel
Khleifi, al quale il Faito Doc quest’anno rende omaggio
come Padrino del Festival premiandolo per tutta la sua
opera cinematografica e proiettando il suo film: “Noce en Galilée”
che vinse il Premio della critica nel 1987 a Cannes.
Valentina Cicogna e Mattia Colombocon “Sconosciuti
puri” saranno anche ospiti del Doc Now!
Inoltre il festival
offre proiezioni di “classici” per grandi e bambini col
Docs for Kids a cura di Milena Bochet, e il
laboratorio Faito Giovani con Poesie nella natura
con Bénédicte Mancini. Mostre di Land Art con
l’Accademia di Belle arti di Napoli e torna la “Biblioteca
Vivente” con i residenti del Centro terapeutico Il Camino
e una Cena sensoriale “alle radici del gusto” coordinata da
Elisa Frascà. E ancora mostre di disegni, fotografie, e
opere originali in 3D. Incontri e passeggiate artistiche
nel bosco a cura del naturalista Nando Fontanella.
La preservazione
del parco naturale è valorizzata da una scenografia creata da
giovani volontari provenienti da tutto il mondo, con materiali
naturali, riciclati e trasformati.
Deadpool &
Wolverine è ormai a solo un mese di distanza da noi e
i rumor sul film si stanno ora intensificando. Ryan Reynolds ha infatti ora fatto parlare i
fan con un criptico post su Instagram in
cui si vede quello che sembra essere un breve frammento di filmato
del threequel, con una bandiera degli Avengers con l’emblema della
squadra che soffia nella brezza. Tuttavia, l’iconico logo è stato
deturpato con la “A” del simbolo dell’anarchia, facendo ipotizzare
che si tratti della squadra di Varianti che si riunisce per
combattere Cassandra Nova e i suoi alleati malvagi nel Vuoto.
Secondo The Geeky Cast, questa
squadra sarebbe composta da Deadpool (Ryan
Reynolds), Wolverine (Hugh
Jackman), Blade (Wesley
Snipes), X-23 (Dafne
Keen), Gambit (Channing
Tatum), la Torcia Umana (Chris
Evans) ed Elektra (Jennifer
Garner). Sembra un po’ troppo bello per essere vero, se
vogliamo essere onesti. Tuttavia, se questi personaggi saranno
effettivamente presenti nel film, questo potrebbe essere il momento
giusto per metterli in mostra e far sì che i fan siano entusiasti
di vedere qualcosa di più di un semplice team-up
Deadpool/Wolverine.
Se da un lato questo è un grande
punto di forza, di cui siamo tutti entusiasti, dall’altro è anche
la base della campagna di marketing di Deadpool &
Wolverine fin dall’inizio. Un’ulteriore scossa per
aumentare l’interesse non guasterebbe, visto che siamo sicuri che
il film sarà pieno di cammei e sorprese. Se siamo davvero
fortunati, questo significa che questa settimana potrebbe arrivare
un ultimo trailer che fornisca un ulteriore contesto per questa
misteriosa bandiera di “Avengers”.
Deadpool &
Wolverine riunisce il protagonista Ryan Reynolds con Shawn Levy, regista di
Free
Guy e
The Adam Project, che ha firmato la regia dell’atteso
progetto. Hugh Jackman
uscirà finalmente dal suo pensionamento da supereroi per riprendere
il ruolo di Wolverine. Sebbene i dettagli
ufficiali della storia di Deadpool &
Wolverine, con protagonista Ryan Reynolds,
non siano infatti ancora stati rivelati, si presume che la trama
riguarderà il Multiverso. Il modo più semplice per i Marvel Studios di unire la
serie di film di Deadpool – l’unica parte del
franchise degli X-Men sopravvissuta all’acquisizione della Fox da
parte della Disney – è stabilire che i film di Reynolds si siano
svolti in un universo diverso.
Ciò preserva i film degli X-Men della Fox nel loro universo, consentendo al
contempo a Deadpool e Wolverine, di nuovo interpretato da Hugh Jackman,
viaggiare nell’universo principale dell’MCU. Nel film saranno poi presenti anche personaggi
presenti nei primi due film di Deadpool, come Colossus e
Testata Mutante Negasonica. Da tempo, però, si vocifera che anche
altri X-Men possano fare la loro
comparsa nel film, come anche alcuni altri supereroi della
Marvel comparsi sul
grande schermo nei primi anni Duemila, in particolare il Daredevil di Ben
Affleck.
Una voce recente afferma che anche
Liev Schreiber
sia presente riprendendo il suo ruolo Sabretooth. Di certo,
Morena Baccarin
(Vanessa), Karan Soni (Dopinder), Leslie
Uggams (Blind Al), Rob Delaney (Peter) e
Shioli Kutsuna (Yukio) torneranno tutti nei panni
dei rispettivi personaggi, e a loro si uniranno i nuovi arrivati in
franchising Emma Corrin (The
Crown) e Matthew
Macfadyen (Succession), i cui ruoli sono ancora segreti. Un
recente report afferma inoltre che la TVA di Loki, incluso l’agente
Mobius (Owen Wilson) e
Miss Minutes, saranno coinvolti nel film. Deadpool &
Wolverineuscirà nei cinema il 26 luglio
2024.
Ecco, in esclusiva per Cinefilos.it,
una clip da La morte è un problema dei vivi, il nuovo film
che vi lascerà… morti dal ridere!
I Wonder Pictures è lieta di portare
nelle sale italiane dal 4 luglio La morte è un problema dei
vivi diretta dal pluripremiato regista finlandese
Teemu Nikki (Euthanizer, Il cieco che non voleva
vedere Titanic).
Protagonisti sono Risto
(Pekka Strang) e Arto (Jari Virman), vicini di casa
che non potrebbero essere più diversi: il primo è un impresario di
pompe funebri dipendente dal gioco d’azzardo, in crisi
matrimoniale, con una suocera alcolizzata e un figlio per cui è
raramente presente; il secondo è un mite educatore in una scuola
per l’infanzia, convive con la ricercatrice Saija e i due cercano
da tempo di allargare la famiglia, ma l’attesa gravidanza tarda ad
arrivare. La ruota gira per entrambi nel modo più inaspettato
quando Risto si ritrova schiacciato dai debiti e ad Arto viene
diagnostica una condizione più unica che rara: è nato con l’85% di
cervello in meno rispetto alla media. Da vicini di casa, Risto e
Arto, l’uomo senza cuore e l’uomo senza cervello, divengono così
una strana coppia di becchini che deve svolgere il lavoro sporco
per un’attività illegale molto particolare.
Presentato all’interno
del Concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma 2023,
LA MORTE È UN PROBLEMA DEI
VIVI è una commedia nera originale e commovente
sull’amicizia e il perdono, sulle assurdità della vita e su come
affrontarle giorno dopo giorno. Ad accompagnare la brillante
sceneggiatura, le musiche originali del compositore Marco
Biscarini (Volevo nascondermi, Lubo, Un giorno devi
andare) alla prima collaborazione con il regista Teemu
Nikki.
Per molti fan di Star Wars, Andor
è uno dei migliori show Disney+ ambientati nella Galassia
molto, molto Lontana che la Lucasfilm abbia prodotto, e anche se
sappiamo come finisce la storia dell’agente ribelle Cassian
Andor, c’è molta eccitazione per l’imminente seconda
stagione, che porterà direttamente agli eventi di
Rogue One: A Star Wars Story. Durante un’apparizione
all’ACE Superhero Comic Con di quest’anno, l’attore Diego Luna ha dunque condiviso il suo
entusiasmo per l’inizio della produzione, confermando che vedremo
altri personaggi di Rogue One.
“Posso dirvi che Rogue One sta
arrivando, quindi ci saranno personaggi che riconoscerete. Ci
saranno cose interessanti. Per chi ama Rogue One, questa stagione
sarà molto speciale. E sarà affascinante andare direttamente a
Rogue One dopo aver visto questa seconda stagione, perché vedrete
quel film da una prospettiva diversa. Ve lo prometto“. “È
fantastico“, ha poi continuato Luna. “L’unica cosa che
posso dirvi è quello che succede alla fine. È il mondo alla
rovescia. È l’unica cosa di cui non si parla in un’intervista, ma
qui sappiamo tutti qual è la fine“.
“Posso dirvi una cosa: Tony
Gilroy è uno scrittore fantastico e ha creato dei personaggi
fantastici che abbiamo conosciuto nella prima stagione di Andor.
Sarà una seconda stagione molto ricca, perché tutte quelle storie
sono importanti oggi. È un vero pezzo d’insieme. La prima stagione
è stata molto complicata e tutto deve essere risolto. Ogni storia è
importante“. Inizialmente si pensava che Luna si riferisse
all’ex droide imperiale K2 (doppiato da
Alan Tudyk), ma secondo The Playlist anche Ben Mendelsohn tornerà nel ruolo del cattivo
ufficiale imperiale Orson Krennic.
Oltre a Diego Luna, i protagonisti originali di Andor
sono Stellan Skarsgård nel ruolo di
Luthen Rael, Adria Arjona nel ruolo di Bix Caleen,
Fiona Shaw nel ruolo di Maarva
Andor, Denise Gough nel ruolo di Dedra
Meero, Kyle Soller nel ruolo di Syril Karn e
Genevieve O’Reilly nel ruolo di Mon Mothma.
Le riprese della Stagione 2 di
Andor sono
terminate nel febbraio 2024. Il debutto della seconda stagione era
originariamente previsto per l’agosto 2024. Tuttavia, gli scioperi
hanno ritardato le riprese della Stagione 2, facendo slittare la
data di uscita. Skarsgård ha dichiarato che i nuovi episodi
arriveranno “verso la fine dell’anno o all’inizio del
prossimo”.
La Stagione 1 di Andor ha
debuttato nel settembre 2022 su Disney+. La
prima stagione, composta da 12 episodi, ha ottenuto recensioni
estremamente positive da parte della critica e ha ricevuto una
nomination agli Emmy per la categoria Outstanding Drama Series.
Quest’ultimo ha ora rotto il suo
silenzio sulla notizia oggi con un lungo post su Instagram che lo
vede fare qualche accenno a ciò che i fan possono aspettarsi da
Lanterns,
il primo team-up live-action di Hal Jordan e John Stewart.
“Finalmente posso parlare di ciò a cui ho lavorato nell’ultimo
anno e oltre. Dagli studi DC e dalla Warner Bros, stiamo portando
Lanterns sulla HBO. Chris, Damon e io l’abbiamo creata; Chris la
sta scrivendo e dirigendo mentre io e Damon scriviamo e produciamo
esecutivamente“.
“Mi piace pensare che provenga
dai creatori di Ozark, Watchmen della HBO e, naturalmente, Batman
incontra Elmer Fudd“, ha aggiunto King. “Stiamo lavorando
con una squadra di sceneggiatori da sogno, per mettere insieme
qualcosa di emozionante, epico, intimo, concreto, divertente e
vero: una serie di supereroi che unisce le glorie dei fumetti con
l’eccellenza di una fiction di prestigio della HBO”.
“È un onore lavorare su questi
personaggi, basandoci su ciò che hanno creato i titani John Broome,
Gil Kane, Denny O’Neil e il mio vecchio amico (e fan di
Batman/Fudd), Neal Adams. Siamo infinitamente ispirati e grati per
la creatività di tanti creatori di fumetti delle Lanterne dal 1940
a questo mercoledì. A livello personale, la mia defunta
madre era una dirigente della Warner: tornare nel suo lotto,
costruire qualcosa di bello che le sarebbe piaciuto, è una
sensazione davvero speciale“.
Ryan Reynolds in una scena del poco apprezzato
film Lanterna Verde
Cosa sappiamo di Lanterns?
La serie Lanterns
segue due personaggi centrali dell’Universo DC: la nuova recluta
John Stewart e il veterano Hal Jordan. La storia
vede i nostri poliziotti intergalattici coinvolti in un oscuro
mistero terrestre mentre indagano su un omicidio nel cuore
dell’America, una premessa molto intrigante che promette una
miscela di avventure cosmiche e lavoro investigativo concreto, e
qualcosa di nettamente diverso dalla norma DC.
James
Gunn e Peter Safran, Co-Presidenti e Co-CEO dei DC
Studios, hanno dichiarato: “Siamo entusiasti di portare questo
titolo fondamentale della DC alla HBO con Chris, Damon e Tom al
timone. John Stewart e Hal Jordan sono due dei personaggi più
avvincenti della DC e Lanterns li porta in vita in una storia
poliziesca originale che è una parte fondamentale del DCU unificato che
lanceremo la prossima estate con Superman“.
I Marvel Studios hanno reso
“canonici” i progetti della Marvel Television su Netflix poco prima del lancio di Echo su
Disney+ all’inizio di quest’anno.
Sebbene ci aspettiamo ancora che lo studio scelga a quali
personaggi e quali storie fare riferimento nel MCU, sono già stati
arruolati diversi volti noti. Ora, mentre aspettiamo di vedere
attori del calibro di Charlie Cox (Daredevil), Vincent D’Onofrio (Kingpin) e Jon Bernthal (The Punisher) fare la loro
apparizione in Daredevil:
Born Again, l’attore che ha interpretato Iron
Fist per Netflix ha espresso il suo interesse a unirsi a
loro.
Durante una recente intervista con
The Nerd Shepherd, l’interprete
di Danny Rand/Iron Fist, Finn Jones, ha condiviso
la sua convinzione che ci sia ancora “molto spazio per la
crescita di quel personaggio“. Ha aggiunto: “Penso di
essere in un momento della mia carriera in cui mi piacerebbe
continuare a crescere con quel personaggio“. Per quanto
riguarda l’aspetto che vorrebbe avere, Jones ha detto di essere
ancora desideroso di recitare in una serie di Heroes for
Hire con il Luke Cage di Mike Colter.
“Mi piacerebbe vedere di nuovo
la chimica tra me e Mike. È sempre stata fantastica. Penso che
siano personaggi davvero interessanti da mettere insieme“, ha
stuzzicato. “Se volessero riportare me e Mike a fare una serie
TV di Heroes For Hire, penso che sarebbe la strada giusta“.
Dato però che la serie Iron Fist è stata recensita male,
sembra improbabile per Jones un’altra occasione per interpretare
l’eroe. In rete, inoltre, si è parlato della possibilità che i
Marvel Studios introducano un nuovo Iron Fist nella prossima serie
animata Eyes of Wakanda.
Finn Jones in una scena di Iron Fist
Iron Fist: la trama e il cast della serie Netflix
Iron Fist è la
serie televisiva statunitense ideata da Scott Buck
e basata sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics. La
serie è ambientata all’interno del Marvel Cinematic
Universe (MCU), ed è il quarto
di una serie di show che hanno condotto al crossover della
miniserie The Defenders. Nella prima stagione, dopo essere
sparito e dato per presunto morto per quindici anni, Danny
Rand fa ritorno a New York City, determinato a riprendere
il controllo dell’azienda di famiglia da Harold Meachum e i suoi
figli Ward Meachum e Joy Meachum e pronto a combattere il crimine
grazie alla sua maestria nel kung-fu e all’abilità di evocare
l’incredibile potere dell’Iron Fist.
Nella seconda stagione, invece, dopo
gli eventi di The Defenders, Rand si dedica a proteggere New York in
assenza di Matt Murdock, fino a quando un nuovo nemico non minaccia
l’identità di Rand e coloro a cui tiene. Finn
Jones interpreta il protagonista Danny Rand, un esperto di
arti marziali con l’abilità di evocare il potere del Pugno
d’acciaio. Fanno parte del cast anche Jessica Henwick, Jessica
Stroup, Tom Pelphrey, Ramón
Rodríguez, Sacha Dhawan, Rosario Dawson e David
Wenham. Nella seconda stagione si uniscono Simone Missick
e Alice Eve.
La star di Black
Panther: Wakanda Forever, Letitia
Wright, ha anticipato un suo ritorno nel MCU durante un’intervista
rilasciata a The View. La Wright ha inoltre affermato:
“Ci sono un sacco di cose in arrivo”. Visto che su
Internet circolano voci sulla presenza di più di 60 personaggi in
Avengers
5, è possibile che la sua Shuri sia tra questi. Non c’è
praticamente modo di far riunire i Vendicatori contro una minaccia
che mette in pericolo il mondo senza che Black Panther appaia in qualche modo.
Tuttavia, l’attrice non ha
intenzione di far uscire il gatto dal sacco. “Se si tratta di…
diciamo… diciamo…“. Wright ha riflettuto prima di andare
oltre. “Vorrei continuare con Shuri. È uno dei miei personaggi
preferiti, una tale benedizione, onestamente, non scherzo. Le sono
così grata“. Ad oggi un Black Panther 3 non è stato annunciato
ufficialmente dai Marvel Studios. Infatti, sono stati molto
attenti a non dire esattamente cosa sta succedendo al momento con
il franchise.
Un’ipotesi interessante potrebbe
essere quella di rivedere il personaggio di Wright in Eyes of Wakanda, l’annunciata serie animata
della Marvel. Manca circa un mese al Comic-Con di San Diego e
questo evento dovrebbe essere l’occasione giusta per portare alcune
risposte sulle ultime parti della Fase 5 e 6 della Saga del Multiverso dei Marvel Studios.
Quella potrebbe essere dunque una buona occasione per annunciare
anche quale sarà il futuro del franchise e dove potremo rivedere
Shuri nel MCU.
Come già detto, Eyes of Wakanda arriverà su Disney+ quest’anno. Ma, mentre la
strada verso Avengers:
Secret Wars prosegue, i fan attendono anche un Black Panther 3. Collider ha chiesto a
Nate Moore, il produttore della Marvel, quali
fossero i piani per un’altra immersione nel mondo di Black
Panther già all’epoca dell’uscita di Wakanda
Forever. Il dirigente creativo ha risposto che tutto
dipende dall’accoglienza dei fan nei confronti del secondo film.
Come noto, questo ha ottenuto pareri positivi e ha raggiunto un
ottimo incasso, lasciando la porta decisamente aperta per un terzo
film.