Per analizzare al meglio
El Jockey, il nuovo film di Luis
Ortega in Concorso all’81esima
edizione della Mostra
del Cinema di Venezia, possiamo iniziare da Luigi
Pirandello e il suo concetto di maschere. Queste rappresentano le
molteplici identità che ogni individuo adotta per vivere e
integrarsi nella società, ma non sempre la maschera che si indossa,
o in cui ci si è trasformati, ci soddisfa. Quando la crisi
esistenziale bussa alla porta, l’unica via d’uscita sembra essere
la liberazione da quell’identità costruita nel tempo, per evitare
l’autodistruzione e ricominciare d’accapo. “Morire per
rinascere”, come afferma Abril a Remo in El
Jockey, è il cuore pulsante dell’intera pellicola, tema
cardine che funge da apertura e chiusura di una storia destinata,
però, a ripetersi all’infinito.
Scritto a sei mani dal regista
insieme a Rodolfo Palacios e Fabián Casas, il film offre una
potente riflessione sull’importanza di cercare il proprio
io, anche a costo di trasformarsi profondamente,
esplorando il bisogno di spogliarsi di quelle identità imposte
dalla vita, quegli abiti che, col tempo, smettono di calzare a
pennello, soffocandoci. Nel cast spiccano l’argentino Nahuel Pérez
Biscayart, premiato come Migliore promessa maschile ai César 2018,
e
Úrsula Corberó, che dopo il successo de La Casa di Carta è riuscita a guadagnarsi nuovi ruoli
di valore, impedendo così di rimanere impigliata nel solo
personaggio di Tokyo.
El Jockey, la trama
Remo Manfredini è un fantino di
grande successo, acclamato da tutti e considerato la carta vincente
di Sirena, un gangster e imprenditore che gestisce la scuderia per
cui Remo gareggia. Se sul piano delle performance Remo è
imbattibile, il suo animo è tutt’altro che saldo. Ed è proprio
questo che lo conduce in una spirale autodistruttiva, segnale di un
crollo imminente, il quale si manifesta in tutta la sua
drammaticità il giorno della gara più importante della sua
carriera—quella che potrebbe liberarlo dai debiti. L’incidente che
subisce durante la competizione, invece di segnare la fine, si
trasforma però in un’opportunità: dall’ospedale in cui viene
ricoverato, Remo fugge, determinato a cercare il suo vero io.
Cercare se stessi, cersarsi in
altre vite
I novantasette minuti di El
Jockey si fanno sentire intensamente. Fin dalle prime
inquadrature, il film ci immerge nella vita di Remo, intrappolato
in un’identità che non gli appartiene. Questo dramma
surreale, ricco di metafore e simboli, dipinge il ritratto
di un uomo che vede nel suo incidente un’opportunità irripetibile:
abbandonare il vecchio sé per esplorare nuove versioni di
sé stesso, nella speranza di trovare la
libertà. Libertà, soprattutto, dal dolore profondo
generato da una frattura interiore che non sa come sanare.
La fuga dall’ospedale, con indosso
un cappotto e una borsa da donna, segna il punto di svolta in
un’esistenza ormai al collasso, che solo una trasformazione
radicale può salvare. Il peso che lo ha consumato e logorato ha un
nome: Sirena, il gangster a capo della scuderia per cui lavora. È
proprio quando Remo inizia a distaccarsi dalle dinamiche del mondo
equestre e, soprattutto, dalla mafia che gli ruota attorno, che
ritrova forza e determinazione. Si sente così leggero che persino
una bilancia non registra più il suo peso, che ritorna solo quando
gli scagnozzi di Sirena salgono con lui: una metafora tagliente di
una società che tiene tutti in una morsa spietata.
El Jockey ci dice dunque
che combattere per riconquistare sé stessi è possibile, sia
sperimentando nuove sfaccettature della propria personalità, sia
riscoprendo versioni passate di chi eravamo, o riprendendo il filo
da dove si era spezzato. Nonostante ciò, questo processo è
ciclico, perché prima o poi sentiremo di nuovo il bisogno
di cambiare. È una spirale infinita, parte integrante dell’essere
umani. Il film ci suggerisce così che la continua scoperta di sé
non si interrompe nemmeno con la morte, perché c’è sempre una
rinascita. E il gioco ricomincia. Ma non per questo bisogna
smettere di farlo.
Un genere spesso snobbato da molti,
perché emblema del cinema come intrattenimento facile e
superficiale, è quello dei film d’azione. Si
tratta però di un genere più interessante di quello che sembra.
Prima di tutto, perché è il genere che ci ha donato alcuni dei
prodotti culturali più famosi della storia recente: basti pensare a
Indiana Jones e
007, che mantengono intatta la loro
popolarità e il loro valore per i fan ancora a distanza di diversi
decenni dalla loro realizzazione. Inoltre, i film d’azione hanno
spesso rivoluzionato il cinema: è un genere che ha
stimolato lo sviluppo sia degli effetti speciali che della
fotografia, ma soprattutto del montaggio, alla ricerca di un ritmo
elevato e accattivante.
E, se vogliamo dirla tutta, il
genere ha avuto qualcosa da dare anche a livello politico e
sociale: se è vero che si tratta di un genere storicamente
maschile, i personaggi femminili dotati di grande
forza e potere si stanno facendo strada al cinema anche grazie ai
film d’azione come Atomica Bionda e Wonder Woman, che sono in prima fila
per quanto riguarda la combinazione tra girl power e
action movies. Ecco dunque alcuni tra i migliori
film d’azione di sempre, che occorre vedere assolutamente.
Ci sono le saghe, ci sono artisti come Tarantino, supereroi, donne,
trame intricate. Cosa hanno in comune? L’alta tensione.
Mad Max: Fury
Road, 2015, di George Miller. Nella
ricerca della propria terra natale, una donna si rivolta contro un
tiranno in un’Australia postapocalittica. In suo aiuto accorrono un
gruppo di prigioniere, un fanatico e un vagabondo di nome Max. Al
festival di Cannes ha ricevuto una
standing ovation, e si è aggiudicato sei Oscar, diventando il film
australiano con più statuette in assoluto. Ad oggi è da molti
considerato il miglior film d’azione mai realizzato. Nel cast,
Tom Hardy e
Charlize
Theron.
Sette Samurai (1954)
– È difficile stabilire quando sia nato il genere d’azione. I film
precedenti al 1954 non mancavano certo di azione, ma era raro
trovare un film incentrato su un conflitto fisico costante (o sulla
minaccia di esso) e altrettanto raro vedere una sequenza d’azione
prolungata che durasse più di un paio di minuti. Si può sostenere
che I sette samurai di Akira Kurosawa sia stato il film che ha
cambiato tutto questo. Si tratta di un’epopea di oltre 3 ore che
ruota attorno a un villaggio i cui abitanti sono presi di mira dai
banditi e che quindi arruolano dei samurai (sette!) per aiutarli a
difendersi. La sua struttura che prevede la formazione di una
squadra, l’addestramento e la battaglia – ognuna delle tre fasi
occupa un atto – ha influenzato innumerevoli altri film d’azione, e
il modo in cui mostra il combattimento è più viscerale e credibile
di qualsiasi altro film della sua epoca. L’azione cinematografica è
diventata più roboante dal 1954, certo, ma la maggior parte dei
film d’azione deve qualcosa a Sette Samurai per aver aperto la
strada al genere nel suo complesso. Per questo motivo, è il più
grande film d’azione di tutti i tempi.
Die Hard (1988) –
L’originale
Die Hard
è essenzialmente un esempio da manuale di come realizzare un grande
film d’azione/thriller moderno. Contrappone un eroe vulnerabile e
sfavorito a un cattivo potente e carismatico, mantiene una trama
lineare che avanza incessantemente, ha alcuni grandi personaggi
secondari, un’ambientazione memorabile e la giusta quantità di
azione generosamente distribuita per tutto il tempo. In breve, è
difficile trovare molti difetti a Die Hard. I suoi
sequel non sono certo all’altezza, ma l’originale è un classico per
un motivo preciso ed è il raro tipo di film che tutti,
indipendentemente da quanto amino i film d’azione, possono trovare
emozionante e coinvolgente.
Aliens (1986) –
Così come James Cameron ha introdotto più azione nel
sequel di Terminator, allo stesso modo ha ridefinito la serie di
Alien
con il film Aliens del 1986. Non ha diretto il
primo, che era un film di fantascienza/horror più incentrato sulla
sopravvivenza che sul combattimento, ma è subentrato con
l’acclamato sequel, rendendo le cose notevolmente più movimentate.
Alcuni potrebbero preferire l’atmosfera e l’approccio generale
dell’originale, ma è difficile negare che Aliens funziona benissimo
come film d’azione. Aliens si costruisce bene e ha un ritmo
perfetto, iniziando in modo costante, mentre le cose si fanno
sempre più grandi e strazianti man mano che il film si avvicina al
suo climax infuocato. È un film grandioso e soddisfacente in tutto
e per tutto, e probabilmente un punto culminante per l’intero
franchise.
La tigre e il dragone
(Crouching Tiger, Hidden Dragon) (2000) – Crouching Tiger,
Hidden Dragon è stato un film di arti marziali innovativo, poiché
si è concentrato tanto sul romanticismo e sul dramma/avventura
fantastica quanto sull’azione. La sua storia di dolore e redenzione
ha risuonato con il pubblico su scala globale, rendendolo un
successo a sorpresa e un premio Oscar. Dopo aver visto il film, è
facile capire perché. Pochi film di arti marziali sono in grado di
catturare le scene d’azione allo stesso modo di Crouching Tiger,
Hidden Dragon (La tigre e il dragone nascosti), rendendolo un film
a volte dolce e a volte straziante, pieno di grandi personaggi e
con una sequenza splendidamente girata dopo l’altra.
Rambo (1982) – La
serie
Rambo è diventata sinonimo di azione eccessiva e sopra le
righe, ma i suoi inizi sono stati sorprendentemente umili. First
Blood è il primo film con John Rambo ed è senza dubbio il migliore,
con una storia concreta incentrata su un veterano affetto da PTSD e
in fuga a causa di uno sceriffo malvagio. È un film piuttosto
serio, soprattutto se si considera la direzione presa dalla serie,
ma funziona bene anche come film d’azione/thriller. Il numero di
morti è basso e la storia è personale e radicata, ma questo fa sì
che sia più facile essere coinvolti e che l’azione sia veramente
d’impatto quando arriva. Chi vuole più azione potrebbe fare meglio
a controllare i sequel, ma chi vuole vedere un’irresistibile
miscela di azione e dramma che si colloca tra i punti di forza del
lavoro di Sylvester Stallone dovrebbe dare una
possibilità a questo film.
I predatori dell’arca
perduta (1981) – Steven Spielberg è un regista apparentemente
in grado di padroneggiare qualsiasi genere, e I predatori dell’arca
perduta è il più chiaro indicatore di quanto sia in grado di fare
film d’azione/avventura. È il primo film con Indiana
Jones in quella che è diventata una serie di lunga durata,
ed è un caso in cui l’originale è ancora il migliore. Allo stesso
modo, è una delle cose più belle che Spielberg abbia mai fatto come
regista e potrebbe anche essere il suo film più divertente fino ad
oggi. Ha contribuito a rendere Harrison Ford una star ancora più grande di
quanto non fosse già diventato grazie a Guerre stellari, e i suoi
brividi vecchio stile e la sua trama ricca di azione e polposità ne
fanno ancora un film estremamente piacevole. I film d’azione e
d’avventura in giro per il mondo non sono migliori de I predatori
dell’arca perduta ed è difficile immaginare che un altro film
simile possa mai superarlo.
Kill
Bill Vol.1 (2003) – Rendendo omaggio ai vecchi film di
arti marziali, ai samurai e ai western, Quentin Tarantino ha realizzato uno dei
migliori film di vendetta di tutti i tempi con le due parti di Kill
Bill. Tuttavia, per quanto riguarda l’azione, il primo volume è il
migliore dei due, dato che è lì che si svolgono la maggior parte
delle sequenze di combattimento su larga scala, mentre il secondo
si concentra maggiormente sul lato western delle cose. Il culmine
del Vol. 1 vede il personaggio di Uma
Thurman affrontare un piccolo esercito di gangster
all’interno di un ristorante di Tokyo, con il risultato di una
delle sequenze di combattimento più sanguinose e spettacolari di
tutti i tempi. Potrebbe essere la scena più violenta di tutti i
film di Tarantino, il che è tutto dire. E, se visto insieme al Vol.
2, Kill Bill potrebbe essere una grande epopea di vendetta di tutti
i tempi.
Terminator 2 – Il giorno del giudizio (Terminator 2:
Judgment Day – 1991) – Sette anni dopo il film originale,
James Cameron è tornato alla serie di
Terminator con un film che ha spazzato via i precedenti. E non è un
compito facile, se si considera che Terminator del 1984 era un
classico a basso costo… ma Terminator 2: Il giorno del giudizio del
1991 ha alzato notevolmente la posta in gioco e la scala. Si può
vedere dove sono finiti tutti i soldi dell’aumento di budget di
Terminator 2: Il giorno del giudizio, e tutte le grandi sequenze
d’azione sono ancora abbastanza sorprendenti da reggere ancora
oggi. In fondo, si tratta anche di una storia sorprendentemente
commovente sul legame che si forma tra una macchina e un ragazzino
che, guarda caso, sarà determinante nell’imminente guerra tra la
razza umana e l’onnipotente Skynet.
The Matrix (1999) – I film che combinano
azione e fantascienza raramente sono più iconici del primo film
Matrix del 1999. Il film immerge il suo protagonista – e il
pubblico – in una battaglia per l’umanità, dato che gran parte
della popolazione è stata schiavizzata dalle macchine in una sorta
di realtà virtuale, mentre solo pochi eletti conoscono la verità e
lottano per liberare tutti. L’aspetto del film e dei suoi
personaggi, così come le iconiche scene d’azione al rallentatore,
sono stati tutti citati e parodiati fino alla morte, ma questo non
sarebbe successo se Matrix non fosse stato un
grande film. I suoi sequel si sono rivelati più discordanti, ma
pochi possono contestare che l’originale sia uno dei migliori film
d’azione degli ultimi decenni.
Film d’azione da vedere
Atomica Bionda,
2017, di David Leitch. Charlize Theron nei
panni di una spia sensuale e selvaggia dell’MI6, Lorraine
Broughton. Il Muro di Berlino sta per cadere, e lei è inviata nel
cuore della città, alla ricerca di un dossier dal valore immenso.
Sarà coinvolta in un gioco di spionaggio mortale.
Heat – La
sfida, 1995, di Michael Mann.
Interpretato da due giganti della recitazione quali Al Pacino e
Robert De Niro,
il film è un heist movie particolarmente complesso, dove
oltre alla contrapposizione tra poliziotto e ladro, si instaurano
una serie di legami che portano i due personaggi ad assomigliarsi e
confrontarsi sempre più, in un gioco di tensione che ha fatto
scuola. Secondo molti, è questo uno dei migliori film d’azione mai
realizzati.
Indiana Jones e i Predatori
dell’arca perduta, 1981, di Steven Spielberg. Indiana Jones
(Harrison Ford),
un rinomato archeologo e esperto dell’occulto viene assunto dal
governo degli Stati Uniti per ritrovare l’arca che si ritiene
custodire i Dieci Comandamenti. Sfortunatamente, anche gli agenti
di Hitler sono alla sua ricerca. Si tratta di un classico del
genere, che ha stabilito nuovi canoni e caratteristiche dell’azione
che sposa l’avventura, proprio come i suoi tre sequel.
Skyfall, 2012, di
Sam Mendez. Parlando di classici e di personaggi
migliori dei film d’azione, è il caso di menzionare 007, l’inglese
seduttore con licenza di uccidere. Nell’episodio uscito nel 2012,
James
Bond (Daniel Craig) è
alle prese con una missione andata male, causando una catena di
terribli eventi: agenti segreti vengono esposti in tutto il mondo,
l’MI6 viene attaccato, e M deve spostare l’agenzia. Ma James è
ancora l’unico di cui lei si possa fidare, e la sua ricerca lo
porterà ad un uomo del passato di M con dei conti da regolare.
Skyfall è uno dei
migliori, ma guardateveli tutti.
Mission
Impossible, 1996, Brian DePalma. Il
primo della serie Mission Impossible con Tom Cruise è
sicuramente uno dei film d’azione migliori di sempre, con momenti
indimenticabili di altissima tensione. Due agenti prendono parte ad
una missione segreta per il governo degli Stati Unita, ma questa
fallisce e l’agente Hunt viene sospettato di omicidio. Ora un
fuggitivo, Hunt deve penetrare in un edificio della CIA per
recuperare un computer con delle informazioni delicate e
strettamente riservate, che può provare la sua innocenza.
Baby Driver,
2017, di Edgar Wright. Il giovane, talentuoso e
strambo automobilista Baby lavora al meglio quando si sincronizza
con la propria playlist. Dopo aver incontrato la donna dei propri
sogni, decide di lasciare il proprio stile di vita criminale per
ricominciare di nuovo. Ma prima di potersene andare, deve fare
un’ultima rapina. Il montaggio si sincronizza con la musica.
Rambo, 1982, di
Tom Kodcheff. John J. Rambo (Sylvester Stallone) è
un veterano del Vietnam, si aggira in cerca di un vecchio amico, ma
si scontra con l’intolleranza e la brutalità dello sceriffo locale,
Will Teasle. Quando viene arrestato, Rambo, che si porta dentro
terribili ricordi, esplode. Fugge, e comincia la caccia all’uomo.
L’intera saga è da vedere.
Kill Bill Volume
I, 2003, di Quentin
Tarantino. Un’ex assassina conosciuta come “La Sposa”
si sveglia da un come di quattro anni, dopo che l’ex amante Bill ha
cercato di ucciderla il giorno del suo matrimonio. È guidata da
un’insaziabile sete di vendetta, e giura di liberarsi di tutti
coloro che hanno perso la vita quel giorno, incluso il figlio non
nato. Un fumettone cinematografico, violentissimo, spietato e
doloroso come il miglior Tarantino.
Inception, 2010, di
Christopher
Nolan. Come complicare al massimo la trama di un film
d’azione lo sa bene Nolan, in un film che gioca con la mente e con
la realtà. Dom Cobb è un ladro con la capacità di rubare segreti
dall’inconscio delle persone, attraverso i loro sogni. Un lavoro
che gli ha portato molto, ma che gli ha tolto tutto quello che ama.
La possiblità di redimersi arriverà con una missione apparentemente
impossibile: innestare un’idea nella mente di una persona.
The Bourne
Identity, 2002, di Doug Liman. Una
delle saghe d’azione più longeve e dalla qualità più alta, quella
di Jason Bourne comincia nei primi Duemila. Un
uomo non ricorda nulla del proprio passato, ma qualcuno lo cerca
per eliminarlo, e non si ferma davanti a nulla.
Face/Off – Due facce di un
assassino, 1997, di John Woo.
Interpretato da John Travolta e Nicolas Cage, la pellicola è uno
dei primi film ad Hollywood del maestro dell’azione e racconta di
Sean Archer è un agente dell’FBI che da anni cerca d’arrestare
l’acerrimo nemico Castor Troy, un pericoloso terrorista. In seguito
ad un incidente, Archer si trova a dover scambiare chirurgicamente
la propria faccia con quella di Castor per potersi infiltrare nella
sua banda e scoprire dove si trova un pericoloso ordigno
nucleare.
Trappola di
cristallo, 1988, di John McTiernan. Primo
film della saga Die Hard con protagonista
assoluto Bruce Willis
nei panni di John McClane, personaggio diventato una vera e propria
icona del genere. La pellicola racconta di un poliziotto di New
York che giunge a Los Angeles per passare le vacanze di Natale con
la moglie Holly. Nel grattacielo dove lavora la donna irrompe però
all’improvviso un gruppo armato e ben addestrato di criminali
tedeschi, guidati dallo spietato Hans Gruber. L’unico che può
salvare la situazione è McClane.
Fast & Furious,
2001, di Rob Cohen. Il film è incentrato sulle
corse e sulle battaglie d’auto con al centro i personaggi di
Dominic Toretto, interpretato da Vin Diesel, e
Brian O’Conner, interpretato da Paul Walker.
Primo capitolo di una saga ancora in corso, questo
unisce sequenze ad alto tasso di spettacolarità con un caso
particolarmente complesso da risolvere, che vedrà un poliziotto
doversi infiltrare in una banda di ladri.
Arma Letale, (1987) di
Richard Donner. Interpretato da Mel Gibson e
Danny Glover, è questo il primo episodio della
saga di film d’azione di Arma
letale, che ha come protagonisti due poliziotti
di Los Angeles impegnati continuamente in pericolosi casi contro la
criminalità. Grande succcesso del suo genere, il film ha avuto poi
ben tre sequel.
Film d’azione su Netflix
Tyler Rake di
Sam Hargrave. Tyler Rake, un impavido mercenario
che lavora nell’ombra, deve recarsi in Bangladesh dopo essere stato
incaricato da un potente capo della mafia di salvare suo figlio,
che è stato rapito.
Tyler
Rake 2 di Sam Hargrave. Di
ritorno dall’essere creduto morto, il commandante Tyler Rake si
imbarca in una pericolosa missione per salvare la famiglia
imprigionata di uno spietato gangster. Chris Hemsworth torna a recitare nel sequel di
questa nuova saga action, dando vita a nuove e più spericolate
acrobazie, in attesa di riprendere il ruolo nell’annunciato terzo
film.
Spenser Confidential di
Michael Bay.
Spenser, un ex poliziotto appena uscito dal carcere, dov’era finito
a causa di un complotto, ritorna negli inferi violenti della città
di Boston per svelare una contorta cospirazione
omicida.
The Old Guard
di
Gina Prince-Bythewood.
A una squadra di mercenari immortali viene affidato l’incarico di
salvare dei bambini rapiti. Tuttavia, le cose si mettono male
quando il loro segreto rischia di venire allo scoperto.
Bright
di David Ayer. Interpretato da Will
Smith e Joel Edgerton, il film è ambientato in
una realtà alternativa in cui gli umani condividono la Terra con
varie creature fantastiche. Protagonisti sono due agenti della
polizia, uno umano, l’altro orco, che si trovano a dover mettere da
parte le loro differenze per affrontare un caso particolarmente
pericoloso.
Triple
Frontier di J. C. Chandor.
Cinque veterani dell’esercito ed ex agenti delle forze speciali,
trovandosi in ristrettezze economiche, si incontrano per
pianificare una rapina a uno spacciatore in una zona di confine del
Sud America.
6
Underground di Michael Bay.
Protagonisti sono sei individui provenienti da tutto il mondo,
ognuno il migliore nel proprio campo, che vengono scelti non solo
per le loro abilità, ma per il desiderio comune di cancellare il
loro passato per un futuro migliore. La squadra è riunita da un
leader chiamato Uno, la cui unica missione nella vita è garantire
le loro azioni.
Project
Power di Ariel Schulman e Henry
Joost. Nella futuristica New Orleans, un misterioso
distributore offre una fornitura gratuita di “Power”, una pillola
che concede superpoteri per cinque minuti a un gruppo di
spacciatori. Art, un uomo a caccia di questo trafficante, farà di
tutto per trovarlo prima che possa scatenarsi il caos.
RedNotice di Rawson Marshall
Thurber. Protagonista di questo esplosivo film
d’azione è l’agente John Hartley, il quale nel tentativo di
recuperare un prezioso uovo d’oro dal ladro Nolan Booth si vede
accusato di esserne un complice. I due, caratterialmente molto
differenti, si troveranno a dover collaborare per smascherare il
vero ladro dell’uovo.
Heart of Stone di Tom Harper.
Rachel Stone è un’agente dei servizi segreti, l’unica donna che si
frappone tra la sua potente organizzazione, famosa a livello
mondiale per il mantenimento della pace, e la perdita della sua
risorsa più preziosa, e pericolosa. Ad interpretare il film, girato
in più parti del mondo, vi è la Wonder Woman Gal Gadot.
The
Mother di NikiCaro. Un’assassina addestrata nell’esercito esce
allo scoperto per proteggere la figlia, che non ha mai incontrato,
da spietati criminali intenti a vendicarsi a qualunque
costo. Jennifer
Lopezè la protagonista di questo avvincente
thriller tutto basato sull’istinto di protezione materno.
Film d’azione recenti
The Beekeeper – La spietata vendetta di un
uomo diventa di portata nazionale dopo che si scopre che è un ex
agente di una potente organizzazione clandestina conosciuta come
Beekeepers.
Bullet Train, Brad Pitt interpreta Ladybug, uno sfortunato
assassino determinato a portare a termine il suo compito senza
problemi dopo l’ennesimo ingaggio finito male. Il destino,
tuttavia, sembra avere altri piani: la missione di Ladybug lo mette
in rotta di collisione sul treno più veloce del mondo con avversari
letali provenienti da ogni parte del globo, tutti con obiettivi
collegati ma contrastanti. Dal regista di Deadpool 2, David Leitch.
Niente di nuovo sul fronte occidentale
– Nella
Germania del 1917, il giovane Paul Baumer mente riguardo la sua età
per potersi arruolare con i suoi amici, tutti giovani uomini
patrioti. La realtà della guerra però, smantella quasi
immediatamente la loro esuberanza.
Top Gun: Maverick – Pete Mitchell,
detto Maverick, continua a superare i suoi limiti dopo essere stato
per anni uno dei migliori aviatori della Marina. Tuttavia, deve
affrontare il suo passato mentre addestra un nuovo gruppo per una
missione estremamente pericolosa.
I migliori film d’azione del
2024
Civil War – In un futuro prossimo, gli Stati
Uniti, si sta combattendo una logorante guerra civile a causa della
polarizzazione tra fazioni avverse. Un gruppo di giornalisti deve
raggiungere la Casa Bianca prima che D.C. cada.
The Beekeeper – La spietata vendetta di un
uomo diventa di portata nazionale dopo che si scopre che è un ex
agente di una potente organizzazione clandestina conosciuta come
Beekeepers.
Road House – L’ex lottatore della UFC Dalton accetta
un lavoro come buttafuori in un bar nelle Florida Keys, solo per
scoprire che quel paradiso non è affatto come sembra.
Furiosa: A Mad Max Saga – La giovane
Furiosa viene strappata dalla sua famiglia e si trova sotto il
fuoco incrociato di due signori della guerra. Mentre i tiranni
combattono per la supremazia, Furiosa cerca di ritrovare la strada
di casa.
Godzilla e Kong – Il Nuovo Impero – Godzilla e Kong si trovano a dover affrontare una
minaccia colossale nascosta nelle profondità del pianeta, che mette
in discussione la loro stessa esistenza e la sopravvivenza della
razza umana.
The Fall Guy – Uno stuntman di Hollywood,
reduce da un incidente che ha segnato la sua carriera, si ritrova
al centro di una cospirazione mentre indaga sulla misteriosa
sparizione di una star del cinema action.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie –
Generazioni dopo il regno di Cesare, le scimmie vivono
armoniosamente come specie dominante – e gli umani vivono
nell’ombra. Mentre un nuovo leader tirannico delle scimmie
costruisce il proprio impero, una giovane scimmia intraprende un
viaggio.
Land of Bad –
Quando una squadra della Delta Force cade in un’imboscata in
territorio nemico, un ufficiale alle prime armi si rifiuta di
arrendersi. La loro unica speranza è un pilota di droni dell’Air
Force.
Film d’azione del 2023
John Wick
4, di Chad Stahelski. Prima di riconquistare la sua libertà, l’assassino
John
Wick deve affrontare un nuovo nemico con potenti alleanze in
tutto il mondo. Un’influenza, quella di questo potente nemico, che
trasformerà anche i vecchi amici in nemici. Quarto, ma
apparentemente non ultimo, capitolo della saga interpretata da
Keanu Reeves, qui più spietato e letale che
mai.
Fast &
Furious 10, di Louis Leterrier. Nel
decimo capitolo della saga di
Fast & Furious, Dominic Toretto e la sua famiglia si
trovano a doversi confrontare con un pericoloso e folle nemico
proveniente dal passato. Questo nuovo film sembra segnare l’inizio
della fine per il celebre franchise d’azione, che dovrebbe
concludersi con il capitolo undici o dodici.
Mission:
Impossible – Dead Reckoning Parte 1, di
Christopher McQuarrie. Torna Ethan Hunt, l’agente
interpretato da Tom Cruise, stavolta chiamato a confrontarsi
con una minaccia tra le più pericolose di sempre: l’intelligenza
artificiale. Il nuovo capitolo è dunque un entusiasmante sequenza
di grandi colpi di scena, scene di grande effetto e acrobazie
totalmente folli.
The
Equalizer 3 – Senza tregua, di Antoine
Fuqua. In questo capitolo conclusivo della serie, Robert
McCall trova un po’ di pace nel sud Italia, dove scopre che molti
dei suoi nuovi amici sono sotto il controllo della mafia locale.
Ancora una volta, l’ex agente dovrà dunque diventare il protettore
dei buoni. Ad interpretare il protagonista vi è ancora una volta
Denzel Washington.
Gran Turismo, di
NeilBlomkamp. Basato
sull’omonima serie di videogiochi di simulazione di corse
sviluppata da Polyphony Digital, il film racconta la storia vera di
Jann Mardenborough, un adolescente giocatore di Gran Turismo che è
diventato un pilota professionista di auto da corsa. Nel cast del
film vi sono anche Orlando Bloom e David Harbour.
Ghosted, di
DexterFletcher. Cole si
innamora dell’enigmatica Sadie, ma presto scopre che è un agente
segreto. Prima che possano decidere un secondo appuntamento, Cole e
Sadie vengono coinvolti in un’avventura per salvare il mondo. Ad
interpretare i due protagonisti vi sono gli attori Ana de Armas e Chris Evans.
Film d’azione del 2022
Ambulance di Michael
Bay. Nuovo thriller d’azione diretto da Bay, il film ha
per protagonisti due fratelli, uno dei quali interpretato da
Jake
Gyllenhaal, i quali in seguito ad una rapina finita
male sequestrano un’ambulanza con a bordo un’infermiera e un
poliziotto ferito. Sarà l’inizio di un’adrenalinica fuga dalle
forze dell’ordine, durante la quale entreranno però in gioco anche
traumi passati e il desiderio di rivalsa dei due protagonisti.
The Lost City
di Adam Nee e Aaron Nee. Loretta
è una celebre scrittrice di romanzi rosa d’avventura. All’ennesimo
libro è però in crisi d’ispirazione e il tour promozionale al
fianco del modello delle sue copertine, Alan, vero idolo dei fan,
le appare insopportabilmente umiliante. Decide così di mollare
tutto, ma finisce rapita dal rampollo di una ricca famiglia in
cerca di un tesoro perduto. Solo lei può tradurre un antico
geroglifico e trovare una tomba segreta nella città perduta di D,
la stessa dei suoi romanzi. Alan, a quel punto, farà di tutto per
salvarla.
The
Batman di Matt Reeves. Il
cavaliere oscuro torna al cinema con un nuovo film, dove a
interpretarlo vi è l’attore Robert
Pattinson. Il giovane Batman di questo film deve
vedersela con gli inquietanti omicidi di un pazzo noto come
Enigmista, che sembra perseguire un perverso gioco dettato dal
proprio desiderio di vendetta. Costruito come un detective
movie, Batman è uno dei grandi film d’azione del 2022.
Uncharted di Ruben
Fleischer. Interpretato da Tom Holland, il
film si configura come un prequel del celebre videogame e racconta
la storia dell’incontro che ha portato all’amicizia tra il giovane
Drake e Sully.
I due infatti, si mettono sulle tracce del tesoro di Magellano,
dovendo affrontare numerosi pericoli e ostacoli, passando tra terre
selvagge e luoghi impervi.
Sonic 2 – Il
film di Jeff Fowler. Sequel del
fortunato Sonic – Il film, Sonic
2introduce nuovi personaggi e pericoli, con Jim
Carrey nuovamente nei panni del villain dr.
Eggman. Il simpatico riccio blu di nome Sonic torna dunque sul
grande schermo in tutta la sua velocità, chiamato però a scoprire
qualcosa di più sulla propria provenienza e sul suo passato.
Doctor Strange nel
Multiverso della Follia di SamRaimi. Nuovo film del Marvel Cinematic Universe, questo
sequel di Doctor Strange porta avanti la narrazione
relativa al Multiverso, una realtà ormai sempre più al collasso.
Ricco di personaggi, situazioni e con un atmosfera più horror del
solito per un film del MCU, questo è uno dei film d’azione da non
perdere di quest’anno.
Film d’azione del 2020
Tenet di
Christopher Nolan. Un agente
segreto, interpretato da John David
Washington, riceve una sola parola come arma e viene
inviato in una misteriosa missione per prevenire l’inizio della
Terza Guerra Mondiale. Si troverà così a viaggiare nel tempo e
piegare le leggi della natura per avere successo nella sua
missione. Un film tanto ambizioso quanto unico nel suo genere.
La forza della
natura di Michael Polish. Durante un
uragano, alcuni poliziotti tentano di evacuare un edificio. Non
sanno che nello stesso palazzo una banda di ladri sta progettando
un grosso colpo: rubare cinquantacinque milioni di dollari.
Skylines di
Liam O’Donnell. Quando un virus minaccia di
trasformare ibridi alieni amichevoli contro gli umani, il cap. Rose
Corley e la sua squadra di soldati scelti si imbarcano in
una missione in un mondo alieno per salvare ciò che resta
dell’umanità.
Greyhound – Il nemico
invisibile di Aaron Schneider. In
un’emozionante storia ispirata a fatti avvenuti durante la Seconda
guerra mondiale, il capitano Ernest Krause (Tom
Hanks) conduce 37 navi, cariche di truppe e rifornimenti
essenziali.
Il giorno
sbagliato di Derrick Borte. Rachel,
una giovane madre single, suona il clacson ad un pickup che non
parte al verde del semaforo. Alla guida c’è lo psicopatico Tom
Cooper che nella notte ha massacrato l’ex moglie e il suo nuovo
compagno.
The
Outpost di Rod Lurie. Una unità di
soldati statunitensi viene attaccata dai talebani in una remota
base in Afghanistan nel 2009. La ‘battaglia di Kamdesh’ è una delle
scene più sanguinose della guerra in Afghanistan.
Bad Boys for
Life di Adil El Arbi e
Bilall Fallah. Terzo capitolo della trilogia, il
film vede due poliziotti di vecchia scuola, Mike Lowrey e Marcus
Burnett, interpretati da Will Smith e
Martin Lawrence, fare squadra con una unità
d’élite per fermare le attività di un pericoloso criminale di Miami
a capo del locale cartello della droga.
Film d’azione del 2019
The
Gentlemen di Guy Ritchie.
Mickey Pearson, interpretato da Matthew
McConaughey, è un espatriato americano che si è
arricchito costruendo un impero basato sullo spaccio di marijuana a
Londra. Ben presto, si ritrova coinvolto in una guerra contro chi
vuole impadronirsi del suo dominio.
Close di
Vicky Jewson. Sam, guardia del corpo esperta in
antiterrorismo, deve proteggere una giovane milionaria viziata e
capricciosa. Tuttavia, quando qualcuno cerca di rapirla, la
missione si trasforma in un inferno.
Un uomo
tranquillo di Hans Petter
Molland. La vita tranquilla di Nels Coxman, interpretato
da Liam Neeson,
autista di spazzaneve, viene distrutta quando l’amato figlio muore
in circostanze misteriose. La ricerca della verità si trasforma ben
presto in una vendetta personale contro i responsabili.
La legge dei più
forti di Deon Taylor. Una poliziotta
alle prime armi assiste casualmente all’omicidio di un giovane
spacciatore. Ben presto, realizza che il delitto è stato commesso
da un gruppo di poliziotti corrotti.
Anna di
Luc Besson. Sotto le apparenze di donna
straordinariamente bella si cela un segreto in grado di scatenare
la sua forza e le sue incredibili abilità, trasformandola in una
delle assassine più temute del pianeta.
Fast & Furious – Hobbs &
Shaw di Devid Leitch. Hobbs, veterano
del Diplomatic Security Service interpretato da Dwayne Johnson, e
Shaw, emarginato fuorilegge ed ex membro dell’esercito inglese
interpretato da Jason Statham, stringono una
improbabile alleanza quando l’anarchico Brixton giunge in possesso
di armi biologiche dal potenziale catastrofico.
Oltre trent’anni dopo l’uscita di
Alien del 1979, il regista Ridley
Scottè tornato al franchise con
Prometheus
del 2012. Servendo da prequel con numerosi easter eggs che
collegano il film ai suoi predecessori, Prometheus si proponeva di offrire molto di
più di una semplice storia delle origini degli iconici Xenomorfi.
Con Noomi
Rapace nel ruolo di Elizabeth Shaw e
Logan Marshall-Green in quello
di Charlie Holloway, due ambiziosi archeologi impegnati a
rintracciare gli indizi presumibilmente lasciati dagli antenati
dell’umanità, Prometheus (qui la
recensione)è completato dalla severa e avara
Meredith Vickers (Charlize
Theron), dal Capitano Janek (Idris Elba) e dalla
minacciosa e convincente interpretazione dell’androide David da
parte di Michael
Fassbender.
Dopo Alien:
Covenant, sequel di Prometheus e altro
prequel di Alien, c’è molto da raccontare del primo di questo
universo cinematografico. Alien:
Romulus(la nostra
recensione), che arriverà nelle sale questo mese, è
ambientato tra gli eventi di Alien e Aliens, allontanandosi dalla
storia dell’era prequel di Scott. Prima di allontanarci troppo dai
tumulti e dalle rivelazioni delle origini del franchise,
analizziamo il culmine della spedizione di Prometheus in un
settore remoto, dove l’equipaggio condannato si è recato
per incontrare il proprio creatore e ha incontrato qualcosa di
molto più devastante.
Ambientato principalmente nel 2093,
quasi trent’anni prima degli eventi di Alien,
Prometheus è incentrato su una spedizione guidata da Shaw
e Holloway. In viaggio verso una luna lontana chiamata LV-223,
un’impresa finanziata da Peter Weyland (Guy Pearce),
l’equipaggio disarticolato della nave Prometheus viene risvegliato
dal criosonno senza conoscere lo scopo della loro missione. Al
risveglio, l’equipaggio viene informato del suo obiettivo: seguire
gli indizi sospetti lasciati sulla Terra da una specie che Shaw e
Holloway ritengono essere i creatori dell’umanità. Hanno scelto di
chiamarli gli Ingegneri e Weyland vuole che i suoi ultimi
momenti di vita siano di fronte ai suoi creatori. Weyland
viene creduto morto, ma viene nascosto sulla nave mentre Vickers,
sua figlia, agisce al suo posto. L’equipaggio fa quello che
inspiegabilmente fanno tutti i gruppi di fantascienza: si imbarca
prontamente per esplorare un’astronave aliena, togliendosi i caschi
e andando incontro, disarmato, a qualsiasi terrore indicibile si
trovi davanti.
L’equipaggio trova ciò che
voleva e ne paga le conseguenze
Nonostante il successo
tecnico, in quanto l’obiettivo era quello di incontrare i
loro presunti creatori, la missione si è rapidamente inasprita.
L’astronave abbandonata incontrata nell’ Alien
originale, che conteneva quello che si presumeva essere un
membro di una specie aliena chiamata Space Jockey, si è rivelata in
Prometheus appartenere alla flotta dell’Ingegnere.
L’esoscheletro dello Space Jockey, che abbiamo visto meglio
inPrometheus, era in
realtà una tuta, al cui interno c’erano gli Ingegneri.
Gli elementi difensivi della nave
degli Ingegneri avevano fatto un lavoro rapido sull’equipaggio. Un
alieno simile a un serpente ha ucciso Millburn (Rafe
Spall) e, dopo aver usato i suoi escrementi per sciogliere
la visiera del suo elmetto, Fifield (Sean Harris)
è finito di faccia in una pozza del misterioso liquido nero.
Qualunque proprietà contenga, Fifield si trasforma in una mutazione
aggressiva e rabbiosa, che fa strage di diversi membri
dell’equipaggio. David, sempre curioso e sospettosamente privo di
empatia, sperimenta il liquido nero versandone una goccia nel
bicchiere di Holloway. Dopo averlo bevuto, Holloway e Shaw hanno
avuto un rapporto sessuale e Holloway è stato presto sopraffatto da
grotteschi effetti collaterali che lo hanno indotto a implorare di
essere ucciso, risparmiando all’equipaggio la contaminazione e
qualsiasi cambiamento lo stesse avvolgendo. Vickers si attiene,
bruciandolo vivo.
Il rapporto sessuale tra Holloway e
Shaw si rivelerà sinistro, con il liquido nero che si
insinua in Shaw e la impregna di un corpo estraneo di qualche
tipo. Quel corpo cresce e Shaw deve farlo rimuovere
chirurgicamente dall’addome prima che la uccida. La creatura che si
è formata si agita con tentacoli tentacolari e Shaw la intrappola
nella sala medica prima di fuggire e tornare alla nave
dell’Ingegnere. Lì, David e Weyland liberano l’unico Ingegnere
sopravvissuto dal suo sonno da Space Jockey e cercano di
comunicare con lui. Contrariamente alle loro aspettative,
l’Ingegnere decapita David e uccide Weyland.
Prometheus si conclude facendo
precipitare il film nel franchise di Alien
Sebbene sia ovvio fin dall’inizio,
Prometheus non ha mai giocato appieno il suo
ruolo di prequel di Alien fino all’ultima parte del
film. Ai membri dell’equipaggio sopravvissuti appare chiaro che
questa luna non è la casa dell’Ingegnere, ma un’installazione
militare. Il misterioso liquido nero è un’arma biologica e,
in base agli schermi olografici nell’hangar dell’Ingegnere, la nave
ha la rotta impostata per la Terra. L’Ingegnere
risvegliato sta riavviando la nave e riprende la sua missione
originale, vanificata secoli prima quando l’arma biologica è
accidentalmente fuoriuscita e ha devastato l’equipaggio
dell’Ingegnere. Sembra che considerino la loro creazione
dell’umanità come un errore e mirano a spazzarla via. Shaw lo
comunica al capitano Janek. Se non fermano la nave degli Ingegneri
in partenza, questa si dirigerà verso la Terra ed eliminerà
l’umanità. In un atto finale di autosacrificio, Janek e i restanti
membri dell’equipaggio fanno schiantare il Prometheus contro la
nave degli Ingegneri, facendosi esplodere e facendo precipitare
entrambe le navi al suolo.
La nave in caduta schiaccia Vickers
durante la discesa e Shaw si dirige verso la sala medica, l’unica
capsula di salvataggio rimasta. Tuttavia, l’Ingegnere sopravvive ed
entra nella capsula prima che Shaw possa uscire. Quando l’Ingegnere
attacca Shaw, rilascia l’organismo recentemente estratto dal suo
addome, che è cresciuto in modo esponenziale. La gigantesca
creatura, simile a un face-hugger, supera l’Ingegnere e gli inietta
qualcosa nella bocca, uccidendolo. Alla fine del film, un momento
di stinger mostra unalieno simile a
uno Xenomorfoche emerge dal cadavere
dell’Ingegnere, un primo predecessore dell’antagonista del
franchise.
Il finale di “Prometheus”
prepara una storia per un sequel che probabilmente non vedremo
mai
Prima di introdurre la prima
creatura simile a uno Xenomorfo, emersa dai resti
dell’Ingegnere, i momenti finali del film si sono mossi
perimpostare un sequelche probabilmente non vedremo mai. Shaw recupera
la testa decapitata di David, ancora cosciente, e conferma che sarà
in grado di pilotare una delle navi militari dell’Ingegnere. Il
film si conclude con Shaw e David che non tornano sulla Terra, ma
si mettono alla ricerca del mondo natale degli Ingegneri.
Questa volta, dopo una perdita quasi totale, Shaw vuole
affrontare davvero i suoi creatori e scoprire cosa li ha
delusi così tanto da far loro ritenere l’umanità inadatta a
continuare.
Tuttavia, il sequel prefigurato non
è mai stato realizzato. Alien: Covenantha
ucciso Shaw fuori campo, relegandola alla sperimentazione di
David. Gli Ingegneri rimasti vengono spazzati via in una
breve sequenza di flashback e un equipaggio completamente nuovo di
spacefarer affronta David e le razze di Xenomorfi in erba. Gettando
via un arco potenzialmente ampio, l’obiettivo di Shaw (e, per
procura, dell’intero equipaggio di Prometheus) di incontrare i
creatori è stato vanificato. Ridley Scott aveva indubbiamente in
mente una visione ampia e non ha mostrato alcun segno di ritrosia
nel divulgare quanto più possibile della storia di Alien.
Da tempo i fan si chiedono quanto sia profondo il rapporto
dell’Ingegnere con l’umanità. In Prometheus, la decisione
dell’Ingegnere di cancellare la propria creazione è come la scossa
di Etch-A-Sketch. Avevano un’idea in mente, hanno giocato con la
creazione e hanno deciso di cancellarla quando non sono stati
soddisfatti del risultato. Pensate a questo come se foste un
regista che continua un franchise ignorando che Alien vs Predator è mai esistito.
Shaw aveva un disperato bisogno di
sapere perché gli Ingegneri avessero cambiato idea. In
origine, Scott sembra aver avuto una risposta più approfondita alle
domande di Shaw, rivelando che il sequel di
Prometheus era stato pensato proprio per questo. In
un’intervista del 2012 a Movies.com, è stato chiesto a Scott
se le fasi di progettazione della storia fossero orientate a
offrire origini più definitive. “Beh, fin dall’inizio ho
lavorato su una premessa che si prestava a un sequel. Non voglio
davvero incontrare Dio nel primo. Voglio lasciare la possibilità
che [Shaw] dica: ‘Non voglio tornare da dove sono venuto io. Voglio
andare da dove sono venuti loro’”. Scott ha poi descritto gli
Ingegneri come “fottuti aggressivi” che hanno mostrato
un’innegabile genialità nelle loro creazioni, nonostante alla fine
abbiano deciso la loro rovina. Almeno questo aspetto – i mezzi di
distruzione che hanno creato per compiere la loro ira – è stato
approfondito in modo abbastanza soddisfacente.
La saga di “Alien” continua,
lasciando probabilmente Prometheus nel passato
È un peccato che la narrazione
originale sia stata in qualche modo abbandonata. Dite quello che
volete sul fatto di svelare troppo il mistero o di estendersi
troppo nella storia secondaria; Prometheus esiste lo
stesso e ha gettato le basi per un ricco pozzo di storia che
potrebbe non essere mai più toccato. Scott ha ammesso di aver
sperato che seguissero il filo del discorso, “… perché certamente
mi piacerebbe farne un altro”, ha detto nella stessa intervista.
“Mi piacerebbe esplorare dove diavolo [Shaw] andrà dopo, e
cosa farà quando ci arriverà? Perché se è il paradiso, il
paradiso non può essere quello che si pensa che sia”. Il film
inizia a virare verso implicazioni bibliche, con l’idea dei
creatori che covano la delusione e si muovono verso la conseguente
punizione.
Una prima versione della
sceneggiatura diPrometheusriteneva addirittura che Gesù Cristo fosse un
Ingegnere e che l’ideazione dell’arma biologica per
spazzare via l’umanità fosse una risposta alla crocifissione. Ma si
decise che era “un po’ troppo esagerato”. Immaginatevi di essere
seduti in un cinema nel 1979, a guardare Alien per la
prima volta, e di cercare di prevedere un’idea così azzardata
mentre Sigourney Weaver si divincolava da Ian
Holm. L’idea che Ash fosse un androide era già abbastanza
pesante senza dover immaginare che tutto avesse inizio nel Nuovo
Testamento.
Non è dato sapere dove potranno
spingersi le future iterazioni di Alien, ma i
prossimi progetti del franchise si sono allontanati dalla linea
guida diPrometheuseAlien: Covenant.
Alien:
Earth, la prossima serie di FX, si svolgerà
circa tre decenni prima del film originale. Ciò la collocherebbe
cronologicamente quasi esattamente nell’orbita di
Prometheus. Fisicamente non potrebbero essere più
distanti; come suggerisce il nome, la trama della serie sarà
incentrata sulla Terra. L’equipaggio della Prometheus ha dovuto
entrare in criosonno per sopportare l’immane distanza che li separa
dal pianeta. Tuttavia, questo dà almeno un briciolo di speranza che
la storia degli Ingegneri come creatori disprezzati o pentiti possa
essere sfruttata ancora una volta, ma, a prescindere, c’è molto
spazio per piangere la perdita di Shaw e del potenziale degli
Ingegneri. Se la sperimentazione di David era il suo destino
inevitabile, non poteva almeno rimanere nei paraggi ancora per
un po’? Lasciarle decifrare le intenzioni dell’Ingegnere prima di
soccombere a quelle di David. Non per sconfinare nella fanfiction,
ma David avrebbe potuto trasformare Shaw nella Regina Xenomorfa che
incontriamo in Aliens. Questo è uno
sproloquio per un’altra volta.
A differenza di molte celebrità
impegnate in relazioni con personaggi altrettanto noti, vi è anche
chi ha trovato il proprio amore lontano dal mondo dello spettacolo.
Sono infatti diversi gli attori e le attrici fidanzati o sposati
con personalità poco o per nulla note al grande pubblico. Uno di
questi è Cillian Murphy,
il quale è da tempo accompagnato da Yvonne
McGuinness, artista visuale distintasi in diversi campi ma
nota per la sua riservatezza.
Ecco 10 cose che non sai di
Yvonne McGuinness.
Yvonne McGuinness e Cillian
Murphy
1. È sposata con un noto
attore. Yvonne McGuinness è nota in particolare per essere
la moglie dell’attore Cillian Murphy,
celebre per i film 28 giorni dopo,Il cavaliere
oscuro, Breakfast on Pluto,Inception e per la
serie Peaky Blinders, dove
interpreta Thomas Shelby. Dopo un lungo periodo insieme, i due si
sono poi sposati nel 2004, con una cerimonia svoltasi nella vigna
in Francia del padre di lei. Come noto, i due non amano rivelare
molto della loro vita privata, mantenendo un certo riserbo.
2. Si sono conosciuti ad un
concerto. Prima di intraprendere la carriera nel mondo del
cinema e della televisione, Murphy si era dedicato alla musica,
cantando e suonando il basso in alcune band di genere alternative
rock. Proprio durante un suo piccolo concerto, nel 1996, conobbe
Yvonne, della quale si innamorò subito. I due intrapresero dunque
da quel momento la loro relazione, la quale dura con successo
ancora oggi.
3. Hanno due
figli. Dopo essersi sposati nel 2004, Murphy e la
McGuinness hanno continuato a costruire la loro famiglia, dando
vita a due figli. Il primo, Malachy, è nato nel dicembre del 2005,
mentre il secondo, Aran, è nato nel luglio del 2007. Nei confronti
dei due bambini, i due coniugi sono sempre stati particolarmente
protettivi, evitando che la loro celebrità potesse portare ad una
sovraesposizione mediatica dei figli. La coppia cerca infatti di
farli crescere nel modo più normale e distante dalla celebrità
possibile.
Yvonne McGuinness e la sua
arte
4. Si è laureata in arti
visive. Dopo aver completato gli studi di base nella sua
città natale, Yvonne McGuinness si è iscritta al Crawford College
di Cork, dove ha conseguito una laurea in lettere. Dopo la laurea,
ha poi proseguito gli studi al Royal College of Arts di Londra,
dove ha conseguito un Master in arti visive, laureandosi nel 2002.
Una volta completati gli studi, ha iniziato ad organizzare le sue
prime mostre d’arte nel Regno Unito e altrove. In particolare, ha
lanciato con successo la sua prima mostra d’arte dal titolo
“Veicolo” nel 2005, la quale si è tenuta in una biblioteca
mobile a Cork.
5. Con le sue
videoinstallazioni si occupa di temi molto importanti.
Formandosi in questo ambito, la McGuinness ha sempre più
indirizzato la sua ricerca artistica sulla rappresentazione dei
temi dell’Io e dell’inganno, affrontando il sublimato desiderio di
autoespressione dell’autore come anche della tensione tra
rivelazione e occultamento. Opera dopo opera, l’artista affronta
sempre nuovi aspetti di tali argomenti, dando dunque vita ad un
vero e proprio percorso autoriale.
I film di Yvonne McGuinness
6. Ha diretto alcuni
cortometraggi. Oltre ad interessarsi di videoarte, la
McGuinness si è cimentata anche nella regia dando vita ad alcuni
cortometraggi da lei anche scritti. Si tratta di This is
between us, risalente al 2011, e Charlie’s Place e
Procession, entrambi realizzati nel 2012. Non è noto se
l’artista intende continuare questo percorso, cimentandosi magari
con opere di carattere cinematografico o televisivo. Ad oggi,
infatti, questo non risulta essere nei suoi piani.
Yvonne McGuinness è su
Instagram
7.Ha un profilo
privato. Yvonne McGuinness è presente sul social network
Instagram con un profilo privato e non verificato chiamato
@ymgprojects. Questo, che vanta appena 118 follower e 84 post,
contiene principalmente informazioni relative all’attività
artistica della McGuinness. Non vi sono dettagli relativi alla sua
vita di coppia e il fatto di voler tenere il profilo privato è
ulteriormente indice del suo volere rimanere lontana dalla
celebrità.
8. Attraverso il profilo è
possibile risalire al suo sito. Nella descrizione del suo
profilo Instagram, la McGuinness riporta semplicemente il link al
suo sito ufficiale. In questo è possibile ritrovare un elenco
fotografico delle videoinstallazioni da lei realizzate, ognuna con
la propria personale e accurata descrizione. Grazie a questo sito e
alle informazioni sul profilo Instagram, sarà dunque possibile
sapere sempre tutto sull’attività dell’artista.
Yvonne McGuinness e John J.
McGuinness
9. È nipote di un noto
politico. Yvonne McGuinness è la nipote del noto politico
irlandese John McGuinness, facente parte del
partito Fianna Fáil, ovvero il partito repubblicano e conservatore
dell’Irlanda, con tendenze di centro-destra. John McGuinness è
stato nominato presidente della commissione per le finanze, la
spesa pubblica e la riforma e del Taoiseach nell’aprile 2016. Ha
poi ricoperto la carica di presidente della commissione per i conti
pubblici dal 2011 al 2016 e di ministro di Stato dal 2007 al
2009.
Yvonne McGuinness: età e
altezza
10. Yvonne McGuinness è
nata Kilkenny, città della Repubblica d’Irlanda e ora con
sede a Monkstown, nella conte di Dublino. La sua altezza
complessiva è pari a 167 centimetri.
Il franchise cinematografico degli
X-Men ha subito un enorme sconvolgimento nel
2017 con l’uscita di Logan
– The Wolverine. Non solo è ancora
considerato il punto più alto dell’interpretazione degli
eroi mutanti da parte della 20th Century Fox, ma ha anche segnato
l’ ultima volta di Hugh Jackmannel ruolo di
Wolverine, almeno per un po’.
Logan ha anche riunito Jackman con
James Mangold, che aveva diretto il precedente
film incentrato su Logan, The
Wolverine , nel 2013. Mangold non ha usato mezzi
termini, avendo fissato un rating hard-R e ridimensionando la posta
in gioco da “fine del mondo” a “profondamente personale”.
Ambientato in un futuro lontano,
Logan vede il suo protagonista guadagnarsi da vivere
come autista di limousine e allo stesso tempo prendersi cura
dell’anziano Charles Xavier (Patrick
Stewart). Ma alla loro porta si presenta una
ragazza di nome Laura, nota anche come “X-23” (Dafne
Keen), che ha capacità mutanti simili a quelle
di Logan. Logan, Laura e Xavier sono in fuga da Transigen,
la società che ha creato Laura e che la rivuole con ogni mezzo. A
complicare le cose c’è il fatto che il fattore di
guarigione di Logan comincia a diminuire.
Logan rivela che il Professor X
ha accidentalmente ucciso gli X-Men
L’apparizione di Laura è un fatto
importante, poiché prima degli eventi di Logan, gli
X-Men
erano stati praticamente spazzati via e non erano nati nuovi
mutanti da 25 anni. All’inizio si lascia intendere che
Logan potrebbe aver ucciso gli X-Men, il che sarebbe un cenno a
Old Man Logan di Mark Millar e
Steve McNiven. In quella storia a fumetti, il
maestro dell’illusione Mysterio ha ingannato Wolverine per fargli
uccidere gli X-Men, portando il canadese artigliato ad abbandonare
la violenza. Logan compie una svolta epocale e rivela che
Xavier ha accidentalmente causato la morte degli
X-Men: soffre di demenza senile e i suoi poteri telepatici
vanno in tilt, provocando crisi distruttive che colpiscono tutti
coloro che lo circondano. Il fatto che il mentore degli X-Men sia
la causa della loro caduta è un esempio di come Logan
faccia leva sulle corde del cuore del pubblico.
Wolverine muore da eroe in
Logan
Lo scienziato capo di Transigen, il
dottor Zander Rice (Richard E. Grant),
finisce per liberare un clone più giovane e selvaggio di Logan
chiamato X-24 per catturare Laura. X-24 uccide
Xavier e successivamente ferisce mortalmente Logan
impalandolo su un albero. Alla fine, Laura uccide il clone usando
un proiettile di adamantio che Logan aveva tenuto con sé ed è al
suo fianco quando muore. In punto di morte, Logan dice a Laura:
“Non essere come ti hanno fatto”. Dopo aver seppellito Logan,
Laura gira la croce sulla sua tomba di lato per formare una
“X”, onorando la sua eredità come uno degli X-Men.
Laura crede che Logan e Xavier la
stiano portando a “Eden”, un santuario per mutanti che si trova al
confine tra Canada e America. Tuttavia, Logan scopre che Laura ha
preso questa idea da un fumetto, il che porta a una delle battute
più cupamente ironiche dell’intero film: “Forse un quarto di
tutto questo è accaduto, e niente di tutto questo”. Eden è un
luogo reale, anche se non è quello che Logan o Laura si aspettavano
inizialmente; è una comunità di giovani mutanti, che sono
stati geneticamente modificati come Laura ma sono sfuggiti a
Transigen. Uno di questi mutanti è Julio Richter
(Jason Genao), che la maggior parte dei fan dei
fumetti conosce come il mutante manipolatore della Terra
Rictor. Rictor e gli altri mutanti di Eden sono in grado di
usare i loro poteri per uccidere Donald Pierce (Boyd
Holbrook), il capo dei cacciatori di mutanti di Rice,
e accompagnano Laura dopo aver seppellito Logan.
Diverse versioni del Wolverine
di Jackman e del Professor X di Stewart appaiono nel MCU
Sebbene Logan fosse stato
presentato come la fine del percorso per Jackman e Stewart,
entrambi gli attori hanno finito per interpretare versioni
diverse dei loro personaggi nel Marvel Cinematic
Universe. Stewart ha interpretato una versione
del Professor Xavier in Doctor Strange nel Multiverso della
Follia; questa versione del
personaggio faceva parte della società segreta di supereroi nota
come Illuminati e sfoggiava persino la stessa sedia a rotelle
gialla della sua controparte dei fumetti. Ma non se la cava molto
meglio dello Xavier precedente, poiché Wanda Maximoff (Elizabeth
Olsen) lo uccide.
Jackman ha un ruolo simile in
Deadpool
& Wolverine, in quanto interpreta
una versione di Wolverine che ritiene di aver “deluso il suo intero
mondo” dopo aver fallito nel salvare gli X-Men. Deadpool & Wolverine rende
anche omaggio a Logan, sia in modo umoristico con Deadpool
(Wade Wilson) che dissotterra lo scheletro di
Logan e lo usa come arma, sia in modo emotivo quando il duo
incontra Laura nel Vuoto. La Keen riprende persino
il suo ruolo e ha recentemente confermato che la sua Laura è
cresciuta dopo gli eventi di Logan. È una
testimonianza dell’impatto di Logan il fatto che il
ritorno della Keen sia celebrato come una delle parti migliori del
film e serve a ricordare in modo agrodolce che avrebbe potuto
dirigere un film tutto suo prima della fusione Fox/Disney.
Tuttavia, per quanto riguarda gli addii dei supereroi,
Logan rimane ineguagliato.
Mentre tutti nei Sette Regni erano
impegnati a fare scelte più o meno disperate a destra e a manca nel
finale della seconda stagione di House of the
Dragon, Lord Tyland Lannister era apparentemente
impegnato in una piccola missione secondaria a Essos con
Sharako Lohar.
Con i Verdi che decidono di allearsi
con la Triarchia, un’alleanza delle Città Libere Myr, Lys e Tyrosh,
per rompere il blocco di Velaryon sulla Gola e, si spera, porre
fine alla carestia che sta attualmente devastando Approdo del Re,
ha senso che i negoziati siano condotti dal Maestro della Flotta di
Aegon II.
Mentre la sottotrama di Lord Tyland
in questo episodio sembrava un po’ scollegata dal resto della
storia, il suo colpo finale lo riporta nel cuore della Danza,
salpando verso Westeros a capo di una flotta enorme che sicuramente
darà ai Neri qualche pensiero (e i lettori di Fuoco e
Sangue sanno quanto). E accanto a Tyland c’è un nuovo
personaggio che è stato introdotto proprio alla fine della stagione
ma che sicuramente avrà una parte considerevole in futuro, e non è
altri che l’ammiraglio Sharako Lohar.
Quindi chi è l’ammiraglio
Lohar?
L’ammiraglio di Lysene
Sharako Lohar era presente anche in Fuoco
e Sangue, dove comandava una flotta di novanta navi da
guerra, che avrebbero avuto un ruolo importante nella Danza dei
Draghi e soprattutto in quella che sarebbe stata ricordata come una
delle battaglie navali più sanguinose di tutta la storia di
Westeros.
Il destino di Lohar è intrecciato
con due dei figli di Rhaenyra. Non è solo Jace, che muore insieme
al suo drago Vermax durante la Battaglia della Gola, ma anche il
piccolo Viserys, il più giovane dei figli della Regina.
Sharako Lohar cattura il giovane principe come suo
prigioniero, ma lo vende rapidamente al magister di Lysene Bambarro
Bazanne quando le sue fortune cambiano nel momento in cui la
Triarchia si frantuma negli anni successivi alla battaglia della
Gola, in cambio del peso in oro del principe. Da Bambarro, Viserys
passerà nelle mani del favolosamente ricco banchiere Lisandro
Rogare, la cui figlia, Larra, Viserys alla fine sposerà e avrà tre
figli con lei prima di tornare a Westeros, dove tutti lo davano per
morto.
Chi è l’ammiraglio Lohar nella
serie?
Nella serie, Lohar è
interpretata dall’attrice britannica Abigail
Thorn, e il personaggio è leggermente modificato per
essere una donna che occupa un posto nella società solitamente
riservato agli uomini, confondendo un po’ i ruoli di genere. Lohar
è molto rispettata dai suoi capitani e soldati, e quindi mette
davvero Tyland alla prova, ovvero una sessione di combattimento
nella più viscida pozza di fango mai vista in televisione, prima di
accettare di salpare in suo aiuto.
Parte del personaggio di Lohar nella
serie è stata anche influenzata da un’altra figura minore del
libro, il capitano Tyroshi Racallio Ryndoon, che ha anche
combattuto per la Triarchia durante la Guerra per i figliastri, la
Danza e la successiva Guerra delle figlie dopo il crollo
dell’alleanza. Notoriamente amante del vestirsi come una donna,
Racallio aveva anche una dozzina di mogli, qualcosa che ha anche
Lahar, considerando che chiede a Tyland di fare sesso con loro in
modo che possano avere figli forti. La proposta è molto simile a
quella che Racallio farà dopo la Danza a un altro personaggio che
per ora rimarrà senza nome.
Già solo dal titolo, ci si aspetta
che la serie HBO House of
The Dragon sia ricca di bestie volanti sputafuoco… e
di certo lo è. La serie è incentrata sulla sanguinosa guerra civile
tra i membri della famiglia reale Targaryen, nota come Danza dei
Draghi, e nel corso delle prime due stagioni dello show,
praticamente tutti combattono in cima a enormi e pericolosi draghi,
ognuno dei quali risponde solo al proprio cavaliere giurato. A
volte, a dire il vero, può essere difficile distinguere tutte
queste massicce armi nucleari occidentali, per non parlare dei tre
draghi cavalcati dalla Daenerys Targaryen di Emilia Clarke nella serie originale di
Game of
Thrones.
House of
The Dragon inizia la sua storia quasi 200 anni prima
della nascita di Daenerys e offre al pubblico un numero di draghi
decisamente superiore a quello della serie che ha dato il via alla
storia; tuttavia, ci si potrebbe chiedere: quanto sono potenti i
draghi in questa narrazione e qual è il più potente? Dai tre
destrieri di Daenerys che hanno fatto il loro debutto in
Game of
Thrones fino ai potenti draghi visti in
House of
The Dragon, ecco cinque delle bestie alate più forti
di tutto il Westeros, classificate.
Viserion & Rhaegal
House of
The Dragon potrebbe ospitare un numero maggiore di
draghi rispetto a “Game of
Thrones”, ma questo non significa che i tre draghi di “Game of
Thrones” non fossero incredibilmente forti. Torneremo su
Drogon, il più grande dei tre, più avanti, ma per ora diamo
un’occhiata a Viserion e Rhaegal, i draghi dorati e verdi
(rispettivamente) che si schiudono insieme al loro fratello rosso
Drogon dopo che Daenerys ha portato tre uova di drago
apparentemente dormienti nel fuoco. Quando risorge dalle ceneri, i
tre draghi sono minuscoli e hanno bisogno di protezione, ma
crescono molto rapidamente… e anche se Drogon è più potente dei
suoi fratelli, loro non sono esattamente dei fannulloni.
Sfortunatamente, Viserion e Rhaegal
finiscono rinchiusi nelle viscere di Mereen dopo che le abitudini
di caccia di Drogon causano la morte di un bambino sotto la
sorveglianza di Daenerys, ma quando emergono si dimostrano
formidabili perché la loro “madre” Daenerys li affianca su Drogon.
Viserion riceve un tragico aumento del suo potere complessivo alla
fine della settima stagione dello show, quando viene ucciso e poi
rinasce per mano del Night King, che lo trasforma in un drago di
ghiaccio zombie abbastanza potente da aprire un varco nella
Barriera che protegge i Sette Regni dall’estremo Nord. Per quanto
riguarda la morte stranamente improvvisa di Rhaegal (ucciso da un
colpo di scorpione sparato dall’Euron Greyjoy di Pilou Asbæk
nell’ottava stagione), ciò non è tanto indicativo della sua potenza
complessiva quanto del fatto che gli showrunner avevano fretta.
Caraxes
Con un soprannome come “Wyrm del
sangue”, probabilmente non sorprende che Caraxes, il destriero
cavalcato dal principe
Daemon Targaryen (Matt
Smith) in House of
The Dragon, sia entrato in questa lista. Caraxes, un
drago decisamente massiccio e con molte esperienze di battaglia, è
stato precedentemente cavalcato dal principe Aemon Targaryen
(figlio del re Jaehaerys I Targaryen e della regina Alysanne
Targaryen), il che significa che quando Daemon è salito in sella,
Caraxes era già piuttosto formidabile.
All’inizio di House of
The Dragon, Daemon va in guerra per suo fratello Re
Viserys I Targaryen (Paddy Considine) in una zona
marittima contesa nota come le Pietre dei Passi, e lo show fa di
tutto per mostrare momenti in cui Daemon e il suo drago lavorano in
tandem per annientare assolutamente i loro nemici. In “Fuoco e
sangue”, il materiale di partenza scritto da George R.R. Martin,
l’autore nota che Daemon e sua nipote-moglie Rhaenyra Targaryen
(Emma
D’Arcy nella serie) hanno entrambi draghi potenti, ma
che Caraxes non è esattamente un principiante quando si tratta di
guerra: “Caraxes, in particolare, era temibile e non era nuovo
al sangue e al fuoco dopo le Pietre del Passo”. Non solo
Daemon e Caraxes sono due combattenti leggendari, ma sono anche
spietati e crudeli quando si tratta di combattere; con il
proseguimento di “House of the Dragon”, probabilmente
vedremo di più sull’abilità di Caraxes nel combattimento.
Vermithor
La prima apparizione di Vermithor in
House of
The Dragon è stata una breve puntata del finale
della Stagione 1, ma ha sicuramente lasciato il
segno… ed è importante sapere quanto sia potente questa bestia. In
quell’episodio, “La Regina Nera”, Daemon si reca nelle profondità
più oscure di Roccia del Drago, dove lui e la Squadra Nera di
Rhaenyra hanno preso dimora, e inizia a cantare una misteriosa
canzone nell’antica lingua dell’Alto Valyriano. Mentre lo fa, un
drago massiccio emerge dalle tenebre e si avvicina a Daemon in un
modo non particolarmente amichevole… ma non significa che il drago
attacchi mentre Daemon lo affronta. Questo è importante, perché
Vermithor, che è nato quando Re Jaehaerys I era in vita e da allora
è rimasto ibernato sotto Roccia del Drago, è incredibilmente
vecchio e forte.
Questo ci porta alla seconda
stagione, quando Rhaenyra mette alla prova alcuni potenziali
cavalieri dei draghi vicino alla tana di Vermithor sotto Roccia del
Drago… e il drago arriva giusto in tempo per fare un barbecue ad
alcuni malcapitati. Quando gli viene presentato Hugh Hammer (Kieran
Bew) – che si dice sia il figlio a lungo perduto della principessa
Saera Targaryen, una delle tante figlie di Jaehaerys I – Vermithor
trova il suo prossimo cavaliere, il che significa sicuramente che
vedremo più potenza di Vermithor quando arriverà la
terza stagione.
Drogon
Non si può stilare una classifica
dei draghi più forti di Game of
Thrones e House of
The Dragon senza includere il destriero più grande e
distruttivo di Daenerys Targaryen, Drogon. Chiamato così in onore
del suo defunto marito Khal Drogo (Jason Momoa), Drogon è chiaramente il drago
preferito di Daenerys, visto che lo cavalca più spesso; è anche
l’unico a sopravvivere fino alla fine della serie dopo che i suoi
fratelli Rhaegal e Viserion sono stati abbattuti dai già citati
cattivi Euron Greyjoy e il Re della Notte.
Drogon è un ariete assoluto,
soprattutto con Daenerys a cavalcarlo: certo, la sua tendenza ad
appiccare il fuoco prima e a fare domande poi le si ritorce contro
in modo piuttosto spiacevole quando saccheggia Approdo del Re anche
dopo che si è arreso, ma per la maggior parte di “Game of
Thrones”, non c’è dubbio che i fan si siano divertiti a
vedere Drogon e Daenerys decimare i loro nemici. (Un giovane Drogon
che dà fuoco a un malvagio padrone di schiavi, al comando di
Daenerys, durante la terza stagione, è certamente uno dei momenti
più belli della serie). È innegabile che Drogon abbia una notevole
potenza di fuoco letterale, e in effetti nella serie si arriva a un
punto in cui inizia a sembrare un “deus ex drago”… ma ancora una
volta, non si può parlare di draghi super-forti senza menzionare
Drogon.
Vhagar
Ci dispiace, Drogon. C’è solo un
drago che può essere in cima a questa lista, ed è Vhagar, descritto
in modo lusinghiero come una “vecchia b*tch” da Daemon all’inizio
della seconda stagione della House of
The Dragon. Uno dei draghi più antichi visti
nellaHouse of
The Dragono in “Game of Thrones”, Vhagar fu cavalcata per la
prima volta da Visenya Targaryen, regina di Aegon il
Conquistatore, e quando la vediamo nella prima stagione di
House of
The Dragon, appartiene a Lady Laena Velaryon
(Nanna Blondell). Purtroppo, quando Laena ha delle
complicazioni durante il parto, decide di voler morire come
cavaliere del drago invece che nella sua sala parto e si
auto-immola con l’aiuto di Vhagar; dopo di che, il drago dovrebbe
passare alla figlia maggiore. Ma la situazione non si risolve.
In realtà, il giovane principe
Aemond Targaryen (Leo Ashton) sale su Vhagar e la doma,
rubandola di fatto. Per questo perde un occhio dopo una
colluttazione tra i figli dei Targaryen e dei Velaryon, ma Aemond
pensa che ne valga la pena… come dice a sua madre Alicent Hightower
(Olivia Cooke), ha perso un occhio ma ha
guadagnato un drago. Da adulto, Aemond – ora interpretato da
Ewan Mitchell – usa Vhagar come arma di
distruzione di massa, uccidendo con la bestia suo nipote Lucerys
Velaryon (Elliot Grihault) e sua zia, la
principessa Rhaenys Targaryen (Eve Best), insieme
ai rispettivi draghi. Vhagar è, senza dubbio, il drago più forte
che abbiamo visto in entrambe le serie ambientate a Westeros.
Le riprese di The
Fantastic Four: First Steps continuano a ritmo serrato
e i fan presenti alla presentazione dei Marvel Studios al D23 hanno potuto
dare un’emozionante prima occhiata alla prima famiglia Marvel sul
set. Ancora meglio: Joseph Quinn era in costume, indossando
quella che sembra essere la supertuta di Johnny Storm
durante la clip.
Questo è il primo sguardo che il
pubblico ha avuto sull’uniforme che i personaggi probabilmente
indosseranno mentre combattono il male e usano le loro abilità date
dai raggi cosmici per rendere il mondo un posto migliore. Si noti
che Quinn è l’unico a indossarla, quindi non si sa se i suoi
compagni di squadra sullo schermo indosseranno lo stesso
abbigliamento, se ha un significato speciale nel film o perché era
l’unica persona a indossarla. Anche se questo non è stato
confermato ufficialmente come il design finale della squadra che i
fan vedranno sullo schermo, e l’abbigliamento di Quinn potrebbe
essere stato solo un uovo di Pasqua destinato a stimolare la
conversazione e l’eccitazione, possiamo dedurre alcune cose
dall’abbigliamento e da ciò che potrebbe rivelare – o nascondere.
Ecco cosa si può dedurre o prevedere dai suoi nuovi abiti.
La missione è ancora tutta da
svolgere
Cosa si può dedurre dal costume
sfoggiato da Joseph Quinn per The
Fantastic Four: First Steps? Uno di questi è che si
basa su una combinazione di molti costumi della squadra già
indossati in passato: blu medio, con strisce bianche sulle spalle,
accenti argentati e neri e il logo della squadra al centro del
petto. In particolare, riflettono per lo più l’aspetto della
squadra durante gli anni in cui John Byrne ha guidato la
serie, ovvero negli anni Ottanta. Da quale fonte provengono tutti
questi costumi? Dagli abiti che gli astronauti indossavano
realmente negli anni ’60 durante i primi voli spaziali. Gli
elementi argentati, i guanti lunghi, il design sottile e le
cuciture ricordano tutti quei tipi di tute spaziali.
Durante il primo volo nello spazio
(non autorizzato) della banda, che li porta a ottenere i loro
poteri cosmici, a volte vengono rappresentati con queste tute
spaziali tradizionali e a volte no. Si tratta comunque di un look
originale che dimostra come il gruppo sia ancora orientato verso
l’esplorazione dello spazio e sia ancora profondamente legato alle
sue origini fumettistiche.
Potrebbe essere solo il costume di
Johnny Storm
Ma questo costume potrebbe non
essere destinato a tutta la squadra. E se fosse destinato solo a
Johnny? E se tutti finissero per sfoggiare look diversi in base
alle diverse epoche dei “Fantastici Quattro”? Una domanda ancora
più affascinante: e se questo costume fosse qualcosa che Johnny
indossa in un sogno o in una fantasia?
La spiegazione più probabile per
questo cambiamento potrebbe essere che Reed Richards (Pedro
Pascal) abbia progettato una tuta specifica per
Johnny, per aiutarlo nelle sue abilità. Si può notare quanto sia
poroso il materiale del costume. In diverse continuità, questo
avviene per aiutare Johnny a sfruttare meglio l’ossigeno e a
migliorare la sua capacità di accendere le fiamme. Il materiale
potrebbe anche essere realizzato appositamente per evitare di
bruciare ogni volta che Johnny prende fuoco.
Con pochissime informazioni
confermate che circolano nel settore pubblico, c’è molto spazio per
chiedersi come e perché Johnny indossi questo costume mentre il
resto della squadra se ne sta lì in vestaglia. Potrebbe trattarsi
di qualcosa di innocuo, come il fatto che Johnny mostri il suo
costume alla squadra – si noti che Ebon Moss-Bachrach non è truccato
come la Cosa. Tutto è possibile, e i Marvel Studios non sono certo
avvezzi a ingannare i propri fan con informazioni false – ricordate
i falsi camei di “Deadpool &
Wolverine“? In ogni caso, vale la pena di speculare.
È un’ulteriore prova che
provengono da una linea temporale diversa.
Kevin Feige, capo dei Marvel
Studios, ha già confermato che i membri dei Fantastici
Quattro non provengono dalla Terra 616. Ma il
costume di Johnny lascia intendere che non solo provengono da
un’altra Terra; potrebbero provenire da un’altra linea
temporale.
Il costume, naturalmente, non è
l’unica cosa che lascia presagire questo concetto; Feige ha ammesso
pubblicamente che questi non sono i Fantastici Quattro di papà e
alcune immagini di produzione lo lasciano intendere. “C’era
un’altra immagine che abbiamo pubblicato con Johnny Storm che
volava in aria facendo il simbolo 4 e c’era un paesaggio urbano
nell’angolo dell’immagine. Molte persone intelligenti hanno notato
che quel paesaggio urbano non assomigliava esattamente alla New
York che conosciamo, o alla New York che esisteva negli anni ’60
nel nostro mondo. Sono osservazioni intelligenti, non c’è che
dire”, ha dichiarato nel Podcast ufficiale della Marvel.
Questo conferma che qualsiasi tipo
di passato stia vivendo il clan Storm-Richards, non è affatto
simile a quello che ha visto la nostra Terra. Abbiamo già avuto
modo di vedere le scelte sartoriali degli eroi della Terra 616 in
passato, grazie a un’occhiata al costume dell’Ant-Man originale
Hank Pym (Michael
Douglas), ma nulla corrisponde a quello che sta
accadendo con l’abbigliamento di Johnny. Ci si chiede come e perché
questa versione dei Fantastici Quattro riuscirà a farsi strada al
centro del Marvel Cinematic Universe, ma questo ce lo dirà solo il
tempo.
Potrebbero essere dei
prototipi
È molto probabile che quella
indossata da Johnny sia una tuta prototipo creata da Reed come test
per il prodotto finale. Potrebbe non trattarsi della versione
definitiva della tuta di Johnny, ma di quella che indossano prima
di diventare una squadra a tutti gli effetti e dopo aver acquisito
i loro poteri. Anche in questo caso, la mancanza di ulteriori fughe
di notizie sul set – o di immagini di Pedro Pascal e degli altri nei loro
costumi – ha contribuito ad alimentare le conversazioni che
suggeriscono che il film potrebbe passare attraverso un sacco di
costumi diversi per la squadra prima di approdare alla scelta
finale.
Ciò può sembrare improbabile – dopo
tutto, quello indossato da Joseph Quinn assomiglia abbastanza
all’abbigliamento che vediamo nei fumetti e non sembra un passo
falso che Johnny abbia questo aspetto durante il film – ma non si
può mai sapere da dove il film potrebbe prendere spunto in termini
di trama. In ogni caso, è la prova che “Fantastic Four: First
Steps” si impegna a partire da una nuova versione degli eroi, in
cui gli occhi sono puntati su qualcosa di grande.
Si impegna a fondo nell’atmosfera
retro-futura della produzione
La prima immagine diffusa del film The Fantastic Four
Un’altra cosa importante del
costume di Johnny è che indica la volontà del film di impegnarsi
completamente nella sua estetica. Questo tocco sembra essere un
cenno alla possibile combinazione di fascino retrò e azione moderna
che il film potrebbe offrire. Sappiamo che il film sarà ambientato
negli anni ’60 grazie a una teoria dei fan confermata durante il
panel del Comic-Con di San Diego. Se da un lato il film potrebbe
portare un tocco retrò al Marvel Cinematic
Universe, dall’altro offre la possibilità di una completa
rinascita della linea temporale. Dopo tutto, i fumetti possono
aggiornare costantemente le loro storie, perché non gli universi
cinematografici?
Il costume di Johnny non è l’unico
elemento dell’immagine che indica il possibile stile visivo del
film. I dettagli arancione pallido e marrone di quello che sembra
essere l’appartamento di Reed e il suo stile architettonico
curvilineo degli anni ’60 sono quasi azzeccati per il periodo. Ma i
piccoli dettagli sono sufficienti per chiedersi quanto si
allontanino le cose.
In ogni caso, potrebbe essere
giunto il momento per il MCU di ricostruirsi in qualcosa di fresco
e interessante ora che si avvicina al suo secondo decennio. E un
dettaglio così piccolo come il costume di Johnny lascia intendere
che il futuro sarà qualcosa di speciale. Scopriremo quanto sia
unico The
Fantastic Four: First Steps darà il via alla
Fase Sei del Marvel Cinematic Universe quando uscirà il 25
luglio 2025.
Anche quando si è pronti a cambiare
aria, può essere difficile lasciare un lavoro che si svolge da
tempo. Nel caso di Robert Downey Jr. che ha interpretato
Tony Stark nel Marvel Cinematic Universe
per oltre un decennio, è stato sicuramente così. Dopo una lunga e
complicata carriera a Hollywood, durante la quale ha vissuto molti
alti e bassi, Robert Downey Jr. è passato a un livello
superiore di celebrità quando ha assunto il ruolo del carismatico
produttore di armi Tony
Stark in “Iron Man” nel 2008.
All’epoca, non c’era alcuna
garanzia che il film sarebbe stato un successo o che l’intero gioco
dei Vendicatori su cui gli allora nuovi Marvel Studios stavano
puntando avrebbe dato i suoi frutti. Dopotutto, Iron Man non era
certo un personaggio dei fumetti molto amato dai fan, e il genere
dei supereroi aveva fatto cilecca al botteghino per anni. Ma quando
funzionava, funzionava davvero. Dopo l’enorme fenomeno di quel
primo film, Robert Downey Jr. è tornato a indossare
l’armatura e ha interpretato il personaggio con grande impegno nel
corso di altri otto film (più un cameo non accreditato in
“L’incredibile
Hulk” del 2008). Così facendo, ha contribuito a creare uno
dei franchise più redditizi dell’industria cinematografica di tutti
i tempi ed è diventato uno dei giocatori più preziosi della
Marvel.
Ma alla fine, anche il ruolo più
divertente (e redditizio) può diventare creativamente soffocante.
Qualsiasi attore inizierebbe a chiedersi quali altre opportunità si
stia perdendo e Downey, che era diventato il volto de facto del
Marvel Cinematic Universe, ha iniziato a desiderare qualcosa di
diverso. Come ha rivelato Downey in un’intervista al
New York Times Magazine, la domanda è diventata subito:
“Quanto tempo è troppo per un singolo ruolo?“.
“Cominci a chiederti“, ha
confessato Robert Downey Jr. al New York
Times Magazine, “se un muscolo che hai non si sia
atrofizzato”. Dopo tanti anni nei panni di Tony Stark,
l’attore si è tuffato a capofitto nel suo primo grande ruolo non
Marvel, che si è rivelato essere il disastroso “Dolittle”. Sebbene
lui e il suo team fossero entusiasti della possibilità di vederlo
protagonista di un progetto che la star sperava potesse diventare
un “potenziale franchise grande, divertente e ben
realizzato“, non è andata così. E non è nemmeno il tipo di
progetto che si vorrebbe affrontare per dimostrare a se stessi che
si è ancora in grado di fare l’attore.
È stato quindi un sollievo quando
Christopher Nolan lo ha contattato per interpretare il meschino
e vendicativo Lewis Strauss in “Oppenheimer“.
Il ruolo ha visto il suo personaggio trascorrere decenni a nutrire
un rancore unilaterale nei confronti del J. Robert Oppenheimer di Cillian Murphy e ha fatto guadagnare a Downey
un Oscar. L’attore ha ammesso di aver avuto dei timori
nell’affrontare una parte del genere dopo aver trascorso così tanto
tempo a incarnare il Tony Stark della Marvel, un
personaggio che si era basato su quelle che lui definisce le sue
“caratteristiche principali… la parlantina veloce, il fascino,
l’imprevedibilità, bla, bla, o come diceva il mio caro amico Josh
Richman, un attore caratterista, mi sono fatto le ossa
interpretando ‘Milo, l’amico anticonformista‘”. Ma alla fine,
“Oppenheimer” lo ha reso desideroso di abbracciare
la sfida, che lo avrebbe spogliato di qualsiasi affettazione a cui
poteva appoggiarsi come stampella.
Una scommessa che, a quanto pare,
ha dato i suoi frutti, visto il successo astronomico del film. Ora,
Downey ha la possibilità di avere la botte piena e la moglie
ubriaca, avendo la convalida di un’interpretazione da Oscar e
ricevendo un’altra,
enorme busta paga dalla Marvel per la sua
prossima interpretazione del Dottor Destino. Non male!
Nel 2014,
Kingsman: The Secret Service ha fatto breccia nei
cuori degli spettatori di tutto il mondo. Secondo Box Office Mojo,
il
film è stato visto da un numero di persone sufficiente a fargli
guadagnare più di cinque volte il suo budget iniziale di 81 milioni
di dollari. L’enorme ode a tutto ciò che riguarda i film di
spionaggio ha unito gli elementi di commedia, intrigo e azione del
genere per uno dei film più emozionanti e divertenti dell’anno.
Il film segue Gary “Eggsy” Unwin
(Taron
Egerton), un giovane inglese di strada con un talento
per le fughe improvvisate e un cuore d’oro. Viene reclutato dal
compagno di guerra del padre defunto, Harry Hart (Colin
Firth), per far parte di un’agenzia di spionaggio
britannica nota come Kingsman. Durante il viaggio, i Kingsman
entrano in conflitto con il miliardario magnate della telefonia
Richmond Valentine (Samuel
L. Jackson), che ha in mente un piano per sfoltire la
sovrappopolazione mondiale utilizzando onde che inducono
all’aggressività emesse dalle schede SIM della sua azienda; una
volta attivate, tutti coloro che si trovano nel raggio d’azione
diventano pazzi assassini. Quando Harry viene ucciso e gli altri
membri di Kingsman si uniscono a Valentine, tocca a Eggsy fermare
il piano del folle nel modo tradizionale delle spie.
Come fa Eggsy a passare da ragazzo
di strada a eroe?
Alla fine, Eggsy ferma i piani di
Valentine prima che vengano causati danni significativi alla
popolazione mondiale. Tuttavia, Eggsy non sarebbe stato in grado di
farlo se non si fosse impegnato a fondo e non si fosse trasformato
da chav in un agente segreto elegante come James
Bond. All’inizio del film, Eggsy è tutt’altro che una spia
dalla parlantina elegante. È un teppista dall’accento pesante che
ruba auto solo per divertirsi. In realtà, ha l’opportunità di
diventare un Kingsman solo quando usa il numero sul vecchio
medaglione di guerra del padre per chiamare Harry e ottenere una
carta “esci gratis di prigione”. La maggior parte del resto del
film si concentra sull’addestramento di Eggsy invece che sulle sue
fughe per salvare il mondo. Impara a combattere, a sparare, ad
addestrare i cani, a mescolare i drink e praticamente qualsiasi
altra abilità che ci si aspetta che una spia conosca a
menadito.
In fin dei conti, è proprio questo
l’obiettivo del film: diventare un eroe. Eggsy non affronta
direttamente l’antagonista fino all’inizio del terzo atto. Anche in
questo caso, è solo perché Harry Hart viene tolto di mezzo grazie a
una pallottola in testa. Quando Eggsy scopre che tutti gli altri
Kingsman sono dalla parte di Valentine, non ha altra scelta che
salvare il mondo. Si tratta di un’evoluzione del personaggio che è
frutto sia delle circostanze che della morale di Eggsy.
Il finale del fumetto è molto
diverso
Per chi non fa parte del mondo dei
fumetti, Kingsman è sembrato un film originale che ha avuto un
grande successo. In realtà, il film è tratto da una graphic novel
delle leggende del fumetto Mark Millar e Dave Gibbons. Secondo
CineFix, il fumetto originale – intitolato semplicemente The Secret
Service – ha una trama di base simile che presenta alcune
differenze sostanziali nel corso della storia, compreso il finale.
Nella versione cinematografica, Eggsy assalta da solo il complesso
montuoso di Valentine. Uccide i membri dell’1% che sostengono i
piani di Valentine, lo pugnala al petto e conclude la serata con
una relazione improvvisata con una principessa svedese. È un finale
trionfale, umoristico e appropriato per un film d’azione campagnolo
sulle spie britanniche.
Nel frattempo, il fumetto vede
Eggsy riunire le sue reclute Kingsman per organizzare un assalto al
nascondiglio del cattivo Dr. James Arnold. Lì, salvano molti degli
attori più famosi del mondo – che Arnold ha rapito – e si
sbarazzano del cattivo con un colpo di pistola a bruciapelo in
faccia. Non c’è nessuna principessa svedese, anche se le onde radio
del cattivo vengono trasformate da aggravanti in afrodisiache.
Eggsy non avrà il suo “lieto fine”, ma il resto del mondo sì.
Potreste amare il film con Carey Mulligan
Una Donna Promettente(la nostra recensione). Potreste odiarlo. Potreste
esserne indifferenti. Ma una cosa sembra quasi certa: proverete
forti emozioni per il suo finale.
La maggior parte di Una
Donna Promettente (Promising Young Woman) sembra
un’abile rivisitazione dei film di exploitation, in cui qualcuno
che ha subito un torto si vendica. Mulligan interpreta Cassie, la
cui migliore amica, Nina, è stata violentata quando le due
frequentavano la facoltà di medicina. Nonostante Nina abbia
denunciato lo stupro e nonostante ci fossero delle prove video,
nessuno a scuola ha preso sul serio le sue affermazioni e ha punito
i colpevoli. Sia Nina che Cassie hanno lasciato la scuola e si
lascia intendere che Nina sia morta suicida.
Ora Cassie vendica abitualmente
Nina andando nei bar e fingendo di essere ubriaca. Inevitabilmente,
un uomo la porta a casa e inevitabilmente cerca di andare a letto
con lei senza il suo chiaro consenso. Prima che lui possa farlo,
lei rivela il suo stratagemma, parlandogli in modo convincente e
terrorizzandolo al pensiero di quello che ha appena fatto.
(Inevitabilmente, gli uomini tentano di ritorcere la loro
situazione contro Cassie, ma il film non prende sul serio la loro
reazione, a suo merito).
Il piano di Cassie prevede anche
una vendetta più diretta nei confronti delle persone che incolpa
per la morte di Nina, tra cui un ex amico che li ha lasciati a
bocca asciutta, l’avvocato che ha difeso lo stupratore di Nina in
tribunale e il preside del college. Ma la persona in cima alla
lista di Cassie, com’era prevedibile, è lo stupratore di Nina, Al.
E Al sta per avere un addio al celibato.
Seguono importanti spoiler su
Una Donna Promettente (Promising Young
Woman)
Cassie ottiene il luogo della festa
di Al da Ryan, il ragazzo con cui esce per gran parte del film,
finché non si rende conto che anche lui non ha fatto nulla per
aiutare Nina mentre veniva violentata di fronte a numerose persone
durante una festa. (Una Donna Promettente non
racconta mai quello che è successo a Nina, né lo dice veramente, ma
si capisce comunque cosa è successo perché la storia di Nina è così
tristemente comune nel nostro mondo).
Così Cassie si traveste da
spogliarellista e si presenta all’addio al celibato di Al, dove
compirà il suo ultimo atto di vendetta: incidere il nome di Nina
sulla pelle di Al dopo averlo ammanettato al letto.
Ma le cose non vanno secondo i
piani. Ed è qui che nel film accade un punto di svolta
sorprendente.
È come se l’intera trama di
Una Donna Promettente fosse stata invertita da ciò
che accade alla fine del film.
Ecco cosa succede: Al si libera da
una delle manette e riesce a soffocare Cassie con un cuscino. Lei
muore. Il film cambia prospettiva per seguire Al e il suo amico Joe
mentre cercano di coprire il loro crimine. Più tardi, al matrimonio
di Al, l’atto finale del piano di Cassie si compie quando la
polizia si presenta per arrestare Al per l’omicidio di Cassie. La
donna aveva inviato il luogo dell’addio al celibato all’avvocato
pentito che aveva difeso Al nel caso di stupro, avvisandolo che
aveva intenzione di essere presente, nel caso in cui fosse
scomparsa. Lui ha contattato la polizia. Alla fine Al è finito in
prigione.
Questi sviluppi racchiudono gli
ultimi 15 minuti di un film, anche se si accetta il fatto che
Una Donna Promettente ha già fatto accadere molti
altri punti di svolga ancor prima di arrivare al finale. Ma la
morte di Cassie ci ha fatto capire quale fosse l’obiettivo della
sceneggiatrice/regista Emerald Fennell: Ci stava costringendo a
vedere quanto profondamente il punto di vista di ragazzi come Al
abbia soffocato la nostra cultura pop.
“L’addio al celibato va a rotoli
quando muore la spogliarellista e/o la lavoratrice del sesso” è
ormai un cliché, ma la maggior parte delle storie di questo tipo
sono raccontate dal punto di vista dei partecipanti all’addio al
celibato, non da quello della spogliarellista o della lavoratrice
del sesso. Poiché Una Donna Promettente è
così profondamente incentrato su Cassie, l’improvviso passaggio a
una trama che sembra appartenere a un altro film è incredibilmente
stridente. Tuttavia, questa stridente qualità ha uno scopo: aiuta
gli spettatori a capire che la versione più tipica di questo film
trasformerebbe la spogliarellista in un cadavere usa e getta –
non le permetterebbe mai di essere la
protagonista.
“Come appare questa storia dal
punto di vista di uno dei personaggi minori?” è una domanda utile
che ogni scrittore deve porsi riguardo a ciò che sta scrivendo. Ma
ciò che Fennell ha fatto in Una Donna
Promettente è stato concentrarsi su un intero tropo
attraverso il punto di vista della persona più spesso trattata come
un sacrificio necessario per portare avanti la trama.
In effetti, saremmo molto sorpresi
se Una Donna Promettente non fosse un’opera
inversa, solo un po’, da “Che aspetto ha la storia della
spogliarellista che muore all’addio al celibato se è raccontata dal
punto di vista della spogliarellista?”. Ricordandoci forzatamente
di chi sarebbe la storia – ovvero di Al e Joe – Una Donna
Promettente spinge il pubblico a riconsiderare tutti
i cadaveri di donne senza nome che abbiamo visto in altri film e
show televisivi, quelli che danno il via a una storia sugli uomini
nelle loro vaghe vicinanze, a volte gli uomini che hanno
effettivamente ucciso quelle donne.
Con questa scelta ci sfida anche a
spostare la nostra empatia da Cassie ad Al o Joe. Il pubblico ha la
tendenza a dare un po’ di tregua a un protagonista, e una volta che
Cassie è morta, a Una Donna
Promettente manca del tutto un protagonista. Al
potrebbe intervenire per riempire questo vuoto. Dopo tutto, nessuno
di noi vorrebbe che una donna vendicativa incidesse il nome della
sua migliore amica sulla propria pelle.
Ecco perché il finale del film, in
cui Cassie manda Al in prigione dall’oltretomba, è così importante.
Senza di esso, il film non si concluderebbe solo con una nota
negativa, ma comprometterebbe attivamente tutto ciò che è accaduto
prima e rischierebbe di lasciare agli spettatori il ricordo
primario di un altro uomo terribile che la fa franca per una cosa
terribile.
Ma, sì, le fasi finali del piano di
Cassie sono un po’ poco plausibili. O forse no?
La domanda su quale sia il genere
a cui appartiene Una Donna
Promettenteè molto importante per il suo
finale.
Prima di diventare un film su un
addio al celibato finito male, Promising Young Woman passa
agilmente tra tre generi molto diversi: la commedia romantica, il
thriller d’exploitation e lo studio del personaggio. Il genere a
cui appartiene più propriamente è l’ultimo, poiché l’azione del
film è per lo più dedicata a cercare di capire cosa fa scattare
Cassie. Ma per capire cosa fa scattare Cassie è necessario seguirla
mentre terrorizza i ragazzi che la riaccompagnano a casa dal bar o
affronta le persone che ritiene responsabili della morte di Nina
(la trama del thriller d’exploitation del film). E poi bisogna
anche vedere chi è Cassie nel contesto della sua relazione con Ryan
(il suo lato da commedia sentimentale).
Ma nei momenti conclusivi di
Una Donna Promettente, quando il piano di
Cassie fa cadere Al al suo stesso matrimonio, il film punta tutto
sul thriller d’exploitation. La commedia sentimentale è finita, con
Ryan che si è rivelato un uomo di merda come tutti gli altri. E
poiché Cassie è morta, anche lo studio del personaggio è finito,
perché non possiamo più approfondire la sua conoscenza. In effetti,
se il film fosse stato un puro studio dei personaggi, Al e Joe
l’avrebbero probabilmente fatta franca. Ma poiché Promising
Young Woman ha ancora una carta da thriller d’exploitation
nella manica, mette in atto un ultimo trucco.
I thriller di sfruttamento spesso
coinvolgono persone tradizionalmente svantaggiate che affrontano
chi detiene il potere. Cassie, per esempio, è una donna che lotta
contro la cultura dello stupro e il patriarcato, quindi le persone
che affronta sono degli ubriachi di merda che si credono bravi
ragazzi. I thriller di sfruttamento finiscono quasi sempre con una
sorta di vittoria dell’eroe, per quanto donchisciottesca. Anche se
l’eroe muore, sarà fatta giustizia. (Un altro esempio famoso,
tratto da un altro film che utilizza le caratteristiche del
thriller d’exploitation per i propri scopi: Kill Bill, che termina con il suo eroe che si
allontana verso il tramonto dopo aver ucciso tutti coloro che
l’hanno usata, abusata e oppressa).
Il finale di un thriller
d’exploitation è proprio il finale di Una Donna
Promettente. Molti spettatori potrebbero essere
contrariati dal fatto che molte cose devono andare per il verso
giusto perché il piano di Cassie funzioni: Deve sperare che
l’avvocato faccia la cosa giusta, deve sperare che la polizia
prenda sul serio un messaggio dall’oltretomba, deve persino
programmare una serie di messaggi da inviare a Ryan (che sta
partecipando al matrimonio di Al) proprio nel momento giusto per
ottenere il massimo impatto drammatico.
Nel contesto di un
thriller d’exploitation, tutto questo è assolutamente
ragionevole. La sequenza finale a cascata di Una Donna
Promettente non è più incredibile di quella di Cassie
che va a casa con dozzine di uomini, li umilia e li spaventa, e poi
non incontra alcun problema oltre a quello di arrabbiarsi con lei.
All’interno di questo genere, le regole della realtà sono
legittimamente un po’ più rigide.
Ho un test che a volte applico alle
opere di fiction, soprattutto ai film. Lo chiamo il test “Sarebbe
un film altrimenti?”. Con questo intendo dire che se trovo che
qualcosa che accade in un film sia implausibile ma non impossibile,
considero se il film avrebbe avuto lo stesso successo senza di
esso. Il piano di Cassie che si sta mettendo in atto è sicuramente
credibile, ma si può anche spiegare, più o meno, come ci riesca. È
poco plausibile ma non impossibile. A mio parere, la storia di
Cassie non sarebbe stata un gran film senza la sua vendetta
postuma. La sua morte avrebbe mostrato quanto le donne siano usa e
getta in un mondo gestito da uomini, un punto che la Giovane
promessa ha già sottolineato e sovvertito molte volte prima
della sua morte.
Se immaginiamo che gli eventi di
questo film si verifichino nella vita reale, l’unico modo in cui
potrebbero assurgere al livello di una storia che, ad esempio,
farebbe notizia a livello nazionale (o almeno in uno dei più
popolari subreddit di notizie insolite) sarebbe se Cassie riuscisse
davvero a portare a termine l’improbabile epilogo del film.
Pertanto, Una Donna Promettente non
sarebbe un film senza i suoi momenti finali. Hanno messo un fiocco
su qualcosa che per la maggior parte del tempo si è rifiutato di
essere messo un fiocco.
Se tutto questo sembra un po’ come
scrivere un intero problema di matematica a ritroso rispetto alla
sua risposta, beh, è così. Più o meno. La Fennell ha distorto
diversi eventi del suo film per arrivare alla scena finale, un
approccio che sembra un imbroglio in uno studio sui personaggi, ma
che risulta trionfante in un thriller d’exploitation.
Ma credo che questo sia anche la
chiave del suo punto di vista più ampio. Il mondo in cui viviamo e
le storie che raccontiamo sono così sbilanciate verso il punto di
vista di ragazzi etero, bianchi e cis, che dobbiamo immaginare una
donna iperintelligente con un’inestinguibile sete di vendetta che
li colpisce dall’oltretomba per poter contemplare qualcosa di
simile alla giustizia. Cosa ci dice questo del mondo in cui viviamo
e delle storie che raccontiamo?
L’idea che deve essere balenata
nella mente di qualcuno quando ha pensato di realizzare
Double Life: Due personaggi femminili in
giro per le strade a risolvere un caso. In effetti,
Double Life presenta due personaggi
femminili, che si aggirano qua e là per risolvere un caso. Non
vengono fornite giustificazioni (se non superficialmente,
ovviamente) per il loro atteggiamento tenace e coraggioso, e il
film
Netflix cerca di parlare della “doppia vita” di qualcuno che
muore nei primi cinque minuti. Non c’è da stupirsi che la trama
sembri forzata.
La storia di Double Life
inizia mostrandoci la doppia vita di Mark. Lavorando per l’ufficio
del procuratore distrettuale, ha qualcosa di grosso contro la
compagnia carbonifera Dellicano che potrebbe far crollare
l’azienda. Tradisce la moglie con l’amante. Entrambe le donne lo
amano e sono sconvolte quando lui muore. La morte non è un
incidente ed entrambe temono che si tratti di un omicidio.
L’incidente diventa il motivo per cui entrambe si conoscono e si
uniscono per scoprire chi ha ucciso Mark.
Sinossi della trama: cosa
succede in “Double Life”?
Mark, un avvocato che lavora per il
procuratore distrettuale Sheldon Roberts, è alle prese con una
potente compagnia carbonifera, la Dellicano. Mostra la sua
conferenza stampa, trasmessa in TV, alla sua amante, Josephine,
detta Jo. Mark è sposato con Sharon, ma lei non ha la minima idea
di cosa faccia Mark quando è fuori per i suoi incontri “di lavoro”.
Un classico caso di infedeltà! Jo ama Mark e non sa che è sposato.
Lavora in un bar e vede un uomo che le porge qualcosa. Mark aveva
trascorso il fine settimana con Jo e stava andando a incontrare
Sharon quando ha avuto un incidente ed è morto. Sharon, però, sa
che c’è qualcosa che non va, perché lui era al telefono con lei
quando un’auto lo ha tamponato e, pochi istanti dopo, è avvenuto
l’incidente. Anche la polizia è disposta a considerare l’ipotesi
dell’omicidio. Jo viene a sapere dell’improvvisa scomparsa di Mark
e si reca da Sharon per farle le condoglianze. Jo non rivelò la
verità a Sharon, ma le due donne in lutto entrarono subito in
sintonia e iniziarono a indagare sulla morte di Mark. Il loro primo
compito fu quello di trovare un uomo di nome Ernie Dux.
L’uomo che Jo aveva visto al bar
con Mark era Ernie Dux. Jo non riuscì a vedere cosa si scambiassero
esattamente, ma l’intera faccenda era inquietante. Sharon e Jo
discussero sul fatto che Mark stava lavorando a un caso contro
Dellicano e forse aveva ottenuto da Ernie qualcosa di estremamente
importante per far crollare l’azienda. Per scoprire cosa aveva Mark
che forse lo ha messo nei guai, Sharon e Jo cercano di rintracciare
Ernie. Ma non sono detective! Per fortuna Jo conosceva la fidanzata
di Ernie, Wendy, e tramite lei è riuscita a sapere dove si trovava
Ernie. Entrambe hanno provato a contattare la detective Carmen
Traxler, ma non ha risposto, così hanno deciso di andare a trovare
Ernie di persona e indovinate un po’? Lo hanno trovato morto in
casa sua, con due uomini armati ancora presenti. Grazie alla
spavalderia di Jo, riescono a sopravvivere e Sharon si convince
ancora di più che Mark è stato ucciso.
Perché Sharon ha continuato le
indagini con Jo?
Jo sapeva combattere e il detective
Traxler ha raccontato a Sharon del passato da delinquente di Jo.
Traxler disse a Sharon che Jo poteva essere una donna pericolosa,
che poteva portarla in pericolo. Ma qualcosa in Sharon sapeva che
Jo era una brava persona e che il suo passato criminale non aveva
nulla a che fare con l’incidente su cui entrambe stavano indagando.
Si scoprì che i due uomini che si trovavano a casa di Ernie erano
Louis Strand e suo figlio. Era un noto criminale e, secondo
Traxler, erano fortunati ad essere vivi.
Lo straziante incidente non
scoraggiò nessuna delle due donne in lutto. Anzi, ora che erano
sicure dell’omicidio, decisero di scavare più a fondo. Prima che
potessero muoversi in qualsiasi direzione, Sharon trovò delle foto
di Mark e Jo in intimità e capì che lui la stava tradendo con Jo.
Sharon non riusciva a farsene una ragione. Qualcuno aveva attaccato
e distrutto la sua casa e l’unica spalla solidale che riuscì a
trovare fu Larry, il collega di Mark. Anche di lui non ci si poteva
fidare, perché anche lui era una figura astuta.
L’amicizia tra Jo e Sharon sembrava
giunta al capolinea, ma Jo tornò a dirle che se avesse saputo che
Mark era sposato, non si sarebbe messa con lui. Sharon non l’aveva
perdonata, ma quando Jo vide una foto di Larry, si ricordò che
anche lui era lì con Mark la sera dell'”incidente”. Ma Sharon era
appena stata con lui e lui le aveva detto di non aver conosciuto
Mark. Larry mentiva e Sharon non aveva nessuno intorno a sé di cui
potersi fidare. Jo amava Mark, e questo era evidente perché era
disposta a mettere in pericolo la sua vita per la verità. Sharon
aveva almeno questo in comune con lei.
Spiegazione del finale di
‘Double Life’:Chi ha ucciso Mark?
Anche se Sharon e Jo stavano
tecnicamente risolvendo il caso insieme, Sharon non riusciva a
perdonarla. Voleva scoprire cosa fosse successo a Mark, ma era
anche arrabbiata con lui per quello che aveva fatto. Sharon,
tuttavia, mantiene la calma e va nell’ufficio di Mark per esaminare
il suo computer nella speranza di trovare un indizio. Sul computer
di Mark ha trovato un video in cui si vede la moglie di Sheldon,
Lisa, a una funzione con la moglie di Dellicano. Sharon ha anche
visto Traxler nel video. Quindi la moglie del capo di Mark era
coinvolta con la moglie di Dellicano, un uomo la cui azienda Mark
stava lottando duramente per distruggere. Sembrava molto probabile
che anche Sheldon e Dellicano fossero in combutta. Sheldon aveva
promesso di proteggere Mark, ma forse non è mai stato un suo
alleato. Fuori dall’ufficio incontrano Larry, che si confida con
loro. Racconta a Sharon di essere stato davvero con Mark la sera in
cui è stato ucciso e di aver visto Ernie Dux vendere una chiavetta
a Mark. La chiavetta conteneva prove che avrebbero dimostrato la
negligenza criminale della Dellicano Industry. Chiunque avesse la
pen drive e la chiavetta aveva ucciso Mark. La teoria di Larry era
che l’assassino stesse forse usando la chiavetta per estorcere
denaro a Dellicano.
Jo e Sharon andarono da Lisa, la
moglie di Sheldon, per chiedere cosa ci facesse esattamente
all’evento di beneficenza di Dellicano, dove lei e la moglie di
Dellicano erano state sentite chiamarsi “migliori amiche”. Il caso
si è complicato quando Traxler ha chiamato entrambi per spiegare
che erano sulla pista sbagliata. Sospettano che la Traxler abbia
fatto un pasticcio con le indagini di Mark, ma la verità è che si
trovava lì all’evento di beneficenza a causa di un lavoro
secondario di sicurezza che aveva accettato. Traxler avvertì Jo e
Sharon che stavano gettando al vento ogni cautela indagando sulla
questione. Certo, Sharon non era sola e aveva con sé Jo, che sapeva
come combattere, ma comunque Louis e Sonny erano ancora vivi e
forse la stavano cercando. Sharon ricevette una telefonata da
Louis, che le disse di andare a trovarli da sola perché tenevano
Larry in ostaggio.
Sharon, per proteggere Jo, la
lascia sola dopo averle detto che non poteva perdonarle di essersi
messa con Mark. Non voleva che venisse con lei, perché Louis era un
tipo pericoloso e Jo avrebbe potuto farsi del male. Raggiunse un
magazzino e il mistero si risolse da solo. Larry aveva la chiavetta
da sempre, ma aveva sparato a Louis e a suo figlio Sonny per far
credere che l’avessero loro. Larry aveva ucciso Mark e la stava
usando per estorcere Sheldon, il procuratore distrettuale. Sheldon
era in combutta con i Dellicanos e sulla chiavetta erano presenti
anche i suoi messaggi di testo che, se fossero usciti, avrebbero
infangato la sua immagine.
Sheldon arrivò con i soldi ma vide
che Louis e Sonny erano stati uccisi. Era stato Sheldon a
ingaggiarli per trovare la chiavetta. Per prima cosa si recano a
casa di Sharon, perché pensano che Mark possa aver dato la
chiavetta alla moglie. Furono loro a devastare la casa, ma non
trovarono la chiavetta. Avevano trovato il loro uomo fin
dall’inizio, ma Larry li ha sviati verso Ernie Dux. Fu Larry a
uccidere Ernie prima che lo raggiungessero. Solo Ernie sapeva che
Larry aveva assistito allo scambio, quindi Larry doveva ucciderlo.
Il suo desiderio più profondo non era il denaro. Ha sempre voluto
che Mark si togliesse di mezzo per poter stare con Sharon. Era
ossessionato da lei e, quando si presentò l’occasione, pensò di
poter ottenere da Sheldon sia Sharon che i soldi. Alla fine, però,
ha ottenuto solo un po’ di tempo in prigione.
Louis non era morto e ha sparato a
Larry. Vedendo che Sonny era morto, ha dovuto uccidere tutti perché
non poteva permettere che la polizia scoprisse che era coinvolto.
Era furioso con Larry per averlo incastrato e per aver manipolato
Sharon affinché si prendesse cura di lui. Prima che Louis uccidesse
Larry, Jo arrivò ed evitò il disastro. Aveva chiamato Traxler e la
polizia è arrivata prima che qualcun altro venisse ucciso.
Durante il finale di
Double Life, Sheldon, Larry e Louis
vengono catturati. Jo e Sharon, che amavano entrambi Mark, avevano
finalmente risolto insieme il suo caso di omicidio. Anche se prima
Sharon aveva fatto credere di odiare Jo, Jo capì che era nei guai.
La rintracciò usando il suo GPS e usò la sua presenza di spirito
per chiamare Traxler. I loro sforzi aiutarono anche il caso di Mark
in modo postumo. Le prove contenute nella chiavetta dimostrano che
i dirigenti della Dellicano sapevano che i rifiuti che producevano
stavano contaminando le falde acquifere, ma non hanno fatto nulla
per impedirlo. Jo e Sharon sono diventate migliori amiche dopo aver
trovato un compagno. Le loro vite erano state separate dalle bugie
di Mark, ma ora vivevano serenamente, sapendo che alla fine avevano
fatto la cosa giusta, e avevano vissuto una bella avventura.
La Danza dei Draghi è nota come una
tragedia orribile, che House of
the Dragonha trasportato bene sul piccolo
schermo, ma nessuna scena ha ancora rappresentato bene la guerra
meglio della Battaglia del Golfo. Culmine di due lunghe
campagne da parte di entrambe le parti, la battaglia è un enorme
scontro navale, ma presenta anche più draghi di qualsiasi altro campo di battaglia del
conflitto.
Nel mondo di Westeros, le
rappresentazioni romantiche e orribili della guerra sono due facce
della stessa medaglia, e il Calanco non fa eccezione. Per quanto
epici possano essere i combattimenti con i draghi, i costi
per entrambe le parti si rivelano devastanti e una morte
in particolare assesta un colpo politico alla causa dei Neri.
Inoltre, il fatto che i Verdi abbiano già evacuato il loro
leader dalla città con un aiuto segreto fa sì che ci si chieda
per quale motivo valesse la pena combattere la battaglia. Dopo
perdite così elevate, tuttavia, questa sembra essere una domanda a
cui pochi, da entrambe le parti, vogliono veramente rispondere.
Il Gullet è il culmine della
guerra
Sebbene la tempistica della guerra
non sia chiara nella serie, Fuoco e Sangue afferma che la
Battaglia del Gullet si svolge nove mesi dopo la morte del defunto
re. Abbiamo già visto quanto sia stata devastante con Riposo del
Corvo, dove i draghi si sono scontrati per la prima volta. La
battaglia navale per Approdo del Re, tuttavia, è l’atto
finale di quella che inizialmente sembrava un’improbabile
campagna dei Neri. Entrambe le marine hanno trascorso mesi
ad assemblare le loro forze e chi ne uscirà vittorioso sarà in
prima posizione per reclamare il Trono di Spade.
A parte i loro draghi, il più grande
vantaggio dei Neri è stata la marina della Casa Velaryon, che hanno
usato per bloccare la capitale via mare. Nella speranza di
spezzarlo, i Verdi cercano invece una marina al di fuori di
Westeros sotto forma di
Sharako Lohar (Abigail Thorn) e dei suoi
pirati, che rimangono l’unica forza in grado di combattere i
Velaryon. Poiché i loro draghi incombono sulla battaglia,
Sharako ordina un attacco preventivo contro la flotta
rivale mentre questa è ancorata nel porto di Spicetown,
ritenendola l’unica possibilità di distruggere i Velaryon prima
dell’arrivo dei draghi. Naturalmente, l’attacco è motivato anche da
evidenti ragioni economiche, dato che il porto rimane uno dei
luoghi più ricchi del Continente Occidentale grazie agli anni di
avventure del Serpente di Mare.
Dall’altra parte, i Neri hanno ora
riunito il maggior numero di draghi, e sembrano
impossibili da contrastare. Con Sunfyre paralizzato e Vhagar
occupata, l’unico drago che i Verdi potrebbero schierare in
risposta sarebbe Dreamfyre, ma Helaena (Phia
Saban) è tutt’altro che un cavaliere esperto. Nei
libri, i Neri hanno quattro Semi di Drago, ma sembra che la serie
abbia sostituito il ruolo di Nettles con Rhaena
(Phoebe Campbell), che nei libri non cavalca mai
un drago. Con
Daemon (Matt
Smith) ancora in marcia nelle Terre dei Fiumi e
Rhaenyra (Emma
D’Arcy) che non può permettersi di rischiare la
vita in battaglia, tocca al figlio maggiore guidare la carica.
Nel Gullet, la fortuna favorisce
entrambe le parti
Nella fase iniziale della battaglia,
le cose sembrano andare molto bene per i Verdi. Poiché sfruttano la
luce del sole per non farsi scoprire dalla costa, Lohar riesce a
cogliere i Velaryon completamente alla sprovvista, affondando quasi
un terzo della flotta in porto. Una volta sbarcati,
festeggiano saccheggiando e bruciando Spicetown e High
Tide, la sede da cui regna Corlys (Steve
Toussaint). Si dice che la distruzione sia stata così
devastante che i Velaryon non hanno mai riacquistato il loro
status precedente, rimanendo solo dei signori minori all’epoca
della serie originale, mentre Spicetown non è mai stata
ricostruita.
Tutto questo cambia quando
finalmente arrivano i draghi. In qualità di erede, Jaecerys
(Harry Collett) guida la carica e la flotta
tenta di colpire il suo drago, dato che Vermax è giovane e
tutt’altro che il più potente, solo che gli altri quattro
cavalieri lo seguono. Per ore, tutti bruciano la flotta
Braavosi senza pietà, distruggendo più di sessanta delle
cento navi. Inutile dire che il morale dei marinai crolla,
costringendo Lohar a ritirarsi.
Prima di fuggire, tuttavia, i Verdi
riescono a infliggere un colpo devastante ai Neri, superando forse
persino Rhaenys (Eve Best) come peggior
morte tra le loro fila. Durante un attacco in picchiata contro
una delle navi, il drago di Jace, Vermax, viene trafitto da un
rampino e il suo stesso slancio gli crea un ampio squarcio
sull’addome. Sebbene non sia fatale, Vermax viene fatto
precipitare in mare e presto si scontra con un’altra nave
nel caos, rimanendo impigliato nei rottami e affondando sul fondo
del mare. Sebbene Jace riesca a liberarsi e ad aggrapparsi ai
detriti di legno, viene rapidamente colpito e ucciso da un
proiettile di balestra alla gola.
Il calanco riflette
perfettamente la Danza dei Draghi
In House of
the Dragon, la paura della distruzione
reciproca è stata un tema costante per entrambe le parti in
guerra. Questo è già stato mostrato su piccola scala
con i gemelli Cargyll, ma la terza stagione lo porterà a un
altro livello. Dato che il conflitto è ormai una guerra totale, ha
perfettamente senso che la prima grande battaglia di questa fase
serva da monito. Ironia della sorte, proprio questi costi,
in particolare il timore che possano essere stati
inutili, sono l’esatto motivo per cui è probabile che
rimangano inascoltati.
In termini di numeri, il vincitore
rimane abbastanza chiaro. Non solo la Triarchia è andata in
frantumi in questa battaglia, non avendo più un ruolo nella Danza
dei Draghi e soccombendo in seguito a una propria guerra civile, ma
la strada per Approdo del Re è diventata aperta. Tuttavia, anche
mettendo da parte l’incendio di Spicetown e la flotta di Velaryon,
la morte di Jace è comunque un colpo devastante per
Rhaenyra, sia dal punto di vista politico che personale.
Senza dubbio, questo sarà ancora più brutale nella serie, che si è
preoccupata di mostrarlo come un promettente erede attraverso le
scene con sua madre, rendendo la sua inevitabile morte ancora
più tragica.
Ciò che rende la battaglia più priva
di senso è che non si tratta nemmeno di una fine definitiva della
guerra, poiché la fuga di Aegon II (Tom
Glynn-Carney) nega già a Rhaenyra una vittoria
politica decisiva. Anche se fosse stato giustiziato, c’è ancora
Aemond (Ewan Mitchell) da affrontare e
Vhagar rimane di gran lunga la più grande minaccia per i
Semi di Drago. Come la guerra nel suo complesso, tutto ciò solleva
la domanda per cosa stiano combattendo entrambe le
parti se nel frattempo perdono tutto ciò a cui tengono.
Nessuno se ne rende conto meglio di Corlys stesso, che ha già perso
molto e riassume perfettamente la battaglia: “Se questa è una
vittoria, prego di non vincerne mai un’altra”.
Paramount Global ha
fatto una mossa significativa e sorprendente
chiudendo il suo omonimo studio televisivo, Paramount
Television Studios (PTVS), come parte di una più ampia
ristrutturazione aziendale. Questo sviluppo, che include la
partenza del presidente dei PTVS Nicole Clemens,
ha lasciato molti fan a chiedersi cosa succederà ai progetti di
alto profilo dello studio, tra cui la serie di successo Reacher, una coproduzione tra Paramount, Amazon
e Skydance.
La chiusura di PTVS fa parte di una
più ampia strategia di Paramount Global volta a snellire le
operazioni in un mercato televisivo e di streaming in continua
evoluzione. Questa decisione non riflette le prestazioni dello
studio, in quanto PTVS è stato responsabile di numerose serie
acclamate dalla critica e di successo commerciale. Tuttavia, tutti
i progetti in corso e futuri della PTVS, tra cui
Reacher, Time Bandits di
Apple e Cross di Prime Video, passeranno sotto l’egida
dei CBS Studios.
Per i fan di Reacher,
questa transizione solleva interrogativi sul futuro della serie.
Data la popolarità della serie – Reacher ha battuto il
record di ascolti su Amazon Prime Video – è molto probabile
che i CBS Studios continuino a darle priorità, soprattutto perché
Skydance è lo studio principale della serie. Tuttavia, i
cambiamenti nella gestione dello studio potrebbero potenzialmente
portare a cambiamenti nella direzione creativa o nelle tempistiche
di produzione, che potrebbero avere un impatto sullo sviluppo delle
stagioni future.
Quali sono le implicazioni per
“Reacher”?
Anche se è troppo presto per
prevedere esattamente come avverranno questi cambiamenti, è chiaro
che l’eredità di PTVS continuerà a vivere attraverso i progetti che
ha sviluppato. Si prevede che serie come Reacher
continueranno a intrattenere il pubblico mondiale, anche quando
Skydance troverà un nuovo partner nei CBS Studios.
Mentre Paramount Global procede con
la sua più ampia ristrutturazione, il settore osserverà da vicino
come questi cambiamenti influiranno su alcune delle serie più amate
e di successo attualmente in onda. Per il momento, i fan di
Reacher e degli altri progetti della PTVS possono stare
tranquilli: questi show rimangono in fase di sviluppo, anche se
sotto una nuova gestione. Come questa transizione influenzerà le
future stagioni di Reacher e di altre serie è ancora da
vedere, ma una cosa è certa: CBS Studios ha
ora un ruolo fondamentale nel dare forma al prossimo capitolo di
questi acclamati show. La terza stagione di Reacher è prevista
su Prime Video nel 2025.
I Paramount TV
Studios hanno annunciato che cesseranno le loro attività
alla fine di questa settimana. La chiusura dello studio, che ha 11
anni di vita, si aggiunge a una serie di licenziamenti annunciati
la scorsa settimana dalla Paramount, tra
cui il 15% dei dipendenti statunitensi, oltre ai circa 800
licenziamenti di sei mesi fa, secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter.
Queste mosse fanno parte di un tentativo di risparmiare 500 milioni
di dollari di costi in vista della fusione con Skydance.
Il presidente della società
Nicole Clemens e il co-CEO di Paramount
George Cheeks hanno comunicato al personale che i
Paramount TV Studios sarebbero stati chiusi questa mattina. È stato
inoltre annunciato che la Clemens lascerà la società e che tutte le
serie e i progetti attualmente in fase di sviluppo presso i
Paramount TV Studios passeranno sotto l’ombrello dei CBS Studios.
Tra queste serie ci sono Reacher, Time Bandits di Apple
e Cross per Prime Video.
In una nota inviata al personale
Clemons si legge in parte: “Paramount Global ha preso la
difficile decisione di chiudere i Paramount Television Studios come
parte dei più ampi piani di ristrutturazione della società. Questo
è stato un periodo difficile e di trasformazione per l’intero
settore e purtroppo il nostro studio non ne è immune“. Clemens
è entrata a far parte dei Paramount TV Studios nel 2018 dopo aver
lavorato nei ranghi esecutivi di FX. Dal 2021 fa parte anche
della supervisione dei contenuti sceneggiati di Paramount+. Ha aggiunto:
“Negli ultimi 11 anni, PTVS ha
superato ostacoli apparentemente insormontabili grazie a una
combinazione di forza, determinazione e impegno incrollabile.Abbiamo affrontato queste sfide con un’incredibile resilienza,
creatività e passione per ciò che facciamo, e non potrei essere più
orgogliosa del nostro team”.
La chiusura degli studi televisivi
Paramount rispecchia i cambiamenti della televisione, non le
prestazioni dello studio
Un’ulteriore nota del co-CEO George
Cheeks precisa che la chiusura dello studio “non è una
decisione basata sull’andamento di PTVS“. Afferma che
“questa mossa è il risultato di cambiamenti significativi nel
mercato televisivo e dello streaming e della necessità di snellire
la nostra azienda“. A luglio è stato annunciato che Paramount
e Skydance si sarebbero fuse in un accordo da 8 miliardi di
dollari. L’attuale roster di Paramount TV Studios comprende
anche Interview With the Vampire, Before e
Murderbot di AMC.
Poiché questi show passeranno sotto
l’ombrello dei CBS Studios, non sembrano esserci motivi di
preoccupazione per il loro destino attuale. I
licenziamenti, hanno spiegato i dirigenti, avverranno in tre fasi
nel corso dell’anno.
Lily Collins è una
di quelle attrici che in pochi anni è riuscita a conquistare una
grande fetta di pubblico grazie alle sue interpretazioni e al suo
magnetismo. L’attrice, figlia del musicista inglese Phil
Collins, ha sempre dato prova di cavarsela da sola e camminare
con le proprie gamba, distaccandosi dal cognome che porta, senza
essere la classica figlia di papà.
Con qualche esperienza teatrale
alle spalle e molto lavoro, l’attrice ha espresso il suo talento,
diventando una delle più apprezzate dalle giovani e vecchie
generazioni, diventanto anche una star Netflix con la
serie Emily in
Paris. Ecco, allora, dieci cose che forse non sapevate
di Lily Collins.
Lily Collins: i suoi film
1. I film e la
carriera. La carriera cinematografica dell’attrice inizia
nel 2009, quando debutta sul grande schermo con The Blind
Side, per poi apparire in Priest (2011), Abduction – Riprenditi la tua vita (2011), Biancaneve (2012), Stuck in Love (2012) e
The English Teacher (2013). In seguito, prende parte a
film come Shadowhunters – Città di ossa (2013), Scrivimi ancora (2014), L’eccezione alla
regola (2016), Fino all’osso (2017) e Okja (2017). Nel 2019 ha interpretato Lauren Monroe in
Inheritance, Liz Kendall in Ted
Bundy – Fascino criminale (2019) e Edith Bratt in Tolkien
(2019). Nel 2020 è stata Emily Cooper nella serie di
successo originale NetflixEmily in Paris. Nello stesso ha interpretato
Rita Alexander nel film Originale Netflix candidato all’oscar
Mank. Nel 2021 ha interpretato Camilla nella serie
AppleTV+Calls. Quest’anno ha recitato nei film Halo of
Stars e Titan attualmente in post-produzione.
Lily Collins ha recitato anche in
film originali Netflix
Oltre al film
Mank, ha interpretato diversi film prodotti da Netflix
come Windfall (2022), To The Bone (2017) e Okja (2017.
2. Ha lavorato in alcune
serie tv. Oltre ad aver prestato la propria attività
attoriale per il mondo del cinema, l’attrice ha lavorato anche in
diversi progetti dedicati al piccolo schermo. Infatti, è apparsa
per la prima volta in 90210 (2009), per poi prendere parte
a serie come L’ultimo tycoon (2016-2017) e Les
Miserables (2018-2019).
Emily in Paris, la quarta
stagione in arrivo
Nel 2024 debutterà la quarta
stagione di Emily in Paris, divisa in due parti.
La stagione 4, parte 1, di Emily in Paris sarà disponibile
su Netflix il 15
agosto, mentre la parte 2 sarà presentata in anteprima il 12
settembre.
3. È anche
doppiatrice. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha
provato a vestire panni diversi da quelli consueti. Infatti, ha
indossato qualche volta quelli da doppiatrice, prestando la voce ai
film d’animazione Tarzan (1999) e È arrivato il
Broncio (2018).
Lily Collins è sposata con Charlie
McDowell
4. Ha avuto una storia di
tira e molla con un collega. Dal luglio del 2012 l’attrice
ha iniziato a frequentare Jamie Campbell Bower, conosciuto sul set di
Shadowhunters – Città di ossa. Tuttavia, la loro relazione
è stata molto tormentata: infatti, si sono lasciati nel settembre
del 2013, per poi riprendersi due anni dopo rilasciarsi nel 2016.
In seguito, alla fine del 2016 si sono rimessi insieme, per poi
lasciarsi definitivamente a metà 2018.
Vita privata. Nel 2019 la Collins
inizia a frequentare il regista e sceneggiatore Charlie McDowell,
figlio degli attori Mary Steenburgen e Malcolm McDowell; il
fidanzamento viene ufficializzato nel settembre 2020. I due
convolano a nozze il 4 settembre 2021 a Dunton Hot Springs, nel
Colorado.
La vita sentimentale di
Lily Collins in Emily in Paris sullo schermo può
essere disordinata e caotica, ma nella vita reale è felicemente
sposata con Charlie McDowell. L’adorabile coppia ha iniziato a
frequentarsi nel 2019 e si è sposata due anni dopo, nel 2021. Sia
la Collins che McDowell appaiono spesso sui rispettivi feed di
Instagram e non sono timidi nel professare il loro amore reciproco
attraverso scatti romantici e didascalie da urlo. Infatti, in un
post del
2022 che commemorava il loro primo anniversario di matrimonio,
la Collins ha ringraziato McDowell per essere stato “la mia roccia,
la mia costante fonte di amore e di risate, e il mio sostegno
emotivo per tutto il tempo che abbiamo trascorso qui, ancora una
volta”.
Un anno dopo, ha condiviso
sentimenti simili in un post più lungo, ma altrettanto speciale:
“Due anni oggi e una vita a venire. Ricordo questo momento,
questo giorno, questa emozione come se fosse ieri. E sento l’amore,
il sostegno e la magia 100 volte di più. Ti adoro @charliemcdowell
e non potrei essere più grata di essere la tua metà nella vita e
nell’amore. Mi rendi un essere umano più forte, più coraggioso e
più luminoso. Grazie per essere il più grande partner che potessi
mai immaginare e per farmi sorridere come nessun altro. Ecco altri
365 giorni di ricordi che ci aspettano, in qualsiasi parte del
mondo ci troviamo. Camminerei verso l’ignoto con te ogni giorno e
ogni giorno. Con te al mio fianco, è sempre un’avventura
epica…“.
5. Ha avuto dei fidanzati
famosi. Sembra che l’attrice abbia avuto modo di
frequentare alcuni colleghi: infatti, nel 2011 ha avuto una breve
storia con Taylor Lautner, mentre tra il 2011 e il 2012
ha frequentato per qualche mese Zac Efron. Tra i vari flirt a lei attribuiti,
ci sarebbero quelli con
Chris Evans, Chord Overstreet, Nick Jonas e
Thomas
Cocquerel.
Lily Collins ha interpretato
Biancaneve
6. Ha perso qualche
capello. Mentre si stavano facendo delle riprese per una
scena di combattimento tra la regina cattiva e Biancaneve, Julia Roberts ha accidentalmente strappato
qualche capello all’attrice.
7. Avrebbe dovuto
interpretare un’altra Biancaneve. L’attrice ha dichiarato
di aver fatto originariamente un provino per il ruolo di Biancaneve
per il film Biancaneve e il cacciatore (2012), perdendo il ruolo
contro Kristen Stewart, diventando poi la
protagonista di questo film, dal titolo originale Mirror,
mirror.
Lily Collins è stata protagonista
di Scrivimi ancora
8. Ha usato delle sue
foto. Molte delle foto che vengono mostrate nella camera
da letto del suo personaggio nella casa dei suoi genitori, sono
delle foto di qualche anno prima appartenenti all’attrice stessa,
ritratta da sola e con i suoi amici.
Lily Collins ha scritto un
libro
9. Ha scritto un
libro. Nel suo libro Senza filtri. Nessuna vergogna,
nessun rimpianto, soltanto me, uscito nel 2017, l’attrice ha
rivelato di aver sofferto di alcuni disordini alimentari quando era
adolescente. Scrivere questo libro e parlare dei suoi problemi ha
fatto sì che fosse un modo per parlare di un disturbo che affligge
uomini e donne di tutto il mondo, disturbo di cui non si parla mai
abbastanza.
Lily Collins: età e altezza
10. Lily Collins è nata il
18 marzo del 1989 a Guildford, nel Surrey, in Inghilterra,
e la sua altezza complessiva corrisponde a 165 centimetri.
Il finale della
terza stagione di Emily in Paris ci ha
lasciati a bocca aperta sulla scia di diversi cliffhanger
rivoluzionari, dal passato segreto all’annuncio di una gravidanza.
La nostra americana alla moda preferita tornerà ad agosto
per affrontare questi drammatici sviluppi, ma prima di tuffarci a
capofitto nella stagione di quest’anno, fatta di stelle Michelin,
relazioni illecite e preparativi per l’Eurovision, aggiorniamoci
sulle stravaganti vite di queste parigine chic. La terza stagione
della
serie tv ha visto cambiamenti drastici nella vita lavorativa,
amorosa e sentimentale di Lily Collins, a partire dal
sogno di precipitare dalla Torre Eiffel dopo aver fallito
una scelta. Dopotutto, come diceva Jean-Paul Sartre e come
impara Emily Cooper, non fare una scelta è comunque una scelta.
Emily sceglie la società di
marketing con cui lavorare nella terza stagione
L’inizio della terza stagione ha
visto Emily Cooper combattuta tra la scelta di rimanere con
Madeline (Kate
Walsh) al Savoir e quella di andare con Sylvie
(Philippine Leroy-Beaulieu) alla sua nuova agenzia
indipendente, l’Agence Grateau. In pieno stile Cooper,
Emily fa la spola tra le due, fino a quando, a
causa di un imbarazzante lancio con McDonald’s che ha comportato la
rottura delle acque di Madeline (dopo il suo milionesimo
trimestre), Sylvie taglia fuori Emily dalla squadra. Quando
Madeline decide di impacchettare il Savoir e di tornare in America
– dopo che Sylvie ha sabotato il loro edificio per metterci le mani
sopra – Emily segue il suo cuore e torna a Parigi, dove si
ritrova a lavorare come impiegata. L’irrequieta e
stacanovista Emily non riesce naturalmente a sopportare la
disoccupazione, che la porta a lavorare per un breve periodo come
cameriera al Chez Lavaux di Gabriel (Lucas
Bravo). Dopo aver provocato una grave reazione
allergica in uno degli avventori del ristorante ed essere stata
prontamente licenziata, alla fine torna al suo vero amore
per il marketing – non prima di aver cancellato dalla sua
lista di cose da fare il sesso diurno su una ruota panoramica – e
ricomincia a dimostrare a Sylvie il suo valore.
Si fa strada nelle grazie di Sylvie
giocando sul suo legame con Janine Dubois (Kate
Colebrook), una giornalista di Le Monde che
scrive la prestigiosa “La Liste”. Sebbene Emily si sia
accidentalmente ritrovata in cima alla lista al posto di Sylvie, e
anche Gabriel abbia ottenuto un posto all’ottavo posto,
Sylvie riconosce a malincuore il valore del ritorno di
Emily nella squadra. È anche abbastanza soddisfatta di
essersi guadagnata un articolo nella sezione Stile della rivista.
Mentre Luc (Bruno Gouery) e Julien (Samuel
Arnold) sono entusiasti di riavere la loro amata pedina
americana, dimenticano quanto Emily possa essere troppo zelante sul
lavoro. Dopo che la campagna con il cliente di Julien, Ami Paris,
va male, Emily interviene per salvare la situazione. Si verifica un
incidente simile, in cui Emily è sopraffatta dal suo
entusiasmo e continua a fare da spalla all’idea di Julien,
tanto che Sylvie promette di chiedere a Emily di darsi una calmata.
Tuttavia, Julien ne ha abbastanza dell’intromissione di
Emily e lo vediamo scrivere furiosamente un’e-mail a un misterioso
datore di lavoro, suggerendo che potrebbe lasciare
l’Agence Grateau.
Il quadrato amoroso
Emily-Alfie-Gabriel-Camille si conclude nella terza
stagione
Se la vita lavorativa di Emily è
già abbastanza drammatica, la sua vita sentimentale lo è dieci
volte tanto. La stagione inizia con le coppie consolidate
di Emily/Alfie (Lucien Laviscount) e Gabriel/Camille (Camille
Razat). Nel corso della stagione, Emily vive una dolce
storia d’amore con Alfie, che è ancora emotivamente trattenuto dopo
che il suo cuore è stato spezzato in passato. Tuttavia, la coppia
riceve una buona notizia: Alfie diventa il direttore finanziario di
Antoine (William Abadie) e non ha più bisogno di
trasferirsi a Londra. Si scopre che Alfie è un direttore
finanziario prezioso per Antoine, noto per essere uno spendaccione,
e insieme danno a Gabriel la proprietà del suo ristorante.
Nel frattempo, Gabriel è più che
mai impegnato con Camille e con il suo ristorante, che ora si
chiama L’Esprit de Gigi come sua nonna, e punta a ottenere una
stella Michelin. Quando la fidanzata di Luc, che è un critico
gastronomico della Michelin, viene al ristorante, Emily avverte
freneticamente Gabriel dell’ospite VIP. Sebbene Luc debba mantenere
il riserbo sull’identità della sua ragazza, quando scopre
che Gabriel sta per ottenere una stella Michelin, lo
comunica a Emily. Dopo aver appreso la notizia, Gabriel bacia la
mano di Emily in preda all’eccitazione, una scena gioiosa che viene
vista da Camille – che, tra l’altro, è ora il fidanzato di
Gabriel dopo che lei gli ha chiesto di sposarlo.
Il finale della terza
stagione vede Gabriel e Camille all’altare, in procinto di
unirsi per la vita, finché Camille non annulla il matrimonio.
Si scopre cheera
incinta, il che spiega la loro corsa
all’altare. Tuttavia, Camille ricorda anche un voto della
prima stagione, in cui lei ed Emily avevano promesso di non uscire
con Gabriel, una promessa che Camille ha subito infranto. Ma la
ragazza afferma anche che Gabriel ed Emily sono perfetti
l’uno per l’altra e che sono ancora innamorati l’uno
dell’altra, giustificando così il fatto
di aver lasciato Gabriel all’altare. Naturalmente, questo provoca
anche una frattura nel rapporto tra Emily e Alfie, che se ne va
completamente traumatizzato e con il cuore spezzato.
Ciò che Camille dimentica
opportunamente di menzionare è che anche lei ha avuto una relazione
amorosa illecita nel corso della stagione. Durante una delle
gallerie organizzate da Camille, incontra la splendida artista
greca Sofia (Melia Kreiling), che fa
immediatamente perdere la testa a Camille. Emily li sorprende a
baciarsi una volta, ma Camille la ricatta emotivamente
costringendola al silenzio, usando come arma la passata relazione
di Emily con Gabriel. Anche se la relazione finisce,
Camille si chiede se sia destinata ad amare una sola persona,
suggerendo forse un arco poliamoroso in seguito.
Sylvie nasconde un passato
segreto nella terza stagione di “Emily in Paris”.
Sylvie ha il suo drammatico
viaggio nella terza stagione di Emily in Paris, dalla
ricerca di clienti per la sua nuova agenzia senza infrangere il suo
divieto di concorrenza alla sua torrida storia d’amore illecita
con… suo marito Laurent (Arnaud Binard)? Dal cibo
per animali alla McLaren, l’Agence Grateau continua a guadagnare
terreno anche dopo aver perso il suo primo cliente, Pierre
Cadault (Jean-Christophe Bouvet), che ha venduto il suo marchio al
conglomerato del lusso JVMA. Tuttavia, Pierre continua a
chiedere consigli ai suoi vecchi amici, soprattutto quando il nuovo
negozio di JVMA minaccia la sua reputazione prendendo troppo sul
serio la sua nuova “ringarde”. Con il suo volto su tutti i pezzi
del negozio, la sua linea non è più ironicamente ringarde, ma
sembra un prodotto di un parco a tema.
JVMA chiama Emily e Sylvie per dare
una mano con la vetrina del negozio, solo per scoprire che
l’azienda sostituirà Pierre con la sua nemesi della moda,
Gregory Dupree (Jeremy O. Harris). Dopo aver
cercato di vendere una linea di uniformi per assistenti di volo di
ispirazione BDSM a una prestigiosa compagnia aerea, Gregory è alla
ricerca disperata di una commissione e coglie al volo l’occasione.
Nel frattempo, Pierre viene investito da un’auto in corsa prima di
scoprire di essere stato sostituito. Emily e Sylvie
organizzano brillantemente un piano per annunciare la morte di
Pierre, per poi farlo risorgere la sera dell’annuncio della
JVMA e reclamare il suo marchio, assicurandosi l’Agence
Grateau, il loro cliente originario.
La vita sentimentale di
Sylvie è drammatica come sempre: il suo fidanzato, Erik
(Søren Bregendal), si chiede perché sia ancora
sposata con suo marito quando si incontrano a un evento McLaren.
Dopo averlo rassicurato, la donna finisce per assumere segretamente
il marito per aiutarla con le pratiche burocratiche della sua nuova
agenzia, senza rendersi conto di quanto lavoro di fondo Savoir
abbia svolto per lei. Passare del tempo insieme riaccende
il loro rapporto, soprattutto quando lui si presenta in
smoking per festeggiare il loro anniversario insieme all’opera.
Oltre alla sua relazione segreta
con Laurent, Sylvie nasconde anche un misterioso passato con Louis
de Leon (Pierre Deny), il capo dell’impero JVMA.
Quando ha scoperto che la JVMA intendeva sostituire Pierre,
ha affrontato Louis e la loro interazione indica una lunga
e complicata storia tra loro. Si dà il caso che Louis sia
anche uno degli investitori di Laurent, rendendo l’intricata rete
di relazioni ancora più contorta: chi è quest’uomo sfuggente?
La band di Mindy si sta
preparando per l’Eurovision in “Emily in Paris”.
Il dramma si insinua anche nella
vita di Mindy (Ashley Park), la fedele e
migliore amica di Emily, nonché cantante di una band. Mindy rompe
ufficialmente con il compagno di band Benoit (Kevin
Dias) dopo che lui si sente minacciato dalla sua amicizia
con un vecchio compagno di collegio e capo dell’impero JVMA insieme
al padre, Nicolas de Leon (Paul Forman). Si scopre
che i suoi sospetti non erano poi così lontani: Nicolas si
innamora di Mindy e lei alla fine si butta in una relazione con
lui. Uscire con il capo di un conglomerato di lusso
significa eventi e, beh, lusso.
Mindy vive una storia d’amore
sontuosa ed eccitante, che le apre anche la possibilità di
cantare. Tuttavia, con il dramma di Pierre e l’atteggiamento
abrasivo di Nicolas nei confronti di Emily, Mindy si trova tra il
fidanzato e la rivalità con la sua migliore amica. Tuttavia, quando
viene a conoscenza del comportamento di Nicolas, sceglie
immediatamente di stare dalla parte di Emily, soprattutto perché
lui si rifiuta di andare ai suoi eventi, anche se lei lo accompagna
doverosamente ai suoi. Ma quando Nicolas si scusa portandola con sé
in un’avventura europea, non sappiamo se lei lo abbia
davvero perdonato o meno. Come se non bastasse,
Benoit viene a sapere che la band è stata ammessa
all’Eurovision come rappresentante della Francia,
garantendo un’energia imbarazzante quando il gruppo torna a
riunirsi per esercitarsi in vista di questa incredibile
opportunità.
La stagione 4, parte 1, di
Emily in Paris sarà disponibile su Netflix il 15
agosto, mentre la parte 2 sarà presentata in anteprima il 12
settembre.
George Clooney si apre in merito alla sua
famigerata faida con il regista di Hollywood David O.
Russell. Russell e Clooney hanno lavorato insieme al film
Three Kings nel 1999, una commedia dark sulla
Guerra del Golfo Persico che raccontava di quattro soldati che
cercavano di rubare l’oro che era stato loro rubato in Kuwait.
Oltre a Clooney, il film aveva come protagonisti Mark Wahlberg, Ice Cube, Spike Jonze,
Cliff Curtis e Nora Dunn.
Three Kings è stato molto apprezzato al momento
della sua uscita e ha ricevuto una nomination ai Critics Choice
Awards come miglior film.
Parlando con GQ, Clooney ha fatto riferimento
alla sua faida con Russell. L’attore e regista ha iniziato parlando
più in generale di “assegnazione del tempo” e di come sia
più esigente sul tipo di tempo che dedicherà ai progetti da ora in
avanti. Poi intensifica la sua affermazione dicendo che sono finiti
i giorni in cui si sarebbe accontentato di “un miserabile
stronzo come David O. Russell che gli rendeva la vita un inferno“. Dai un’occhiata alla citazione
completa di Clooney qui sotto:
Persone a cui piace quello che fanno. Tipo, stavi parlando
di assegnazione del tempo. Più invecchi, più l’assegnazione del
tempo cambia. Cinque mesi della tua vita sono tanti. E quindi non è
solo tipo, “Oh, farò un film davvero bello, come Three Kings, e lo
farò con uno stronzo miserabile come David O. Russell che mi
renderà la vita un inferno. Renderà la vita di ogni persona della
troupe un inferno”. Non ne vale la pena. Non a questo punto della
mia vita. Solo per avere un buon prodotto.
George Clooney vs David O. Russell:
cosa è successo?
Il recente commento di George Clooney su Russell arriva anni dopo che
la sua lite con il regista di Three Kings è stata
rivelata pubblicamente. Dopo che Russell avrebbe detto cose
degradanti alle comparse sul set, Clooney avrebbe avuto una
colluttazione fisica con il regista. La suddetta colluttazione è
stata pubblicizzata in un articolo di Playboy del 2000, in cui
Clooney si riferiva al suo lavoro in Three Kings
come “la peggiore esperienza della [sua] vita“. Da allora
l’attore ha cercato di fare ammenda con Russell, ma chiaramente non
abbastanza da voler lavorare di nuovo con lui.
Nonostante i molteplici episodi di
cattiva condotta, i film di Russell rimangono celebrati. È stato
candidato all’Oscar come miglior regista tre volte, per The
Fighter, Il lato positivo e
American Hustle. Russell ha ancora alcuni
collaboratori abituali, tra cui Christian Bale, Bradley Cooper e
Jennifer Lawrence. Tuttavia, i
commenti di Clooney dimostrano che il comportamento di Russell non
sarà tollerato da alcuni e forse ciò porterà a dei cambiamenti in
futuro.
Kraven – Il Cacciatore, scritto da Art
Marcum, Matt Holloway e Richard Wenk, sarà solo al cinema dall’11
dicembre prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle
Pictures.
Kraven – Il Cacciatore, la
trama
Kraven – Il Cacciatore
racconta la violenta storia della nascita e del destino di uno dei
villain più iconici della Marvel. Aaron Taylor-Johnson interpreta Kraven,
un uomo la cui complessa relazione con il suo spietato padre,
Nikolai Kravinoff (Russell Crowe), lo conduce su un cammino di
vendetta con conseguenze brutali, motivandolo a diventare non solo
il più grande cacciatore del mondo, ma anche uno dei più temuti
Il film di Jason
Reitman sulla trasmissione inaugurale di “Saturday
Night Live“, dal titolo Saturday Night,
appunto, uscirà l’11 ottobre 2024 (data USA) e ora è arrivato il
trailer.
Alle 23:30 di quella sera, spiega la
sinossi ufficiale del film, “una feroce compagnia di giovani
comici e autori ha cambiato per sempre la televisione”. Il
film della Sony, intitolato ufficialmente “Saturday
Night“, è basato sulla vera storia di ciò che è accaduto
dietro le quinte nei 90 minuti precedenti la trasmissione.
“Pieni di umorismo, caos e la magia di una rivoluzione che
quasi non c’è stata, contiamo alla rovescia i minuti in tempo reale
fino alle famose parole: “In diretta da New York, è sabato
sera!”
“Saturday Night” è
diretto da Reitman da una sceneggiatura che ha scritto con il suo
co-sceneggiatore di “Ghostbusters
– Minaccia Glaciale” Gil Kenan,
attingendo alla serie di interviste della coppia con il cast, gli
autori e i membri della troupe viventi della produzione
storica.
Il film sull’avvento del Saturday Night Live
La trasmissione originale del 1975
di “SNL” sulla NBC è stata presentata da George
Carlin con ospiti musicali Billy Preston
e Janis Ian. Dan Aykroyd, John Belushi,
Chevy Chase, Jane Curtin, Garrett Morris, Laraine Newman, Michael
O’Donoghue e Gilda Radner sono tutti
apparsi nell’episodio, così come George Coe, che
non sarebbe più apparso come membro del cast. Anche il comico
Andy Kaufman si è esibito nell’episodio.
Dick Ebersol ha sviluppato il varietà e ha assunto
Lorne Michaels come showrunner, che rimane il capo
della serie di lunga data.
Il cast del film include
Gabriel LaBelle (nel ruolo di Michaels), Dylan O’Brien (Aykroyd), Cory Michael
Smith (Chase), Rachel Sennott (Rosie
Shuster), Lamorne Morris (Morris),
Nicholas Braun (Jim Henson), Finn Wolfhard, Jon
Batiste (Preston), Ella Hunt (Radnor),
Cooper Hoffman (Ebersol), Andrew Barth
Feldman (Neil Levy), Naomi McPherson
(Ian), Willem Dafoe (David Tebet),
J.K. Simmons (Milton Berle) e
Kaia Gerber (Jacqueline Carlin), tra gli
altri.
L’ultimo round di concept art di
Deadpool &
Wolverine sposta i riflettori sulla variante più
sorprendente del film: The Cavillerine, ovvero la
variante di Wolverine con le sembianze di Henry Cavill.
Grazie a Wes Burt, possiamo vedere alcune
delle idee alternative considerate per Wolverine di Henry Cavill, anche se non c’è niente di
drasticamente diverso. Diremmo che il look solo canottiera era
abbastanza convincente e che il tocco di camicia di flanella
aggiungeva la giusta quantità di ruvidezza necessaria al
personaggio ma è chiaro che avrebbe portato a dei paragoni con il
suo Clark Kent. La canottiera d’altronde è
riuscita a mettere in evidenza i bicipiti in maniera
impeccabile.
Ecco uno sguardo più da vicino a
The Cavillerine di seguito:
“Non riesco a pensare a un ruolo più impossibile o frustrante
da riassegnare di qualcosa come Wolverine”, ha affermato di
recente il protagonista, sceneggiatore e produttore di
Deadpool &
WolverineRyan
Reynolds. “Come attore, sarebbe un passo orribile
e intimidatorio in quella direzione. Dovresti davvero reinventarlo
e affrontarlo in modo diverso.” “È uno dei
pochi cameo che è un vero cameo. Gli altri sono sorprese o persone
che hanno un motivo per essere lì. È stato un grande sportivo.
Amiamo Henry e farò di tutto perché lui ricambi il favore.” Ha
detto Reynolds in merito al coinvolgimento di Cavill nel film.
J.K. Rowling ed Elon Musk
sono stati entrambi citati in una denuncia penale presentata alle
autorità francesi per presunti “atti di molestie informatiche
aggravate” contro la pugile algerina e neo-campionessa
olimpica Imane Khelif.
Nabil Boudi,
l’avvocato di Khelif con sede a Parigi, ha confermato a Variety che entrambe le figure
sono state menzionate nel corpo della denuncia, pubblicata venerdì
sul centro anti-odio online dell’ufficio del pubblico ministero di
Parigi.
La causa è stata intentata contro X,
il che, secondo la legge francese, significa che è stata intentata
contro ignoti. Ciò “garantisce che l’accusa abbia tutta la
libertà di poter indagare contro tutte le persone“, comprese
quelle che potrebbero aver scritto messaggi d’odio sotto
pseudonimo, ha affermato Boudi. La denuncia menziona tuttavia
personaggi notoriamente controversi.
“J. K. Rowling ed Elon Musk sono
citati nella causa, tra gli altri”, ha affermato, aggiungendo
che Donald Trump sarebbe stato coinvolto
nell’indagine. “Trump ha twittato, quindi, che venga o meno
nominato nella nostra causa, sarà inevitabilmente esaminato come
parte dell’accusa”.
J.K. Rowling, Elon Musk e Donald Trump citati nella causa
Khelif, che sabato ha vinto
la medaglia d’oro olimpica nella gara di pugilato
femminile da 66 chilogrammi, ha trascorso gran parte delle
Olimpiadi del 2024 a Parigi al centro di una rumorosa e spiacevole
disputa sulla sua idoneità di genere che ha avuto eco in tutto il
mondo.
Nonostante sia nata donna e non si
identifichi come transgender o intersessuale, e nonostante sia
sostenuta dal Comitato Olimpico Internazionale, che ha affermato
“scientificamente, non si tratta di un uomo che combatte una
donna“, Khelif ha dovuto affrontare un diluvio di accuse e
abusi sul suo genere.
La maggior parte degli attacchi è
avvenuta tramite i social media, in particolare su X/Twitter, e la
controversia è aumentata quando personaggi di alto profilo hanno
incrementato la polemica. In un messaggio ai suoi 14,2 milioni di
follower, J.K. Rowling ha pubblicato una foto del
combattimento di Khelif con la pugile italiana Angela Carini,
accusando la prima di essere un uomo che “si stava godendo la
sofferenza di una donna che aveva appena preso a pugni in
testa”.
Musk, nel frattempo, ha condiviso un
post della nuotatrice Riley Gaines che affermava che “gli
uomini non appartengono agli sport femminili“. Il proprietario
di X ha co-firmato il messaggio scrivendo:
“Assolutamente“. Trump ha pubblicato un messaggio con una
foto del combattimento con Carini accompagnata dal messaggio:
“Terrò gli uomini fuori dagli sport femminili!”
Boudi ha affermato che, sebbene la
denuncia menzioni dei nomi, “Quello che chiediamo è che
l’accusa indaghi non solo su queste persone, ma su chiunque ritenga
necessario. Se il caso andrà in tribunale, saranno
processati”.
Boudi ha anche affermato che,
sebbene la causa sia stata intentata in Francia, “potrebbe
colpire personalità all’estero”, sottolineando che
“l’ufficio del procuratore per la lotta all’incitamento
all’odio online ha la possibilità di presentare richieste di mutua
assistenza legale con altri paesi”. Ha aggiunto che c’erano
accordi con l’equivalente statunitense dell’ufficio francese per la
lotta all’incitamento all’odio online.
Anche Logan Paul è
stato tra coloro che hanno attaccato Khelif sui social media,
postando su X dopo la sua vittoria contro Carini: “Questa è la
forma più pura di male che si sta svolgendo proprio davanti ai
nostri occhi. A un uomo è stato permesso di picchiare una donna su
un palcoscenico globale, distruggendo il sogno della sua vita
mentre lei combatteva per il suo defunto padre. Questa illusione
deve finire”. Paul ha poi cancellato il post e ha ammesso che
“potrebbe essere colpevole di aver diffuso
disinformazione”.
Ma per Bouli, tali scuse, comprese
quelle che Khelif ha ricevuto personalmente da personaggi di spicco
che hanno twittato commenti denigratori, non cambierebbero nulla
riguardo all’indagine. “La causa è stata intentata e i fatti
rimangono“, ha affermato.
Per quanto riguarda X, Boudi ha
affermato che la denuncia è rivolta agli autori dei post sui social
media e non alle piattaforme stesse. “È responsabilità dei
legislatori emettere sanzioni alle piattaforme, non nostra”,
ha affermato. Ma ha notato che i casi di molestie informatiche ora
vengono prese molto più seriamente dalle autorità giudiziarie e
che, in alcuni casi, “ci sono pene detentive”.
L’allenatore di Khelif,
Pedro Diaz, ha detto a Variety che il bullismo che
Khelif ha subito durante la sua corsa alle Olimpiadi “ha avuto
un impatto incredibile su di lei” e “su tutti quelli che
la circondavano”.
“La prima volta che ha
combattuto alle Olimpiadi, c’è stata questa tempesta folle fuori
dal ring”, ha detto Diaz, che gestisce la Mundo Boxing Gym di
Miami e ha iniziato ad allenarsi con Khelif nel febbraio 2023.
“Non avevo mai visto niente di così disgustoso in vita
mia”, ha aggiunto l’allenatore, che ha partecipato
all’allenamento di 21 campioni olimpici prima della pugile
algerina. Diaz ha detto di aver chiesto a Khelif di astenersi dal
guardare i social media in modo che “non perdesse la
concentrazione sulla vittoria della medaglia d’oro”. “È
così intelligente e ha una motivazione incredibile”, ha detto,
aggiungendo che la sua vittoria della medaglia d’oro “è stata
la vittoria più gratificante della mia carriera di
allenatore”.
Nella serata inaugurale
del The
Bear, Carmy rimane chiuso nella cella frigorifero del
suo ristorante, e a seguito di una crisi di panico, comincia a
sputare veleno su chiunque, dall’altro lato della spessa porta
metallica, provi a tranquillizzarlo: Neil, Ritchie e soprattutto
Claire, che lo chef lascia lì, su due piedi. Così si era concluso
il secondo ciclo della serie prodotta da Hulu e disponibile in
Italia dal 14 agosto su Disney+ anche con la
terza stagione ideata anch’essa da
Christopher Storer. La
recensione di The Bear 3 proverà a raccontare
quello che ci aspetta nei prossimi dieci episodi della serie
(attenzione, potrebbero seguire spoiler).
La terza
stagione di The Bear riparte più o meno da quel momento
drammatico. Sembrano passati pochi giorni e Carmy (Jeremy
Allen White) fa quello che sa fare meglio: nascondersi
nel lavoro e spingere sull’acceleratore, scappando dai confronti e
dai problemi, non riuscendo a trovare la forza di confrontarsi con
Claire e riuscendo solo a sputare odio addosso a Ritchie (Ebon
Moss-Bachrach), che lo ricambia con la stessa moneta.
Sydney (Ayo
Edebiri), dal canto suo, cerca di portare avanti con
fatica la sua ambizione e la sua volontà all’interno del
ristorante, ma troverà complicato avere a che fare con un socio che
vuole l’obbedienza e non il confronto.
E mentre le relazioni
trai personaggi sembrano cadere a pezzi, con Natalie (Abby
Elliott) che è prossima al parto e DD (Jamie
Lee Curtis) che desidera far parte della vita dei
figli, sembra che nessuno abbia ancora davvero elaborato la morte
di Mickey (John Bertram). Intanto, i finanziamenti
per l’ambizioso progetto del ristorante cominciano a scarseggiare.
Quando però arriva la notizia che Chef Terry (Olivia Colman) vuole
appendere il mestolo al chiodo e chiudere il suo ristorante,
qualcosa sembra smuoversi dentro i protagonisti.
Una delle serie più raffinate degli ultimi anni
Christopher
Storer è certamente uno che ha ottenuto la sua stella
Michelin, in forma di premi, trofei e riconoscimenti, grazie a uno
dei prodotti televisivi più raffinati e interessanti degli ultimi
anni, che si avvale di una scrittura che sguazza nel dramma umano
condendolo di ironia (la serie compete nella categoria Commedia per
i premi dedicati alla Tv, pur lasciandoci sempre tutti i lacrime di
dolore), di un cast costantemente sfidato dal testo e sfidante nei
confronti del pubblico, che resta incantato dalla performance
collettiva, di un linguaggio raffinato, e da scelte musicali
imprevedibili e ricercate.
The Bear 3 rimugina su se stessa
Assodato tutto questo,
The Bear 3 è decisamente il ciclo più debole
dell’intera serie fino a questo momento. Con eccezione di momenti
in cui gli archi narrativi vengono sviluppati e approfonditi, la
stagione si rivela un lungo rimuginare su ciò che era già stato
detto e raccontato, in maniera eccellente, nella prima stagione.
Nel suo nucleo, The Bear 3 è una lunghissima
attesa di una elaborazione del lutto che sembra
non cominciare mai. Ognuno dei personaggi soffre una perdita, che
non per forza è quella della morte di un caro, ma è uno strappo
nella propria vita, un’ambizione disattesa, un legame lasciato
andare, un chiarimento non affrontato, tutti sono alle prese con la
loro inadeguatezza personale che si riflette nella lotta contro
corrente che Carmy e Syd affrontano per ottenere la Stella Michelin
che tanto desiderano per The Bear (il ristorante,
non la serie).
Sull’orlo della
crisi di nervi
In questo terzo ciclo,
Storer si guarda intorno e rielabora quanto
realizzato fino a questo momento, sfrutta l’ormai classico ritmo
frenetico di scambi, botta e risposta violenti, tagli rapidi, tutto
ovviamente “sull’orlo della crisi di nervi”, dà spazio ai
personaggi secondari che diventano protagonisti di vere e proprie
parentesi nonsense che sembrano avere soltanto lo scopo di
“riempire” il minutaglia della puntata, inventandosi di episodio in
episodio un tema e uno stile accattivante che si riduce purtroppo a
un esercizio piuttosto che diventare un veicolo di senso e
approfondimento. Ci si dimentica dei drive narrativi importanti e a
questi si preferisce un meditabondo movimento avanti e indietro nel
tempo, alla ricerca di storie e traumi che non raccontano niente di
nuovo rispetto a quanto ci era già stato illustrato, con molta più
efficacia, nelle due stagioni precedenti.
Intendiamoci, si parla
comunque di televisione di altissimo livello,
tuttavia sembra che una volta impostato il racconto nella prima
stagione, e dopo averlo in qualche modo tradito nella seconda (la
paninoteca di famiglia trasformata in un ristorante stellato?), per
tutto il blocco di puntate centrali, The Bear 3 è
in una fase di stallo che solo nell’ultimo splendido episodio
sembra decidersi a far procedere non solo gli stati emotivi dei
personaggi, ma anche la trama vera e propria. Forse questo momento
di stallo e di autocompiacimento era il prezzo da pagare per il
successo che la serie ha riscosso e per arrivare quindi a una
quarta (forse ultima) stagione.
Il caos senza
controllo
Quello che non è mai cambiato, dal
primo al terzo ciclo, è quel piacere misto a insofferenza e
fastidio che si prova ogni volta che si entra nella cucina del
Chicago Beef prima e di The Bear
adesso: quella sensazione di caos per nulla controllato nonostante
gli sforzi di tutti, quell’atmosfera di famiglia irrisolta in cui
la forza dei vaffanculo è pari solo all’amore che lega
ognuno dei personaggi a tutti gli altri, dove non esistono le
parole per capirsi ma solo le urla, la frenesia, l’ansia di fare
sempre meglio, al ritmo scandito di quel “sì, chef!” che mille
significati può racchiudere.
Con l’arrivo su Prime Video di
Jackpot!, il regista Paul Feig
cambia la formula delle commedie d’azione, realizzando
un film ad alta intensità di acrobazie in cui non sono le
battute demenziali nel corso dell’azione che fanno ridere (o ci
provano, almeno), ma è l’azione stessa che genera divertimento. A
guidare questa rocambolesca avventura ci sono l’irresistibile
Awkwafina accompagnata da un insolito partner,
ovvero l’ex wrestler John Cena che è capace di affrontare una
stanza piena di sicari con la sua co-star legata alla schiena.
Jackpot!, la trama
Perché le persone stanno cercando di
uccidere Awkwafina? Jackpot! chiede al pubblico di
accettare una premessa intelligente ma illogica su un radicale
cambiamento delle regole della lotteria della California. Nell’anno
2030, il biglietto vincente ha un prezzo: i soldi sono tuoi solo se
riesci a rimanere in vita fino al tramonto. Nel frattempo, i
vincitori devono destreggiarsi in un Hunger Games improvvisato per
le strade di Los Angeles, in cui chi riesce a uccidere il legittimo
vincitore, vince in premio il suo jackpot, appunto. Nel
disperato tentativo di sopravvivere alle orde dei cacciatori di
jackpot, si allea a malincuore con un agente dilettante, preposto
alla protezione della lotteria, Noel Cassidy (John
Cena), che farà di tutto per farla rimanere in vita
fino al tramonto in cambio di una parte del premio. Tuttavia, Noel
dovrà vedersela con il suo astuto rivale Louis Lewis (Simu
Liu), anche lui determinato a riscuotere a tutti i costi
la ricompensa di Katie.
L’idea di partenza è più o meno
l’unica che il film riesce a offrire e si fonda soprattutto su una
inedita alchimia trai due protagonisti, accompagnati anche da un
Simu Liu in grande spolvero. Lungo tutta la storia e la
sceneggiatura firmata da Rob Yescombe e portata
sullo schermo da Feig scorre
una satira più pungente, al mondo di Hollywood e in particolare
all’ossessione americana per il desiderio di diventare ricchi e
famosi a tutti i costi. Stranamente, Katie non vuole né l’uno né
l’altro. Non ha comprato il biglietto, ma lo ha trovato in un paio
di pantaloni improbabili presi in prestito.
Due comicità diverse che
si completano
La regia di Feig e la comicità di
Jackpot! richiedono un tipo di comicità principalmente fisica,
molto distante da ciò che Awkwafina ha sempre
dimostrato di saper fare bene. Nonostante questa difficoltà
concettuale, l’attrice si rivela sorprendentemente all’altezza del
compito e offre un piacevole contrasto con il personaggio di Cena
che, avvezzo a un determinato tipo di acrobazie e di
intrattenimento, entra con grande facilità nei panni di Noel
Cassidy. La sua prestanza fisica, come ormai abbiamo visto in
diverse occasioni, non oscura la sua vena comica.
Il segreto del casting
Dopo il successo di Le
Amiche della Sposa, tredici anni fa, Paul
Feig ha collezionato una serie altalenante di progetti,
tra top e flop, e questo lo ha spinto a giocare con i genere e a
provarne diversi fino a codificare un suo linguaggio umoristico
distintivo che prende moltissimo in prestito dal suo primo grande
successo e che si riversa in gran parte in questo film, che però fa
a meno della brillante sceneggiature del film con Kristen
Wiig.
Parte di questo linguaggio
umoristico è reso plausibile proprio dal cast, che è stato scelto
per lui da quella Allison Jones che ha “visto
nascere” anche attori del calibro di Seth
Rogen e Melissa McCarthy. Una garanzia che ha messo insieme un
cast vario e irresistibile, dall’insensibile/omicida host di Airbnb
di Katie (Ayden Mayeri) al losco leader della
Lottery Protection Agency (Simu Liu), che sta
cercando di rubare il compenso di Noel per sé. Arruola persino
Machine Gun Kelly, che si dimostra sportivo e
autoironico nell’interpretare una versione di se stesso pronta per
la panic-room.
Pur essendo una commedia
prevedibile, Jackpot! scommette tutto sui suoi
protagonisti e finisce per essere uno di quei film in cui si
capisce che gli attori hanno provato decine di battute e il
montatore ha scelto le migliori, anche se i titoli di coda ricchi
di scene tagliate suggeriscono che spesso esistevano opzioni più
divertenti. Il film si basa sull’improvvisazione e in questo trova
il suo punto di maggiore forza, soprattutto grazie ai suoi
protagonisti.
James Cameron non ha intenzione di
lasciare la sedia di regia del franchise di Avatar. In un’intervista con The
Hollywood Reporter, il regista ha spiegato che ha intenzione
di dirigere anche i prossimi tre capitoli della serie, dopo aver
portato in sala i primi due e aver già realizzato il terzo.
“Certo. Assolutamente. Voglio
dire, dovranno fermarmi. Ho un sacco di energia, amo fare quello
che faccio. Perché non dovrei? E sono scritti, a proposito. Li ho
appena riletti entrambi circa un mese fa. Sono storie fantastiche.
Devono essere realizzati. Guarda, se vengo investito da un autobus
e sono in un polmone d’acciaio, qualcun altro lo farà.”
Nel corso del D23 appena svoltosi ad
Anaheim, Disney ha diffuso il titolo ufficiale del terzo film di
Avatar, che si intitolerà Avatar: Fire
and Ash.
Fire and
Ash riprenderà subito dopo quegli eventi, quando Jake
e Neytiri incontreranno il Popolo della Cenere, che Cameron ha
lasciato intendere essere più attratto dalla violenza e dal potere
rispetto agli altri clan. “Ci sono nuovi personaggi, uno in
particolare penso che sarà amato, o amerete odiarlo”, ha detto
Cameron.
Oona Chaplin
(“Game of Thrones”) interpreta il leader del
popolo della Cenere, Varang. Anche David Thewlis e
Michelle Yeoh si uniscono al cast. Insieme a
Worthington e Saldaña, il cast di ritorno include
Sigourney Weaver, Stephen Lang,
Kate Winslet, Cliff Curtis, Britain Dalton, Jack Champion,
Trinity Jo-Li Bliss, Bailey Bass, Joel David Moore, Edie
Falco e Dileep Rao.
Avatar: La
via dell’acqua e Avatar: Fire
and Ash sono entrambi scritti da Cameron,
Rick Jaffa e Amanda Silver. In
origine, dovevano essere un unico film, ma durante il processo di
scrittura, Cameron ha deciso che c’era troppo materiale e ha diviso
la storia in due parti. L’uscita del film in sala è attualmente
prevista per il 19 dicembre 2025.
Cameron ha prodotto tutti i film di
“Avatar” con il suo partner creativo di lunga data Jon Landau, morto di cancro a luglio a 63
anni. “La sua eredità non sono solo i film che ha prodotto, ma
l’esempio personale che ha dato: indomito, premuroso, inclusivo,
instancabile, perspicace e assolutamente unico”, ha affermato
Cameron in una dichiarazione all’epoca. “Ha prodotto grandi
film, non esercitando potere ma diffondendo calore e la gioia di
fare cinema. Ci ha ispirato tutti a essere e a dare il meglio di
noi, ogni giorno. Ho perso un caro amico e il mio più stretto
collaboratore per 31 anni. Una parte di me è stata strappata
via”.
Il regista di
Terminator e Terminator 2: Il Giorno del
Giudizio, James Cameron, sta lavorando a un
nuovo progetto… ma è letteralmente tutto ciò che sappiamo.
Nonostante le recensioni positive,
Dark Fate, è stato l’ultimo capitolo della saga a
non avere successo al botteghino, e si dava per scontato che ci
sarebbe voluto molto tempo prima di vedere la guerra contro le
macchine continuare sul grande schermo. La saga potrebbe prendersi
una pausa (forse permanente) dal live-action, ma Cameron ha ora
rivelato che sta sviluppando qualcosa di relativo a Terminator!
Il leggendario regista ha condiviso
la sorprendente notizia mentre parlava con THR della prossima serie animata
di Netflix, Terminator Zero.
James Cameron sta tornando al franchise di
Terminator
“Sembra interessante. Il mio
rapporto con questo è molto simile a quello che ho con The
Sarah Connor Chronicles: altre persone che inventano
storie in un mondo che ho messo in moto mi interessano. Cosa ne
pensano? Cosa li ha incuriositi? Dove stanno andando? Sembra che
stiano tornando alla causa principale del Giorno del Giudizio, la
guerra nucleare, e se questa è una cronologia definitiva. Sarei
curioso di vedere cosa hanno inventato. Sto lavorando al
mio materiale su Terminator in questo momento. Non ha
niente a che fare con quello. Come con The Sarah Connor Chronicles,
hanno occasionalmente toccato cose con cui avevo giocato in modo
completamente indipendente. Quindi c’è un po’ di curiosità. Non è
una curiosità ardente, ma, ovviamente, sarebbe bello vedere che ha
successo”. “È totalmente classificato”, ha aggiunto quando gli
è stato chiesto maggiori dettagli. “Non voglio dover inviare un
agente robotico potenzialmente pericoloso se dovessi parlarne,
anche retroattivamente”.
Prima che i fan si esaltino troppo,
questa “roba da Terminator” potrebbe essere davvero
qualsiasi cosa. Ovviamente c’è la possibilità che si tratti di un
nuovo film o di una serie live-action, ma potrebbe essere anche un
fumetto, un romanzo o qualche altro media.
All’inizio di quest’anno, due dei
film più amati di James Cameron, Aliens e
True Lies, sono stati ripubblicati come remaster
4K. Era un’operazione da tempo attesa dai fan e, in particolare,
dai collezionisti di supporti fisici.
Sfortunatamente, i trasferimenti in
4K si sono rivelati una delusione per molti. La qualità delle
immagini è stata ritenuta scadente e i social media sono stati
inondati di video di confronto e lamentele sul fatto che un
remaster del 2010 di Aliens, ad esempio, fosse di
gran lunga superiore. Sembravano in gran parte un upscale scadente
di vecchie scansioni di stampe originali e, nel caso di
True Lies, c’erano prove dell’uso
dell’intelligenza artificiale per migliorare la qualità video.
James Cameron arrabbiato con i fan
In una recente intervista con
The Hollywood Reporter (tramite
SFFGazette.com), James Cameron, il regista visionario
responsabile anche di Titanic e del franchise di
Avatar, non ha usato mezzi termini quando gli
è stato chiesto delle continue critiche. “Quando le persone
iniziano a rivedere la tua struttura granulosa, devono uscire dalla
cantina di mamma e incontrare qualcuno”, ha affermato.
“Giusto? Dico sul serio. Voglio dire, mi stai prendendo in
giro? Ho un team fantastico che si occupa dei trasferimenti. Io mi
occupo di tutto il lavoro sul colore e sulla densità. Guardo ogni
ripresa, ogni fotogramma e poi il trasferimento finale è fatto da
un tizio che è con me [da anni].”
“Tutti i film di Avatar sono
fatti in quel modo. Tutto è fatto in quel modo. Fatevi una vita,
gente, seriamente.” Queste osservazioni possono sembrare dure
ma probabilmente derivano dalle frustrazioni per quelle che Cameron
ritiene lamentele ingiuste sulla qualità di ogni film.
Quando si parla di grande
televisione, forse non è la prima rete che viene in mente, ma FX ha
fatto faville negli ultimi cinque anni, con serie di successo come
Dave, Atlanta, Fargo e Shōgun.
FX ha lanciato The
Bear nel 2022 ed è diventata rapidamente una delle sue
serie più popolari. The Bear segue lo chef Carmen
Berzatto (Jeremy
Allen White) e la sua famiglia dopo la morte del
fratello.
La prima stagione racconta la storia straziante
dei tentativi di Carmen di salvare il ristorante Chicago Beef
mentre elabora la morte di Mikey (Jon
Bernthal). La stagione 1 di The
Bear è stata una montagna russa di emozioni e la
stagione 2 ne ha seguito l’esempio. Quando il pubblico ha visto per
l’ultima volta Carmy e il suo staff di cucina, il “Chicago
Beef” stava chiudendo, con la promessa che un nuovo
ristorante, The Bear, avrebbe preso il suo posto.
Mentre la prima stagione segue un gruppo di chef che cerca di
salvare un’attività in via di estinzione, la seconda segue i loro
tentativi di reinventare quell’attività in qualcosa di
migliore.
La seconda stagione di The Bear
divide il cast
Il fascino principale della
prima stagione derivava da un gruppo di personalità diverse che
si scontravano tra loro, nel bene e nel male. La
seconda stagione abbandona completamente questa premessa fin
dall’inizio, scegliendo invece di separare i personaggi e di
concentrarsi sul racconto di storie più intime e mirate su ognuno
di loro. Mentre Carmy e Syd (Ayo
Edebiri) sviluppano un nuovo menu, inviano il resto
dello staff in vari ristoranti in America e in Europa per
migliorare le loro abilità culinarie.
Questa decisione ha portato ad
alcuni degli episodi più iconici della serie. Marcus
(Lionel Boyce) lascia a malincuore la madre malata
a Chicago per andare a studiare in un ristorante di Copenaghen, che
è fortemente sottinteso essere il famosissimo Noma. Marcus si
allena con Luca (Will
Poulter), che condivide la sua storia di formazione
per diventare il “migliore” del settore. Luca spiega come abbia
lottato per accettare di non poter competere con un vecchio rivale
in cucina, ma l’accettazione di questa dura verità gli ha permesso
di diventare migliore di quanto avesse mai pensato.
Anche Richie (Ebon Moss-Bachrach) vive un
viaggio emotivo particolarmente memorabile nel settimo episodio.
Carmy manda Richie in scena in un ristorante stellato di Chicago.
Richie è bloccato a lucidare forchette e scopre che la sua ex
moglie si sta risposando. Nel momento più basso, il ristorante
costringe Richie a superare il suo ego e ad abbandonare la sua
mentalità malsana di essere troppo vecchio per ricominciare. Richie
subisce la più grande trasformazione di tutti i personaggi della
serie, diventando un ottimo padrone di casa e un ottimo cameriere,
e impara dalla chef Terry (Olivia
Colman) che non si è mai troppo vecchi per
ricominciare, adottando il suo mantra che “ogni secondo conta”.
Questo episodio rivela anche che lo
chef rivale di Luca era in realtà Carmy, e che i due hanno lavorato
sotto lo chef Terry, fornendo ulteriori informazioni sulle origini
di Carmy come chef. Ebra (Edwin Lee Gibson) e Tina
(Liza Colón-Zayas) vanno a scuola di cucina, ma
Ebra fatica ad adattarsi al drastico cambiamento. Mentre tutti gli
altri sembrano aver migliorato le loro abilità in cucina, Ebra avrà
bisogno di un episodio unico nella terza stagione per affrontare il
suo conflitto.
Il conflitto di Carmy si risolve nel
finale di stagione. Dopo aver trascurato di riparare la serratura
della cella frigorifera, finisce per rimanere bloccato nel freezer
durante la serata di apertura. The Bear perde il
suo capo cuoco nel momento più importante, costringendo Carmy a
rivedere le sue priorità. Tuttavia, avendo inizialmente mandato il
personale in formazione, il ristorante gestisce piuttosto bene il
servizio senza Carmy. Richie si fa avanti, mettendo in campo tutte
le sue nuove capacità insieme a Syd e al resto della cucina, e la
serata di apertura è un successo.
Carmy si ritira nel suo vecchio io,
decidendo che la sua relazione è stata un errore e che deve
concentrarsi sul ristorante. Lo spiega a Tina mentre è intrappolato
nella cabina, senza rendersi conto che Tina è stata distratta.
Claire entra in cucina e sente tutto quello che lui dice, mettendo
bruscamente fine alla loro relazione. Ancora una volta, Carmy
rifiuta di essere felice, un conflitto che probabilmente si
protrarrà anche nella
terza stagione.
Carmy non è l’unico personaggio con
problemi relazionali nella
seconda stagione. Mentre sembrava che tra Marcus e Syd stesse
nascendo una storia d’amore, quando Marcus le chiede finalmente di
uscire, Syd rifiuta bruscamente. Questo provoca una strana tensione
tra i due che si ripercuote sulla loro performance al ristorante.
Syd e Marcus si trovano in una situazione molto imbarazzante alla
fine della stagione, quindi sarà interessante vedere come si
riprenderanno da questa situazione andando avanti.
La storia della famiglia
Berzatto
La seconda stagione è stata ricca di
camei sorprendenti, da Will Poulter e
Olivia Colman a Gillian Jacobs a Joel McHale.
Il travolgente episodio natalizio “Pesci” introduce la famiglia
Berzatto allargata e ricca di star. Jamie Lee Curtis interpreta Donna, una madre
alcolizzata ed emotivamente violenta e la matriarca dei Berzatto,
insieme a Sarah Paulson, Gillian Jacobs, John Mulaney e
Bob Odenkirk. Anche Jon
Bernthal è tornato a vestire i panni di Mikey in
questo episodio, che torna indietro di 5 anni per esplorare i
retroscena tossici della famiglia di Sugar (Abby
Elliott) e Carmy. Donna torna più avanti nella stagione,
afflitta dai sensi di colpa per come ha trattato i suoi figli, e
Stewie (Chris Witaske) condivide con lei un
momento emozionante mentre cerca di riconciliare la loro
famiglia.
La comprensione del rapporto tra
Sugar e sua madre potrebbe essere importante per la terza stagione.
Sugar è l’ancora emotiva che tiene unita la famiglia e, con il
bambino che nascerà a breve, è probabile che sia preoccupata di
ripetere gli errori della madre nella sua vita. Le foto dietro le
quinte della terza stagione mostrano il cast che fuma fuori da una
chiesa, vestito in giacca e cravatta, il che potrebbe far pensare a
un episodio ambientato durante il battesimo del neonato di Sugar e
Stewie. D’altra parte, potrebbe anche alludere a un funerale, ma
probabilmente non di qualcuno del cast immediato, dato che tutti i
personaggi sembrano presenti. Il tempo ci dirà quali altre sorprese
saranno in serbo per lo staff di The Bear quando
verrà presentata la terza stagione.
Tutti i 10 episodi della terza
stagione di The Bear sono disponibili in streaming
su Disney+ dal 14 agosto.
Il finale di 47 metri –
Uncaged prevedeva una miracolosa fuga da squali
mortali, solo che la salvezza dei suoi personaggi centrali è stata
vanificata da un oscuro colpo di scena dell’ultimo minuto. Il
survival horror del 2017 segue due sorelle, Lisa (Mandy
Moore) e Kate (Claire
Holt), bloccate in una gabbia sul fondo dell’oceano
circondate da squali affamati. Fino al finale, 47 metri –
Uncaged (47 Meters Down) è un thriller teso e
pieno di suspense, che presenta anche una serie di grandi
spaventi.
Il film sugli squali è stato diretto da Johannes Roberts e si
distingue per un colpo di scena a sorpresa che modifica il finale
dopo che Lisa si ritrova da sola nella gabbia dopo che Kate è stata
apparentemente uccisa da uno squalo. Lisa ha una gamba bloccata e
respira aria da una nuova bombola di ossigeno che Kate ha
recuperato per lei. Quando sente la voce di Kate via radio, trova
la forza di liberarsi e di trovare la sorella ferita. Le due
sorelle fanno quindi una nuotata disperata per tornare alla barca.
Tuttavia, la scena finale di 47 metri –
Uncagedrivela che questo non è ciò che è
realmente accaduto.
47 metri –
Uncaged: spiegazione del finale
Una scena iniziale ha preparato il
finale di 47 metri – Uncaged: il Capitano Taylor
(Matthew Modine) aveva precedentemente informato le sorelle che se
avessero nuotato fino alla superficie, avrebbero dovuto fermarsi
per cinque minuti a metà strada per evitare le curve. Durante
questa emozionante sequenza di fuga alla fine di 47 metri –
Uncaged, Lisa accende dei razzi per allontanare gli squali
in agguato. Alla fine le sorelle raggiungono la superficie e
corrono verso la barca, solo che Lisa viene morsa e trascinata da
uno squalo, ma riesce a cavargli un occhio e viene trascinata sulla
barca.
Le sorelle ferite vengono curate
quando Lisa si accorge che la ferita alla mano – che si era
tagliata nella gabbia – sanguina nell’aria. Si scopre che Lisa ha
avuto le allucinazioni per tutta la fuga ed è ancora bloccata sul
fondo della gabbia. In precedenza, Taylor aveva avvertito che
il cambio di vasca aumentava il pericolo di
“narcosi da azoto“, che
ha portato Lisa ad avere una vivida allucinazione di salvare
Kate. Alla fine Lisa viene salvata dai sommozzatori e
riportata sulla barca, arrivando ad accettare che sua sorella è
stata uccisa dallo squalo.
Johannes Roberts aveva preso in
considerazione un finale ancora più cupo per 47Metri
Down, in cui Lisa veniva lasciata morire, ma si è reso conto
che il film aveva bisogno di un po’ di speranza. Il regista è
tornato anche per il sequel del 2019, dove i nuovi personaggi di
47 metri – Uncaged sono messi in pericolo
dagli squali.
47 Meters Down è basato su una
storia vera?
L’impatto del finale di 47
metri – Uncagedha spinto alcuni a chiedersi
se si tratti di una storia vera. La premessa di base di
un’escursione subacquea andata male a causa di un’attrezzatura
difettosa e di turisti troppo fiduciosi che vogliono divertirsi non
sembra poi così inverosimile. Tuttavia, anche se la trama può
essere vagamente basata su storie simili quando si tratta della
storia specifica di Lisa e Kate che lottano per la loro vita nelle
acque del Messico, il progetto non è in realtà basato su nessuna
storia di sopravvivenza vera.
Gran parte di 47 Meters
Down è del tutto irrealistica. Naturalmente, queste
imprecisioni non fanno che allontanare ulteriormente la trama dal
concetto di storia vera. Tuttavia, Johannes Roberts ha affrontato
questi elementi in un’intervista del 2019 (viaBloody Disgusting) in cui ha definito i due
film di 47 Meters Down “assurdi”. Ha poi sottolineato
l’importanza di sospendere l’incredulità durante la visione dei
film e ha evidenziato che:
“Se scendessi a 47 metri in
una gabbia sul fondo dell’oceano, con una bombola, e fossi un
subacqueo inesperto, probabilmente resisteresti circa tre minuti
prima di morire o finire l’aria.Quindi sì, certo,
è ridicolo.[…] Ma è un film, capisci?“
Il finale di 47 metri –
Uncaged rispecchia un classico dell’horror
moderno
Il finale di 47 metri –
Uncaged fa un parallelo tra il finale del
film e quello diThe Descent, un
altro cupo film horror sulla sopravvivenza. The Descent,
del regista Neil Marshall, segue un gruppo di donne intrappolate in
una grotta e braccate da creature carnivore. Alla fine, Sarah
(Shauna Macdonald) sembra essere l’unica sopravvissuta che riesce a
uscire dalla grotta. Tuttavia, mentre fugge con la sua auto, si
sveglia improvvisamente dalle sue allucinazioni e scopre di essere
ancora nella caverna con le creature che si avvicinano a lei.
Il finale si è rivelato troppo cupo
per il pubblico americano, quindi è stato cambiato in uno in cui
Sarah sopravvive alla prova, anche se ne è chiaramente
traumatizzata. Come il finale di 47 metri –
Uncaged, il finale originale di The Descent
lascia il pubblico con un brutale pugno allo stomaco. Non è un
finale pensato per piacere a tutti, perché è un po’ crudele
suggerire un finale in cui Sarah è viva solo per portarsela via.
Tuttavia, a volte questi finali brutali dei
film horror possono essere più memorabili dei finali sicuri e
vittoriosi che si vedono di solito nei film di Hollywood.
47 metri –
Uncaged ha ripetuto il colpo di scena finale?
Il sequel, 47 metri –
Uncaged, aveva una struttura simile, ma Jonannes
Roberts doveva stare attento a non ripetere semplicemente il finale
di 47 metri – Uncaged. Lo stesso colpo di scena
finale non avrebbe mai funzionato una seconda volta, quindi sarebbe
interessante vedere come il regista è riuscito a riportare l’azione
nelle acque profonde senza ripetere ciò che ha fatto il primo film.
Nel sequel di 47 metri – Uncaged, quattro amici si
immergono in una grotta in Messico e si imbattono in squali
assassini.
Tra questi ci sono le sorellastre
Mia e Sasha e le loro amiche Nicole e Alexa. Ci sono anche una
coppia di assistenti che lavorano nelle grotte e il padre delle
sorellastre, Grant (John Corbett). In 48 Meters Down:
Uncaged, tutti muoiono tranne le sorellastre. Il più grande
cambiamento rispetto al finale di 47 Meters Down è che il
regista Johannes Roberts sceglie di non andare fino in
fondo con la finzione.
Invece del colpo di scena, che fa
sembrare quasi insignificante il finale del film originale, questa
è una semplice storia di sopravvivenza. Nel primo film, una sorella
salva l’altra, solo che si tratta di un’allucinazione in cui una
delle due muore davvero. Qui, le due sorelle lottano per salvarsi a
vicenda e ci riescono. Pur non essendo in uno stato mentale
ottimale, entrambe sono sopravvissute grazie al loro nuovo legame,
il che rende il finale più soddisfacente di 47 Metri
Down.
Il vero significato di 47
Meters Down
Come la maggior parte dei film
survival horror, 47 Meters Down non punta molto sui
significati nascosti o sulla profondità tematica. Questo non è un
problema, perché il regista Johannes Roberts conosce bene il genere
e sa come spremere ogni grammo di tensione possibile dalla
situazione di Lisa e Kates. Tuttavia, grazie al colpo di scena e ai
dettagli sulla narcosi da azoto, il finale di 47 Meters
Down ha qualcosa in più rispetto a molti altri film del
sottogenere.
La maggior parte dei film sugli
squali, come The Meg o
Deep Blue Sea, si basano esclusivamente sui terrificanti
predatori acquatici come unica fonte di pericolo e minaccia.
Tuttavia,47 Meters Downprende spunto daLo
squalodel 1975 in un modo fondamentale che
gli permette di distinguersi dagli altri survival horror sugli
attacchi degli squali. In Jaws, è chiaro che il
vero pericolo è rappresentato dall’apatia del sindaco di Amity
Island e dalla sua insistenza sulla necessità di aprire la
spiaggia. Se il sindaco avesse semplicemente chiuso la spiaggia, lo
squalo non avrebbe avuto altre vittime e sarebbe andato avanti.
Naturalmente, 47 Metri
Down non è profondo come Lo Squalo (anche se, ancora una volta, questo non va a
suo discapito, perché pochi film sugli squali sono riusciti a
esserlo). Tuttavia, attraverso la narcosi da azoto di Lisa,
mostra che gli squali non sono l’unico pericolo quando si tratta di
immergersi in acque libere. Il colpo di scena non ha
praticamente nulla a che fare con gli squali ed è probabilmente la
parte più memorabile del finale. Inoltre, rispecchia il finale di
2022’s 47 metri – Uncaged, anch’esso
caratterizzato da una finta morte del personaggio.
Per questo motivo, il significato
di 47 Meters Down riesce a essere
qualcosa di più del semplice “i grandi squali fanno
paura”. Tuttavia, se da un lato non ha molto da offrire al di
là di questo per quanto riguarda i temi e il messaggio centrale,
dall’altro non ne ha nemmeno bisogno, come dimostra il duraturo
successo di culto del survival horror del 2017.
Psycho,
il
classico thriller del 1960 del regista Alfred Hitchcock,
contiene uno
dei migliori e più famosi colpi di scena di tutti i tempi, che
esaminiamo in dettaglio. Il curriculum di Hitchcock è costellato di
film incredibili, ma Psycho potrebbe essere il suo più
famoso e probabilmente quello che anche le persone che generalmente
non guardano i
vecchi film horror hanno visto con maggiore probabilità. Ciò è
dovuto in parte al fatto che Psycho ha generato un
franchise, con Anthony Perkins che è tornato a
interpretare Norman Bates in tre sequel. Psycho
ha anche avuto una presenza più recente nella cultura pop grazie
all’acclamata serie Bates
Motel di A&E.
Psycho è per molti versi
una sorta di precursore del sottogenere dei film slasher, in quanto
si concentra su una serie di omicidi commessi al Bates Motel da un
aggressore sconosciuto al pubblico fino alla fine del film. Molti
dei primi slasher hanno scelto di mantenere i loro assassini un
mistero fino all’atto finale del film, come l’originale
Venerdì 13,Sleepaway Camp e Buon compleanno
a me.
Se è vero che le basi del finale di
Psycho sono note ai più per osmosi culturale, non si può
non sottolineare quanto alcuni concetti fossero rivoluzionari
all’epoca. Hitchcock ordinò addirittura ai cinema di non far
entrare gli spettatori dopo l’inizio del film, per preservare i
suoi colpi di scena.
Norman Bates è davvero
l’assassino
Un cambiamento apportato da
Hitchcock nell’adattare il romanzo Psycho di Robert Bloch
in un film fu quello di rendere
Norman Bates più simpatico e attraente. Hitchcock affidò
il ruolo al giovane emergente Anthony Perkins, allora noto per aver
interpretato personaggi sani e simpatici. Perkins ha infuso in
Norman un calore e una timidezza che hanno fatto sì che il pubblico
dell’epoca non sospettasse mai che fosse lui l’assassino.
Naturalmente, mentre l’instabile “madre” di Norman viene presentata
come l’assassino, verso la fine si scopre che Norman è lui stesso
l’assassino, colui che ha fatto a pezzi Marion Crane (Janet
Leigh) nella doccia durante la scena più famosa di
Psycho e che ha mandato giù dalle scale il detective
Arbogast ferito. Norman li ha comunque uccisi fisicamente,
mentalmente è tutta un’altra storia.
Spiegazione del finale di
Psycho:Norman Bates ha due personalità distinte
Sebbene sia stata la mano di Norman
Bates a stringere l’arma del delitto durante l’uccisione della
madre, per quanto ne sappia, non è colpa sua. Come spiegato a lungo
da uno psichiatra nella conclusione di
Psycho, Norman non si limita a indossare
i vestiti della madre defunta e a uccidere le persone, ma ha
un’intera seconda personalità in cui crede di essere davvero sua
madre.
Questo fenomeno veniva definito
“personalità multipla”, ma oggi è clinicamente noto come Disturbo
Dissociativo dell’Identità. Sfortunatamente, l’identità della madre
diventa sempre più dominante nel corso del tempo, al punto che
Norman stesso sembra completamente scomparso alla fine. Come
riveleranno i film successivi, ciò è dovuto al comportamento
emotivamente e fisicamente violento di Norma Bates, che coltivava
una relazione quasi incestuosa con il figlio e lo faceva sentire in
colpa per aver provato sentimenti sessuali. Così, quando Norman si
eccita, non riesce a gestire la situazione e la madre emerge per
uccidere l’oggetto del suo desiderio, come Marion.
Il tema dell’identità
Il monologo dello psichiatra
prepara l’inquadratura finale, cruciale, per spiegare come ci si
possa identificare – e credere temporaneamente, e a volte
permanentemente, di essere un’altra persona. La questione
dell’identificazione è così cruciale in Psycho e agisce
come una sorta di metafora della stessa spettatorialità.
Parte dell’orrore dell’omicidio di
Marion deriva dal fatto che fino a quel momento ci siamo
identificati così strettamente con lei; il suo desiderio di pagare
i debiti del fidanzato e di stare con lui, di ricominciare, di
essere felice. È per questo che, in parte, il suo omicidio è uno
shock così orribile. “Mai”, scrive il critico Robin
Wood nel libro Hitchcock Films Revisited,
“l’identificazione è stata interrotta così brutalmente”. Eppure,
non molto tempo dopo l’omicidio di Marion, ci identifichiamo con
Norman, in modo orribile, e a volte, contro il nostro giudizio,
facciamo il tifo per il suo successo.
Psycho di Alfred Hitchcock
Dopo aver ucciso Marion, Norman
mette il suo corpo nel bagagliaio della sua auto e affonda il
veicolo in una palude vicina. C’è un momento di suspense in cui
l’auto indugia sulla superficie dell’acqua e noi spettatori, con
grande sorpresa, ci ritroviamo a fare il tifo per Norman. Hitchcock
ha definito questa inclinazione un “istinto naturale” e ha notato
che il pubblico ha provato un fugace senso di sollievo quando
l’auto è finalmente affondata.
Il tema dell’identità, ovviamente,
ricorre in tutti i film di Hitchcock. Molti dei suoi film, come
North By Northwest (1959) e L’uomo sbagliato
(1956), seguono una struttura simile: le autorità accusano l’uomo
sbagliato di un crimine, l’uomo fugge o si costituisce alle
autorità e poi deve dimostrare la sua innocenza. In
Psycho, però, la crisi di identità si estende anche a noi
spettatori. Per Wood, l’inquadratura finale di Norman Bates ci
permette di “vedere le potenzialità oscure che ci sono in tutti
noi”.
Alfred Hitchcock
ha dichiarato che, nel creare Psycho, mirava a far suonare
il pubblico “come un organo”. Guardando Psycho, Hitchcock
prende il controllo del pubblico proprio come la Madre prende il
controllo di Norman, ci invita nel mondo che ha creato e ci mostra
esattamente le immagini che vuole che vediamo. Guardando
l’inquadratura finale, siamo invitati a riflettere sulle
implicazioni della nostra stessa spettatorialità, sul nostro
desiderio condiviso di essere contemporaneamente noi stessi e
qualcun altro, proprio come Norman e la Madre.