Il recente periodo cinematografico verrà sicuramente ricordato come uno dei più tristi di sempre, non a causa della sua produzione, ma in seguito alle numerose personalità del mondo dello spettacolo che ci hanno purtroppo lasciati orfani, disintegrando nel giro di un solo istante intere generazioni di ricordi su celluloide. Ma ripercorrendo a ritroso questo commosso necrologio, non possiamo non porre l’attenzione sulla scomparsa di colui che, suo malgrado, può essere considerato a tutti gli effetti come l’apripista di questa sfilata di celebrità passate ormai alla consacrazione del ricordo.
James Gandolfini, il boss di Hollywood, per gli amici cinefili che lo conoscevano come il grande Tony Soprano è rimasto una delle personalità più amate del cinema e della tv di tutti i tempi, spentosi prematuramente nel giungo del 2013 per un attacco di cuore, quel suo gran cuore che lo ha fatto amare sia come attore che come uomo, un cuore che negli oltre trent’anni di carriera lo ha portato a rispettare la sua professione a tal punto da intraprendere ogni volta sempre nuove sfide e nuovi ruoli, pur guadagnandosi la meritata fama di italoamericano doc.
Classe 1961, dalle più che esplicite origini nostrane, Gandolfini muove i sui primi passi nel mondo della tv alla fine degli anni ’80, per esordire (più che magnificamente) nel 1992 nientemeno che col maestro Sidney Lumet in Una estranea fra noi, plasmando già la sua futura fisionomia italoamericana, affermatasi a pieno titolo nel successivo Prove apparenti del 1996. Gli anni ’90 vedono la sua consacrazione grazie a sodalizi molto fruttuosi con alcuni grandi registi, tra cui Tony Scott (Una vita al massimo, Allarme rosso, L’ultimo boyscout), Nick Cassavetes (She’s So Lovely), Clint Eastwood (Mezzanotte nel verdino del bene e del male) e Joel Schumacher (8mm – Delitto a luci rosse). Grande successo ottengono poi due pellicole del 1998 votate al thriller più torbido e viscerale, come Il tocco del male, dove recita accanto a Denzel Washington, e Civil Action, dove affianca nientemeno che John Travolta. Contemporaneamente porta avanti alcuni lavori televisivi, tra cui il sorprendente successo di La parola ai giurati (remake dell’omonimo film di Lumet per mano di William Friedkin nel 1997), ma è solo con la parte del boss Tony nella fortunata serie I Soprano (1999-2007) che Gandolfini conquista finalmente un posto di prim’ordine nella scena internazionale e un podio d’onore nell’olimpo dei grandi personaggi dell’immaginario cine-televisivo di inizio millennio, plasmando un personaggio odioso, sfacciato, irriverente ma capace di conquistare il cuore di milioni di fans, anche per antitesi col suo carattere semplice e simpatico nella vita reale.
Gli anni duemila lo vendono accresce notevolmente la sua fama anche grazie ad alcune felici caratterizzazioni cinematografiche, come il celebre assassino omosessuale Winston al fianco di Julia Roberts e Brad Pitt in The Mexican – Amore senza sicura diretto da Gore Verbinnski, l’odioso colonnello Winter acerrimo nemico di Robert Redford in Il castello di Rod Lurie, fino alla preziosa partecipazione al pluripremiato L’uomo che non c’era dei fratelli Coen. La sua carriera decolla ulteriormente negli anni successivi, grazie all’alternanza di prodotti d’autore come Romance & Cigarettes di John Torturro al fianco di Susan Sarandon, e progetti ampiamente più commerciali, come Pelham 123 – Ostaggi in metropolitana, ultima collaborazione con Tony Scott. Ormai votatosi totalmente al grande schermo, l’ultimo periodo della sua carriera è caratterizzato per lo più da un ritorno ai ruoli polizieschi delle origini, come il fortunato Cogan – Killing Them Softly, e di alcuni gustosi cammei, tra cui Molto forte, incredibilmente vicino di Stepehen Daldry e Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow.
Uno degli attori più americani tutti i tempi, colui che più di ogni altro ha fatto del modello di corruzione a stelle e strisce il suo marchio di fabbrica, si è spento proprio nel paese della sua lontana origine, in Italia, dopo un brevissimo soggiorno a Roma. Una grande tristezza ma anche un piccolo orgoglio il nostro, quello di aver potuto ospitare il grande James e di avergli potuto dare accoglienza nell’ultimo tratto del suo lungo viaggio, un cammino fatto di gloria e di grande successo, ormai concluso ma pronto a restare per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti di spettatori fedeli.








Il film
attualmente in lavorazione in California si basa su sul
famoso romanzo del
2007 Zeroville di Steve
Erickson. James Franco interpreterà il ruolo di Ike Jerome,
uno studente di cinema ossessionato dalle immagini di
Elizabeth Tayloer e Montgomery Clift che arriva a Hollywood
nel 1969 che viene coinvolto come indiziato degli omicidi
di Charles Manson. Nel corso della sua vita Ike Jerome
vive la sua esistenza tra sesso e droga e incontra anche persone di
spicco come George Lucas, Brian De Palma, 
AMBI Group – il gruppo
di sviluppo, finanza, produzione e distribuzione del film di
proprietà e gestione da parte di Andrea Iervolino
e Lady Monika Bacardi, finanzierà la pellicola e
la produrrà in collaborazione con Rabbit Bandini Productions e
That’s Hollywood Pictures.



Sarà l’attore
James Franco il protagonista della nuova serie
11/22/63, adattamento dell’omonimo
romanzo bestseller di 


James Franco è da oggi 8 Settembre al
cinema con il suo personale omaggio a Gucci con il
docufilm The Director Inside the house of
Gucci. L’alta moda, la bellezza, la creatività
interpretate da Frida Giannini.



La madre Caroline è sposata
a Jason Compson III; i coniugi Compson hanno quattro figli:
Quentin, Candance (Caddy) Jason e Benjamin e una nipotina, figlia
di Caddy, chiamata anche lei Quentin, in memoria dello zio. Il
capitoli del romanzo racchiudono ciascuno una giornata. Il primo
capitolo tratta del Sette aprile 1928; il secondo del Due giugno
1910. Il terzo il sei aprile del 1928; l’ultimo racconta dell’otto
aprile 1928. Per ogni capitolo cambia la voce narrante; La prima è
quella di Benjy Compson, il figlio ritardato mentale di 33 anni. La
seconda parte si svolge 18 anni prima delle altre ed è raccontata
da Quentin Compson, all’epoca studente ad Harvard, che si suicida a
causa di una serie di eventi che coinvolgono la sorella Caddy. La
terza parte riflette il punto di vista del loro cinico fratello:
Jason, mentre la quarta è raccontata in terza persona e basata
sulle impressioni di Dilsey, la serva nera più anziana tra quelli
al servizio della famiglia. Dilsey, l’instancabile mami della
famiglia Compson ha tre figli: Versh, Frony, e T. P.; Frony a sua
volta ha un figlio: Luster che si occupa del Compson malato:
Benjamin.

